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La storia si ripete PDF Stampa E-mail

30 Luglio 2014

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Da Appelloalpopolo del 24-7-2014 (N.d.d.)

Nel 1230, Luigi IX di Francia (che poi fu anche fatto Santo) diede il via alla VII crociata con l’intento di riconquistare Gerusalemme. Partì alla volta dell’Egitto con un buon numero di uomini, ma una volta arrivato a destinazione fu accerchiato e fatto prigioniero insieme a tutto il suo esercito. Per la sua liberazione accettò di pagare un riscatto pari al corrispondente di UN milione di Fiorini d’oro di Firenze. Per racimolare tale somma si indebitò pesantemente con i Templari e incaricò un ricco commerciante genovese che risiedeva a San Giovanni d’Atri di andare a Parigi per avere la disponibilità fisica dell’immane somma. Il commerciante non si mosse dalla sua residenza ma incaricò suo padre, residente in Genova, di portare a termine l’incarico. A sua volta, egli incaricò un fiduciario residente in Francia che dietro lauto compenso, finalmente, portò a termine la missione, recandosi personalmente in Egitto per consegnare il riscatto pattuito.

Quello che vi ho appena narrato fu il primo bonifico ante-litteram di cui si abbia notizia, certificato da diversi atti notarili.

Nella seconda metà dello stesso secolo il figlio di un calzolaio francese salì al soglio pontificio con il nome di Urbano IV: egli scalò tutta la gerarchia ecclesiastica sino ad arrivare ad essere primo fiduciario e consigliere particolare del suo predecessore, venendo poi eletto una volta morto quest’ultimo.

L’immensa voglia di potere e di arrivismo, innata in chi fa tale scalata sociale e che ti porta a passare su qualsiasi cosa, facendoti compiere i compromessi più efferati, è stato il carburante che ha permesso ad un plebeo di arrivare al centro di potere MASSIMO conosciuto ed indiscusso dell’epoca.

Quando divenne Papa Urbano IV, il centro-nord d’Italia era nel fulgore dell’epoca ghibellina, mentre al sud il regno del principe Manfredi era al suo massimo apice. Da grande tessitore qual era, per portare la situazione a suo favore, sia politicamente che economicamente, si avvalse dell’arma più potente di cui Santa Romana Chiesa disponeva: la SCOMUNICA.

Egli la usò a propria discrezione, scomunicando le massime città ghibelline, tra cui Firenze e Siena, ma facendo dei personalissimi ed interessati distinguo: non scomunicò molti banchieri toscani, tra cui le potentissime famiglie Peruzzi e Bardi.

La scomunica era così pericolosa poiché “toglieva” il tempo alle città: erano le campane delle chiese a scandire le ore e, ricevere tale anatema, significava la condanna a morte per la vita economica e sociale della città stessa. Con questa manovra portò alla sua corte i banchieri più famosi e potenti del mondo conosciuto: Firenze divenne così potente poichè fu la prima che reintrodusse le monete d’oro: in tutta Europa da diversi secoli si coniavano solo pezzi in argento e così il Fiorino d’oro di Firenze fu adottato come valuta di riserva mondiale.

 

Sistemata la parte economica, al neo papa restava quella politica, ovvero trovare il modo di sbriciolare il regno di Manfredi. All’uopo usò la sua personale amicizia con Luigi IX che lo mise in contatto con suo fratello (D’Angiò), avvisandolo che era uomo scaltro, abilissimo e coraggiosissimo combattente ma POVERO in canna: in pratica non disponeva di nessuna proprietà. Papa Urbano IV, con i potentissimi banchieri suoi alleati e protetti fornì i PRESTITI necessari a far si che il D’Angiò si dotasse dell’esercito necessario a “liberare” il sud Italia da Manfredi e suoi alleati. E così fu. In cambio, i famelici banchieri, chiesero ed ottennero dal papa, oltre al GIUSTO interesse sul prestito fatto, il MONOPOLIO assoluto sul vero ORO del sud: il mercato del grano di Napoli, il più importante del tempo.
I D’Angiò decisero che Napoli doveva divenire capitale e avviarono enormi lavori edili: in pochi anni sconvolsero la Napoli conosciuta, donandole la caratteristica di capitale, essi fecero edificare anche 23 chiese, e pensate, per la sola chiesa di Santa Chiara si indebitarono – immaginate con CHI – per circa un milione di fiorini d’oro.
Nel volgere di un ventennio le banche toscane si arricchirono a dismisura, mentre i commercianti di grano del sud (e tutta la filiera) – una volta ricchissimi e potenti – andarono in miseria.
Quello stesso anno papa Urbano IV morì, si dice per il troppo lavoro (scrisse di suo pugno circa 4.000 atti, certificati da notai).

A volte pensiamo che la miseria che ha contraddistinto il meridione d’Italia sia partita dalla riunificazione, dalla cassa del mezzogiorno o dalla …. Corruzione, ma, come vediamo, la dinamica parte da molto, ma molto più lontano: 700 anni di ricchezze sottratte presentano il conto per SEMPRE.

 

Le banche toscane avevano diramazioni e filiali ovunque in Europa: da Cipro a Londra, dalla Spagna all’attuale Belgio.
Enrico I d’Inghilterra aveva il grande problema dell’insurrezione in Scozia (ricordate Braveheart?) ma i debiti del suo regno non gli permettevano di armare l’esercito che serviva per sconfiggere gli insorti e così, ancora una volta, i banchieri toscani si trovarono nella posizione privilegiata di poter chiedere qualsiasi cosa ad un Re accecato dalla bramosia e dal suo ego e che voleva affermare ad ogni costo il proprio potere.

I potenti banchieri, come fu per il grano di Napoli così PRETESERO ed ebbero da Enrico I la concessione del MONOPOLIO della più importante materia grezza dell’epoca: misero le mani sul mercato della lana di Londra. Il Re d’Inghilterra concesse il tutto senza battere ciglio e i fiorentini si assicurarono tutta la lana necessaria alla loro filiera produttiva in Italia, vendendo a caro prezzo l’eccesso di prodotto grezzo.

Non c’è che dire: i banchieri toscani erano gli ebrei dell’epoca.

Pochi anni dopo, il regnante d’Inghilterra decise che era arrivato il tempo di invadere la Francia e convinse i soliti banchieri a concedere gli enormi prestiti necessari per armare una flotta così potente da permettergli di vincere la guerra: la guerra dei 100 anni. Ma questa volta, come la Storia ci dice, le cose andarono diversamente: l’Inghilterra perse la guerra e i banchieri non videro MAI più il denaro prestato: fallimenti a catena decimarono la potente lobby dei banchieri toscani, mandando in malora centinaia di migliaia tra grossi e piccoli correntisti che avevano affidato i propri risparmi a detti istituti.

In pratica, il denaro usato per i loro sporchi traffici lo metteva INCONSAPEVOLMENTE il risparmiatore.

Vi è traccia di diverse cause intentate dai risparmiatori alle banche toscane, dove le stesse, per difendere l’indifendibile, cercarono (riuscendovi spesso) di corrompere giudici e potere costituito ma questo non bastò: alla metà del 1300 il potere bancario toscano finì miseramente, lasciando immense praterie ai nuovi arrembanti teutonici dallo scudo rosso e loro amici. Fallimento dei Peruzzi (1343)

• Fallimento dei Bardi (1346)

Come vedete la Storia replica sempre se stessa, sino alla fine dei giorni.

Questa notte, il caldo opprimente del “mio” Sud mi ha svegliato, dandomi l’opportunità di seguire una lezione universitaria di Storia economica dall’aula magna della “Federico II” di Napoli, tenuta dell’esimio e napoletanissimo professor Amedeo Feniello, a cui vanno i mie personali ringraziamenti per aver dato spunto a questo mio articolo.

Roberto Nardella 

 
Mondo migrante PDF Stampa E-mail

28 Luglio 2014

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Recentemente il Governatore del Texas, il repubblicano Rick Perry (che nel 2012 si era candidato alle primarie, battuto però da Mitt Romney), ha deciso di schierare al confine con il Messico circa 1.000 uomini della Guardia Nazionale, al modico costo di qualche milione di dollari al mese e ancora non si sa se pagherà tutto lo Stato, il Governo Federale oppure Pantalone.

Come mai questo schieramento?

Perchè anche gli USA hanno una loro Lampedusa, che qui ha il nome di un fiume: il Rio Grande.

Da molti anni attraverso le acque fluviali o valichi non presidiati giungono negli USA immigrati messicani o guatemaltechi, ma negli ultimi tempi vi è stata una impennata di clandestini dall' Honduras, da El Salvador, dal Nicaragua, specialmente minorenni perchè i loschi trafficanti di uomini,  che qui guidano i disperati non coi barconi ma con camion o carovane di uomini attraverso il Centro America, sanno bene che gli under 18 hanno maggiori possiilità di evitare l' espulsione immediata.

Insomma, il Rio Grande è ormai un colabrodo che ha fatto passare negli ultimi due anni oltre 400.000 centramericani, che poi si "perdono" nel lavoro nero, nelle gangs dei "Latin Kings" o della "Mara Salvatrucha" delle metropoli californiane.

Due o tre cose vanno dette circa la mossa demagogica di Perry: la prima, che è appunto una mossa demagogica per fare il duro con l' elettorato di destra e far vedere che qualcosa si combina: infatti, la Guardia Nazionale, come ha scritto la stampa locale,"non si sa bene che fa al confine(..) non ha ordini(..), è solo pura coreografia".

La seconda è che El Salvador, Paese col segno più nel PIL (cosa che ossessiona le notti dei neoliberisti, questo segno "più") a quanto pare tanto ricco (a parte i soliti noti) non lo diventa. La società salvadoregna è destrutturata ancor oggi per i postumi di 12 anni di guerra civile (1980-92) allegramente finanziata da Reagan, che oltre a fare decine di migliaia di vittime, ha prodotto emigrazione di massa all' estero, i fenomeni dei "mareros"(gang giovanili) a Los Angeles e pure in Europa e ora sforna nuovi migranti, vuoi per "ricongiungimenti", vuoi per raggiungere il miraggio dell' "american way of life".

Società destrutturata è pure l' Honduras, dopo decenni di protettorato in salsa bananiera degli USA: San Pedro Sula vanta il primato di essere la città più violenta delle Americhe, peggio delle favelas di Rio.

Stendiamo un velo pietoso sul Nicaragua e su Haiti, altri Paesi da cui giungono i migranti. Pare non stiano meglio pure Guatemala e Belize.

La terza e ultima considerazione è questa: la globalizzazione sta producendo, per la prima volta nella Storia, massicce migrazioni economiche di popoli- in altre epoche, erano popolazioni nomadi a vagare a dritta e mancina, vedi ostrogoti, unni, "popoli del mare", etc.

Migrazioni bibliche, basate sul falso mito dell' Occidente paradisiaco e anche indotte dal fatto che certi Paesi, nella feroce Olimpiade globale, sono stati eliminati alle batterie (per fare una metafora atletica) e cercano allora di attaccarsi al carro di chi ha superato le semifinali, per andare nella finalissima, ove una manciata di Stati si disputano il podio con l' oro, l' argento, il bronzo e ogni doping è lecito.

E concludiamo, però, dicendo che storicamente tutti i valla per arginare le invasioni sono stati espugnati.

Nella tragica estate di cent' anni fa, i belgi si cullavano con il mito di Anversa fortezza espugnabile.

Poi è arrivato Ludendorff, uno che parlava poco ma agiva molto e a colpi di cannoni da 305 e 320 mm. montati su ferrovia ha buttato tutto all' aria.

Minor fortuna hanno avuto la Muraglia Cinese e il vallo di Adriano.

Le fortezze del Rio Grande, di Ceuta e Melilla, le varie Frontex eccetera nulla potranno contro migrazioni bibliche, migrazioni in atto non per ragioni di popoli che cercano nuove terre, ma fatte dai perdenti della globalizzazione.

Se li ritroveranno tutti in casa, Continenti interi sono in marcia e figuriamoci se li fermeranno i mille uomini coreografici di Perry.

Ah, dimenticavo Lampedusa..ma quella, non è un vallum, ma una autostrada a quattro corsie, senza pedaggio e con benzina gratis, che attraversa un Paese eliminato alle batterie dei 100 m. piani (l' Italia) come scorciatoia per la pista delle finali.

Al massimo, qui si fermano solo i grassatori, gli avanzi di galera, gli scioperati, per fare un poco di bottino e bere gratis: anche nei villaggi più remoti del Burkina Faso la gente sa che l' Italia è ormai all' ammazzacaffè e le mete ambite sono altre.

Simone Torresani 

 
Premesse di un disastro PDF Stampa E-mail

26 Luglio 2014

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Da Rassegna di Arianna del 22-7-2014 (N.d.d.)

 

Ha ragione Lucio Caracciolo, che ha sottotitolato così un suo pezzo sulla crisi palestinese nell’edizione on line di “Limes”:  “La storia non si ripete mai: lo scontro odierno tra Israele e Hamas è diverso da quelli precedenti, anche perché è cambiato il quadro regionale: il Medio Oriente si sta disintegrando.” In apparenza, quello che sta accadendo è l’ennesima replica dello  spettacolo che vediamo almeno dal 2005: Hamas attacca con i razzi ed Israele replica con brutalità, invadendo Gaza, massacrando la gente con bombardamenti indiscriminati ecc. Questa volta la variante è stata l’innesco: l’assassinio dei tre ragazzi israeliani, disinvoltamente attribuito ad Hamas (quando si sa bene che i colpevoli più probabili sono elementi  della tribù dei Qawasameh, che da tempo compie attentati per screditare di Hamas e scalzarla), cui ha fatto seguito l’altrettanto orribile linciaggio del ragazzino palestinese, ucciso per “rappresaglia”. Siamo alla bestialità pura, ma stigmatizzare serve a poco, occorre capire.

E la prima cosa da capire è che questa volta è molto più diversa e pericolosa delle precedenti. Soprattutto per Israele che è quello che ha più da perdere.

 

Israele è ormai prigioniero della sua stessa storia e subisce una sorta di coazione a ripetere l’errore. Sin dalla sua fondazione, ha dovuto misurarsi sul piano militare per difendere la sua esistenza e, a questo fine, ha messo a punto una delle più micidiali macchine da guerra del Mondo che ha vinto quattro guerre di fila fra il 1948 ed il 1973, contro le coalizioni arabe che lo accerchiavano. Ma dal 1973 quella stessa macchina da guerra è diventata del tutto controproducente.

Dopo la guerra del Kippur non si è più formata alcuna coalizione araba, che minacciasse credibilmente l’esistenza dello “stato degli ebrei” ed il confronto si è spostato sui piani della rivolta popolare, della guerra irregolare e della diplomazia, tutte cose per le quali un potente esercito serve a ben poco. Israele, invece, è rimasto psicologicamente prigioniero del suo passato, ed ha costantemente risposto alle sfide della guerra irregolare mettendola sul piano dello scontro campale. Ma se hai davanti guerrieri irregolari, carri armati ed aerei non sono affatto l’arma più indicata ad affrontarli. L’idea perversa è quella di battere i guerriglieri prendendo in ostaggio i civili: bombardiamo gli obiettivi civili e la popolazione si rivolterà contro i “terroristi” che la mettono in pericolo.

Mi pesa scriverlo, ma è una logica da Marzabotto ed è rivoltante vedere i figli ed i nipoti delle vittime di Auschwitz adottare la logica dei loro persecutori. Ed avere gli stessi risultati di chi li ha preceduti, perché, alla fine, la popolazione riconosce il proprio nemico nell’esercito aggressore.

Questo schema si è ripetuto troppe volte, scrivendo pagine ignobili come il massacro di Sabra e Chatila, al quale, però, il popolo di Israele seppe reagire con una manifestazione di massa (300.000 persone in un paese di 6 milioni di abitanti) contro il proprio esercito. Un gesto di alta civiltà di cui pochi popoli sono stati capaci. Ma di quello spirito è restato ben poco e, dopo lo stillicidio degli attentati suicidi, Israele si è appiattito sul più livido e cieco odio verso il suo antagonista.

 

La destra di Netanyahu è il sonno della ragione di Israele che ha imboccato un tunnel suicida. Dopo la vittoria del 1973 e, soprattutto, con i negoziati di Camp David, la presenza di Israele nello scenario mediorientale è stata “digerita”, come dimostra il fatto che di coalizioni arabe anti-israeliane non ce ne sono state più. Da quel momento Israele ha avuto la possibilità di chiudere la partita concedendo ai palestinesi un generoso risarcimento (visto che, se è vero che Israele ha alle spalle la Shoa, i palestinesi hanno alle spalle la cacciata del 1948) che avrebbe chiuso la questione: terra in cambio di sicurezza, uno slogan sempre enunciato ma sempre tradito dai comportamenti. E di fronte alla spirale infinita di violenze che ne è seguita, Israele ha costantemente calato la carta della sopraffazione militare, un rimedio, oltre che odioso sul piano morale, illusorio sul piano del realismo politico.

Israele, forte della sicurezza offertagli dalle proprie forze armate, crede (si illude) che ci sia una soluzione militare al conflitto. Questa soluzione non esiste: la guerriglia continuerà endemica, anche perché la soluzione territoriale immaginata (la miriade di bantustan circondati dal muro, con l’appendice di Gaza) è invivibile per qualsiasi popolazione ed i primi a non sopportarla, a parti invertite, sarebbero proprio gli israeliani. L’unica soluzione possibile potrebbe essere semplicemente il genocidio o la deportazione in massa del popolo palestinese: voglio augurarmi che un simile orrore non sia preso in considerazione da nessuno, ma, nel caso qualcuno ci pensasse, bisogna che si ricordi che la comunità internazionale non lo permetterebbe mai.

Ora siamo all’ennesima replica dello scenario militarista, ma questa volta è diverso dal 2006 e dal 2008: in primo luogo tutto il mondo arabo è squassato da una rivolta che non ha raggiunto (almeno per ora) i risultati sperati, ma che, comunque, ha polverizzato regimi politici e stati. Libia e Sudan sono quasi dei failed states, in Siria c’è una guerra infinita, in Irak la guerra civile continua, l’Afghanistan è tutt’altro che pacificato, in Egitto sono tornati al potere i militari ma non si capisce ancora per quanto, l’Arabia Saudita va verso una difficilissima successione. Ma, soprattutto, in Irak e Siria si è stesa l’ombra minacciosa del Califfato. Non credo che realmente ci sia la possibilità di giungere al “grande stato dei credenti”, l’umma che riunisce in un solo stato gli islamici dal Marocco alla Bosnia all’Indonesia. Tanto per dire una sola ragione, già mettere insieme sunniti e sciiti sembra una operazione  fuori della realtà. Però non va sottovalutato il potere mobilitante della suggestione del califfato. Se la cosa prende piede, iniziando ad apparire credibile alle masse islamiche (e ci vuol poco: basta semplicemente che duri un po’ nel tempo) va messa nel conto un’ondata di fondamentalismo da far impallidire tutte quelle precedenti messe insieme. Pensiamo solo ai Fratelli Musulmani che hanno dimostrato di avere un forte seguito reale soprattutto nelle campagne e che ora sono in clandestinità, ma pronti ad insorgere ancora.

Israele, con la sua politica dei due forni ha logorato sia Fatah che Hamas che hanno dato vita ad un governo di unità nazionale che è una patetica unione di debolezze. L’offensiva di questi giorni sta ponendo le premesse per spianare la strada all’influenza del Califfato: il primo sintomo di quell’ondata fondamentalista di cui dicevamo. E questa volta non ci sarebbero molti interlocutori statali con cui intendersi.

Questa volta potrebbe porre le premesse di un disastro senza precedenti. Soprattutto per Israele.

 

Aldo Giannuli

 

 
Il vero spread PDF Stampa E-mail

24 Luglio 2014

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Dallo scoppio della crisi finanziaria dell'estate 2008 ad oggi, abbiamo familiarizzato con un termine che pressoché quotidianamente i mass media ci propinano: lo spread.

Esso è, in senso stretto, un numero che indica una differenza, ad esempio fra rendimenti dei Bund tedeschi e i BTP italiani, manifestando così il differente "rischio Paese" dei due Stati presi a confronto.

Sullo "spread", e sul suo pericoloso crescere durante il periodo primavera/autunno 2011 con conseguenti dimissioni dell'indecoroso Premier Berlusconi e del suo Governo, stiamo assistendo negli ultimi mesi a continui retroscena in merito al fatto che potesse essere stato un ribaltone programmato da oscure forze politiche italiane ed europee, proprio agendo con l'arma dello spread.

Non ho elementi sufficienti per potermi schierare con i complottisti o con coloro che rigettano questa tesi, pertanto con questo scritto voglio rimarcare un altro tema, l'altra faccia dello "spread", di un differenziale che non è solo e soltanto finanziario,ma soprattutto politico e culturale.

Di seguito due coppie di eventi e comportamenti che ben rimarcano quanto appena sostenuto.

In Italia l'ex-Premier ed ex-Cavaliere Berlusconi è stato condannato la scorsa estate con sentenza definitiva della Cassazione per una maxi frode fiscale, lui rimane bellamente nell'agone politico, svolge campagna elettorale per le successive elezioni Europee, viene ricevuto in pompa magna sia dal Presidente della Repubblica Napolitano che dall'attuale Premier Renzi in quanto leader (ma sarebbe meglio dire, padrone) di Forza Italia, partito che sta sostenendo Renzi all'occorrenza, ossia quando i suoi colleghi del PD fanno mancare voti utili per far passare le sue presunte riforme, e collabora  in maniera attiva e interessata all'inflazionato ma sempreverde tema delle "riforme istituzionali".

In Germania, l'ex Presidente del Bayern Monaco e stella del calcio tedesco Uli Hoeness, è stato condannato in primo grado a tre anni e mezzo per evasione fiscale, non ha voluto ricorrere in appello, vi ha rinunciato, ha ammesso le sue colpe e si è consegnato alle autorità tedesche per scontare, senza privilegi, il suo periodo di detenzione in carcere.

Ancora. 
L'ex-onorevole PdL Nicola Cosentino, negli ultimi anni al centro di delicate e inquietanti vicende giudiziarie per la sua presunta vicinanza al clan dei Casalesi, e per altre accuse che vanno dall'estorsione alla illecita concorrenza: nell'ambito di una perquisizione da parte degli uomini della Dia è stato trovato un mazzo contenente tre chiavi che aprivano tre differenti accessi ai giardini della Reggia di Caserta, e a dargliele era stato l'ex-prefetto della città campana, corredando il tutto con un biglietto dal contenuto pomposamente deferente.
Uno dei capolavori più belli del mondo, patrimonio pubblico, era da anni ad uso privato dell'ex-onorevole Cosentino, per la propria attività di jogging.
Mentre la Cancelliera tedesca Angela Merkel, in vacanza ad Ischia con il marito, decide di visitare gli scavi di Pompei e, senza farsi annunciare da nessuno, senza comunicazioni preventive ai media, senza auto blindate con lampeggianti e sirene spiegate,  si reca tranquillamente in biglietteria con il consorte, la scorta e un archeologo tedesco, paga i biglietti per tutti quanti e, cartina alla mano, visita gli scavi per circa tre ore e mezza, senza pomposità, senza manifestazione di sfarzo, potenza o alterigia.
Quelli appena descritti sono due coppie di eventi contrapposti che evidenziano, se ce ne fosse ancora bisogno, come figure apicali in situazioni identiche si comportano in modi completamente opposti in Italia e in Germania, modi che rispecchiano lo spread tra i due Paesi, non quello finanziario, bensì quello politico e culturale, che è ben più profondo e marcato del primo e la dice lunga sul significato profondo di "essere europei".

Roberto Locatelli

http://locatelliroberto.blogspot.it/ 

 
Italia infetta PDF Stampa E-mail

23 Luglio 2014

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Non è l'Italia che deve andarsene dall'Europa, come vorrebbero alcuni partiti, ma l'Europa che dovrebbe cacciarci a pedate nel sedere. Perché ci mancano gli standard minimi. Che non sono quelli economici e finanziari, che sono recuperabili e in parte recuperati, dall'odiatissimo, non a caso, governo Monti, ma etici, che sono irrimediabili. Non c'è settore della vita pubblica, e anche privata, che non sia corrotto. Parlamentari, presidenti di Regione, consiglieri regionali, personale delle abolende Provincie, sindaci, assessori, consiglieri comunali, Pubblica amministrazione, Guardia di Finanza, dai più alti ai più bassi livelli, polizia, vigili urbani. Non c'è luogo in cui la magistratura vada a ficcare il naso dove non salti fuori il marcio. E non ci sono distinzioni regionali: il Nord, con la sua ex 'capitale morale', Milano, vale il Centro e il Sud. Ci si potrebbe divertire come si fa nel gioco 'fiori e frutta', a stendere la carta geografica della Penisola e, a occhi chiusi, puntare il dito a caso. A meno che non si capiti su qualche cima delle Alpi o su qualche cucuzzolo degli Appennini, non c'è città, cittadino, paese o paesello, insomma non c'è agglomerato di italiani che sfugga al marciume generale.

Il premier di questo Paese incontra più volte un pregiudicato, in stato formale di detenzione, e con costui decide leggi fondamentali dello Stato. Una cosa simile non si era vista mai, nemmeno nel più sgangherato, misero e miserabile Paese del mondo. Il suo mandato era scaduto da soli due giorni che Sarkozy ha subito una perquisizione in casa propria (per essere precisi: in quella di Carla Bruni dove si era stabilito) e un paio di settimane fa è stato trattenuto per un giorno e una notte in stato di fermo. E non stiamo parlando della Germania, dove un presidente della Repubblica si è dimesso in sette minuti perché accusato, solo accusato, di aver ricevuto in anni lontani un mutuo agevolato o dei Paesi scandinavi dove resiste ancora l'etica protestante, ma della cugina Francia molto simile a noi in tanti difetti. Ma anche da loro ci sono dei limiti. Non si può permettere a un delinquente di determinare la politica di un Paese con la scusa, ridicola, che «ha il consenso». Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha fatto resistenze inaudite per cercare di non rendere testimonianza in un processo, mentre la testimonianza è un dovere civico che riguarda tutti i cittadini (e se cerchi di sottrarti, i carabinieri, dopo due richiami, ti portano in Tribunale in manette), che non conosce guarentigie ne privilegi di sorta salvo quello, se si è una carica Istituzionale, di ricevere i Pubblici ministeri nel proprio ufficio e non nella sede del processo. Questi sono gli esempi che ci vengono 'dall'alto', a tutti i livelli.

Secondo una ricerca di Nando Pagnoncelli sette italiani su dieci ritengono che la corruzione non riguardi episodi individuali, ma che sia l'intero sistema ad essere corrotto, in ogni ganglio. E hanno ragione. Peccato che nel frattempo si sia corrotto anche il cosiddetto 'cittadino comune'. Io vado a nuotare in un'antica e prestigiosa Società milanese che ha una bella piscina olimpionica, una delle poche a Milano, e il costo dell'iscrizione è alto. Non ci sono rumeni. Ma basta lasciare aperto l'armadietto che ti rubano gli asciugamani, i costumi, le mutande sporche.

Siamo l'unico Paese ad avere quattro mafie, quella propriamente detta, la camorra, la 'ndrangheta, la Santa Corona Unita insieme alle loro varie sottospecie che sono ben emerse negli scandali Mose ed Expo, con le quali stiamo infettando il resto d'Europa. Perché dovrebbero tenerci? Se fossi un europeo direi: via! Raus! Rimanete a marcire nel vostro truogolo un tempo chiamato 'il Bel Paese'.

Massimo Fini 

 
Palestina: siamo realisti PDF Stampa E-mail

20 Luglio 2014

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 Da Appelloalpopolo del 13-7-2014 (N.d.d.)

Scrive un commentatore sotto il post di un amico:

"quale tristezza questa guerra tra palestinesi e israeliani, popoli che dovrebbero essere fratelli e lavorare insieme per costruire un medio-oriente migliore"

Mia replica:

"dovrebbero essere in che senso"? Realisticamente se ci sono due popoli che non potrebbero mai essere fratelli sono quei due (ma ce ne sono molti di più).

Quanti israeliani sono disponibili a riconoscere uno stato palestinese autonomo e indipendente che possa armarsi come Israele, per avere un rapporto di pace ma di parità? Nessuno.
E quanti palestinesi, se raggiungessero l'ipotizzata situazione, sarebbero disposti a vivere pacificamente nei loro territori? Temo nessuno o quasi.
E quali sono i territori palestinesi, quelli del 1967 o quelli attuali? E come si risolve questa questione dei territori, con un arbitrato internazionale?
E ammesso che dovrebbero vivere fraternamente in un solo stato, questo stato dovrebbe essere una repubblica islamica? Dovrebbe rispettare il volere della maggioranza? (Arafat: "i ventri delle nostre donne sono la nostra bomba atomica"). O dovrebbe essere una democrazia israeliana dove anche adesso ci sono cittadini di serie A e di serie B (gli arabi, per esempio, non fanno il militare)?
Questa è una guerra che potrebbe durare decenni o secoli o persino millenni (gli ebrei sono tornati dopo quasi due millenni) o per l'eternità. Durerà fino a quando Israele non si estinguerà. C'è poco da fare, almeno se affrontiamo il tema con la ragione (la ragionevolezza inclina spesso al buonismo ed è in realtà irragionevole o meglio irrazionale).
Piuttosto, c'è la parte debole che non si può armare e c'è la parte forte, molto meglio armata, che può continuare ad armarsi. E noi partecipiamo a voler far perdurare questa situazione ingiustissima. È questa la sconcezza morale. È questa la tortura. È questa l'immoralità. È un conflitto che può essere deciso soltanto da una guerra e alla parte debole, rinchiusa in campi di concentramento, non è consentito di armarsi.

 

Stefano D’Andrea

 
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