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I popoli sono pluralitÓ PDF Stampa E-mail

1 Luglio 2016

 

Da Rassegna di Arianna del 29-6-2016 (N.d.d.)

 

Per tutti coloro che amano i popoli, la vittoria del Leave al referendum britannico sull’uscita dalla Ue rappresenta una grande gioia e un'immensa speranza. Per coloro che servono il Nuovo Ordine Mondiale, invece, è forse l'inizio della fine. I popoli ci sono ancora, ed è questa la vera, grande notizia. L'omologazione tecnico-mercantile del mondo dovuta alla globalizzazione e al mondialismo feroce di banche, finanza, multinazionali e i loro servetti della politica, della cultura, delle istituzioni internazionali e dei mass media, non sono ancora riusciti ad annullare completamente le identità e le appartenenze collettive. Il voto degli inglesi non è solo contro la Ue (che non è l'Europa come cultura comune) ma è contro il pensiero unico, il mercato unico, lo Stato unico, la lingua unica, la moneta unica (che Londra non aveva) e contro l'annullamento dei popoli attraverso l'immigrazione di massa e il meticciato. La Ue è marcia non certo perché unisce l'Europa, ma perché l'unisce su basi materialiste, economiciste, burocratiche, omologatrici e laiciste. Se L'Europa si proponesse come autonomo spazio di civiltà e come grande spazio indipendente geopolitico, sarebbe ben altra cosa. Ma la cultura viene annullata dal primato dell'economia e del laicismo, e l'indipendenza politica e militare è annullata dal servilismo, osceno e grottesco, agli interessi degli Stati Uniti d'America, come manifestato dalla politica antirussa di Angela Merkel ed accoliti, nonché dal loro sostegno al TTIP, il Trattato Transatlantico voluta da Obama e dalla multinazionali americane. La Merkel, con tutta la sua supponenza, è soltanto una pedina della superpotenza Usa. Ed ora infatti la speranza di tutti gli uomini liberi è quella di una possibile presidenza Trump, che a quanto sembra è molto scettico verso la politica estera americana, guerrafondaia e destabilizzante, che perlomeno dal 1999, con Clinton, Bush e Obama ha gettato il mondo nel caos, in quella situazione che Teresa Neumann profetizzò col nome di "tempo di Caino".

 

Però bisogna essere chiari. La meravigliosa vittoria della Brexit non va interpretata erroneamente come il ritorno al primato dello Stato nazionale, come pensano alcuni "sovranisti". Non stiamo tornando all'Ottocento, cosa che non è possibile e nemmeno auspicabile. La nazione una e indivisibile o lo Stato dalla sovranità monolitica non possono essere il nostro futuro. Guardiamo ad Altusio, non a Bodin e nemmeno a Rousseau. L'età dei nazionalismi e dei fascismi è passata per sempre e non ne sentiamo la mancanza. Lo Stato moderno e la nazione giacobina, mazziniana e fascista sono prodotti della modernità sovversiva. I popoli non sono nazioni astratte o Leviatani monolitici. I popoli sono pluralità, comunità territoriali, corpi intermedi, famiglie. Sono identità etnica e religiosa. Sono il contrario della massa. Sono estranei ai calcoli dell'homo oeconomicus e dell'homo consumans. Sono tradizione, radici, identità culturale. L'omologazione globalista non li ha definitivamente uccisi, e il cosmopolitismo sradicatore non ha ancora vinto. La Brexit ce ne offre salda certezza.

 

Martino Mora

 

 
Post Contemporary Corporation PDF Stampa E-mail

30 Giugno 2016

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“Coloro che più rischiano… portano ai mortali la traccia… la traccia degli Dei sfugge nell’opacità della notte del mondo. I poeti sentono la traccia degli Dei fuggiti e mostrano ai mortali, loro fratelli, il cammino della svolta. Ecco perché nel tempo della notte del mondo, il poeta dice il sacro. L’uomo vive nell’oblio dell’essere, e perché l’uomo possa scoprire il senso dell’essere è necessario che sia lo stesso essere a svelarlo. L’uomo è infatti solo il pastore dell’essere, non il padrone. L’essere si svela all’uomo nel linguaggio della poesia, in quanto nel linguaggio della poesia non è l’uomo che parla, ma l’essere stesso: da qui l’atteggiamento di abbandono all’essere, di ascolto in silenzio dell’essere”. (Martin Heidegger, Conferenza tenuta nel 1946 per il ventennale della morte di Rainer Maria Rilke, dal libretto allegato al singolo Heimat-Occidentali Esausti della P.C.C.

 

Se le espressioni artistiche contemporanee si stagliano nel comune intrattenimento pop e in tanti casi si spingono all'elogio e difesa dell'attuale stato di decadenza occidentale, in Italia abbiamo un esempio contrario di arte post contemporanea che si propone insieme come critica del mondo moderno ed insieme come recupero dei valori basilari occidentali. Stiamo parlando della Post Contemporary Corporation di Valerio Zecchini probabilmente già noto ai nostri lettori. I canoni artistici son prettamente quelli del futurismo italiano ma aggiornati all'oggi con incursioni metafisiche, kulturcritic, pop, industrial e orientali ma mai "esotiche". Ma la vera cifra dell'arte di Zecchini che si tratti di aforismi, poesia, installazioni (come Vivere è una vergogna) o brani musicali (Bob Marley era una cattiva persona) è la provocazione goliardica, irriverente ma sempre sottile e intelligente. Non sferra un pugno contro il mondo moderno ma lo ridicolizza al punto di annullarlo e trasforma gli uomini che vi ci sono immersi da baldanzosi modelli d' uomini di mondo boldriniani a quel che son davvero: misere figure di uomini semicolti, arroganti, spiritualmente vuoti ed infine modesti consumatori, modesti amatori e perfino sovrappeso... persone mosse da un attivismo fine a se stesso, che non fa che porli sempre più in cima al precipizio invece che centrare le loro persone nel loro Sé autentico; persone talmente prese dalle loro inezie quotidiane (la vita ordinaria tanto vituperata da Réné Guénon) dove un litigio con la suocera ha più importanza di un qualsiasi valore di patria, comunità, ricerca spirituale o poetica. Quello che pare importare maggiormente a Zecchini, come si evince dalla citazione heideggeriana, è proprio il recupero del Sé e dell'Essere autentico tramite l'arte intesa come contemplazione ma anche come movimento e azione mirata (Sonetti con flessioni), intesa come propedeutica allo sviluppo di uno spirito bellicoso e virile. Dopo anni di gestazione la pubblicazione dell'album Patriottismo Psichedelico della P.C.C. è imminente ed è stata preceduta dall'uscita della "Trilogia dell'assedio". Il primo di questi singoli Heimat-Occidentali Esausti è disponibile da dicembre 2015 e rientra nel genere zecchiniano "letteratura da ballo". La declamazione si staglia sopra una musica "massiccia" per usare il linguaggio del nostro e col solito tono provocatorio goliardico e brillante. Zecchini ci mette in guardia da uomini che non sanno più rapportarsi alla morte e al concetto di destino, persone che han poco da dire e riescono solo a sorridere durante l'apericena; da giovani che si prodigano nella gara degli status symbol e si agitano ma alla fine son muti. Zecchini urla la sua distaccata rabbia verso individui che non sanno più contestare le consuetudini e i suoi gendarmi e noi aggiungiamo che paiono anzi mettersene al servizio. La declamazione si conclude con un quadro del tramonto dell'Occidente di spengleriana memoria... un Occidente che decade, ormai irrispettabile, senza pudore ed osceno. I P.C.C. pur non essendo in alcun modo politicizzati e non volendo essere etichettabili han spesso mostrato simpatia verso Movimento Zero e le sue tesi e non è difficile accorgersi dei legami che esistono tra la Weltanschauung di Zecchini e la nostra. La differenza forse è nel ruolo fondamentale che heideggerianamente Zecchini assegna all'arte e alla poesia, come si legge nel comunicato stampa pubblicato da Arianna Editrice: " Nella nostra epoca in cui la poesia (come d’altronde la religione) è maledetta e disprezzata, il poeta secondo il grande filosofo ed ecologista germanico deve caricarsi di facoltà e proprietà sciamaniche; ma proprio qui in Italia, ciò era effettivamente accaduto: pensiamo a Carducci, D’Annunzio, Marinetti, Pasolini, solo restando in età moderna -  poeti che si trasformarono in figure pubbliche in grado di influenzare e perfino mobilitare vasti strati della popolazione. Ed è pur vero che, come osservò T.S.Eliot, la poesia ha un carattere nazionale più accentuato della prosa. In Germania una funzione simile l’avevano svolta non i poeti, ma i grandi musicisti: Beethoven, Wagner, Bruckner. C’è chi ha definito questi artisti “Esteti armati”, definizione a mio avviso assai appropriata. Post Contemporary Corporation si iscrive volentieri a questa categoria; ma è bene sapere che ora, nel momento più buio della notte dell’Europa, ci troviamo in una trincea che è un abisso. Noi usciamo dalla trincea ebbri di mitologia e simbologia e donquijotismo e partiamo all’assalto contro l’informe mostro della decadenza alimentato dal senso di colpa, ma armati soltanto della forza della nostra e vostra disperazione. Il che’ è già molto, dato che i più rimangono invece dentro la trincea a piagnucolare, o a sorseggiare l’ennesimo mojito canticchiando l’ultimo successo di Vasco. Ma quelli sono gli italiani di serie zeta, noi siamo I patrioti psichedelici." Questa citazione zecchiniana, ottima per concludere, fa comprendere benissimo quella che è l'idea della P.C.C. dell'arte post contemporanea, idea che anche noi condividiamo se l'arte oggi vuol avere un valore artistico ed esistenziale oltre al semplice estetismo contemporaneo, innocuo politicamente e dannoso spiritualmente.

 

Alberto Cossu

 

 
Amnesty International PDF Stampa E-mail

29 Giugno 2016

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Da Rassegna di Arianna del 21-6-2016 (N.d.d.)

 

Infiltrate da funzionari governativi e coinvolte in certi conflitti, ignorandone altri. L’inchiesta francese si riferisce in modo particolare al caso di Amnesty International. Come nasce Amnesty International? L’Ong Amnesty International è stata fondata dall’inglese Peter Benenson. Prima di praticare la professione di avvocato, lavorò al ministero dell’Informazione e della stampa inglese durante la Seconda Guerra Mondiale. Ha poi lavorato a Bletchley Park, il centro di decrittazione inglese dove fu assegnato alla “Testery”. Peter Benenson era responsabile della decifrazione dei codici tedeschi. Nel 1960, Benenson fu colpito da un articolo che riportava l’arresto di due studenti condannati a sette anni di carcere per aver brindato alla libertà sotto la dittatura di Salazar. Disgustato, lanciò sul giornale Observer (il cui direttore era David Astor) un appello ai “prigionieri dimenticati” in cui fu utilizzato per la prima volta il termine “prigioniero di coscienza”. L’avvocato ricevette migliaia di lettere di sostegno. L’appello, ripreso dai giornali di tutto il mondo, chiedeva ai lettori di scrivere lettere per protestare contro l’arresto dei due giovani. Per coordinare tale campagna, Benenson fondò nel luglio 1961 l’associazione Amnesty International con l’aiuto, tra gli altri, di Sean MacBride e Eric Baker. Da allora, Amnesty ebbe il carattere di organismo consulente delle Nazioni Unite e tra gli altri, del suo Consiglio economico e sociale, dell’Unesco, dell’Unione Europea e dell’Organizzazione degli Stati Americani. Amnesty International è un’organizzazione non governativa finanziariamente indipendente grazie a donazioni in maggioranza anonime. Tuttavia, resta il dubbio sulla natura del finanziamento dell’organizzazione. Trovare informazioni relative ai finanziamenti di Amnesty International è reso deliberatamente difficile, questo chiaramente per proteggere il mito di “indipendenza” dell’organizzazione. Amnesty separa i legami finanziari compromettenti attraverso una serie di manovre legali e organizzazioni ombra. Sul sito web di Amnesty si trova: “Il lavoro portato avanti dal Segretariato Internazionale di Amnesty International è organizzato in due entità legali, in conformità alla legge del Regno Unito. Queste sono Amnesty International Limited (“AIL”) e Amnesty International Charity Limited (“AICL”). Amnesty International Limited prende in appalto le attività caritatevoli per conto di Amnesty International Charity Limited, istituzione benefica registrata”. L’Ong ha diversi livelli. Amnesty International è in prima fila, ma poi troviamo Amnesty International Charity Limited, registrata come organizzazione caritatevole attraverso cui passa il finanziamento da gruppi statali e corporativi. George Soros, il miliardario ebreo accusato di insider trading della Société Générale in Francia è il capo della Fondazione Open Society Institute, che promuove la democrazia, ed uno dei maggiori donatori di Amnesty International Charity Limited. Dunque è chiaro, Amnesty prende effettivamente del denaro sia dai governi sia dai finanziatori d’impresa, Nel Marzo 2012 un report di Bloomberg, intitolato “Soros perde la causa contro la condanna della corte francese per Insider-Trading”, illustrò che un ricorso basato sulla violazione dei “diritti umani” contro Wall Street da parte dello speculatore George Soros fu rifiutato dalla “Corte Europea dei diritti umani”. Soros, la cui Open Society finanzia tra le altre anche Human Rights Watch e una miriade di altre associazioni sostenitrici di “diritti umani”, letteralmente cercò di usare il racket occidentale dei diritti umani per difendere sé stesso contro l’accusa di frode finanziaria in quella che forse è stata la manifestazione più trasparente di come operano queste organizzazioni. Soros, che fu condannato e multato per insider trading nel 2002 in relazione alle azioni della banca francese Société Générale da lui acquistate nel 1988, ha costruito un impero dall’offuscamento di attività criminali globali grazie alla causa dei “diritti umani”. Il suo supporto, così come quello dei governi britannico ed europei, nei confronti di Amnesty International mira solamente all’espansione di questa pratica di offuscamento. Di tale “indipendenza”, sia politica che finanziaria, di cui si fa portavoce, Amnesty International per certi aspetti è il contrario di ciò che predica. Anzi, perché non vede il conflitto di interessi quando Suzanne Nossel, direttrice di Amnesty International Usa nel 2012-2013, era assistente personale di Hillary Clinton agli Esteri degli Stati Uniti? Dopo aver passato un anno al timone di Amnesty International Usa, la Nossel è diventata direttrice dell’associazione Pen American Center. Suzanne Nossel, Direttore Esecutivo di Amnesty International Usa, fu designata direttamente dal Dipartimento di Stato americano, dunque ancora una volta contraddicendo amaramente le dichiarazioni di Amnesty di essere “indipendente” da governi ed interessi delle corporations. Nossel ha continuato a promuovere la politica estera statunitense, ma semplicemente dietro un podio con un nuovo logo, il logo di Amnesty International, affisso su di esso. Il sito web di Amnesty International menziona specificamente il ruolo della Nossel dietro le risoluzioni Onu appoggiate del Dipartimento di Stato Usa, riguardanti Iran, Siria, Libia e Costa d’Avorio. […]

 

In considerazione del coinvolgimento di persone collegate al governo degli Stati Uniti nella gestione di Amnesty International, ci si può legittimamente interrogare sull’indipendenza e l’imparzialità dell’organizzazione. Al di là della difesa dei diritti umani e della dignità umana come obiettivo primario, non vi vediamo il secondo fine di divenire il relè dell’influenza culturale statunitense? Ciò per imporre un terreno a lungo termine favorevole alle ambizioni strategiche degli Stati Uniti? Erroneamente considerata da molti come la voce finale in materia di diritti umani nel mondo, potrebbe destare sorpresa sapere che Amnesty International è nei fatti uno dei più grandi ostacoli alla causa dei diritti umani su tutta la Terra. Nel rapporto annuale del 2012, Amnesty reitera una delle più grandi falsità, sistematicamente ripetuta: “Amnesty International è finanziata principalmente dai suoi membri e da donazioni pubbliche. Nessun fondo è domandato oppure accettato dai governi per la sua opera di investigazione e campagna contro gli abusi dei diritti umani. Amnesty International è indipendente da ogni governo, ideologia politica, interesse economico o religione”. Questo è nettamente falso. In verità Amnesty International è finanziata e condotta non soltanto da governi, ma vieppiù da enormi interessi di finanziatori d’impresa, e non solo è intrecciata con ideologie politiche ed interessi economici, Amnesty è uno strumento essenziale utilizzato per perpetuare esclusivamente tali interessi. È stato largamente documentato come i temi della difesa e della promozione dei diritti umani girano attorno ad un piano decennale escogitato dalle grandi partecipazioni finanziarie mirante a dividere, distruggere e saccheggiare le nazioni viste come ostacolo all’egemonia globale statunitense. Specificamente al caso della Siria, è stato rivelato come l’attuale catastrofe dei “diritti umani” ha origine risalente ad una cospirazione premeditata del 2007, documentata dal giornalista del “New Yorker” Seymour Hersh, tra Usa, Israele e Arabia Saudita, la quale cercò ed ottenne di finanziare, armare e dispiegare estremisti settari che indebolissero e rovesciassero il governo siriano, questo nonostante la piena consapevolezza della tragedia umana che avrebbe comportato. Uno sguardo su AmnestyUSA.org rivela che ogni fronte sul quale il Dipartimento di Stato americano sta attualmente lavorando e che costituisce per esso priorità è, guarda caso, priorità anche per Amnesty International. Questo include manifestazioni e campagne a supporto dei gruppi di opposizione al governo russo finanziati dal Dipartimento di Stato americano, l’indebolimento del governo siriano, il rovesciamento del governo bielorusso. Amnesty in realtà nasconde quelle tematiche che sono critiche per la politica straniera statunitense nei fondi dei loro siti o nel retro dei loro report. Allo stesso modo, i media istituzionali riportano selettivamente le questioni che coincidono con i loro interessi, mentre altre problematiche sono o sminuite in termini di spazi dedicati oppure non riportate neppure. Ed è precisamente perché Amnesty nasconde tutte le questioni, eccetto selettivamente enfatizzare quelle che sono contribuenti agli interessi delle immense corporations finanziarie, che Amnesty diventa uno dei più grandi impedimenti alla genuina promozione dei diritti umani sulla Terra. Alle persone comuni è data la falsa impressione che “qualcuno sorvegli” sulle violazioni dei diritti umani, quando in realtà ciò che Amnesty e tutte le altre organizzazioni come essa fanno è gestire selettivamente la percezione pubblica su tali violazioni, fabbricando o manipolando molti casi affinché questi si conformino meglio all’agenda delle grandi partecipazioni finanziarie. Questo si osserva bene quando interi report fabbricati da Amnesty o da Human Rights Watch si basano unicamente su “dichiarazioni di testimoni” raccolte tra i racconti dei gruppi di opposizione sostenuti dagli Stati Uniti. […] Zbigniew Brzezinski, uno degli uomini più potenti del mondo, consigliere guerrafondaio del presidente Carter in un periodo in cui il partito democratico degli Usa sembrava un po’ restio ad intraprendere azioni di guerra, è stato uno dei dirigenti di Amnesty International! La notizia è confermata anche da wikipedia inglese. Guarda caso, un’associazione che dovrebbe in teoria puntare il dito contro l’imperialismo degli Stati Uniti e delle altre potenze, colpevoli di esportare guerra e tortura in tutto il mondo, che viene diretto proprio da uno dei più influenti e potenti guerrafondai del mondo. Come dare credito ancora ad Amnesty International se viene gestita dagli stessi poteri che dovrebbe contrastare? E come fare a non complimentarsi con l’astuzia dei nostri leader mondiali che quando organizzano guerre, violenze, inquinamento e devastazioni ambientali, si preoccupano di creare e/o dirigere essi stessi le associazioni che dovrebbero opporsi a tutto questo? Alla stessa maniera abbiamo già visto che le associazioni ambientaliste sono state create affinché protestino solo quando lo permette chi sta al potere ed evitino di protestare in altre occasioni; che le potenze guerrafondaie hanno creato/manipolato le associazioni pacifiste affinché distraggano i pacifisti dalla campagne più importanti o perché li portino a fare solo inutili manifestazioni di piazza che non fanno crescere la coscienza popolare.

 

Un’informazione degna di nota: la Russia ha adottato una nuova legge che consente ai pubblici ministeri di chiudere le Organizzazioni non Governative straniere che sono ritenute una minaccia per l’ordine e la sicurezza costituzionale del Paese. La legge permette anche ai funzionari di bloccare i conti bancari delle organizzazioni fino a quando le Ong non mostreranno i conti delle loro azioni alle autorità russe. Inutile dire che Human Rights Watch di Soros, che ha tra il comitato d’onore David Rothschild, ed Amnesty International, hanno criticato questa decisione. La sezione italiana di Amnesty International è stata fondata da Margherita Boniver una forte sostenitrice del regime israeliano. Tuttavia, non vogliamo condannare l’intero mondo del volontariato e dei diritti umani; sappiamo bene che esiste, seppur in minoranza, una percentuale di realtà ed individui che si battono lealmente a sostegno degli ultimi.

 

Cinzia Palmacci

 

 
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28 Giugno 2016

 

Da Appelloalpopolo del 26-6-2016 (N.d.d.)

 

Cari sostenitori del nomadismo, cosmopoliti, liberal, liberisti, ordoliberisti, globalisti, atlantisti, unionisti, radical chic, grandi capitalisti e gestori del risparmio, cari giovani modaioli videodipendenti narcisi sballati da anni di droghe chimiche, e cari imprenditorucoli da strapazzo che pensavate di capire tutto mentre non capivate niente (pensavate che tutto dipendesse da voi e invece tutto dipende dalla politica economica statale), noi populisti abbiamo appena mosso i primi passi.

 

Tra dieci anni il disprezzo per le vostre personalità, per i vostri temi, i vostri “valori”, i vostri argomenti, il vostro modo di essere sarà diffusissimo ed egemone: i più vi disprezzeranno come si disprezzano i nazisti, i pedofili e i sequestratori di persone. La libertà di espatriare è costituzionalmente sancita e quindi ne potrete beneficiare.

 

Stefano D’Andrea

 

 
Tutto previsto? PDF Stampa E-mail

27 Giugno 2016

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Da Rassegna di Arianna del 25-6-2016 (N.d.d.)

 “We have fought against the multionationals, we have fought against the merchant banks… and we have done it not just for ourselves, we have done it for the whole Europe” (Nigel Farage sulla vittoria del Brexit, 24 Giugno 2016). (Abbiamo combattutto contro le multinazionali, abbiamo combattuto contro le merchant banks… e l’abbiamo fatto non solo per noi stessi, l’abbiamo fatto per l’intera Europa)

Decisamente non tutti i popoli sono costituiti da pecore, e adesso l’etichetta “populismo” dovrà essere usata con più cautela. Invece, la parola “libertà” potrà essere usata un poco più liberamente. L’elettorato britannico ha respinto il fear mongering, l’allarmismo orchestrato, le pressioni di Washington e Wall Street, lo sfruttamento propagandistico dell’assassinio della parlamentare laburista e ancor più le minacce di Junkers, cresciuto in politica come premier complice della grande elusione fiscale delle multinazionali a spese dei contribuenti e delle piccole imprese, quindi degno rappresentante del regime eurocratico, non eletto, non responsabile, e che decide in segreto a porte chiuse sulla testa della gente. La campagna elettorale per questo referendum ha fatto conoscere e pubblicamente dibattere alcuni grandi temi concordemente nascosti dei mezzi di informazione di massa: 1) il processo di unificazione europea in corso è l’attuazione di un piano imperialistico dell’oligarchia statunitense, elaborato dalla C.I.A., per dominare meglio e più semplicemente l’Europa attraverso un super-stato comunitario centralistico, autocratico, burocratico, non democratico e sganciato dagli interessi della gente europea; questo piano si nasconde dietro un europeismo sentimentale e infantile inculcato da scuola, mass media, e istituzioni; 2) la Banca Centrale Europea è in mano a uomini della Goldman Sachs, la quale ha persino posto alcuni di loro a capo dei governi e dei ministeri economici di alcuni paesi; 3) l’Europa è insomma ormai sottomessa all’oligarchia finanziaria statunitense; l’apparato dell’Unione Europea non è riformabile dal suo interno e con la sua burocrazia; 4) infatti L’unione europea e la Banca centrale europea e della moneta europea hanno prodotto risultati fallimentari per gli europei in ambito economico e non solo, senza risolvere i loro problemi; quindi è illogico continuare a pagare per mantenerle; 5) la libertà di movimento di persone e di merci può essere stabilita senza bisogno di un apparato costoso e inefficiente come l’Unione Europea, semplicemente mediante trattati; il Wto, nel bene e nel male, già assicura, su scala globale, l’apertura dei mercati e basse o nulle tariffe doganali; dunque non serve un apparato costoso e inefficiente come l’Unione Europea, non serve la rinuncia all’indipendenza e alla democrazia nazionali in favore di un governo europeo non eletto e irresponsabile, non serve la rinuncia al controllo della propria moneta; non servono nemmeno la bandiera e l’Inno alla Gioia-che-non-c’è; o meglio, tutte queste cose servono, ma non agli europei, bensì a chi vuole dominarli; 6) Washington ha scelto e sta usando lo stato più forte dell’Europa occidentale, ossia la Germania, come stato vassallo per sottomettere gli altri stati al suo disegno di accentramento, concedendole come premio di prendersi vantaggi e privilegi su questi altri paesi; i Tedeschi, da bravi kapò, stanno eseguendo l’incarico del padrone e incassando i loro trenta denari; la Merkel e il suo governo, ultimamente con l’invito all’immigrazione di massa, seguito dalla chiusura delle frontiere tedesche, deliberatamente causano un enorme danno agli europei, e meritano una nuova Norimberga, alla pari dei criminali di guerra; 7) Washington, anche attraverso i suoi fiduciari nei governi europei, creando focolai di tensione come ha fatto in Ukraina, e piantando basi missilistiche sempre più vicine a Mosca, sta cercando di spingere i paesi comunitari alla conflittualità e alla non collaborazione con la Russia, al malcelato scopo di aumentare le divisioni in Europa e indebolirla.

Tutte queste cose vengono spiegate lucidamente da diversi politologi anche americani, come il professor Paul Craig Roberts, il quale, in diversi scritti e interviste, cita documenti governativi dove si spiega che il piano di unificazione europea dovrà essere portato avanti surrettiziamente, senza che la gente capisca, riforma dopo riforma, Fino a che gli europei si trovino a un punto tale, che non sia praticamente impossibile tornare indietro. Col Brexit, la Gran Bretagna, per la quarta volta nella sua storia, resiste a piani per sottometterla a un dominio continentale centralizzato. Il primo piano era francese, il secondo era tedesco, così come il terzo. Sicuramente anche questa volta la sua scelta la esporrà a un assedio, a forti pressioni e ritorsioni, che nelle tre precedenti occasioni furono attuate in termini soprattutto di blocco commerciale continentale finalizzato a strangolare economicamente la nazione, e che oggi saranno soprattutto mediatiche, economiche e finanziarie. Nella seconda occasione al blocco commerciale si aggiunse la guerra sottomarina, e nella terza si aggiunsero i bombardamenti aerei. Da notare che ancora una volta, forse, il corso previsto e programmato della storia è stato modificato, si vedrà se durevolmente oppure no, da un fattore che era sottostimato. Ora vedremo anche se l’esempio britannico susciterà nel resto di Europa un movimento critico, realistico, di presa di coscienza, di comprensione economica e geostrategica e di demistificazione del falso europeismo, che possa sventare il piano imperialista di Washington e Wall Street sul Vecchio Continente e la loro strategia della tensione divide et impera verso la Russia. Dico “forse”, perché, se guardiamo sotto il pelo dell’acqua, cioè ai movimenti degli hedge funds nelle ultime due settimane, scopriamo che probabilmente avevano previsto il Brexit e programmato di sfruttarlo per attribuirgli la colpa del crollo dei mercati e della distruzione di risparmi che sono incominciati, invero, già durante lo spoglio dei voti. Un crollo orchestrato ai fini di guadagnare mediante una speculazione al ribasso dagli hedge funds statunitensi, che sono gli unici autorizzati a fare speculazioni al ribasso. Prove di questa interpretazione ci vengono da una segnalazione dell’analista contabile-finanziario Alessandro Govoni, perito di diversi Tribunali e PM, il quale ha segnalato la cosa a numerosi uffici finanziari, nella speranza, temo ingenua, che questi facciano il loro dovere. Scrive Govoni:

«Alle ore 5.35 italiane, gli indici azionari dei venditori allo scoperto stanno impazzendo ..SIGNIFICA che gli hedge fund venditori allo scoperto stanno spostando miliardi di euro per far crollare le borse. Dopo aver rastrellato (preso in prestito) azioni nei giorni precedenti, ora, ore 5.35 italiane, stanno vendendo allo scoperto azioni di ogni tipo (con la complicità di altri hedge fund che le acquistano depositando in stanza miliardi di euro in banconote contanti a garanzia obbligatoria dell’operazione, questo acquisto non è registrato nei movimenti di borsa ma si verifica solo un deposito in stanza del contante). Questa “congiunta” operazione di vendita allo scoperto per miliardi di euro sulle azioni di ogni tipo, farà crollare ovviamente la borsa italiana ed altre borse alla loro apertura imminente alle ore 8.00 di oggi. Una volta avvenuto il crollo dei corsi azionari, soprattutto delle banche italiane, gli hedge fund venditori allo scoperto, acquisteranno le azioni ad un prezzo stracciato, realizzando un immenso guadagno, che gli hedge fund complici della iniziale vendita allo scoperto e contestuale […]CI SI CHIEDE se non ci si trovi davanti ad una IPOTIZZZATA COLOSSALE MANIPOLAZIONE: i giornali mainstream […] nei giorni precedenti hanno continuato a dipingere la BREXIT come un evento nefasto per il mondo della finanza (composto da una decina di hegde fund + una ventina di banche d’affari-investment bank-, esecutrici dei loro ordini ). In realtà la finanza […] ha solo un vantaggio colossale da un BREXIT, infatti stanno per realizzare un guadagno immenso. […] Sembrerebbe quasi che sia già stato tutto pianificato esattamente a partire dal 1 Gennaio 2015. Esattamente da quella data inizia infatti il pompaggio al rialzo, da parte degli hedge fund (gli unici fondi al mondo autorizzati ad eseguire operazioni allo scoperto), con acquisti allo scoperto dei titoli azionari soprattutto bancari italiani. Nel Febbraio del 2015 la Svizzera esce dalla parità con l’euro, franco svizzero libero di essere ora svalutato a piacimento. Barclays inizia a piazzare alla ignara clientela italiana a partire dal marzo 2015 mutui in franchi svizzeri che ora con l’imminente odierno crollo delle borse, potrebbero costare anche un 60% in più di rimborso del capitale agli ignari mutuatari italiani. Venerdì 15 Gennaio 2016 gli hedge fund escono dalle banche italiane in modo massiccio, facendosi liquidare i titoli, trovano da venderli in quanto li avevano pompati per un anno con acquisti allo scoperto, attualmente invece gran parte dei titoli bancari italiani sono illiquidi, invendibili. Con una mail inviata a 80 Procure ed a 30 studi legali si era previsto questo crollo, sbagliando: si era previsto che dal successivo Lunedi 18 gennaio 2016, i titoli bancari italiani avrebbero perso il 4% in 5 giorni, un 20 % totale. Si aveva sbagliato: persero dal 40% al 60 % in tre giorni. […] Siamo quindi forse vittime predestinate di entità finanziarie internazionali?

Marco Della Luna

 
Il piacere dell'onestÓ, ma non Ŕ una cosa seria PDF Stampa E-mail

26 Giugno 2016

 

Da Rassegna di Arianna del 24-6-2016 (N.d.d.)

 

Luigi Pirandello poteva nascere solo in Italia. Il suo sottile nonsenso, il suo teatro nel teatro, con i personaggi che escono da se stessi, i titoli della sua drammaturgia così evocativi sono assolutamente “nostri”. Le recenti elezioni amministrative lo hanno confermato, per cui non si sa se è l’Italia ad essere pirandelliana, o se è il grande agrigentino ad avere espresso una parte importante dell’anima nazionale. A Napoli, i sostenitori del sindaco uscente e vincente, l’ex Saint Just della magistratura Luigi De Magistris, hanno festeggiato la larga vittoria del loro beniamino cantando Bella Ciao. A Roma, i grillini entusiasti per Virginia Raggi, urlavano “onestà” a gola spiegata. Che paese anacronistico, e purtroppo ridicolo il nostro! A Napoli non si ricordano partigiani, a meno di prendere sul serio l’epica delle quattro giornate del 1943, De Magistris è sindaco da cinque anni, i fascisti sono assenti da settanta, ma loro cantano Bella Ciao! Imbarazzante vintage, anacronismo ridicolo che però spiega molte cose della decadenza nazionale, o forse rafforza la verità delle tesi di René Girard sul capro espiatorio. La comunità, o meglio la sua parte più stupida, ha bisogno di un nemico su cui scaricare frustrazioni ed errori. Tutti i mali di Napoli, che sono davvero molti, uno dei quali, a sentire il garante dei minori della Campania, è la banalizzazione, in alcune zone e contesti subculturali, dell’incesto (!!!!!!), sono da attribuire ai fascisti, dai quali De Magistris ha liberato il generoso popolo partenopeo. Oltretutto, la grande tradizione musicale napoletana è così ricca che, per festeggiare, potevano scegliere centinaia di canzoni meravigliose, tranne ‘O surdato  ‘nnammurato – troppo militarista – o Malafemmena – maschilista. No, Bella Ciao: siamo fuori dalla storia per manifesta inferiorità, o per analfabetismo funzionale. Così è, se vi pare, scrisse Pirandello, e magari a De Magistris succederà la signora Frola. Napoli e teatro, infine, sono sinonimi!

 

Quanto a Roma, la pur gradevole Raggi Virginia (nomen omen) è stata accolta dai sostenitori pentastellati al grido di “onestà, onestà”. Poche settimane fa, la stessa invocazione risuonò a Milano, ai funerali un po’ new age di Gianroberto Casaleggio, ideatore e, a quanto sembra, proprietario del Movimento di cui Grillo è l’immagine esterna.  Ma non è una cosa seria, come scrivevi tu, Pirandello che sei stato anche un po’ fascista. L’onestà sembra a chi scrive piuttosto una premessa che un programma politico, e comunque tra un abile venditore di auto usate di incerta moralità, ma colto e capace, ed un irreprensibile cretino io scelgo il primo senza esitare.  Il cretino e l’incapace, possono diventare disonesti ed anche malvagi, ma non c’è possibilità alcuna che smettano di essere cretini o incapaci. Un pessimo soggetto, ma intelligente, è sempre più affidabile, e può cambiare condotta. […] Insomma, è imbarazzante che alla politica si chieda solo onestà. È ben vero che i fatti indicano malaffare e corruzione, ma che la folla invochi onestà non mi piace, e mi sembra una prova ulteriore di una schizofrenia davvero pirandelliana. Io non credo affatto che gli elettori siano migliori degli eletti, e sono quindi persuaso che il popolo italiano di oggi, quello vero e reale, non quello idealizzato da mitografia o retorica, sia rappresentato in maniera esatta, paradossalmente “onesta” dai suoi politici ed amministratori. Cominciamo dalle tasse. Specie a sinistra, dove il tema dell’invidia sociale viene sempre utilizzato con grande successo, si fa un gran parlare di evasione fiscale, confondendo barbieri con banchieri, piccole partite IVA con società di capitali, ma l’onestà del contribuente italiano, generalmente, si ferma sull’uscio di casa propria. Sono alcuni milioni gli evasori del canone televisivo, specie a Sud (De Magistris, falli pagare che poi cantiamo Bella Ciao insieme!) e legioni sono i lavoratori che scelgono il nero, numerosi almeno quanto gli sfruttatori di immigrati. Abbiamo un numero enorme di cooperative finte, che lucrano sull’elusione fiscale senza beneficare i soci “comuni” o i dipendenti. Scagli la prima pietra chi non ha trattato lavori o prestazioni professionali senza fattura per reciproco interesse delle parti. Quanto ai benefici goduti senza averne diritto, l’elenco è così sterminato da evitare esempi per carità di Patria. Anzi, uno lo faccio: anni fa, rappresentavo un partito di opposizione in un municipio di Genova ed ero nel comitato di gestione delle scuole comunali. Persone di tutti i ceti e di ogni condizione, italiani e stranieri, dichiaravano palesemente il falso pur di ottenere la tariffa ridotta o la gratuità della mensa o della retta. Ho visto padri amorevoli dichiarare di non mantenere il proprio figlio, coppie felici affermare di essere separate e tanto altro. Sapevano che la capacità di controllo era pressoché zero: solo una segnalazione alla Polizia Municipale, che ha altro da fare e poteri limitatissimi. Così è, se vi pare, ed il piacere dell’onestà vale per gli altri. Siamo intransigenti con il prossimo, assai di manica larga quando la cosa riguarda noi, e troviamo giustificazione a tutto. Dottori ha la Chiesa, dicono in Spagna, menti brillanti capaci di giustificare qualunque nefandezza con sofismi sempre nuovi. Come possiamo pretendere dai politici comportamenti irreprensibili, se la corruzione, anche la più spicciola, è tanto diffusa e ci riguarda personalmente? Disonesti sono gli altri perché non sappiamo più, o non vogliamo, giudicare le nostre stesse azioni. Immanuel Kant era certo un grande filosofo, ma un inetto nella vita comune: senza la sorella, forse sarebbe diventato un barbone nel gelo di Koenigsberg, ma quel suo principio “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me” ha fascino, ma è fuori dalla realtà. L’uomo, certo, possiede gli strumenti intellettuali per perseguire il bene, ma senza un fine morale esterno non sa vivere che nel male, che la cultura ebraico cristiana chiama peccato. Siamo materia, intelletto, spirito, ma se conta solo la materia, il bene ed il male non esistono più, l’autonomia morale ci porta al tornaconto, alla disonestà.  […] Di che cosa stiamo parlando, quindi, se poniamo una generica “onestà” in cima ai programmi politici, ma non cambiamo di una virgola il nostro gretto materialismo, non facciamo più alcun esame di coscienza, non cerchiamo di essere migliori ed onesti soprattutto nella nostra vita individuale e sociale, per poi immaginare, progettare e realizzare i cambiamenti sociali. […] In tutti gli ambienti, la competizione per la carriera si basa sulla maldicenza, l’opportunistica adesione ai modelli dominanti, la ricerca dell’appoggio o della tessera “giusta”, la pratica di forme sempre nuove di disonestà. Tuttavia, pretendiamo dai giustamente disprezzati politici di essere irreprensibili, migliori di noi.

 

Nel merito, poi, l’onestà non è un programma politico.  Forse, non ruberanno, e questo è bene, ma che cosa vogliono fare? Per ora, sappiamo che un assessore della nuova giunta romana, il professor Berdini, è un sostenitore dell’abbattimento di Via dei Fori Imperiali. Un entusiasta sostenitore di De Gaulle gridò al passaggio del generale: “A morte tutti i cretini”. Il generale rispose: “Vasto programma, giovanotto”. Senza un progetto per il futuro, un’idea di città, di Italia, di mondo, tutto diventa cronaca, colore, moda. E se non si rompe con il sistema, non sarà l’onestà personale a cambiare le cose. Senza una morale comune, che può venire solo da principi comunitari condivisi, il ritorno della vita spirituale “in interiore homine”, il ripristino della legge naturale, dunque della legittimità secondo coscienza ed intelletto, e non la banale legalità di un mondo che, ovviamente, detta le regole per la propria riproduzione e conservazione, non certo per affermare un’idea di bene, vietata dal liberalismo di tutti i colori e dai cascami del postmarxismo occidentale, onestà è parola altrettanto vuota che democrazia, libertà, progresso. Contenitori all’interno dei quali ognuno pone la sua soggettività verità. Nello specifico politico dell’attualità, poi, l’onestà del movimento di Grillo si infrange contro un paio di scogli piuttosto seri. Chi controlla, in nome della conclamata “trasparenza” la mitica rete, il sistema operativo Rousseau inventato dai Casaleggio, che dovrebbe risolvere tutti i problemi, come l’Elisir d’Amore di Donizetti? E la famiglia Casaleggio, che cosa rappresenta, una dinastia di eminenze grigie o una forma postmoderna di monarchia ereditaria con tanto di legge salica? Anche il nome Rousseau mette i brividi, perché il pensatore ginevrino, straordinario esempio di incoerenza personale rispetto all’opera scritta, teorizza una “volontà generale” che sa tanto di follia giacobina alla Robespierre. Peraltro, anche l’Incorruttibile, devoto alla Dea Ragione, inventore del nuovo calendario illuministico, si imbatté in qualcuno più radicale di lui, e ci rimise la testa. C’è di più: nell’orgia di idee rimasticate, i grillini parlavano di uscire dall’Euro o dall’Unione; adesso silenzio, anzi, corsa ad essere accettati nei salotti buoni, con la cravattina in tinta di Luigi Di Maio e la benedizione di alcuni settori dei poteri forti. Oppure, la vaga promessa di referendum, disonesta se non se ne chiariscono gli scopi veri e non si prende posizione, oltreché da chiarire sul piano giuridico. Una volta ancora, di che cosa stiamo parlando? […] Il vecchio, intramontabile vocabolario Zingarelli definisce l’onesto “chi ha onore”; tale è la radice latina, che richiama l’onus, il peso che si porta. Sì, perché l’onestà è un peso: costringe a non essere egoisti, a ragionare contro i propri interessi, spesso ad anteporre le ragioni altrui alle proprie. Quello è anche il concetto antico, rimosso, deriso dell’onore. Un intellettuale laico di scuola torinese “azionista”, seguace di Norberto Bobbio, Maurizio Viroli, lo definì spregiativamente un concetto premoderno. […] Non posso immaginare come possa essere onesta una civilizzazione che vive di pubblicità, ovvero di cosciente manipolazione della realtà, e di competizione economica, dove ogni bassezza è ammessa pur di conquistare quote di mercato.  Il punto è che per milioni di connazionali – e di europei – onestà è fare la raccolta differenziata dell’immondizia, non fumare in luogo pubblico, anzi non fumare affatto, inondare la quotidianità di regole e divieti per un mondo pulito come le stoviglie lavate con Mastro Lindo, batteriologicamente puro quanto certe acque minerali. Mi vengono in mente quelle persone che, mentre degustano una bresaola (marchio valtellinese, carne brasiliana) o una spigola al vapore, cibi energetici, salutari e leggeri, anzi light, danno degli assassini ai cacciatori, squittiscono se un genitore dà uno scappellotto al figlio, piangono per i morti del terrorismo islamico, ma se ne fregano delle stragi mostruose perpetrate nelle guerre promosse dagli Usa. Ma loro sono buoni ed antirazzisti, i cattivi, come sempre, gli altri. È un’onesta igienizzata ed inutile, ed intanto in italiano se diamo del “dritto” a qualcuno, vogliamo enfatizzarne non la moralità o la probità, ma la capacità di farsi abilmente i fatti suoi. Sono persuaso che il pirandelliano “piacere dell’onestà” nulla abbia a che fare con un moto dell’animo, ma sia uno dei tanti rivoli della montante ipocrisia sociale, con l’indubbio vantaggio di porre se stessi dalla parte dei buoni, dei giusti, dei malcapitati in un mondo crudele, ma crudele solo quando non siamo noi a vincere la partita.  Pirandello allo stato puro: in tutti noi c’è un doppio, più virtuoso di quello reale, Uno, nessuno e centomila. Ciò che pretendiamo dagli altri è, di regola, quello che non riusciamo ad ottenere da noi stessi, e che, molto raramente tentiamo davvero di raggiungere. […] Luigi Pirandello esordì nella grande letteratura, e forse nella filosofia, con Il fu Mattia Pascal, del 1904. Fallito sotto tutti i punti di vista, Mattia diventa Adriano Meis, ma passata l’iniziale euforia, ben poco cambia. Non si fugge da se stessi, a meno di cambiare davvero pelle. Non sembra che gli italiani abbiano questa intenzione: oggi sembra che, con il solito spirito gregario, l’Andrea Meis di turno sia a Cinque Stelle. Il potere vero lo sa, lo ha capito, e ce li ha mandati tra i piedi, ultimo jolly nel mazzo dei grandi architetti dell’universo… Finora, hanno vinto sempre, cambiando cavallo o fantino, persino ippodromo. Al Casinò di Sanremo, almeno c’è una possibilità su trentasette che la pallina rotoli sul numero giusto… Altro che onestà, altro che bella ciao!

 

Roberto Pecchioli

 

 
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