Avviso Registrazioni

Scusandoci per l'inconveniente, informiamo i nuovi utenti i quali desiderino commentare gli articoli che la registrazione deve essere fatta tramite Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Login Form






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

Cerca


 
  SiteGround web hostingCredits
C'Ŕ del buono nel nuovo che avanza PDF Stampa E-mail

5 Marzo 2021

Image

 "Il Tesoro-Enciclopedia del ragazzo italiano" fu la prima, grande, moderna enciclopedia a largo uso di immagini e fotografie, concepita per divulgare il sapere dei giovani e fu pubblicata nel 1939. Nella sezione sulle infrastrutture e sulle strade scrisse che "l'uomo nasce viaggiatore. Commercio e civiltà nacquero col viaggio": è una premessa necessaria per dire che il viaggio, gli spostamenti, sono connaturati all' uomo e ai suoi bisogni.  Tuttavia quando il bisogno naturale diventa bulimia crea una patologia e le patologie vanno curate. Negli ultimi decenni la mobilità era diventata bulimica, spesso e volentieri capriccio inutile e dagli altissimi impatti sull' ecosfera, sull'ambiente, sulle risorse e non da ultimo devastante per culture, civiltà e comunità che venivano a contatto con il turismo di massa stesso. Lo sviluppo della globalizzazione era andato pari passo a quello delle linee aeree: sino a poco fa, nella pagina di Wikipedia dedicata alla globalizzazione, campeggiava una mappa delle rotte aeree internazionali e questo dice tutto. Negli anni precedenti al covid questa bulimia ha raggiunto il parossismo.

Abbiamo già ripetuto che pensare di ritornare al 2019 è folle e assurdo, perché al netto dei complottismi vari e della mitologia delle varie "Agende 2030" e dei Forum di Davos, scusate tanto, ma la normalità del 2019 faceva schifo e ben venga il fatto che non ritorni più. Noi dobbiamo solo cercare di cavalcare la tigre a nostro vantaggio -o comunque provarci, dando spunti a chi ci seguirà: se fallirà tutto, i superstiti ricostruiranno dalle macerie. Un mese fa abbiamo parlato dei processi in corso sullo smart working e sulle de-urbanizzazione, oggi parleremo della mobilità ridotta, che non è assolutamente un male.

Il "Boston Consulting Group", società di consulenze sulle tendenze a lungo termine tra le più ricercate, in un suo rapporto ha fatto capire alle compagnie aeree che almeno sino al 2024-25 non vi sarà una tangibile ripresa e che comunque questa ripresa toccherà solo i voli a medio-raggio: per i voli a corto raggio ci sarà la concorrenza del treno, quelli a lungo raggio si riprenderanno parzialmente, perché le tendenze saranno ormai a limitare anche i viaggi di lavoro se non al necessario.

Inoltre la transizione energetica renderà antieconomici e costosi i prezzi dei biglietti aerei, unito al fatto che da qui al 2024-25 molte compagnie rischieranno di restare a terra in tutti i sensi e quindi la minor concorrenza si tradurrà, per legge di mercato, in un aumento dei prezzi. Lo stesso concetto di turismo, legato indissolubilmente ai trasporti, sta radicalmente cambiando. Si sta iniziando ad apprezzare il concetto di "staycation", di "vacanza nei dintorni", il che non significa che non viaggeremo più ma tutt'altro: se ben applicato, questo concetto ci farà forse viaggiare meno ma viaggiare meglio. La "staycation " non significa la morte delle strutture ricettive, anzi: proprietari di seconde case, di bed and breakfast, affittacamere potranno vivere una seconda giovinezza e aumentare il fatturato. A essere penalizzati saranno i grandi alberghi e le grandi strutture ricettive. Spiace dirlo per chi ci lavora, ma è così. Sono strutture ormai obsolete, legate ad un'epoca di civiltà di massa, turismo di massa, spostamenti di massa che da inizio 2020 è definitivamente tramontata. Certo, potranno esserci dei "colpi di coda" effimeri nei prossimi anni, ma il viale del tramonto è imboccato. Anche nel 1919 gli ambasciatori indossavano ancora feluca e spadino stile "Belle Epoque" ma i troni dei grandi Imperi non esistevano più.

Viaggiare meno ma viaggiare meglio porta a scoprire un mondo vicino ma per lungo tempo ignorato e sconosciuto: la propria città, la propria Regione, il proprio Paese. Significa imparare a vedere il territorio, ad ascoltarlo, e perché no con l'effetto positivo di riscoprire antiche usanze e immergersi in quello che è il "genius loci" che si trova in ogni angolo quadrato del Pianeta. Non si dica che tale tipo di turismo e di concezione del viaggio sia uno sdoganamento del "distanziamento sociale", termine di cui si inizia ad abusare e che è fuorviante. Il "distanziamento sociale" avviene, avveniva, nell' evento di massa, nella crociera di massa, nelle comitive di massa, che erano e sono una fruizione consumistica del viaggio, non l'essenza del viaggio stesso. Uomini, ambienti, paesaggi si conoscono e si conoscono meglio in solitudine, non spersi in un anonimato alienante. Mille estranei fanno una folla, ma un solo individuo conosciuto fa una relazione.

La riduzione dei voli aerei, che equivalgono all'8% su scala mondiale di tutte le emissioni, porterà sicuramente ad una maggiore qualità dell'aria e dell'ambiente, a minori consumi di kerosene e di idrocarburi, una fonte energetica su cui si è lucrato e vissuti di rendita per circa un secolo e mezzo e a cui oggi, diremmo, sarebbe ora di mettere i titoli di coda. Tale argomento è incredibilmente dettagliato e complesso, lo spazio di un singolo articolo non basta. Vedremo più avanti la mobilità urbana da ripensare, in un nuovo concetto relazionale tra provincia, aree metropolitane e metropoli/megalopoli (cui rinvio ad un mio articolo precedente sulla fuga, silenziosa ma continua, degli smart workers verso la provincia: da ultimo, leggetevi, fate una ricerca su Ollolai e sul boom di nuovi potenziali residenti nell' ultimo anno) e soprattutto su un punto chiave: come provare a rendere sostenibile la nuova mobilità ridotta. Perché sviluppo sostenibile, se applicato ancora con metodologie "sviluppiste, industriali" rischia di essere un ossimoro e di ritrovarsi punto e a capo.

Ne riparleremo, il tempo non manca.

Restate sempre nel Bosco ma compiendo due passi avanti verso il margine e il binocolo in mano: studiate, osservate, analizzate, provate a capire se qualche cosa del nuovo che avanza potrà essere sfruttato a vostro vantaggio. In una parola: se prima non dovevate vedere e farvi vedere, ora dovete vedere senza farvi vedere.

Simone Torresani

 
Big Pharma PDF Stampa E-mail

3 Marzo 2021

Image

 Da Rassegna di Arianna del 2-3-2021 (N.d.d.)

Quando si pensa alle grandi multinazionali farmaceutiche, e s’intende farlo con l’ausilio di molta buona fede, diventa facile immaginare enormi colossi industriali e finanziari, con una moltitudine di centri di ricerca, all’interno dei quali migliaia di ricercatori lavorano con le attrezzature più sofisticate, nel perenne tentativo di creare e sperimentare sempre nuovi farmaci che possano lenire le nostre sofferenze e renderci di fatto persone più sane e più felici. Il tutto ovviamente a scopo di lucro, ma con sullo sfondo immancabilmente la ricerca del benessere collettivo come fine ultimo... In un mondo perfetto probabilmente potrebbe funzionare proprio così, ma purtroppo il mondo è tutto tranne che perfetto e la realtà troppo spesso travalica tanto il pensiero positivo quanto la buona fede. Quello che generalmente viene etichettato come Big Pharma è un conglomerato composto da una decina di colossi farmaceutici che nel corso degli anni hanno di fatto assorbito qualsiasi industria farmaceutica più piccola risultasse per loro appetibile, diventando progressivamente sempre più grandi e più potenti a livello internazionale. Ciascuno di questi colossi vanta un fatturato paragonabile al PIL di una nazione di medie dimensioni e ha un potere finanziario, contrattuale e “politico” equivalente a quello di uno stato.

Le multinazionali farmaceutiche creano il proprio fatturato attraverso la commercializzazione dei farmaci e il loro unico scopo è quello di conseguire il maggiore profitto possibile per i propri azionisti. Al loro interno non esiste alcuno spazio per il benessere collettivo, nessuna etica, nessun rispetto per le sofferenze del malato, nessuno spirito di ricerca che possa prescindere dall’ottenimento del più alto profitto possibile in quella determinata circostanza. Molto spesso sfruttano la ricerca pubblica per ottenere brevetti che frutteranno loro miliardi, altrettanto spesso speculano sulla sofferenza riuscendo ad alzare a livelli astronomici il prezzo di nuovi farmaci salvavita. Talvolta riescono a nascondere per decenni gli effetti collaterali devastanti di un farmaco ritenuto particolarmente remunerativo. Sempre riescono a cooptare decine e decine di migliaia di persone, in ambito medico scientifico, divulgativo e politico, che siano in grado di difendere i loro interessi anche qualora vadano in conflitto con quelli della collettività. Il farmaco antiepilettico Depakin, commercializzato dal colosso farmaceutico francese Sanofi a partire dal 1967, determina gravi rischi per le donne in gravidanza, provocando problemi neurologici nel 40% dei nascituri e malformazioni fetali nel 10% dei casi. Nonostante il problema fosse noto alla multinazionale fin dai primi anni Settanta, nessuna avvertenza era specificata all’interno del bugiardino, dove riguardo alle donne in gravidanza veniva semplicemente consigliato di rivolgersi al proprio medico curante. Le autorità sanitarie ritengono che a causa del Depakin in Europa decine di migliaia di bambini abbiano sviluppato gravi malformazioni o handicap mentali. Solamente nel 2015, dopo 48 anni di commercializzazione del farmaco, in seguito a una lunga inchiesta, Sanofi ha acconsentito a modificare il foglietto illustrativo del farmaco, specificando la reale entità dei rischi per le donne in gravidanza. Nel 2014 il mercato del farmaco statunitense è stato stravolto dall’arrivo di un farmaco rivoluzionario, il Sovaldi, prodotto dalla multinazionale Gilead e in grado di curare per la prima volta e in soli 3 mesi l’epatite C, una grave malattia che spesso risulta mortale per il paziente. La Gilead in realtà non ha realizzato alcun lavoro di ricerca per arrivare alla scoperta del farmaco, ma ha semplicemente acquistato l’azienda che aveva portato avanti questo lavoro. Il Sovaldi viene commercializzato sul mercato americano (dove non esiste alcuna limitazione) al prezzo di 84mila dollari per l’intera cura, mentre sul mercato europeo il prezzo, seppur stratosferico, è limitato a 42mila euro, diventati poi in Francia 24mila euro dopo una lunga contrattazione con il ministero della salute francese. Il prezzo del medicinale, come spesso avviene in questi casi, non si basa assolutamente sui costi reali di ricerca e sviluppo, di produzione e messa in commercio, ma riflette unicamente la posizione di forza della multinazionale che di fatto si arroga il diritto di decidere chi vive e chi muore, sulla base della disponibilità del suo portafoglio. Nel 2005 un professore americano scoprì quasi per caso che l’Avastin, un farmaco prodotto dalla Genentech e usato fino a quel momento nel trattamento del tumore del colon, qualora iniettato all’interno dell’occhio si rivelava una cura estremamente efficace per la DMLA, una malattia degenerativa dell’occhio fino a quel momento incurabile, che colpisce nel mondo milioni di persone ed è la prima causa di cecità fra gli ultra sessantacinquenni. Dopo la scoperta, per quasi un anno l’Avastin è stato usato in maniera generalizzata per la cura della DMLA, poi la stessa Genentech ha introdotto sul mercato il Lucentis, un farmaco in tutto e per tutto identico all’Avastin, ma specificamente destinato alla cura della DMLA. A non essere identico e neppure lontanamente simile era però il prezzo: mentre la terapia con l’utilizzo dell’Avastin arrivava a costare circa 50 dollari, quella con il Lucentis ne costava 2000. Come purtroppo troppo spesso accade, l’utilizzo del farmaco più economico, l’Avastin attualmente di proprietà della Roche, viene oggi scarsamente utilizzato nella cura della DMLA, su indicazione della stessa multinazionale che lo commercializza, mentre risulta privilegiato un farmaco enormemente più caro, il Lucentis oggi di proprietà della multinazionale Novartis, il 30% delle cui azioni è detenuto dalla stessa Roche. Il tutto a detrimento delle casse del sistema sanitario e della possibilità di cura offerta ai pazienti. Nel 2018 una nuova terapia genica in grado di curare la leucemia viene scoperta da un gruppo di ricercatori della University of Pennsylvania che lavorano sovvenzionati dai fondi pubblici. La multinazionale Novartis grazie alla propria potenza finanziaria riesce a diventare codetentrice del brevetto e mette in commercio il Kymriah, un farmaco efficace nella cura della leucemia, fissando il prezzo della terapia alla cifra stratosferica di 320mila euro. Attraverso un’operazione di questo genere la multinazionale riuscirà ad ottenere enormi profitti per i propri azionisti senza avere investito alcuna risorsa nella ricerca, ma al contempo nessun sistema sanitario pubblico sarà in grado di curare la totalità dei propri pazienti ammalati di leucemia, pur esistendo nei fatti la possibilità di una cura.

Secondo le stime di un rapporto del Codacons nel periodo compreso fra il 2015 ed il 2017 ben 32.623 fra medici, fondazioni ed ospedali hanno complessivamente percepito in Italia una cifra di oltre 163 milioni di euro dalle 10 principali multinazionali farmaceutiche, a titolo di sponsorizzazioni, donazioni, viaggi, quote d’iscrizione, corrispettivi e consulenze. La sola Bayer spende ogni anno circa 10 miliardi di euro in “pubblicità”, tenendo conto che in tale voce non sono contemplati solamente gli spot in TV o sui giornali ma anche e soprattutto la cooptazione di medici, associazioni, cliniche e ospedali. Stando alle conclusioni di una mega inchiesta avviata dall’FBI nel 2016, grazie alla collaborazione di alcuni ex manager della multinazionale Novartis, è stata appurata l’esistenza di veri e propri programmi di corruzione, camuffati sotto le mentite spoglie di ordinarie operazioni di marketing e finanziati direttamente dalla sede centrale. In Grecia sarebbero stati migliaia i medici corrotti da Novartis con lo scopo di fare prescrivere i propri prodotti anche a pazienti sani che non ne avevano alcuna necessità. Nello scandalo risultano coinvolti anche ministri ed alti funzionari dello Stato, in merito all’omologazione di medicinali dai prezzi proibitivi.

L’epidemia del Covid-19 che da febbraio sta mettendo a dura prova i sistemi sanitari di tutto il mondo, rappresenta senza dubbio un’opportunità senza precedenti per Big Pharma, che fin da subito si è attivata con ogni mezzo nella ricerca del vaccino salvifico in grado di garantire profitti miliardari. Ma a quanto sembra non sarà neppure necessario attendere che un vaccino dimostri la propria validità “sul campo”, immunizzando milioni di persone, per assistere al boom del fatturato di qualche multinazionale farmaceutica. Nello scorso mese di novembre infatti è stato sufficiente che la Pfizer annunciasse al mondo la messa a punto di un vaccino contro il Covid con un’efficacia del 90%, senza che esistesse alcuna prova riguardo alla reale efficacia del vaccino stesso e alla mancanza di controindicazioni, perché le azioni della multinazionale americana volassero in borsa e consentissero al suo amministratore delegato Albert Bourla di intascare 5,6 milioni di dollari attraverso la vendita delle azioni in suo possesso.

I pochi esempi qui riportati rappresentano solamente uno scampolo dell’infinita serie di scandali che hanno costellato l’operato di Big Parma nel corso dell’ultimo mezzo secolo, dimostrando senza ombra di dubbio quanto la spasmodica ricerca del massimo profitto da ottenere ad ogni costo sia l’unico vero obiettivo delle multinazionali farmaceutiche. Un obiettivo che per forza di cose si rivela purtroppo antitetico tanto rispetto all’efficienza di qualsiasi sistema sanitario, quanto rispetto al diritto sacrosanto di tutelare la salute della collettività.

Marco Cedolin

 
Organizzarsi per contare PDF Stampa E-mail

2 Marzo 2021

 Da Appelloalpopolo dell’1-3-2021 (N.d.d.)

Ieri (il 27 febbraio, ndr) ci siamo ritrovati in diverse città d’Italia per una manifestazione organizzata dal Partito Comunista e da Movimento48 per protestare assieme contro la nascita del governo Draghi, un governo saldamente «europeista», atlantista, liberista al massimo grado, amico dell’alta finanza e degli speculatori, che si accinge ad una carneficina sociale sotto le mentite spoglie di un governo che sarebbe nato su impulso del PdR per fronteggiare l’emergenza generata dal Covid – 19. Nella piazza dove abbiamo manifestato noi toscani, oltre al PC, i militanti di altri gruppi: noi del Fronte Sovranista Italiano appunto, M48, c’era una bandiera italiana con la stella rossa in campo bianco che evocava il CLN (probabilmente militanti del gruppo anti-europeista Liberiamo l’Italia), altri gruppi che non conoscevo neppure (“Patria e Socialismo”); tutti uniti per dire no a quello che ci si prospetta: la chiusura di altre attività economiche, altre p.iva, palestre, locali, esercizi commerciali, imprese.

Dal palco tutti han parlato la stessa lingua: il tassista preoccupato per la concorrenza delle app di Uber e similia, l’operaio con la cassa integrazione che tarda ad arrivare, il gestore dell’attività a conduzione familiare costretto a chiudere, la studentessa che si lamentava per la sospensione della didattica in presenza: un blocco sociale che potenzialmente potrà mettersi di traverso solo se saprà organizzarsi politicamente, ed è anzi emblematico che se per la prima volta dall’inizio della accelerazione per il covid di una crisi che in realtà è ultradecennale e ha radici lontane, si siano potute ritrovare tutte assieme nella stessa piazza diverse categorie sociali – e non più una sola categoria colpita alla volta – questo si sia potuto verificare solo grazie alla presenza dei partiti, partiti che provano a coordinare la propria azione anche grazie alla promozione di manifestazioni unitarie, alle quali ciascuno possa partecipare tramite la propria organizzazione e con la propria bandiera. Perché questo e non altro sono o dovrebbero essere i partiti: popolo che si organizza, e di questo abbiamo bisogno, PARTITI POPOLARI e non populisti (cioè fintamente popolari, ma in realtà liberali e liberisti).

Luca Russi

 
Senza prospettiva PDF Stampa E-mail

1 Marzo 2021

 Ricapitolando. È passato un anno. Un anno di vita praticamente buttata o comunque con condizioni dettate da altri. Condizioni equidivise tra: stupide, insensate, contraddittorie, volubili, a volte cambiate da sera a mattina, in mano a un pugno di omuncoli. Nella quasi totalità, provvedimenti ciechi legati a principi tra l’inutile e l’antiscientifico, volti a fingere di “far qualcosa, proteggere”... Come se il benessere fosse sempre stato una priorità, un balletto tra: distruzione economica di interi settori, danni enormi a salute fisica e psichica, lavaggio del cervello, annullamento di settori culturali, riduzione della scuola a un teatro di burattini, e tanto altro. Riduzione dell’informazione, delle evidenze scientifiche, dei dati matematici e delle ovvietà epidemiologiche a notiziari del terrore volti esclusivamente a terrorizzare, creare odio, vittimizzare.

Vi siete fatti dire cosa fare e non fare, anche le cose più idiote... e senza mettere in dubbio, senza farsi domande. Vi siete fatti dire dove andare, quando, con chi, come, cosa fare o non fare, a quanti metri farlo dalla porta di casa, in quanti, che età devono avere i vostri figli per portarli da un parente, cosa comprare e cosa no a seconda di giorni e orari, che sport fare o non fare, se il vostro lavoro era degno o indegno, e come biscottino ricevere due lire (se è andata bene).

Avete perso o rovinato relazioni sentimentali o amicali perché qualcuno ha deciso il grado di parentela delle persone che potete vedere e SE le potete vedere, o se la vostra relazione è degna di varcare un confine o meno. Avete perso un anno di vita vostro, o dei vostri nonni o genitori anziani che potrebbero non esserci per sempre, o un anno di vita del vostro nipotino o cuginetto che vi vede solo da uno schermo.

Avete accettato di lasciare persone anziane o bisognose in ospedali o ospizi da dove potrebbero uscire sotto un lenzuolo senza troppe spiegazioni se non un “tampone positivo”. Avete accettato di rinunciare ad hobby, sport, rapporti sociali, abbracci, viaggi, strette di mano, condivisioni. Avete accettato di mettervi in faccia h24, in auto da soli o passeggiando nel nulla, pezzi di stoffa lerci credendo pure siano salvifici e segno di responsabilità. Pur se apparentemente acculturati, intelligenti, colti vi siete messi in mano a personaggi che avreste ritenuto discutibili se avessero parlato di qualsiasi altro tema. Non avete perso due ore a leggere un libro, un testo, una relazione fatta da qualcuno diverso dagli ospiti dei salotti televisivi. Avete chiamato con termini orripilanti persone che hanno osato farsi domande. Avete sminuito se non deriso chi per la situazione ha provato a reagire in qualche maniera.

Vi siete umiliati per “paura di una multa” quando quotidianamente o quasi rischiate con leggerezza sanzioni molto peggiori, ammesso e non concesso che la dignità e la libertà abbiano un prezzo. Avete costretto a tutte queste angherie bambini e adolescenti che nella maggior parte dei casi cresceranno ipocondriaci e con problemi pesanti.

Il tutto senza alcuna prospettiva, senza luci in fondo al tunnel, solo date buttate a caso e/o cambiate per convenienza, “colori” patetici, speranze in cui fingete di credere. Fine pena “mai” o comunque a discrezione del kapó di turno. La crocchetta buona della data ipotetica di “fine pena”, la bacchettata sulle dita perché Mariagiuseppa ieri a Campobasso si è abbassata la mascherina per tossire quindi tutti in galera per un altro mesetto, poi vedremo se fate i bravi bambini. L’avete presa sul ridere, con la mascherina di Hello Kitty e il “vabbè si vive anche senza palestra “ e le battute sul lievito. E per me potreste pure crepare nel vostro inferno asettico, se non fosse che per la vostra complicità ci vanno di mezzo tutti.

Aspettate fiduciosi che qualcuno si curi di voi... La prossima crocchetta potrebbe essere il 27 marzo ...  corri corri cagnolino, continua a crederci, continua a buttare via la vita. Continua ad aspettare, butta nel cesso la vita. Coglione.

Michela Boyer

 
Ennesima riforma sul nulla PDF Stampa E-mail

28 Febbraio 2021

Image

 Da Rassegna di Arianna del 24-2-2021 (N.d.d.)

Quando ci si chiede smarriti come si possa essere arrivati a questo punto, è importante capire che c'è sempre una logica ferrea nel processo che va dal male al peggio al pessimo, in un indefinito trascolorare verso l'abisso. Prendiamo la scuola.

Abbiamo già avuto modo di metterci allerta con il neoministro Bianchi. Però a ricordarci che ci muoviamo sempre nell'ambito di una continuità nell'infimo, ci sono i lasciti del precedente duo Azzolina-Ascani.  Arriva oggi la nuova pagella delle elementari. Ed eccoci alla miliardesima Grande Rivoluzione Pedagogica, in cui, come accade ciclicamente da quando ho memoria, si decide che il precedente sistema valutativo è obsoleto, meschino e oppressivo, e che bisogna assolutamente rinnovarlo. Dunque bando a quell'abominio dei voti numerici, perché le anime dei nostri teneri virgulti non possono essere colte nella loro complessa sensibilità dalla fredda realtà dei numeri. Al rogo (di nuovo) quegli orribili "5" e "10".  La modernità ha finalmente fatto breccia (di nuovo).  E questa volta i nostri poeti là giù, presso il Ministero della Pubblica Distruzione hanno prodotto la seguente mirabile griglia quadripartita: "Avanzato" "Intermedio" "Di Base" e (rullo di tamburi) "In Via di Prima Acquisizione" [Cioè, signora, suo figlio in classe si esercita per la corsa campestre e nessuno ha mai visto un quaderno, però nessun problema, noi siamo tutti certi che il virtuoso processo di acculturazione è in fieri.]

Questa Grande Rivoluzione Pedagogica sarà accompagnata da corsi di aggiornamento biennali per il corpo docente delle scuole elementari, in modo da imparare a maneggiare i nuovi "strumenti didattici" così da ridisegnare-un-percorso-che-metta-al-centro-gli-studenti-li-renda-protagonisti-attivi-di-un-processo-di-formazione-e-crescita" (cit.) Uno avrebbe potuto pensare che in un anno piagato dal Covid, che si è sommato alle usuali problematiche della scuola, i nostri instancabili pedagogo-burocrati giù al ministero avessero dovuto concentrarsi su questioni sostanziali, risparmiandoci così l'usuale ciclico esercizio di pettinatura bambole.

Figuriamoci. Anche questa volta ci hanno stupito. Ed ecco a voi l'ennesima riforma sul nulla, l'ennesima produzione industriale di fuffa caramellata, che darà un po' di lavoro inutile in più al corpo docente, genererà un po' di confusione in più a bambini e genitori, e fornirà qualche obolo in più a formatori part-time del nulla da impiegare in corsi di formazione/aggiornamento. Ancora una volta al Ministero si eserciteranno in ciò per cui hanno un unico indiscutibile talento: il teatro dell'assurdo.  Come in un dramma di Ionesco, essi chiederanno con grandissima serietà ai docenti di avere il massimo spirito di fattiva collaborazione spostando ogni sedia che sta sul lato sinistro dell'aula a quello destro.  E viceversa.   E dopo un po' chiederanno, con ancora maggiore serietà, ai docenti di mostrare il proprio senso per la missione educativa di cui sono investiti spostando ogni sedia che sta sul lato destro a quello sinistro.  E viceversa. Le sedie di Sisifo.

Il dubbio, l'unico vero dubbio, è se gli oscuri abitatori dello Spazio Pentadimensionale detto Ministero dell'Istruzione siano dementi o demoniaci.

Ad una visione superficiale potrebbe sembrare la prima opzione, tuttavia forse siamo ingenui. Forse la loro 'mission' è perseguita con diabolica lucidità ed efficienza.  Dopo tutto, noi tendiamo ad assumere che questi siano là per migliorare il funzionamento dell'istruzione, ma davvero niente parla a favore di questa ipotesi.

Se invece assumessimo che il loro scopo è far perdere ai docenti ogni oncia di voglia di fare alcunché, e di far passare ai genitori il messaggio che la scuola pubblica è una gabbia di matti senza speranza, per cui pagare soldi pubblici è un'assurdità, beh, questa sì che è un'ipotesi capace si sussumere tutti i dati a disposizione in un'unica elegante formula.

Andrea Zhok

 
Non Ŕ la fine del mondo PDF Stampa E-mail

27 Febbraio 2021

Image

Ho ricevuto nel Bosco la visita di altri due piccioni viaggiatori: il primo proveniva da Roma e mi ha raccontato che il governo dell' ennesimo "uomo della Provvidenza", ossia Mario "Il Taciturno" Draghi (pare in letargo, è tanto zitto che a volte si dubita pure della sua esistenza) è una continuazione del Conte-bis: avanti a suon di DPCM liberticidi e anticostituzionali stillicidio devastante di chiusure e aperture, nessun cambio di passo sulla gestione della pandemia a parte la presa in giro di prorogare il cambio di colore delle Regioni di 24 ore: capirai, da lunedì anziché domenica, sai che passo avanti. Si continua con la pagliacciata dei falsi ristori e con la stanca commedia del poliziotto buono /poliziotto cattivo: solo che ora i ruoli sono sostenuti da Salvini e Zingaretti. Se la montagna ha partorito questo topolino, tanto vale ripetere le parole che l'ex imperatore Ferdinando I d' Austria -forzato nel 1848 ad abdicare in favore di Francesco Giuseppe- pronunciò dopo la sconfitta di Sadowa e la perdita del Veneto nella guerra del 1866 contro Italia e Prussia: "C'era bisogno di farmi abdicare? Anch' io sarei stato capace di perdere battaglie e province!". Per liquidare l'Italia, sarebbe insomma andato benissimo Giuseppe Conte. Altri cinque, sei mesi così e stavolta la crisi italiana sarà irreversibile, da encefalogramma piatto: o la situazione si sblocca in estate, o in autunno il “la fine delle trasmissioni” sarà inevitabile.

Il secondo piccione invece ha fatto un lungo viaggio: è giunto addirittura da Israele. E udite udite: mi ha raccontato che Israele, Paese deplorevole quanto si vuole coi palestinesi e nella politica estera ma indubbiamente un Paese serio e affidabile ed efficiente (cioè l'opposto di noi) in nemmeno tre mesi ha vaccinato 6 milioni di abitanti su 7, di cui ben il 49% ha già ricevuto le canoniche due dosi e il restante 51% calcola di riceverne o la seconda o la prima almeno entro il primo di aprile. Infatti mentre il "Taciturno" prosegue sulla falsariga del disastro dei predecessori, Netanyahu riapre tutto: cinema, teatri, sale concerto, scuole, ristoranti, eventi culturali, forse più in là anche gli stadi. A Gerusalemme e Tel Aviv i primi concerti stanno facendo "sold out", ristoranti e cinema il pienone, toccasana per l'economia e il lavoro. Tutto bene quel che finisce bene?  Non proprio, perché il colombo aveva in serbo, per ultimo, una notiziona: il governo israeliano ha emanato il "Green Pass", una applicazione tipo passaporto sanitario e solo chi mostra sul telefonino il "Green Pass" (o il foglio di vaccinazione) può usufruire di cinema, ristoranti, teatri, musei e altri luoghi. E non solo: sia ben chiaro che la fruizione di tali luoghi deve avvenire "secondo rigidi protocolli di sicurezza sanitaria" ossia con mascherina, gel, distanziamento. E non finisce qui: il "Green Pass" durerà sei mesi. E poi? Che succederà? Un continuo rifare dosi e passaporti vaccinali?  Sempre con mascherina, gel, distanziamento?  Chiedo sinceramente: vogliamo la normalità di Israele? Seguiamo Israele e seguiamo anche le notizie dalla Gran Bretagna, che si appresta a seguire i numeri di Israele e ha elaborato una mappa di riaperture da concludersi il 21 giugno, sempre che anche a Londra non si ripeta lo scherzetto che il "Taciturno" ha fatto ai gestori degli impianti di sci. Ma quale Speranza, a decidere è il "Taciturno" e siccome non ha parlato, chi tace acconsente. Fatto sta che Israele e Gran Bretagna sono due spie, due avanguardie, di come evolveranno le cose.

Come volevasi dimostrare, non è la "fine del mondo" ma la "fine di un mondo": ora, mettiamo in chiaro che nessuno sano di mente vorrebbe ritornare alla normalità precovid del 2019 -anche se in giro, specie ed incredibilmente dalle nostre parti, dal nostro lato della barricata, sono in troppi coloro che la rimpiangono- e proprio questo "nuovo mondo", che non è quello delle congiure del Reset, del confinamento in casa permanente e quant'altro, del microchip sottopelle e del vaccino a dot quantici con messaggi subliminali da remoto e condizionamento comportamentale, questo "nuovo mondo", dicevo, dovrebbe servire a noi da stimolo per inserirci in una ottica di alternativa. Una alternativa, però, che non si limiti solo a criticare il nuovo o a rimpiangere un vecchio che non tornerà più ma una alternativa che sia una sana, accesa, vigorosa palestra di idee per un "nuovo" diverso da quello che si sta delineando. Nel "nuovo mondo" saremo semplicemente un poco più controllati (dal pericolo terrorismo passeremo a quello dei virus e batteri), con meno privacy, più digitalizzati, più distanziati e asociali (nihil novi sub solis, lo eravamo già da almeno vent' anni), un poco più rincoglioniti e meno svegli, un poco più pecoroni e conformisti, più precari e più spaesati che oggi. In compenso leggermente più tutelati da sussidi e redditi di base, non per filantropia ma per convenienza di governi che vorranno evitare rivolte. Insomma non un quadro idilliaco ma neppure l'Apocalisse paventata da alcuni. Anche il modo di viaggiare e di lavorare sarà diverso: turismo breve a mobilità ridotta e massiccio ricorsi allo smart working. All'estero si parla addirittura di staycation, ossia di vacanze a brevissimo raggio in combinazione con lo smart working. Saranno i soliti processi che dapprima inizieranno in sordina, poi avranno aumenti esponenziali. Eppure certi concetti chiave come i cambiamenti di lavorare e la mobilità ridotta -che non è una iattura, ma un vantaggio per noi e per l'ecosistema- se ben cavalcati e analizzati e studiati potrebbero veramente portare a vantaggi. Insomma, quale deve essere ora il nostro compito? Restare sempre nel Bosco, ma stavolta facendo un paio di passi verso il limite del Bosco: muoversi un poco, insomma, restare nascosti a vista ma iniziare a studiare, analizzare, osservare, proporre, cavalcare tutta quella catena di eventi di cambiamento per cercare di scrivere una nuova narrazione: a vantaggio dell'Uomo, a vantaggio della comunità, dell'ambiente, del benessere collettivo e tutto questo con la consapevolezza di lanciare idee e proposte che difficilmente saranno godute da noi. Essere degli iniziatori, dei precursori.

Iniziamo dunque a rispolverare i binocoli, a inviare in avanscoperta i piccioni viaggiatori, a osservare, analizzare, scrutare quel che succede "là fuori" e poi a trasformarci in una vivace palestra di idee. Sempre, per il momento, restando tra le fronde ben nascosti, ma intanto abbiamo fatto un passo in avanti. Nel mio piccolo, contribuirò a breve con alcuni articoli, partendo dalla mobilità ridotta e a come usarla a nostro vantaggio e benessere.

Simone Torresani

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 1 - 16 di 2937