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Ritorna la questione sociale PDF Stampa E-mail

23 Settembre 2021

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 Da Rassegna di Arianna del 21-9-2021 (N.d.d.)

Piovono tante spiegazioni in merito alla fuga Nato da Kabul. In occidente non ci si capacita di come 30 nazioni siano state sconfitte da soldati con sandali, motorini e turbante. Così imperversa l'ipocrisia dei profughi da aiutare come se la stessa guerra scatenata dalla Nato non ne avesse prodotto milioni. Profughi che, in parte, ora ritornano in patria e di cui nessuno dà notizia.  Alti lamenti si levano per le povere donne afgane come se gli sponsorizzati dall'occidente (afgani, arabi ecc. ecc.) fossero femministi. Come se il fondamentalismo talebano non fosse una costola della visione wahabita alimentata dal principale alleato in Medio Oriente: l'Arabia Saudita! L'unico regime afgano che difendeva donne e contadini è stato abbattuto proprio dagli Usa! In questi giorni, poi, c'è anche da chiedersi se sono peggiori i talebani o i recenti legislatori antiabortisti del Texas?

Aspro è lo scontro in atto negli Usa fra il sistema industrial-militare ed il realistico ritiro deciso da Obama, Trump e Biden. Non è dunque una scelta nuova, ma una strategia di ridislocamento delle priorità americane; motivo per cui hanno deciso da soli. La vicenda dei sottomarini e l'alleanza anglosassone nel Pacifico vanno proprio in questo senso. In Europa si cerca di sfruttare l'occasione per tentare (ancora una volta) di fare passi in avanti nella difesa comune, anche se non è dato sapere per quale politica estera. Si usa qualsiasi crisi per alimentare "Più Europa" ma senza una visione strategica. Cosa del resto impossibile per la composizione storica, culturale e sociale del vecchio continente. Ma la sconfitta di Usa e alleati è di più vaste proporzioni: sono tutte le guerre medio-orientali ad essere state sconfitte o ad essere impallate: Iraq-Iran, Iraq, Siria, Libia. Ed ora, nel Sahel, anche alla Francia non sta andando molto meglio.

Questa frase, tuttavia, non è esatta. Fino alla crisi del 2007/8 le guerre americane, infatti, non avevano come vero obiettivo la conquista e la costruzione diretta di stati fondati sul modello occidentale: Biden dixit. In effetti, dopo lo scioglimento dell'Urss e una dominazione su scala mondiale che sembrava inarrestabile, agli americani bastava destabilizzare i paesi che non rispondevano all'unico comando mondiale. Così si controllavano direttamente le fonti energetiche. Si smaltivano e rinnovavano gli arsenali. Si privatizzava anche la guerra. Il resto sarebbe venuto da sé. Ma la crisi del 2007/8 ha introdotto alcune varianti impreviste. La storia, che doveva finire, ha ricominciato a correre. La crisi dei subprime ha messo in mostra il fallimento dei presupposti finanziari e sociali del neoliberismo globalizzante. Le enormi differenze sociali prodotte hanno cominciato a creare opposizioni. In Europa ciò è stato alimentato dalle politiche austeritarie dell'Unione Europea. Draghi con il QI è sì riuscito a salvare l'euro e le élite ma il resto della popolazione non ha visto miglioramenti. Il populismo è stata una risposta a questa situazione. Populismi "di destra o di sinistra" che, tuttavia, non si sono dimostrati all'altezza e alternativi al neoliberismo. Il sistema ha cambiato politica e sono stati riassorbiti o resi inefficaci. Anzi, con il covid stiamo assistendo ad un populismo dei governi. Chi controlla l'insicurezza vince! Per altro verso, la globalizzazione ha favorito la Cina. La Russia e l'Iran si sono dimostrati ossi più duri di quel che il presunto impero pensava.   In questo quadro, l'Occidente è alla ricerca di una composizione fra un neoliberismo più o meno puro e un'ibridazione che vede la rimozione di numerosi tabù: i deficit, l'inflazione, l'intervento dello stato.  Un reset che ognuno fa secondo gli interessi strategici propri. Il virus è stata la tempesta perfetta per accelerare i vari processi. E di questo reset fanno parte anche le guerre e la pace: la geopolitica. La guerra è intrinseca a questa situazione. Ma la guerra ha molte facce: anche nuove. Tuttavia, se si rimane ai singoli fatti, se si guardano solo i singoli alberi, non si vede la foresta.

La crisi è di portata ben più ampia di una sconfitta militare. È di natura ideologica. Il modello neoliberista e capitalista occidentale ha esaurito la spinta propulsiva. Il resto del mondo infatti ha dimostrato di essere resiliente. Non a caso la Cina fa invidia per i successi di un modello dirigista a guida comunista. Cosa inconcepibile per il pensiero unico. Eppure basta osservare come in occidente ci sono voluti 20 anni per mettere una piccola tassa sui profitti delle multinazionali, mentre in Cina sono bastati tre mesi per tagliare la cresta a quelle cinesi e a salvaguardare i cittadini dall'abuso della richiesta dati da mettere nel frullatore dei profitti.

Dinanzi a questa situazione, Biden ha subito pensato di usare la democrazia per ricostruire il fronte alleato. Ma anche l'arma della democrazia è spuntata in quanto è lo stesso liberismo che la mette in crisi nello stesso "mondo democratico". La democrazia non è conforme al liberismo. Il ministro francese Le Maire intervenendo a Cernobbio, dopo aver indicato gli obiettivi dell'Unione su cui competere: conquista spaziale, cloud, aeronautica, intelligenza artificiale, semi conduttori, ha concluso affermando: "Siamo (Unione Europea) un sogno politico che si basa su pace, solidarietà e democrazia". Ogni commento è superfluo. Se quello che è in crisi non è una mera strategia militare o politica ma un intero sistema ideologico, politico, economico e sociale, non per questo l'occidente non ha più nulla da dire. L'occidente ha anche i germi dell'alternativa: uno fra questi è il socialismo. Un socialismo che, nelle varie espressioni, sovietica o socialdemocratica, è però morto quando è diventato una subordinata o ha pensato di competere con gli stessi meccanismi del sistema che voleva demolire. Compreso il fatto che è anch'esso fallito dove è stato "esportato". Ci sono infatti singolarità dei popoli che non vanno compresse ma comprese: Unione Europea docet. Un concetto, quello socialista, che tuttavia oggi non può essere nominato poiché rappresenta tutto e nulla. In Italia poi il socialismo è associato a Craxi!? Oggi, inoltre, il termine socialismo viene usato come mero intervento dello Stato. La stessa variante "socialista" del mondo cattolico è in crisi. E tutto il mondo cattolico si dimena fra conservatori e sinistrati alla Bergoglio. Siamo dunque in un tempo nuovo. Alcuni nodi sono fondamentali. Quello ambientale, va sottratto all'ennesimo uso del profitto. E non è tanto la questione ambientale che va affrontata, quanto il rapporto, nella sua forma capitalista ed economicista, fra la specie umana e la natura di cui siamo una fra le tante. In questo senso è tutta la filosofia occidentale che andrebbe messa in discussione. Scusate se è poco. Anche la salute, bene primario, è tutelabile anche in tempo di epidemie solo se l'economia è un affare sociale comune.  In caso contrario si alimenta lo scontro fra salute ed economia e, dunque, fra vari strati sociali. A sua volta, la digitalizzazione della vita è una frontiera nuova e pericolosa in quanto porta a de-contestualizzare, de-territorializzare e a "virtualizzare". In questo quadro, scuola, cultura, scienza ed informazione devono essere sottratte alla privatizzazione della gestione e degli scopi.  La questione democratica nella sua forma meramente rappresentativa va ripensata per il limite a cui è giunto il rapporto con il capitalismo. La Costituzione italiana ne è una vittima evidente.  E l'individualismo parossistico è il fondo antropologico di questi nodi. Ritorna dunque al centro la questione sociale in tutte le sue declinazioni alimentata da anni in cui gli squilibri interni e fra nazioni sono aumentati e sono destinati a crescere ancora. L'alternativa post capitalista si imporrebbe come necessità oggettiva, ma siamo ancora lontani da una proposta all'altezza: in particolare in Italia. C'è la trippa, c'è la fame, ma non ci sono i gatti.

Ugo Boghetta

 
L'onda lunga PDF Stampa E-mail

22 Settembre 2021

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 Nel gioco “unisci i puntini” compare una figura che mai si vede finché si guardano i singoli passaggi.

Si può credere che le autorevoli voci scientifiche, filosofiche e della società civile contrarie al vaccino come sola risoluzione del problema del Covid-19, sostenitrici delle cure domestiche, ipotizzanti di una regia extra sanitaria, intenta alla rivisitazione socio-economica del mondo e alla riduzione della popolazione, non siano giunte al tavolo del Governo? Dei Governi? Tendenzialmente no. C’è allora da presumere che i Governi che promuovono l’emergenza ad oltranza e l’attuato stato socio-sanitario, siano marionette dirette a distanza da fili digitali dall’ignoto IP. C’è da domandarsi cosa sia stato promesso ai passacarte della Stampa per disporre della loro quasi bulgara sottomissione.

È un’elementare premessa per arrivare a riconoscere che il problema inquinamento-ambiente-economia-demografia non poteva essere altrimenti risolto se non con strategia scacchistica. Infatti quale società avrebbe mai potuto mettere in atto le riforme utili per ridurre inquinamento e popolazione? Quale società avrebbe mai accettato di venire sterilizzata o consensualmente decimata? Ci voleva un’idea. Per il bene del pianeta e di tutti i rimasti. E a qualcuno è venuta. Sono gli stessi che hanno trafitto la Terra a morte e lo spirito degli uomini si sono presi la responsabilità di porre rimedio al danno compiuto. Naturalmente in stile con la loro biografia predatoria. In ordine con l’intento di mantenere l’egemonia economica del mondo, quantomeno di non farsi fagocitare dalla Cina e suoi sodali. Andare alla radice del problema non poteva non coinvolgere i quasi otto miliardi di persone che popolano la terra, oggi, vera fonte del problema ambientale. Forse più di quanto lo sia il capitalismo con la sua annessa produzione industriale e la quantità di emissioni urbane, private, sociali. Con cibo, risorse naturali e rifiuti si gioca alle tre carte, dove neanche il mazziere vince più. E lo sa. Il progetto smaltitorio della moltitudine mondiale passa forse attraverso le nanotecnologie e le vaccinazioni. Da tempo la ricerca scientifica maneggiava i virus. Da tempo aveva fatto parlare chi era al corrente dei fatti in quanto fautore della ricerca stessa. Si trovano video datati di diversi anni addietro che riferiscono di futuri virus e pandemie. Si trovano affermazioni che sostengono che a questa pandemia ne seguiranno altre, più micidiali. Erano i prodromi dell’intento decimante, del quale stiamo assistendo alla fase Uno, nel quale siamo immersi. Fase necessaria per avviluppare di paura la maggioranza degli otto miliardi che siamo. In preda al rischio di morte, l’esitazione nei confronti del vaccino sarebbe stata minima, nonostante il siero fosse in ammessa fase sperimentale dalle medesime Case farmaceutiche, nonostante le autorevoli voci scientifiche contrarie e mai governativamente ascoltate. La maggioranza avrebbe ascoltato il coro globalista di Governi e Media d’informazione. E avrebbe dato dell’irresponsabile a chiunque avesse invece esitato, a chiunque si fosse posto qualche interrogativo in merito.

Tanta innocente adesione è un fatto apparentemente sopra la capacità di qualunque imbonitore, venditore o leader, ma del tutto comprensibile sapendo della forza economica dei pochi individui che detengono i Media sociali e d’informazione. Ulteriormente di facile evidenza se si considera che quella forza economica è pari a quella di Stati. Costituire lobby d’interesse, disporre di eserciti – cyber o d’altro tipo non cambia –, formare reggimenti di individui uniformati e sparpagliare intelligence capaci di comporre elenchi di fonti di fake news solo perché esprimevano domande e posizioni differenti, è stata cosa che è andata da sé. Del resto, per Big Data e soci, non si tratta di democrazie parlamentari. Nessuna burocrazia le infesta, nessuna politica le inceppa. E come potrebbe: svuotata di tutto tranne che di talk show e progetti ad immediata scadenza, irrigidita dal politically correct, attenta a se stesse, miope sui problemi degli ultimi, e non solo.

Se, come già abbiamo visto, assisteremo ad attriti o peggio, a scontri sociali, non sarà che una strumentalizzazione, un diversivo per distrarre la maggioranza dai puntini che collegati permettono di disegnare l’onda lunga sulla quale plana il Progetto. La modalità della guerra tra poveri, del divide et impera è imperitura e fiorente tra logiche egoiche, le sole che siamo attualmente in grado di generare. Se nei prossimi mesi assisteremo ad un tasso cospicuo di mortalità, oltre all’onda lunga si potrà anche vedere la chiusura del cerchio. Del primo cerchio. La paura sterilizzerà la creatività necessaria a mantenersi lucidi, per seguitare a riconoscere la regia di questi tempi tristi. (Ma anche idonei alla diffusione di consapevolezze evolutive). Il Grande reset globalistico-socio-economico; la mitizzazione della tecnologia; l’apoteosi della digitalizzazione; la celebrazione del progresso nella corsa all’on line; la consacrazione della politica dell’accoglienza senza guardare al terreno identitario che essa decompone e manda al macero; non potevano essere raggiunti in tempi brevi. Nessuna politica sarebbe stata più veloce del virus, della malattia, della paura, della morte.

Intanto, marcia a pieno regime la formazione coatta della nuova intelligenza dei millenials. Vuota della cultura e della tradizione che hanno costituito le identità della precedente storia umana ma piena di agilità individualistica. Quanto mai idonea a creare élite e paria, a riorganizzare la piramide sociale sotto l’egida della flessibilità, del lavoro da remoto, dell’automazione, della precarietà, del reddito di cittadinanza. Del distanziamento sociale come ulteriore separazione e distinzione dall’altro. E della moltiplicata dipendenza dalla tecnologia. Con la quale è facile l’illazione su quanto sarà facile dominare società, individui, sentimenti. Su quanto saremo ricattabili. La dipendenza è il regno opposto a quello della libertà.

Siamo forse perciò all’inizio di uno storico epilogo. La cui parabola ha tempi imprecisati anche per chi sta in regia. E noi, diversamente da loro, non abbiamo che cenci e malridotte zattere. Difficile superare l’onda tanto anomala quanto prevedibile che da qualche parte si sta formando. Salvo cessare di dedicarsi ai diversivi ai quali, come sardine per i delfini nell’acquario, di solito dedichiamo passione e rabbia, energia e tempo.

Lorenzo Merlo

 
Nuova clandestinitą PDF Stampa E-mail

21 Settembre 2021

 Da Rassegna di Arianna del 18-9-2021 (N.d.d.)

L’Italia, come laboratorio politico dell’Occidente, in cui si elaborano in anticipo nella loro forma estrema le strategie dei poteri dominanti, è oggi un paese umanamente e politicamente in sfacelo, in cui una tirannide senza scrupoli e decisa a tutto si è alleata con una massa in preda a un terrore pseudoreligioso, pronta a sacrificare non soltanto quelle che si chiamavano un tempo libertà costituzionali, ma persino ogni calore nelle relazioni umane. Credere infatti che il greenpass significhi il ritorno alla normalità è davvero ingenuo. Così come si impone già un terzo vaccino, se ne imporranno dei nuovi e si dichiareranno nuove situazioni di emergenza e nuove zone rosse finché il governo e i poteri che esso esprime lo giudicherà utile. E a farne le spese saranno in primis proprio coloro che hanno incautamente obbedito.

In queste condizioni, senza deporre ogni possibile strumento di resistenza immediata, occorre che i dissidenti pensino a creare qualcosa come una società nella società, una comunità degli amici e dei vicini dentro la società dell’inimicizia e della distanza. Le forme di questa nuova clandestinità, che dovrà rendersi il più possibile autonoma dalle istituzioni, andranno di volta in volta meditate e sperimentate, ma solo esse potranno garantire l’umana sopravvivenza in un mondo che si è votato a una più o meno consapevole autodistruzione.

Giorgio Agamben

 
Paese maturo per ricevere ordini PDF Stampa E-mail

20 Settembre 2021

 Da Rassegna di Arianna del 17-9-2021 (N.d.d.)

Sono certo che avete tutti notato l'assiduità con cui il presidente Draghi compare in televisione a spiegare, ad esplicitare al popolo le ragioni del proprio operato (Praticamente per quel che ne sappiamo potrebbe essere deceduto da due mesi, tanto mandano sempre in onda filmati di repertorio con Supermario in tre varianti: pensosa, indaffarata e professionale. Il punto è che l'uomo è intelligente. Ha capito perfettamente che tutta la sceneggiata usuale dei politici che fanno la comparsata in TV, fingendo di interessarsi dei cittadini e delle loro opinioni, è una mera perdita di tempo. Il paese è maturo per ricevere ordini e accodarsi con entusiasmo. Basta avere il coraggio di farlo Lo stile è quello che l'uomo conosce bene, tipico degli ambienti che contano, mica di quella buffonata della "politica democratica". Ci si incontra in quella manciata di persone che pesano, si stabilisce cosa fare, cosa dare e cosa ricevere, e poi si manda in TV qualcuno che ama il suono della propria voce ad anticipare gli ordini al pueblo. Così tagli fuori tutta quella roba inutile, ottimizzi i tempi morti e non ti disperdi fingendo di ascoltare i lamenti della plebe. Passi in ufficio, parlotti con i capibastone, decreti, e poi torni a casa a dar da mangiare agli alani. Tanto c'è il coro dei santificatori in servizio permanente effettivo che fa il suo ben retribuito dovere, e tanto basta.

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E ora abbiamo il piacere di offrire al nostro pubblico un documentario sulla violazione dei diritti umani in Tibet e sull'autoritarismo in Ungheria.

Andrea Zhok

 
Senza dignitą PDF Stampa E-mail

19 Settembre 2021

 Senza dignità 1.

La messe di controinformazione, meglio, di giornalismo dal basso, internazionalmente e nazionalmente disponibile, fatto salvo poche e rare eccezioni, è stata ignorata dai grandi media d’informazione. L’informazione filogovernativa si è autoproclamata la sola attendibile. Lo stimolo al dibattito che sarebbe potuto derivare da una loro più aperta, meglio, giornalistica politica, avrebbe giovato alla cultura italiana, al giornalismo, alla fiducia nelle istituzioni e negli uomini. Non contenti e sospinti dai ciclostili istituzionali non hanno esitato ad alzare il livello. Se prima ignoravano le voci non allineati sono passati a censurarle e poi a colpevolizzarle. Non è dunque frutto di se stesso se quelle voci che lamentavano emarginazione, che si chiedevano perché venissero tanto ignorate, che si ponevano e pongono domande elementari, giornalisticamente ineludibili, per i grandi media siano divenute criminali e pericolose. Superfluo è ricordare quanto enfatizzino il malato novax, che dal letto d’ospedale diviene paladino del vaccino; quanto siano taciuti gli eventi avversi, quanto non sia dato spazio a medici e ospedali che hanno avuto successo sul Covid, quanto di quelle voci si faccia solo un numero, private di contenuti e argomenti, a seconda della strumentalizzazione necessaria, definito tra il dieci e il trenta percento dei vaccinabili. E non c’è premio Nobel che possa dire la sua senza divenire bersaglio di gentili ma radical-contumelie.

L’intelligence padronale avrà avuto il suo da fare per occultare chi desiderava solo capire le ragioni delle bugie che sentiva, solo comprendere quelle delle contraddizioni che osservava, solo spiegarsi i motivi di una politica tanto antidemocratica, solo trovare una speranza che gli impedisse di vedere la voragine tra sé e le istituzioni allargarsi sempre più. Penso che in buona misura (sarebbe bello conoscere il pensiero di altri) il popolo privato di dignità sia tendenzialmente depoliticizzato in quanto emancipato dalle tradizionali e ormai svuotate ideologie contrapposte. Un popolo che osserva il dominio dell’economia e della tecnocrazia sulla politica. Che vede quanto questa non abbia proposte ma solo guinzagli. Che vede tutte le sovranità nazionali sul banco del mercato, nonostante la facciata istituzionale, gestito da commercianti privati, extranazionali. Le sovranità, dalla militare all’economica, dalla monetaria alla nazionale, dall’istruzione alla sanitaria non sono più beni degli italiani. E quel popolo quantificato tra il 10 e il 30 per cento di un qualche totale conteggiato dal contabile di stato lo sa. Per questo si allarma quando qualcuno con mascherina e finestrini su corre a votare per una delega della democrazia in avaria pesante. Per questo il suo mayday-mayday è un urlo nella burrasca in cui non si è trovato per merito suo.  È un popolo che vede liquefarsi la propria identità, sempre più omeopaticamente dispersa nella società dello spettacolo unico. Essere come qualcuno visto in tv, in youtube, in facebook, in twitter, è più importante che essere se stesso. Ma è un modo di dire: quando mai lungo questa china schiavistica qualcuno avrà più modo di riconoscere la farsa in cui, come gli altri, vuole recitare la sua parte?

Senza dignità 2.

Se così non fosse, ovvero, se i media e le istituzioni non avessero ignorato le voci indipendenti e alternative alla loro ma semplicemente non le avessero sentite, né, per distrazione, cercate, non ne avessero indagato il gradiente di attendibilità ovvero, se alle loro intelligence fossero sfuggite, le avessero sottostimate, e se, in sostanza i passacarte, vantando buona fede, semplicemente si fossero attenuti al compitino redazionale, allora è a questi che forse manca la dignità deontologica.

Senza dignità 1 e 2.

In ambo i casi, si tratta di quelli che nei loro giornali scrivono “solo noi siamo l’informazione”, quelli che le fake news riguardano solo gli altri. Quelli che pur di avere un click tengono on line gossip e paperissime. Quelli che “potrebbero urtare la nostra sensibilità” per immagini che non disturbano nessuno. Che pur di stare a galla sono però disposti a sbatterti in faccia qualunque pubblicità in modi sempre più invadenti e obbligati. Che per la privacy nascondono i volti dei bimbi e omettono i nomi purché, come segnala Andrea Zhok, l’argomento non sia il Covid e l’abietta campagna vaccinale. Quelli che, lo so per informazione diretta, si occupano dei temi di esclusivo interesse per la proprietà. Quelli che a qualunque informazione di rilievo non viene dato spazio o viene trattata con il minimo trafiletto, senza alcuna ripresa, solo per sottrarsi dalla responsabilità deontologica. Quelli che davanti a questi dati di fatto senza incertezze, invece di piangere vincoli, censure e autocensure si alzeranno altezzosi e con sarcastico sorrisetto ci diranno che in una proprietà privata ognuno fa ciò che vuole. Esatto. Informazione e proprietà privata. Spero tutto sia chiaro in merito alla questione della dignità non data, la numero 1, e non in essere, la 2.

Lorenzo Merlo

 
Ripartire da zero PDF Stampa E-mail

17 Settembre 2021

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 Molti dei capifila del dissenso anti-totalitario, con i quali condividiamo buona parte delle analisi, continuano pervicacemente nell'invocare principi costituzionali fantasiosi e mai incarnati nella realtà da alcuna legge o atto politico.

Continuare a raccontare dei tempi d'oro della costituzione applicata, significa dare forza al Sistema e, in buona sostanza, legittimarlo. Con questa costituzione abbiamo visto l'Italia consegnata al potere militare, economico, culturale e politico, degli USA. Con questa costituzione sono state costruite le basi militari americane. Con questa costituzione si è negata ogni sovranità nazionale. Con questa costituzione è nato l'euro ed ogni altra iattura simile.

"La costituzione più bella del mondo" è la legge primaria di una colonia occupata militarmente, oggi guidata da un usuraio al quale tutti leccano i piedi, inclusa la Lega di Salvini, Giorgetti e dei Governatori, fino alla finta oppositrice Meloni. L'unico, vero ed efficace lavoro che possiamo fare è quello di far capire, a chi ha buon cuore ed animo puro, che la rivoluzione francese determinò la sostituzione di monarchie decadenti con grasse borghesie guidate da banchieri-usurai. Il gruppo di potere creatosi in quel momento è lo stesso che ha reiterato il suo dominio fino ad oggi. È lo stesso potere che si sta trasformando in Dittatura sanitario-finanziaria attraverso il controllo psichico dei popoli.

Bisogna ripartire da zero, ridefinire gli orizzonti ideali, staccare la spina ad ogni illusione psichica degna di menti addormentate (democrazia, libertà, diritti civili, principi costituzionali, ecc.). Questo programma di dominio non è nato certo oggi con i vaccini, e non finirà fino a quando non si sarà costituita una classe, una élite di consapevoli, capace di comprendere la realtà ed agire di conseguenza. Iniziamo, o continuiamo, ad andare in questa direzione. Il resto sono trappole per gonzi ed illusi democratico-costituzionali, dannosi e pericolosi più del nemico stesso.

Francesco Di Marte

 
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