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AutoritÓ indipendenti? PDF Stampa E-mail

19 Ottobre 2018

 

Da Appelloalpopolo del 17-10-2018 (N.d.d.)

 

Per il Presidente della Repubblica “La nostra Costituzione […] si articola nella divisione dei poteri, nella previsione di autorità indipendenti, autorità che non sono dipendenti dagli organi politici ma che, dovendo governare aspetti tecnici, li governano prescindendo dalle scelte politiche, a garanzia di tutti”. Difficile non sentire in queste parole una eco della querelle del Vice Presidente del Consiglio dei Ministri con la Banca d’Italia. Nella specifica vicenda ritengo ragionevole l’invito implicito del Presidente dalla Repubblica ad abbassare i toni. Volendo però passare a una riflessione più generale su legittimità e ruolo delle autorità indipendenti nel nostro ordinamento, viene da chiedersi cosa significhi dire che la nostra Costituzione prevede autorità indipendenti dagli organi politici, a garanzia di tutti.

 

Con la consueta precisione, un influente giurista ha chiarito che le autorità indipendenti “svolgono funzioni di regolazione o di aggiudicazione, NON COMUNQUE REDISTRIBUTIVE” (S. Cassese, “Governare gli Italiani” ed. Il Mulino p. 158). Insomma, come l’ultimo ottimo amministrativista italiano notò molto tempo fa (F. Merusi), le autorità indipendenti servono per attuare il principio di eguaglianza formale (art. 3, comma 1 della Costituzione); “to level the playing field”. Ad esempio la Banca Centrale, operando per tenere bassa l’inflazione, elimina un possibile fattore di ‘diseguaglianza’ tra debitore e creditore che altererebbe la concorrenza, impedendo al mercato di funzionare correttamente. Tuttavia, la Costituzione prevede, in generale, che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che limitano “di fatto” la libertà e l’eguaglianza dei cittadini (articolo 3, comma 2, della Costituzione).  Questa disposizione è il fondamento del cosiddetto intervento redistributivo come fine ultimo e scopo essenziale dell’intera Repubblica. La Repubblica ha il dovere di farlo, non può non perseguire questo fine.

 

È possibile nel nostro ordinamento che un‘autorità pubblica (che peraltro opera in settori economici) non svolga funzioni redistributive? È possibile che un’autorità pubblica non sia, per statuto, impegnata nella rimozione degli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza (sostanziale) ma al contrario sia, per statuto, impegnata solo a garantire l’eguaglianza formale, astenendosi dall’intervenire sull’equilibrio dei rapporti creato dal mercato? È possibile che nei settori più ‘sensibili’, dove vengono in rilievo gli interessi economici più delicati (credito, moneta, risparmio, servizi) l’amministrazione debba, per statuto, astenersi dal perseguire funzioni redistributive? È compatibile con la nostra Costituzione, che ha come obiettivo primario “la rimozione degli ostacoli di fatto”, ritenere che l’equilibrio creato dal mercato sia per definizione “giusto” e che quindi al potere pubblico sia vietato intervenire nell’economia per distorcerlo (a fini perequativi)? Il senso degli articoli 1, 2, 3 e 4 della Costituzione è quello di assegnare allo Stato il compito di intervenire nell’economia per alterare l’equilibrio creato dal mercato o, invece, è quello di limitarsi a intervenire solo in casi eccezionali e solo per far funzionare meglio il mercato stesso (dove meglio vuol dire senza incidere sulle condizioni sostanziali delle parti in causa)?

 

L’equilibrio realizzato dal mercato è di per sé giusto o risulta, invece, che l’equilibrio realizzato dal mercato è, per la stessa Costituzione, sempre ingiusto tanto da prevedere l’obbligo della Repubblica di intervenire per rimuovere gli “ostacoli di fatto”? Certo, usando l’articolo 11 della Costituzione come un meccanismo di costituzionalizzazione di tutto quello che viene dall’ordinamento europeo, è agevole dire che le autorità indipendenti sono previste e tutelate dalla Costituzione. Non entro nel merito della questione ma, utilizzato in questo modo, l’art. 11 è di fatto uno strumento per superare la rigidità della Costituzione, per superarla senza modificarla formalmente, per mortificarla senza assumersi la responsabilità di farlo, senza fare la guerra civile che un sovvertimento così radicale del patto fondativo della nostra convivenza richiederebbe. Questa prevaricazione violenta da parte della Costituzione materiale, ossia del regime, sulla costituzione formale, ossia sulla sovranità popolare, può durare all’infinito, in un continuo regresso verso forme di convivenza che pensavamo superate e che ci vengono ora propagandate come “progresso”.

 

La creazione di autorità a cui è affidata l’amministrazione di interi settori o mercati (con il divieto di operare interventi redistributivi), qualificate come indipendenti dal potere politico, è in realtà funzionale a sottrarre determinati gruppi sociali dalla politica, ossia dalla sovranità popolare. Questo modello ha un nome specifico: si chiama “poliarchia” ed esprime la tendenza dei gruppi in concorrenza tra loro a crearsi settori specifici di autogoverno, da loro controllati (Dahl): la poliarchia presuppone che la sovranità sia ‘divisa’, frammentata tra vari gruppi e soggetti e non appartenga al popolo unitariamente inteso. Mi pare fin troppo evidente la enorme differenza tra questa forma di Stato e il principio scolpito nel primo articolo della Costituzione (la sovranità appartiene al popolo) e declinato negli altri 138. Ancora. Siamo sicuri che le autorità indipendenti non svolgano funzioni redistributive, come nel trentennio pietoso ci hanno insegnato i cattivi maestri? La fissazione dei tassi d’interesse, incidendo sul margine di profitto atteso dall’imprenditore, è davvero una decisione “non redistributiva”? (Cfr. P. Sraffa, Produzione di merci a mezzo di merci, Einaudi, 1960, ma anche Keynes nella Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta). “La Banca centrale europea, gestendo la liquidità e la solvibilità del sistema monetario, di fatto viene a incidere sulla distribuzione del reddito, assumendo così un ruolo che, in un sistema democratico, dovrebbe competere ad organi di tipo rappresentativo e non a banche centrali statutariamente indipendenti dal potere politico” (Luigi Cavallaro, Consigliere della Sezione Lavoro della Suprema Corte di Cassazione, in “Riv. It. Dir. Lav.”, 2014, pag. 136).

 

Un’ultima notazione. A ben vedere l’indipendenza delle autorità nazionali non è assoluta. Esse sono sicuramente indipendenti dalla politica nazionale, dal parlamento nazionale, ma non sono indipendenti verso le autorità “madri” europee (la Banca d’Italia è poco più di una filiale della BCE, l’antitrust nazionale è poco più di un ufficio della Commissione Europea, la Consob è una ‘branch’ dell’ESMA e così via). In quest’ottica la creazione di autorità indipendenti non solo descrive il moto rivoluzionario del capitale che si sottrae alla sovranità popolare (e dunque un cambio radicale della forma di Stato costituzionale) ma anche il riorganizzarsi del capitale a livello sovranazionale in modo da poter imporre le proprie decisioni alla popolazione di più Stati contemporaneamente, al riparo dal processo elettorale ma anche al riparo dalla responsabilità politica per le scelte imposte. Per attuare questo modello di concentrazione dei poteri verso l’alto e di fraudolenta collocazione verso il basso (a livello nazionale) della responsabilità politica, gli esecutori, ossia le autorità ‘indipendenti’ nazionali, devono essere dipendenti dalla autorità europee. Il paradigma delle autorità indipendenti è falso, prima ancora che incostituzionale.

 

Stefano Rosati

 

 
Gli scenari reali se cade il governo PDF Stampa E-mail

18 Ottobre 2018

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Da Comedonchisciotte del 15-10-2018 (N.d.d.)

 

Dopo aver letto direttamente la circolare del Viminale su Riace (cosa che oramai faccio sempre, perché delle versioni dei media non mi fido più) credo si possa dire serenamente che essa appare come una specie di rappresaglia, ingiustificata dal punto di vista sociale, inopportuna per la tempistica (visto che il caso del sindaco Mimmo Lucano è ancora in alto mare dal punto di vista giuridico) e umanamente discutibile. Il Salvini su questa, come su altre cose, tipo le sue esternazioni a suo tempo sul caso Cucchi, ecc. semplicemente non è difendibile. Il problema politico concreto è però un altro. Siccome la politica non è né filosofia né etica, la questione che non si può evitare di porre è cosa offre il convento come alternative reali (non immaginarie, non desiderata, non auspici).

 

In politica concludere che qualcuno è cattivo, infatti, non è mai sufficiente ad augurarsi che venga sostituito. Bisogna anche essere abbastanza sicuri che sia peggiore delle alternative. E su questo punto non ho l’impressione che gli scenari alternativi siano meno inquietanti del presente. Quali sono infatti gli scenari reali nel caso di una caduta, magari complice qualche spallata di spread, di questo governo? Per quel che posso giudicare non vedo che tre scenari:

 

1) Governo di minoranza del Presidente con una batteria di tecnici telecomandati da Bruxelles (praticamente un golpe; un invio diretto di Panzerdivisionen e Luftwaffe mi inquieterebbe di meno; e non scommetterei in questo caso su una tenuta dell’ordine pubblico); 2) Elezioni anticipate con, alla luce dei dati disponibili, solo due esiti politicamente e numericamente percorribili: 2.1) Replica consolidata del governo attuale, ma con una Lega raddoppiata di peso; 2.2.) Governo di Destra Liberista, con Di Maio sostituito dall’allegro duo Berlusconi-Meloni.

 

Dunque un salto dalla padella alla brace, o al pogrom, passando attraverso crisi istituzionale, destabilizzazione dei mercati, stallo politico. E così credo che in molti finiscano per guardare a Salvini, come facevano un tempo le consorti destinate a un matrimonio combinato: lo guardano, se lo studiano, e vedono se non ci sia un profilo sotto cui farselo piacere.

 

Andrea Zhok

 

 
La carta-moneta del Gran Khan PDF Stampa E-mail

17 Ottobre 2018

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Da Comedonchisciotte del 15-10-2018 (N.d.d.)

 

La carta moneta del Gran Sire viene così descritta da Marco Polo nei suoi resoconti di viaggio trascritti da Rustichello da Pisa intorno al 1298.

 

«Sappiate che nella città di Cambaluc c’è la zecca del Gran Sire: ed è organizzata in tal modo che si può dire come il Gran Sire sia davvero un perfetto alchimista. Mi spiego. Egli fa fabbricare la seguente moneta: fa prendere la corteccia di gelso, l’albero di cui mangiano le foglie i bachi da seta, la frantumano, la pestano e poi la impastano con la colla, in modo che ne risulti una specie di carta, come quella dei papiri. Quando la carta è pronta la fa tagliare in parti grandi e piccole, ogni foglietto corrisponde al valore di una o più monete d’argento o d’oro. Ogni foglietto porta il sigillo del Gran Sire. E questa moneta è fatta con tanta autorità e solennità, come se fosse veramente d’oro o d’argento. E se qualcuno osasse falsificarla, sarebbe punito con la morte; e questi foglietti il Gran Sire li fa fabbricare in tale numero che potrebbe pagare con essi tutta la moneta del mondo. Fabbricata così la moneta, il Signore fa fare con essa ogni pagamento e la fa spendere per tutte le province dove egli tiene signoria: e nessuno osa rifiutare per paura di perdere la vita. Ma è vero anche che tutte le genti e le razze di uomini, sudditi del Gran Sire, prendono volentieri queste carte in pagamento perché alla loro volta le danno in pagamento per altra mercanzia, come perle, pietre preziose, oro e argento. Si può così comprare tutto ciò che si vuole e pagare con la moneta di carta. Più volte all’anno arrivano a Cambaluc i mercanti e portano perle, gemme, oro, argento e altre merci ricche; offrono la mercanzia al Gran Signore ed egli fa chiamare dodici uomini esperti e ordina loro di esaminare la merce e di pagare quello che ritengono giusto con i foglietti che ho detto. I mercanti li prendono molto volentieri perché se ne serviranno poi per altri acquisti all’interno delle terre del Gran Sire; se poi devono comprare in paesi dove non si accettano i foglietti comprano altra merce e la scambiano. Si aggiunga che durante l’anno va per la città un bando che impone a tutti quelli che hanno oro e argento e pietre preziose e perle di portarle alla zecca. I sudditi obbediscono e ricevono pagamento in carta. In questo modo il Signore possiede tutto l’oro, l’argento e le perle che si trovano sulle sue terre. E c’è un altro fatto importante da ricordare. Se qualcuno vuole acquistare oro o argento per il suo vasellame, per le sue cinture o per altre cose, va alla zecca, porta con sé i foglietti e prende in cambio l’oro e l’argento che gli serve. Adesso vi ho raccontato il modo usato dal Gran Signore per possedere il maggior tesoro che un uomo abbia mai posseduto; e certo tutti i principi del mondo riuniti insieme non raggiungono l’immensa ricchezza che il Gran Sire ha da solo.»

 

Provate ad immaginare un banchiere che si presenta dal Gran Sire e gli dice: “Senta Gran Sire, lasci stare, non la faccia Lei questa moneta, la faccio io, e se Lei ne ha bisogno, gliela do in prestito, facendole pagare un interesse”. Secondo voi che fine fa il banchiere?

 

Fabio Conditi

 

 
Sovranisti fuorvianti PDF Stampa E-mail

16 Ottobre 2018

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Da Appelloalpopolo del 13-10-2018 (N.d.d.)

 

Esistono i “sovranisti” organici (ovvero funzionali al sistema liberale). Sono coloro che discutono di temi sociali animati da vero e proprio odio sociale. Sono coloro che non senti mai parlare di condizioni di lavoro universali, all’ interno della iper-concorrenza promossa dal libero mercato. Sono coloro che non citano mai il controllo di capitali. Sono coloro che portano le tematiche sovraniste su terreni nazionalistici, invece che su posizioni patriottiche e costituzionali. Sono coloro che spesso hanno visioni esasperate e apocalittiche da far invidia a Stephen King. Sono coloro che trasformano la critica al fenomeno migratorio nemmeno in scontro, ma in vera e propria guerra al ribasso fra poveri. Sono coloro che confondono il giusto “amor di Patria” con la fobia per lo straniero (a meno che non si tratti di stranieri con yacht e conto in Svizzera). Sono coloro che allontanano molti cittadini “moderati” (o semplicemente più equilibrati) dai temi fondamentali sovranisti. Sono coloro che quando scrivono da un punto di vista storico e generale non analizzano mai il contesto e le cause, essendo capaci di vedere solo la responsabilità individuale e perdendo spesso di vista il collettivo. Sono coloro che non hanno per fine il confronto e la riflessione, ma solamente lo sfogatoio e l’autocelebrazione fini a sé stessi. Sono coloro che invece di portare il sovranismo costituzionale alle masse, lo ghettizzano riducendolo ad una determinata corrente politica, quando ce ne sarebbe bisogno come dell’ossigeno per tutto il popolo italiano. Sono coloro che per il “Mainstream” sono assolutamente funzionali a rappresentare il sovranismo come sinonimo di nazionalismo, e sono dunque utilizzati per tenere in pugno tutto un elettorato (che spesso ideologicamente proviene “da sinistra”), “utili idioti, buoni per impedire l’affermazione del sovranismo in Italia come senso comune.

 

Controproducenti alla causa e nemici della stessa tanto quanto un globalista che ripete ossessivamente il mantra dell’austerity. L’augurio è di liberarci presto anche di loro.

 

Alberto Serra

 

 
Arrivano i nostri ma nel loro interesse PDF Stampa E-mail

15 Ottobre 2018

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La BCE, tramite Draghi, fa sapere, minaccia, che se il piano economico dell'Italia non soddisferà i mercati, non acquisterà più i titoli italiani. In pratica vogliono mettere in atto la stessa strategia usata con la Grecia, quando per paura del referendum chiusero i rubinetti (i bancomat). E le persone spaventate votarono contro. Abbiamo visto come è andata in Grecia. Questa volta però è diverso, perché, colpo di scena, J.P.Morgan in risposta dice che il nostro debito è solvibile e che è pronta ad intervenire in caso di attacco speculativo comprando i nostri titoli.

 

In pratica arrivano gli alleati, come in guerra (e questa è una guerra economica, bisogna prenderne atto), ma una volta arrivati, cosa ci chiederanno in cambio? La firma su accordi commerciali esclusivi? Oppure ci vogliono usare per colpire Germania e Francia? Occhio, sono domande che ci dobbiamo porre se non vogliamo finire dalla dittatura della BCE alla dittatura di Wall Street

 

Davide Gaglione

 

 
La sovranitÓ Ŕ nelle Costituzioni PDF Stampa E-mail

14 Ottobre 2018 

 

Da Appelloalpopolo dell’11-10-2018 (N.d.d.)

 

Che il politicamente corretto possa connotare negativamente il termine “populista”, lo capisco, poiché tale appellativo, in effetti, non nasce neutro, ma deriva dal sostantivo “populismo” e si intreccia a filo doppio con il concetto di demagogia, disposizione politica che incarna una deriva corrotta e perversa della democrazia. Il populista scavalca e vanifica la mediazione parlamentare ed istituzionale per fare appello diretto al ventre del popolo, ai suoi appetiti, assecondandone gli umori e incoraggiandone istinti e pulsioni, al fine di incanalarle nella direzione plebiscitariamente a sé più utile. Che, invece, sempre il politicamente corretto colori di tinte negative l’aggettivo “sovranista” e il sostantivo “sovranismo” va a cozzare in modo davvero ridicolo e maldestro col buon senso comune e con le fondamenta stesse della cultura giuridica costituzionalista e politologica, in forza della sacralità del concetto di “sovranità popolare”, architrave della democrazia e, perciò stesso, scolpito nel primo articolo della nostra Costituzione (nonché sancito in altre tradizioni costituzionali).

 

Il cortocircuito ideale si afferma nel momento in cui, con la determinazione spasmodica di delegittimare efficacemente gli oppositori, un prepotere sempre più rabbioso e scompostamente in affanno, ossessionato dalla propria insopprimibile messa in discussione e dal proprio vuoto di autorevolezza, cerca di sferrare istericamente morsi e zampate, come se non ci fosse un domani, o come se quel domani potesse realmente sorgere all’insegna di un ipotetico, quanto mitologico, nuovo ordine. Quel che è sicurissimo è che sulle menzogne non si può puntellare nulla di duraturo. Non si può, per capirci, sostenere guerre per esportare la democrazia e nello stesso tempo sconfessarne il cuore stesso, demonizzandolo nevroticamente… Aveva ragione Hannah Arendt, in fondo: il male è banale! Per questa semplice ragione, chi si illude di edificare castelli sulle nuvole, dalle nuvole precipiterà nel vuoto, sfracellandosi da sé.

 

Marcello Vezzoli

 

 
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