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Il cancro del pianeta PDF Stampa E-mail

26 Gennaio 2021

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E se la nostra intelligenza anziché essere una scintilla divina o una mirabile opera della natura (a seconda che ci si riconosca nel creazionismo o nell’evoluzionismo) fosse un tragico errore del processo evolutivo della vita, una via “svantaggiosa” imboccata casualmente da madre natura che ben presto l’abbandonerà per far ritorno a forme di vita meno distruttive per l’ambiente? A questa domanda, tanto angosciante quanto di basilare importanza per tutto il genere umano, ho tentato di dare una risposta con la teoria contenuta nel saggio “Il Cancro del Pianeta” (Armando Editore, Roma, 2017). E la risposta, purtroppo, è stata affermativa. Sì, la nostra intelligenza è il frutto di un’abnorme evoluzione patita dal nostro cervello, evoluzione che ci ha posti in grado di modificare l’ambiente che ci circonda a nostro vantaggio, ma a svantaggio di ogni altra realtà del pianeta.

Fin qui qualcuno potrebbe dire: che male c’è? Noi apparteniamo alla specie Homo sapiens, siamo all’apice della catena della vita ed è giusto che ci preoccupiamo principalmente di noi stessi. Sennonché la nostra vita dipende da tutte le altre realtà esistenti sul pianeta, realtà che stiamo dissennatamente e sistematicamente annientando! È come se ci trovassimo su una nave e continuassimo ad imbarcare acqua: prima o poi ci sarà il naufragio! Il punto è proprio questo: la “scintilla divina” (o “mirabile opera della natura”) ci ha consentito di piegare a nostro vantaggio le leggi stesse della natura, di squilibrare, sempre a nostro vantaggio, il delicato ed ultra complesso sistema di congegni e meccanismi biologici formatisi spontaneamente in milioni e milioni di anni, e ci ha consentito di farlo in un battibaleno, in poche migliaia di anni, un’inezia di tempo cosmico. Ma non ci ha consentito di creare un nuovo equilibrio altrettanto solido come quello che abbiamo distrutto. La nostra intelligenza (o ragione) è il software che gira nel nostro cervello ed è lo strumento più potente sviluppatosi su questo pianeta. Ma la sua potenza è niente rispetto a quella necessaria per governare in modo stabile ed equilibrato le innumerevoli variabili presenti in natura. Erano nel giusto gli antichi asceti che si annientavano di fronte all’ignoto che essi chiamavano onnipotenza divina. Ma l’essere umano non ha seguito la loro strada perché non poteva che intraprendere il cammino del cosiddetto “progresso”, indotto a ciò due impulsi irrefrenabili, e cioè:

- da un lato la continua, spontanea crescita (e potenza elaborativa) del cervello, da meno di 500 cc a 1.400 cc in poco più di due milioni di anni;

- dall’altro lato l’istinto di sopravvivenza della specie, presente in ogni appartenente al regno animale e preposto al mantenimento dell’equilibrio numerico tra tutti gli esseri viventi.

Questo istinto ha normalmente la funzione di non far prevalere una specie sulle altre: alcuni animali hanno sviluppato la forza fisica, altri l’agilità, altri la velocità, altri ancora il mimetismo e così via. Ognuna di queste “doti” si è evoluta al fine di consentire a ciascuna specie la conservazione del proprio posto nel mondo della natura, all’interno di un equilibrio dinamico in continuo movimento. Tale equilibrio in passato, milioni di anni or sono, si è spezzato più volte a causa di eventi catastrofici, quali impatti con asteroidi, glaciazioni, collisioni di placche tettoniche, eruzioni ecc. Ed ogni volta, dopo la catastrofe, la vita ha ripreso ad evolvere, sotto vecchie e nuove forme, fino a ricostituire il suo equilibrio dinamico. Al di fuori di questi eventi, che condussero alle cosiddette “estinzioni di massa”, alcune specie si estinguono per motivi naturali, di norma per il venir meno delle loro specifiche fonti di sostentamento o l’insorgere di particolari mutazioni climatiche. Queste estinzioni, dette “estinzioni di fondo” (in inglese “background extinctions”) sono assai rare, nell’ordine di 4 – 5 famiglie ogni milione di anni. Ma ai nostri giorni l’equilibrio che presiede alla contemporanea convivenza di tutte le specie viventi si è nuovamente spezzato, e non per motivi riconducibili ad eventi catastrofici, bensì a causa dell’utilizzo che stiamo facendo delle capacità intellettuali di cui ci siamo trovati involontariamente a disporre. In pratica nella lotta per la vita, abitualmente regolata dall’istinto di sopravvivenza, noi uomini siamo intervenuti con la nuova super arma fornitaci dall’abnorme evoluzione del nostro cervello, abbiamo sbaragliato tutti gli avversari e siamo rimasti soli a dominare su tutti i regni della natura. Ma così come è stato facile trionfare su ogni essere animato e inanimato presente sul pianeta, è altrettanto difficile ricreare un nuovo equilibrio che garantisca la continuità della vita sulla Terra. Il nostro trionfo ha comportato la diffusione del genere umano in ogni angolo del globo con un ritmo vertiginoso, cui ha corrisposto per contrappeso l’annientamento di tutte le forme di vita non riconducibili ad un diretto utilizzo antropico (alimentare in primis). Il nostro egoismo è stato tanto cieco da non farci comprendere che in natura tutto è collegato all’interno di un grande super organismo entro cui è germogliata la vita e di cui anche noi facciamo parte. Spezzando un’infinità di anelli apparentemente inutili, abbiamo interrotto il flusso vitale del super organismo, ed ora ne patiamo le conseguenze che portano i nomi tristemente noti di inquinamento, riscaldamento globale, desertificazione, sovrappopolazione ecc. ecc. Come non intravvedere una corrispondenza tra questo tipo di comportamento e quello delle cellule in cui il materiale genetico muta al punto da trasformarle in agenti cancerosi, restii ad accettare la morte cellulare programmata (apoptosi) e destinati ad innescare con la loro proliferazione incontrollata il processo tumorale? A mio avviso non ha grande importanza che questa correlazione abbia basi scientifiche o meno. Ciò che conta è che faccia intendere all’essere umano come il progresso di cui va tanto orgoglioso, la cosiddetta civiltà, altro non sia per l’ecosfera se non una malattia che tutto distrugge. Questo morbo, vero e proprio cancro del pianeta, minaccia di far sparire la vita in una nuova estinzione di massa, indotta questa volta non da eventi esogeni, ma da un errore commesso da madre natura stessa, una via svantaggiosa imboccata casualmente che presto sarà abbandonata, come ogni errore prodottosi nel corso del processo evolutivo. Oggi ci troviamo in una situazione ambigua. Non possiamo negare gli enormi benefici che il progresso ha comportato per tanta parte dell’umanità. Ma non possiamo ignorare i danni irreversibili che abbiamo già causato all’ambiente e agli altri esseri viventi, danni che prossimamente si ritorceranno anche contro di noi. Quando il cancro conclude la sua opera nefasta anche le cellule cancerose scompaiono insieme ai tessuti sani che hanno distrutto.

Ecco questa è la visione realistica contenuta nel mio saggio. Non mi sono posto il problema della “guarigione” perché ritengo che la “malattia” sia giunta ad un punto tale da lasciare ben poche speranze di risanamento. Ho mantenuto però un barlume di speranza individuale, laddove ho suggerito a chi ne ha la possibilità di cercare rifugio in quel poco di natura che resta, come abbiamo fatto io e mia moglie che abbiamo lasciato la città in cui vivevamo (Milano) e ci siamo trasferiti in una casa ai margini di un bosco. Qui abbiamo aperto un Bed & Breakfast, al quale abbiamo dato nientemeno che il nome di Joie de Vivre. Se la speranza collettiva non ha più ragion d’essere, rimane pur sempre la speranza individuale!

Bruno Sebastiani

 
Una precarietÓ senza fine PDF Stampa E-mail

25 Gennaio 2021

 Da Rassegna di Arianna del 23-1-2021 (N.d.d.)

Nella cornice di PropagandaLive, un programma che ha il suo massimo pregio nell'onestà del titolo, Enrico Letta, professore alla grande école Sciences Po Paris, ex presidente del consiglio, e commendatore della Legion d'Onore dello stato francese, ci spiega, tra i sorrisi di approvazione del Gotha progressista che: "È finito il tempo in cui si andava a scuola, all'università e poi si lavorava. Adesso per tutta la nostra vita dobbiamo adattarci, cambiare ed essere pronti. Il sistema deve aiutare tutto questo."

Il concetto che qui Letta propone non è naturalmente un'uscita estemporanea, al contrario, è l'asse portante del progressismo contemporaneo (progressismo di sinistra come di destra). Probabilmente ciò che il prof. Letta ha in mente come modello esemplare è, come di solito accade, sé stesso: "Anch'io dopo tutto studio tutta la vita, mi aggiorno e addirittura mi sono spostato ad insegnare in un altro paese. Visto che bravo? Su dai, è facile, fai come me, getta il cuore oltre l'ostacolo, abbandona il pessimismo e il mugugno: un nuovo futuro ci attende." Le parole di Letta potrebbero essere naturalmente sottoscritte da Renzi come da Berlusconi, o da qualsiasi rappresentante del Partito Unico Liberale, al governo quasi ovunque.

Come sempre accade Letta o chi per lui non ha alcun contatto degno di nota con la realtà, che viene vista attraverso lenti distorsive rosé. L'apologia della società liquida, dove ciascun soggetto è sempre pronto a battere i tacchi alle esigenze dei mercati gli viene naturale: è semplicemente l'ortodossia delle élite cosmopolite, che immaginano di essere particolarmente virtuose in quanto pronte a cogliere tutte le occasioni privilegiate che il mondo graziosamente gli offre, e che proprio non capiscono perché quello che a loro riesce così facile, spostandosi da un albergo smart alla seconda o terza casa ecofriendly, non dovrebbe essere la vita di tutti sul globo terracqueo. Di questo enorme inflessibile meccanismo organico (un po' come quelli di EXistenZ di Cronenberg) essi conoscono solo la patina luccicosa, e in quella superficie trovano tutta la profondità di cui hanno bisogno. L'idea della 'formazione permanente' è immaginata come l'approfondimento di ricerca dell'accademico o la 'curiosità' vitale di "Alice che si fa il whisky distillando fiori" (cit.).

E qui a Letta, come a tutta la sua genia, sfugge l'abisso che sta tra la spontaneità e la costrizione, tra il 'continuare-ad-avere-la-mente-all'erta'-che-è-tutta-salute, e il doversi reinventare competenze del menga per lavoretti che tra cinque anni saranno fatti da un robot, e farlo di nuovo ogni lustro, se non vuoi dormire nei cartoni, fino a quando dopo l'ennesima spremitura verrai rottamato. L'immagine che Letta ha in mente come modello ideale è in effetti già ributtante per chiunque non abbia l'anima di plastica: è l'immagine  di un mondo in costante frenetico movimento, come un infinito alveare mosso dalle 'occasioni di lavoro', cioè dai modi in cui il capitale si sposta per massimizzare la propria resa, un mondo senza investimenti di lungo periodo che non siano monetari: nessun impegno in una terra, in affetti, in radici, in una famiglia, o con tutte queste cose in dimensione di finzione omeopatica e precaria. Ma questa è comunque la visione ottimale, quella del mondo liquido come un conto svizzero ben movimentato. Poi c'è la realtà sottostante a questa visione ottimale, realtà di cui Letta nell'intervista si sbarazza pagando tributo formale alla 'lotta alla precarietà', laddove quel progetto di mondo è la costruzione sistematica ed inesorabile di una precarietà senza fine per tutti. La realtà di quel mondo è fatta di dislocazione sociale, abbrutimento, solitudine perenne, conflittualità, insicurezza. Quella disposizione pseudo-darwiniana che Letta menziona come l'essere sempre pronti ad adattarsi, è in verità la rassegnazione ad essere orgogliosi ingranaggi di una macchina lanciata a tutta velocità senza meta. Di questo mondo i nostri "progressisti" sono i sacerdoti. Il male allo stato puro, che si reputa in odore di santità.

Andrea Zhok

 
Processi di disordine che tendono al caos PDF Stampa E-mail

24 Gennaio 2021

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 Avevo promesso ai lettori di dedicarmi ad altri argomenti ad inizio 2021, ma dinnanzi ad alcune tesi discutibili riportate nell' articolo "Un potere autocratico e autoproclamato", specie quando si parla della "tabella di marcia del Grande Reset", non posso non tornare sull' argomento.

Massimo rispetto e condivisione per l'analisi dell'articolista (specie nella seconda parte) ma zero considerazione sul paragrafo intitolato "Programma del Reset", in quanto basato su teorie e documenti che dire fantasiosi o romanzeschi è ancor poco: a noi serve la logica per capire le vaste interconnessioni della realtà complessa che ci circonda, non fantomatiche "tabelle" scritte da "talpe" del governo canadese. Ma per cortesia! Figuriamoci se questi si fanno "scappare documenti" che a loro volta "sfuggono " pure al governo francese (si è udito anche questo) e grazie a delle sviste e ad una "talpa" infiltrata ecco che spuntano i "piani segreti" di Davos. E non penso che i documenti accessibili dei Forum di Davos dicano alla lettera tutti i passi dei Padroni dei Vapore: sono documenti e analisi che danno orientamenti, ma non la verità assoluta degli eventi futuri. Anche io ho letto tale tabella di marcia, in cui si dice che al reddito universale di base -stando ai tempi-mancherebbero neppure due mesi (marzo 2021). Intanto stiamo aspettando ancora i lockdown "più severi che in primavera" che sarebbero dovuti scattare a metà novembre, quando mezza Italia era...gialla e la Germania e l'Inghilterra ancora non erano in clausura. Stiamo ancora aspettando i lager (dicembre 2020, secondo i piani) per i riottosi al vaccino, quando i vaccinati in tutto il mondo sono quattro gatti e a quanto pare in Canada non esistono deportazioni di massa: ma per cortesia!

Buttiamo alle ortiche tutta questa paccottiglia da fantathriller politico e iniziamo piuttosto a ragionare seriamente: a costo di essere ripetitivi e noiosi, ritorneremo ancora su questo discorso: parlerò in maniera semplice e divulgativa, come è mio stile usuale, per giungere alle orecchie di tutti.

Il Grande Reset era un processo già in essere da diversi anni, come evoluzione intrinseca di un capitalismo giunto allo stadio supremo ed assoluto, unito allo sviluppo tecnologico ormai irrefrenabile della robotica, intelligenza artificiale, nanotecnologie, informatica. I Padroni del Vapore, molto semplicemente, hanno cavalcato questa "lunghezza d' onda" per piegarla ai loro interessi e non hanno nemmeno dovuto spremersi molto le meningi perché la tecnologia stessa, unita al verbo capitalista assoluto, porta ontologicamente ad un regime di controllo totale della popolazione. Si trattava di un processo lineare e nemmeno senza troppi intoppi, tuttavia frenato da un fattore: il Tempo. L'assimilazione dei processi del Reset, infatti, necessitava di almeno una quindicina d' anni circa, per far digerire pacificamente e volontariamente i nuovi modi di vivere, di lavorare, di relazionarsi. Di telelavoro se ne parlava da tempo e non da ieri; il distanziamento sociale, che oggi tutti biasimano, esisteva da almeno una quindicina d'anni (cioè dall'esplosione del fenomeno dei social); i negozi di vicinato che fallivano per Amazon erano pane quotidiano, gli spettatori espulsi dagli stadi per la pay-tv e da norme vessatorie erano un trend in corso, il boom del food delivery e dello streaming era cosa nota, tanto che molti cinema chiudevano e mi resterà sempre impresso un articolo che lessi a ottobre 2019, durante una delle mie navigazioni in Rete a caccia di notizie fresche: a Nuova York vi era un calo di avventori nei ristoranti perché la moda era guardare Netflix la sera, con cibo ordinato da una app. Poi in una città della Cina centrale arriva un virus, più aggressivo dei suoi fratelli, molto contagioso e letale per gli anziani con le patologie. Per mille ragioni che ora non abbiamo spazio di scrivere, è psicosi mondiale. E questi che fanno? Decidono che sì, magari usando il covid si possono accelerare i tempi. Insomma, accelerano i tempi di questo naturale processo in essere capitalista-tecnologico e allora ci ritroviamo avanti di qualche anno: il calendario segna un falso 2021, dovremmo parlare di 2027, 2028, 2029 ma non di 2021. Sinossi breve: a questo schifo saremmo giunti comunque tra un decennio o giù di lì.

"Noi ora vediamo in uno specchio, come in un enigma, ma verrà il tempo in cui vedremo faccia a faccia" scrisse Paolo di Tarso nella I epistola ai Corinti (12,13).

Ecco, l'enigma è risolto, lo specchio non più appannato e noi oggi vediamo faccia a faccia la vera realtà della "normalità" di ieri. Per qualcuno già prima lo specchio era disappannato, per altri il velo è caduto di recente e lo sgomento è comprensibile.

Chiudo con due considerazioni: secondo i principii di Kelvin, le costanti di Boltzmann e specialmente per il secondo principio della termodinamica, quando un sistema ordinato passa a disordinato, aumenta la sua entropia. Significa che accelerare i tempi di un processo lento, graduale e ordinato immettendo processi di disordine che tendono al caos potrebbe essere stato un errore fatale ed esiziale per i Padroni del Vapore. Questi hanno scatenato una serie di variabili impazzite ed imprevedibili che rischiano fortemente (per fortuna nostra e sfortuna loro) di mandare il progetto a carte quarantotto. Che il Reset riesca, è tutto da vedere. Non me ne voglia il buon Cavalleri: il rispetto reciproco e lo scambio civile di idee rispettando le idee altrui è da sempre la mia bandiera. Da parte mia nessuna intenzione di sminuire il suo articolo, che dà spunti eccellenti, ma solo un doveroso atto verso i miei lettori per eliminare o confutare alcune parti complottistiche troppo spinte, cose di cui noi non abbiamo bisogno. Ben vengano tutte le domande che pone Cavalleri. Di mio aggiungo: dovremmo porcene altre, la prima delle quali risponde al quesito "come ripristinare le basi della nostra civiltà moribonda e se necessario aggiungerne altre". Senza civiltà non si governano né i Reset e nemmeno le normalità e le pseudonormalità". Va riscritto un nuovo Logos etico, civile, morale, ambientale, giuridico.

Simone Torresani

 
Un potere autocratico e autoproclamato PDF Stampa E-mail

23 Gennaio 2021

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 Da Comedonchisciotte del 18-1-2021 (N.d.d.)

L’azione più difficile e determinante, che porta alla comprensione di un fenomeno nuovo o sconosciuto, è quella di porsi le domande giuste. E infatti la manipolazione mediatica agisce proprio attraverso la restrizione degli argomenti, portando l’attenzione sul dito anziché sulla luna, o fomentando discussioni e liti su aspetti totalmente secondari e tacendo colpevolmente le istanze principali. Il pubblico viene trattato come un infante, che viene distratto con lucine e sonaglietti, mentre i manovratori agiscono indisturbati sotto il suo naso. Pertanto è opportuno provare a esaminare il piano come una proposta di cui si possa dibattere e provare a vagliarlo con le domande opportune.

Il programma del grande reset

Sommando le dichiarazioni provenienti dal forum di Davos, i dati finanziari di pubblico dominio e le indiscrezioni provenienti dal Canada possiamo farci un quadro della “proposta” (che in realtà vuole essere imposta in modo totalmente autoritario). Il ventilato piano canadese (esposto qui https://scenarieconomici.it/fughe-di-notizie-dal-canada-sul-grande-reset-campi-di-detenzione-e-tabella-di-marcia-diffondere/) narra che, a seguito di una successione di serrate (designate col termine carcerario di lockdown: “isolamento” nel senso di prigione dura), si arriverà alla penuria di rifornimenti (volgarmente detta “fame”) e al completo controllo militare del territorio. In queste condizioni verrà attuata la riforma e la trasformazione del sistema di sussidi di disoccupazione per la transizione verso un reddito universale. Per compensare il crollo economico internazionale, il governo federale offrirà un taglio del debito, dei debiti personali, dei prestiti, delle ipoteche, grazie al FMI nell’ambito del programma mondiale di reset del debito; in cambio, i cittadini perderanno per sempre la proprietà privata di qualsiasi bene. Questa risoluzione sorprendente non è affatto estranea al “pensiero di Davos”, come appare dagli scenari illustrati dai loro analisti, che vedono nel futuro un mondo in cui i beni sono tramutati in servizi e la proprietà privata, quasi per conseguenza naturale, è scomparsa insieme alla privacy. https://it.ihodl.com/lifestyle/2016-11-30/benvenuti-nel-2030-dove-la-proprieta-privata-e-la-privacy-non-esistono/

[…] Anche l’incidenza dell’automazione nella trasformazione del lavoro e dei mezzi di sostentamento è un fatto acclarato e previsto da molto tempo. […]

Doverose domande

1) Quando si ammette la necessità di un reset, si sancisce il totale fallimento del sistema precedente. Chi ha governato il sistema precedente deve essere ritenuto responsabile per tale completo, totale, e assoluto fallimento. E chi ha fallito in modo totale ha appena dimostrato di essere inadatto al governo e alla gestione di qualsivoglia sistema. Quindi, come è possibile che le stesse persone, che hanno in mano ora le leve del potere e sono i primi responsabili del fallimento del sistema (e che si ritrovano in vacanza a Davos), possano essere autorizzate a gestire il cambiamento verso un assetto economico-sociale totalmente nuovo? 2) Un reset non è un’azione tecnica, che avviene entro il sistema, ma è un’azione di programmazione del sistema. Visto che in questo caso il “sistema” è la società civile, soggetto dell’economia, quale voce ha avuto detta società civile nella scelta degli amministratori del sistema? Chi ha mai legittimato i membri di un club privato, come il forum di Davos, a decidere del destino dei popoli? Possono vantare qualche diritto divino? Oppure, democraticamente parlando, quale popolo è mai stato interpellato a proposito? 3) La proposta può funzionare? A giudicare dalle esperienze passate dei regimi comunisti più rigidi ed estremi, sembra che la piccola proprietà privata sia stata impossibile da eliminare. Perché mai dovrebbe diventare possibile adesso? 4) Un ente opaco autoproclamatosi gestore del “programma del reset del debito”, collegato al FMI, propone l’azzeramento dei debiti. Chi gli conferisce l’autorità per gestire/imporre un simile cambiamento? Cosa ne pensano i creditori? Quale compenso ne avranno? 5) Si parla, con esempi, dell’eliminazione della piccola proprietà privata e per nulla della grande proprietà privata. Cosa ne sarà di quest’ultima? I miliardari di oggi rinunzieranno a tutte le loro proprietà in cambio di un reddito di base? Chi vive nei castelli e nelle ville con piscina verrà trasferito in un bilocale nel Bronx? 6) Un reddito universale di base garantisce una domanda virtuale, ma chi garantirà l’offerta, cioè chi garantirà che ci saranno le merci da comprare? Il sistema attuale prevedeva che il reddito derivasse dalla produzione di merci e questo garantiva la presenza delle merci stesse; un reddito incondizionato solleva il problema dell’incentivazione alla produzione. Se l’idea è che le merci siano prodotte dai robot, dove sono tutti questi robot? Occorreranno anni o decenni affinché i robot siano in grado di provvedere al sostentamento dei 7,5 miliardi di abitanti della terra, o forse i robot sono pochi perché i “filantropi” di Davos hanno deciso di ridurre drasticamente (leggi sterminare) la popolazione mondiale? 7) Per quanto la percentuale della popolazione lavorativa sia in calo, esiste pur sempre il bisogno di lavoratori (e siamo ancora su quote ben superiori al 20% previsto).È necessario che costoro siano spremuti come limoni in nome della produttività, mentre gli altri stanno a guardare? 8) Quando le macchine avranno ridotto la percentuale di occupazione umana, l’assegnazione del lavoro a una minoranza del 20% con quali criteri avverrà? Ha senso un sistema competitivo in cui un 20% di vincenti prende tutto e un 80% di perdenti nulla? 9) Quanto divergerà il tenore di vita dei lavoratori da quello dei non-lavoratori? E quanto sarà distante il tenore di vita della gente comune da quello dei governatori mondiali? Ci sarà uniformità, oppure esisteranno ancora il lusso e l’abbondanza per alcuni? 10) La proprietà privata garantisce degli ambiti di libertà e autonomia, che riguardano la famiglia, l’educazione dei figli, le scelte valoriali e religiose. Sopprimendo la proprietà privata si vogliono estirpare anche questi ambiti di libertà e autonomia? In caso contrario cosa li garantirà?

Altri approcci

[…] il piano del grande reset finanziario, ben lungi dal rispondere alle domande che ho posto, ha tutte le ragioni di temere malfunzionamenti e creazione di situazioni innaturali che provocheranno reazioni e ribellioni. In quest’ottica (una delle poche cose veramente realistiche del programma) diverse tappe dovranno essere imposte con la forza. […] Non può arrivare qualcuno (con un curriculum di fallimento) a dire: “È così perché ve lo dico io”. Altri approcci potrebbero essere basati

– sulla credibilità dell’azione, quindi prima si espropria la grande proprietà e solo successivamente si valuta se limitare quella piccola. – sulla rappresentatività popolare, per cui prima si approva per votazione il nuovo sistema finanziario e poi si abolisce quello vecchio. – sull’adozione di soluzioni non traumatiche, ad esempio attraverso una transizione alla riserva 100% con riacquisto del debito pubblico attraverso moneta emessa dallo Stato e redistribuzione della ricchezza indebitamente concentrata attraverso la socializzazione d’impresa. (Soluzione non traumatica per il 99,9% della popolazione, per un ristretto numero di miliardari sarebbe abbastanza traumatica, ma non si può condizionare un sistema e la stragrande maggioranza delle persone che lo compongono per salvaguardare i privilegi indebiti di una minuscola minoranza, che è quanto avviene oggi). – su nuovi criteri di solidarietà e di utilità pubblica, per cui si stabilisce la piena occupazione obbligatoria (con conseguente riduzione degli orari di lavoro e l’introduzione della retribuzione per le donne che liberamente scelgono di fare le casalinghe) e l’introduzione di coefficienti di utilità sociale nei bilanci delle imprese, per cui ad esempio l’agricoltura venga tassata al -5% (lo Stato aggiunge il 5% al fatturato dell’azienda per consentire un giusto compenso ai dipendenti) e il gioco d’azzardo al 95% (comprendendo in questa categoria anche alcuni strumenti finanziari) e tutta una gamma intermedia in mezzo. – sull’espansione dei servizi alla persona: per quanto i robot siano lavoratori indefessi e sempre più efficienti (anche se gli odiosi risponditori automatici delle aziende, a partire da quelle della telefonia, inducono a dubitare di questa meravigliosa efficienza) credo che qualunque anziano o malato se dovesse scegliere fra essere assistito da un robot o da una persona non avrebbe dubbi. Ma anche altri tipi di rapporto di assistenza (educazione, personal trainer, facilitatori e servizio d’ordine nel commercio, nell’intrattenimento, nel turismo e nei trasporti) potrebbero essere sviluppati man mano che le macchine sostituiscono l’uomo nei mestieri usuranti o di livello più materiale. Il mantenimento della piena occupazione favorirebbe transizioni finanziarie non traumatiche. – sull’abolizione di tutti i titoli finanziari: dato che l’economia reale non ha problemi di debito, dichiarare nulli tutti i titoli risolverebbe automaticamente anche il problema debitorio.

Sono esempi buttati giù al momento, ma servono per capire che la soluzione proposta non è l’unica, non è brillante e si distingue solo per una smisurata capacità coercitiva dei cittadini, che si troveranno a dipendere totalmente da un potere centrale opaco. In pratica un potere autocratico e autoproclamato propone di condonare un debito, generato dalle sue stesse cattive pratiche, in cambio della libertà. Non è un grande affare. Ma di fronte alla prospettiva di un cambiamento epocale, la pratica più odiosa è quella di escludere i cittadini dalla conoscenza e dalla discussione dei problemi. Quindi ecco questo foglio di appunti che possa aiutare il pubblico a formarsi un’opinione.

Andrea Cavalleri

 
Disonora il padre e la madre PDF Stampa E-mail

22 Gennaio 2021

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 Da Comedonchisciotte del 19-1-2021 (N.d.d.)

Genitore 1 a genitore 2, passo e chiudo la famiglia. Non è una comunicazione in codice della Volante ma è il nuovo codice della famiglia, già adottato in mezza Europa e ora negli Stati Uniti e ripristinato in questi giorni da noi da questo governo (come annunciato dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, sulla carta d’identità dei minori tornerà la dicitura “genitore 1 e genitore 2”); noi che siamo provinciali e ci adeguiamo sempre “all’estero”, come dicono gli idioti, ma in differita. La cancel culture non cancella solo i grandi del passato, ma anche la madre e il padre. La famiglia finisce in coda, prendi il numeretto e ti metti in fila. Magari sarà previsto anche un genitore 3, 4, e così via o i genitori decimali, dopo la virgola. Non importa il sesso e l’effettivo rapporto col minore, basta avere i numeri. L’abolizione del Padre, ente superfluo, ha preceduto solo di qualche anno la soppressione di un altro ente inutile, la Madre, anzi la Mamma come la chiamavano i mammiferi preistorici. Per le famiglie numerose procediamo alla separazione dei beni filiali, il genitore 1 si cura dei figli dalla fila dispari, il genitore 2 di quelli dalla fila pari. Io che sono figlio 4, sarei capitato con genitore 2, ma non so chi sarebbe stato dei due. Primo è il maschio, come si faceva nel tempo maschilista o vale il detto “nelle case dei galantuomini prima la femmina e poi l’omini”? Forse in ordine d’arrivo, come i numeretti alla posta. L’abolizione di padre e madre, ridotti a genere neutro, nasce dalla “delicatezza” di non offendere le unioni gay, ma è la prova, anche semantica, che il danno di cui ci preoccupiamo noi fanatici non è la legittimazione delle unioni gay ma l’abolizione della civiltà fondata sul padre e sulla madre. Dopo genitore 1 e genitore 2, la giurisdemenza italoeuropea ha lanciato due nuove norme a tutela della doppiezza. Una è famosa, il doppio cognome. Perché complicare la vita delle persone affibbiando due cognomi? E quando si passa alla generazione seguente i cognomi saranno quattro e via via aumentano? Per ripararsi da cognomi infiniti che sembrano la caricatura dei duchi di una volta, le proposte in campo sono due: l’ordine alfabetico (così estinguendo i cognomi in V o Z) o la scelta. Ovvero a caso o a capriccio. Avrebbe più senso adottare il cognome materno piuttosto che questo doppio cognome con selezione alfabetica o a piacere. E perché non il nickname? L’importante è separare il singolo dalla famiglia.

Ma questa euro-idiozia è surclassata da quella adottata da molte università italiane, non solo angloamericane: gli studenti transessuali hanno diritto a due libretti universitari, uno al maschile e uno al femminile, e tu poi scegli come ti gira. Libretti sartoriali, cuciti ad personam e ad libitum. Ma se ti appelli al buonsenso, alla semplice realtà e alla storia del mondo, passi tu per rozzo e multifobico. In ambo i casi raddoppia la burocrazia e s’accoppia alla demenza. Da quell’unione insana nasce lo scemo a norma di legge. Libero di farsi e disfarsi, ribattezzarsi e far coppia da solo, con sesso e cognome a piacere. Cancellano il padre e la madre, il nome e il sesso, la ragione e la dignità umana.

Marcello Veneziani

 
Una questione pi¨ filosofica che scientifica PDF Stampa E-mail

21 Gennaio 2021

 Da Rassegna di Arianna del 19-1-2021 (N.d.d.)

“Prima si capirà che la scienza NON HA NULLA DA DIRE sull’origine dell’universo e meglio sarà, sia per la scienza che per la filosofia” scrive Vincent Vega sul sito del biologo Enzo Pennetta (www.enzopennetta.it) in un commento del 14-2-2016. In effetti, non ho mai capito come, sulle questioni di fondo che hanno sempre tormentato l’uomo fino dagli albori, gli “scienziati” e in special modo i più virulenti di loro – alcuni tra i fisici- pretendano di poter avere delle “spiegazioni” più convincenti di altre da poter offrire. Se vogliamo, l’antica questione tra atei e credenti sull’origine dell’universo e della vita può essere semplificata al massimo nelle seguenti posizioni:

1) La materia (preesistente, anche se non si sa come) ha dato origine a materia sempre più complessa che si è auto-organizzata casualmente in varie forme, fino alle più evolute forme viventi dotate di coscienza ed auto-coscienza di sé come unità e individualità (Io), e di capacità di riprodursi. Si è trattato, insomma, di una specie di puzzle auto-riempito in cui “predisposta una configurazione di partenza, ossia una condizione iniziale, le leggi determinano ciò che accade nel futuro” (Hawking, Il grande disegno, 2011). 2) Un Disegno, un Progetto (intelligente, cosciente) disincarnato (Dio?) ha innescato un processo finalizzato, portato fino alla realizzazione materiale di varie forme, tra cui le più evolute. Tali forme disparate all’apparenza sono solo manifestazioni diverse di un’unica Entità sostanziale, situata al di fuori del tempo e dello spazio fenomenologico.

La posizione 1, accettata universalmente dal materialismo contemporaneo, sostenuto dalla scienza illuministica, sarebbe maggiormente accreditata ed “evoluta” rispetto alla 2), appannaggio di infantili “creduloni”. Ma è proprio così, come vuole farci credere il Pensiero Unico imperante?

Il problema, in realtà, lungi dall’essere scientifico, è filosofico, nonostante la dichiarazione di Hawking sulla morte della filosofia, soppiantata dalla Scienza (ibidem). Resta in effetti il problema, tutt’altro che banale, del rimando alla “condizione iniziale” (quale?), che non sembra di facile soluzione per gli “scienziati”.

Che la materia che si trovava lì per caso (come?) si sia auto-organizzata in forme sempre più evolute (contraddicendo il secondo principio della termodinamica, secondo cui in un sistema isolato l’entropia -il disordine- può solo aumentare; v., ad es., quanto sostiene in proposito il genetista Sanford, Genetic Entropy, 2005) sembra più “scientifico”, maturo e accettabile di un Progetto che abbia innescato la sua concreta realizzazione materiale? E se il sistema non era isolato ma aperto, e quindi calore, energia e massa potevano fluire verso e dall’esterno facendo in teoria diminuire l’entropia, tutto ciò appare di facile e intuitiva spiegazione?

Consideriamo, tanto più, che la “costruzione” di un animale intelligente avviene attraverso la decifrazione di un codice, e quindi di un progetto (DNA) che impartisce informazioni e direzioni alle sostanze materiali che, costituendone i mattoni, devono organizzarsi in un modo molto complesso per dare origine al prodotto finale. Quindi, anche in questo caso, si può dire che la materia non è primaria, ma si plasma in base ad istruzioni ricevute (progetto). Come un modellino di un mobile dell’IKEA da montare necessita di un foglio di istruzioni per poter mettere insieme i pezzi nell’ordine giusto, e la vita, in quanto a complessità, non è certo paragonabile a un mobile. E poi, mantenendo la metafora, il modellino per costruire una bicicletta sarebbe diventato nel tempo, con l’evoluzione spontanea, tale da poter auto-costruire un aereo? Dobbiamo essere sinceri, anche se può costare assai mettersi contro l’opinione della maggioranza, e risultarne “squalificati”: all’Imperatore mancano i vestiti.

Il prologo del Vangelo di Giovanni, uno dei testi delle sacre scritture più misteriosi e profondi di tutti i tempi, soggetto alle interpretazioni più svariate e tenuto in alta considerazione da molti circoli occultistici, ci dà in proposito uno spunto di significato sviluppabile sulla base della propria conoscenza, attitudine e predisposizione interiore, qualora la tanto discussa parola “Logos” venga intesa come Progetto, Disegno (intelligente). Seguendo Giuseppe Aiello, storico delle religioni, si ha la seguente versione: “All’inizio c’era il Progetto-Disegno (Logos), e il Logos era con il Dio, e “Dio” era il Progetto. Esso [il Progetto] era in principio presso il Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di esso [il Progetto] e senza di esso [il Progetto] niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In esso [nel Progetto] era [prevista] la vita e la vita era la luce degli uomini…”

O, se vogliamo riportarci alle scritture vediche dell’India: “Il Suono è considerato come la basilare sorgente di energia e movimento esistente nell’universo. L’esistenza del mondo materiale si dice sia stata originata dall’impulso cosmico, l’infinita vibrazione di Sabda [l’onnipresente eterna origine del suono]” (Pandit Shriram Sharma Acharya, Eternity of Sound & the Science of Mantras”, TMD India, revised edition 2012). Queste spiegazioni delle nostre origini e della nostra essenza, in sintesi, non sembrano affatto più ingenue e insoddisfacenti di quelle materialistiche, imposteci dalle consorterie della Scienza di regime.

Paolo Cioni

 
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