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Bufale PDF Stampa E-mail

3 Gennaio 2017

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Da Rassegna di Arianna dell’1-1-2017 (N.d.d.)

 

L’anno 2016 si chiude con tutti gli avvenimenti luttuosi che lo hanno contraddistinto: terremoti, terrorismo, conflitti nel medio Oriente, ondate migratorie sospinte verso l’Europa, criminalità ed insicurezza dilagante, crisi economica e miseria crescente ma, fra tutti questi problemi, quello che più assilla la sensibilità della Presidente della Camera, Laura Boldrini, è quello delle “bufale” e della disinformazione che dilaga sul web. “Ho concentrato il mio impegno nella battaglia contro il discorso di odio, la disinformazione e le bufale. È ormai evidente che si tratta di problemi da affrontare con urgenza, tanto a livello nazionale che mondiale“. Lo scrive Laura Boldrini in un post su Facebook in cui fa un breve bilancio di fine anno sulla sua attività di Presidente della Camera. La stessa presidente della Camera ricorda, in una dichiarazione rilasciata all’ANSA, di aver istituito una Commissione contro l”’hate speech”, dedicata a Jo Cox e composta da deputati ed esperti, prosegue aggiungendo: “Ho deciso di non soccombere e di denunciare pubblicamente la violenza e le bufale sui social network”. I cittadini italiani non potranno che rimanere favorevolmente impressionati dalla “sensibilità” della Boldrini che “non vuole soccombere” e si sentiranno tranquilli che, una volta istituita la Commissione da lei voluta, non sarà più possibile leggere sul web e sulla stampa nazionale (in rete o cartacea) le frequenti bufale, quali quelle enunciate da molti politici, del tipo : “vediamo la luce in fondo al tunnel” pronunciata da Mario Monti nel 2012 a proposito della crisi economica, mentre migliaia di aziende licenziavano e chiudevano i battenti lasciando per strada migliaia di lavoratori.  Come pure forse non sarà più possibile ascoltare le menzogne pronunciate da Renzi sulla crisi dell’MPS: “«Oggi la banca è risanata, e investire è un affare”.  È noto il dissesto a cui è arrivata pochi mesi dopo questa Banca, tanto da costituire un “caso” nazionale ed europeo.  Sarebbero censurate dalla Commissione anche queste dichiarazioni? Si spera anche che, grazie a questa commissione voluta dalla Boldrini, non dovremo più sentire le bufale come quella enunciata da Bersani quando, nel 2011, disse che “l’intervento della NATO in Libia era diretto a fermare la guerra di Gheddafi contro il suo popolo”.  Si è visto poi quali erano i reali obiettivi dell’intervento della NATO e come è andata a finire in quel paese. Il PD e Napolitano appoggiavano allora l’intervento e manifestavano l’urgenza di “salvare” il popolo libico (30.000 vittime quelle causate dalla NATO con aggiunta di caos e miseria).

 

Si potrebbe fare un elenco delle tante bufale che si sono trovate sul web in questi ultimi anni, ad esempio riguardo la Guerra in Siria quando le grandi testate nazionali ci raccontavano che era in corso una “rivolta dei ribelli democratici” contro Assad, una “primavera araba” scrivevano, omettendo che i rivoltosi erano mercenari della CIA sguinzagliati per attaccare le istituzioni governative e determinare il cambio di regime a Damasco. Una guerra per procura presentata alle opinioni pubbliche come una “rivolta per una svolta democratica”.

 

Queste bufale non le sentiremo forse più da quando entrerà in azione la Commissione voluta dalla Boldrini? Questo il grande interrogativo. Potremmo essere indotti in modo spontaneo a farci solo una risata sulle “farneticazioni” della Boldrini, noto esponente della sinistra mondialista, se non fosse che dietro di queste esiste una manovra molto seria e programmata dalle centrali del potere globaliste. La manovra, quella sì molto seria ed inquietante, è quella che stanno mettendo a punto per imbavagliare il web. A proposito di questa, per giustificare i prossimi provvedimenti di censura preventiva, dichiara Giovanni Pitruzzella: “In politica la post-verità è uno dei motori del populismo e una delle minacce alla nostra democrazia”. Per questo contro la diffusione delle false notizie serve una rete di organismi nazionali indipendenti, ma coordinata da Bruxelles e modellata sul sistema delle autorità per la tutela della concorrenza, capace di identificare le bufale online che danneggiano l’interesse pubblico, rimuoverle dal web e nel caso imporre sanzioni a chi le mette in circolazione. Questa è la proposta rilanciata, in un’intervista al Financial Times, dal presidente dell’Autorità Antitrust Giovanni Pitruzzella per il quale “siamo a un crocevia: dobbiamo scegliere se lasciare internet così com’è, come un selvaggio West, o se ci servono regole adatte al cambiamento subito dalla comunicazione”. “Credo che ci si debba definire tali regole e questo è compito del settore pubblico” aggiunge Pitruzzella che riconosce come non si possa affidare ai soli social media la gestione del problema”. Pitruzzella, a capo dell’antitrust dal 2011, ha detto che “i paesi dell’UE dovrebbero istituire organismi indipendenti— coordinati da Bruxelles e modellati sul sistema delle agenzie antitrust — che potrebbero rapidamente etichettare le notizie false, rimuoverle dalla circolazione e infliggere ammende se necessario.”

 

Al di là delle prevedibili polemiche, anche il Governo Gentiloni, in linea con queste prese di posizione, si sta occupando concretamente di questo tema. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha proposto «la responsabilizzazione dei social network nel contrasto alla propaganda d’odio», chiedendo la «rimozione di quei contenuti che inneggiano a comportamenti violenti o a forme di discriminazione». Inoltre il governo propone di “portare la questione all’attenzione dell’Europa”. Questo proposito intendiamo bene cosa voglia significare. In sostanza si propone che una oligarchia costituita da burocrati non eletti e che non rendono conto a nessuno, dovrebbe avere la discrezionalità di decidere, a suo insindacabile giudizio, quali sono e quali non sono le “notizie false”, per poi “farle rimuovere dalla rete.” D’altra parte, considerando che, una settimana fa, Obama ha dato all’Europa il via libera ad ogni forma di censura e sospensione della libertà di parola, quando il Presidente uscente degli Stati Uniti ha votato la “Direttiva per contrastare la Disinformazione e la Propaganda“, nessuno dovrebbe sorprendersi che un’Europa, uniformata alle direttive d’oltre Atlantico, ricorra a tali misure agghiaccianti. “La Post-verità in politica è uno dei motori del populismo ed è una delle minacce per le nostre democrazie” ha detto Pitruzzella al Financial Times.  “Penso che abbiamo bisogno di impostare tali regole e questo è il ruolo del settore pubblico”, ha ribadito. In pratica quanto prima sarà a discrezione dell’oligarchia di Bruxelles decidere quali contenuti Internet siano adatti ad essere diffusi sul web per i cittadini utenti europei, questo perché bisogna impedire che le “notizie false” siano diffuse sul web, visto che tali notizie potrebbero suscitare consensi per le formazioni “populiste” o “nazionaliste” che sono considerate non conformi al pensiero unico e politicamente corretto. Anche il Presidente Mattarella ha fatto propria questa esigenza nel suo discorso di fine d’anno: “contrastare e mettere al bando l’odio e la falsificazione sul web”. Naturalmente la “falsificazione” di cui parlano sarebbe solo quella dei “populisti” e “nazionalisti” sul web, mai quelle dei media e dei gruppi di potere, si sa questi ultimi sono “portatori di verità”. I guardiani del “Pensiero Unico” (questa la giusta definizione) sono convinti che, se il sistema politico europeo è scosso da una reazione anti-establishment senza precedenti, questo è dovuto anche in buona parte alla diffusione delle “false informazioni” su internet, ovvero alle forme di dissidenza e controinformazione. Bisogna correre ai ripari e preservare i “valori democratici”. Chi meglio della Boldrini e di Mattarella in Italia potevano fare proprie tali istanze del fronte globalista?

 

Luciano Lago

 

 
I botti di capodanno e l'animalismo PDF Stampa E-mail

2 Gennaio 2017

 

Negli ultimi giorni ha preso piede, sui social network, una petizione partita da ENPA e WWF che chiede al governo di abolire i botti di Capodanno. Le motivazioni? Inquinano l'aria e soprattutto mettono sotto stress gli animali domestici (cani e gatti in primis), nuocendo largamente alla loro salute. Diciamo che delle due motivazioni, quella che va per la maggiore è la seconda. Appoggiandosi stavolta ad un animalismo infantile e paradossalmente irrispettoso per gli animali stessi, in quanto li antropomorfizza e li spoglia della loro natura, la cultura dominante "2.0" compie un nuovo passo avanti nella demolizione dell'uomo stesso, dei suoi riti, tradizioni, in una politica di incredibile "prevenzione del conflitto" che genera a sua volta una moltiplicazione esponenziale, nel lungo termine, del conflitto stesso. Si punta a creare una società di idioti, di castrati, di Farinelli gorgoglianti stronzate, di "ocolinghi"-per usare un termine della Neolingua orwelliana (ocolingo è colui che parla ma in realtà starnazza come le oche).

 

Qualcuno penserà che siamo "ultras del botto". Nulla di più sbagliato. Premesso che lo scrivente quasi mai ha maneggiato botti, ci rendiamo benissimo conto che l'abuso (l'abuso, non l'uso!) di petardi e materiale pirico, unito ad uno scarso senso civico e alla presenza sul "mercato clandestino" di prodotti non conformi e pericolosi sono una vera e propria emergenza sociale, con un bilancio umano non indifferente. Il problema andrebbe affrontato con una giusta dose di prevenzione, informazione, educazione civica e repressione. Essere contro botti e fuochi artificiali di Capodanno solo perché "stressano" i cani di casa è quantomeno assurdo, perché così ragionando dovremmo, allora, per "absurdum" cancellare ogni fonte di rumore: anche le sirene delle autoambulanze e i temporali spaventano i cani. Per le prime, magari in un prossimo futuro sempre più politicamente corretto e "pet friendly" qualcuno potrà trovare una soluzione, per i secondi la vediamo dura, in quanto nessuna politica del "volemose bene" ha la forza di modificare le leggi della fisica atmosferica e della termodinamica. La verità è che, come fece notare l'antropologa Ida Magli, ci stiamo sempre più femminilizzando. Non solo: stiamo distruggendo giorno dopo giorno tutto il lato orgiastico, ludico, bacchico e incanalatore innocuo delle pulsioni umane, che proprio nei riti orgiastici quali, ad esempio, il Carnevale e le festività di Capodanno(solo per citarne un paio) hanno, fin dalla notte dei tempi, e questo le antiche società preindustriali ben lo sapevano, lo scopo di far sfogare entro i giusti binari tutta la rabbia, l'energia, la vitalità esuberante e gli istinti difficilmente controllabili in occasioni predeterminate: una valvola di sfogo salutare, atta ad evitare che le pressioni quotidiane facessero saltare troppi coperchi. I botti di Capodanno sono pericolosi? Qualche innocuo mortaretto maneggiato a distanza con cautela, sicuramente no, altri che sono vere e proprie mezze bombe criminali sì. È che noi, non essendo ormai più abituati a pensare, stiamo perdendo pure la facoltà del discernimento. Curioso che i nipotini dei maestri del Sessantotto, quelli del "proibito proibire", si trovino a vivere in un contesto sociale cento volte più repressivo di quello dei loro padri o nonni. Ormai è proibito tutto: esporre striscioni "offensivi", tamburi e megafoni negli stadi, dare un salutare sculaccione a un bambino indisciplinato e pestifero, persino dire che sì, forse la famiglia naturale è quella composta da uomo e donna. Ora, ciliegina sulla torta, si fanno petizioni per mettere fuorilegge fuochi e petardi il 31 dicembre. Stressano cani e gatti. Avanti così: per qualche psicologo canino che resterà a spasso per mancanza di casi, i loro colleghi degli umani incrementeranno il lavoro. Per qualche irresponsabile che si fa male (con la consapevolezza di essersela cercata...) avremo incrementi di devianza sociale. È la modernità, bellezza!

 

Simone Torresani

 

 
Disfatta intellettuale e morale PDF Stampa E-mail

I Gennaio 2017

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Da Rassegna di Arianna del 30-12-2016 (N.d.d.)

 

“Primi attacchi aerei dell’aviazione russa in appoggio alle truppe turche ad Al-Bab”. Chi l’avrebbe mai detto?  “Secondo una fonte militare dell’aeroporto di Kuweires, una squadriglia di caccia Su-24 e Su-34 ha sferrato attacchi aerei su Al-Bab, distruggendo vari mezzi appartenenti al cosiddetto Stato Islamico d’Irak e Al Sham”, che è sempre Daesh. Secondo alcuni però, i colpi sarebbero diretti alle milizie curde anti-Assad.  Erdogan ha accettato il principio della “integrità territoriale della Siria” (non certo di buona voglia) perché ciò comporta l’eliminazione dei sogni indipendentisti curdi?La notizia (fonte Almasdar New, yemenita sciita) aggiunge che “nonostante l’appoggio aereo russo, l’armata turca non  ha potuto mantenere il controllo dell’ospedale Al-Faruq e  di Jabal al-Akil dopo  che i terroristi  dello stato islamico hanno assestato  un colpo diretto con  il loro ordigno esplosivo improvvisato”. Il che rivela forse qualcosa sul temibile esercito turco, il secondo della NATO. Erdogan ha mandato oltre confine alcune centinaia di commandos; ma non osa impegnare l’esercito, che è fatto di coscritti, e che lui ha “purgato” di comandanti come   veri e presunti complici di Gulen. Secondo l’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani (quello fatto da uno che sta a Londra), “Al Bab è stata giovedì oggetto di vari raid aerei turchi che hanno ucciso 72 civili, fra cui 21 bambini”.  L’attacco aereo russo invece è di lunedì e non ha fatto vittime civili – o più probabilmente, sono adesso i turchi ad avere diritto alla loro quota di accuse di crimini di guerra. Infatti i media italiani hanno dato il dovuto rilievo.

 

Su Aleppo, con molto disagio, la “narrativa” sta un po’ cambiando. Si osa dar notizia del fatto che ad Aleppo la gente festeggia i soldati dell’esercito nazionale, che i cristiani hanno celebrato il Natale nella gioia ed hanno ricevuto la visita di Assad e signora, e che si sono scoperte fosse comuni di civili giustiziati  e  mutilati dallo Stato Islamico, ossia dai protetti dalla coalizione internazionale. È già un progresso dopo cinque anni che “atrocità” e crimini di guerra, parecchi dei quali inventati (i gas nervini del 2012) venivano imputati esclusivamente ad Assad, e negli ultimi giorni prima della liberazione di Aleppo Est, a Mosca. Naturalmente dicendo il meno possibile. Nulla sugli ufficiali della NATO catturati dall’armata siriana in una cantina di Aleppo Est, il cui numero – dato inizialmente a 14, sarebbe invece di 110.   Colpevoli, nella loro qualità di comandanti dei tagliagole preferiti dalla UE e da Washington, dei crimini contro l’umanità che i russi coi siriani vanno scoprendo. Silenzio sui 100 cadaveri – risultati di soldati siriani catturati – che i ribelli hanno liquidato col classico colpo alla nuca prima di sloggiare (che ne dirà Stoltenberg?).  Discrezione sui “sette immensi magazzini con munizioni sufficienti per armare diversi battaglioni di fanteria” documentati dal portavoce delle forze russe, generale Igor Konachenkov: “Molti di questi depositi si trovavano in ospedali e scuole”.  Per delicatezza d’animo e non impressionare la Mogherini, le tv non hanno dato i video che mostrano l’enorme quantità di queste armi.  Che noi stessi, intesi come occidentali, abbiamo fornito loro perché instaurassero il Califfato. Sono state trovate anche immani quantità di generi alimentari, ben nascoste; la dittatura jihadista lasciava la popolazione civile senza cibo, sequestrava gli “aiuti umanitari” per la sua sbirraglia, e vietava ai civili di nutrirsene.   Su questo, persino l’Osservatorio dei Diritti Umani in Siria (quello di Londra) ha osato accusare i terroristi. Un altro segno della graduale modifica della narrativa. Nessun tentativo mediatico di collegare la ‘caduta di Aleppo Est’ e la strana morte in Belgio del revisore generale della NATO, Yves Chandelon, suicidato con un colpo di pistola alla testa nella sua auto, vicino ad Andenne.   L’uomo di pistole ne aveva tre, regolarmente denunciate; quella con cui s’ ucciso è un’altra, non sua. Chissà perché, la famiglia non crede al suicidio; sostiene che   Yves, pochi giorni prima, aveva confidato di sentirsi minacciato da strane telefonate.   Stava indagando sui finanziamenti del terrorismo islamico: cosa che, in fondo, è un segreto di Pulcinella. Il suo ‘suicidio’ apre interessanti questioni: è parte delle pulizie di fine stagione della presidenza Obama, oppure è il sintomo di una spaccatura fra due fazioni interne all’Alleanza Atlantica? Perché comunque la si metta, quella di Obama, della UE e dei sauditi e israeliani è una disfatta di prima grandezza.   Tanto più se si tien conto dell’ultima rivelazione di Wikileaks dove un documento del governo Usa datato 2006 mostra che Washington ha progettato il cambiamento di regime in Siria fin da 15 anni fa, scatenando deliberatamente il bagno di sangue cui abbiamo assistito, coi 250 mila morti e i sei milioni almeno di profughi e senzatetto. Progettato in tutti i particolari: dal “giocare le ansie sunnite  sull’influenza iraniana”, all’attizzare “i curdi”,  creare  divisioni “in seno ai servizi di sicurezza e militari”  del regime,  fino alle denunce false al tribunale dell’Aja  di aver fatto uccidere  il capo libanese Hariri (probabilmente  ucciso da Sion) e alla diffusione di falsità demonizzanti contro Assad  e il “primo cerchio” del regime   – il compito a cui  i nostri media si sono così valorosamente  dedicati   diffondendo ogni sorta di fake news imbeccate. Il risultato è che Russia, Turchia e Iran si sono riunite –  a Mosca –  per discutere la sistemazione della Siria, senza invitare Washington.

 

È la disfatta morale, ma anche intellettuale, di Obama, della strategia neocon e della UE: il Nobel per la Pace è stato sconfitto politicamente dal “piccolo paese  che non produce niente”, la  Russia, e che ai tempi di Eltsin i cervelloni strategici americani avevano  definito “un Alto Volta con i missili”.  Ma proprio questo fa giganteggiare le figure degli indubbi vincitori, Putin e Lavrov: con   quanti pochi mezzi hanno battuto la superpotenza e il suo codazzo di satelliti. Come mai?  I motivi ha cominciato a provare ad enumerarli il massimo analista strategico franco-svizzero, Guillaume Berlat.  “La definizione di un quadro concettuale globale” che Putin ha seguito coerentemente e con costanza, dall’inizio delle “primavere arabe” (laddove Obama le ha provocate con vacue speranze che i Fratelli Musulmani realizzassero una “democrazia”, mentre per i neocon la destabilizzazione è un fine in sé). La declinazione del quadro concettuale attorno ad alcuni principi. “Stabilizzare il regime siriano per evitare la destabilizzazione anche regionale (ammaestrato dagli effetti dell’implosione della Libia sulle aree circostanti), scongiurare la diffusione del virus islamista nel Caucaso, mantenere la sua base militare in Mediterraneo – giocando gli Usa e ridicolizzando la UE”, per giunta apparendo come il difensore dei cristiani e delle altre minoranze perseguitate in Oriente. Il sagace uso congiunto della forza militare e della diplomazia.  “La diplomazia senza le armi è come la musica senza strumenti”, diceva Bismarck; ma gli Usa si son fatti dettare la politica dal loro super-armamento, credendo che la potenza degli strumenti esima dal comporre la musica, perché quelli la suonano da sé. La psichiatrica follia di questo s’è vista nel settembre scorso, quando Ashton Carter (capo del Pentagono) ha bombardato le truppe siriane assediate a Der Ezzor  (tra 60 e100 soldati morti, con la partecipazione di caccia belgi e danesi)  al solo scopo di mandare a monte un accordo stipulato fra John Kerry e Lavrov per condurre operazioni militari congiunte contro Daesh. Cosa riconosciuta da Kerry sospiroso: “Purtroppo abbiamo avuto divisioni nelle nostre file che hanno reso l’applicazione dell’accordo estremamente difficile…”. Patetica figura Kerry, di fronte a Sergei Lavrov, sperimentato non solo dalla lunga permanenza come ministro, ma dalla precedente esperienza di diplomatico all’Onu, e assistito dal “quadro concettuale” complessivo stilato con Vladimir Vladimirovic. Di lui rimarrà nella storia la limpida, chiaroveggente diplomazia inclusiva, così contraria a quella americana. Infaticabilmente, Lavrov parla con gli iraniani, ma anche con gli americani traditori e doppi, coi turchi dopo che Erdogan fa abbattere il caccia russo, parla coi sionisti, perfino coi sauditi, trattando come legittimi interlocutori le cricche più infide, da leale interlocutore, lui. Tratta coi “ribelli” siriani, cercando di metterli al tavolo di pace.  È stato lui a sventare in extremis l’intervento occidentale contro Damasco nel 2013, facendo aderire la Siria alla convenzione di divieto delle armi chimiche. Quanto alla forza militare, è   quella necessaria e sufficiente che Putin usa in vista di obiettivi chiaramente definiti.  Spero si ricorderà il totale “effetto sorpresa”  ottenuto su Washington ed Ankara con il dispiegamento istantaneo e invisibile dei caccia bombardieri, l’esibizione delle migliori novità tecniche delle tre armi, abbastanza da impressionare gli americani e  indurli a non rischiare troppo nello spazio aereo (Erdogan,  Hollande volevano da Obama una no-fly zone in  Siria), assumendo anche i necessari rischi ed azzardi –  l’abbattimento del caccia da un rabbioso Erdogan, che oggi è costretto ad agire da “alleato” di Mosca.  Con ciò ha mostrato ai   regimi arabi che, lui, non abbandona gli alleati nelle peste, come hanno fatto altri. Tutto ciò non sarebbe bastato al successo, nota Berlat, senza un quarto fattore: e qui l’analista evoca un dato morale, di carattere: la forza di una volontà irremovibile.  Non dimentichiamo che in Siria, Putin ha sfidato un paese dieci volte più armato, una superpotenza economicamente dieci volte superiore, che non si esenta da atti criminali e talora da sussulti irrazionali, da idrofobia. L’inflessibilità della volontà s’è dimostrata nella assoluta impermeabilità, spesso ironica, al martellamento mediatico.  “I cani occidentali abbaiano, la carovana russa passa”, il Cremlino non si fa deviare nemmeno d’un metro dalla traiettoria iniziale dalla guerra mediatica. Il sistema mediatico occidentale s’è coperto di vergogna diffondendo propaganda e menzogne plateali; i governanti si sono compromessi in interviste con asserzioni irresponsabili e minacce delinquenziali, dichiarazioni estemporanee, rivelazioni controproducenti (tipo “Al Qaeda, sul terreno, fa un buon lavoro”).  Putin parla quanto basta; usa il potere di veto all’Onu   quando occorre, senza farsi intimidire; Lavrov non si abbandona alle  emozioni, entrambi si impegnano in incontri utili e riservati, come quello che ha restituito temporaneamente la ragione a Erdogan. È una forza di volontà intelligente, sostenuta da realismo, pragmatismo e sangue freddo. Gli occidentali perdono vistosamente d’intelligenza,  credono alle loro proprie menzogne, se ne fanno irretire: invocano “interventi umanitari” per rifornire tagliagole wahabiti resi folli dal captagon, di fronte ai quali Assad è fin troppo evidentemente più civile e preferibile; farneticano di una “opposizione democratica” che sanno benissimo non esistere, trattandosi di mercenari stranieri  pagati dai sauditi; invocano “tregue” che hanno l’unico scopo di salvare i terroristi da loro armati, e ormai alle corde.  E tutto ciò, nonostante gli sforzi mediatici, si vede ad occhio nudo. “Tutto, nel racconto occidentale su Aleppo, sa di truffa e inganno”, ha scritto Fulvio Scaglione su Famiglia Cristiana. Mogherini, Hollande e Merkel intimano ai russi, che trattano da criminali di guerra, di aprire corridoi umanitari. Ma i “corridoi” esistono già, i civili sono già stati evacuati dai quartieri orientali di Aleppo dalle forze governative siriane e soprattutto dai russi che hanno anche messo in campo (a differenza della Ue) una mole imponente di aiuti umanitari per gli sfollati, proporzionale al loro impegno bellico. Persino i ribelli vengono portati con i loro famigliari (e i pochi civili che intendono seguirli) in aree controllate dalle milizie a cui appartengono con la supervisione della Croce Rossa Internazionale”, scrive la NBQ, che titola opportunamente: “Ad Aleppo, la UE perde la faccia”. L’Unione Europea si è attenuta ad una rappresentazione della realtà “deforme in modo abissale” sulla Siria, per di più condita dal sentimento ingiustificato di non si sa quale superiorità civile e morale, che è un’imitazione dell’altrettanto ingiustificato senso della “eccezionalità” americana di cui Obama si riempie la bocca. “Noi” siamo l’Occidente, “noi” siamo la civiltà, l’umanitarismo e la democrazia, “Assad must go”, Putin è un dittatore…senza accorgersi della rozzezza e del semplicismo delle loro visioni che li ha portati ad una vera disfatta – intellettuale e morale. È in nome di questa ‘superiorità’ che Obama, prima di Natale, ha firmato il decreto per consegnare ai ribelli in Siria i missili anti-aerei a spalla; “un atto ostile” l’ha definito la portavoce di Lavrov, Maria Zakharova.

 

È stato forse per suo ordine che il noto “incidente aereo” ha sterminato il coro dell’armata rossa.  Non riesce proprio a capire che versare sangue non è un sostituto per l’intelligenza che gli manca, la malvagità e le vendette postume non bastano a rimpiazzare una strategia, una diplomazia, una politica estera impotente.

 

Maurizio Blondet

 

 
Fiducia nel nulla PDF Stampa E-mail

31 Dicembre 2016

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Da Rassegna di Arianna del 30-12-2016 (N.d.d.)

 

L’errore di fondo è vivere dentro Matrix applicando la logica del mondo reale. Prendiamo l’esempio di MPS, si ritiene che la banca sia insolvente perché ha patrimonializzazione insufficiente. Insufficiente a che? MPS, come ogni altra banca, crea denaro dal nulla, lo presta, su quel prestito applica interessi che sarebbero il suo guadagno e se il prestito non viene restituito deve compensare con la propria patrimonializzazione. MPS non ha avuto restituiti i prestiti e allora che si fa? Un altro ente, lo Stato, inietta denaro reale? Macché, fa come ha fatto MPS, crea dal nulla denaro che non possiede, lo imputa a debito e risolve la questione. Già, debito… comprato da chi, garantito da che? Comprato dalla BCE. Come? Non ci credereste, con altro denaro creato dal nulla! Garantito da chi? Dai beni dei Paesi aderenti all’Unione Europea.

 

Proviamo a ricapitolare: MPS crea denaro dal nulla, lo presta e non gli viene restituito, la patrimonializzazione è insufficiente quindi dovrebbe fallire, interviene lo Stato creando anch’esso denaro dal nulla attraverso il debito, debito acquistato dalla BCE che a sua volta crea denaro dal nulla, garantito dagli stati aderenti. Ma gli stati che non garantiscono il proprio debito come possono garantire lo stesso debito una volta entrato nei bilanci della BCE? Grazie alla mutua garanzia di tutti gli stati europei? Ma no, non esiste il debito europeo, ma solo il debito dei singoli stati. Allora perché il denaro creato dal nulla dalla BCE vale più del denaro creato dal nulla dello Stato Italiano e perché il debito creato dal nulla dallo Stato Italiano vale di più del denaro creato dal nulla da MPS? È sempre e comunque denaro creato dal nulla, senza che ci sia una reale garanzia reale sufficiente a coprire il debito e se c’è non può essere facilmente monetizzata in modo da rappresentare una reale garanzia per il creditore. Creditore poi, creditore di denaro inesistente, come se dovessimo garantire con beni reali il prestito di denaro inventato. Quindi cosa rende il denaro creato dal nulla dalla BCE migliore e più sicuro del denaro creato dal nulla dallo Stato Italiano? E cosa rende il denaro creato dal nulla dallo Stato Italiano migliore e più sicuro del denaro creato dal nulla da MPS? E, infine, cosa rende il denaro creato dal nulla da MPS migliore e più sicuro il denaro creato dal nulla da Totò e Peppino De Filippo nel film “La Banda degli Onesti”? La fiducia? Si, forse la fiducia. La fiducia in che? La fiducia nella possibilità/capacità dello Stato Italiano di saccheggiare i beni privati dei suoi cittadini per far fronte ai suoi debiti e la fiducia nella possibilità/capacità della BCE (e della Troika che presterà altro denaro creato dal nulla allo Stato Italiano) di saccheggiare i beni dello Stato Italiano per far fronte ai suoi debiti che, questi sì, qualcuno in qualche modo deve/dovrebbe restituire. BCE che ben sa che il suo compito è Mission Impossible e proprio per questo cerca in tutti i modi di alimentare inflazione, ma ormai è chiaro anche alla BCE che inflazione non ce n’è, anzi la sua azione inflattiva se non produce inflazione rischia però di produrre all’improvviso una incontrollata iperinflazione, con tutto quanto ne consegue.

 

Ma torniamo alla nostra vicenda di MPS, cosa fanno di diverso lo Stato Italiano e la Banca Centrale Europea rispetto a quello che fa MPS? Niente, proprio un bel niente, fa esattamente la stessa cosa. Quello che cambia è la credibilità dell’azione svolta. Si capisce ora l’importanza della credibilità? MPS è morta e per salvarla deve intervenire lo Stato Italiano, che però non è credibile e dovrà ricorrere all’aiuto europeo attraverso le sue istituzioni BCE e Troika, creando debito che non potrà restituire, in sostanza si appresta a ripercorrere la stessa strada fatta già da MPS, ma più in grande, come in un sistema frattale. E come MPS a seguito di questo comportamento perderà la propria autonomia, lo stesso accadrà allo Stato. Abbandonato il gold standard, la moneta non conta e non vale più nulla, conta la fiducia che si ha nell’emittente, fiducia nella forza economica, geopolitica, anche militare oppure, come nel caso italiano, predatoria dello stato sui suoi cittadini. Cazzo ci sarà da gioire sul salvataggio di MPS? Mah… Diverso sarebbe se a creare denaro dal nulla fosse una entità italiana, invece ricorreremo alla BCE ed alla Troika: svenduti in cambio di niente. Direi che questa parabola ben spiega l’immenso schema di Ponzi che di fatto è il socialismo bancario: una catena di Sant’Antonio basata sul Nulla, in cui attori dotati di poteri speciali conquistati con le armi possono iniettare continuamente altro Nulla a cui viene dato un valore tramite questo incantesimo che si chiama “fiducia”. La parola fondamentale di tutta la parabola è “frattale”: infatti MPS non è altro che la riproposizione in piccolo di tutto il sistema economico mondiale. A volte alcuni frattali minori implodono, come sta succedendo (perseguendo una lunga tradizione) in varie parti del Centro e Sudamerica, luoghi in cui l’incantesimo della fiducia non è mai riuscito a funzionare verso il resto del mondo. Forse perché da quelle terre non sono mai arrivati servizi e prodotti che hanno convinto il resto del pianeta che il loro incantesimo-fiducia avesse lo stesso valore di quello Giapponese, Americano, Svizzero, Britannico o (ancora per poco) Europeo. Forse perché il lavoro non è tra le loro priorità. Forse perché non c’è mai stato un potere politico e militare che rendesse credibile quell’incantesimo. Oppure perché al complotto plutogiudaicomassonicoilluminaticoalieno alcune parti del Centro e Sudamerica stanno sul cazzo per principio, magari perché i Maya e gli Atztechi venivano da una galassia in guerra con la loro. Chissà. Analizzando l’avanzare del Nulla del caso MPS, si aprono alcune interessanti questioni: 1- questo immenso Nulla fino a quando durerà? Questa è la domanda fondamentale. Chi mi dice “non durerà”, mi risponde con altro Nulla, perché se non mi dici quando imploderà il tutto mi stai dando un’altra informazione irrilevante. L’incantesimo fiducia può dissolversi da un momento all’altro, ma anche durare secoli. 2- il frattale MPS, parte del frattale Italia, parte del frattale Eurozona, parte del frattale U(RS)E possono salvarsi? Tutti i segnali direbbero di no. Ogni numero pare volgere in direzione opposta. Ma anche qui si tratta di un frattale, quindi l’incantesimo-fiducia può dissolversi da un momento all’altro, ma anche durare secoli. 3- se il frattale della piccola espressione geografica denominata Italia, militarmente occupata dall’organizzazione denominata Repubblica Italiana, uscisse dal frattale Eurozona e dal frattale U(RS)E, potrebbe lanciare il suo incantesimo-fiducia sul resto del mondo? Certo, potrebbe. E potrebbe anche funzionare. La dimensione non è certo un problema, la Confederazione Elvetica è lì a dimostrarlo. Il problema piuttosto è: l’organizzazione denominata Repubblica Italiana può e vuole diventare come l’organizzazione denominata Confederazione Elvetica? Ne ha la forza? I sudditi che la sostengono è questo che vogliono? Consentitemi qualche dubbio. Tra tutti questi dubbi, resta una sola certezza: se vi fermate a fissare il Nulla e sperate che le vostre sovrastrutture, il vostro “popolo”, la vostra “società” o, peggio ancora, un Nuovo Messia venuto dal cielo vi salveranno dall’avanzata del Nulla, allora state certi che ne verrete travolti. La Salvezza, se ci sarà, sarà sempre e solo individuale.

 

 “Ci sono due modi per conquistare e schiavizzare una nazione.: uno è con la spada. L’altro con il debito”. (John Adams)

 

Marco Tizzi

 

 
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30 Dicembre 2016

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Da Lettera43 del 26-12-2016 (N.d.d.)

 

Gli anni di Barack Obama sono stati davvero una storia di successi per il lavoratore americano? Così ha sostenuto molte volte il presidente uscente, e su questo ha costruito ad esempio gran parte del suo discorso sullo Stato dell’Unione del gennaio 2016. E lo ha ripetuto cercando di aiutare Hillary Clinton, a settembre e ottobre 2016, nella complicata campagna presidenziale. Era un viatico, il successo di Obama, regalato da Obama. In tanti, anche da noi, hanno creduto che grazie a Barack per Hillary era fatta. Ma le cose non stanno esattamente così, dice ora uno studio condotto da due economisti di prima grandezza, Lawrence F. Katz di Harvard e Alan B. Krueger di Princeton (The Rise and Nature of Alternative Work Arrangements in the United States, Working paper n. 603, Princeton University, Industrial Relations Section).

 

UNA GRANDE ITALIA. Krueger è stato dal 2009 capo economista del Tesoro, con Obama, e poi dal 2011 per due anni alla Casa Bianca come capo dei consiglieri economici del presidente. Non è andata per il lavoro in America come ha a lungo raccontato la Casa Bianca, e come hanno ripetuto tantissimi anche in Italia scartando con fastidio chi obiettava. Invece del viatico c’è stata la buccia di banana. I due economisti hanno scoperto e documentato qualcosa che già si sapeva, ma a spanne, e cioè che del saldo netto di 10 milioni di posti di lavoro creati dal 2005 al 2015 la quasi totalità, cioè il 94%, è fatto di lavori atipici: a contratto e a progetto, partite Iva come le chiamiamo in Italia, on demand (si lavora se chiamano il giorno prima o di prima mattina, se no si sta a casa), interinali di vario genere, in appalto e cose simili. E alla fine loro stessi, Katz e anche Krueger che evidentemente dalla Casa Bianca non si era accorto di come stavano le cose, si dichiarano sorpresi per le «scioccanti implicazioni» del fenomeno. Dei 10 milioni di nuovi posti, la differenza tra quelli creati e quelli persi nel decennio in esame, solo 500 mila sono state vere assunzioni a tempo indeterminato. Sembra quasi una grande Italia.

 

L'ERRORE DI OBAMA. È un tassello in più per capire la vittoria di Donald Trump, che difficilmente cambierà le cose, ma che comunque si è guadagnato i voti dicendo che la realtà non era affatto rosea. Ci ha provato anche Bill Clinton, cercando di distanziare Hillary dalla eredità economica di Obama, e il 7 marzo 2016 in un comizio a Raleigh in North Carolina diceva: «Milioni e milioni e milioni e milioni (così, quattro volte, ndr) di persone guardano al bel quadretto dell’America che (il presidente, ndr) ha tracciato e non ci si ritrovano». Bill ripeteva tre o quattro volte questo messaggio ma era troppo forte l’eco presidenziale di un Obama che voleva passare per intero a Hillary la sua eredità di successi e su quella base, un recentissimo ritratto-intervista a Ta-Nehisi Coates di The Atlantic lo conferma, ancora a fine ottobre era convinto della vittoria. L’atipico si è sviluppato nel decennio soprattutto nella rete di vendita al dettaglio, la singola voce più consistente.Tema costante della campagna per fermare Trump sono stati i dati di una disoccupazione dimezzata tra il 2009 e il 2016, dal 10 al 5% e meno. Ma per le statistiche del Bls (Bureau of Labor Statistics) anche i lavoratori a contratto temporaneo a chiamata e in appalto (dipendenti di una società terza come Adecco ad esempio) risultano occupati. E dal 2005 ricordano Katz e Krueger il Bls non aggiorna più la speciale categoria per i lavori atipici. Tutta questa notevole riduzione dei disoccupati (ci sarebbe altro da dire sulla eccessiva approssimazione delle statistiche americane sul lavoro) è quindi dovuta, sostengono ora Katz e Krueger, al lavoro atipico. Katz e Krueger hanno selezionato con l’aiuto della Rand Corporation un campione di oltre 6 mila lavoratori atipici e di questi poco meno di 4 mila hanno risposto al questionario online. Si tratta quindi di un’indagine a campione con il consueto margine di errore, che non cambia però il risultato. I risultati hanno trovato poi conferma nei dati fiscali e in altri confronti.

 

SCARSA INCIDENZA DEL MANIFATTURIERO. Contrariamente a quanto si pensa, pochi dei rapporti alternativi sono nel manifatturiero, solo il 6%, e di questi solo meno del 3% sono con contratti in appalto. L’atipico si è sviluppato nel decennio soprattutto nella rete di vendita al dettaglio, la singola voce più consistente, ma riguarda molto servizi informatici e matematici, sanità, istruzione anche universitaria (professori part time, categoria esplosa nelle università americane) servizi al business, costruzioni, servizi legali, trasporti. L’atipico ha visto una fortissima crescita nel lavoro femminile. Non tutti sono scontenti del lavoro atipico, dice lo studio. Nella parte più professionale, con lavoratori a preparazione universitaria, parte notevole degli intervistati si dichiara più soddisfatta così che non con un contratto tradizionale. Molti hanno un coniuge che ce l’ha, il posto fisso, e apprezzano la maggiore autonomia. Sono in tanti però a lamentarsi di non avere un carico pieno di lavoro, e a cercare di raggiungerlo.

 

UN RITRATTO INEDITO. C’è una netta distinzione comunque su soddisfazione e guadagni tra la parte alta, di tipo professionale, e il lavoro atipico di livello inferiore o di basso livello, come quello degli addetti al dettaglio. I primi guadagnano spesso di più di chi svolge mansioni analoghe come dipendente, i secondi guadagnano meno e vorrebbero a grande maggioranza poter ottenere una assunzione piena e tradizionale. Il ritratto che Katz e Krueger fanno del mondo del lavoro americano non assomiglia a quello che è stato sottoposto ai lettori, anche italiani. Lo stesso Matteo Renzi, che spesso ha portato Obama a esempio positivo per economia e lavoro in contrasto con Angela Merkel, farebbe bene nel caso di un ritorno a Palazzo Chigi a trovarsi un consigliere di cose americane un po’ meglio informato sui fatti e più perspicace. Ma con Trump non sentiremo più l’urgenza del Sogno americano in versione Pontassieve.

 

Mario Margiocco

 

 
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29 Dicembre 2016

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Da Lettera43 del 23-12-2016 (N.d.d.)

 

Cala il sipario. La più antica banca del mondo ha alzato bandiera bianca: non ci sono privati disposti a pompare nelle sue casse altro denaro, nonostante i suoi vertici abbiano fatto il giro del mondo nel frenetico disperato tentativo di trovarne qualcuno. Non resta che lo Stato dunque, ovvero i soldi dei contribuenti, ultima costosa spiaggia per evitare il tracollo.

 

STATO CARNEFICE. Ma lo Stato salvatore è anche lo Stato carnefice, quello che ha lasciato per troppo tempo marcire la questione salvo poi, atteggiamento di una gravità senza precedenti, legarla sfacciatamente agli esiti della vicenda politica. Un ricatto bello e buono, non mitigato dal fatto di essere figlio del clima di esasperazione che ha caratterizzato tutta la campagna referendaria. Ma dire, e ancor più gravemente farlo scrivere nei verbali dei cda di Mps, che il futuro della banca era condizionato dalla vittoria del "Sì", è stata una mossa di un cinismo e di una spregiudicatezza mai visti prima.

 

SI POTEVA INTERVENIRE PRIMA. Poi qualcuno potrebbe dire che il suo destino era segnato, che la sua morte era già implicita quando, 10 anni fa, Rocca Salimbeni si lanciò svenandosi alla conquista di Antonveneta. E se è vero che da allora iniziò la sua lenta agonia che l’ha ridotta a un malato terminale, si poteva intervenire prima con ben altro acume e decisione. Ma il governo di Renzi non solo ha colpevolmente sottovalutato la problematica bancaria – concedendosi addirittura l’improvvido trionfalismo di definire il nostro sistema il più solido al mondo – ma si è legato mani e piedi al piano di una banca d’affari americana, Jp Morgan coadiuvata da Mediobanca, rivelatosi sin dall’inizio di dubbia esecuzione. Per far questo non ha esitato a entrare a gamba tesa facendo strame di manager e interferendo nella gestione. Insomma, lo Stato si è comportato da padrone ancora prima di diventarlo, schermandosi dietro quel 4% del capitale che ne faceva il primo azionista.

 

UNA RICAPITALIZZAZIONE DA FARE SUBITO. Ma la ricapitalizzazione pubblica avrebbe dovuto essere fatta subito e senza indugio, cosa che forse avrebbe smosso anche qualche investitore istituzionale o fondo sovrano a intervenire, come quello del Qatar a lungo tirato in ballo. Invece si è accreditata la grottesca versione che persino l’emiro fosse in ambasce per gli esiti della vicenda politica italiana, tanto da legarne agli esiti il suo possibile intervento. Con risultato, vero capolavoro di lungimiranza, che così facendo il governo prima ha perso il Referendum, e poi la banca per il cui salvataggio – non solo di Mps ma di tutto il sistema - ora paga un caro prezzo.

 

Paolo Madron

 

 
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