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Ben vengano i dazi PDF Stampa E-mail

20 Ottobre 2019

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Sono ufficialmente entrati in vigore i dazi statunitensi contro l'Europa, Italia inclusa.  Si tratta di un'ottima notizia: oggi qualunque azione che vada nella direzione di una riduzione degli scambi internazionali è da ritenersi positiva sia da un punto di vista sociale che, soprattutto, ambientale.  È ormai sempre più evidente, infatti, come il liberoscambismo - cioè l'idea che l'obiettivo della politica commerciale globale debba essere quello di incrementare il più possibile il volume e l'intensità degli scambi commerciali internazionali - sia non solo completamente irrazionale dal punto di vista sociale ed economico - perché significa rendersi dipendenti dalla capacità di consumo (e dunque dalle politiche economiche) degli altri paesi, perché provoca una competizione al ribasso sui diritti, perché sta distruggendo la basa produttiva di interi paesi ecc. - ma sia anche completamente suicida dal punto di vista ambientale. Il trasporto marittimo è infatti uno dei settori più inquinanti al mondo.

 

È altresì evidente che serve un ribaltamento radicale di questa logica, che ponga al primo posto la riduzione - non l'allargamento - del grado di apertura commerciale dei singoli paesi. Una nuova razionalità economica che si ponga come obiettivo l'ottenimento del massimo grado di autosufficienza economica nazionale possibile, secondo la filosofia esposta da Keynes nel suo noto saggio del 1933 "Autosufficienza nazionale": «Io simpatizzo piuttosto con coloro che vorrebbero ridurre al minimo il groviglio economico tra le nazioni, che non con quelli che lo vorrebbero aumentare al massimo. Le idee, il sapere, la scienza, l’ospitalità, il viaggiare – queste sono le cose che per loro natura dovrebbero essere internazionali. Ma lasciate che le merci siano fatte in casa ogni qualvolta ciò è ragionevolmente e praticamente possibile, e, soprattutto, che la finanza sia eminentemente nazionale».

 

In questo senso, tutti i produttori italiani che si lagnano per i dazi - che al massimo segneranno una piccola flessione di un export che è in crescita, anche troppo, da anni - farebbero meglio a preoccuparsi del "dazio" dell'austerità che ha provocato in questi anni una drammatica stagnazione dei consumi interni, che sono il vero motore dello sviluppo economico.

 

Thomas Fazi

 

 
Senza limiti PDF Stampa E-mail

17 Ottobre 2019

 

Da Rassegna di Arianna dell’11-10-2019 (N.d.d.)

 

A pensar male, diceva Giulio Andreotti, si fa peccato, ma talvolta si colpisce il bersaglio. È in uscita in Italia un film che batterà certamente primati di spettatori ed incassi, proiettato in ben 589 sale della penisola. Si tratta di Gemini Man, interpretato da uno dei più amati attori di Hollywood, Will Smith, diretto da un regista famoso, il premio Oscar Ang Lee. Viene presentato come uno straordinario esperimento di effetti speciali e di innovazione tecnologica al servizio della cinematografia. Il filo conduttore della trama è la clonazione umana. Il retropensiero di cui parlavamo all’inizio è che la pellicola, oltreché uno strumento per realizzare profitti in tutto il mondo per la ben oliata macchina di intrattenimento e colonizzazione culturale made in Usa, sia anche un espediente per “far passare” tra il pubblico la pratica della clonazione umana, ovvero la creazione tecnologica in laboratorio di esseri umani perfettamente identici per aspetto, impronta genetica, indole, comportamento e idee. Il film narra di un maturo agente della DIA (Defense Intelligence Agency, il principale apparato d’intelligence per l’estero degli Stati Uniti), un killer provetto desideroso di chiudere con la sua singolare professione. Per la sua abilità, i superiori non intendono fare a meno di lui, ma, dinanzi al rifiuto di svolgere altre missioni da assassino di Stato, gli mettono alle calcagna per ucciderlo il suo clone, più giovane di venticinque anni, creato attraverso la manipolazione del DNA.  Divenuto bersaglio di un se stesso con le medesime abilità, in grado di anticipare ogni mossa e con il vantaggio della giovinezza, l’ex assassino intraprende una lotta senza esclusione di colpi contro il suo duplicato, nel tentativo di salvare la propria pelle e quella del clone prima che si distruggano a vicenda. Il film è una sfida tecnologica dagli spettacolari effetti speciali, e attorale, con Will Smith impegnato ad interpretare un personaggio di mezza età e insieme se stesso più giovane, ma esattamente identico nel corredo genetico, nell’aspetto, nelle modalità d’azione e di pensiero. Saremo eccessivamente sospettosi, ma Hollywood raramente fa qualcosa per caso. L’industria cinematografica è un formidabile elemento di orientamento e formazione dell’opinione pubblica, nel senso voluto dalle élite americane liberal, per cui il film merita di essere commentato per il messaggio che veicola. […]

 

Le sale cinematografiche hanno una clientela prevalente di giovani e giovanissimi, inevitabilmente ricettivi come spugne, di bocca buona, a cui vengono fatte introiettare le idee e le visioni del mondo che interessano il potere, senza alcun approfondimento e giudizio morale. Chissà che non vogliano abituarci, a colpi di effetti speciali, grafica postmoderna e tecniche che rendono più veloci le sequenze, a una nuova frontiera dell’umanità, sdoganando preventivamente il confine tra umano e transumano rappresentato dalla clonazione. […]

 

Non lo sappiamo, ma stiamo in guardia: lo spettacolo, spiegò Guy Debord, è l’essenza della nostra società, un rapporto di potere mediato dalle immagini. In più, rappresenta il veicolo privilegiato per normalizzare pratiche, idee, possibilità prima condannate o interdette dalla morale comune (finestra di Overton). Nella fattispecie la clonazione, cioè la possibilità di plasmare la vita, riprodurre l’individualità umana, replicandola attraverso tecnologie di controllo genetico. Una delle chiavi consiste nel tacere, bypassare ogni obiezione di tipo etico. Nel film, la clonazione è già un fatto, uno strumento utilizzato dal potere. Specie nelle menti giovanili, ciò induce a non riflettere, dare per scontato, rimuovere le obiezioni di tipo morale e ignorare i profili di rischio. Il passo successivo è l’inevitabile normazione giuridica, in base al principio enunciato dal giurista tedesco Otto Lenel: il diritto nasce dal rispetto del fatto, ovvero l’accettazione psicologica collettiva di un dato di fatto creato o imposto da un potere materiale. La clonazione è una pratica tecno scientifica le cui possibilità sono già esplorate. Secondo la legge di Dennis Gabor, fisico premio Nobel, ciò che diventa possibile tecnicamente, verrà inevitabilmente realizzato.

 

[…] A tutt’oggi, nessun essere umano è stato clonato, nessun DNA completo è stato copiato. Il futuribile replicante umano sarà fisicamente identico al suo predecessore genetico. Che cosa sarà del suo carattere, dei suoi gusti, idee, maniera di comportarsi? Non siamo solo geni, rassicura qualche scienziato, convinto (ancora) dell’unicità della persona. “Il 50 per cento è DNA, l’altro è determinato dall’ambiente, dall’educazione e dalle esperienze.”  Speriamo di cuore che sia così ed avesse ragione l’approccio comportamentista della psicologia introdotto agli inizi del secolo XX da John Watson, ma non siamo assolutamente tranquillizzati, specie per l’egemonia del pensiero strumentale. Nessuna obiezione di tipo etico, antropologico e ontologico è ammessa se una scoperta può essere oggetto di mercato. La forma merce domina su tutto e scavalca senza difficoltà il principio di prudenza. […]

 

Il problema è che molti paesi non hanno firmato o ratificato i vari protocolli e raccomandazioni emanati negli ultimi anni. La riservatezza delle sperimentazioni, coperte da segreto industriale o di Stato, non permette di conoscere che cosa sta accadendo nelle officine di Vulcano dei genetisti. Non esiste un accordo internazionale che impedisca di modificare la linea germinale degli esseri umani, cioè generare persone con modificazioni genetiche ereditabili dalla discendenza. Pochi mesi fa, uno scienziato cinese ha annunciato di aver varcato il confine della manipolazione umana, creando i primi bebè geneticamente modificati per via embrionale. Un atto irresponsabile, ma non illegale in Cina, nonostante le tecniche legate all’enzima CRISPR siano all’inizio e non si conoscano le conseguenze del loro utilizzo. Un grande rischio, dunque, non giustificato neppure dalla cura di malattie genetiche, ma solo per “migliorare” il genoma delle bimbe coinvolte. Scienziati europei sottolineano che non è neppure dimostrato che l’obiettivo sia stato raggiunto. Le bimbe sono state consapevolmente esposte a rischi sconosciuti e potenzialmente elevati, che riguardano l’intera specie umana, giacché le modifiche genetiche potrebbero essere trasmesse alla discendenza. Le ricerche cinesi, inoltre, sono state svolte nel più assoluto riserbo e contro l’opinione della comunità scientifica. Si ha la raggelante sensazione di vivere nel gabinetto del dottor Caligari di un vecchio film dell’orrore. Siamo ancora lontani dalla possibilità di associare caratteristiche particolari con il patrimonio genetico sottostante. Ci troviamo nella fase di speculazione e di fabulazione che può indurre paure irrazionali, ma in soli vent’anni sono stati conseguiti grandi risultati nella clonazione animale, nella biomedicina tesa alla riprogrammazione cellulare e nelle scoperte che permettono di “editare” il genoma, ossia la totalità del DNA, l’acido disossiribonucleico contenente le informazioni genetiche relative agli organismi viventi. […]

 

Non succederà nulla, temiamo. Le ricerche scientifiche spinte dagli interessi economici e da quelli di dominio – creare un’umanità “su misura” è il sogno di ogni ideologia totalizzante – sono immensi, le diverse sensibilità culturali tra le civiltà umane fanno il resto. Non si riconosce più all’uomo lo statuto di creatura intangibile, dotata di un patrimonio culturale, personale, etico e genetico indisponibile, così come non si riesce a fermare lo sfruttamento intollerabile della natura. Il sistema vigente aborre ogni limite, tratta creato e creature come mezzi, cose da sfruttare. Non tollera obiezioni, ostacoli, frontiere, divieti. Possedendo un potere pressoché totale, manipola senza posa i suoi sudditi, noi tutti. Anche la clonazione, ovvero la ri-creazione genetica dell’uomo, un’impresa dagli esiti imprevedibili e giganteschi, è banalizzata, ricondotta a spettacolo da consumare, fatto già “digerito”, elaborato, persino divertente ed avvincente, come nel film Gemini Man.

 

Il grande matematico e fisico Henri Jules Poincaré scrisse che non ci può essere una morale scientifica, ma nemmeno una scienza immorale. Tuttavia, la dimensione etica è stata espulsa dal perimetro illimitato della modernità, e la regola è realizzare tutto ciò che è tecnicamente possibile, procura guadagno o estende il potere di chi ha il controllo dei mezzi. Non ci resta che rammentare invano l’Elogio della follia dell’umanista Erasmo da Rotterdam: “Dio, architetto dell’universo, interdisse all’uomo di assaggiare i frutti dell’albero della scienza, come se la scienza fosse veleno per la felicità”.

 

Roberto Pecchioli

 

 
Sulla manifestazione del 12 ottobre PDF Stampa E-mail

16 Ottobre 2019

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Da Appelloalpopolo del 14-10-2019 (N.d.d.)

 

Mi auguro che dalla manifestazione del 12 ottobre nasca una nuova frazione politica della futura alleanza sovranista, e che il prossimo anno, a ottobre, si organizzi una manifestazione nella quale sarà vietato partecipare a titolo individuale: o si sfilerà con Riconquistare l’Italia o con Vox o con la MMT o con Nuova direzione o con la nuova frazione, che speriamo nascerà.

 

I singoli, gli individui, gli individualisti, i narcisi che non riescono ad appartenere ad una o altra frazione, che sono psicologicamente incapaci di un “noi” e della disciplina che il “noi” comporta, e che poi dicono agli altri “unitevi”, mentre loro se ne restano in disparte sopra lo sgabello che si sono costruiti per dare dall’alto suggerimenti, hanno da tempo stancato. Per quanto mi riguarda, credo che se la manifestazione del 12 ottobre servirà a promuovere una frazione dell’alleanza sovranista sarà stata utile, altrimenti sarà stata una passeggiata di 1000-1500 persone, passeggiata che gli organizzatori hanno voluto, insensatamente, interdire ai “noi” sovranisti già esistenti. Ci era stato detto e scritto che “le masse” non amano i partiti, i quali le spaventano. Avevamo replicato che le masse non avrebbero partecipato e che il 12 ottobre poteva essere l’occasione buona per far incontrare i vari “io” sovranisti con i “noi” sovranisti che già esistono. Ma gli organizzatori hanno voluto riservare la manifestazione agli “io” sovranisti, pensando che si sarebbe trattato di “masse”. Sotto questo profilo hanno indubbiamente fatto cilecca. Adesso buon lavoro agli organizzatori, se decideranno di tentare il difficile compito di costruire la frazione. Basta con sacerdoti, scienziati, tecnici, giornalisti, agitatori, e divulgatori sovranisti. Chi è incapace di far parte di un noi, non serve a niente, né al movimento sovranista né a se stesso.

 

Stefano D’Andrea

 

 
Esiste una sola Siria PDF Stampa E-mail

15 Ottobre 2019

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Da Rassegna di Arianna del 12-10-2019 (N.d.d.)

La Siria è in guerra da quasi un decennio e in tutto questo tempo è stata il teatro di qualcosa che somiglia molto ad una guerra mondiale. Ha iniziato la CIA provando a destabilizzare il paese dall’interno, finita questa fase è arrivato dall’Iraq il califfato , belve wahabite feroci che hanno devastato e occupato il 70% del suolo siriano, poi sono arrivati gli americani che si sono illegalmente insediati sia al sud sia al confine con l’Iraq, controllando illegalmente le risorse petrolifere siriane; in questa opera nefasta sono stati aiutati dai curdi, questi in cambio di promesse territoriali hanno portato alla canna del gas Damasco, già provata da anni di sanzioni, costretta a comprare da loro , a prezzi esorbitanti, il proprio petrolio. La Siria in tutti questi anni è stata invasa dall’Isis, dagli americani, dalla Francia, dalla Turchia tre volte (ma le altre due vi sono sfuggite perché il tg non ve l’ha detto), da tutte le sigle terroristiche salafite esistenti sulla terra, è bombardata regolarmente da Israele ed è stata bombardata dall’Europa (sì la stessa Europa che oggi si straccia le vesti), la Siria ha pagato la sua resistenza eroica con almeno duecentomila morti e quasi 2 milioni di profughi. Mentre scrivo l’esercito siriano sta sradicando Al Qaida (sì quella delle torri gemelle che vi fecero tanta tenerezza) dalla provincia di Idlib, sta combattendo la battaglia della vita caricata di sanzioni internazionali. Seguo le vicende siriane da anni, da quando di siriano era rimasta solo la fascia costiera di Damasco, non posso non provare un senso di fastidio verso quello che leggo in questi giorni, i soliti post strappalacrime, frasi fatte e una colossale mancanza di conoscenza dei fatti. Non esistono dieci Siria, lo spezzatino che America e Israele avevano in mente non si realizzerà, l’Islam integralista di matrice saudita non passerà, la Siria resterà il paese più laico del medio oriente e alla fine tutti gli invasori se ne andranno.  A proposito: anche nell’esercito siriano ci sono migliaia di donne coraggiose e bellissime e muoiono come le donne curde, ma di loro non gliene è mai fregato un cazzo a nessuno.

 

Giuseppe Caracciolo

 

 
Il disagio di chi indossa una divisa PDF Stampa E-mail

!4 Ottobre 2019

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È notizia fresca che nel foggiano un agente di polizia penitenziaria ha ucciso moglie e figli, quindi ha chiamato i carabinieri e si è suicidato. Soltanto pochissime ore prima, nel piacentino, un altro uomo in divisa la ha fatta finita: stavolta in silenzio, senza coinvolgere nessuno, sparandosi con l'arma di servizio. Gli ultimi dati di "Cerchio Blu", una associazione che studia e cerca di prevenire il fenomeno, risalgono a maggio scorso e sono allarmanti: in poco più di un lustro contiamo 252 suicidi tra i vari rami delle forze dell'ordine con un tasso suicidario pari a 9,8 per 100.000. Nella popolazione civile il tasso è la metà: 5 ogni 100.000. Inseriamo pure altri numeri impietosi: sempre nel 2019 sono ormai fuori controllo le aggressioni, i ferimenti, gli agguati contro agenti, carabinieri, finanzieri e pure vigili del fuoco: in media otto casi al giorno, numeri che fanno impallidire quelli avvenuti quarant' anni fa durante gli "anni di piombo". Se impressiona che il 47% di tali atti sono commessi da stranieri, non assolve gli italiani il rimanente 53% degli episodi. Da sempre contrario alla politica del "tutti dentro", da sempre favorevole a politiche migratorie molto severe, debbo dire che non sono costoro l'unica causa del degrado in corso.

Concludiamo la prima parte di questa riflessione dicendo che neppure nel resto d' Europa se la passano bene: in Francia siamo (ultimi dati: 27 luglio) a 46 suicidi (circa mille nell' ultimo ventennio!), in Svezia gli agenti non si ammazzano ma semplicemente se la squagliano -i casi di dimissioni sono in aumento esponenziale- in Spagna addirittura si scopre che sono le Canarie(!!) la regione col numero di suicidi maggiori per chi indossa la divisa e in Inghilterra non siamo a questa emergenza, ma il malcontento è profondo.

Le analisi del fenomeno sono le solite: lavoro stressante, faticoso, pericoloso, cui si aggiungono le normali preoccupazioni della vita quotidiana e alla fine il coperchio salta. Servirebbero più sportelli di psicologi, centri d' ascolto, eccetera. Non dico non sia vero, ma a mio avviso è un quadro generico e largamente incompleto. Mancano tasselli importanti. Quasi nessuno dice che i continui, incessanti, stravolgimenti e mutamenti sociali e antropologici che hanno rivoltato la società negli ultimi decenni, il nostro modo di vivere, si sono riverberati logicamente pure su chi è preposto a tutelare l' ordine e quasi nessuno fa notare che, stante le politiche neoliberiste, turbocapitaliste, le "austerità", i tagli, le forbici sociali in continuo allargamento, lo screditamento di una politica asservita alle élites tecnocratiche e finanziarie hanno portato lo Stato ad essere percepito come alieno, ostile ed estraneo a una larghissima fetta delle classi sociali.

Le divise sono rimaste le uniche a rappresentare uno Stato che a sua volta non rappresenta più nessuno. Sono ormai tra due fuochi, tra uno Stato che li tutela solo a parole ma in realtà li abbandona e una società ormai esacerbata, mutata, stravolta, rancorosa, ostile, insofferente, che si sente non protetta, non sicura, non tutelata in nessun settore, che deve fare i conti con degrado e tagli, con disoccupazione e aumento di microcriminalità, con tasse e salari ormai insufficienti e che vede -purtroppo, ma va detto- nella divisa un difensore di uno status quo ormai intollerabile e nello Stato un nemico, l'agente delle tasse e delle imposte. Per dirla in soldoni: vi è ormai non una separazione, ma un divorzio aspro tra lo "stato reale" e lo "stato legale" del Paese e le polizie ne pagano il conto salato. Uniamoci le cause dette in precedenza, i tagli al servizio, la mancanza di un adeguato turn over, le frustrazioni professionali, forse anche rapporti meno umani tra inferiori e superiori: un tempo vi era la figura del burbero ma paterno maresciallo, che ai rimproveri dispensava consigli di vita e davvero teneva ai "suoi" uomini, elemento vitale e insostituibile, oggi è tutto più tecnico, asettico, gerarchizzato, freddo, distante. Uomini e donne chiamati ormai a fare tutto: l'infermiere per un individuo destinato a TSO, lo psicologo per chi vuole gettarsi dal terzo piano, uomini e donne alle prese con una delinquenza e un degrado al cui confronto i "briganti" tardo-ottocenteschi e i "balordi" degli anni Cinquanta e Sessanta erano fior di galantuomini. Una società irriconoscibile e mutata antropologicamente che si riverbera nei rapporti familiari: anche l' agente ha moglie e figlio a carico e sono finiti i tempi in cui i familiari del Cesare in divisa erano al di sopra d' ogni sospetto. Il poliziotto e la poliziotta debbono fare i conti anch' essi con figli senza arte né parte, che magari si sballano, che chiedono soldi e maturano solo problemi, aggiungendo nuove ambasce oltre a quelle di un sistema che li abbandona, di una società sempre più ostile (tre mesi fa a Roma una donna ha picchiato un agente che la aveva fermata per essere passata col rosso!) e di nuove forme di micro e macro delinquenza sempre più aggressive e sempre meno intimidite da un agente. Ve n' è a sufficienza per comprendere i gesti insani che ogni due per tre vedono queste persone come protagonisti.

A mio avviso, in conclusione, sono due le considerazioni. La prima è che aumentare gli "sportelli di ascolto" non servirebbe a nulla, perché dopo i dieci minuti di sfogo la merda rimane comunque. Alla prevenzione, in medicina come nel suicidio, credo ben poco: credo più nella cura. La seconda conclusione è che purtroppo tali fattacci tenderanno ad aumentare, non a diminuire, quel che vediamo è solo la punta dell'iceberg. Le soluzioni occuperebbero troppe pagine per essere scritte, ma in un riassunto estremo: lo Stato dovrebbe riprendere a fare il vero Stato, tanto per iniziare e poi andando giù e giù a cascata sugli aspetti economici, sociali, sulle politiche migratorie e quant'altro. Nell' attesa di riscontri che non arrivano, continuiamo a seguire, impotenti, queste tragedie.

Simone Torresani

 

 
Generazioni di narcisi PDF Stampa E-mail

12 Ottobre 2019

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Da Appelloalpopolo del 10-10-2019 (N.d.d.)

 

 

 

Non c’è DESTRA contro SINISTRA, né (come pur pensava qualcuno) ALTO contro BASSO. Ormai ci sono solo QUELLI CHE CREDONO nell’importanza della POLITICA e quindi delle istituzioni democratiche, nella partecipazione popolare e nella effettività della rappresentanza parlamentare quali unici strumenti per poter aspirare alla giustizia sociale… e QUELLI CHE NO. Nella prima categoria siamo rimasti in pochi… e si vede. L’altro giorno in Portogallo, alle elezioni legislative, è andato a votare 1 elettore su 2: HANNO VINTO LORO.

Tante cose mi passano nella testa in questo che è uno dei momenti più amari della nostra storia repubblicana, e tante ne vorrei dire, ma sarebbero perlopiù insulti, quindi è meglio tacere e pensare a moltiplicare gli sforzi, pur nella consapevolezza che non stiamo lavorando per noi, e nemmeno per i “nostri” figli (per chi ne ha), ma per quelli che verranno ancora dopo. Tutto ciò che facciamo ogni giorno è una semina su un terreno reso sempre più arido da un trentennio votato all’individualismo e alla “furbizia”, che sta lasciando macerie, tutt’altro che metaforiche, nelle istituzioni, nelle nostre città, nelle formazioni sociali dove dovrebbe svolgersi la nostra personalità, nel nostro quotidiano… in cui tutto è ormai competizione fine a se stessa, senza un reale punto d’approdo che non sia la depressione: stiamo lasciando generazioni di narcisi collerici e depressi, o potenziali tali, incapaci anche solo di immaginare una reazione e di dare il proprio contributo a una riscossa sociale che appare sempre più un miraggio. Eppure la Storia, quella che non vorrebbero farci più studiare, ci insegna che i periodi bui sono stati tutto fuorché un’eccezione, ma che anche i peggiori hanno rappresentato tappe di un percorso evolutivo, anche nello spirito. Questo secolo stupido sta lasciando invece solo idiozia, nello spirito prima che in ogni altra umana manifestazione. Finirà, sarà lunga ma finirà e arriverà il tempo di ricostruire.

 

Lorenzo D’Onofrio

 

 
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