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Vaccine bonds PDF Stampa E-mail

7 Agosto 2017

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Da Comedonchisciotte del 4-8-2017 (N.d.d.)

 

Una speculazione finanziaria miliardaria sui vaccini? Un lettore mi ha reso nota l’esistenza di “Vaccine Bonds”, obbligazioni sui vaccini, che servono a raccogliere fondi per vaccinare i bambini del Terzo Mondo. Un investimento che “ha già salvato milioni di vite umane”, secondo i siti ufficiali.  Una operazione altamente umanitaria, commovente – se non fosse che, nei prospetti per gli acquirenti di tali obbligazioni, si dice che essi hanno dato “rendimenti estremamente buoni” (extremely good returns), o “un ritorno significativo sull’investimento”.  La filantropia umanitaria estrae un lucro finanziario ragguardevole dai vaccini: e da dove? Non sono sicuro di aver capito bene e tutto; il che non deve stupire, conoscendo l’inventiva geniale dell’alta finanza.  I vaccine bonds hanno avuto un precursore un paio d’anni fa, nei Death Bonds, letteralmente “obbligazioni della morte”. Le obbligazioni della morte sono l’evoluzione di una lucrosa speculazione sui malati terminali di AIDS negli anni ’80. Questi pazienti ed altri malati terminali avevano bisogno di denaro contante per pagarsi  le costose cure; quindi vendevano le loro polizze sulla vita (di cui del resto non potevano più pagare i ratei) a  compratori interessati all’affare:  questi versavano ai moribondi  denaro fresco e  subentravano nell’assicurazione come beneficiari,  continuando pure a pagare i  ratei dei premi; alla morte del venditore, costoro riscotevano  il capitale in toto,  100 per cento, mentre al malato avevano anticipato tra il 20 e il 40. In seguito, sono stati sfruttati gli anziani oltre i 65, ridotti in miseria dalle pensioni insufficienti, e che hanno bisogno di denaro; se costoro hanno un’assicurazione sulla vita, il broker la compra dando al pensionato una frazione del capitale che incasserebbe, pochi maledetti e subito, diventa il beneficiario e, alla morte del pensionato, riscuote il capitale intero.  Poi questi contratti sono stati “messi insieme” a centinaia, in modo da formare “obbligazioni della morte”, titoli che i fondi d’investimento comprano volentieri… L’affinità delle obbligazioni della Morte con i Vaccine Bonds sta nel fatto che anche con questi ultimi la finanza speculativa “anticipa” somme di denaro comunque dovute. Solo che in questo caso l’assicurato è un ente globale pubblico-privato che si chiama Global Alliance for Vaccines and Immunization (d’ora in poi GAVI) che s’è dato la missione di vaccinare tutti i bambini poveri del Terzo Mondo, fra i paesi più poveri.

 

Secondo la sua stessa descrizione, “La GAVI Alliance è una sorta di sensale [middleman] fra i donatori (Gates Foundation, Stati Uniti eccetera), le case  farmaceutiche (GSK [la Glaxo] Merck, Pfizer eccetera) e governi (Afghanistan, Eritrea, Haiti eccetera):  essa tratta per conto dei paesi  l’acquisto di vaccini al prezzo basso e donazioni.  Il denaro dato dai donatori consente al GAVI di assistere i paesi poveri nell’acquisto di vaccini”. Bill Gates è il massimo promotore e donatore di questa così caritatevole impresa; a cui han dato la loro laica benedizione la Banca Mondiale, l’Unicef, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, insomma gli enti globalisti più famosi per la loro bontà. Soprattutto, diversi paesi del primo mondo  –  oltre gli Usa,  Francia, Italia, Norvegia, Sudafrica, Spagna, Olanda,  Svezia e Regno Unito  (a cui si sono aggiunti adesso Sud Africa e Australia) – si sono impegnati a contribuire, in modo vincolante,  alla bella impresa, versando  i loro doni   in milioni di dollari per 20 anni e più, un tot all’anno.  Con questi milioni la GAVI compra i vaccini a 72 paesi più poveri del mondo (smette di aiutare quelli il cui Pil pro capite supera i 1550 $), e   vaccina al ritmo di mezzo miliardo di bambini a volta. Con gran vantaggio delle Case fabbricanti, ovviamente, che trovano qui un mercato enorme per i loro prodotti. Ma cosa c’entrano i Vaccine Bonds, direte voi? Il GAVI Alliance è ben finanziato dai paesi del Primo Mondo e dalla Fondazione Gates (che ha versato 1,3 miliardi di dollari); che bisogno ha di emettere titoli, ossia di chiedere prestiti? La spiegazione ufficiale è che GAVI ha bisogno di trasformare in denaro liquido “subito” le donazioni “di domani”, quindi di farsi “anticipare” le cifre dai cosiddetti mercati, naturalmente compensando i suddetti mercati con  un grasso interesse  per la loro anticipazione   – comunque garantita dai pagamenti regolari  che gli Stati ricchi si  sono impegnati a versare, obbligatoriamente, per almeno 20 anni. Ma non è che GAVI vada a Wall Street a chiedere soldi su pegno personalmente. No. Il Regno Unito ha creato per questo una apposita finanziaria, che si chiama International Finance Facility for Immunisation (IFFIm).  Diretto da un grand commis di varie istituzioni globale di nome René Karsenti (è “francese”, diciamo) lo IFFIm emette titoli sui più fantastici mercati finanziari globali. René Karsenti, presiede anche l’Associazione Internazionale dei Mercati di Capitali (ICMA), organo che rappresenta 430 istituzioni finanziarie operative sui mercati monetari globali. È stato direttore generale alla BEI, Banca Europea, uomo di Attali alla Banca Europea Ricostruzione e Sviluppo (BERD), uomo della Banca Mondiale. Per esempio nel 2008 ha offerto Vaccine Bonds denominati in Rand Sudafricani alla borsa di Tokio, rivolti ai piccoli risparmiatori: sborsando ciascuno l’equivalente di 1270 $, tali piccoli risparmiatori –  golosi di valute come il RAND, che rendono alti tassi –  ne hanno dato all’IFFIm 223 milioni. Precedentemente, alla City di Londra, Karsenti era riuscito a raccogliere quasi un miliardo, offrendo tagli da mille sterline. A quale interesse per gli investitori?  “un ritorno fisso del 16,2%”. Un interesse usurario, a cui mi rifiuto di credere – o meglio, mi rifiuterei, se non lo dicessero gli stessi documenti dell’IFFIm e delle agenzie che fanno il rating di questi bonds, ovviamente garantendoli sicurissimi. Fra questi Standard and Poor’s Ratings (S&P), il cui capintesta, in una riunione del 2013, notava che   verso l’IFFIm “solo Zimbabwe, Sudan e Somalia sono in prolungato arretrato sui pagamenti,    sottolineando che questo è un numero insolitamente basso fra i paesi riceventi”: rallegrandosi ovviamente  – perché magari potessero  le banche dell’Occidente (ed altri usurai)   vantare che, dei crediti  che hanno concesso, solo 3 su 72 sono andati a male.  Magari potesse Montepaschi vantare un simile tasso di insolvenze sui prestiti!

 

Un momento però; lasciando la gioia agli usurai e l’esultanza ai finanzieri, noi ci domandiamo: cosa stanno pagando i 72 paesi, ciascuno con un Pil pro-capite sotto i 1550 dollari annui? E perché devono ripagare qualcosa, se i governi occidentali – fra cui il nostro – hanno fatto e stanno facendo donazioni al GAVI Alliance? Sono donazioni, dunque a fondo perduto, per definizione. Invece GAVI, attraverso la sua finanziaria mondiale IFFIm, non solo si fa anticipare (inutilmente?) cifre enormi su tali donazioni, pagando enormi interessi; ma a quanto pare fa pagare ai paesi di cui vaccina i bambini, il costo dei vaccini e delle vaccinazioni?  O fa pagare loro il “solido ritorno sull’investimento” dei Vaccine Bonds? Non lo stiamo affermando, badate; lo stiamo solo domandando, perché la nostra mente si perde fra le sottigliezze e le ingegnosità della finanza creativa. Non sarà che questa filantropica impresa di vaccinazione mondiale sia l’ennesima spoliazione della finanza speculativa globale ai danni dei poveri, facendoli pagare   per i vaccini che abbiamo già pagato noi contribuenti europei? E per vaccini sperimentali che le Case provano in corpore vili, e anche con gran lucro? Perché certamente tutto ciò si traduce in un colossale e sicurissimo mercato per le farmaceutiche globali. Quanto grande? La International Finance Facility for Immunisation (IFFIm), che emette ivaccine bonds per bontà, è sostanzialmente un fondo che gestisce, o che ha raccolto ed anticipato, 5,5 miliardi di dollari. GAVI, leggiamo nei suoi prospetti, “fornisce vaccini contro difterite, tetano, pertosse combinati con l’emofilo dell’influenza tipo B e dell’epatite B, il cosiddetto “pentavalente” (cinque antigeni in una sola somministrazione) e anche vaccini contro morbillo, febbre gialla, pneumococchi (polmonite e meningite), rotavirus (diarrea)”.  I due ultimi,”nuovi” ossia sperimentali, hanno già “salvato milioni di vite” e fornito un solido ritorno sugli investimenti agli investitori.  Naturalmente chiedere quanti infanti del Terzo Mondo ha ammazzato il pentavalente coi suoi effetti collaterali, è vietato: dalla ministra Lorenzin e dai media: è manifestazione dello spirito anti-scientifico, di questo nuovo oscurantismo che va insieme col populismo e con la sfiducia verso questo governo che nessuno ha eletto. È contro questa sfiducia, sicuramente, se il rimpianto presidente Obama, pochi giorni prima di lasciare la carica, il 4 novembre 2016, ha emanato “l’ordine esecutivo” per “Far avanzare l’agenda di Sicurezza globale della Salute e avere un Mondo sicuro dalle minacce di malattie infettive”. Quella grandiosa “agenda” di cui Obama stesso, ricevendo alla Casa Bianca la nostra Lorenzin accompagnata come sempre dall’uomo-Glaxo, ha investito “L’Italia come capofila delle strategie vaccinali a livello mondiale per i prossimi 5 anni”. Adesso infatti, dopo   che l’esperimento della vaccinazione dodecavalente assistita dalla psico-polizia e dalla forza pubblica, nonché dall’espulsione dalle scuole dei non vaccinati e da multe rovinose per i genitori resistenti ha avuto tanto successo in Italia, lo comincia ad applicare Macron. Si noti: durante la campagna elettorale, mai Macron ha accennato minimamente alla vaccinazione multipla; però è stata la prima decisione che il suo primo ministro ha preso appena insediato: 11 vaccini obbligatori.  Sulla collusione del governo dell’uomo Rotschild con la farmaceutica Sanofi, si stanno moltiplicando prove0 consistenti. Vedremo se i francesi si faranno vaccinare passivamente come noi. Intanto, la Corte Europea ha riconosciuto che il vaccino contro l’epatite B può provocare la sclerosi a placche: un lievissimo effetto collaterali, che non deve impedire la lotta del Potere contro i genitori oscurantisti che si oppongono al progresso scientifico e alla scienza della diplomata Lorenzin.

 

Troppi banchieri e miliardari si occupano del nostro bene, ecco il problema.

 

Maurizio Blondet

 

 
L'importanza dei confini PDF Stampa E-mail

5 Agosto 2017

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Da Appelloalpopolo dell’1-8-2017 (N.d.d.)

 

Gli Stati competono. È un fatto. Ciò significa soltanto che gli Stati piccoli devono proteggersi dai grandi, dai grandissimi e dai medi, nonché da altri piccoli aggressivi. Che i medi devono difendersi dai grandi, dai grandissimi e dai medi aggressivi. Che i grandi devono difendersi dai grandissimi. Che i trattati commerciali devono sempre prevedere la clausola di recesso e una procedura che agevoli il recesso. Che sono necessarie alleanze militari e che è utilissima, oltre che giustissima, una linea di neutralità e di non intervento nei conflitti militari. Una volta protetto, ogni Stato può dedicarsi al suo compito storico: lo sviluppo economico e di un modello di organizzazione economica e di distribuzione della ricchezza, nonché lo sviluppo culturale di una nazione.

 

Complessivamente ogni popolo si dedicherà pazientemente e faticosamente alla costruzione di una personalità originale, straordinaria, geniale, non omologata (quanto a lingue, mode, tendenze, musica ecc.) ad altri Stati più potenti, in sintesi a costruire una originale e potenzialmente grande civiltà. La personalità di un popolo è la nazione, che dunque si fa continuamente. E la fa lo Stato e quindi, nella misura in cui lo Stato sia governato da partiti popolari, il popolo (la élite del popolo). I confini o frontiere sono l’elemento essenziale per la protezione: sono ambito di validità delle norme, delimitano i soggetti da proteggere, sono lineamenti formali della personalità (della nazione) e condizione per sfuggire all’omologazione e consentire la costruzione di una grande civiltà.

 

Stefano D’Andrea

 

 
L'arma vincente: il blocco dei depositi PDF Stampa E-mail

4 Agosto 2017

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Da Comedonchisciotte del 2-8-2017 (N.d.d.)

 

L’economia dell’Europa “è tornata a crescere”. La disoccupazione “cala” anche in Italia. Le cose vanno così bene che la UE sta meditando il congelamento dei depositi, in caso di crisi, per impedire la corsa agli sportelli che trascinerà tutte le banche nell’abisso.  Per salvare le banche, vi vieteranno di ritirare i vostri risparmi. Lo ha raccontato la Reuters il 28 luglio. La proposta è stata avanzata dall’Estonia, che ha la presidenza pro-tempore della UE.  La questione è discussa dietro le quinte dall’inizio dell’anno, ed ha avuto una accelerazione due mesi fa, quando un panico bancario con corsa agli sportelli ha contribuito al fallimento del Banco Popular, poi “salvata” inglobandola in Santander. L’Estonia propone, “in caso di circostanze eccezionali”, di bloccare tutti i “movimenti di capitale” da 5 a 20 giorni; fra i “capitali” sono espressamente compresi i depositi bancari, anche quelli sotto i 100 mila euro, che ci hanno fatto credere sono “garantiti” (da che?)  anche se la vostra banca è fallita. La Germania è a favore della proposta estone.  Altri paesi sono perplessi, e persino la lobby bancaria teme che questa misura non farà che “indurre i risparmiatori a ritirare i soldi prima”. Se ne riparlerà da settembre; l’Estonia –  questa prima della classe e neofita del liberismo, ma incline al bisogno a tornare all’autoritarismo sovietico –   preme perché il decreto sia approvato entro novembre (evidentemente temono qualcosa …). In ogni caso dovrà essere approvato dal Parlamento Europeo.

 

La discussione, e il rimando all’autunno già basta dimostrare come i “Leader politici europei” non abbiano la minima idea di come gestire uniti il problema delle banche in fallimento – una conferma dell’incapacità di un decennio fa, quando la BCE ha salvato la situazione, se vogliamo dir così, “stampando” miliardi su miliardi di euro per trattenere l’Europa “Unita” dall’abisso. La Banca Centrale, per conto delle banche private, ha assunto il potere reale e totale. Ormai il potere dei politici e della democrazia, ossia del voto, è una finzione di fronte a istituzioni che possono non solo creare denaro dal nulla, ma anche fissare il costo del denaro del tutto artificialmente, “decidere la preferenza fra il presente e il futuro”, ma anche “manipolare il rischio e la percezione del rischio”. Il che è reso necessario, nella logica della finanza globale, dal fatto che   gli attivi delle banche sono una finzione – crediti che non valgono nulla –  ma da cui dipende il valore di altri “attivi”. Perché “le banche trasformano il breve termine in lungo termine, il poco rischioso in più rischioso, il poco liquido in liquido; e moltiplicano la moneta, la creano semplicemente concedendo altri crediti; i crediti fanno i depositi. Tutto posa su promesse”: la promessa che qualcuno, un debitore, da qualche parte, continuerà a pagare gli interessi passivi sul suo debito. Se tale debitore è poniamo lo stato italiano, con il suo debito pubblico oltre il 130 del Pil, è chiaro che esso non sarà mai onorato. Ma per le banche quel che conta è l’apparenza della solvibilità degli Stati, perché hanno usato i Bot per garantire altri “attivi” fantastici; se cadono i Bot, cadono tutti gli altri del castello di carte che vi hanno appoggiato sopra. Occorre dunque che lo Stato continui ad apparire solvibile, continuamente rinnovabile; occorre anche che non sia deprezzato; lo Stato deve dunque aumentare la pressione fiscale, pagare gli interessi sul debito – e sui debiti nuovi contratti per rinnovare il debito, ossia rimandarne al futuro la resa dei conti.   Bisogna che continuiamo, noi contribuenti, a pedalare la bicicletta della finanza privata (chiamasi usura), perché se si ferma cade. Ora però la finzione è giunta al capolinea, come prova lo stesso fatto che la Banca centrale sta prestando agli stati, e alle banche, a tasso zero, anzi sottozero. E sul fatto che ormai, il debito mondiale supera il 375% del Pil globale – tale da far sembrare oculata la repubblica italiana.

 

I banchieri, gli Shylock, che contrariamente a noi hanno la memoria storica lunga, sanno che a questo punto il rischio è che i governi loro servi vengano rovesciati, e arrivino al potere dei “populisti”: che si riprendano la sovranità monetaria ed esercitino la prerogativa sovrana per eccellenza: il default, il rifiuto di pagare Shylock – e magari sbatterlo in galera. Dunque stavolta   hanno imparato e sanno come contrastare l’avvento della loro nemesi ….  La Banca Centrale è già pronta: se dei “populisti” arriveranno al potere in qualche paese, Draghi li sconfiggerà provocando nel paese il panico bancario e la corsa agli sportelli: “paralizzerà monetariamente il paese, spaventerà la gente per asfissiare le banche – e a meno di chiudere i confini alla fuga di capitali e decretare lo stato d’emergenza – misure decisamente impopolari – i populisti saranno spazzati via in qualche settimana dallo stesso popolo”. Così l’economista Bruno Berthez. Non credete? Ma Draghi l’ha già fatto: alla Grecia. Ha sabotato i piani di Varoufakis per strappare una rinegoziazione del debito (impagabile) del Paese, proprio favorendo una corsa agli sportelli delle banche greche, che ha fatto cadere nel panico i depositanti; la banca greca centrale ha ridotto la cifra che si poteva prelevare dai bancomat; in pochi giorni, Tsipras ha dovuto cedere. La Grecia è oggi serva eterna dell’usuraio, deve dare a Shylock la sua porzione di carne vicino al cuore. Dunque la BCE può fare il contrario di quello che la misura estone vuole scongiurare, vietando il ritiro dei depositi. Proprio così.  Il dittatore totale è prontissimo a fare tutto e il contrario di tutto, per eternare il proprio potere. Mica sono lì per fare il vostro bene e dire la verità; sono lì per il potere, solo quello.

 

Maurizio Blondet

 

 
Bisogno di certezze PDF Stampa E-mail

3 Agosto 2017

 

Ho questa riflessione. In Internet, i pro.vaccini sono scatenati, ogni chat sull'argomento è violenta, piena di insulti e di prese per il culo. Quando si va sul merito, non rispondono, si appellano tutti alla 'comunità scientifica' e bona lè. Ora, tutta questa gente non può essere in malafede, non sono troll del PD o delle case farmaceutiche. D'altra parte, non possono nemmeno essere così idioti da non capire che gli interessi delle case farmaceutiche c'entrano qualcosa, e da non capire che 10/12 vaccini sono TROPPI. Allora, cosa li ha spinti in trincea?

 

La risposta ce l'ho: la paura.

 

La paura di aver fatto una cazzata vaccinando i figli, la paura che gli succeda qualcosa se li vaccinano e qualcosa se non li vaccinano, la paura di ammettere che chi sta 'in alto' è un nemico, la paura di ammettere che la loro vita e quella dei loro figli non conta nulla. Per dirla in termini diversi, la paura di essere liberi è troppo forte...hanno bisogno di un padrone, di un capo, di un'istituzione. Prima era la Chiesa, oggi è la 'Scienza': possono vivere solo di certezze.... Com'era quella suddivisione degli uomini in caste dello spirito? Ah sì: Sacerdoti, Guerrieri, Mercanti, Schiavi. Una società guidata dai mercanti, che hanno sostituito la religione del profitto al culto delle forze elementari, divinizzate...che sono pienamente seguiti dagli schiavi, moltitudini di schiavi.... la libertà riguarda solo la casta dei guerrieri... diamoci da fare!...

 

Fabrizio Zani

 

 
Risposta di un africano a padre Zanotelli PDF Stampa E-mail

1 Agosto 2017

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Da Comedonchisciotte del 30-7-2017 N.d.d.)

 

 “Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.” Inizia così la LETTERA del profondo conoscitore dell’Africa padre Alex Zanotelli, nella quale, senza ritegno alcuno, chiede di “rompere questo silenzio- stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne.” Ma i mainstream media parlano fin troppo dell’Africa anche a sproposito. Come hanno sempre fatto continuano a diffamare ancor di più l’Africa e gli africani. Tutte le narrazioni che una grossa fetta del giornalismo ha prodotto negli ultimi decenni sull’Africa e sugli africani straripano di stereotipi al limite della xenofobia e del ridicolo. L’attempato canuto elenca una serie di “è inaccettabile” per descrivere la drammatica situazione in cui versano tanti Stati africani e lo fa, ovviamente, puntando il suo dito accusatorio sugli africani stessi. Praticamente è come se si accusassero i Sioux o gli Apache della drammatica situazione che si è creata nel Nord America. La sua elencazione inizia con: “È inaccettabile il silenzio sul Sudan retto da un regime dittatoriale…” dando l’idea di non essere ancora soddisfatto della sua suddivisione in due Stati. Forse vorrebbe farlo ancora a pezzi, oltre al Sud Sudan facciamo anche quello Est e quello Ovest? In fondo, Divide et impera è sempre stata una strategia usata dai colonialisti che hanno stravolto i confini nazionali africani per innescare guerre interetniche.

 

Non risparmia nemmeno il paese che crede nell’autosostentamento o self reliance, il paese che rifiuta di offrire un solo ettaro della sua terra al fenomeno del Land grabbing praticato in Africa dalle multinazionali, il paese che ha rispedito a casa tutte le ONG e rifiuta gli aiuti umanitari considerati l’oppio della popolazione africana. “È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo…”  Questa dichiarazione è la menzogna più evidente di tutta la sua lettera, una frottola che poteva anche risparmiarsi. Ai giornalisti italiani si può dir di tutto tranne che siano mai rimasti in silenzio sull’Eritrea. Lui mente sapendo di mentire perché da tanti anni esiste una sistematica demonizzazione mediatica dell’occidente nei confronti del Paese descritto come “l’inferno sulla terra”, “la Corea del Nord africana”, “una prigione a cielo aperto”, ecc. L’unica cosa che gli rimane da dire ancora sarebbe che gli eritrei mangiano i bambini! Padre Alex è convinto che i leader africani che osano negare l’accesso al loro paese ai neocolonialisti, evitando così di farsi derubare, siano da annoverare come i peggiori dittatori di questo mondo. Quello eritreo è un regime oppressivo forse perché l’unico in Africa a non volere più gli aiuti umanitari occidentali? In effetti questa cosa rende automaticamente tutti quelli come Alex delle persone inutili. Lo so che è difficile digerirlo per quelli come lui che vanno in giro con l’aureola in testa ma, volenti o nolenti, l’Eritrea diventerà un esempio per l’Africa perché insegnerà agli altri Stati africani che si può vivere senza mendicare aiuti umanitari. Solo quando questa filosofia, germogliata in Eritrea, attecchirà e radicherà in tutto il continente africano tutta l’Africa si salverà e allora lui e tutti i suoi compari dovranno tornarsene a casa loro. […]

 

L’Eritrea è spesso stata la fonte di tante bufale per quegli stessi giornali che oggi lei rimprovera di non scrivere abbastanza menzogne. Trovo che non sia affatto onesto da parte sua, eppure il suo abito talare le imporrebbe di perseguire la verità cristiana, blaterare dei giovani eritrei in fuga verso l’Europa senza approfondirne il vero motivo, la sua vera causa, la sua radice. Non diventerà certo un santo per aver volutamente ignorato, o peggio omesso, che i ragazzi eritrei vengono in Europa perché gli viene promesso il paradiso con il welfare nord europeo, del resto il loro Paese sotto sanzioni USA non offre occupazione a volontà e la sua economia è ancora da post guerra quarantennale. Il loro è un paese che non gli offre sicurezza in quanto la minaccia di invasione etiopica è annuale come la stagione delle piogge, i raid militari etiopici sono frequenti, ancora ci sono territori eritrei sotto occupazione nonostante il verdetto dell’EEBC. Perché la fuga dei giovani eritrei è un progetto USA come ammesso anche dallo stesso presidente Obama per facilitare il suo alleato numero uno in Africa, l’Etiopia, che mira allo sbocco sul Mar Rosso. E per convincere i ragazzi eritrei a lasciare il loro paese li hanno attirati con le allettanti promesse di distribuzione di visti per l’America, promesse fatte nei campi rifugiati etiopici, campi dell’UNHCR gestiti da ARRA, un’agenzia di intelligence del regime etiopico. Come sappiamo l’UNHCR è finanziato dallo State Department americano per costruire in Etiopia vicino al confine con l’Eritrea altri campi rifugiati con l’intenzione di svuotare il Paese dei suoi giovani. Perciò Santissimo Alex, se lei vuole davvero fermare questa “invasione degli eritrei” sulle sue coste provi a convincere l’Europa, paese garante degli accordi di Algeri, ad intimare all’Etiopia il rispetto del diritto internazionale ed abbandonare i territori sovrani eritrei. Questi problemi sono alla radice della sua imbarazzante e superficiale analisi: “con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa”. Stia pur certo che il fenomeno migratorio eritreo diminuirà drasticamente una volta risolte le sue cause e vedrà anche il ritorno a casa di una miriade di persone perché in tanti si sono già stufati dell’accoglienza italiana stile mafia capitale che ha arricchito persino le strutture religiose. Ma è sintomatico il suo punto di vista sull’Africa perché esaminando il resto della sua lettera ho notato un uso eccessivo di termini negativi per descrivere il continente africano, sentenze definitive e previsioni quasi apocalittiche senza speranza alcuna: “la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati”, “ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga”, “un regime dittatoriale in guerra contro il popolo”, “il popolo martire dell’Africa”, “in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni”, “uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa”, “dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai, potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera”, “situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti”. Eppure, io sono convinto che l’Africa sia diversa da come la racconta il bianco Alex. L’Africa è un continente di gente ospitale che si indebita per offrirti cibo, di persone umili che vivono alla giornata, di bambini che sorridono con sguardi innocenti, di popoli con valori autentici e bellissime tradizioni millenarie.  L’Africa è ricca, così ricca che potrebbe sfamare tutti gli africani anche se il numero dei suoi abitanti dovesse quintuplicare. L’Africa non è stupida e ha imparato che non può continuare a mendicare un chilo di farina in cambio di un chilo d’oro. Ma forse lo scopo di questa sua lettera è quello di tornare protagonista della scena mediatica per sentirsi ancora il salvatore di un intero continente e per avere più visibilità agli occhi dei suoi ignari concittadini e raccogliere da loro l’ennesima beneficenza e, siccome viviamo in un’epoca in cui per mettersi la coscienza a posto basta donare 2 euro con un sms, il santissimo Alex si incaricherà lui stesso di distribuire i soldi degli italiani agli africani più bisognosi e quindi restare sul trono africano vita natural durante. In passato si è visto come venivano distribuiti quegli aiuti umanitari in terra africana, creavano un bacino clientelare, un piccolo gruppo di fedeli all’interno del quale si praticavano il ricatto ed il baratto, in cambio di un chilo di latte in polvere si pretendeva l’anima o la verginità. Quando nell’Eritrea liberata il governo laico eritreo ha deciso di controllare gli “aiuti umanitari” gestiti dai soliti missionari è stato subito chiaro che questi si sarebbero quantomeno irritati. A quanto sembra, anche padre Alex non ha mai digerito questa fastidiosa ingerenza governativa perciò quando egli scrive di Africa la bile gli si contrae e lo stomaco gli provoca degli spasmi che gli offuscano la mente e gli impediscono di esprimere giudizi sereni ed obiettivi. Per me, la sua lettera non è altro che il delirio di onnipotenza di un missionario colonialista convinto di essere l’unico africanista con l’aureola in testa rimasto in vita su questo pianeta. Uno che ha vissuto l’intera sua vita nel continente africano con il pretesto di fare del bene. E mi chiedo, cosa ha prodotto la sua presenza cinquantennale in Africa? A cosa è servito il suo lavoro, cosa ha migliorato? Che cosa ha risolto? Nulla ha risolto, anzi ha creato dipendenza! Può forse uno spacciatore aiutare le sue vittime ad uscire dalla droga? No, credo proprio di no.

 

A quanto pare il destino dell’Africa continua con lo stesso trend anche ai nostri tempi, il colonialismo del passato si è trasformato in neo colonialismo. Nulla è cambiato, i predatori del passato sono ritornati indossando altre vesti e i missionari come Alex Zanotelli forniscono informazioni, dati, statistiche, numeri, coordinate geografiche e quant’altro alle potenze colonizzatrici. In breve sono finiti per diventare gli informatori del neo colonialismo. In passato erano proprio i missionari, con fucile a tracolla ed una bibbia in mano, a guidare le carovane dei predatori e mentre questi compivano le razzie loro evangelizzavano i “barbari” distraendoli con qualche nuova preghiera da recitare a memoria. In Eritrea, per esempio, fu il lazzarista Giuseppe Sapeto a favorire la penetrazione italiana nel Mar Rosso dando così il via alla sua colonizzazione. “Facciamo qualcosa per l’Africa” scrive padre Alex e come africano vorrei replicargli e suggerirgli che la scelta migliore per il continente africano sarebbe quella di essere lasciato in pace e da solo, ossia di essere completamente abbandonato al suo destino. Lo so che sembra un azzardo ma l’Africa deve farcela da sola. Deve poter iniziare a camminare con le proprie gambe. E se lui avesse veramente a cuore le sorti di quel continente che l’ha nutrito di fama e di gloria per un intero mezzo secolo, non fosse altro che per una sorta di gratitudine, se ne dovrebbe tornare nella sua terra natia a chiudersi in un convento a coltivare l’orto e al tramonto praticare l’autoflagellazione col cilicio come penitenza per i suoi peccati di tipo narcisistico. […] Personalmente, lei per me resterà sempre uno di quelli che Jomo Kenyatta ai suoi tempi aveva ben inquadrato: “Quando i missionari vennero in Africa loro avevano la Bibbia e noi avevamo la terra. Dissero: Preghiamo e noi chiudemmo gli occhi. Quando li riaprimmo, noi avevamo la Bibbia e loro avevano la terra.”

 

Daniel Wedikorbaria

 

 
Insetti contro il parabrezza PDF Stampa E-mail

30 Luglio 2017

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Da Comedonchisciotte del 29-7-2017 (N.d.d.)

 

Alta tensione tra Macron, le nouvel empereur e Gentiloni, carismatico come una sogliola lessa, sul caso Fincantieri, ma anche su quell’annuncio della Francia, poi smentito, di creare dei centri hotspot in Libia. Pier Carlo Padoan si stupisce della «sfiducia verso Italia» nella trattativa tra Fincantieri e Stx da parte del nuovo presidente, ma forse dimentica di dire che l’Italia fa parte dei Paesi PIGS, quindi una vera e propria triplice colonia, degli USA, che l’hanno colonizzata dal dopoguerra, dell’UE che l’ha assoggettata da Maastricht, e dalle lobbies transatlantiche globaliste, che hanno deciso di farne un grande hotspot a cielo aperto. Il muro contro muro è concreto, infatti la Francia ha di fatto nazionalizzato i cantieri francesi di Saint Nazaire, anche se Macron ha poi tentato di ricucire con il prode Gentiloni, che a sua volta aveva salutato la sua ascesa all’Eliseo con grande entusiasmo «Evviva #Macron Presidente! Una speranza si aggira per l’Europa!».

 

Così anche la nostra cantieristica navale affonda sul piano finanziario. Dopo essere stata quotata in Borsa, l’azienda pubblica, gioiello nella costruzione delle navi, ha dovuto pagare il prezzo della sua solidità industriale, ed ora il governo francese chiarisce che libero mercato e libera concorrenza vengono dopo le gerarchie imperiali tra gli stati. Ma non era un turbo-liberista? L’operazione Fincantieri-Stx è nata sotto due governi deboli, quello di Renzi e quello di Hollande, giunto a fine corsa, poi i rapporti di forza sono cambiati e hanno determinato la crisi. Diventa così evidente che l’Italia è uno stato vassallo, mentre la Francia è un paese colonialista, quindi le colonie devono vendere, mentre l’acquisto spetta solo ai colonizzatori. L’intrepido Gentiloni potrebbe a questo punto ri-nazionalizzarla, ma cosa aspettarsi dal signor Nessuno in ambito europeo, che governa sempre più ingobbito verso le oligarchie mondialiste, che esce dal suo guscio di lumacone solo per svendere i gioielli italiani, Alitalia, Ilva, Banche? Hanno un bel da starnazzare Padoan e Calenda che «nazionalismo e protezionismo non sono basi accettabili su cui regolare i rapporti tra due grandi paesi europei». Non si comprende come sia possibile che la società Stx fosse prima controllata al 66% dalla Corea e ora invece non possa avere una maggioranza italiana … «Attendiamo la proposta che ora ci faranno i francesi», dicono i due ministri, ma certo, l’impegno di quasi 80 milioni messo da Fincantieri, società pubblica, si spiega solo se si crea un gruppo a guida italiana in grado di confrontarsi nel difficile scenario internazionale della cantieristica. Macron il nuovo gattopardo europeo, globalista, liberista, protezionista, tutto e il suo contrario, sta sempre dalla parte degli interessi della nazione, ruba la scena allo stesso Trump durante il G-20, ed ora ruba la scena e i miliardi all’Italia. Dopo l’incontro organizzato a Parigi tra Fayez Al Sarraj e Khalifa Haftar, prosegue nel suo disegno: scalzare l’Italia nella gestione della crisi migratoria e presentarsi all’UE come l’attore capace di raggiungere l’obiettivo che Roma ha finora mancato. Così dopo aver convocato per primo l’uno di fronte l’altro il capo del governo di Tripoli e il capo delle milizie fedeli a Tobruk, rilancia l’idea «di creare hotspot in Libia per evitare alle persone di assumere dei rischi folli quando non hanno alcun titolo per ottenere l’asilo, andremo a cercare direttamente le persone. Conto di farlo a partire da quest’estate, con o senza l’Europa». Ma la replica del premier italiano rimbalza nel vuoto: «La sfida non può essere lasciata ai singoli Paesi, serve un impegno comune». Insomma, falsi incidenti diplomatici, per mascherare l’assoluta dipendenza politica del governo italiano nei confronti del potere eurista e globalista. Infatti la stessa Commissione europea ha tenuto a sottolineare come l’ipotesi di trattare le richieste d’asilo nei Paesi terzi non sia proprio in agenda, si lavora invece ad un nuovo schema di trasferimenti in Europa (vedi Italia) di 40mila profughi da Libia e Paesi vicini, con un finanziamento dell’Ue da 40milioni. La «bomba» Macron è esplosa con dichiarazioni molto simili a quelle a cui ci hanno ormai abituato i falchi europei come il premier ungherese Viktor Orban, o il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz, ma abbastanza improbabile per un leader come Macron, così allineato alla cancelliera Angela Merkel nel rilancio del progetto dell’Unione. E mentre Calderoli esulta ricordando che gli hotspot in Libia sono la soluzione predicata dal Carroccio da anni, il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha avvertito: «Non si può andare avanti con battute improvvisate. Ora anche la Francia. I campi là devono essere gestiti dalle organizzazioni internazionali come l’Unhcr». Ovvero, quelli a cui sta lavorando l’Ue. Però anche lui aveva salutato la vittoria del nuovo presidente con entusiasmo. Quindi siamo in competizione con la Libia per la costruzione degli hotspot, e non con la Francia per la nazionalizzazione di gioielli industriali, non possiamo comprare i cantieri dei paesi che comandano nella UE, ma dobbiamo fare i lager per i migranti che gli altri respingono … del resto siamo i popoli del Sud Europa, i popoli maiali, quelli che secondo il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijesselbloem, sono in crisi perché hanno speso i soldi in vino e donne.

 

L’Unione Europea è un organismo colonialista, e l’Italia, assieme a tutti gli altri PIGS, sta dalla parte dei valvassini. Il nostro compito sembra essere quello di fare da guardiani alle frontiere altrui. Macron poi con la mossa cantieristica sta cercando di ottenere un ampio controllo delle forniture energetiche al nostro paese, un’arma potentissima che Parigi potrà usare contro Roma in qualsiasi futura crisi diplomatica. Senza dubbio sta cercando di diventare il referente europeo per la Libia, in grado di garantire, a differenza dell’Italia, forniture militari, assistenza nel settore petrolifero, copertura diplomatica in sede di Nazioni Unite grazie al diritto di veto. Però la Libia rimane per l’Italia una nazione dove ancora possiamo gestire direttamente vastissimi giacimenti di gas e petrolio (ENI), la Libia è connessa all’Italia da linee di trasporto per le materie prime energetiche, che collegano Tripoli alla Sicilia. Se il nuovo governo libico diventasse filofrancese, potrebbe revocare le concessioni ad Eni e nazionalizzare le infrastrutture petrolifere, per poi affidarne la gestione tecnica ai francesi. Se così accadesse la Francia, che già è uno dei nostri principali fornitori di energia elettrica, prodotta dalle sue centrali nucleari, diventerebbe nostro fornitore anche per la componente Oil&Gas. Parigi sta boicottando le eventuali armi strategiche italiane, e i cantieri navali di St. Nazaire lo sono diventati, infatti solo da quando l’italiana Fincantieri si stava apprestando a prenderne il controllo, il governo francese aveva chiesto di non superare il 50% nella quota di proprietà. Al contrario nel 2016 era stata Fincantieri a piazzare un colpo vincente ai francesi, quando aveva soffiato la commessa del Qatar, che prevedeva la creazione di un’intera marina per l’Emirato del deserto petrolifero. Significato un assegno iniziale da cinque miliardi diviso tra Fincantieri e Leonardo, entrambe nelle mani del Tesoro, e lavoro per diecimila persone. Ogni cosa doveva essere prodotta in Liguria, e la vendita di navi voleva dire imporre al cliente l’intera dotazione di radar e armi. All’Eliseo avevano fatto buon viso a cattivo gioco, ma ora si è aperta la corsa agli armamenti e i francesi sembrano aver sete di vendetta, perché ci sono di mezzo 40 miliardi di commesse militari. Il vento è cambiato, al timone c’è Macron, ambizioso e spregiudicato, mentre a Palazzo Chigi si naviga a vista.

 

L’intesa tra Macron e Merkel per la costruzione di un superjet da combattimento e di droni militari potrebbe addirittura abbattere il futuro dell’industria aeronautica italiana, retrocessa a mero assemblatore di pezzi del programma statunitense F-35. Fondamentale la capacità dello Stato di siglare alleanze e contare a livello internazionale, uno scenario che non lascia alternative all’Italia. Ma la Libia è troppo importante per la geopolitica italiana. Con la caduta di Gheddafi nel 2011 è stato perso il controllo delle risorse energetiche, sono sfumati miliardi di euro di contratti (50 miliardi di dollari in 20 anni) e la sponda Sud è diventata il trampolino di lancio dei migranti. L’Italia ha bombardato il Colonnello, mentre la Nato aveva inserito tra i bersagli da colpire anche i terminali dell’Eni. Non c’è dubbio che Gran Bretagna, Francia e USA in Libia abbiano scatenato il caos. «Follow the money and the oil», ovvero segui dove si dirigono denaro e petrolio: è una ricetta utile per capire il Medio Oriente. L’offensiva poi del maresciallo Haftar nella Mezzaluna petrolifera ha restituito peso politico a Tobruk, quindi solo rimettendo sullo stesso piano Tobruk e Tripoli si poteva arrivare a un’intesa che inevitabilmente ruota intorno al petrolio e al controllo del LIA (Libyan Investment Authority), il fondo sovrano con 67 miliardi di dollari di investimenti (tra cui quote Eni e Unicredit). «Sometimes you’re the windshield, sometimes you’re the bug», a volte sei il parabrezza a volte sei l’insetto, cantava Mark Knopfler … giusto per restare in sintonia con la litania del regresso.

 

Rosanna Spadini

 

 
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