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Nell'universo indeterministico PDF Stampa E-mail

30 Giugno 2020

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 Da Comedonchisciotte del 28-6-2020 (N.d.d.)

Un paio di recentissimi episodi mi hanno dato molto da riflettere su come la linearità di certi atteggiamenti venga s/travolta dall’impeto tumultuoso dell’universo indeterministico che ci circonda. Il primo episodio riguarda un paletto messo per evitare che certi SUV andassero a parcheggiare sopra a dei tombini frantumandoli e lasciando quindi aperta una voragine, possibile causa di incidenti. Nella realtà succede poi che proprio quel palo diventasse causa di incidente. Il secondo episodio è relativo ad una visita fatta per alleviare le sofferenze di una persona anziana alle fine della quale, mentre si apprestava a ritornare a casa, una improbabile buca faceva cadere la volonterosa contro lo spigolo di un muretto causando fratture multiple.

Il male, ricordava qualcuno, è solo un eccesso di bene. È la madre premurosa che impedisce al figlio di affrontare la vita e lo mantiene sotto una confortevole campana di vetro. È il padre coscienzioso che per evitare che il figlio abbia incontri sgraditi gli impone abitudini disumane. Parafrasando: se fai le cose troppo per bene alla fine combini un disastro. Torniamo quindi al vecchio dubbio: in medio stat virtus oppure mediocritas? Fare del bene con convinzione è davvero l’unica strada percorribile oppure fare qualcosa senza nessun motivo, perché succede così, è la vera strada? Questo è il terreno ideale per battaglie epocali tra l’universo deterministico che la mente genera incessantemente e l’universo indeterministico che il cuore osserva senza peraltro permettere alla mente di capirlo. Non per cattiveria, ma perché la mente proprio non ce la fa a capire queste mostruosità di incongruenze logiche. Ma come, ti stai dannando per realizzare un futuro semplice e senza problemi e combini un disastro? Tu pensa se ti fossi dato da fare per combinare casini...magari risolvevi tutto. No?

Come pensate si inserisca la recente supposta-pandemia in questo contesto? Si tratta sempre di fare del bene, prevenendo episodi ritenuti pericolosi tramite l’obbligo di precauzioni ritenute indispensabili. Alla base di tutto questo c’è una chiara tassonomia: il bene è qui, il male è lì. Punto. Inutile che vi dica quanto queste tassonomie mi siano antipatiche. Il bene non è un’entità solida e facilmente verificabile come le dimensioni dell’armadio della camera da letto, ed il male, se si tralascia la foga di certe narrazioni, non è un valore immutevole nel tempo. Anzi.

Applicare quindi i principi dell’etnoantropologia può essere d’aiuto. Le situazioni mutano. Panta Rei, diceva Eraclito. Tutto scorre. Oggi si prendono in seria considerazione i diritti degli eredi di quegli africani che ieri erano oggetto di scherno e di lanciafiamme. Ieri era bene fare sesso con una sposa dodicenne (Montanelli docet), oggi è bene portare in tribunale il capro espiatorio delle fantasie di una minorenne. Fare del bene è una questione indubbiamente complicata. Presuppone una fissità che la Vita si rifiuta di riconoscere. Il che rende le operazioni oltremodo disagevoli. Missionari piuttosto che Padri Pellegrini, oppure genitori amorevoli? Quanto bene dovete spandere nell’universo prima che vi rendiate conto che questo valore è così inconsistente da risultare di dubbio valore se non addirittura dannoso?

Ma c’è di più. Fare del bene non può esimersi dal farsi del bene. Diventare cioè il centro del bene universale. Elargire bene a piene mani con l’evidente scopo di rendersi consapevoli del proprio ruolo di benefici portatori. Per farlo bisogna esserne consapevoli. Occorre cioè avere un alto livello di ciò che normalmente oggi viene chiamato positività. Una persona altamente positiva è quasi un oggetto di culto per l’aura di fiducia e potere che emana. È per questo che oggi esiste il motivatore, ovvero “chi è dotato delle capacità e dell’autorevolezza necessarie per incoraggiare e stimolare altri a raggiungere un obiettivo”. Ovviamente si tratta di persone dotate di carica positiva, ovvero di capacità di valutare la situazione sempre come bicchiere mezzo pieno anche quando è quasi vuoto. Questa cosa ha molto a che fare con la PNL che, secondo il suo fondatore R.Bandler si sintetizza in una sola frase: “siamo la sola macchina che può programmarsi.” Cioè se ci programmiamo con criterio ci possiamo fare un sacco di bene. A sapere cos’è il bene, però.

Sprizzare positività da tutti i pori, secondo la vulgata attuale, è segno di grande saggezza destinata a sicura fortuna. Vogliamo allora parlare di Alex Zanardi? Persona di sicuro carisma e di indiscussa positività. L’esempio vivente di quanto sia importante programmarsi secondo criteri (pro)positivi. Nel 2001 subiva l’amputazione delle gambe a seguito di un grave incidente durante una gara automobilistica, fatto che non scalfisce minimamente il suo sorriso. Campione paralimpico pluripremiato, Zanardi amava dire: «È possibile che se il fulmine m’è arrivato tra capo e collo una volta mi colpisca nuovamente, ma rimanere a casa per evitare e scongiurare quest’ipotesi significherebbe smettere di vivere, quindi no, io la vita me la prendo…» Non esiste quindi esempio migliore di automotivatore e di motivatore in generale. Amato da tutti per il grado di positività che da sempre riesce ad esprimere, anche pochi giorni fa Zanardi “era allegro, come sempre. Sulla salita gli ho fatto vedere l’aranciata, mi ha urlato dammene un po’! Si scherzava, e in discesa andava piano, non era una grande discesa, e poi c’era il rettilineo. All’imbocco della curva ha cambiato traiettoria. E ha fatto una manovra azzardata.” Sappiamo come è andata. Eppure era una persona assolutamente positiva, uno che faceva del bene a sé e agli altri, un esempio di umanità e coraggio. Non riesco a vedere lati negativi. La personificazione del bene. Risultati? Giudicateli voi.

Cambiate quindi alimentazione per fare del bene ma ricordatevi che Steve Jobs pur concedendosi cibi vegani super-bio da 1000€/kg morì molto più giovane di mio nonno che affrontò fame, miseria e campi di concentramento. Secondo me, in totale disprezzo verso il karma e verso chiunque veda una relazione tra pensiero positivo, bene e destino, esiste un universo indeterministico. Che se ne frega di tutte queste strutture mentali e opera come meglio gli aggrada. Cioè fa quel cazzo che vuole, che siate positivi o negativi, che abbiate riprogrammato la vostra struttura mentale e linguistica (PNL) oppure no, che siate carnivori o vegani, degli infami oppure dei santi. Non cambia nulla. Motivatevi finché ce la fate, ma ricordatevi che neanche i dinosauri avevano colpe così gravi da meritarsi l’estinzione. Il gioco è da qualche altra parte. Cercate di trovarlo.

Tutto andrà bene alla fine. Se non va bene, allora non è la fine. – John Lennon, prima che gli sparassero

Tonguessy

 
Giornata nazionale dell'ipocrisia PDF Stampa E-mail

29 Giugno 2020

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 Da Rassegna di Arianna del 27-6-2020 (N.d.d.)

Mattarella: “La ricerca della Verità è un dovere fondamentale” Chi pensa che, 40 anni dopo, possa essere arrestato qualche vecchietto novantenne per le sue responsabilità nell’abbattimento del Jet dell’ITAVIA avvenuto alle ore 20:59 del 27 giugno 1980 sopra il braccio di mare compreso tra le isole italiane di Ponza e Ustica… alzi la mano. Non sapremo mai, ovviamente, con certezza, di che nazionalità fosse il caccia militare che sparò un missile contro l’aereo di linea. Non sapremo mai, nei dettagli, neppure chi lo pilotasse, come e perché ci fu quello che, indubbiamente, può essere definito un errore. Volevano ammazzare Gheddafi (cosa che in effetti fecero molti anni più tardi) e ammazzarono invece 81 passeggeri ignari, che erano saliti sul volo ITAVIA partito da Bologna e diretto a Palermo. Ma se i dettagli sono insabbiati, il contesto è lì, sotto gli occhi di tutti, e la responsabilità della NATO è così evidente che non richiamarla, non sottolinearla, non denunciarla, rende gli interventi di oggi un insulto alla memoria di chi lasciò la vita nel Mediterraneo in quella sera maledetta.

Se 40 anni dopo dobbiamo rassegnarci a piangere i morti senza che i colpevoli siano stati puniti, lo dobbiamo all’incredibile serie di depistaggi messi in campo da Servizi segreti, parti ben individuate della Magistratura, Governi ed altri inquirenti. Da subito si tentò di far passare la tesi del collasso dei materiali, ossia di un ‘cedimento strutturale’ dovuto a una cattiva manutenzione e alla vetustà del DC9. Non appena questa ipotesi si dimostrò risibile, ecco un comunicato dei terroristi di estrema destra (fasullo già a una prima occhiata) in cui si indicava la presenza a bordo dell’aereo di Marco Affatigato, un noto confidente dei carabinieri infiltrato nei gruppuscoli neofascisti armati toscani. Fu un work in progress, le ipotesi mano a mano si succedevano, e esperti di ogni genere ne sostenevano ora l’una ora l’altra, a seconda del libro paga su cui l’esperto stesso si trovava al momento. La Magistratura imboccò inizialmente la strada della bomba a bordo, e questo significava che competente fosse la Procura di Bologna. E successe una cosa quanto meno imbarazzante, in realtà assai grave: che una Procura completamente infeudata al partito Comunista, che all’epoca era ancora di obbedienza sovietica, si trovò a disporre della chiave d’accesso a decine di segreti militari, in particolare alla disposizione dei RADAR della Nato, al loro funzionamento, alla dislocazione delle flotte, ai tempi di reazione. Un vero disastro! Forse per caso, più probabilmente per via di una mossa tattica perfetta, qualcuno proprio in quei giorni fece saltare la stazione di Bologna. Com’è, come non è, nessuno ha il minimo di buonsenso per collegare i due avvenimenti. In particolare, la procura di Bologna si getta a corpo morto nelle indagini sull’attentato locale, seguendo una pista offerta generosamente dai servizi segreti, e che vede coinvolti, ovviamente, estremisti di destra. Così, quando con abile mossa l’inchiesta di Ustica le venne sottratta per approdare al rassicurante porto delle nebbie romano, nessuno ebbe la voglia e la forza di protestare. Nel porto delle nebbie viene comunque inevitabilmente a galla la verità, ossia che il DC9 è stato abbattuto da un missile, durante una scaramuccia aerea che vedeva coinvolti jet Nato e un aereo libico con a bordo il Colonnello Gheddafi. Ma da quando questa ipotesi diventa consistente, il livello del depistaggio appare in tutta la sua criminale potenza. Per essere sintetici: ci si trova di fronte all’occultamento e alla distruzione di registri del traffico aereo, a Marsala, Licola e Grosseto. Spariscono i nastri a Marsala e Grosseto che registrarono il tracciato del volo ITAVIA. E poi… i suicidi che hanno fatto da contrappunto all’inchiesta.

I testimoni dell’esplosione a terra e in volo sono tutti scomparsi in un incidente o suicidi. Per esempio il “suicidio” del sottufficiale alla postazione radar di Poggio Ballone, che ha visto tutto, e ha testimoniato come si sono svolte le cose. Improvvisamente, senza alcun messaggio, si è “suicidato”. La morte in un “incidente aereo” dell’ufficiale Marcucci di Latina, avvenuta nel cielo della sua città. Era di servizio a un radar della base aereonautica, e anche lui aveva visto tutto. La sua morte in volo fu archiviata come incidente, sia nell’inchiesta civile che in quella militare. ma indagini successive, portate avanti per l’ostinazione della famiglia, hanno scoperto che “l’incidente” era dovuto ad un’esplosione a bordo di un ordigno a base di fosforo. E ancora Mario Alberto Dettori, maresciallo dell’aeronautica in servizio a Grosseto, che fu trovato impiccato (in un modo definito immediatamente dalla Polizia Scientifica “innaturale”) a un albero in una piazzola sulla strada delle Sante Marie, alle porte di Grosseto, il 30 marzo 1987. Dettori aveva parlato dell’atterraggio nella sua base di due caccia, la notte di Ustica, che si erano alzati in volo per intercettare due aerei non identificati che volavano a fianco del Dc9 Itavia. I piloti erano Nutarelli e Naldini, morti poi a Remstein in Germania il 28 agosto 1988 durante una esibizione delle Frecce Tricolori. Giampaolo Totaro, ufficiale medico delle Frecce Tricolori, fu rinvenuto impiccato alla porta del bagno di casa, subito dopo che questa circostanza era stata resa pubblica. Chi abbia voglia e tempo di documentarsi, può farlo agevolmente, perché su Ustica, e sull’inchiesta, sono stati sparsi fiumi di (inutile) inchiostro, e girati dei film. E del resto su Ustica esiste già anche una verità giudiziaria, dato che la Cassazione ha condannato in sede civile al risarcimento ai familiari delle vittime i Ministeri di Trasporti e Difesa, sostenendo provato che ad abbattere l’aereo siano stati caccia francesi, come già dichiarato dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Quindi i tempi sono maturi. Il 27 Giugno è la giornata nazionale dell’ipocrisia, in cui è legittimo chiedere ‘agli alleati’ di contribuire a scoprire la verità. Ma per piacere!

Franco Slegato

 
Il contenitore di Paragone PDF Stampa E-mail

27 Giugno 2020

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 Da Comedonchisciotte del 25-6-2020 (N.d.d.)

Pochi giorni fa alla trasmissione televisiva “Fuori dal Coro”, il giornalista e parlamentare ex M5S Gianluigi Paragone fa un annuncio che la stampa ha preso troppo sottogamba, come successe analogamente per il Movimento di Grillo e Casaleggio. L’ex conduttore di “La Gabbia” comunica la nascita di un nuovo partito antieuropeista e antisistema: la copia all’italiana del Brexit party di Nigel Farage con il quale ha già preso contatti, insieme ad altri Think Tank. Paragone fissa l’obiettivo del partito nel primo articolo di un ipotetico Statuto o Manifesto: l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea e conseguentemente dall’Eurozona. “Non troppo ambizioso!” direbbe un Plutoniano (di Plutone) appena sbarcato sul pianeta Terra. Intendiamoci, un Vero Partito che avesse finalità chiare su questi temi cruciali sarebbe quanto mai necessario e urgente. Quindi, prendiamo positivamente questo annuncio fatto a “Fuori dal Coro”, ma esprimiamo anche una grossa riserva: nella patria della moda, da troppo tempo, creiamo ciclicamente movimenti o partiti che però non sembrano sapersi distaccare dal modus operandi della vecchia politica; imbarcare da subito, e in maniera trasversale, un sacco di gente, indipendentemente dalla loro provenienza politica: basta riempire. Peraltro, colmando contenitori politici sempre più improvvisati e, quindi, provvisori.

Il panorama politico attuale è già pieno zeppo di movimenti e partiti sovranisti o pseudosovranisti. Prendiamo la realtà più recente e concreta: i rosso bruni Vox Italia di Toscano, Sottile e Fusaro. Alle Comunali di Gioia Tauro, con il loro precedente movimento, Risorgimento Meridionale per L’Italia, non raggiunsero nemmeno il 3% delle preferenze (281 voti su 10.208 totali), un vero flop elettorale. Sempre in Vox ritroviamo l’Avv. Marco Mori che precedentemente aveva militato in CasaPound, con cui aveva collezionato una serie di debacle alle Politiche Nazionali non riuscendo mai a superare il 2% delle preferenze. Poi abbiamo il Fronte Sovranista Italiano (FSI) che alle Regionali Umbre del 2019 non arriva nemmeno al 0,2%, così come i Gillet Arancioni del “personaggio” Pappalardo: un misero 0,13%. Alle Politiche del 2019 la Lista del Popolo per la Costituzione non supera lo 0,03%, i Forconi nemmeno lo 0,1%. Inoltre, in rampa di lancio per la prova del voto, abbiamo anche i nuovi movimenti come quello della deputata Sara Cunial (ex 5stelle) con R2020 e il Movimento3V. Insomma, il panorama politico italiano anti-sistema è molto variegato e troppo spesso capeggiato da persone o personaggi di discutibile credibilità che potrebbero anche ritrovarsi in qualche contenitore politico nuovo di zecca, magari quello annunciato dall’ex M5S Gianluigi Paragone, vista la tendenza italica alle ammucchiate, al servire continuamente all’elettorato la zuppa stagionale: patate, porri, qualche zucchina e, soprattutto, cetrioli. Tanti cetrioli.

Il giornalista varesino dovrà stare molto attento, perché non è più il tempo di scherzare o pensare a racimolare voti ovunque per dire “poi vedremo”, “poi sistemeremo”, “poi ci penseremo”. È il momento dei fatti e per farli bisogna farsi rappresentare da persone credibili, pulite e sincere. L’Italia sforna Direttivi, movimenti e partiti – pollaio da una vita: tanti galli da combattimento, senza galline. Ecco perché niente di politicamente fecondo è giunto fino ad oggi. Il nostro paese, come sa bene Gianluigi Paragone, non se lo può più permettere.

Andrea Leone

 
Vedo PDF Stampa E-mail

26 Giugno 2020

 

 Da Comedonchisciotte del 24-6-2020 (Nd.d.)

 

Vedo i programmi TV. Vedo la gente mettere la mascherina il 23 Giugno con 32 gradi. Vedo i virologi dire tutto il contrario di tutto. Vedo che il Covid-19 era già in circolazione nel 2019. Credo di averlo avuto fra Novembre e Dicembre, i sintomi erano quelli. Vedo che tanti altri dicono la stessa cosa. Vedo che un’organizzazione sovranazionale ha imposto a tutti i governi le proprie direttive: “Il Covid è una polmonite interstiziale che causa un blocco respiratorio e i pazienti vanno ventilati artificialmente” – “Non bisogna fare autopsie” – “Va messa la mascherina” – “Vanno messi i guanti” – “Anzi no”. Vedo dei medici dissidenti che hanno fatto le autopsie, e hanno capito che la gente moriva per microembolie e non per insufficienza polmonare. Ventilare artificialmente quei polmoni non serviva a niente, anzi, li faceva soffrire solo di più. Vedo dei miliardari americani fare esperimenti sui vaccini usando come cavie i più poveri del mondo, uccidendone a migliaia. O causare dei danni permanenti per tutta la loro vita. Vedo il nostro Presidente del Consiglio elargirgli laute donazioni per i suoi esperimenti. Vedo i Paesi bloccati, l’economia reale bloccata, ma i mercati finanziari sempre aperti. Vedo la speculazione che non si ferma mai. Vedo i potenti spartirsi grandi dividendi, mentre i piccoli aspettare un aiuto dello Stato che non arriva. Vedo lo Stato che si va sostituendo con le multinazionali hi-tech. Vedo le scuole che scompaiono, in cambio di Google Suite. Vedo i negozi che scompaiono in cambio di Amazon Prime. Vedo gli ospedali conciati come ospedali di guerra, per una polmonite. Vedo i dottori comportarsi come soldati. Vedo i carabinieri obbedire agli ordini senza chiedersi il perché (stavolta ha senso dirlo). Vedo la gente preoccuparsi del futuro. Vedo la gente lamentarsi. Vedo la gente non fare niente. Vedo la gente adeguarsi. Vedo la gente aspettare, un futuro peggiore di quello che si immagina. Vedo i pochi cercare la verità, che non arriverà in tempo. Vedo una ragazzina di 16 anni mettere su un movimento globale. Vedo le masse che ci credono. Vedo un movimento d’opposizione, nato per combattere l’opposizione. Vedo i ragazzini italiani chiamarsi “bro” o “fra”. Come i neri dei ghetti americani. Vedo un altro modello capitalistico, dove i cittadini sono controllati, schedati, e giudicati secondo un sistema di crediti: se passi col rosso o insulti qualcuno, non potrai più prendere il pullman o andare al supermercato. Vedo il modello capitalistico occidentale che vuole assomigliare a quello. Ne ha bisogno, per sopravvivere. Vedo gli occidentali consumare i rapporti sociali come consumano i prodotti industriali. Vedo la tecnologia che regola la vita di miliardi di persone che non sanno niente di come funziona quella tecnologia. Vedo la comodità di usare la tecnologia, che sostituisce quello che l’uomo sa già fare. E che all’uomo serve, per essere uomo. Vedo la gente pensare solo a domani, non sapendo niente del presente. Vedo la “controinformazione” gridare contro la censura di YouTube e di Facebook. Grandi multinazionali che contano 3 miliardi di utenti al giorno, che hanno sede nella Silicon Valley, che dovrebbero garantire la “libertà di informazione”. Vedo una TV di servizio pubblico, controllata dai poteri finanziari globali. Una TV che ci appartiene. Ma pensiamo a YT e FB. Vedo una massa di piccoli borghesi, che nulla potranno contro i grandi borghesi. Vedo che siamo spacciati. Vedo che sarà una battaglia contro i mulini a vento. Vedo che tanti hanno già mollato. Vedo che pochi continuano a crederci. Vedo che il liberismo è entrato in una contraddizione che può ucciderlo. Vedo che qualcuno ci proverà. Perché non ha senso fare diversamente.

 

Ruggero Arenella

 

 
Magistrati e politica PDF Stampa E-mail

24 Giugno 2020

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Da Rassegna di Arianna del 22-6-2020 (N.d.d.)

 

Il tema dei rapporti politica-magistratura, scoppiato col caso Palamara, è complicato, intricato, coinvolge personalità potenti e influenti, implica poteri fondamentali dello Stato, capaci di distruggere qualunque eventuale avversario, e menziona situazioni, incontri informali, accordi privati che per loro natura non verranno mai completamente alla luce. In questo senso, la speranza, che "un'inchiesta faccia completa luce sulle responsabilità" fa la sua bella figura accanto alla speranza che Babbo Natale scenda dal camino o che gli asini spicchino il volo. Semplicemente non avverrà mai. Verranno cambiati alcuni suonatori nella stessa orchestra, con lo stesso spartito.

 

Esiste un'unica posizione che è possibile tenere su questo tema, se si vuole salvare una qualche credibilità istituzionale. Il potere giudiziario è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato (accanto a legislativo ed esecutivo). L'indipendenza dei poteri fondamentali è la garanzia per un minimo funzionamento democratico, e nello specifico l'indipendenza tra potere giudiziario e i due poteri politici (legislativo ed esecutivo) è il livello di separazione di gran lunga più importante e decisivo. Ergo, il potere giudiziario deve essere totalmente, integralmente ed irrevocabilmente estraneo al posizionamento politico. È semplicemente folle che soggetti chiamati a decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, soggetti che hanno potenzialmente un potere di ricatto infinito rispetto a qualunque cittadino, si organizzino apertamente secondo linee di appartenenza politica (come le correnti dell'ANM). È uno scandalo, che dura da troppo tempo. Si dice: "Ma i magistrati, dopo tutto, non sono cittadini come gli altri? E non devono avere come tutti i cittadini il diritto ad organizzarsi politicamente?" E la risposta è: "No, i magistrati non sono cittadini come tutti gli altri. Sono quei cittadini particolari chiamati a giudicare secondo equanimità e giustizia ogni altro cittadino. Sono i rappresentanti di un potere fondamentale dello Stato, capace di mettere in scacco ogni altro rappresentante di altri poteri fondamentali, e a maggior ragione ogni altro cittadino qualunque. Nessun altro singolo soggetto in una democrazia ha un potere simile." L'organizzazione dei magistrati secondo linee politiche, e la stessa esplicitazione pubblica di posizioni politiche, deve essere semplicemente vietata ad un magistrato, fino a che indossa quelle vesti. Si vuol dire che poi comunque, privatamente, ciascun magistrato le proprie opinioni politiche le avrà comunque? Certo, ma almeno - e non è poco - non potrà utilizzare la sfera delle opinioni politiche come fattore utile a pervenire ad accordi intersoggettivi con altri suoi pari. Un'opinione coltivata meramente nel proprio foro interiore è infinitamente meno potente di un'opinione intorno a cui si possono esplicitare accordi. Se un magistrato decide di entrare esplicitamente in politica, cosa che costituzionalmente non gli può essere negato, deve uscire definitivamente dal suo ruolo come magistrato. Ogni altra mediazione è democraticamente inaccettabile.

 

Andrea Zhok

 

 
La guerra fra Cina e USA Ŕ giÓ in corso PDF Stampa E-mail

22 Giugno 2020

 

Da Rassegna di Arianna del 14-6-2020 (N.d.d.)

 

La Cina non è ancora la prima potenza economica mondiale, ma ha buone probabilità di diventarla nei prossimi dieci anni. Dal 2012 è invece la prima potenza industriale, davanti all'Europa, agli Stati Uniti e al Giappone (ma scende al quarto posto se si considera il valore aggiunto pro capite). È inoltre la principale potenza commerciale del mondo e la principale importatrice di materie prime. Ha un territorio immenso, è il paese più popoloso del pianeta, la sua lingua è la più parlata del mondo, e ha una diaspora molto attiva in tutto il mondo. Possiede il più grande esercito del mondo e le sue risorse militari stanno crescendo a un ritmo esponenziale. È membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, possiede armi nucleari ed è una potenza spaziale dal 2003. Si sta affermando in modo massiccio nell'Africa Nera, sta acquistando infrastrutture di prim'ordine in tutto il mondo e il suo grande progetto di «nuove vie della seta» rafforzerà ulteriormente la sua capacità di influenza e di investimento. Nel 1980, il PIL della Cina era il 7% di quello degli Stati Uniti. Oggi è balzata a quasi il 65%! Infine, i cinesi depositano il doppio dei brevetti rispetto agli americani. Questo significa molto.

 

Nel 1993, nel suo libro sullo scontro di civiltà, Huntington ha anticipato il concetto di «modernizzazione senza occidentalizzazione» Questo è il punto essenziale. Il modello cinese, un nuovo tipo di modello che combina confucianesimo, nazionalismo, comunismo e capitalismo, si differenzia radicalmente dal modello occidentale di «sviluppo». I liberali credono generalmente che l'adozione del sistema di mercato porti inevitabilmente all'avvento di una democrazia liberale. I cinesi negano questa previsione ogni giorno. Negli ultimi anni hanno costantemente rafforzato il ruolo del mercato, ma senza mai smettere di regolamentarlo in modo rigoroso. Riassumere questo sistema come «capitalismo + dittatura» è un errore. Piuttosto, la Cina fornisce un esempio sorprendente di un capitalismo che funziona senza subordinare la politica all'economia. Il futuro ci dirà cosa pensare. I cinesi sono pragmatici che pensano a lungo termine. L'ideologia dei diritti umani è per loro totalmente estranea (le parole «legge» e «uomo», nel senso che diamo loro, non hanno nemmeno un equivalente in cinese: «diritti umani» si dice «ren-quan», «uomo-potere», che non è particolarmente chiaro), così come l'individualismo. Per i cinesi, l'uomo deve adempiere i suoi doveri verso la comunità piuttosto che rivendicare diritti come individuo. Durante l'epidemia di Covid-19, gli europei si sono confinati per paura; i cinesi lo hanno fatto per disciplina. Gli occidentali hanno riferimenti «universali», i cinesi hanno riferimenti cinesi. C'è una bella differenza. Gli americani hanno sempre voluto uniformare il mondo secondo i propri canoni identificati con la marcia naturale del progresso umano. Da quando hanno raggiunto una posizione dominante, si sono costantemente adoperati per evitare l'emergere di qualsiasi potere crescente che potesse mettere in pericolo questa egemonia. Negli ultimi anni, negli Stati Uniti sono proliferati i libri (Geoffrey Murray, David L. Shambaugh, ecc.) che dimostrano che la Cina è oggi la grande potenza in ascesa, mentre gli Stati Uniti sono in declino. In un libro molto discusso (Destined for War), il politologo Graham Allison mostra che nel corso della storia, ogni volta che una potenza dominante si è sentita minacciata da una nuova potenza nascente, la guerra si profila all'orizzonte, non per ragioni politiche, ma per il semplice fatto della logica propria dei rapporti di potere. Questo è ciò che Allison ha chiamato la «trappola di Tucidide», in riferimento al modo in cui la paura ispirata a Sparta dall'ascesa di Atene ha portato alla guerra del Peloponneso. Ci sono buone probabilità che lo stesso accada con Washington e Pechino. A breve termine, i cinesi faranno di tutto per evitare uno scontro armato e non lasciare il posto alle provocazioni con cui gli americani hanno familiarità. A lungo termine, tuttavia, un tale conflitto è perfettamente possibile. La grande domanda è, quindi, se l'Europa passerà dalla parte americana o se dichiarerà la sua solidarietà con le altre grandi potenze del continente eurasiatico. Questa è, naturalmente, la questione decisiva. Non ci si può illudere, gli Stati Uniti sono già in guerra con la Cina. La guerra commerciale che essi hanno avviato si affianca ad una parte politica di cui testimonia, ad esempio, il loro sostegno ai separatisti di Hong Kong (presentati scherzosamente come «militanti pro-democrazia»). Nei documenti dell'amministrazione americana, la Cina è ora indicata come «rivale strategico». Questa aggressività non è tanto arroganza quanto paura. Ma i cinesi non hanno alcuna intenzione di permettere che ciò avvenga, né tollereranno all'infinito un ordine mondiale governato da regole dettate dagli Stati Uniti. Come ha detto Xi Jinping, «la Cina non cerca i guai, ma non li teme». Non bisogna mai dimenticare che per i cinesi non esistono quattro, ma cinque punti cardinali: il nord, il sud, l'est, l'ovest e il centro. La Cina è l'impero di Mezzo.  

 

Non c'è dubbio che nei prossimi mesi si moltiplicheranno le campagne anti-cinesi  orchestrate dagli americani per assicurarsi il sostegno dei loro alleati, a cominciare dalla loro «provincia» europea, allo scopo di ricreare a loro vantaggio un nuovo «blocco occidentale» opposto a Pechino paragonabile a quello che esisteva di fronte a Mosca durante la guerra fredda. Sarebbe drammatico se la Francia e l'Europa cadessero in questa trappola, come hanno già fatto aderendo alle sanzioni contro la Russia. Non siamo destinati ad essere sinizzati, ma non è una ragione per continuare ad essere americanizzati, soprattutto in un momento in cui gli Stati Uniti accumulano in patria problemi che non riescono più a risolvere. La Francia, che ai tempi del generale de Gaulle fu la prima a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese, dovrebbe ricordare, invece di sprofondare ancora una volta in un atlantismo contrario a tutti i suoi interessi, che all'epoca, in piena guerra fredda, cercava soprattutto un equilibrio tra i poteri che rispettasse l'indipendenza dei popoli. Maurice Druon diceva sempre che il francese era la «lingua dei non allineati»! È a questo ruolo che deve ritornare.

 

Alain de Benoist

 

 
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