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Campagna nazionale di resistenza PDF Stampa E-mail

17 Ottobre 2020

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 Da Comedonchisciotte del 15-10-2020 (N.d.d.)

Il progetto La Mente Indipendente nasce, durante i mesi di clausura, per un’urgente necessità di un gruppo di persone di divulgare, scambiare e leggere notizie al di fuori degli abituali canali d’informazione, raggruppando, al momento, persone di un’età compresa tra i 30 e gli 85 anni. Da questo gruppo è nata l’iniziativa “Astensione Nazionale Televisione e Stampa”, con la motivazione principale di stimolare i teledipendenti a staccarsi dalla tv ed iniziare ad informarsi tramite canali di informazione alternativi ed indipendenti. Tramite la vostra piattaforma voglio esortare i lettori a partecipare alla suddetta iniziativa, che si terrà a partire dal 17 ottobre e terminerà il 9 novembre 2020, partecipate con noi e divulgatela ai vostri contatti, soprattutto a coloro che non si informano tramite internet ed i canali alternativi di informazione. Ho assistito sin da febbraio ad una modalità di informazione univoca, lineare, senza possibilità di dialogo, mai come quest’anno i telegiornali si assomigliano così tanto. Una volta vi erano delle chiare differenze di opinione perfino tra Rai 1 e Rai 2, adesso non si distingue Mediaset da Rai e Rai da La7, per questo io li definisco il canale unico televisivo. Se parliamo del Covid-19, in particolar modo, le trasmissioni di approfondimento creano soltanto un dibattito artificiale e sterile, tra chi la pensa nel modo “governativo” e chi no, dove chi la pensa al contrario viene messo in minoranza rispetto agli altri o non lo si invita in trasmissione utilizzando, invece, un’intervista registrata da tagliare e riadattare come si crede meglio.

La vergognosa rappresentazione di una televisione che si autodefinisce “professionista dell’informazione”, screditando così i giornalisti indipendenti ed i canali informativi alternativi che da anni fanno dell’informazione il loro leitmotiv, con l’avallo di una task force governativa contro le fake news, che altro non fa che selezionare e mettere al bando chi non dice cosa loro vorrebbero dicesse; quando invece è un tg “professionista” a dichiarare il falso, pubblicando e trasmettendo notizie non vere, non richiedono neanche una rettifica della notizia data e fanno passare tutto come normale. Due pesi e due misure è la regola aurea, le informazioni che diventano terrorismo mediatico: la Rai, televisione gestita dal governo, che promuove degli pseudo bollettini di guerra, dapprima con il numero dei contagi e, successivamente, con il numero dei morti, quindi al posto delle estrazioni del lotto vi è stato per mesi il Totomorte, con un Burioni come annunciatore di sventure e, quando credevamo la situazione fosse pacificamente retrocessa, il Burioni ci ha lasciato con la velata minaccia “ci rivedremo ad ottobre”, GRAZIE ma ad ottobre preferisco guardare uno schermo spento! Tutto questo ha portato a ciò che è definibile come terrorismo mediatico, che altro non ha fatto che aumentare la paura nelle persone, paura e sospetto, specialmente verso il prossimo.

Parlando dei giornali: visti i risultati e le modalità dei più, credo sia opportuno dare un segnale anche a loro. Vi sono quotidiani che si sono trasformati in giornali di regime, altri che non lo vogliono sembrare ma censurano le notizie e, quando non è possibile, mettono titoli non attrattivi o le spostano lontano dalla prime pagine; altri, come La Repubblica, La Stampa ed il Secolo XIX sono di proprietà di colui che ha il contratto con lo Stato per la produzione e la vendita delle mascherine: ben 27 milioni al giorno. Si può avere quindi un’informazione pulita ed esente da conflitto di interesse? È una domanda che mi pongo spesso, voi cosa rispondete? Non credo che un’astensione di una ventina di giorni da televisione e giornali cambi radicalmente un sistema, ma è un segnale e, grazie ad esso, potrebbe anche succedere che alcune di quelle persone che smettono di utilizzare gli stessi mezzi di informazione in quel periodo, decidano autonomamente di non seguirli più neanche dopo il 9 novembre. Il perché delle date? Prettamente simbolico, più per la data conclusiva in realtà, ovvero il giorno in cui il muro di Berlino è caduto, un duplice simbolo in questo caso, uno per quello effettivo ovvero il simbolo della libertà, tanto che è diventata la giornata mondiale della libertà e l’altro per la caduta del muro di nebbia che molte persone hanno davanti agli occhi, che non permette loro di vedere bene cosa li circonda; queste persone sono totalmente assuefatte da ciò che la tv ed i quotidiani dicono loro ed essi si illudono che le loro idee nascano in autonomia, non si accorgono di essere totalmente condizionati e mai si metterebbero a cercare soluzioni alternative o a farsi venire un dubbio.

Se tu abitui per anni un individuo ad essere nutrito per via endovenosa, questo non saprà più neanche masticare il cibo e, se si smette improvvisamente di alimentarlo così, allora dovrà rielaborare nuovamente il concetto di alimentazione, quindi riattivare i muscoli della masticazione, per non parlare dell’intestino e dello stomaco, in ultimo lingua e palato per tornare a comprendere il gusto; queste persone sono allo stesso livello, alimentate da notizie preconfezionate, artificiali ed altamente digeribili, che grazie ad una routine che si svolge tra le mura domestiche, obbligata dagli orari di lavoro sempre più serrati ed ispirati dalla frenesia contemporanea, non hanno né tempo né voglia di chiedersi se quel modo di alimentarsi/informarsi sia quello giusto o se vi siano altre possibilità.

Qual è lo scopo di tutto questo? Diciamo che l’obiettivo è quello di risvegliare le menti, di stimolare la curiosità nelle persone, alimentare il dubbio, tornare ad analizzare una notizia da più punti di vista, anche se sbagliati. Se da questa iniziativa anche una sola persona, di quelle che seguono i tg e/o leggono i quotidiani, deciderà di informarsi in modo del tutto indipendente, anche solo per il periodo di questo astensionismo, posso dire che lo scopo sarà abbondantemente raggiunto.

Infine, più di una persona mi ha domandato come potersi informare se non tramite la televisione o la carta stampata ed ovviamente ho suggerito loro alcuni siti, pagine Facebook e canali Youtube dove poter essere informati a prescindere dai canali tradizionali, tra questi vi è ComeDonChisciotte, con il sito ed il canale Youtube, che ringrazio di cuore per aver accolto in modo così entusiastico questo progetto. Approfitto ancora una volta per invitare tutti voi che state leggendo questo articolo a prendere parte all’ “Astensione Nazionale Televisione e Stampa” e coinvolgere i vostri amici e parenti a fare lo stesso, a partire dal 17 ottobre al 9 novembre 2020, ancora mille grazie.

Giacomo Ferri

 
Elogio del pauperismo PDF Stampa E-mail

15 Ottobre 2020

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 Da Rassegna di Arianna del 14-10-2020 (N.d.d.)

Nell’Udienza generale del 30 settembre Papa Francesco ha affermato che è importante trovare una cura per il Covid, ma ancora più importante è trovare una cura, ben più difficile, per “i grandi virus umani, sociali ed economici”. E ha aggiunto che dire “torniamo alla normalità non va, perché questa normalità era malata di ingiustizie, disuguaglianze e degrado ambientale”. In altre occasioni il Sommo Pontefice si era scagliato contro la frenesia del profitto, cioè in pratica contro l’economia com’è intesa nel mondo attuale e il devastante ingresso della tecnologia, in particolare quella digitale, nelle nostre vite. Discorsi coraggiosi perché Economia e Tecnologia sono i grandi ‘idola’ del mondo contemporaneo. Dopo il disastroso pontificato di Papa Wojtyla (crollo delle vocazioni, crisi del sacerdozio e degli ordini monacali) che troppo si era occupato di politica e aveva usato a manetta gli strumenti di comunicazione della Modernità (TV, jet, viaggi spettacolari, creazione di “eventi”, gesti pubblicitari, “papamobile, “papaboys”) finendo per identificarsi con essa, Francesco sembra voler ritornare, sia pur con qualche concessione al moderno, a quella che è la ragione in ditta della Chiesa e per la verità di qualsiasi confessione religiosa: la cura dell’uomo e delle sue esigenze non solo spirituali ma esistenziali. L’uomo non si identifica né con l’Economia né con la Tecnologia, cioè col Progresso. Su questa strada era stato preceduto dal più esile e fragile Ratzinger che quando era ancora cardinale aveva affermato: “Lo sviluppo non ha partorito l’uomo migliore, una società migliore e comincia ad essere una minaccia per il genere umano”. In realtà quello di Ratzinger, in modo esplicito, e quello di Papa Francesco, in modo più sfumato, è un attacco al modello di sviluppo occidentale. Se si continua su questa strada non ci potrà essere alcuna riduzione delle disuguaglianze sociali perché è proprio questo modello che le ha ingigantite. È un dato di fatto che nel mondo che noi chiamiamo “sviluppato” le disuguaglianze sociali sono aumentate esponenzialmente. I ricchi sono diventati sempre più ricchi, in un modo che non esito a definire offensivo, e anche un poco più numerosi, ma contestualmente i poveri sono diventati molto più numerosi con la graduale scomparsa del ceto medio. L’Italia ne è un buon esempio. Nel contempo è anche aumentata di gran lunga la distanza fra i Paesi sviluppati e quelli del cosiddetto Terzo Mondo. È inutile e ipocrita che l’Onu e le sue agenzie si affannino a dichiarare che la miseria nel Terzo Mondo è diminuita. Ne fanno testo, scontata la percentuale di chi fugge dalle guerre, le migrazioni, migrazioni non emigrazioni, di chi cerca di arrivare al mondo opulento (“E sì che l’Italia sembrava un sogno/steso per lungo ad asciugare/Sembrava una donna fin troppo bella/che stesse lì per farsi amare/Sembrava a tutti fin troppo bello/Che stesse lì a farsi toccare/E noi cambiavamo molto in fretta/il nostro sogno in illusione/Incoraggiati dalla bellezza/vista per televisione/disorientati dalla miseria/ e da un po’ di televisione”, Pane e coraggio, Ivano Fossati). Né si potrà porre alcun argine al “degrado ambientale” già ampiamente in atto (secondo un appello firmato da un migliaio di scienziati su Le Monde il 20 febbraio siamo già vicinissimi all’ora “X”, cioè alla ventitreesima ora sulle ventiquattro di cui è costituita la giornata della nostra specie). Se si continua sulla filiera ossessiva produzione-consumo-produzione, dove ormai noi non produciamo più per consumare ma siamo arrivati al paradosso che consumiamo per poter produrre, non c’è via d’uscita, se non produrre di meno e consumare di meno, questa è la dura sentenza. Non è un caso che Papa Francesco abbia preso il nome dal fraticello di Assisi che predicava l’amore per la natura e la ricchezza della povertà (che si porta dietro molti altri valori a cominciare dalla solidarietà). È il pauperismo, temutissimo da Berlusconi e da tutti i Berlusconi della Terra, a cui il Covid potrebbe ricondurci dandoci una lezione emblematica e, paradossalmente, meritoria.

Massimo Fini

 
Un post mai scritto PDF Stampa E-mail

14 Ottobre 2020

 Da Appelloalpopolo del 13-10-2020 (N.d.d.)

Il post che avrei voluto scrivere sulla manifestazione di Roma, era molto bello.

Avrei, con cura del dettaglio, spiegato perché a mio parere essa andava sostenuta in un’ottica anti-liberista, perché essa non fosse una manifestazione “negazionista” e, tantomeno, di destra. Avrei spiegato, poi, le varie articolazioni con cui il cosiddetto populismo si determina – alcune delle quali sono, certamente, di destra – facendo un minimo di excursus sulla storia recente. Infine, a chi mi avesse obiettato la presenza, nella manifestazione, di gruppi recanti messaggi ingenui o di questo o quell’altro personaggio poco gradito, avrei spiegato perché, in qualsiasi fase storica, i blocchi sociali d’opposizione si fanno con quel che c’è e come anche nelle manifestazioni degli anni ’70 vi fossero componenti ingenue e folkloristiche. Dunque, se da una parte posso scegliere di non andare a una manifestazione come quella di settembre caratterizzata dalla presenza massiccia dei neofascisti di Forza Nuova, dall’altra avrei spiegato che tale scelta non può valere per tutte le manifestazioni cosiddette “populiste”: non può valere, perché non si sceglie questo o quel gruppetto politico bensì la composizione di classe a cui una certa manifestazione si rivolge. La politica, cioè, non può occultare o far bypassare la comprensione sociologica dei fenomeni di piazza. Insomma, stavo per concludere e pubblicare un post corposo sul piano argomentativo, denotante approfondita conoscenza dei movimenti di massa e della loro storia, nonché una discreta capacità di lettura del piano sociologico ch’è sotteso alla cronaca politica spicciola. Poi però ho pensato: chi me lo fa fare?

Se argomento, se faccio dissertazioni storiche e sociologiche, se specifico e distinguo, forse questo impedisce ai miei contatti di sinistra di berciare di “fascismo”, “negazionismo” e tutto il resto? E poi: perché mai dovrei mettere le mani avanti, giustificarmi con questa gente? Perché dovrei star lì a difendermi preventivamente spiegando che no, non è vero che si tratti d’una manifestazione di destra? Forse che gli esponenti della sinistra politica provano a giustificarsi quando appoggiano l’Unione Europea e le sue politiche di distruzione dei diritti sociali? Si giustificano quando appoggiano od ostentano silenzio-assenso per le aggressioni della Nato ai danni di altri paesi? Si vergognano di essere, in ampia parte, favorevoli alla riduzione del diritto di voto proprio come Mussolini? Si vergognano d’aver appoggiato formazioni neonaziste durante la crisi ucraina? Si vergognano che i leader del PD appoggino i colpi di stato occidentali in America Latina proprio come faceva Giorgio Almirante negli anni ’70? Per quale motivo, insomma, dovrei difendermi dall’eventuale accusa di essere “di destra” formulata da chi assume posizioni di tal fatta? Per i progressisti odierni, è normale l’uso della retorica al posto dell’analisi, è normale il ricorrere continuamente alla calunnia, ovvero il definire “di destra” chiunque esprima obiezione alle strategie del capitalismo sovranazionale. Già, perché purtroppo, in questa disastrata fase storica, anche a questo ci è toccato di assistere: la classe degli sfruttatori che definisce fascista la classe degli sfruttati. Dunque no, nessuna giustificazione preventiva e nessuna spiegazione: il “pericolo fascismo” di cui cianciate, cari amici di sinistra, io ritengo coincida con la globalizzazione neoliberale che voi sostenete. Quindi, non sono tenuto a giustificarmi con voi.

Riccardo Paccosi
 
Fatevene una ragione PDF Stampa E-mail

12 Ottobre 2020

 Da Appelloalpopolo del 10-10-2020 (N.d.d.)

Tra due o tre settimane saremo nella situazione attuale della Francia della Spagna e dell’Inghilterra. Non sarà colpa delle Regioni o del Governo o delle strutture sanitarie nelle quali negli ultimi 30 giorni si sono infettati più di 1800 dipendenti – Covid 19 è una infezione nosocomiale come centinaia di altre, che uccide (anche) tante migliaia di persone malate che negli altri anni morivano per altre infezioni nosocomiali -, né di chi non ha indossato la mascherina all’aperto o di chi non l’ha lavata o di chi non l’ha cambiata o di chi ha preso aperitivi all’aperto o ha giocato a pallone con amici. Semplicemente c’è questa nuova concausa di morte, che in parte è concausa di morte che sostituisce l’influenza e uccide le migliaia di persone che prima morivano per l’esito di polmoniti conseguenti a una influenza, in parte è concausa di morte che opera come infezione nosocomiale e si sostituisce nella uccisione di anziani molto malati ad altre infezioni nosocomiali, e in parte uccide persone che si sarebbero salvate dall’esito di una polmonite conseguente a una influenza, perché come concausa di morte covid è più forte dell’influenza (invece come causa unica di morte l’influenza è più grave ed uccide anche bambini perfettamente sani).

Semplicemente c’è un virus e c’è una malattia a bassa mortalità, sebbene più alta dell’influenza. Fatevene una ragione.

Se un giorno ci sarà un vaccino, lo faranno sicuramente tutti i soggetti a rischio e chi reputerà di volerlo fare e ciò sarà sufficiente a far circolare poco o niente il virus. Se il vaccino non ci sarà, vivremo con questa nuova concausa di morte tra centinaia di altre, la quale abbasserà la nostra vita media di una decina di giorni. Fatevene una ragione.

Come vedete non nego assolutamente nulla. Anzi prendo atto della realtà. Siete voi terrorizzati che cercate di rimuovere la realtà. I negazionisti siete voi. C’è una nuova causa di morte, che ha le caratteristiche indicate, non gravissima, quindi, per fortuna. Fatevene una ragione.

Stefano D’Andrea

 
Crollo di civiltÓ PDF Stampa E-mail

11 Ottobre 2020

 Da Rassegna di Arianna del 9-10-2020 (N.d.d.)

Ancora una volta, una pioggia autunnale un po’ intensa si traduce in un serie di disastri (e morti), questa volta nell’Italia nordoccidentale. Ne abbiamo parlato tante volte, persone più esperte di noi ribadiscono da decenni l’analisi del dissesto idrogeologico di questo paese, la necessità di manutenzione del territorio, le responsabilità degli amministratori nell’uso sconsiderato del territorio stesso. Ripetere queste ovvietà appare ormai del tutto inutile, e anzi fastidioso, per chi parla e per chi ascolta. Proviamo a partire allora dalla constatazione di questo fatto: il dissesto idrogeologico di questo paese provoca continuamente danni gravi e vittime, e la cosa sembra non importare a nessuno. A nessuno nel mondo della politica ma, si badi bene, a nessuno neppure fra quella “gente” che poi paga il prezzo dei disastri. E ovviamente la politica si disinteressa del problema proprio perché è la massa della popolazione a farlo. Se esistesse un vivo allarme sociale su questi temi, se essi spostassero voti, probabilmente la politica farebbe almeno finta di considerarli rilevanti. Ceti dominanti e ceti subalterni sembrano uniti in questo sostanziale disinteresse.

Perché tutto questo? Mi sembra che nella coscienza diffusa agiscano due elementi: da una parte l’accettazione dei disastri come eventi fatali, inevitabili, contro i quali non ha senso cercare rimedi; dall’altra la speranza di non essere coinvolti, il tipico “io speriamo che me la cavo”. Non so se questi dati psicologici e sociali siano caratteristici del nostro paese o siano invece diffusi nei paesi avanzati (propendo per la seconda ipotesi). In ogni caso, la riflessione inevitabile mi sembra la seguente: se questa è la situazione, come possiamo sperare che gli attuali ceti dirigenti possano fare seriamente qualcosa per difendere il paese e i cittadini dai problemi sempre più gravi che saranno la conseguenza della crisi ecologica e ambientale, ormai avviata? Mi sembra evidente che, di fronte ai disastri futuri, ceti dirigenti come quelli attuali non faranno altro che cercare di salvare se stessi, mentre i ceti subalterni saranno in sostanza abbandonati in balia dei disastri. Il fatto che, di fronte a queste prospettive, nessuno sembri preoccuparsi di nulla, mi sembra una ulteriore manifestazione del fatto che le dinamiche sociali contemporanee sono riuscite a distruggere nel corpo della società non solo ogni traccia di pensiero critico, ma anche ogni sensato istinto di autoprotezione. Nella mancanza totale di forze che si oppongano in maniera razionale e concreta a queste tendenze autodistruttive, la prognosi non può che essere quella di un crollo di civiltà.

Marino Badiale

 
Macchina criminogena PDF Stampa E-mail

16 Settembre 2020

 Da Rassegna di Arianna del 14-9-2020 (N.d.d.)

Nel 2017 in America sono stati commessi quasi 20.000 omicidi, ossia quasi 60 volte gli omicidi commessi nello stesso anno in Italia (357), benché la popolazione dell'America sia solo poco più di 300 milioni. Dal 9 agosto a 6 settembre scorso solo  a New York sono stati commessi 55 omicidi e ci sono state 220 sparatorie. Nello scorso anno la polizia americana ha ucciso poco più di 1.000 persone, ma solo 16 bianchi e 9 neri erano disarmati. In proporzione quindi più afroamericani (il 12% circa della popolazione americana) che bianchi, ma è anche vero che la maggior parte degli afroamericani uccisi sono uccisi da afroamericani, che commettono oltre il 50% di tutti gli omicidi. Il colore della pelle quindi c'entra poco (benché il razzismo sia certo ancora presente negli Stati Uniti) con la violenza che caratterizza la società americana. Assai più c'entrano la povertà e l'emarginazione di buona parte degli afroamericani e soprattutto il fatto che la società americana è come tale una macchina criminogena (anche la questione della diffusione delle armi da fuoco, del resto, benché non si possa sottovalutare, è più un effetto che la causa di un così elevato numero di omicidi, tanto che si potrebbe affermare che se non ci fossero le armi da fuoco si userebbero le armi bianche e addirittura i sassi per ammazzarsi!).

D'altronde, è evidente che i liberal strumentalizzano certi episodi, indubbiamente assai gravi (non è questo che si deve mettere in discussione), pur di attaccare Trump (di cui chi scrive non intende ovviamente fare l'apologia). Tuttavia - a parte la questione del suprematismo nero (perché esiste pure questo benché, per così dire, sia una sorta di "reazione patologica" al razzismo dei bianchi) e la demenziale distruzione delle statue di personaggi storici ritenuti a torto o a ragione da condannare in quanto razzisti o colonialisti (non è certo così che si combatte il razzismo o si  critica il colonialismo, per non parlare del neocolonialismo a cui i liberal però non paiono particolarmente interessati) - agendo in tal modo i "dem" rischiano di scavarsi da soli la fossa. L'America, difatti, non è solo quella dell'élite mondialista, dei college o dei media mainstream.

Comunque sia, è indubbio che pure la polizia americana sia violenta, ma il vero problema - che né Trump né i liberal si possono porre seriamente - è che la società americana è una macchina criminogena.

Porsi seriamente questo problema, difatti, significherebbe non "ridurre" il conflitto politico ad uno scontro all'interno della classe capitalistica americana - come, nella sostanza, è pure quello che oppone Trump o i trumpisti ai "dem" - ma mettere in discussione il darwinismo sociale ed economico che non a caso caratterizza quella che è considerata ancora la società capitalistica per eccellenza.

Fabio Falchi

 
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