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La sinistra che piange Mac Cain PDF Stampa E-mail

5 Settembre 2018

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Da Rassegna di Arianna del 3-9-2018 (N.d.d.)

 

La generazione dai quarantenni in su penso se la ricordi. C’era una volta una sinistra che parlava di Palestina, criticava il capitalismo, aborriva l’imperialismo, lottava per i diritti dei lavoratori e dei più deboli, voleva uno Stato forte, autorevole, capace di difendere tutte le classi sociali ed erogare servizi. Poi a un certo punto... Ad un certo punto apri i giornali e leggi: "Il populismo è destra, la peggiore destra. Quella contro la quale un galantuomo come John McCain ha combattuto fino all'ultimo." Cioè, a un certo punto quella sinistra lì è sparita. Al suo posto è comparsa una ‘sinistra' che parla di globalizzazione come del Santo Graal, è neoliberista come mai nessuno prima, bombarda Belgrado con la NATO senza risoluzione ONU, sanziona Russia e Siria senza passare dal Parlamento, si fissa con i diritti civili e dimentica completamente quelli sociali, definisce Soros un ‘filantropo', si auspica maggiori controlli e censure sui social, parla di democrazia e libertà di espressione però se voti come ti pare ti dà del populista, se parli di sovranità nazionale ti dà del fascista e del razzista se ti preoccupi della difesa delle frontiere. E piange McCain. Anzi, ti spiega che combatteva al tuo fianco, era lui che ti difendeva dalle destre perché era lui quello che in caso di necessità poteva aiutarti ad organizzare l'ennesima rivoluzione colorata contro il tuo nemico politico. Perdere quindi non solo l'identità di sé ma anche quella del vero avversario. Una sinistra che non vede il nero in chi incoraggia, finanzia e sostiene i gruppi neonazisti in Ucraina, i gruppi integralisti in Siria o le pensa tutte per riuscire a provocare la guerra mondiale contro la Russia (perché questo faceva di mestiere il galantuomo McCain), ma vede nero solo nel proprio avversario politico diretto. Perciò, chiunque la aiuti a combatterlo diventa il salvatore, il buono, l'amico, anch'esso di sinistra.

 

Bene, quella sinistra lì, che andando oltre il proprio provincialismo avrebbe potuto approfittare di praterie elettorali illimitate allo scadere del ‘Berlusconismo' a destra, è finita invece di fatto per suicidarsi da sola. Perché? Che senso aveva imborghesirsi così proprio mentre il resto del popolo tendeva invece a "riproletarizzarsi"? Un bacino elettorale gigantesco regalato ad avversari politici venuti dal nulla, senza esperienza, senza mezzi di informazione alle spalle, senza lobby, coperture, senza niente di niente se non la capacità di dire quelle quattro cose in croce che si aspettava il popolo. "Dite qualcosa di sinistra", implorava anche Nanni Moretti, ma no, niente, loro non le hanno volute dire. Hanno sempre provato ad educare dall'alto invece che farsi educare ed indirizzare. Hanno preferito perdere gli elettori storici e ridursi ad un circolo chiccoso per pochi eletti, escludersi ed emarginarsi da soli per il narciso gusto di sentirsi geni e incompresi, forse. Oppure, è mancata proprio la capacità di capire che quella immodestia sarebbe costata cara e con sé si sono trascinati dietro anche tutta la stampa nazionale che li sostiene, finita anch'essa col perdere ogni giorno lettori che cercano disperatamente qualcosa di vero da leggere e non lo trovano più. Eppure quel popolo c'è ancora. Quel popolo rimasto di sinistra per come si intendeva la sinistra una volta, ancora da qualche parte esiste. Il fatto che non si senta più rappresentato non significa che sia sparito. Tutta quella gente che ha forti dubbi sul neoliberismo, sul mondialismo, sulle buone intenzioni dell'Alleanza Atlantica, che preferisce parlare di diritti sociali concreti persi piuttosto che di diritti civili teorici da conquistare, che vuole uno Stato serio e non farlocco, che vuole vederci più chiaro anche in politica internazionale, che le notizie oramai se le cerca in rete perché dei media tradizionali non si fida più, che per giustizia e libertà intende ancora quello che si intendeva una volta, che ascoltava l'Avvelenata e che quando sente Saviano oggi gli piglia una nostalgia lancinante per Pasolini, quella gente lì non è sparita. Houston, ci siamo persi!

 

Sparita forse è piuttosto la tradizionale dicotomia tra destra e sinistra, o per lo meno, sovrapposta da altre forme di contrapposizione, del tutto nuove e più complesse — mondialismo contro sovranismo / neoliberismo contro Stato sociale / democratismo contro democrazia. Questo nuovo più complesso quadro costringe a sua volta ognuno di noi ad imporsi nuove più complesse domande — chi siamo, dove andiamo, cosa vogliamo veramente? Rispondere a queste domande diventa la nuova sfida non solo politica ma la sfida che tutti dobbiamo oramai a noi stessi. Anche la sinistra che si chiede oggi da dove ripartire… ma che ripartisse dal porsi queste domande qui e lasciasse perdere tutti quei discorsi inutili su McCain, destra, populisti e storie varie. Che ripartisse semplicemente col farsi qualche domanda nuova invece che insistere a darsi sempre le solite risposte.

 

Alessio Trovato

 

 
La vera priorità PDF Stampa E-mail

3 Settembre 2018

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Da Comedonchisciotte dell’1-9-2018 (N.d.d.)

 

Tre postulati di premessa:

 

Postulato 1: il problema dei migranti andava e va affrontato, ma di certo non col metodo Salvini, che, come ho scritto in passato, equivale al vigile tonto che con la paletta pensa di fermare lo Tsunami in spiaggia, cioè una farsa.  Postulato 2: La Sinistra fa venir da vomitare, usano i neri con un cinismo da impiccagione sul posto: non sanno proporre una soluzione SISTEMICA al motivo per cui migrano e predicano invece la loro accoglienza (a casa e a spese degli italiani sfigati, non certo a casa loro). Questo insulto alla geopolitica gli lava l’anima, ma poi lascia 389 milioni di africani nella disperazione e non risolve un cazzo da 26 anni. Postulato 3: Sono almeno 500 milioni gli umani a rischio di migrazione per ogni sorta di motivo, dal grave al letale al climatico (altrettanto letale), e non li fermerai mai coi divieti di Salvini. Poi, non ce lo scordiamo: per il 90% fuggono da disastri creati dal nostro consumismo demenziale cresciuto sulla rapina delle loro risorse per secoli, lunga e stra-dimostrata storia. Ma certo la nostra penitenza non può essere ora l’invasione illimitata, è una follia che distrugge noi e anche loro. La soluzione deve essere un accordo economico SISTEMICO internazionale, e una proposta di partenza è questa. Fine premessa.

 

Ma Salvini ha esagerato con l’immigrazione, a discapito di ben altro, e si è perso (in Svezia?). Pensaci: i migranti sono il problema N. 300 del tuo portafoglio, della tua Sanità, della tua pensione, delle scuole, del lavoro tuo e dei figli, delle ‘chemiotasse’ che paghi, del credito che non ti danno, dell’Italia che non cresce da 20 anni. Il problema N. 1 è il PAREGGIO DI BILANCIO, cioè: la dittatura UE che dice che lo Stato deve darti 100 e poi tassarteli tutti e 100, cioè lasciarti nulla nel portafoglio, Sanità, pensione, scuola, crescita ecc. Eppure, fateci caso, la lotta della Lega al nero che sbarca è diventata una tempesta solare. La lotta della Lega al Pareggio di Bilancio assomiglia sempre più a un petardo. Un’inversione micidiale. Salvini sta facendo sbiadire la mostruosità del Pareggio di Bilancio, che è la prima causa delle pene degli italiani, e li incoraggia a cercare da un’altra parte un capro espiatorio per la loro rabbia da crescente povertà e insicurezza: nell’immigrazione. È un bypass velenoso che Salvini alimenta ogni minuto. È un meccanismo che ha una presa micidiale sulla gente ma che è distruttivo, come sta accadendo in Svezia. Val la pena raccontare cos’è successo là, perché noi li stiamo tristemente imitando sospinti dalla Lega, e il paradosso è che la Lega sulla carta doveva fare l’esatto contrario: mantenerci tutti concentrati sul pericolo N.1, il Pareggio appunto, non distrarci da esso con l’ossessione del pericolo N. 300. Chiunque legge i giornali lo vede: i titoli sono: LEGA: MIGRANTI! PORTI! SBARCHI!

 

… mentre la lotta del Salvini al letale Pareggio di Bilancio imposto dalla UE non compare, ed è relegata ai tweet del ‘delusional’ Claudio Borghi che ancora ci crede, neppure più sostenuto dal collega Bagnai. Ma, dicevo, sentite cosa accade al nord per capire dove stiamo andando a finire con Salvini. Sulla Svezia sono piombati 600.000 immigrati negli scorsi 5 anni, in un Paese di 10 milioni di abitanti, che in proporzione è come se l’Italia ne avesse avuti 3.600.000 in 5 anni. Li hanno messi a lavorare in gran parte, soprattutto nel settore industriale e di Sanità e Servizi Sociali agli anziani, infatti l’economia svedese (nei numerini degli economisti) è fiorita ben al di sopra della media della UE, con una crescita del 3,3% a inizio anno contro meno del 2% europeo. Ottimo, no? No, affatto, perché poi nella realtà di tutti i giorni questo sta succedendo agli svedesi: – nelle zone meno popolate, che sono il 90% del Paese, stanno chiudendo ospedali e consultori a man bassa. Ne soffrono le donne a cui ora le autorità stanno insegnando come partorire in auto perché spesso la maternità più vicina è a oltre 100 km di distanza. Non solo: a volte le partorienti svedesi vengono respinte dai consultori perché sono stipati di pazienti, fra cui anche migranti – negli ultimi 5 anni, proprio in coincidenza con l’arrivo in massa dei migranti (ma è solo coincidenza, si veda dopo), le liste d’attesa in Sanità sono letteralmente esplose. Oggi il numero degli svedesi che deve attendere più di tre mesi per interventi seri si è triplicato. – quello che viene vantato nel mondo come un sistema di Welfare che assiste “dalla culla alla tomba” e che mantiene chi perde il lavoro in relativo agio, oggi fa acqua da tutte le parti. La disoccupazione svedese, che dovrebbe essere inesistente, è al 7%, e questo nonostante la già citata crescita oltre il 3% (sempre nei numerini degli economisti), un dato che fa vergognare la nazione scandinava a confronto con la spietata America dove i disoccupati sono al 3,9%. – gli svedesi non trovano abbastanza case, e se le trovano costano una fortuna. In parte il problema è dovuto al fatto che i 600.000 migranti hanno assorbito alloggi, ma molto di più è dovuto a un mercato immobiliare selvaggio causato da politiche di governo e Banca Centrale che hanno permesso liquidità a costo quasi zero, quindi incentivato acquisti sempre più frenetici che hanno alzato i prezzi alle stelle, che a loro volta hanno costretto gli svedesi a indebitarsi con le banche da pazzi per avere una casa. Nel frattempo lo Stato non è affatto intervenuto con edilizia popolare per aiutare gli esclusi. E ora ecco il vero motivo di questi disastri, e state certi, i migranti c’entrano poco, chi c’entra da vergognarsi e chi sta esasperando gli svedesi è lui: l’ossessione da parte del governo, persino in una nazione sovrana nella moneta, di PAREGGIARE I BILANCI, e addirittura di FARE IL SURPLUS DI BILANCIO. Come spiego da anni essi significano: nel primo caso spendere 100 per i cittadini e poi tassarli tutti e 100 per pareggiare (quindi gli rimane nulla); nel secondo caso spendere 100 per i cittadini e tassarli 120 (quindi non solo togliergli tutto ma rapinarli di altri 20). Per cosa poi? Solo poter vantare nelle casse dello Stato un assurdo bottino che contabilmente non ha senso, ma soddisfa i “numerini degli economisti europei”. Ecco come agiscono i PAREGGI e SURPLUS DI BILANCI, cioè la macchina d’impoverimento peggiore della Storia, in Svezia, in pochi dati chiari, cioè la vera fucina dell’esasperazione dei cittadini che poi, come dirò sotto, sbagliano clamorosamente target e se la prendono coi migranti (come da noi): – Follia 1: il governo svedese non solo PAREGGIA I BILANCI da anni, ma ora addirittura fa SURPLUS DI BILANCIO da 4 anni, e intende insistere in questa strage delle tasche dei cittadini fino al 2021 almeno. Questo è il motivo dei drastici tagli governativi a Sanità, alloggi pubblici per gli ultra indebitati, sicurezza e persino Welfare. I fondi ai migranti, qui, sono irrilevanti. – Follia 2: mentre il governo spende 100 per gli svedesi e li tassa 120, ha avuto la buona idea di aumentare le tasse, con l’aliquota massima oltre il 70%, e di tagliare a raffica una serie di sconti fiscali. E a questo punto, con il rapido peggiorare delle condizioni dei cittadini come sopra spiegato, il partito di governo, i Social Democratici, ha avuto la sfrontatezza (criminosa) di affermare agli elettori che “C’è ancora spazio per aumentarle… le tasse…”. Chi quindi sta assassinando i redditi svedesi? Risposta: svedesi con pelle bianchissima seduti a Stoccolma, non stranieri di pelle scura (nda: per noi italiani invece è il contrario, gli assassini economici sono in effetti stranieri, ma sempre di pelle bianca e stanno a Bruxelles). – Follia 3: questa idrovora di tassazione e di tagli di spesa pubblica nel portafoglio di aziende e famiglie svedesi accade mentre, secondo i dati del Ministero delle Finanze, il costo per ogni nativo svedese per l’accoglienza dei migranti è di 6.800 euro all’anno in ulteriori tasse. E questo grida vendetta, perché la Svezia è Paese a moneta sovrana, e per definizione non necessita di tasse per spendere per qualsiasi cosa, inclusi i migranti. Quindi se i migranti pesano in parte sui portafogli degli svedesi la colpa è tutta e solo della scelta di governo di ubbidire ai diktat imperanti in Europa. Ed ecco che scatta il micidiale bypass delle colpe.

 

Un numero sempre maggiore di svedesi mica se la prendono col loro demenziale governo e con le sue devastanti politiche fiscali da che stanno esasperando famiglie e aziende, no, se la prendono coi migranti. Fra 10 giorni andranno a votare, e indovinate? Il partito di estrema desta e rabbiosamente anti-immigrazione, i Democratici Svedesi, è dato addirittura come vincente. E qui sta il dramma: se si osserva la piattaforma politica dei Democratici Svedesi, il nazionalismo, la Patria, l’identità, la xenofobia sono il 98%, il resto è un’accozzaglia di belle intenzioni su lavoro, anziani, Sanità, commercio, ma nulla di specifico sulla vitale necessità di demolire ciò che davvero sta devastando famiglie e aziende svedesi, che è il PAREGGIO (o SURPLUS) di BILANCIO. Nel loro programma non esiste la voce: abolizione PAREGGI e SURPLUS di BILANCIO. Strombazzano solo contro le politiche troppo generose sui migranti. Risultato? Il dramma nordico rimarrà inalterato, esattamente come rimarrà inalterato il dramma italiano se Matteo Salvini, come i Democratici Svedesi, continua a gonfiare l’ipertrofica bolla delle navi nei porti, mentre pacatamente sta costruendo un nulla di fatto su: no euro, no PAREGGIO di BILANCIO, e su Italexit.  Siate certi: dopo le roboanti boutade macho dell’uomo forte italiano, nel vostro portafoglio, nella Sanità, nelle pensioni, nelle scuole, nel lavoro tuo e dei figli, nelle ‘chemiotasse’, nei crediti che non ti danno, e nell’Italia che non cresce da 20 anni non ci sarà un nero. Ci sarà Salvini.

 

 Paolo Barnard

 

 
Contratti capestro per lo Stato PDF Stampa E-mail

2 Settembre 2018

 

Da Rassegna di Arianna del 28-8-2018 (N.d.d.)

 

Riassumendo:

 

1) Lo Stato ha dato in gestione le autostrade costruite dal pubblico al privato. 2) Il privato ha pagato la concessione con denari presi a prestito e li ha ammortizzati in appena 3 anni. 3) Il contratto stabilisce la remunerazione del capitale al 6,85% netto (lordo oltre il 10%), un capitale che anche lo stesso Stato presta al concessionario al 2%.  4) Siccome l'affare non era bastantemente conveniente per il privato (mischineddu), si stabilisce che in caso di inadempimento degli obblighi lo Stato possa comminare sì una multa, ma non più di 150 milioni a fronte di un profitto di 1 miliardo, mentre per recedere dal contratto deve pagare al concessionario i profitti dei prossimi 20 anni.

 

Che ne dite? Mi sa che da grande farò il GIDS (Grande Imprenditore Di Successo). È così facile! In alternativa posso fare il consigliere di amministrazione o l’addetto ai controlli nel gioiellino dei Benetton, come han fatto alcuni politici e grand commis, come Befera, Cassese, Gros-Pietro e Enrico Letta. Delrio era molto molto adirato, e anche Marcucci era in collera. Ai due capigruppo del PD tremavano i baffi perché non abbiamo ancora ricostruito il ponte di Genova. Eppure io ho il sospetto che il tremolio fosse invece dovuto a cosa abbiamo ricostruito: lo schifo dei contratti che loro tenevano chiusi nei cassetti.

 

Pino Cabras

 

 
Il ritorno di Veltroni PDF Stampa E-mail

1 Settembre 2018

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Da L’intellettuale dissidente del 30-8-2018 (N.d.d.)

 

Che gli Dei abbiano sempre in gloria Walter Veltroni l’Africano. Con zombie così, ostinatamente ritornanti sul luogo del delitto, la destra economica travestita da sinistra politica (questo il nome esatto, ancorché lungo, della cosa chiamata Partito Democratico) non ha chance contro la destra-destra della Lega e l’oltre-destrasinistra (con un po’ più di sinistra) del Movimento 5 Stelle. Ripetizioni da scioglilingua a parte, il suo appello su Repubblica – non si capisce bene a chi dato che il suo partito è un morto col sondino attaccato – è proprio quel che ci voleva, all’odiato governo di estrema destra (sic), per continuare a dormire sonni da papa (s’intende Borgia, non l’attuale, che in questo momento c’ha certi cavoli per la testa). Anzi di più: a ben sperare per le elezioni europee della primavera del 2019, vero movente dell’ennesima pisciosa sbrodolata veltroniana di alati ideali, buoni sentimenti, memoria di maniera, reductio ad nazismus (la sindrome da Repubblica di Weimar permanente), birignao in sinistrese e l’immancabile lista della spesa sui delenda, i compiti da svolgere (la sinistra deve fare questo, quello, quell’altro, una cosa e il suo contrario, ma anche l’altra, e non dimenticarsi di quell’altra ancora, segnandosi bene una, ma sì quella là, che non era ancora entrata in testa a voi lettori intellettualmente superdotati di Scalfari&Calabresi, beninteso restando in tutto ciò se stessa, ovvero: boh), finendo trionfalmente con il rivelare l’inedito e inaudito propostone mai fin qui concepito da alcuno: bisogna inventare una forma originale di movimento politico.

 

Ma no, ma dai. Ma cosa ci dici mai, topogigio Valter (come lo chiamava Grillo quando lottava ancora in mezzo a noi). Ebbene, servendo la broda per polli già trangugiata e sputata fuori più volte ma impepata con lo spauracchio, anche questo trito e ritrito, del pericolo nero, il fine pensatore Veltroni ha pensato bene di aver contribuito a rianimare il cadavere. In realtà, non fa altro che rassicurare i già sicuri compagni (povera cara parola, in bocca a questi venduti neo-liberali) di essere dalla parte della Ragione, perché antifascisti, democratici puri, moralmente superiori eccetera eccetera, ma soprattutto dà ulteriore certezza ai cattivi sovranisti – non Salvini e Di Maio, ma gli elettori di Salvini e Di Maio – al popolo filo-governativo, che è sempre popolo che vota come il suo, che la sinistra in Italia non sa fare altro che iniettarsi in vena il solito vocabolario, le solite quattro idee, la solita moralina come direbbe Nietzsche, e sentirsi meglio per un po’. Fino alla prossima sconfitta. Una sinistra, intesa non in senso storico-ideologico ma come semplice posizionamento nell’agone, c’è già: è il Movimento 5 Stelle. Chi scrive lo ha già scritto, ma lo ripete: pur non essendo fan del regime liberal-parlamentare, dovendo ragionarci all’interno, si può sostenere che una dialettica sana e più realistica vedrebbe da una parte, a destra, la Lega, e dall’altra i pentastellati. Accomunati da un minimo denominatore, il sovranismo (più o meno rozzo e tiepido e più o meno autentico, ma tant’è), rispettando così, ironia della sorte, un must del manuale del buon bipolarista, anzi bipartitista, tipo Sua Liberalità l’Augustissimo prof. Panebianco: ossia un terreno di fondo valido per entrambi i contendenti, che poi sarebbe la cara vecchia ideologia dominante. Fosse per noi, comunque, sia chiaro: servirebbe un movimento rivoluzionario. Vero. Purtroppo mancano le “condizioni”, come avrebbe detto il figiciotto Veltroni negli anni ’70. A proposito: siccome a noi di fare il bene del governo – quale che sia – ci interessa relativamente, cara Africa, noi prendiamo i tuoi migranti quando hanno bisogno di asilo, tu però prenditelo ‘sto Valter, ché alla sua prossima lettera-fiume, sorbendocela per dovere professionale, rischiamo di morirci all’ultima riga. Quella che si aspira, per tenerci svegli.

 

 Alessio Mannino

 

 
Certi lavori gli italiani non li fanno più PDF Stampa E-mail

31 Agosto 2018

 

Da Rassegna di Arianna del 29-8-2018 (N.d.d.)

 

Proviamo a pensare altrimenti. Sempre. Non v’è altra via se non quella del pensiero critico, non omologato e per menti a sovranità non limitata. Tutto il resto è chiacchiera preordinata e coessenziale al nuovo ordine simbolico glorificante sub specie mentis il nuovo ordine mondiale classista. Con ripetitività ossessiva, degna del peggior mantra, ci ripetono sempre la stessa storia. Sempre la stessa narrazione, forse in ossequio al detto di quel noto criminale nazista che ebbe a sostenere che una menzogna ripetuta all’infinito passa poi per verità. Ecco che, con commozione lacrimevole, ci ripetono a tambur battente che i migranti ci aiutano, perché gli italiani certi lavori non li fanno più. Ci soccorrono, perché in certe condizioni gli italiani, notoriamente «pelandroni» e avvezzi a campare «al di sopra delle loro possibilità», non sanno più lavorare. Anche in questo, nello storytelling egemonico, i migranti sono un modello da assumere in modo irriflesso e senza possibile discussione critica: una «risorsa», come vergognosamente li chiama la neolingua gravida di capitale. Pensiamo altrimenti, allora. E chiediamoci: ebbene, quali sono questi lavori che gli italiani non vogliono più fare? Quali salari prevedono? Di cosa stiamo parlando, in concreto?

 

Ebbene sì, dopo la gloriosa (e oggi obliata) stagione delle lotte di classe e delle conquiste salariali, gli italiani certi lavori non li fanno più (o, forse, non li facevano più, visto le nuove tendenze, modello Expo di Milano): e per fortuna, aggiungerei. Lo sfruttamento nelle sue forme più brutali era stato parzialmente arginato. I diritti erano scaturiti dalle pratiche del conflitto e dall’organizzazione sindacale di una classe operaia che se anche non era stata capace di superare il capitalismo per via rivoluzionaria, se non altro ne aveva moderato e temperato le tendenze. Il fatto che oggi i migranti, privi di diritti, vengano sfruttati senza pietà e usati per fare appunto quei lavori che gli italiani non fanno (o non facevano) più diventa un sordido argomento per imporli anche agli italiani. Dobbiamo – questo il tacito assioma – prendere a modello il lavoro sfruttato dei migranti, e magari anche la loro condizione di vita spesso disumana, che presto o tardi sarà la nostra (Boldrini dixit). Il punto di vista del logoro assioma «i migranti ci aiutano, perché gli italiani certi lavori non li fanno più» si rivela, allora, essere il punto di vista dei padroni e degli oppressori. Suddetti padroni mirano non certo a far diventare come noi i migranti: vogliono, invece, far diventare noi come i migranti, schiavi ideali, supersfruttati, senza diritti. Ecco svelato l’arcano.

 

Diego Fusaro

 

 
Sindrome della vita di merda PDF Stampa E-mail

30 Agosto 2018

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Da Rassegna di Arianna del 28-8-2018 (N.d.d.)

 

Due nuovi studi spiegano la prima causa di morte dei maschi americani under 50: pensare che la propria vita sia orribile annienta il corpo e la mente. Tra gli effetti più rilevanti c’è la diffusione degli oppioidi. "Sindrome della vita di merda" (shit syndrome) è il nome, non finissimo ma espressivo, della nuova epidemia che angoscia l'Occidente. Per ora ne parlano soprattutto gli scienziati anglosassoni, ma è destinata a inquietare l'intera opinione pubblica. Sono stati i medici americani (i primi ad accorgersi della sua diffusione), a chiamarla così. Oggi è la prima causa di morte per i maschi americani sotto ai 50 anni, e il suo forte sviluppo sta ormai riducendo l'aspettativa di vita, dopo più di un secolo di continuo incremento. A indicare la nuova tendenza sono stati gli USA, il pesce pilota che segnala sempre dove va il mondo occidentale. È infatti lì che la vita (dei maschi soprattutto) si sta accorciando, già qualche anno. A documentarlo è stato il premio Nobel Angus Deaton, in una ricerca fatta con la moglie Ann Case. La settimana scorsa sono arrivati però anche i dati inglesi, pubblicati dal British Medical Journal. Anche in Inghilterra, dopo gli Usa, la riduzione dell'aspettativa di vita ha raggiunto ormai i bianchi, finora al riparo dalle malattie che prima mettevano a rischio la vita di neri e ispanici.  A provocare la "shit syndrome" è la percezione e l'esperienza della "vita di merda": l'impressione che la propria vita non valga nulla, sia orribile e stia diventando un insopportabile peso. Questo sentimento di resa riduce progressivamente anche la resistenza del fisico verso le altre malattie, e abbassa le difese immunitarie dell'organismo, assieme a quella psicologiche. Si apre così la strada allo sviluppo di infezioni e a medicinali potenti e spesso tossici per contrastarle, preparando morti precoci.

 

La "vita di merda" non è però una fantasia o un'immaginazione: è la condizione di vita di ampi settori della popolazione. Come hanno dimostrato le ricerche: "a uccidere queste persone non è solo la povertà, ma la crescita di una povertà relativa in un'era di crescenti diseguaglianze, con tutti gli effetti ad essa collegati". La frustrazione ha basi materiali, reali, molto visibili. È comunemente riconosciuto che le condizioni sfavorite di vasti gruppi di cittadini siano state fra le cause della Brexit inglese, come dell'elezione di Trump: entrambe spinte dalla diffusa richiesta di cambiamento del modello socio-economico seguito negli ultimi decenni. Una delle cause più rilevanti della shit syndrome è l'epidemia da oppioidi che da anni affligge l'occidente, a cominciare dagli Stati Uniti, dove è stata dichiarata dall'amministrazione Trump "emergenza sanitaria nazionale". Si tratta della continua crescita dei decessi per overdose o gravi intossicazioni croniche da farmaci oppioidi come antidolorifici, eroina e fentanyl, assunti dietro prescrizione medica ma anche senza di essa, spesso per dolori gravi ma sempre più anche per "intrattenimento", cioè per sottrarsi ai problemi della vita quotidiana. Le overdose da droghe e farmaci, prima causa di morte nelle persone (soprattutto maschi) con meno di cinquant'anni, uccidono molto più di tutti gli incidenti stradali e i morti da armi da fuoco messe insieme.  "La nostra gente sta morendo, Presidente", ha ricordato a Donald Trump il Governatore Chris Christie, Presidente della speciale "Commissione sulla crisi da oppioidi". "Più di 175 vite perdute ogni giorno. Se un'organizzazione terroristica uccidesse 175 americani ogni giorno, non dovremmo forse fermarli?" Trump è d'accordo, ma non è semplice. Tra le molte cose fatte, ha chiesto la scorsa settimana una legge per multare alcuni produttori che hanno politiche commerciali spregiudicate, tra le quali aziende cinesi che invadono gli USA con il potente antidolorifico fentanyl. Ma il dipartimento della Giustizia, e molti interessi organizzati, frenano. Il congresso ha calcolato che un intervento serio richiederebbe un investimento di 100 miliardi di $ in 10 anni.  Ad essere colpiti dalla shit syndrome, che è insieme medica ed esistenziale, sono persone in situazione di "povertà relativa" nel senso che hanno di che sopravvivere, ma un'educazione e formazione insufficienti. È ormai un'importante fetta di americani e inglesi cui l'assenza di competenze professionali consente solo lavori umili e scarsamente remunerati, senza certezze di continuità. Vivono in case e quartieri poveri e malsani e non hanno prospettive di miglioramento. D'altra parte sono continuamente provocati dalla narrazione diffusa da tutti i media e anche da opinionisti e autorità che raccontano di vite ricche, piene di piaceri, fortunate. Anch'essi frequentano le mappe dei consumi, con la vista delle vetrine splendenti nelle strade dello shopping. Ma possono acquistare quasi nulla; né hanno le esperienze educative e culturali e le risorse necessarie a darsi una dignità diversa dai modelli correnti.  Angus e Anne Deaton descrivono le vittime di questa sindrome come intrappolate in uno "svantaggio cumulativo" rispetto agli altri gruppi sociali in tutti gli aspetti decisivi della vita, dal lavoro alla vita sentimentale e il matrimonio, alla crescita e educazione dei figli. Ciò fa sì che scivolino anche fisicamente in abitudini, stili di vita e soprattutto dipendenze da droghe, sostanze intossicanti, sedentarietà, diffuse e presenti anche in altre fasce di popolazione, ma che nel loro caso portano a rischi più gravi, con gli esiti infausti documentati dalle cronache e dalle statistiche.

 

Queste difficoltà esistenziali, insieme alla mancanza di energie capaci di produrre orientamenti diversi, instaurano fin dall'infanzia-adolescenza le prime dipendenze, in genere da alcol e droghe, che producono poi i primi indebolimenti nell'organismo: nella funzione epatica, renale, il sistema nervoso, le capacità cognitive. L'organismo debilitato perde così ogni spinta: si fatica a vedere una vita diversa e si scivola nella sedentarietà. Ci si muove meno, o niente. Ciò condiziona anche l'attività cerebrale, che rallenta e si avvia a una pigrizia ideativa che rende gradualmente impossibile anche solo immaginare una vita diversa. La sedentarietà e la stasi psicologica e affettiva tendono così, gradualmente, ad arrestare la vita delle persone. Il fisico, oltre alla psiche, sviluppa sclerosi e processi degenerativi. Oltre alle patologie epatiche, renali, al diabete e alle altre indotte dalle sostanze e da cibi scadenti, junk food, iperdolcificati e adulterati, prendono così forma i disturbi circolatori, e con essi le reazioni mortali: le overdose da droghe, gli infarti del cuore e degli altri organi che non ce la fanno più.  Per questo si riduce l'aspettativa di vita, per ora soprattutto nei grandi centri della civiltà occidentale, Usa e Inghilterra. Gli adolescenti che non hanno studiato né lavorato negli anni 80 dell'edonismo trionfante arrancano verso i cinquant'anni, con tutte le gravi ferite fisiche e psichiche della loro esistenza ai margini, e la loro voglia di uscire dalla "vita di merda", cui danno sfogo anche col suicidio, in costante crescita fra i maschi bianchi. Se non viene rapidamente promosso un altro modello di sviluppo la shit syndrome rischia però di coinvolgere fra non molto anche altri paesi, come l'Italia, dove masse di giovani inattivi stanno oggi ripercorrendo le stesse strade passive e senza sbocco degli adolescenti invecchiati dei paesi anglosassoni. Occorre cambiare strada: certamente il "modello di sviluppo", ma anche il modo di viverlo. Non si può più sentire la sofferenza, il dolore, l'emarginazione solo come uno scacco da attenuare con droghe e antidolorifici, come hanno fatto i giovani anglosassoni dalla metà degli anni 70. È indispensabile farne una provocazione a diventare più forti. A reagire, per diventare non solo vittime dell'esistente, ma protagonisti di un cambiamento.

 

Claudio Risé

 

 
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