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Perfino Mieli PDF Stampa E-mail

12 Maggio 2020

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Se perfino Paolo Mieli, uno dei più servili portavoce della conservazione, esprime preoccupazione per un possibile approdo dittatoriale del delirio da presunta pandemia che stiamo vivendo, vuol dire che qualcosa di profondamente inquietante è in corso di attuazione. Vediamo di ragionarci sopra.

 

Uno dei luoghi comuni più consolidati dell’ideologia liberale è che nelle società moderne la libera iniziativa privata in economia alla lunga impone anche la libertà nelle istituzioni politiche. In realtà l’affermazione è già stata ampiamente smentita dall’esperienza fascista, da Mussolini a Pinochet. Il fascismo italiano negli anni Trenta risentì della grande crisi economica successiva al crollo del ’29 molto meno di tante altre nazioni industrializzate. La mezza verità della mezza cultura dei manuali scolastici ne ha sempre attribuito la causa al fatto che l’economia italiana era meno inserita nei mercati mondiali, ma in realtà si dimostrò efficiente il sistema misto che vedeva un libero mercato in cui prosperavano i capitalisti coesistente con uno Stato regolatore, con una dittatura politica che pur proibendo gli scioperi godeva di sostegno popolare. Intanto una Germania nazional-socialista viveva un autentico boom economico, che i soliti manuali giustificano col riarmo e i lavori pubblici, mentre anche in quel caso si dimostrava molto efficiente un capitalismo regolato da piani quadriennali sotto la mano ferrea di uno Stato dittatoriale che godeva di sostegno popolare. Quella formula, che smentisce il dogma del rapporto stretto fra libertà economica e libertà politica, trova conferma nel successo straordinario della Cina odierna. Il sistema cinese, dove il libero mercato e la libera iniziativa di un ceto di imprenditori miliardari si concilia con uno Stato forte che con metodi dittatoriali crea le condizioni per il successo dell’imprenditoria nella competizione mondiale, è il modello vincente negli ultimi decenni. Ciò non significa che la Cina abbia imitato i fascismi degli anni Trenta. La civiltà cinese ha una storia troppo lunga e grandiosa per non avere le proprie peculiarità: nel miracolo economico cinese c’è più confucianesimo che fascismo, ma ciò non toglie che sia un’altra prova di come iniziativa privata e dittatura possano coesistere e talvolta rivelarsi più efficienti delle lungaggini parlamentari dei sistemi occidentali.

 

Di questo fatto sono evidentemente consapevoli le élite vere dell’Occidente, quelle che studiano le linee di tendenza, sanno dove portano e agiscono per orientarle a proprio favore. Queste élite sono i magnati della finanza, i manager delle grandi imprese multinazionali e i vertici dei servizi segreti.  Persone che operano spesso nell’ombra e la cui selezione è garantita dal loro sapersi muovere nei meandri e nelle trappole del potere vero, non dalle competizioni elettorali che lasciano ai mediocri. Costoro sanno che il modello cinese è quello vincente e sanno che il mondo delle fonti di energia inquinanti, dell’estrema mobilità, del turismo di massa, della crescita demografica senza freni, della finanza spregiudicata, è giunto al capolinea. Sanno che occorre investire nel nuovo grande affare della green economy, come dimostra il capolavoro mediatico della creazione del personaggio Greta; sanno che il futuro immediato è del tele-lavoro, oltretutto meno costoso; sanno che vince chi può vantare la migliore produttività del lavoro, cioè chi è più avanti nella robotizzazione di tutti i processi produttivi e degli stessi servizi; sanno che questi fenomeni causeranno una disoccupazione permanente di massa che esigerà un reddito universale di cittadinanza, preparato anche concettualmente dalle elargizioni di miliardi creati dal nulla per far fronte ai disastri della pandemia e dalle teorie esemplificate con l’immagine dell’ helicopter money; sanno che la tecnologia oggi permette il controllo di ogni cittadino, col pretesto della protezione sanitaria dagli assalti dei virus, dei quali Covid-19 è solo una manifestazione e non delle peggiori; sanno che occorre fermare l’incremento demografico, eliminando gli individui improduttivi: un virus che uccide i vecchi se non ci fosse bisognerebbe inventarlo e il tema ricorrente dell’eutanasia tende allo stesso fine. Il passaggio a questo nuovo modo di vivere e produrre presentava strettoie pericolose, crisi finanziarie e occupazionali che avrebbero potuto provocare rivolte e mettere in discussione i poteri consolidati. Il virus, la cui ricorrenza è naturale e frequente, come dimostra la “profezia” di Bill Gates con qualche anno di anticipo, ha offerto l’occasione per accelerare la transizione senza correre il rischio di rivoluzioni. Anche in questo passaggio la Cina si è offerta come modello. Drammatizzando il virus ha dato al mondo uno spettacolo di dura efficienza; ha fatto una grandiosa esercitazione che potrà servire per il futuro; ha spento la tenace protesta compatta dei cittadini di Hong Kong, che minacciava di estendersi alla Cina continentale; ha permesso di completare il controllo totalitario sulla popolazione: ogni cinese possiede uno smart e ogni smart contiene una App che permette di seguirlo come la sua ombra.

 

Questi processi sono in atto e sono fondati su un’analisi corretta dello stato del mondo. Il problema è creare un’opposizione che si muova su questo terreno obbligato cambiandone il segno: dall’interesse privato a quello pubblico. La green economy è una necessità: si tratta di utilizzarla per fare dell’agricoltura e del massimo possibile di autarchia una priorità; lo smart working e l’automazione sono realtà già operanti: si tratta di pianificare il reddito universale di cittadinanza e il tempo libero in modo che le masse di disoccupati siano liberate dal lavoro dipendente retribuito, non da un lavoro che sia autogratificante; l’eutanasia, ovviamente volontaria e rigidamente regolamentata, dovrà essere accettata come una conquista di civiltà. La grande battaglia di libertà dovrà essere combattuta contro la pretesa di controllo totalitario attraverso gli strumenti dell’informatica. L’appartenenza di Paolo Mieli a una mentalità ancora radicata negli schemi del Novecento è provata dal suo timore che il grande inganno del virus finisca nella dittatura di un Capo a cui la massa si affidi per la propria salvezza. Il dittatore che si profila non è un mascelluto, un baffetto o un baffone: è un cervello elettronico cui pervengono miliardi di dati da tutti noi. Un totalitarismo tecnologico da cui non ci si libera appendendo il dittatore per i piedi o assediandolo in un bunker.

 

Luciano Fuschini

 

 
Pandemia e tecnosfera PDF Stampa E-mail

11 Maggio 2020

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Da Comedonchisciotte del 9-5-2020 (N.d.d.)

 

Negli ultimi giorni mi sono trattenuto dal commentare gli eventi in corso, che ruotano tutti attorno al panico da coronavirus, e mi sono impegnato al massimo nella ricerca, visto che le reali motivazioni di ciò che sta accadendo non mi sono affatto chiare.

 

• Perché chiudere l’economia globale a causa di un virus che non è particolarmente pericoloso, responsabile solo di poco più dell’1% dei decessi di quest’anno, che ha colpito solo lo 0,04% della popolazione e ne ha ucciso solo lo 0,0028 %? • Perché mettere in quarantena le persone sane invece dei soli anziani e malati? (In Svezia, per fare un tipico esempio, il 90% dei casi fatali è nella popolazione di età superiore ai 70 anni.) • Perché chiudere le scuole e confinare i bambini in casa se neanche si ammalano di questo virus? • Perché dire alla gente di rimanere in casa quando la mancanza di luce solare, di esercizio fisico e l’esposizione ad un’ampia varietà di antigeni porta all’indebolimento del sistema immunitario e a maggiori tassi di infezione? • Perché impegnarsi al massimo per realizzare un vaccino e vaccinare tutti quando questo virus sembra fornire un’autovaccinazione efficace e liberamente disponibile alla stragrande maggioranza delle persone sane? • Perché enfatizzare la ventilazione polmonare artificiale quando (a New York, ad esempio) l’80% dei pazienti collegati ai respiratori muore? […]

 

Innanzitutto, affrontiamo il problema della vaccinazione. Esiste un vaccino contro il morbillo, ma di morbillo muoiono 140.000 persone all’anno. Esiste un vaccino contro lo pneumococco, ma questo batterio uccide tra 2 e 2,5 milioni di persone all’anno. Esiste un vaccino per l’epatite B, ma questa uccide 140.000 persone all’anno. C’è un vaccino contro il tetano, ma di tetano muoiono 89.000 persone all’anno. Esiste un vaccino contro il rotavirus, ma ne uccide comunque 800.000 all’anno. Esiste un vaccino contro l’HPV, ma il virus uccide 250.000 persone. Esiste un vaccino contro la tubercolosi, ma ne muoiono 1,5 milioni di persone. Esiste un vaccino antinfluenzale, ma l’influenza uccide tra 650.000 e 1 milione di persone all’anno. Nessuna di queste morti è considerata una pandemia, provoca il blocco di intere economie o richiede misure straordinarie. E poi c’è il nuovo coronavirus, che finora ha ucciso 218.187 persone (la stragrande maggioranza di loro anziana e/o molto malata) e che viene considerato un problema da risolvere il più in fretta possibile. Alcuni esperti di malattie infettive hanno suggerito che dovrebbe essere messa in isolamento l’intera popolazione mondiale fino a quando non sarà disponibile un vaccino. Nel frattempo, i decessi per questo nuovo coronavirus rientrano ampiamente nella mortalità tipica della stagione influenzale. Nell’emisfero settentrionale l’ultimo inverno è stato più caldo del solito e il nuovo coronavirus ha ucciso alcune persone anziane e malate che avrebbero potuto essere state uccise da uno dei comuni virus influenzali (compresi altri coronavirus) in una delle tre precedenti stagioni influenzali. Ma anche questo dato è incerto, perché non si sa se queste 218.187 morti siano state effettivamente causate dal coronavirus o se il coronavirus fosse semplicemente presente nei loro corpi al momento della morte. Inoltre, a molte persone era stato diagnosticato il coronavirus in base ai sintomi, non troppo diversi da quelli causati da altri agenti virali. Infine, la stragrande maggioranza dei deceduti presentava le cosiddette comorbilità. Le persone anziane e immunocompromesse, i diabetici ipertesi e patologicamente obesi, i pazienti portatori di neoplasie e di altre condizioni potenzialmente letali si sono rivelati particolarmente sensibili. Se si escludono tutti i casi fatali con comorbilità e si considerano solo i giovani sani, il numero di decessi sicuramente causati dal nuovo coronavirus è veramente molto basso. In tutto il mondo i casi confermati di coronavirus sono circa 3.147.626, pari allo 0,04% della popolazione mondiale. Un colpo di tosse e uno starnuto. Con la diffusione del virus in tutto il mondo, l’aumento dei casi è rallentato, ma i casi confermati potrebbe anche raddoppiare o addirittura triplicare, passando a tre colpi di tosse e a tre starnuti. Ma è qui che entra in scena l’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’OMS usa tranquillamente termini come “mondiale” e “sanità,” ma, in realtà, si tratta di un ente semi-privato, ampiamente finanziato da Bill Gates e da Big Pharma, un conglomerato controllato da pochi gruppi finanziari molto vicini tra loro, tra cui Vanguard, BlackRock, Capital Group, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Northern Trust e State Street, che, a loro volta, si controllano a vicenda in modi assai contorti. La funzione principale dell’OMS è quella di spaventare le persone affinché si facciano vaccinare e accettino costose terapie farmacologiche (di cui almeno la metà inutili), incanalando così risorse verso le grandi aziende farmaceutiche. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stabilisce delle soglie per determinare se un’influenza, che normalmente colpisce tra il 2,5% e il 5% della popolazione, debba essere dichiarata un’epidemia. Il nuovo coronavirus non si avvicina neanche a questo traguardo, ma l’OMS ha affermato che è la causa di una pandemia globale. Se questa sembra essere una reazione eccessiva, è perché è una reazione eccessiva. Alcune persone di indole cospirativa potrebbero supporre che questa sia una cospirazione, ma non è così. Questo è un nuovo, palese tentativo di confiscare una parte della ricchezza mondiale, imponendo a tutti l’acquisto di un qualcosa senza valore, proprio come questo conglomerato di interessi medico-finanziari aveva fatto con il farmaco antivirale Tamiflu, di relativa e scarsa efficacia, durante la pandemia di influenza suina H1N1 2009-2010, che aveva causato solo 18.036 morti in tutto il mondo. È un gruppo specifico che pensa solo ai propri interessi particolari. Ci sono diversi altri attori interessati che perseguono i propri obiettivi combattendo (o provando o fingendo di combattere) contro il terribile, orribile e nuovo flagello globale del coronavirus, che potrebbe facilmente portarsi via lo 0,005% della popolazione mondiale e fino allo 0,05% degli ultrasettantenni del pianeta. I Cinesi hanno approfittato dell’epidemia causata da questo nuovo coronavirus per allenarsi a respingere un attacco di guerra biologica. Affermare che questo coronavirus sia veramente l’agente di un attacco di guerra biologica è però un qualcosa di molto stupido, perché, semplicemente, non è efficace come agente di guerra biologica. È quasi come il Novichok, che si diceva potesse distruggere interi eserciti, ma che è riuscito a far ammalare cinque persone e ne ha uccisa una sola. Non importa se questo coronavirus sia uscito da un pipistrello morto o da un laboratorio di guerra biologica, o da entrambi, come un’arma non vale niente. Ma il governo cinese ha imposto controlli estremi e senza precedenti su gran parte della popolazione e dell’economia. I Russi lo hanno imitato, con la differenza che, mentre i Cinesi hanno considerato temporanee queste misure estreme, istituendo ospedali di fortuna, i Russi le hanno viste come un’opportunità per migliorare radicalmente l’intero sistema sanitario, mettendole in atto anche per imparare a gestire efficacemente un qualsiasi attacco futuro di guerra biologica. Nel fare ciò, i Cinesi e i Russi perseguono però obiettivi diversi. I Cinesi devono trovare il modo di smettere di spedire negli Stati Uniti manufatti industriali in cambio di promesse di pagamento e pezzi di carta che stanno per diventare privi di valore, senza innescare una pericolosa escalation. La necessità di farlo in tutta fretta era diventata evidente a metà agosto 2019, quando si era scoperto che le banche non volevano più accettare i titoli di debito statunitensi come garanzia per i prestiti overnight. Presumibilmente era l’investimento più sicuro al mondo, che aveva dato origine al più grande e liquido mercato finanziario del mondo, fino a quando non si è scoperto che non c’era più. Le esportazioni della Cina verso gli Stati Uniti rappresentavano circa il 20% delle esportazioni totali e questa cifra doveva essere ridimensionata. Mentre tutto l’Occidente marcia compatto verso una grave recessione economica, la Cina ha anche dovuto riorientare parzialmente la propria economia, abbandonando le esportazioni a favore degli investimenti interni e del consumo di capitale. Il panico mondiale e il rallentamento dell’economia causato dal nuovo coronavirus hanno contribuito a ridurre la dipendenza della Cina dagli Stati Uniti, permettendole di nascondersi dietro la cortina fumogena di un plausibile incidente per causa di forza maggiore. Gli obiettivi della Russia nell’alimentare il panico causato dal coronavirus sono leggermente diversi da quelli della Cina. A differenza della Cina, il cui confronto militare con gli Stati Uniti è limitato ad alcune rotte marittime e al controllo delle Isole Spratley, la Russia si trova costretta ad affrontare un tentativo più serio da parte del Pentagono di rilanciare la Guerra Fredda. Le truppe della NATO organizzano manovre militari a un tiro di cannone dalla seconda città della Russia, istruttori della NATO addestrano e armano i nazisti ucraini che bombardano i residenti delle regioni orientali dell’Ucraina, gente che ha in tasca il passaporto russo, e il Pentagono ha istituito e gestisce diversi laboratori di guerra biologica in numerosi paesi vicino alla Russia. Attualmente, è improbabile che scoppi una guerra nucleare o convenzionale tra Russia e Stati Uniti. Gli Stati Uniti non hanno mai sviluppato la capacità di vincere un conflitto nucleare con la Russia usando un primo attacco preventivo e gli Stati Uniti non possono neanche sognare di sconfiggere la Russia in un conflitto terrestre. La guerra biologica rimane quindi l’unica linea d’azione per il Pentagono, se decidesse di attaccare la Russia, e sembra che i Russi abbiano preso molto sul serio questa minaccia. In compenso, gli Stati Uniti hanno mostrato un notevole nervosismo di fronte alla pandemia di coronavirus, al punto da essere costretti ad accettare gli aiuti umanitari russi arrivati con aerei da trasporto militare, tanto per peggiorare le cose. Mentre la Cina deve risolvere il problema di reindirizzare i propri flussi di esportazione (per distaccarsi il più possibile dagli Stati Uniti che si trovano sulla traiettoria di un rapido fallimento) e di liquidare le proprie riserve di carta finanziaria denominata in dollari, la Russia non ha problemi di questo tipo, dal momento che commercia molto poco con gli Stati Uniti e si era già liberata delle proprie riserve in dollari. Tuttavia, nonostante gli sforzi per diversificare le sue relazioni commerciali, continua ad avere molti scambi con l’UE, che è in piena crisi. Grazie alle sanzioni occidentali imposte contro di lei nel 2014 in occasione della riunificazione con la Crimea e per merito delle successive contro-sanzioni, ha attuato con successo una politica di sostituzione delle importazioni. Ora che le economie occidentali sono in bancarotta, deve anche attuare una politica di sostituzione delle esportazioni, reindirizzando il flusso delle risorse e della produzione verso il consumo interno, mettendo sempre più in pratica il concetto di autarchia limitata. Questo non è un compito da poco e il coronavirus fornisce un’utile cortina fumogena dietro cui l’economia può essere messa in modalità manuale, in modo che il governo possa dirigere efficacemente il processo di trasformazione. Mentre Cina e Russia sembrano essere in grado di trovare usi costruttivi per la pandemia di coronavirus, per l’UE e per gli Stati Uniti le sue funzioni sembrano essere del tutto distruttive. Nel caso dell’UE, la pandemia ha dato alle nazioni costituenti la possibilità di riaffermare la loro sovranità, mentre la burocrazia centrale di Bruxelles si è dimostrata incapace di qualsiasi risposta costruttiva, chiudendo tardivamente i confini dell’UE dopo che la maggior parte dei paesi lo aveva già fatto di propria iniziativa. In Italia e altrove sta crescendo il sentimento antieuropeo e sembra sempre più probabile che la Brexit abbia innescato l’effetto domino per l’uscita dall’UE da parte di altri paesi. Ciò consentirà a diverse nazioni europee di liberarsi dal giogo dei “valori europei universali” e di trovare la propria strada formulando politiche più sane su questioni come i migranti e negoziando relazioni commerciali bilaterali all’interno e all’esterno dell’Europa. Negli Stati Uniti, la pandemia viene utilizzata per perseguire una sorta di guerra civile, con i Democratici che cercano di usarla, insieme al crollo economico che l’accompagna, per detronizzare Trump e sostituirlo con un altro cadavere politico. Nel frattempo, i governatori dei vari stati stanno trovando un terreno sempre meno comune con le autorità federali e stanno ritagliandosi sempre più potere politico, mentre pianificano percorsi diversi. L’elenco degli attori che usano la pandemia di coronavirus per scopi differenti e spesso contraddittori può essere esteso quasi all’infinito. E se, per usare una metafora matematica, provassimo ad escludere il termine comune? Qual è il fattore che appare in ciascun termine dell’equazione e che può quindi essere spostato al di fuori delle parentesi? Questo è il fattore del controllo assoluto: restrizioni di movimento, restrizioni di comportamento, restrizioni su ciò che le aziende possono fare e test medici continui. […] Dal momento che questa reazione eccessivamente severa nei confronti del nuovo coronavirus è un fenomeno globale, l’imposizione di forme di controllo totalitarie può essere vista come la manifestazione di un’intelligenza globale emergente che trascende gli interessi ristretti di un paese o di gruppo di paesi e che segue un suo programma. Cosa potrebbe indurre la tecnosfera a comportarsi così?

 

Esistono due importanti processi globali che, pur interessando in modo particolare gli Stati Uniti, si estendono ben oltre i loro confini geografici. Il primo è il processo, ancora relativamente graduale, della detronizzazione del dollaro USA dalla sua posizione dominante. Prima che la pandemia di coronavirus arrivasse a sconvolgere gran parte dell’economia globale, la maggior parte dei partecipanti era interessata a garantire una certa stabilità al sistema del dollaro. Ma, visto che ora le attività commerciali sono bloccate, si è creato un varco per ridimensionare l’importanza del dollaro senza necessariamente causare un danno economico peggiore di quello esistente. Anche le azioni della Federal Reserve, che è in procinto di monetizzare gran parte del debito pubblico statunitense e quasi tutto il nuovo debito emesso per coprire il disavanzo di bilancio in costante aumento, indeboliscono comunque il dollaro. Sebbene il termine “monetizzazione del debito” venga usato per descrivere ciò che sta succedendo, l’emissione di una valuta con cui acquistare cambiali senza valore estende la definizione di “debito” al di là di ogni limite ragionevole, mentre “monetizzazione” è un termine troppo dignitoso per tattiche dilatorie così disperate. Di conseguenza, alcuni analisti non credono che il sistema finanziario globale basato sul dollaro USA possa resistere a lungo oltre quest’anno. L’altro processo è la rapida transizione degli Stati Uniti da grande produttore mondiale di petrolio ad uno dei più piccoli, perché la bonanza del fracking ha ampiamente esaurito il suo corso. Questo tipo di produzione non è mai stato realmente remunerativo, perché il petrolio ottenuto per frattura idraulica è, per motivi tecnologici, sempre stato troppo costoso per sostenere la crescita economica. Oggi, mentre si instaura una depressione economica, le attività commerciali sono bloccate e i futures sul petrolio vengono scambiati in territorio negativo (dove gli attori del mercato sono disposti a pagare i produttori per non prendere in consegna il petrolio alla scadenza del contratto), l’industria del fracking sta fallendo, la produzione diminuisce e, in meno di un anno, dovrebbe calare del 70%. A quel punto, qualsiasi tentativo di ripresa economica da parte degli Stati Uniti comporterebbe l’importazione di grandi quantità di petrolio dal mercato mondiale che, ad eccezione del petrolio da scisto statunitense, dal 2005 non è cresciuto molto. […] Esistono molte varianti dell’apocalisse, in varie combinazioni, asteroidi, zombi, virus mortali, alieni, trombe marine con squali su Los Angeles … la lista potrebbe continuare all’infinito. La tecnosfera ha dato una scorsa all’elenco e ha scelto il “virus mortale.” Ed eccolo qua. Potreste trovare difficile integrare il concetto di un’intelligenza globale emergente che trascende i confini di ogni nazione, continenti e civiltà. Potreste non vederla, ma, una volta che l’avrete vista, è improbabile che possiate ignorarla perché è troppo ovvia. È più che evidente: vi viene presentata direttamente. Forse sarebbe più facile immaginarla come una specie di psicosi di massa che deve essere curata. O forse preferireste considerarlo come un caso di possesso demoniaco che richiede un esorcismo […] Qualunque sia la metafora che preferite, il primo passo è liberare la vostra mente. Una volta fatto, potreste capire che il fiasco globale del coronavirus 2020 ha portato anche qualche beneficio. Ad esempio, molte delle persone in tutto il mondo che stanno uscendo dal lockdown causato dal coronavirus hanno sicuramente preso coscienza di alcuni fatti positivi: • Internet non sostituisce il contatto personale. • Una città diventa facilmente una prigione e la campagna è la scelta migliore per le persone che vogliono rimanere libere. • L’economia non è importante quanto la buona volontà delle persone pronte ad aiutarsi a vicenda.

 

Dmitry Orlov

 

 
Totalitarismo tecnocratico PDF Stampa E-mail

10 Maggio 2020

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Da Rassegna di Arianna dell’8-5-2020 (N.d.d.)

 

Nulla sarà come prima? Oppure la resurrezione sarà solo virtuale e i mali della realtà preesistente alla pandemia riemergeranno e, come una tempesta apocalittica, sommergeranno l'immagine mediatica di una società immobilizzata ed alienata nella angoscia collettiva pandemica? Il COVID 19 sembra aver determinato una svolta epocale nella storia dell'umanità intera. La storia in avvenire sarà soggetta ad una nuova periodizzazione epocale: ante COVID e post COVID. Anzi, nei futuri millenni il COVID potrebbe assumere anche una dimensione metastorica: in principio fu il COVID... Al di là dei ricorrenti paradossi, con cui possiamo però anche interpretare il senso e gli sviluppi della realtà attuale, questa drastica cesura tra passato e presente, riflette la decisiva divaricazione imposta dal dominio tecnologico planetario tra mondo reale e mondo virtuale, come conseguenza ultima prodotta dalla pandemia globale. A causa di questa emergenza sanitaria infatti, lo stato di isolamento collettivo imposto sta generando nella gente comune una progressiva perdita di coscienza della propria dimensione umana nel contesto sociale in cui vive. Il mainstream mediatico inoltre prospetta l'avvento di una nuova società futuribile, data la nuova dimensione assunta dai rapporti umani nell'incombente era del post COVID. Il prefigurare tali nuovi mondi virtuali genera negli individui la progressiva perdita della memoria collettiva, tale da provocare la rimozione della condizione umana del recente passato. La pandemia sta generando la totale dipendenza mediatica di una società inerte ed impotente dinanzi alla minaccia del COVID e pertanto, questa crisi pandemica può determinare radicali trasformazioni di carattere antropologico nell'intera umanità: potrebbe dar luogo alla mutazione dell'essere umano da essere sociale ad essere virtuale. Come afferma Enrica Perucchietti nel suo recente libro "Coronavirus, il nemico invisibile, Uno Editori 2020": "L’uomo nato dalla penna e dal pensiero di Aristotele, infatti, è un animale sociale e politico. Ed è rimasto tale sino all’avvento della rivoluzione virtuale e digitale di una ventina di anni fa. Inizialmente questa rivoluzione è restata latente e si è diffusa senza sovvertire il dogma aristotelico. Poi è accaduto l’impensabile. Un qualcosa che non parrebbe avere alcunché a che fare con le nuove istanze culturali e sociali ma che, invece, risulta essere l’alleato profondo di quelle verità nascoste che, in pochissimi attimi, si sono trasformate in verità rivelate, divenendo protagoniste del vivere di tutti i giorni, in ogni settore, anche quelli più tradizionalmente legati all’antico. L’essere umano si è radicalmente mutato da animale sociale ad animale virtuale".

 

La pandemia ha sortito effetti totalitari sull'informazione. Il monopolio pandemico domina il mondo mediatico, i rapporti sociali, così come la psicologia di massa e ha determinato la scomparsa di ogni altra problematica relativa alla realtà del nostro tempo. È scomparsa la realtà che si è tramutata in virtualità. L'emergenza sanitaria è divenuta la causa prima di tutti i fallimenti, le conflittualità, le ingiustizie, le contraddizioni già attribuite al sistema neoliberista. Il mondo reale è stato rimosso. Questo evento apocalittico, non certo ultraterreno, ma umano e globale, ha forse fatto evaporare il mondo dell'Eden neoliberista di cui, pur vivendoci, non abbiamo mai avuto la percezione? In realtà, la pandemia ha rappresentato per la classe dirigente un evento insperato da cui ha tratto una rinnovata legittimità, credibilità, consenso passivo delle masse. Dinanzi alla pandemia infatti, si è imposto uno stato di emergenza, che ha indotto le classi dirigenti ad emanare provvedimento restrittivi delle libertà fondamentali, a porre in atto evidenti abusi di potere, fino al materiale disconoscimento delle costituzioni degli stati. L'emergenza comporta pertanto l'avvento di un totalitarismo incombente, che peraltro può affermarsi con il consenso delle masse. Il COVID costituisce quindi un prezioso alibi per la classe dirigente per autoassolversi da ogni responsabilità riguardo ad una situazione di degrado economico e sociale già preesistente, inerente la recessione incombente, le accentuate diseguaglianze sociali, il clima di malcontento diffuso sfociato nell'ondata di protesta populista. La pandemia ha pertanto determinato la deresponsabilizzazione di una classe dirigente e soprattutto di una UE che, con il rigorismo finanziario, ha condannato l'Europa ad una decadenza economica e sociale irreversibile. I tragici effetti dei tagli alla sanità eseguiti dagli stati in osservanza delle politiche di austerity imposte dalla UE, in tempi di pandemia sono state rese evidenti a tutti. La crisi pandemica non è stata la causa di questa crisi globale, ma semmai è stato un evento che ha messo in luce le cause determinanti di una crisi sistemica già in atto.

 

Questa emergenza sanitaria globale si è manifestata nel contesto di una struttura neoliberista della società, che subirà rilevanti trasformazioni, con l'affermarsi di nuove fasi del suo sviluppo interno. La crisi attuale costituirà, al pari delle crisi finanziarie precedenti, una fase evolutiva del neoliberismo stesso. Tutto ciò sarà presto reso evidente nell'immediato post COVID. La recessione economica e l'illiquidità generalizzata provocheranno l'incremento verticale della disoccupazione e quindi si incrementerà la precarietà del lavoro, unitamente alla compressione salariale. Ma soprattutto, la pandemia comporterà l'accelerazione di una rivoluzione tecnologica il cui avvento era già in atto. La introduzione a livello di massa dello smart working diverrà una pratica permanente, data la sua rilevante incidenza sulla riduzione del costo del lavoro. Ma tale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro implicherà necessariamente la disponibilità illimitata dei lavoratori, che, oltre allo sfruttamento indiscriminato, non potranno nemmeno contrastare l'invasività aziendale nella loro vita privata. La tecnologia determinerà la frammentazione individualistica dei rapporti di lavoro e in tal modo l'esercizio e la tutela dei diritti sindacali, già peraltro falcidiati da lungo tempo, saranno resi quasi impraticabili. Subirà una evidente accelerazione l'impatto sulla società dell'innovazione tecnologica scaturita dall'impiego dell'intelligenza artificiale. La robotizzazione investirà settori sempre più ampi dei processi produttivi, con conseguente estromissione di larghe fasce della popolazione dal mondo del lavoro. La svolta epocale derivante dalla pandemia, si identifica dunque con il trapasso dall'era moderna a quella postmoderna, il cui avvento era stato da lungo tempo progettato ed annunciato, come un obiettivo necessario dello sviluppo illimitato del progresso. E la postmodernità implica inoltre il passaggio dall'umano al postumano. L'avvento dell'uomo virtuale postumano è ormai alle porte. Si realizzeranno mutazioni antropologiche che potranno modificare profondamente le facoltà di percezione della realtà. […]

 

La tecnocrazia si è imposta nella gestione della crisi e ha determinato di fatto l'estromissione delle istituzioni politiche. È stata infatti istituita una task force di esperti a supporto del governo per un totale di 450 unità. Ci si chiede peraltro, quale funzione ormai abbiano gli organi di esperti interni alle istituzioni statali (compreso il CNEL che tutti volevano abolire). Ma soprattutto occorre rilevare che la funzione degli esperti si limita ad elaborare analisi su problemi specifici di competenza di una determinata scienza, senza che quest'ultima possa sostituirsi agli organi istituzionali preposti alla decisione politica. Infatti, il fine della politica è la realizzazione del bene comune della comunità e pertanto, occorre che la classe dirigente valuti l'impatto e la compatibilità che una teoria elaborata da esperti possa avere nella realtà sociale. E quindi è compito della politica realizzare la sintesi tra le varie specifiche competenze. Nel caso in cui la politica deleghi le proprie funzioni di governo della società alla scienza, come sta accadendo nella attuale crisi, essa decreta il proprio suicidio. In realtà, in un contesto storico caratterizzato dalla devoluzione della sovranità degli stati ad organi sovranazionali quali la UE (e quindi alle oligarchie tecnocratiche e finanziarie), le classi politiche attuali sono ormai prive di fondamentali poteri decisionali ed estranee alla realtà politico - sociale di stati in cui esercitano la governance, ma hanno perso la legittimità politica. Nell'attuale crisi pandemica, la società è dominata dalla emotività di massa, dall'angoscia per la propria sopravvivenza e indotta dalla virtualità mediatica ad una percezione della realtà del tutto deformata. Quindi una massa privata di ogni facoltà di giudizio critico dinanzi a questa realtà, non può che esprimere il proprio bisogno di dipendenza da entità esterne, diviene spontaneamente e consapevolmente eterodiretta. Affida la propria salvezza alla scienza e alla tecnica, che hanno assunto la stessa funzione di dominio delle coscienze, che era prerogativa della religione nei secoli scorsi. Logica conseguenza di tale stato di dipendenza è l'avvento del totalitarismo tecnocratico. Alla volontà di potenza della tecnocrazia fa riscontro la volontà di dipendenza dei cittadini ridotti a sudditi.

 

L'esplosione improvvisa di questa crisi pandemica, quale evento imprevedibile dalla portata mondiale, dovrebbe mettere in discussione i fondamenti stessi della modernità e dei modelli socio - economici della società contemporanea. La pandemia è infatti un evento rivelatore della fragilità e dei limiti connaturati alla condizione umana, della fallacia del dogma illuminista del progresso infinito, delle carenze strutturali di un modello di sviluppo incontrollato ed illimitato, delle contraddizioni implicite del processo di globalizzazione. Al contrario si è sviluppata una ideologia fideistica nello sviluppo planetario della tecnologia. Con la quarantena si è ulteriormente consolidato l'atomismo sociale, ha subito una violenta accelerazione l'avvento della postmodernità: ancora una volta si è identificata la cura con il male. L'emergenza sanitaria comporta necessariamente anche l'emergenza economica. In Italia è previsto per il 2020 un calo vorticoso del Pil intorno all'9,5%, con un deficit aggiuntivo pari a 55 miliardi e un rapporto debito/Pil che raggiungerà il 159%. Occorrerebbe almeno un decennio di rilevanti surplus di bilancio primari per riportare gli equilibri finanziari italiani nella media europea. Le misure anticrisi europee si rivelano parziali ed insufficienti; le erogazioni di finanziamenti previste dal MES, dal SURE, dai fondi strutturali della Bei, consistono in prestiti, che potranno solo contribuire ad accrescere sia il debito pubblico che quello dei cittadini e delle imprese. Debito che alla lunga si dimostrerà insostenibile, qualora tornino in vigore le norme del patto di stabilità, che ora sono state solo sospese. Alla pandemia sanitaria si aggiunge quella del debito.

 

La ripartenza dell'economia si presenta assai problematica. Certo è che sia gli stati che le imprese dovranno subire un ulteriore indebitamento e saranno pregiudicati negli investimenti e nella competitività nei mercati a vantaggio dei paesi più forti (vedi Germania). Questi ultimi potranno invece, in virtù della crisi, consolidare ed accrescere la propria supremazia economica e politica. La crisi del COVID rappresenterà quindi una favorevole opportunità per la Germania e i suoi stati vassalli. Ma la crisi accrescerà dunque le diseguaglianze sia tra gli stati che tra le classi sociali. […] Se per le oligarchie del neoliberismo questa crisi rappresenta una svolta decisiva per lo sviluppo del sistema, anche la protesta popolare, già diffusa in Europa, crescerà vorticosamente, a causa dell'aggravarsi della crisi e dell'accentuarsi delle diseguaglianze sociali. La frattura verificatasi nel mondo globalizzato è ormai evidente, così come il ritorno nel ruolo di protagonisti sulla scena geopolitica mondiale degli stati nazionali. Nuove conflittualità politiche e sociali presto si manifesteranno dinanzi ad una crisi sistemica che inciderà profondamente sui fondamenti del modello neoliberista globale. […] La postmodernità, con l'avvento dell'uomo virtuale, oltre ad aver invaso e funzionalizzato la vita degli individui, ha espropriato i popoli del proprio futuro. La imminente rottura degli attuali assetti sociali è inevitabile: l'uomo virtuale ci introduce nel postumanesimo, ma la natura umana non può essere tanto a lungo violentata e giammai potrà esserlo.

 

Luigi Tedeschi

 

 
Nessun cambio di paradigma PDF Stampa E-mail

9 Maggio 2020

 

Brandelli di relitto. Diciamo spesso di imparare dalla storia. Accade ogni volta che assistiamo a qualche sprovvedutezza protetta al petto come fosse un bene grande. Altrettanto spesso osserviamo che l’occasione della sua lezione è andata perduta una volta ancora.  Evidentemente c’è una forza che ci impedisce di sfruttare le opportunità che la sorte ci offre per ridurre la vulnerabilità generale, per recuperare la cultura umanista, per liberarci dalla dannazione alla quale ci costringe quella tecnicista, nella quale siamo immersi. Se una parte di noi se la gode nuotando soddisfatto, l’altra, di maggioranza, arranca in cerca di un brandello di relitto qualunque che lo tenga a galla. Quando ne trova uno, nonostante tanti altri come lui galleggino con fatica e siano in difficoltà, nonostante molti non ce la facciano e vadano giù, è disposto a tutto pur di appropriarsene, pur di non condividerlo. La lotta è per la sopravvivenza. Il mors tua vita mea si compie sotto gli occhi soddisfatti del regista della realtà che viviamo.  La lotta tra poveri non è un dramma per chi l’ha generata. È qualcosa di più importante. È la dimostrazione del successo del progetto, della regia. Dare tutto per sé e contro gli altri, pur di non affogare, non permette di occuparsi di altro: il gioco è fatto. È stato fatto innumerevoli volte. Ogni volta che serviva sottrarre all’attenzione qualcosa sotto i riflettori dell’interesse comune. Sceriffi della verità. Dopo le contraddizioni governative di queste ultime settimane viralizzate, è questa l’impressione che resta nell’animo di molti: qualcosa non è chiaro. Oltre al problema della salute, il virus pare abbia infettato le sorgenti pure dalle quali ognuno di noi si avvia verso la valle della vita e il grande mare della morte. Tutto va al rovescio. Il monito ufficiale per la gestione della cosiddetta pandemia giungeva a noi come pioggia scrosciante dalla quale alcun riparo poteva proteggerci. Spruzzi di paura venivano lanciati a raggiera a tutte le ore, come sale nei giorni di neve. La falda si inquinava, e noi con essa. La chiaroveggenza dell’umanismo aveva perso la luce.  Il martello della paura ha battuto il ferro della conoscenza deformandolo fino alla forma orrifica della medicina. Quella velenosa, destinata a curare i comportamenti senza curarsi delle persone che li esprimono. Destinata perciò ad alienare tutti noi dal nostro stesso corpo ovvero dal nostro setto sentire.  Per strada e nel mondo si incontravano livelli vari di delatori. Da quello che cambiava marciapiede a quello che insultava se considerava fuori norma il comportamento di qualcuno. Invettive lanciate in nome e a sostegno dei burocrati della scienza e della vita dai quali avevano preso il modello. Più di prima si vedranno sicofanti, impeccabili come il quaderno di un ragioniere, denunciare gli untori della loro misera e ottusa concezione etica del mondo. E ancora si vedranno accanimenti contro poveretti qualunque, eletti a capri espiatori di malfatte ridicole per spostare l’attenzione da questioni e responsabilità ben più gravi. L’offerta della storia.

 

Eppure la storia ci aveva posto il solito piatto d’argento dal quale avremmo potuto scegliere prelibati temi, fortemente nutrienti. Quelli sì da sviluppare senza soluzione di continuità. In sostituzione dei precetti avrebbero potuto raccontare in lungo e in largo cosa sia il sistema immunitario, volendo anche con argomenti di fisiologia, di biochimica, di anatomia. Avrebbero potuto mostrare i dati relativi alle controindicazioni delle medicine, alla loro tossicità e causa di malattie. Avrebbero potuto parlare diffusamente sulla vera missione delle case farmaceutiche (non tutte) sul loro interesse a provocare e ad alimentare uno stato di salute precario e il relativo bisogno di cura. Avrebbero potuto raccontare in lungo e in largo l’importanza dell’assunzione della Vitamina C e D. O, almeno che assumere molti cereali e zuccheri, soprattutto se insieme, è fortemente sconveniente nel momento e nel tempo. Avrebbero potuto precisare quanto quelle due sostanze siano in buona misura le responsabilità di molti malesseri e malattie che perciò, di fatto, creiamo noi attraverso l’alimentazione. E dunque, che la malattia non è un caso; che in essa c’è molta nostra responsabilità e che è arrivato il momento di prenderne coscienza. (E non è la prima volta).

 

Di questo avrebbero potuto e dovuto parlare notte e giorno al divano dove gran parte degli italiani era inchiodata, ansiosa di sapere cosa fare, cosa dire, cosa pensare. Avrebbero potuto darci conforto affermando che lo stato vuole partecipare al rinnovo culturale implicato in certe consapevolezze. E che, diversamente da quanto abbiamo spesso sentito dire, non si tratta di credere alla voce dello Stato, piuttosto di verificarla per ottenere solo da se stessi, dal proprio corpo, la risposta su quanto è vero che certi cibi, sentimenti, e inattività ci nuocciano o ci aiutino. Avrebbero potuto battere il maglio su cosa aiuta e su ciò che indebolisce il sistema immunitario. Avrebbero potuto dialogare per tutto il tempo che serviva per integrare le conoscenze tra ricercatori piuttosto che dichiarare ciarlatani quelli che, con altre modalità, avevano i loro risultati da proporre e valutare. Avrebbero potuto argomentare quanto è vero che siamo noi i primi distruttori della nostra salute così come ne siamo i primi autori, che perciò gli agenti esterni colpiscono le difese più deboli, non chiunque. Che muoversi, fare attività motoria è necessario a tutto il nostro essere, che respirare aria buona – e ora la si poteva trovare anche in città – è fondamentale per la salute. Che allontanarsi dalle fonti di elettromagnetismo era un’abitudine da acquisire. Che essere costretti, perché senza alternative, a vivere sotto un elettrodotto o dormire sopra la centralina dell’impianto elettrico erano abitudini da abbandonare. Che la rete di campi elettromagnetici non è solo il vantaggio del wifi e di tanti altri ma è anche un prezzo elevato di cui ancora non sappiamo con quanto sangue pagheremo il conto. Avrebbero potuto dire che portare rancore e avere cattivi sentimenti – lo sostengono ormai tutti gli psicologi della terra – è fortemente velenoso; che in quegli aspetti fioriscono le patologie. Che la crisi del virus sebbene abbia piegato le gambe all’economia, ci dà il tempo per rivisitare le modalità smodatamente tossiche della vita che lo stesso virus ha obbligato ad interrompere. Ma quanto avrebbero potuto fare, invece del napalm alla paura che hanno sparato in tutte le direzioni? L’obbligo della biografia. Sul piatto d’argento c’era l’occasione d’oro? No. Per niente. Non c’era neppure il piatto d’argento. Le possibilità che possiamo contare non esistono nella realtà. In essa si dispiega solo e soltanto il filo che la nostra biografia ci permette. Tutto il resto sono illazioni, congetture, superstizioni. Guitto senno di poi da bacchettoni sulla cattedra della vita. Non c’è alcuna libera scelta, quantomeno finché la dipendenza da ciò che si crede di essere sussiste, ovvero finché l’emancipazione dalla propria struttura culturale e personale non è realizzata.  C’è però permanentemente lo spazio libero che le nostre affermazioni occupano rivelando tutto di noi. Mentire è impossibile.

 

Così, in tempo di altissimo ascolto e interesse, di massima motivazione per provocare certe consapevolezze ed educazioni è stata gettata come da intento di qualche scienziato scientista – la peggior specie di uomo dogmatico – e di qualche cosiddetto competente suo accolito, ancora una volta alle ortiche l’opportunità di crescere una generazione che avrebbe beneficiato di questa crisi. E i suoi padri, invece di dannarsi per aver lasciato alla loro progenie un mondo peggiore di quello che avevano ereditato, avrebbero potuto liberarsi dal senso di colpa ed essere fieri di se stessi.  E invece? Non si è assistito ad alcun cambio di paradigma se non in peggio, c’è da presumere. La rincorsa al ritorno dell’economia perduta non si vede come non possa proseguire con i vecchi sfaceli e comportarne di nuovi.  Dunque, i giovani, che nella loro vita avrebbero potuto consolidare ed arricchire le consapevolezze che il virus ci aveva in potenza donato, e i loro genitori gli avrebbero servito, resteranno lettera morta. Il contorno. E la guarnitura? Non è mancata. Non manca mai. La censura non si è limitata a denigrare ed escludere, nel dibattito e nelle scelte dell’emergenza, le voci, anche ortodosse, ma con prospettive differenti. Essa si è viralmente estesa a tutto ciò che gli scienziati di Stato e la loro cricca ritenessero opportuno abbattere. Quindi esclusione, epurazione, censura, scomunicazione, radiazione anche di tutta l’informazione – che avrebbe dovuto essere libera secondo la Costituzione e ben accetta secondo la Scienza – portata da menti, sì libere e pensanti. Non guitte e ubbidienti, soddisfatte nel riferire i dispacci e le veline governative. Inconsapevoli – lasciamogli la buona fede, come agli attori del mulino bianco che sono felici dei propri sorrisi – della spinta di lobby d’interesse industriale, commerciale, finanziario, ricattatorio. E tutto ciò caricato fino al grottesco se si allineano i gravi inciampi della loro versione unica e ufficiale.

 

L’assurdità della scienza come verità sola e definitiva sussiste. Ha retto il colpo. Una cultura gravemente contagiosa infetta il suo popolo una volta di più. L’officina alchemica è rimasta vuota di garzoni e apprendisti anche stavolta. Statuari dogmi legalizzati, armati e cattivi, ne hanno impedito l’accesso. Il piombo resterà piombo, nessuna sublimazione può avvenire senza che la negra materia nel crogiolo non sia caricata del bianco spirito delle cose. L’oro che siamo, ancora una volta rimarrà esclusiva dei ciarlatani. Le spie, gli informatori, i probiviri sapranno denunciarli all’autorità competente.

 

Lorenzo Merlo

 

 
Chissą PDF Stampa E-mail

8 Maggio 2020

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Chissà se si potevano salvare vite umane, chissà se ci sono responsabilità coperte, chissà se hanno occultato farmaci datati ed efficaci, chissà se ci hanno mentito, chissà se la paura che hanno inoculato nelle menti di tutti riusciremo a smaltirla, chissà se avremo il coraggio di ribellione ai poteri forti.

 

Non ci sarà un ripristino di libertà del calore di un contatto, se non forse per i più giovani; ci resta la libertà di non congelare l'estate che è alle porte. Sarà comunque una triste estate, perché il calore e lo sguardo di una vicinanza si sono spenti dentro di noi, che siamo i primi censori di una possibile libertà d'espressione che nessun computer potrà recuperare. Le paure spengono la spontaneità del pensiero inibito e del corpo nottambulo, nessun vaccino riuscirà a farli rivivere.

 

Chissà se riusciremo ad entrare pienamente nella bella visione di un mondo nuovo, ripulito, noi ormai distaccati e persi, e stanchi; così saranno le mura di casa a proteggerci non dal corona virus ma dalla paura di riprendere a vivere. Ci hanno rubato tanto, per gli anziani gli ultimi anni e non si ricomprano. È una responsabilità politica e pubblica che resterà come marchio di infamia.

 

Anna Lacchini

 

 
I figli di Crono PDF Stampa E-mail

7 Maggio 2020

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Da molte parti ci si domanda quando e se torneremo a viaggiare come turisti. Altri si domandano come mai il governo -i governi, in generale- mettono il settore del turismo, un settore che da solo in certe nazioni vale quasi un sesto del PIL -Italia in primis- all' angolo, continuando a ritardare i piani di ripartenza almeno parziale, contingentata, ma comunque sempre di ripartenza si tratta. Lo stesso potremmo dire per la categoria dei ristoratori, dei pub, dei bar, delle palestre, delle discoteche e dei locali notturni e di tutto quel vasto mondo che gli anglosassoni chiamano "entertainment". Vorrei dire a coloro che credono ancora alla Fata Turchina/Babbo Natale/Santa Lucia/Befana e a quanto pare sono la maggioranza della popolazione, che la ripartenza del turismo non riavverrà nell' estate 2021 dopo un anno transitorio di pausa per cause eccezionali. E tantomeno i ristoranti, pub, discoteche, eccetera. La ripartenza non avverrà perché nel "dopo" (e Covid19 è un "cigno nero", con un prima e un dopo, proprio come il 1789 e il 1914) emergenza, semplicemente, turismo, locali e ristorazione non saranno più utili nel quadro della riconversione economica che si profilerà. Il turismo di massa low cost (le parole sono importanti: low cost, tenetelo a mente) ha avuto una sua funzione essenziale nella globalizzazione, che era un processo basato tra l'altro sulla libertà e sui flussi completi di persone oltre che di merci. Almeno sino a poco fa, se cliccavate sulla voce italiana di Wikipedia alla voce "globalizzazione", compariva vicino all' articolo, come foto, la mappa delle linee aeree mondiali. E questo non ha bisogno d' alcun commento. Adesso è finita "quella globalizzazione", certo, ma purtroppo per noi se la figlia (la globalizzazione ora in punto di spirare) è morta, il padre è ancora vivo e gode di ottima salute. Il padre della globalizzazione è il Capitalismo e come tutte le male erbe non muore mai, anzi al contrario dimostra d' avere una resilienza fenomenale e uno spirito camaleontico indistruttibile, adattandosi a tutte le crisi e a tutti i fenomeni delle varie epoche. E per adattarsi non esita a compiere l'infanticidio: è Crono che divora i suoi figli, in attesa di ingoiarne i successivi. Se il buon vecchio Francisco Goya vivesse oggi, andrebbe in sollucchero con questo tema e non esiterebbe a immortalarlo in uno dei suoi "Capricci". Crono personificato, ossia il Capitalismo, ha ingoiato o sta ingoiando dunque la figlia Globalizzazione in attesa che sua moglie Rea generi altra prole e probabilmente i nomi dei nascituri saranno Green Economy, Realtà Aumentata, Robotica 4.0, Intelligenza Artificiale 4.0 e forse ne dimentico qualcuno. Questi nuovi figli prenderanno il posto di Globalizzazione, nel quadro di un riassetto geostrategico che al momento è ben difficile da teorizzare, essendo troppe le varianti in gioco. I nuovi figli di Crono avranno ovviamente abiti e orpelli diversi, quindi del turismo di massa low cost, dei ristoranti pieni, delle palestre piene, delle tratte aeree ingolfate e delle compagnie aeree a basso prezzo, alberghi, guide turistiche, etc etc non sapranno proprio che farsene. Ma sì, il concetto di turismo non sparirà ma tornerà al senso degli albori, cioè il viaggio di rampolli della neoaristocrazia che a differenza dei viaggiatori storici del "Grand Tour" non varranno neppure la punta dell'alluce di un Goethe, di un Gregorovius, di un Maihows. Mete un tempo di massa saranno un divertimentificio per pochi sballati annoiati. Il low cost della massa sarà Fregene per i romani, le rive del Po o del Trebbia per cremonesi e piacentini, la marina di San Cataldo per i leccesi, l'Adriatico per emiliani e romagnoli. Di chi avrà tempo e voglia, ovvio. Chi andrà dall' Italia alla Danimarca senza essere il padrone d'una piattaforma di cibo da asporto sarà visto come il vincitore del Superenalotto. E se un lombardo dirà di essere stato in Sicilia, sgraneranno gli occhi e lo riterranno fortunato per aver visto "l'altra parte del mondo". Pessimista? Nossignori, realista. I processi in corso vanno colti...se poi guardate le trasmissioni Mediaset e Rai invece di approfondire, cavoli vostri. Non pensiate infine di cavarvela con le serate al ristorante. La nuova economia postglobale avrà interesse a piattaforme di cibo a domicilio, tutti standardizzati e preparati da altre piattaforme di cuochi da due soldi, che le consegneranno a due soldi pagando il "rider" un soldo e recuperando anche un bel plusvalore alla faccia di chi diceva il marxismo roba "da mettere in soffitta". Anche il cinema, il teatro, idem...tutto in streaming, ondemand, online, rilasciato da piattaforme digitali o applicazioni specializzate e non di certo dal "Cinema Odeon" di Vattelapesca.

 

Chiudo con due consigli. Ai titolari di cinema, ristoranti, alberghi, agenzie di viaggio, etc etc: fatevi fare tre conti dal commercialista, cercate di fare la quadra senza debiti e chiudete i battenti, poi trasferitevi in campagna che è tutta salute. Agli italiani in generale: mi raccomando, eh, anche adesso che potete fare attività motoria dentro il Comune e la Regione purché nel rispetto delle dovute precauzioni e il distanziamento senza assembramenti, non approfittatene. Mi raccomando, eh, state a casa! A guardare la televisione con i programmi "culturali" di reti e trasmissioni e conduttrici e conduttori che non nominiamo, ma che non serve fantasia per indovinarne l'identità, dove hanno sostituito i vip col virus. Dove l'argomento del giorno è la supercazzola di uno sputo con presunto virus incorporato (e scappellamento a destra, ci fosse ancora Tognazzi!) che viaggia in spiaggia, dopo uno starnuto, a 225 metri di distanza a una velocità di 65 kmh. Se io tengo il plexiglas inclinato di 90 gradi -la posizione per prenderlo in...(censura)- quante percentuali ho di ammalarmi con una temperatura esterna di 32 C? Ecco, mentre voi state in casa davanti alla tv ad arrovellarvi di fronte a tali dotti quesiti, rinunciando anche a una bella biciclettata tonificante  adesso consentita e nel verde, seppur distanziati e rispettando le regole, il mondo va avanti e senza di voi.

 

Crono e Rea genereranno altri figli i quali per voi non avranno dei bei doni in saccoccia, perché questo sarà un processo di riconversione economica molto duro e selettivo e la mannaia farà saltare lavori a tutto spiano. Che dire? Speriamo che vi sia in giro qualche Zeus in fasce, pronto a crescere e a fare il parricidio. Del Capitalismo, mala erba che non muore mai.

 

Simone Torresani

 

 
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