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Il Cavallino Rampante (dei poteri forti) PDF Stampa E-mail

26 settembre 2007

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«Io non sono fra quelli che pensano che tutti i mali del Paese sono nella politica, altrimenti entriamo in un populismo e in uan demagogia troppo facili». A proferire questa pillola di saggezza è stato ieri Luca Cordero di Montezemolo, il Cavallino Rampante dei poteri forti italiani.
Siamo d'accordo. Non tutto il male, il marcio, la corruzione, la letargia interessata verso lo status quo di un sistema senza più senso, non tutto ciò che ci schiavizza ogni giorno facendoci credere di essere liberi è colpa dei politici e dei partiti. Il vero male è lui. Lui e l'oligarchia economica che col suo codazzo di capitalisti predatori, cavallette speculative e banchieri usurai gioca coi destini della povera gente usando i media come circo e clava di consenso e il teatrino della politica come sfogatoio dell'opinione pubblica. Luca, a noi il ferrarino e il Corriere della Sera non ci ingannano più. Occhio ai lapsus rivelatori. (a.m.)

 
Cosa ha detto veramente Ahmadi Nejad PDF Stampa E-mail

26 settembre 2007

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La disinformazione di massa ha colpito ancora. Uno dei bersagli preferiti è l'Iran. I media servi dell'establishment dei Paesi asserviti agli Stati Uniti hanno sfoderato la loro consueta rozza propaganda per distorcere e manipolare quanto ha detto lunedì 24 settembre a New York il capo del governo di Teheran, Mahmoud Ahmadi Nejad. Tg, "autorevoli" quotidiani e commentatori "super partes": tutti a volantinare la verità del Minculpop "democratico" dell'Occidente guerrafondaio. Leggete quanto scrive l'agenzia di informazione sul mondo arabo Arab Monitor:

New York, 25 settembre - Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadi Nejad ha detto ieri, parlando alla Columbia University, che il programma nucleare iraniano è concepito nel rispetto delle leggi ed è totalmente pacifico. "Nei nostri programmi figura l'arricchimento dell'uranio sotto la soglia del cinque per cento e ogni processo di arricchimento a questo livello è solamente per produrre elettricità. L'Iran è membro dell'Agenzia atomica internazionale da 33 anni e, stando alle disposizioni, ogni Stato membro dell'Agenzia ha il diritto d'accesso all'energia nucleare a scopo civile", ha aggiunto.
 Contestato da organizzazioni ebraiche sioniste, Ahmadi Nejad ha ribadito che l'Iran non intende attaccare nessuno, nemmeno Israele, domandandosi cosa abbia a che fare con l'Olocausto il popolo palestinese che ne paga le conseguenze ed è vittima degli attacchi israeliani da sessant'anni. Una domanda posta al presidente iraniano nel corso dell'incontro riguardava la situazione degli omosessuali in Iran. "Da noi il fenomeno non esiste come da voi", ha risposto Ahmadi Nejad, le cui parole sono state riferite dall'emittenti occidentali, "Da noi non ci sono degli omosessuali", con la deliberata intenzione di screditarlo. Il presidente Ahmadi Nejad, a New York, si è incontrato anche con rappresentanti del movimento ebraico antisionista Neturei Karta. Il movimento, in un comunicato, ha elogiato il presidente iraniano, definito un "uomo di pace, profondamente religioso, impegnato per il rispetto e il dialogo".
 Intervenendo in videocollegamento da New York con il National Press Club di Washington, Ahmadi Nejad ha spiegato "Coloro che affermano che non c'è libertà in Iran dovrebbero visitare il Paese e parlare liberamente con la gente". Sulla presenza femminile nella società iraniana, il presidente ha puntualizzato "Le donne costituiscono il sessanta per cento del corpo studentesco, conquistano medaglie alle competizioni sportive internazionali, sono impegnate in diversi settori scientifici, sociali, giornalistici, politici ed artistici". Quindi, toccando il tema di Israele, ha spiegato che la Repubblica islamica non riconoscerà mai Israele "così come è stato creato, fondato sull'occupazione, il razzismo e le minacce". Ahmadi Nejad si è quindi domandato: "Perché coloro che lavorano nel settore dell'informazione non protestano, quando il regime sionista uccide delle persone o le costringe a fuggire?".

 
Iran prossima tappa? PDF Stampa E-mail

24 settembre 2007

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Arieccoli, verrebbe da dire. I paladini della democrazia, della libertà, della sicurezza, del libero mercato, dei diritti universali sono pronti a tornare in azione contro l'Iran. Per la verità non è che adesso se ne stiano con le mani in mano, visto che in Iraq e in Afghanistan, ma non solo, sono da tempo in campo per difenderci dal Nemico.
Questa volta non si va a stanare Bin Laden, che è sempre rintanato in una misteriosa grotta ai confini del Pakistan dove passa il tempo a registrare video e messaggi che spaziano dalla guerra santa allo sciopero fiscale (forse anche lì arriva qualche copia de La Padania!). Neppure si va alla ricerca delle famigerate armi di distruzione di massa, anche perché neppure un minus habens come Bush può sperare di far passare per buona la stessa menzogna già miseramente scoperta la prima volta.
No, questa volta si va ad impedire che i fanatici integralisti musulmani (il nostro nemico numero uno, come non mancano di ricordarci quotidianamente gli immarcescibili Calderoli e Magdi Allam) si muniscano di ordigni atomici che poi sicuramente scaglierebbero contro di noi.
Non esistono prove che l’Iran stia elaborando l’utilizzo del nucleare ad uso militare? Uomini di poca fede, le prove ce le hanno in un cassetto gli Americani, a fianco di quelle che dimostrano che è Bin Laden il responsabile dell’11 settembre. Non vorrete mica mettere in dubbio quanto assicuratoci da chi ci ha salvati prima dal nazismo e poi dal comunismo???
Non si capisce perché all’Iran sia vietato di possedere ciò che gli stessi USA, insieme a diversi altri Stati, detengono da tempo? Che discorsi, non si può confondere un Paese come gli Usa che – unico nella storia - l’atomica l’ha già usata e di guerre ne provoca in media una all’anno con un altro, l'Iran per l'appunto, che da tempo immemorabile non conduce attacchi contro chicchessia. Questo è il modo di ragionare dei nemici dell’Occidente, ricordatevi che tutto quello che fanno gli USA è anche per la nostra libertà.
Vi fate impietosire dalle previsioni che parlano, in caso di attacco, di un milione di morti tra i civili iraniani? Si vede che non avete ancora capito che questi sono solo effetti collaterali, mica stragi terroristiche.
E poi diciamocela tutta: questi sono degli incivili. Di più: dei nazi-islamici antisemiti. E nessuno osi ricordare che in Iran vive in assoluta pace e perfettamente integrata una foltissima comunità ebraica: ebrei sono solo quelli che abitano in Israele. Come dite? Israele, quel Paese che ha ordigni atomici neppure dichiarati? Qui comincio a sentire puzza di negazionismo

Andrea Marcon

 
Pensieri liberi... PDF Stampa E-mail

24 settembre 2007

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Mentre Mike Buongiorno litiga con Loretta Goggi, mentre ogni tanto viene rispunta fuori Corona e ci assicurano che i mancini sono più intelligenti, accadono fatti che vengono poi portati lentamente al silenzio.
L’Iran sarà il prossimo teatro di scontri tra l’Occidente buono e i cattivi islamisti? Le dichiarazioni del Ministro degli Esteri francese Kouchner non sono rassicuranti. Tuttavia sono state accolte da parole sensate dal capo del governo iraniano Ahmadjnejad. I media costruiscano lentamente, mattone su mattone, l’edificio del "malefico" Iran. Ci parlano dell’Iran per la questione nucleare. Poi silenzio. Ci parlano dell’Iran per le esecuzioni capitali. Poi altro breve silenzio. Poi arriva Kouchner. Poi arriva Bush che parla di distensione diplomatica dopo aver fatto paventare, non molti mesi or sono, lo spettro di un'aggressione a suon di missili contro lo Stato "canaglia".
Altra questione sali-e-scendi, l'economia. Abbiamo l’euro a 1,40 e passa dollari, visto che la Banca Centrale americana ha abbassato il valore della moneta di casa. La crisi economica recente non è passata, ma per ora si rema ancora. Ormai la finanza globale è come una ragnatela che ha avvolto tutto. Basta far vibrare uno dei filamenti, resistente e al contempo fragilissimo, che gli effetti si ripercuotono per tutta la superficie della tela.
Insomma, non c’è da stare allegri. Ma finché gli ‘schei’ non mancano, o ce ne sono a sufficienza, va bene così. Andiamo al baretto, ci si beve un aperitivo e si fa finta di niente. Meglio ignorarli, questi problemi su cui del resto non capiamo niente e verso cui ci sentiamo impotenti. Del resto, finchè abbiamo dei media che funzionano così bene...
Ma capirci qualcosa si può. Si deve. A cominciare dalle realtà locali, da quelle più piccole, dalla propria città. Ecco, cominciamo dal basso. Contro la globalizzazione che tutto inghiotte e che genera meccanismi su cui non abbiamo, in ultima analisi, alcun potere, ripartiamo da ciò che conosciamo meglio. Salutare localismo vs alienante globalismo

Francesco Viaro

 
V-Day: un bilancio per MZ PDF Stampa E-mail

22 settembre 2007

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Il “fenomeno Grillo” sta impazzando. Ma come la maionese, rischia di impazzire. Perché il suo programma (non è vero che non ce l’ha: nella sue Primarie dei cittadini  e nel pulsante mondo dei Meetup locali, oltre alla legalità formulata nella proposta di legge del V-Day, ci sono punti che spaziano dall’energia all’ambiente, dalle tecnologie al precariato, dalla partecipazione fino alle monete locali e alla decrescita) è tutto centrato sull’oggi, sull’adesso. Da un punto di vista politico, questo ha un’enorme forza trascinante. Di qui il suo successo, preparato da anni di mobilitazione paziente (e ignorata dai media) dei suoi gruppi sul territorio, ed esploso grazie all’intercettazione del diffuso stato d’animo di aperta rivolta contro la partitocrazia.
Ciò che manca ai fan di Grillo, come suggerisce fra le righe Milioni, è una prospettiva a lungo termine, delle idee di fondo che ispirino la loro spinta all’azione. Un handicap che, secondo chi scrive, è l’esatto rovescio del nostro, di Movimento Zero: noi abbiamo una grande visione, ma senza l’applicazione “pratica” alle questioni attuali.
Sono arrivati vari interventi da parte vostra su questo tema. Raffaello Conti, dal Veneto, denuncia il fatto che “ancora una volta  la cosiddetta ‘Politica’ dimostra di non aver capito niente, sorda e cieca ad ogni richiamo e richiesta di cambiamento, totalmente autoreferenziale”. La politica dei partiti non capisce che la gente è stufa non di questo o di quello, ma di tutto e di tutti. E va imperterrita per la sua strada: “la proposta indecente che sempre la ‘Politica’ dice di fare, con l’aiuto di schiere di pennivendoli al suo servizio, è l’ennesima promessa che cambierà: il solito trucco di gettare fumo negli occhi con qualche insignificante ritocco per guadagnare tempo, nella speranza che tutta questa sana, doverosa protesta passi per poi continuare come sempre, nella nefasta e gattopardesca abitudine di questo Paese di cambiare tutto per non cambiare nulla”. Conti promuove a pieni voti la sollevazione made in Grillo, insomma.
Antonio Gentilucci dalle Marche mette a fuoco invece un aspetto certamente molto significativo e su cui riflettere: “Una cosa mi ha impressionato subito, guardando in televisione alcuni spezzoni dello show di Beppe Grillo al Vaffa Day a Bologna: la platea non era composta prevalentemente di giovani,  under 40, diciamo. Era composta quasi esclusivamente di giovani. … Mi è venuto spontaneo confrontare quella di Bologna con le piazze che si vedono solitamente: quelle messe su dai partiti, o dai sindacati. Sono piazze che invece invecchiano anno dopo anno, perché gli organizzatori sono costretti a spremere sempre i soliti, irreggimentati e sindacalizzati di altre epoche, di un mondo che non c’è più. I partiti e i sindacati, notoriamente, hanno gravissimi problemi nel reclutare e tesserare giovani”. E’ vero: la stragrande maggioranza degli appartenenti ai Meetup sono composti da giovani dai 18 ai 35 anni. Giovani, aggiungiamo noi perché ne conosciamo alcuni, che da un punto di vista “ideologico” sono vergini o comunque assolutamente lontani dalla solita politica. Sono la generazione cresciuta a forza di consumismo, pubblicità e pensiero unico del Mercato, ma che covano un’oscura insoddisfazione ancora non elaborata. Gentilucci continua sostenendo che “chi paragona questo periodo di burrasca per il Palazzo all’epoca di Mani Pulite è in errore: allora la burrasca soffiava dai grandi giornali, dai giornalisti affermati, dagli ambienti finanziari anche: è sembrata una rivoluzione, era solo un riassestamento all’interno del Sistema”.
Gli fa eco Marco Francesco De Marco da Napoli: “Le 300 mila persone coinvolte da Grillo cosa vogliono? Protestare contro la “partitocrazia”? Niente di più gradito al Sistema, che per la verità prima di Grillo ha favorito l’attacco ai politici con La casta di Stella e Rizzo, giornalisti del Corsera... Ormai tutti sappiamo che il barbiere di Montecitorio guadagna 130 mila euro, e Napolitano più dell’Imperatore del Giappone. E allora? E’ sempre stato così dal 1945, quando da Yalta hanno installato una classe politica diretta dagli USA, ma ce lo ricordano quando devono lanciare offensive predatorie, ed espropriare l’Italia dai propri beni con l’aiuto dei servi di sempre: magistrati, giornalisti, intellettuali. E così, i politici messi lì dalle oligarchie finanziarie, diventano il Capro Espiatorio. La folla inferocita tira monetine e plaude alle invettive dei demagoghi. E i bancusurai ci schiavizzano ancora di più. ... Siamo costretti a lavorare come animali per pagare il 60% dei nostri guadagni, a causa di un debito pubblico generato dall’usura che Bankitalia e BCE praticano contro gli Stati ed i popoli, e questi continuano a parlare di Previti? Perché non ha nominato Draghi? Grillo ha scelto l’obiettivo più facile con un linguaggio ‘rozzo ed insufficiente’ come dice giustamente Milioni: ‘la politica la dovete fare voi, sull’autobus, mentre fate la spesa’”. 
Da parte nostra diciamo questo. Grillo ha fatto un semplice calcolo: la gente è incazzata nera perché non si sente rappresentata dai partiti. Ha centrato il suo exploit sapientemente organizzato su un sentimento elementare e trasversalmente condiviso: l’antipartitocrazia. Da un punto di vista comunicativo e politico, è un calcolo giustissimo. E’ vero che questo non sfiora quella sorta di Potere parallelo e intoccabile che il sistema industriale-bancario (il vero Potere). Ma se voleva riempire le piazze, doveva far appello a ciò per cui il popolo freme, non per ciò che nemmeno sospetta nell’anticamera del cervello. Doveva mirare alla pancia. Ora il punto è: ma quei circoli grilleschi sparsi sul territorio (migliaia di persone in tutte Italia) e tutti coloro, veramente tanti se si pensa all’ostracismo mediatico del pre-8 settembre, che hanno fatto la fila ai banchetti, vogliono un vero cambiamento? E torniamo al punto di partenza. Senza un progetto a lungo raggio che passi dalla messa in discussione del totalitarismo del Mercato, senza idee di ampio respiro che ci contrappongano all’ideologia unica “consuma, produci, crepa”, la salutare pulsione di rivolta di questi giorni rischia di finire nel cesso della Storia alla prima elezione utile.
De Marco conclude negando che il vero problema siano i politici. Sottoscriviamo. Tuttavia è sotto gli occhi di tutti che il popolo degli arrabbiati, della casa putrescente  della società schiavista, vuole scrostare la facciata. Far saltare le fondamenta richiede una consapevolezza che si deve ancora formare, e per farlo occorrerà che la rabbia cresca, per gradi, col tempo. Come scrive Gentilucci: "Qui lo scontro, se ci sarà, sarà veramente radicale, epocale. Non riguarda solo l’attuale sistema politico, ma tutto l’establishment politico economico e finanziario. E’ la tabula rasa. Il compito non è certo facile (nel breve e medio periodo, almeno),  ammettiamolo, ma da quanto non vedevamo in piazza tutte quelle facce nuove, spesso ancora sbarbate? Sono facce di persone che non hanno fretta". Ora: è sempre dalla pancia, mai dalla testa, che la mano di una collettività va al piccone per l’abbattimento. La pancia ora dice: no ai partiti. Intanto cominciamo da qui? (a.m.)

 
Dare un'anima politica alla protesta PDF Stampa E-mail

20 settembre 2007

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In molti da anni sosteniamo che il re è nudo. Che la politica con la 'p' mediocre è solo un teatrino degli specchi in cui si rappresenta un'unica e perenne pantomima: quella della destra-sinistra schiave entrambe del dio Mercato, con la quale s'ingannano da decenni ignari e appecoronatissimi spettatori. Molta gente lo ripete da anni.
Massimo Fini lo ripete con eleganza, ma non è stato il primo. Come non è stato Beppe Grillo né sarà l'ultimo (nè sicuramente è il più autorevole). Ma grazie al «casino» venuto fuori l'8 settembre, per la prima volta il messaggio ha bucato il muro dei grandi media, lambendo le coscienze degli italiani ingrassati da tre lustri di tv made in Berlusconi, strumento principe, nel nostro Paese, della modernizzazione delle coscienze. Il messaggio dei non allineati, dei ribelli ancora senza un vero scopo, si è imposto, almeno per ora, nell'agenda della polis italica. Questo il senso dei giorni che hanno seguito il V-day.
Rimane il fatto però che più la casta politica, serva e complice di quella economica, viene invitata a confrontarsi sui problemi veri (democrazia rappresentativa, democrazia diretta, energia, ambiente, ansia, guerra, ricerca... e tempo dell'esistenza, tema finiano per eccellenza), più essa si avvita su se stessa. Il Partito Democratico non è che una scatola creata a tavolino dai dirigenti di Margherita e Ds per cercare di attrarre il famoso Centro (la palude degli italiani cattolico-moderati). Luca di Montezemolo lancia le sue invettive contro il massimalismo e cerca a destra e a sinistra nuovi alleati per permettere ad una ristretta cerchia di industrialotti di fare i comodi loro con le tasche degli italiani. La sinistra alternativa si dice pacifista, ma dopo l'effetto cachemire piovuto su Bertinotti protesta solo in modo sterile, e secondo i soliti schemini classisti a cui non crede più nemmeno lei. La destra si cura solo dei suoi affari, leciti e spesso illeciti, e viene imitata, e bene, dal centrosinistra.
Rimane una discussione ulteriore da fare. Quella decisiva. La politica non è solo tattica per conquistare il potere. La politica non è solo amministrazione dell'ordinario. La politica è anche visione del mondo, di un altro mondo rispetto alla menzogna del migliore dei mondi possibili. Visione che non deve essere una costruzione statica e tesa all'ultraterreno. Non deve ridursi ad anelito e rifiuto di ogni realtà che non si conformi in modo duro e puro ai propri sogni. Se, con le dovute cautele, si può considerare il som-movimento scaturito dalle invettive di Beppe Grillo un primo, rozzo e insufficiente tentativo di costruire la nave del cambiamento, un gruppo come Movimento Zero, con Massimo Fini in testa, dovrebbe invece contribuire a stabilire dove la nave deve andare. Dovrebbe tracciarne la rotta.
Oggi occorre portare avanti delle idee. Idee che bisogna avere il coraggio di mettere in campo e concretizzare, sulla pubblica piazza, intercettandone gli umori e i bisogni (magari ancora inconsci). Io, simpatizzante di Movimento Zero ed estimatore di Massimo Fini, suggerisco tre passi. Primo, non si può desiderare un mondo diverso senza prima avere studiato e compreso quello vecchio, cioè quello odierno. Non solo nelle sue dinamiche storiche, ma soprattutto in quelle attuali. Secondo, bisogna riappropriarsi dello spazio della politica, che costituisce una sorta di perenne ed indispensabile passaggio intermedio. Insomma, è necessario impegnarsi rivoltando secondo i propri fini il discorso pubblico. Terzo, mettere insieme una visione più o meno organica di come vorremmo il mondo, per cercare di spiegarla in modo efficace e comprensibile a chi chiede risposte. Altrimenti tanto vale limitarsi a sognarlo ognuno nel salotto di casa.

Marco Milioni

 
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