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Governare l'apocalisse PDF Stampa E-mail
17 ottobre 2008
 

 
Tutti i rappresentanti delle Istituzioni, i premier, i ministri, i direttori delle Banche centrali, i politici, gli economisti, gli imprenditori, i commentatori specializzati (vale a dire l'intera "fairy band" delle leadership occidentali) ci martellano da giorni invitandoci ad "avere fiducia". Ma perché dovremmo avere fiducia? Quando mai qualcuno di costoro ci ha avvertito, o perlomeno fatto capire, che era in circolazione una bolla speculativa di queste proporzioni? O non si erano accorti di nulla e allora, visto il mestiere che fanno, sono degli inetti. O sapevano e allora sono dei truffatori. È come se un rapinatore, penetrato in casa nostra per prenderci i quattrini, mentre esce col grisbi ci dicesse: "Mi raccomando, continui a tenere i soldi in casa. Le garantisco che non tornerò più. Abbia fiducia".
No, non possiamo avere fiducia. Perché questi non hanno capito - o fan finta di non avere capito - la lezione o sono pronti a ricominciare da capo. Non hanno capito - o fan finta - che non è più il caso di inseguire la crescita all'infinito, che esistono in matematica ma non in natura, che dobbiamo ridurre produzione e consumi, che non dobbiamo "modernizzare" ma fare il contrario, che insomma dobbiamo incamminarci sulla via di un ritorno "graduale, limitato e ragionato" a forme di autoproduzione e di autoconsumo che passano, necessariamente, per un recupero della terra e un ridimensionamento drastico dell'apparato industriale oltre che di quello finanziario che, con la sua virtualità, ne è insieme la precondizione e la conseguenza.
Cosa hanno fatto invece le leadership occidentali di fronte a una crisi colossale quanto ammonitrice? Una crisi che è infinitamente più grave della devastante inflazione che colpì la Repubblica di Weimar negli anni Venti o del crack di Wall Street del 1929, che rimasero sostanzialmente circoscritte ai Paesi coinvolti. Più grave perché oggi il modello di sviluppo occidentale, con l'eccezione di quei Paesi o popolazioni o culture che hanno avuto la forze e l'intelligenza, di tenersene a una certa distanza (a Teheran, poniamo, non c'è stato nessun contraccolpo economico) è planetario, integrato, "globale" proprio grazie alla spinta di quelle stesse leadership, di destra e di sinistra, convinte che la globalizzazione sia un fatto ineluttabile oltre che una grandiosa opportunità ("La globalizzazione è un fatto, non una scelta politica" dichiarò Bill Clinton a un Wto del maggio del 1998 e Fidel Castro di rincalzo: "Gridare abbasso la globalizzazione equivale a gridare abbasso la legge di gravità"; in quanto al prestigioso Mario Vargas Llosa ha scritto: "La generale internazionalizzazione della vita è forse quanto di meglio è accaduto all'umanità fino a oggi"). Hanno cercato di tamponare temporaneamente la falla immettendo nel sistema nuova liquidità, cioè altro denaro inesistente, che non corrisponde a nulla se non a se stesso, così allargandola ulteriormente. È come se una persona che ha un debito per coprirlo ne pagasse un'altro più grosso e poi, per coprire questo, un altro ancora più grande e così via fino a che il giochetto non regge più. Per un individuo singolo il crack arriva abbastanza presto, un sistema planetario può tirare le cose molto più per le lunghe ma prima o poi il collasso arriva, inesorabilmente. Quindi il colpo definitivo se non sarà già oggi, sarà in un vicino domani. Due secoli e mezzo, da quando ebbero inizio la Rivoluzione industriale e questo modello di sviluppo, corsi a folle corsa, riavvolgendosi all'indietro, come una pellicola giunta alla fine, si scaglieranno contro di noi riportandoci al punto di partenza. E non saranno ominucoli come Obama, Mc Cain o Berlusconi o altri, ma nemmeno un Superuomo, a poter arrestare questa valanga che come una molla tenuta a lungo pressata avrà, nel rimbalzo, la stessa forza con cui l'abbiamo schiacciata.
In un caso o nell'altro saremo quindi costretti a tornare indietro. Ma con una differenza sostanziale. Nel primo caso saremmo noi a governare il processo di ritorno all'indietro graduandone gli effetti, nel secolo tutto avverrà con un crack improvviso, immediato (poche decine di giorni) con conseguenze apocalittiche facilmente immaginabili.

Massimo Fini


da Il Gazzettino 17 ottobre 2008
 
Agonia del pensiero unico? PDF Stampa E-mail
16 ottobre 2008
 
 
Sei mesi fa si parlava di trionfo del pensiero unico.
A puro titolo esemplificativo, focalizzando la miserabile situazione italiana, si sproloquiava di Pil stratosferici, di neo-boom simil Anni Cinquanta, di motore-impresa, e si demonizzavano i lacci e i lacciuoli vetero-statalisti osannando il libero mercato supremo.
Strapotere delle oligarchie  bancarie? Non pervenuto.
Compensi immorali dei managers corporativisti? Non pervenuti.
Critiche al moloch della finanza? Non pervenute.
Critiche alla politica folle della Banca Centrale Europea? Non pervenute.
Sono passati sei mesi, dicevamo. Qualche giorno fa si è consumato un evento “rivoluzionario” a Downing Street: il governo di Gordon Brown, semicoperto dai calcinacci dei prodotti finanziari malamente strutturati, ha deciso di procedere ad una nazionalizzazione “parziale” di otto importantissimi istituti bancarii: Abbey, Barclays, Hbos, Hsbc, Lloyds TSB, Royal bank of Scotland,Standard Charter e Nationwide.  
“Soldi buttati”, dicono alcuni esponenti della sinistra laburista, "lo Stato non riuscirà ad esercitare un controllo reale”, una governance come dicono gli addetti ai lavori. Un prestito a fondo perduto, diciamo noi.
Comunque, il significato simbolico resta forte: il tempio della finanza “libera e bella” per antonomasia, violato da polverosi funzionari di Stato, modernariato oltre-cortina.
Contestualmente ed improvvisamente, le Tv e i quotidiani di mezzo mondo si sono popolati di economisti e pensatori vari, sacerdoti post-litteram del neo-catastrofismo, come per incanto.
Che si sia aperto uno squarcio nel cielo plumbeo, paradossalmente?

Mauro Maggiora
 
Prove tecniche di impunitÓ PDF Stampa E-mail
16 ottobre 2008
 

 
Il decreto Alitalia nascondeva tra le sue voluttuose pieghe una norma che andava a modificare la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942.
Il nuovo emendamento avrebbe sancito che per essere perseguiti penalmente a causa di una mala gestione aziendale fosse necessario che l'impresa si trovasse in stato di definitivo fallimento, e non di semplice insolvenza. Nessuno sembra accorgersi di questo salvacondotto per manager in difficoltà con la giustizia; opposizione – ormai poco più che un fantasma - compresa. Sono tutti troppo concentrati nel tentativo di salvare le banche dal tracollo finanziario, ovviamente a spese dei cittadini.
Se ne è accorta però Milena Gabanelli che confeziona una puntata di Report ad hoc, rovinando la festa all'allegra brigata di Montecitorio. La risonanza dell'ennesima norma canaglia si amplifica così su stampa e media.
Tremonti è costretto ad una imbarazzante recita: o si sarebbe cancellato il provvedimento o si sarebbe dimesso lui. Infine, tutto viene sospeso. L'articolo 7bis in questione avrebbe garantito ai vari Geronzi, Tanzi e Cragnotti di uscire con un facile dribbling dalle “persecuzioni” giudiziarie.
Lo scontro politica-giustizia è alla sua ennesima puntata. Per la politica, la giustizia è uno strumento vessatorio ed una presenza poco gradita, poiché tutte queste norme sono costruite con il chiaro intento di limitare ingerenze negli affari degli amici degli amici. Un nuovo scossone come quello di Tangentopoli è una preoccupazione che non vogliono più avere. Historia magistra vitae, a volte.  
Dopo il lodo Alfano, la corsa all'immunità è aperta a tutti. Immunità e impunità sembrano ormai acquisire lo stesso significato, questo è il grande e terrificante potere dello strumento politico. Dovrebbe spaventare il solo pensiero che esistano questo tipo di intenzioni, degne di un sistema come quello italiano. Questa è una pratica perversa: sperano forse che prima o poi tutti si possano così abituare anche a peggiori derive istituzionali.
George Orwell classificava tale modus operandi come bipensiero: ovvero la pratica utilizzata dai governi totalitari per controllare la realtà modificando presente e passato. Per arrivare a sostenere un'idea e poco dopo il suo esatto opposto. I romani, invece, utilizzavano la damnatio memoriae: l'uso per cui qualsiasi memoria storica dei nemici di Roma venisse cancellata per sempre. Condanna che molti oggi ancora meriterebbero, in quanto nemici della nostra Repubblica.  

Antonello Molella
 
Sto pensando di ritirare i miei soldi dalla banca. E voi? PDF Stampa E-mail

13 ottobre 2008

 
Mercato impazzito PDF Stampa E-mail
11 ottobre 2008
 

Il mondo sta cambiando. O meglio, ora si cominciano a vedere oggi i segni visibili ed inequivocabili di questo cambiamento cominciato tanto tempo fa. Forse un paio di secoli fa. Secoli che sono passati veloci come una schioppettata.
Fa quasi ridere che di questo cambiamento si legga soprattutto sui giornali economici. Ovviamente gli oracoli del «turbomercato» e della crescita «sempre e comunque» non ammetteranno mai il fallimento del loro modello. Ma l'accuratezza delle loro analisi, l'onestà intellettuale di molti, nonché la possibilità di sovrapporre e di assemblare i mille scenari tracciati in queste ultime settimane ci restituiscono un quadro chiaro della situazione.
Nel mondo e specie negli Usa e nel Regno Unito si è assistito ad una serie di nazionalizzazioni senza precedenti. Da sole queste distruggono il mito del capitalismo liberista, che si è rivelato per quello che è: un sistema di relazioni industriali e finanziarie nel quale le elites politiche, economiche, sociali e malavitose sono permeabili ed interscambiabili non solo tra di loro ma anche tra Stato e mercato. La differenziazione da manuale, Stato, mercato, individuo, società, si è rivelata una bufala. Comunismo, capitalismo le due facce dell'industrialismo sono state offuscate per sempre. Ora tocca allo stesso industrialismo, che è ingoiato dalla finanza fuori controllo.
Poi ci sono gli uomini. In seno agli equilibri tra la gente ed i popoli esistono solo individui o gruppi di individui con maggiore o minore potere; maggiori o minori risorse. Fine. Chi sta in cima comanda, spesso malissimo, chi sta in basso subisce. È la storia dell'umanità. Cambiano le strutture o le sovrastrutture attraverso le quali il potere si declina, ma non cambia mai la struttura del potere. Cambiano i musicanti ma mai la musica.
La sfiga, la fortuna, o la novità, di questo inizio di millennio però stanno da un'altra parte. Per la prima volta nella storia dell'umanità abbiamo la possibilità di autodistruggerci tutti quanti, o quasi, grazie ad una bella guerra termonucleare, magari scatenata da qualche stato isterico perché non ha più le risorse per assecondare i consumi folli e idioti cui si era abituato dopo la fine della II Guerra Mondiale. Per la prima volta nella storia del pianeta c'è una specie che è in grado di alterarne profondamente la tenuta a scapito delle altre specie.
Per anni, forse decenni, le persone che hanno tentano di capire le storture della modernità hanno cercato di identificare alcuni responsabili degli scompensi della nostra storia nonché degli scompensi di questi ultimi velocissimi anni. Le religioni, i militari, i capitalisti, i comunisti, i banchieri. Talvolta la ricerca dei colpevoli ci ha portato verso alcune etnie o popoli: gli ebrei, gli slavi, gli albanesi, gli americani, i russi e tanti altri (pure gli alieni). Difficilmente si è giunti a una conclusione univoca, forse perché non c'è. Spesso le conclusioni sono state deliranti.
C'è però un fatto. Fino a qualche anno fa la lobby dei grandi banchieri internazionali, ovvero quella dei signori del signoraggio, veniva identificata come la guglia di quella cupola che attanaglia mezzo mondo dai tempi della rivoluzione industriale. Ammesso che ciò sia vero questa circostanza non è più storica. I padroni del vapore hanno creato un moloch inumano che vive una vita propria. È una somma di algoritmi e programmi per computer che alligna negli elaboratori di borsa. Un moloch che sta massacrando l'economia virtuale e quella reale grazie all'effetto cumulativo di scommesse e controscommesse sugli indici finanziari effettuate ad una velocità folle nel ciberspazio delle piazze finanziarie globalizzate. Ormai nemmeno i banchieri sanno esattamente dove andrà a sbattere questo treno costruito senza cabina di comando. Rispetto a quanto descritto non so se ci siano delle soluzioni da prospettare. Io oggi non sono in grado di dire alcunché. So però che Massimo Fini e Michael Hudson di questa sorta di moloch parlano da almeno vent'anni: un giornalista italiano e un economista americano con il pallino della storia. Chissà se i due si conoscono.

Marco Milioni
 
Carfagna liberticida PDF Stampa E-mail

10 ottobre 2008

  

Il progetto di legge del ministro Carfagna che intende punire con l'arresto la prostituzione da strada, sia per chi la pratica che per chi ne usufruisce, in nome dell'ordine pubblico, del decoro, della decenza, del rispetto della "dignità della donna" e della protezione dei bambini da spettacoli poco edificanti, è ipocrita e iniquo da qualsiasi punto di vista lo si guardi e lo si consideri.
Ma quale decoro, quale decenza, quale "dignità della donna", quali bambini (alle strette si riscoprono, improvvisamente, anche i bambini) quando le nostre pubblicità e le nostre tv sono piene zeppe di donne che vendono il loro corpo sia pur in senso voyeuristico (ma questo può accadere anche nel rapporto mercenario vero e proprio se il cliente si limita a guardare) e non sono, per questo, considerate delle prostitute, ma anzi ammirate?
In realtà il progetto Carfagna va a colpire l'anello debole della prostituzione, quella degli sfigati, donne e uomini che siano, ma si guarda bene dal toccare quella di lusso, delle escort e dei loro facoltosi e famosi clienti, né, tantomeno, quella più subdola ma ben più ripugnante di chi prostituisce una ragazza in cambio di un ruolo, una parte, una particina in una fiction (che è, forse, l'unica, vera ipotesi di reato perché in questo caso si ledono i diritti di terzi - ragazze più meritevoli ma meno disinvolte - o, quando c'è di mezzo un ente di Stato, come la Rai, si spendono denari pubblici per fini squisitamente privati). Inoltre il progetto Carfagna , che nel clima di imperante femminismo sembra considerare la prostituta sempre e solo una vittima e voler criminalizzare soprattutto i clienti, i veri maiali della situazione, non tiene conto che vi sono persone, anziani, handicappati, impediti di vario tipo, che non hanno alternative per dare uno sfogo alla propria sessualità e che un po' di attività sessuale fa bene alla loro salute, fisica e psichica.
Naturalmente è fuori discussione che vanno perseguiti, come reati, il racket e la prostituzione minorile. Ma il racket può esercitarsi in strada come negli appartamenti, in quanto alla prostituzione minorile è più facile individuare quella da strada, perché si può sempre chiedere a una ragazza o a un ragazzo la carta d'identità, mentre nelle case tutto si svolge al coperto. Ma per questi reati esistono già le leggi e basterebbe applicarle senza che ci sia bisogno del progetto liberticida del ministro Carfagna . In uno Stato liberale infatti ognuno è libero di fare ciò che vuole nella misura in cui non nuoce agli altri e quindi anche di vendere il proprio corpo e la propria dignità a chi, umiliandosi a sua volta, abbia voglia di comprarli. Nello pseudoliberalismo in voga oggi pare invece che esista una sola libertà senza limiti, quella economica (con i bei risultati che stiamo vedendo), mentre tutte le altre sono sottoposte a divieti a sempre più coercitivi che però valgono solo per i poveri e i poveracci che adesso non sono nemmeno più liberi di andare a puttane (che è una cosa che, già da sola, fa venire voglia di rovesciare il tavolo: se ho i soldi mi faccio recapitare una escort in alberto, senza correre alcun rischio e senza infrangere alcuna legge, se non li ho vado in galera).
Invece in un regime talebano, coerentemente con le sue promesse, la prostituzione sarebbe punita ovunque, in strada, in casa, in albergo, in qualsiasi sua forma e per tutti. Se fosse applicato da noi ci sarebbe da divertirsi, perché si vedrebbero molti personaggi illustri, e magari anche alcuni di coloro che oggi vogliono impedire, con cipiglio severo e moralista, la prostituzione da strada, finire in gattabuia. E senza la copertura del "lodo Alfano".


Massimo Fini


Il Gazzettino 10 ottobre 2008
 
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