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Sto pensando di ritirare i miei soldi dalla banca. E voi? PDF Stampa E-mail

13 ottobre 2008

 
Mercato impazzito PDF Stampa E-mail
11 ottobre 2008
 

Il mondo sta cambiando. O meglio, ora si cominciano a vedere oggi i segni visibili ed inequivocabili di questo cambiamento cominciato tanto tempo fa. Forse un paio di secoli fa. Secoli che sono passati veloci come una schioppettata.
Fa quasi ridere che di questo cambiamento si legga soprattutto sui giornali economici. Ovviamente gli oracoli del «turbomercato» e della crescita «sempre e comunque» non ammetteranno mai il fallimento del loro modello. Ma l'accuratezza delle loro analisi, l'onestà intellettuale di molti, nonché la possibilità di sovrapporre e di assemblare i mille scenari tracciati in queste ultime settimane ci restituiscono un quadro chiaro della situazione.
Nel mondo e specie negli Usa e nel Regno Unito si è assistito ad una serie di nazionalizzazioni senza precedenti. Da sole queste distruggono il mito del capitalismo liberista, che si è rivelato per quello che è: un sistema di relazioni industriali e finanziarie nel quale le elites politiche, economiche, sociali e malavitose sono permeabili ed interscambiabili non solo tra di loro ma anche tra Stato e mercato. La differenziazione da manuale, Stato, mercato, individuo, società, si è rivelata una bufala. Comunismo, capitalismo le due facce dell'industrialismo sono state offuscate per sempre. Ora tocca allo stesso industrialismo, che è ingoiato dalla finanza fuori controllo.
Poi ci sono gli uomini. In seno agli equilibri tra la gente ed i popoli esistono solo individui o gruppi di individui con maggiore o minore potere; maggiori o minori risorse. Fine. Chi sta in cima comanda, spesso malissimo, chi sta in basso subisce. È la storia dell'umanità. Cambiano le strutture o le sovrastrutture attraverso le quali il potere si declina, ma non cambia mai la struttura del potere. Cambiano i musicanti ma mai la musica.
La sfiga, la fortuna, o la novità, di questo inizio di millennio però stanno da un'altra parte. Per la prima volta nella storia dell'umanità abbiamo la possibilità di autodistruggerci tutti quanti, o quasi, grazie ad una bella guerra termonucleare, magari scatenata da qualche stato isterico perché non ha più le risorse per assecondare i consumi folli e idioti cui si era abituato dopo la fine della II Guerra Mondiale. Per la prima volta nella storia del pianeta c'è una specie che è in grado di alterarne profondamente la tenuta a scapito delle altre specie.
Per anni, forse decenni, le persone che hanno tentano di capire le storture della modernità hanno cercato di identificare alcuni responsabili degli scompensi della nostra storia nonché degli scompensi di questi ultimi velocissimi anni. Le religioni, i militari, i capitalisti, i comunisti, i banchieri. Talvolta la ricerca dei colpevoli ci ha portato verso alcune etnie o popoli: gli ebrei, gli slavi, gli albanesi, gli americani, i russi e tanti altri (pure gli alieni). Difficilmente si è giunti a una conclusione univoca, forse perché non c'è. Spesso le conclusioni sono state deliranti.
C'è però un fatto. Fino a qualche anno fa la lobby dei grandi banchieri internazionali, ovvero quella dei signori del signoraggio, veniva identificata come la guglia di quella cupola che attanaglia mezzo mondo dai tempi della rivoluzione industriale. Ammesso che ciò sia vero questa circostanza non è più storica. I padroni del vapore hanno creato un moloch inumano che vive una vita propria. È una somma di algoritmi e programmi per computer che alligna negli elaboratori di borsa. Un moloch che sta massacrando l'economia virtuale e quella reale grazie all'effetto cumulativo di scommesse e controscommesse sugli indici finanziari effettuate ad una velocità folle nel ciberspazio delle piazze finanziarie globalizzate. Ormai nemmeno i banchieri sanno esattamente dove andrà a sbattere questo treno costruito senza cabina di comando. Rispetto a quanto descritto non so se ci siano delle soluzioni da prospettare. Io oggi non sono in grado di dire alcunché. So però che Massimo Fini e Michael Hudson di questa sorta di moloch parlano da almeno vent'anni: un giornalista italiano e un economista americano con il pallino della storia. Chissà se i due si conoscono.

Marco Milioni
 
Carfagna liberticida PDF Stampa E-mail

10 ottobre 2008

  

Il progetto di legge del ministro Carfagna che intende punire con l'arresto la prostituzione da strada, sia per chi la pratica che per chi ne usufruisce, in nome dell'ordine pubblico, del decoro, della decenza, del rispetto della "dignità della donna" e della protezione dei bambini da spettacoli poco edificanti, è ipocrita e iniquo da qualsiasi punto di vista lo si guardi e lo si consideri.
Ma quale decoro, quale decenza, quale "dignità della donna", quali bambini (alle strette si riscoprono, improvvisamente, anche i bambini) quando le nostre pubblicità e le nostre tv sono piene zeppe di donne che vendono il loro corpo sia pur in senso voyeuristico (ma questo può accadere anche nel rapporto mercenario vero e proprio se il cliente si limita a guardare) e non sono, per questo, considerate delle prostitute, ma anzi ammirate?
In realtà il progetto Carfagna va a colpire l'anello debole della prostituzione, quella degli sfigati, donne e uomini che siano, ma si guarda bene dal toccare quella di lusso, delle escort e dei loro facoltosi e famosi clienti, né, tantomeno, quella più subdola ma ben più ripugnante di chi prostituisce una ragazza in cambio di un ruolo, una parte, una particina in una fiction (che è, forse, l'unica, vera ipotesi di reato perché in questo caso si ledono i diritti di terzi - ragazze più meritevoli ma meno disinvolte - o, quando c'è di mezzo un ente di Stato, come la Rai, si spendono denari pubblici per fini squisitamente privati). Inoltre il progetto Carfagna , che nel clima di imperante femminismo sembra considerare la prostituta sempre e solo una vittima e voler criminalizzare soprattutto i clienti, i veri maiali della situazione, non tiene conto che vi sono persone, anziani, handicappati, impediti di vario tipo, che non hanno alternative per dare uno sfogo alla propria sessualità e che un po' di attività sessuale fa bene alla loro salute, fisica e psichica.
Naturalmente è fuori discussione che vanno perseguiti, come reati, il racket e la prostituzione minorile. Ma il racket può esercitarsi in strada come negli appartamenti, in quanto alla prostituzione minorile è più facile individuare quella da strada, perché si può sempre chiedere a una ragazza o a un ragazzo la carta d'identità, mentre nelle case tutto si svolge al coperto. Ma per questi reati esistono già le leggi e basterebbe applicarle senza che ci sia bisogno del progetto liberticida del ministro Carfagna . In uno Stato liberale infatti ognuno è libero di fare ciò che vuole nella misura in cui non nuoce agli altri e quindi anche di vendere il proprio corpo e la propria dignità a chi, umiliandosi a sua volta, abbia voglia di comprarli. Nello pseudoliberalismo in voga oggi pare invece che esista una sola libertà senza limiti, quella economica (con i bei risultati che stiamo vedendo), mentre tutte le altre sono sottoposte a divieti a sempre più coercitivi che però valgono solo per i poveri e i poveracci che adesso non sono nemmeno più liberi di andare a puttane (che è una cosa che, già da sola, fa venire voglia di rovesciare il tavolo: se ho i soldi mi faccio recapitare una escort in alberto, senza correre alcun rischio e senza infrangere alcuna legge, se non li ho vado in galera).
Invece in un regime talebano, coerentemente con le sue promesse, la prostituzione sarebbe punita ovunque, in strada, in casa, in albergo, in qualsiasi sua forma e per tutti. Se fosse applicato da noi ci sarebbe da divertirsi, perché si vedrebbero molti personaggi illustri, e magari anche alcuni di coloro che oggi vogliono impedire, con cipiglio severo e moralista, la prostituzione da strada, finire in gattabuia. E senza la copertura del "lodo Alfano".


Massimo Fini


Il Gazzettino 10 ottobre 2008
 
Dal Molin, prova di democrazia diretta PDF Stampa E-mail
5 ottobre 2008

 
Oggi sono andato a votare contro la nuova base americana nella mia città, Vicenza. E' un referendum autogestito, senza nessun valore istituzionale. Ma dal grande valore politico.
L'altro giorno, infatti, con una sentenza tutta politica il Consiglio di Stato ha bloccato, dichiarandola illegittima, la consultazione indetta dal Comune (sindaco Achille Variati, democristiano di lungo corso oggi esponente del Pd). Le motivazioni sono giuridicamente puerili: il voto sarebbe "inutile" perchè l'area demaniale dell'aeroporto vicentino non è in vendita, e quindi la richiesta comunale se volere o meno acquistarla sarebbe un "auspicio irrealizzabile". Insomma, chiedere il parere dei cittadini non sarebbe "utile". Ma allora, domando, quante decisioni prese dalla nostra classe politica fottendosene della volontà della gente dovrebbero essere considerate inutili, scriteriate, autoreferenziali o a esclusivo vantaggio dei soliti noti amici dell'industria e della finanza?
E' vero, il governo Berlusconi, tappetino degli Usa quanto il precedente retto da Prodi, non intende cedere l'area. Perciò Variati sa benissimo di aver inscenato una prova di democrazia diretta dagli effetti nulli. Ma al di là del tornaconto locale del borgomastro, lucido nel voler scaricarsi di dosso la responsabilità della colonizzazione americana, quello di oggi è un segnale importante. I cittadini si ribellano al diktat di uno Stato padrone e si riappropriano da sè del diritto ad autodeterminarsi. Non è abbastanza per scongiurare l'invasione di soldati del Pentagono, ma non è neppure poco.
E' quanto ci è dato di fare in questo regime chiamato "democrazia rappresentativa". Arrivato ad eliminare persino la possibilità di far esprimere a una comunità il proprio pensiero sulla militarizzazione coatta a esclusivo vantaggio di un Impero straniero che usa la nostra penisola come portaerei per le sue guerre e i suoi disegni di potenza.
Oggi non c'è democrazia diretta, ma solo un suo embrione. Ma è importante che si cominci a capire che solo facendosi da sè la propria politica di autonomia, i cittadini riconquisteranno la libertà azzerata dai sancta sanctorum del sistema "rappresentativo".
No al Dal Molin. No alla falsa democrazia. No al regime.

Alessio Mannino 
 
A2A, la nuova Impregilo PDF Stampa E-mail

3 ottobre 2008

Silvio Berlusconi un paio di giorni fa, durante l’ultima sua visita a Napoli, ha annunciato che la multiutility lombarda A2A si è aggiudicata la gara per la gestione del megainceneritore di Acerra, subentrando in questo modo alla multinazionale Impregilo che aveva iniziato la costruzione dell’impianto (http://ilcorrosivo.blogspot.com/2008/03/impregilo-dai-rifiuti-di-napoli-al.html).
A2A è una società per azioni con sede a Brescia, nata lo scorso mese di gennaio 2008 dalla fusione fra ASM Brescia (che già gestisce il fallimentare megainceneritore della città lombarda) AEM Milano e AMSA, impegnata quest’ultima nella gestione dei rifiuti di Milano e provincia.
A2A, controllata da un patto di sindacato stipulato tra i comuni di Milano, Brescia e Bergamo, possiede partecipazioni in Edison, accanto a grandi gruppi bancari ed al colosso francese EDF, in Edipower (che produce oltre il 7% dell’energia consumata in Italia) accanto alla stessa Edison e ad Iride, multiutility nata dalla fusione fra AEM Torino e AMGA Genova, in Endesa, colosso spagnolo dell’energia, nella società energetica svizzera Atel Holding AG e nel gruppo francese Gaz de France che è impegnato nella progettazione del rigassificatore di Porto Recanati.
Il Presidente del Consiglio dopo avere fatto gli auguri a Giuliano Zuccoli, manager di A2A, che presto andrà in Campania con i propri tecnici per “capire la situazione”, ha assicurato che la gestione dell’inceneritore non costerà nulla ai cittadini campani in quanto sarà ammortizzata dalla produzione energetica dell’impianto e dai contributi cip6, la cui applicazione è prevista anche per tutti gli altri cinque inceneritori (per tre dei quali è già in corso la procedura di gara) che verranno costruiti nella regione.
Senza dubbio proprio il regalo dei contributi cip6 costituisce l’unico motivo per cui A2A ha deciso di cimentarsi nell’impresa con la prospettiva di costruire ottimi profitti, dal momento che in mancanza di tali contributi il conto economico di qualunque megainceneritore italiano risulterebbe pesantemente negativo.
I contributi cip6, nati per sovvenzionare le energie rinnovabili ed estesi in maniera fraudolenta a quelle “assimilate” fra le quali proprio l’incenerimento, ed oggetto per questo di numerosi procedimenti d’infrazione e messi in mora del nostro Paese da parte dell’Unione Europea, vengono però pagati sotto forma di una maggiorazione di circa il 7% delle bollette dell’energia da tutti i cittadini italiani, compresi quelli campani ai quali, secondo le parole di Berlusconi, la gestione del megainceneritore di Acerra non costerà nulla.
Il forno inceneritore di Acerra purtroppo costerà molto ai cittadini campani e non solamente in termini economici, ma anche e soprattutto sotto forma di emissioni di polveri sottili e nanopolveri, diossine, idrocarburi policiclici, arsenico, berillio, cadmio, cromo, nickel, mercurio e molte altre fra le oltre 250 sostanze chimiche nocive emesse in atmosfera da impianti di questo genere. Costerà in termini di salute incrementando l’incidenza delle patologie tumorali, già oggi altissima in quello che viene definito come “il triangolo della morte”.
Senza dubbio un ottimo affare per A2A che già costruisce profitti miliardari nel Nord Italia, “avvelenando” milioni di persone, ma un pessimo affare per i cittadini campani costretti a pagare due volte un prezzo davvero tropo caro.

Marco Cedolin
 
Iran da vicino/1 PDF Stampa E-mail
2 ottobre 2008
 

 
Mentre il quotidiano inglese “Guardian” svela il piano israeliano che prevedeva il bombardamento di alcuni presunti siti nucleari iraniani, poi bloccato in extremis da Bush per timore di un contraccolpo del mercato finanziario ed economico (mortale per le esangui condizioni dello zio Sam) e mentre il tronfio Frattini in feluca pontifica da New York su possibili sanzioni settoriali, la demonizzazione strumentale contro l'Iran non conosce sosta.
L'iconografia mediatica è rozzamente minimale: Iran, paese di mozzateste, di fanatici integralisti pronti ad incenerire ebrei dopo aver cavato l'oro dai loro denti. Addirittura paese arabo, dove stranamente prosperò la civiltà persiana.
Un'immagine un po' più seria del paese iraniano ce la fornisce Antonello Sacchetti, autore de “I ragazzi di Teheran”, descrizione della gioventù iraniana inconsueta per i nostri standard minimali di approfondimento.
Un paese in cui  emerge prepotentemente un dualismo, la  linea governativa e la società civile. Una società curiosa, colta, aperta, soprattutto nelle grandi città.
Una repressione governativa reale, certo, ma schizofrenica e a corrente alternata, così la definisce Sacchetti. Che lascia ampi margini alla libertà d'informazione e di espressione anche attraverso il web e le tv satellitari fino al limite impensabile: la messa in discussione del principio base della Repubblica Islamica, il velayat e-faqih, “governo del giureconsulto”. Per poi, improvvisamente, chiudersi come una trappola per topi con reazioni d'indubbia ferocia.
Un paese che "stranamente" conosce aspetti di degrado tipicamente occidentali come la diffusione di eroina e crack, che sembrerebbero impensabili nel Paese dei guardiani della rivoluzione islamista.
Un paese dove  il 65% degli studenti universitari è di sesso femminile.
Ma, soprattutto e sorprendentemente, un paese dove vige la libertà di culto, una vera eresia per i nostri stereotipi più incancreniti.
Libertà di culto garantita dalla Costituzione, con la piu' grande comunità ebraica del Medio Oriente (dopo Israele, ovviamente): 30.000 persone.
Poi cattolici, cristiani di varia confessione e zoroastriani. A Teheran si contano ben 4 chiese cattoliche .
A Eshafan il ministero dei Beni culturali iraniano, in collaborazione con il Vaticano e un'associazione culturale, sta provvedendo al restauro di una bellissima chiesa armena.
Anche questo è l'Iran, nemico dell'umanità, sordido e levantino produttore di uranio arricchito.
Un plauso a tutti coloro che provvedono alla distruzione del nemico ideale, impersonale e all'ombra dalla ragione.
Il miglior antidoto all'export di civiltà e democrazia.

Mauro Maggiora
 
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