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Zerismo/1 PDF Stampa E-mail
26 novembre 2008
 
 
 
Non è questione secondaria la definizione di una nuova ideologia o, meglio, visione del mondo. E’ addirittura essenziale, e la stessa esistenza di Movimento Zero sarebbe poco utile se la questione, nel modo e nei tempi giusti, non venisse definita. Zerismo deve suonare come romanticismo e futurismo, solo per fare due esempi. Lo Zerismo dovrà diventare un modo di concepire se stessi e la realtà che ci circonda. Il percorso è impegnativo ma inevitabile. Non è sostenibile dal pianeta e dall’uomo il destino perverso e tossico che elite oscure hanno disegnato per tutti noi. Qualcuno dovrà sbarrare loro la strada. E costoro, gli svegli ed i risvegliati, dovranno avere una chiara idea del mondo e dei valori che sentono primari, esattamente come ce l’hanno coloro che questo mondo stanno distruggendo.
Intorno allo Zerismo dovranno coagularsi coloro che per “intimo sentire” avvertono come estraneo il mondo concepito secondo i disvalori tecnico-economici e materialistici. In fondo al cuore di esseri dotati di sangue celeste vi è una luce che non può essere spenta. Ad essi dobbiamo parlare e da questi dobbiamo essere riconosciuti come portatori di un nuovo-antico pensiero. L’uomo eroe , guerriero, sacerdote, pater familias, conoscitore di un’arte (mestiere), che si concepisce come parte di un disegno cosmico di bellezza e meraviglia, rappresentato dalla natura e dalle forma viventi. Da contrapporsi all’homo economicus, l’ipnotizzato ed inconsapevole cittadino dell’occidente, illuso di essere libero grazie alla democrazia; cianciante di diritti civili, volontariato, associazionismo, partecipazione, società civile.  
Chiuso tra ideali di realizzazione apparentemente diversi tra loro, ma in realtà figli di un unico disegno di controllo della psiche: dal possesso e dall’accumulo finanziario agli ideali di consumi equi e solidali. Gli orizzonti materialisti ed atei hanno corroso ormai anche quel poco di spirituale che le religioni ufficiali rappresentano, a dimostrazione che nulla che abbia rilevanza nel tempo attuale potrà aprire le porte di una nuova epoca. Ma il nuovo, il giusto, non possono muovere i primi passi partendo da un terreno infettato di modernità, e l’antimodernità non può essere una critica della “misura” della modernità.
Il passato non torna, ma la pianta nasce sempre identica ad una pianta precedente, e quando essa cresce storta è nel passato “normale” che si deve cercare il modello della normalità, del ripristino. L’eccezione, la deformità temporanea, ovvero l’attuale società cancerogeno-radioattiva, dovrà essere considerata una deviazione dalla normalità. Lo splendore dell’uomo non può essere infantilmente ricercato nel futuro e nel nuovo che non esiste. Lo si deve auspicare per il futuro, ovviamente, ma i disegni giacobini e marxisti ci dovrebbero aver ben fatto comprendere quanto sia pericoloso e perverso immaginare un mondo nuovo contro la natura e le leggi del buon senso e della conoscenza cosmica.
Il “mondo nuovo” è appunto quello che viviamo oggi, il mondo legato alla tecnica, alla scoperta scientifica, all’invenzione; nuovo appunto perché inventato. L’ateismo, il materialismo, il pacifismo, l’egualitarismo scientista e tecnologico, con l’aggregato discendente di evoluzionismo e psicanalisi, relativismo e positivismo, sopravvivono in maniera manifesta o sottile nelle coscienze e nelle cellule cerebrali di ognuno di noi. Essi sono i pilastri della modernità, ne perpetuano il demonico disegno di distruzione perché è da questo substrato che, anche inconsapevolmente, hanno avuto origine i soli movimenti che ne avrebbero potuto ostruire il cammino. Elogiare la guerra, ovvero il rischio, la contrapposizione, la sfida, il coraggio, la lotta estrema per i propri ideali. Distruggere la ragione, ovvero il materialismo, il positivismo ed ogni loro nefasto sottoprodotto. Svelare l’inganno della democrazia, la finta libertà, la gabbia di parole vuote che accerchia la mente degli uomini d’occidente. Lo Zerismo può partire da qui e con questo spirito tenere uniti, sotto gli auspici di Giano che guarda al passato ed al futuro, il mondo antico degli uomini felici e quello futuro degli uomini ritrovati. Se lo Zerismo sarà il fiume che travolgerà l’onda di petrolio che uccide e paluda, o solo un affluente del grande serpente d’acque bianche che chiuderà un’era e ne aprirà un’altra, io non posso saperlo. So soltanto che qualcuno dovrà attrezzarsi per questo ruolo e questo scopo. Non vedo nessun altro in giro. E non rimane molto tempo. Cominciamo noi.

Marco Francesco De Marco
 
Lussuriosi comunisti PDF Stampa E-mail
26 novembre 2008
 
 
Rassegnatisi alla dittatura del mercato, i comunisti in cachemire si sono convertiti alla dittatura dell'auditel. Vladimiro Guadagno, il trans in arte Vladimir Luxuria, trombato (o trombata) senza godimento alle ultime elezioni, ha vinto quelle dell'Isola dei Famosi. Rifondazione Comunista, scomparsa dal parlamento assieme ai compagni di Diliberto e ai Verdi pistacchio di Pecoraro Scanio, si è presa la sua rivincita. Donna Bertinotti si è commossa, il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, l'ha paragonata a Obama, il segretario del partito Paolo Ferrero vuole candidarla alle europee. E tutta la grande stampa italiana si è accodata nell'esaltare o nel ridicolizzare il televoto del reality con foglia di fico "progressista".
A noi non frega assolutamente niente. Ma qualche riga la scriviamo comunque solo per ricordare a quanti, fra gerarchetti e adepti dei partiti, cianciano di  "politica", di "valori", di "etica", di "democrazia". Questa è la politica italiana, specchio della televisione: baruffe sul nulla, spiate, gossip, voyeurismo. Questi sono i valori: la visibilità ottenuta con tutti i mezzi, dando spettacolo di sè fino agli estremi orifizi. Questa l'etica: non averne alcuna, l'importante è il voto (anche televisivo e premiato, come sempre, da un premio in denaro). Questa la democrazia: uno show in cui ognuno è personaggio da commedia, un anno nel ruolo di politico, l'altro in quello di saltimbanco del piccolo schermo.
Fortuna che qualche comunista con un po' di sale in zucca è rimasto. Come Norma Rangeri, che sul Manifesto di oggi scriveva: "Non c'è bisogno di scomodare i sacri testi (le note di Giorgio Agamben a «I commentari della società dello spettacolo» di Debord) per convincersi di come «nella piccola borghesia planetaria, nella cui forma lo spettacolo ha realizzato parodisticamente il progetto marxiano di una società senza classi, le diverse identità che hanno segnato la tragicommedia della storia universale, stanno esposte e raccolte in una fantasmagorica vacuità». Gli italiani stanno vivendo da quasi un ventennio l'egemonia sociale, prima ancora che elettorale, di un berlusconismo, che riceve sempre nuove conferme da una classe politica di sinistra affollata di uomini, donne e transessuali convinti di cavalcare una tigre che se li è già mangiati. (...) La povera Luxuria (in senso lato vista la sontuosa vincita) è entrata nello show come un volantino stampato («parlerò di problemi sociali e politici»), e ne è uscita come una donnetta da ballatoio. Il massimo della popolarità lo ha infatti raggiunto con la spiata di un flirt tra una bella argentina (Belen Rodriguez) e un rubacuori del jet-set (Rossano Rubicondi), marito di Ivana Trump".
La sinistra è morta. Le è rimasta solo la lussuria del tubo catodico.

Alessio Mannino
 
Decrescita: dibattito fra Fini e Pallante PDF Stampa E-mail
24 novembre 2008
 
 
L'ambientalismo-tampone PDF Stampa E-mail
24 novembre 2008
 

 
Il nuovo presidente Usa, Barack Obama, ha dichiarato di voler mettere fine entro dieci anni alla dipendenza dall’oro nero, coprire con le fonti rinnovabili il 10% del fabbisogno americano entro quattro anni, introdurre nuove tasse per le compagnie petrolifere e ridurre del 15% dei consumi di elettricità. Anche l’Unione Europea dovrebbe approvare entro l'anno un piano comune, che prevede la riduzione delle emissioni di Co2 del 20% secondo il protocollo di Kyoto e fino al 30% a partire dal 2013. Traguardi ambiziosi  e importanti che cercano di contrastare la piaga sempre più grande del cambiamento climatico.
Da Kyoto in poi quasi tutti i governi del mondo, in maniera più o meno di facciata e strumentale, sono diventati paladini della salute del Pianeta, mettendo in atto ogni possibile misura per "ridurre l'inquinamento", quasi sempre parziale e improvvisata.
Amanti dell'ambiente ma non fino al punto di dover sacrificare ad esso la produttività del sistema industriale. Come ci insegna il governo italiano, secondo cui, con la crisi finanziaria in atto, non è il momento di "fare i Don Chisciotte" con obbiettivi che rischiano di danneggiare le imprese. A parte la scandalosa miopia italiana che minaccia di far saltare il tutto, è lodevole l'impegno di Europa e Usa in questa direzione; benchè resta il fatto che si tratta sempre e comunque di interventi parziali e approsimativi per salvare il salvabile di di fronte a un disastro annunciato, quello ambientale, senza interrogarsi  minimamente sulle sue cause.
L'ambiente è diventato un malato in condizioni disperate che si cerca di curare in tutti i modi, senza però rimuovere la causa originaria. Vale a a dire che la Terra non è più in grado di sostenere i ritmi e i tempi di un modello economico basato sulla crescita economica illimitata. Una crescita votata quasi all'infinito che non si pone limiti nel depredare ogni risorsa naturale per perpetuare se stessa. Governanti, economisti e potentati economici potranno riempirsi la bocca finchè vogliono di parole come sviluppo sostenibile, politiche energetiche, protocolli di Kyoto, ma se non si comincia a mettere in discussione questo dogma intoccabile i danni al mondo che ci circonda saranno irreparabili. E la qualità della nostra vita definitivamente compromessa.

Marco Ghisolfi
 
Se le vittime invocano il carnefice PDF Stampa E-mail
23 novembre 2008
 

 
Lo dico subito: tira una brutta aria. E non parlo della crisi economica, che deve peraltro ancora produrre i suoi effetti più devastanti, ma della cappa di regime che comincia a calare sulle nostre teste. Lo so: la parola “regime” è una delle più abusate e sfruttate dai burattini dello spettacolo politico e mediatico tutte le volte che vogliono screditare i loro rivali, dimenticandosi che le parole sono pietre e andrebbero ben soppesate prima di essere pronunciate.
Chiarisco allora subito che parlando di “regime” non mi riferisco alla chiusura del Parlamento, all’occupazione del Palazzo della Televisione, alla repressione poliziesca o militare, insomma a tutti i mezzi utilizzati dalle classiche dittature. Il regime di oggi è quello (sedicente) democratico, che negli ultimi tempi sta sperimentando nuove tecniche di repressione del dissenso.
Dai comitati No Tav a quelli No Dal Molin, dagli ultras agli studenti, passando per coloro che in Campania e non solo si sono opposti alla costruzione di inceneritori: eccole le ultime cavie del laboratorio “democratico”. Il metodo è sempre lo stesso. In primo luogo occorre spostare l’attenzione dall’oggetto della contestazione, che si evita accuratamente di approfondire, ai suoi autori; il secondo passaggio è quello di criminalizzare quest’ultimi o comunque considerarli esclusivamente un problema di ordine pubblico, spesso artatamente ingigantito; l’inevitabile conseguenza è quella di invocare e quindi realizzare “leggi speciali” che affrontino l’”emergenza” garantendo la “sicurezza” (tra virgolette abbiamo messo i termini chiave che vengono costantemente evocati come veri e propri mantra in queste situazioni).
Ecco allora le limitazioni alla libertà di movimento, aberrazioni giuridiche come il reato in flagranza differita (un vero e proprio ossimoro), la qualifica di terroristi a chi si rifiuta di vivere in un ambiente contaminato, la schedatura di chi esercita il diritto costituzionale di manifestare liberamente, etc etc.
Tutto ciò è ovviamente gravissimo, ma non è a mio avviso l’aspetto più preoccupante della situazione. Il vero dramma comincia a prender corpo con l’assordante silenzio che accompagna simili provvedimenti. Assordante, perché tanti ne parlano sui giornali e nelle tribune televisive, mille voci si accavallano e si sovrappongono, mille punti di vista si esprimono finendo per elidersi reciprocamente. Alla fine ciò che resta veramente è appunto il silenzio, o al massimo una flebile vocina. Ed è una vocina che dice: “Ma guarda se io devo stare a preoccuparmi di questi disgraziati che fanno a botte nelle strade e a tutta ‘sta gente che ne parla litigando in televisione mentre io faccio fatica ad arrivare alla fine del mese! Ma metteteli in galera tutti!”. Questo è il vero regime: l’intorpidimento delle coscienze se non addirittura l’ottenimento dell’invocazione a che esso si imponga in nome del quieto vivere. Ciò che più dovrebbe colpire osservando coloro che ancora hanno la voglia ed il coraggio di scendere in piazza per far valere i loro diritti, è la solitudine che li circonda. Fatta eccezione per gli strumentali quanto falsi appoggi di determinate parti politiche, costoro rappresentano sempre e solo sé stessi. Sembra ad esempio che lo scempio della Tav sia un problema da lasciare ai valsusini o che l’occupazione militare del nostro Paese da parte di una potenza straniera riguardi solo i vicentini. Le problematiche sollevate faticano ad affermarsi per quello che sono, e cioè delle questioni di principio che ci coinvolgono tutti e finiscono col sembrare delle rivendicazioni corporative e di bottega. L’esasperato individualismo coltivato per decenni dal nostro modello di sviluppo, l’atomizzazione della società perseguita dal sistema economico e politico, produce oggi i suoi effetti. Il Ribelle non è più l’icona di una comunità ma un soggetto “altro”, se non addirittura il fastidioso insetto che turba il nostro grigio tran tran quotidiano: invece di seguirlo, si chiede di schiacciarlo. E quale Stato di polizia può essere più perfetto di quello che viene invocato dalle sue vittime?

Andrea Marcon
 
Uomini? No, androidi PDF Stampa E-mail
23 novembre 2008
 

 
Due scoperte scientifiche recenti mettono in luce come la scienza moderna sia intrisa di pregiudizi destinati a condizionare invevitabilmente la nostra vita: vedere l'uomo come una macchina di cui si possono modificare i pezzi a piacere e il fatto che queste modifiche finiscono inevitabilmente per favorire il mondo dell'economia, molto più che l'uomo nei suoi reali bisogni.
Una casa farmaceutica olandese ha prodotto una pillola contraccettiva che cancella completamente le mestruazioni per le donne. L'utilità non è facile a capirsi: secondo la ditta però «mestruazioni regolari possono significare un rischio per la salute delle donne» (!). Un terzo di loro soffrirebbe infatti di mal di testa, dolori al basso ventre o sbalzi d'umore. Inoltre con questo farmaco esse "risparmierebbero in articoli per l'igiene" (!), non si sentirebbero più disturbate nella sessualità ma soprattutto nelle loro attività quotidiane (il che significa per le donne di oggi poter rendere di più sul lavoro).
Si tenta così di trasformare il ciclo mestruale in una malattia. Senza contare oltretutto che una simile scelta sarebbe un salto nel buio, perchè non si conoscono ancora le possibili conseguenze sulla salute di un simile consumo a lungo termine. Inoltre molte donne percepiscono le mestruazioni come un segno di salute - è la conferma di non essere incinte - e come un segno distintivo del loro corpo rispetto a quello maschile; eliminarle quindi comporterebbe un ulteriore avvicinamento al maschio.
Ma ancora più inquetante è stata una scoperta di ricercatori dell’Università di Milano, che hanno messo a punto una tecnica indolore che prevede l'applicazione sul cuoio capelluto di elettrodi. Questi stimolano il cervello con debolissime correnti elettriche, al fine di eliminare la sensazione di stanchezza e provocare nelle persone sane un incremento della resistenza. Avete capito bene: l'applicazione si riferisce alle persone sane.
La stanchezza è il segnale che il corpo ci dà quando stiamo superando i nostri limiti: se la eliminiamo, non riusciamo più a capire cosa ci fa male e cosa no. Ma secondo i ricercatori l'utilità (chiamiamola così) della loro trovata riguarderebbe lo sport: a differenza del doping, infatti, gli scienziati sostengono che la tecnica non abbia effetti collaterali sulla salute.
Il che è tutto da dimostrare. In ogni caso ci chiediamo in cosa possa consistere il vantaggio di una tale scoperta: forse che qualcuno possa battere qualche record alle olimpiadi? Oppure (meglio) aumentare il ritmo di lavoro senza stancarci? Poter fare più straordinari? O ancora, avere più tempo libero per consumare e spendere senza stress?
La sostanza in ogni caso si è capita: il "sogno" di una umanità di androidi asessuati che si agitano in un mondo divenuto un colossale ipermercato non è poi così lontano.

Massimiliano Viviani
 
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