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La tecnologia ci danneggia? E noi la eliminiamo... PDF Stampa E-mail

1 aprile 2010

Recentemente dopo avere constatato che l'utilizzo di Facebook ha fatto incrementare il numero dei divorzi, l'Egitto, al fine di evitare uno sgretolamento della società islamica, ha deciso di proibirlo. Movimento Zero non prende alcuna posizione nel merito della questione in sè: ogni popolo e ogni cultura fa le sue scelte e ha la sua storia, l'Islam come l'Europa. Tuttavia vede con favore il fatto che un Paese sovrano abbia avuto il coraggio di porre un freno al dilagare della tecnologia e di regolamentarne il suo strapotere. In definitiva noi diciamo "no" a un ingresso indiscriminato della modernità e della tecnologia, e sì a un suo utilizzo ragionato e misurato nel rispetto delle esigenze di un popolo, della sua cultura e delle sue tradizioni. Tecnologia e innovazione devono essere al servizio dell'uomo e non viceversa: esse andrebbero introdotte con parsimonia considerando pesi e contrappesi della loro utilità sociale e individuale, e non indiscriminatamente. Esse devono essere al nostro servizio e non diventare tiranne della nostra vita come invece vorrebbero le élites economiche e finanziarie che ci governano e che sul "divide et impera" fondano il loro potere.

Comunicato di Movimento Zero

 
Libertà, uguaglianza, fraternità: la Rivoluzione Tecnica. PDF Stampa E-mail

di Stefano Di Ludovico

29 marzo 2010

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Tecnica vuol dire libertà. Inventiva, creatività, trasgressione sono le parole d’ordine della Tecnica. Niente conformismo, niente passività: la crescita, il progresso “tecnico” esigono entusiasmo per il cambiamento. La tradizione, gli antichi costumi, i valori di una volta devono essere continuamente messi in discussione: solo la contestazione spiana la strada allo sviluppo tecnico.
Libertà, libertà: tutto è possibile, nulla è proibito. “Se devo, posso”, recitava il vecchio imperativo morale. “Se posso, devo”, recita il nuovo imperativo “tecnico”. La morale è un intralcio: la Tecnica è al di là del bene e del male. Non tollera intrusioni della vecchia morale, dei vecchi valori: è essa a dettare le tavole della nuova legge. E la sua è la legge della libertà assoluta, della libertà illimitata. Ognuno può ascoltare la musica che vuole, indossare gli abiti che preferisce, mangiare le pietanze che gli gustano, aderire alle mode, alle filosofie, ai culti più bizzarri: è la Tecnica stessa a produrre gli oggetti e i gadget necessari a questo pluralismo, a questa diversificazione. La Tecnica vuole menti critiche, aperte, malleabili, libere dai vecchi pregiudizi, dalle antiche certezze, dalle fedi incrollabili. Il mondo è in continuo movimento, in continua trasformazione, in continua fibrillazione: mobilità, flessibilità, liquidità. La ricerca è libera; la scienza è libera: chi si ferma è perduto! Ognuno può e deve cambiare idea, lavoro e moglie ogni tre anni! Più liberi di così… Anche l’amore è libero: manuali di tecniche sessuali e tecniche contraccettive sono a disposizione di tutti. Come pure corsi di tecnica della comunicazione, delle dinamiche di gruppo, di autoconoscenza e consapevolezza del proprio Io: perché anche le relazioni sociali sono libere!
Insomma, la Tecnica ci rende liberi: essa ci mette a disposizione tutto. Talmente liberi, che noi non dobbiamo far niente: essa ha già scelto tutto. Noi dobbiamo solo registrare le sue decisioni, certificare la maggiore efficacia, la migliore funzionalità tra questa o l’altra opzione che essa ha messo in campo. Perché la Tecnica è appunto libera, autonoma, neutra. E la sua neutralità è la nostra neutralità nei suoi confronti. Più diventa autonoma, e più la sua “indifferenza” nei nostri confronti aumenta: possiamo fare quello che ci pare, quello che ci piace, tanto saranno sempre scelte “tecniche”. Ogni novità, ogni cambiamento, saranno un altro mattone, un altro tassello per lo sviluppo del sistema, per la crescita dell’Apparato. Le nostre idee, i nostri gusti e le nostre scelte non implicano altro effetto ed altro significato se non quelli di confermare e far progredire la Tecnica stessa. Perché tra opzioni “tecniche” c’è poco da scegliere: la più efficace non può che imporsi di per sé. L’anticonformismo, la contestazione sono solo spie che segnalano il cattivo uso della Tecnica, le opzioni che non funzionano, il rischio di stagnazione del sistema. Ogni sfida, ogni contesa, ogni contrasto hanno solo natura “tecnica”: ad una potenza tecnica si può opporre solo un’altra potenza tecnica, una tecnica migliore. La Tecnica ci emancipa quindi, dall’etica come dalla politica, emancipandoci alla fine da noi stessi: non più scelte morali, scelte politiche, scelte personali: ci sono solo scelte “tecniche”. E’ l’apoteosi della libertà, l’apoteosi dell’irresponsabilità. C’è qualcuno, la Tecnica, che sceglie per noi: cosa volere di più?

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Diritto di non-voto PDF Stampa E-mail

25 marzo 2010

Nel prossimo week end ci toglieranno - in apparenza - le catene per permetterci di andare a mettere una croce su un pezzo di carta, salvo subito dopo rinchiuderci nella nostra cella di uomini privi di qualunque possibilità di determinare il nostro destino. E' la solita farsa di questa finta democrazia, dove l'unica strada percorribile sembra poter essere solo quella di accodarsi al sistema con l'illusione di una riforma dal suo interno (vero, Grillo?). Movimento Zero continua a proporre un'altra via, senza garantire un'impossibile soluzione dei problemi ma quantomeno la dignità e la coerenza dei veri ribelli: ZERO VOTO!

Comunicato di Movimento Zero

 
Il re nudo PDF Stampa E-mail

22 marzo 2010

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Come sanno coloro che frequentano questo blog, il “fenomeno” Berlusconi, che da anni occupa il 90% del dibattito politico dell'italietta, ci interessa poco o niente. La levatura del personaggio e la sua rilevanza nell'ambito dei meccanismi e dei poteri che ci governano è sostanzialmente pari a zero. Lasciamo quindi ad altri il piacere di sprecare fiumi di inchiostro e di parole per occuparsi del problema del colore della parete di una casa mentre questa, marcia alle fondamenta, sta crollando loro sulla testa.
Tuttavia, anche nella nostra ottica, un profilo di interesse nel fenomeno del berlusconismo, o meglio dell'antiberlusconismo, credo si possa cogliere. Che l'uomo raccolga antipatie tanto diffuse quanto profonde è un fatto notorio. C'è chi dice, a seconda della fazione alla quale si è iscritto, che si tratta di invidia e chi invece parla di legittima avversione nei confronti di un grave pericolo per la democrazia o quantomeno il civile confronto politico.
In quest'ultima posizione comincia ad intravedersi un barlume di verità, ma non nel senso che vorrebbero i sostenitori di siffatta tesi. Forse, partendo da un simile assunto, emerge il tratto saliente di buona parte dell'antiberlusconismo: il Cavaliere ha l'imperdonabile colpa (per noi il merito, per quanto del tutto involontario) di gridare a tutti che il re è nudo. Quello che molti dei suoi detrattori non sopportano, cioè, è che Berlusconi mostra sfacciatamente a tutti che la nostra democrazia è una farsa. Il suo disprezzo per principi basilari del Sistema come la divisione dei poteri e l'uguaglianza davanti alla legge o anche solo la sua demolizione di ogni formalità ed etichetta non è insopportabile perchè distrugge le fondamenta democratiche, ma perchè dimostra che esse sono in realtà solo delle macerie e degli specchietti per le allodole. Un uomo come Andreotti, autore di innumerevoli nefandezze politiche spesso rilevanti anche in sede penale, non ha mai suscitato lo stesso disprezzo del Cavaliere. Come si dice di tutti i democristiani, “loro almeno avevano un minimo di senso dello Stato”. E' vero, “loro” non si sono mai sognati di accusare la magistratura che li incriminava di complotto o di promulgare una legge che li mettesse al riparo dalla giustizia. Sì, si può chiamare questo “senso dello Stato”. Ma si può chiamare anche ipocrita ed intelligente capacità di non far crollare la maschera a copertura dell'inganno.
Il controllo dell'economia sulla politica, la privazione della sovranità monetaria (ad appannaggio delle banche centrali) e persino di quella territoriale (leggasi dominazione americana) sono solo alcuni degli innumerevoli dati che dimostrano che anche nel nostro Paese i princìpi teorici della democrazia non esistevano già prima di Berlusconi. Lo sanno bene anche molti dei suoi avversari, ma ciò nondimeno – anzi, proprio per questo – per loro il Cavaliere è il demonio. Lo è perchè non gli permette più di far finta di niente, di cullarsi nell'illusione ipocrita e artificiosa di vivere in un Sistema fedele e coerente con i suoi principi. Il fatto che invece li calpesti da sempre non gli interessa davvero: l'importante è che non ci sia qualcuno che glielo ricordi di continuo.

Andrea Marcon

 
Modernità inumana PDF Stampa E-mail

di Massimiliano Viviani

18 marzo 2010

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Si tratta di un fatto accaduto cinque anni fa, ma è spunto per riflessioni importanti che vanno molto al di là della mera attualità. Nel 2005 in una casa d'aste londinese furono venduti per oltre 21.000 euro tre quadri dipinti da uno scimpanzè, uno dei quali è riprodotto nella foto qui sopra. Si tratta di alcuni tra le diverse centinaia di quadri dipinti durante gli anni '50 dallo stesso animale sotto la guida dell’antropologo Desmond Morris, che voleva studiare le capacità artistiche e di apprendimento dei primati.
In realtà non ci stupiamo certamente che un antropologo abbia voluto fare questo tipo di esperimenti. La cosa invece che ci fa pensare è che lo stesso Morris si sia accorto di una certa vena artistica dell'animale e che abbia addrittura esposto alcune opere alla fine degli anni '50. Ma in realtà il celebre antropologo non fu il solo a restare meravigliato dalle capacità artistiche dello scimpanzè: molto entusiasmo sorse in diversi ambienti -anche artistici- per la scoperta di presunte inclinazioni creative negli istinti di animali così vicini all'uomo.
Questi eventi ci portano a fare alcune riflessioni. La prima è che il quadro presenta un qualche interesse artistico. Certo è questione di gusti, ma chi bazzica l'arte contemporanea non può negare che sia sostanzialmente in linea con le avanguardie dominanti nel primo dopoguerra (e gli elevati prezzi di vendita lo confermano). Ma a questo punto ci chiediamo: come può un animale avere una simile vena artistica? Si badi bene, non vogliamo tirare in ballo la solita fisima della civiltà moderna di scompigliare qualunque norma, di considerare "superabile" ciò che agli occhi di una persona normale pare una certezza acquisita, di considerare l'onnipotenza di ambiente ed educazione, di democratizzare tutto e di rendere tutto potenzialmente partecipe di tutto, generando un caos senza nome. Questo lo diamo per scontato.
Qui invece ci chiediamo una cosa sola: se gli animali possono dipingere in linea con le avanguardie artistiche del momento (perchè non ci sono solo gli scimpanzè: si cerchi nel web e si troverà che anche i maiali e i cavalli a tutt'oggi, con un pennello inserito nella bocca, dipingono quadri che trovano mercato!) pur sotto la guida di un etologo, siamo proprio sicuri che si tratti di "vena artistica" del suddetto animale, o non piuttosto della degenerazione sub-umana dell'arte stessa?
Ci rendiamo conto che stiamo trattando un tema tabù. Da più di un secolo, chi tocca questo genere di argomenti può venire tacciato di essere un oscurantista, un retrogrado, ma noi rigiriamo la domanda ai nostri amici modernisti: chi è il vero retrogrado? Se da ben sessant'anni con l'avanzare della società post-industriale l'Occidente moderno ha cancellato ogni possibilità di creare vero sapere che non sia delirio tecnico-razionalistico o accondiscendenza alle leggi del Mercato, in ogni campo dello spirito, in letteratura, in filosofia, nella musica, nella pittura, nella scultura, nella poesia, non parliamo della religione, persino nella scienza (perchè oramai anch'essa si è ridotta a poco più che una raccolta di dati statistici), se siamo immersi in un mondo completamente incapace di creare, nel senso più alto e nobile del termine, non è forse questo di per sè un indice di oscurantismo? Se diminuiscono le visioni di insieme, e di fatto ci troviamo a sopravvivere come materia inerte, in cui trionfano solo la tecnica e i dati statistici, siamo proprio sicuri che non sia il caso di riconsiderare i termini del cosiddetto "progresso"?

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L'apprendista stregone PDF Stampa E-mail

15 marzo 2010

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La Commissione Europea alcuni giorni fa ha dato via libera alla coltivazione di Ogm sul suolo comunitario, nel caso particolare una varietà di patata transgenica chiamata Amflora (arricchita di amido) per usi industriali e altre tre nuove varietà di mais Ogm.
E mentre gli apprendisti stregoni si preparano ad invadere il suolo europeo con le loro porcherie da laboratorio (vedi l’azienda chimica tedesca Basf), gli agricoltori-tech del vecchio continente, con la bava alla bocca, già fantasticano sui meravigliosi aumenti produttivi che frutterà loro l’adozione delle nuove sementi transgeniche. Ben lungi dal placare la fame nel mondo come pretendono i loro ipocriti sostenitori -i prodotti Ogm spesso non si possono riprodurre, per cui gli agricoltori dei Paesi poveri dovranno andare ogni anno a comprare nuovi cicli di sementi- gli Ogm si fanno manifesto esemplare di una tecnologia sempre più distante dai reali bisogni delle persone e finalizzata a placare l'unica fame che resterà nel mondo: quella di profitto.
Che fosse solo questione di tempo, prima che qualche tecnocrate idiota riuscisse nell’intento di sdoganare gli Ogm in Europa, lo potevamo immaginare tutti. In questi tempi bui di furore progressista e fideismo tecnico-scientifico, la parola "Ogm" si fa portatrice di implicazioni concettuali che vanno ben oltre le sue pur discutibili applicazioni pratiche: è l’espressione ultima della rivolta faustiana dell’uomo contro lo stato di natura, del suo terminale delirio di onnipotenza.
Naturalmente, schierandosi contro la deliberazione della Commissione, i vari contras ambientalisti e delle sinistre europee hanno prevedibilmente circoscritto la loro preoccupazioni alle possibili implicazioni legate al bioinquinamento e alle ripercussioni sulla salute pubblica. E' certo, per esempio, che la patata modificata Amflora contiene un gene che dà resistenza ad alcuni antibiotici, nello specifico kanamicina e neomicina. Nell’osservare con amarezza lo sprezzo con il quale il Sistema arriva a calpestare il diritto alla salute degli individui e l’integrità della nostra terra, vogliamo tuttavia precisare che la nostra posizione va ben oltre i limiti di questo spicciolo salutismo: a differenza degli ecologisti progressisti, Movimento Zero ha infatti l’orgoglio di proclamarsi ideologicamente contrario agli Ogm.
Questo significa che noi antimoderni avversiamo gli Ogm per principio e continueremo ad avversarli anche qualora venisse dimostrata la loro non-nocività e persino la loro utilità pratica. Ciò che ci ripugna constatare è l’incontrollata espansione della dittatura tecnica ben al di là della sfera delle attività umane, tanto da spingersi fin nei più reconditi processi della vita e della natura; noi non vogliamo un uomo ancor più succube di un apparato che, riducendo il suo bene alla pura utilità pratica, lo renda di fatto non molto diverso da un ingranaggio all'interno di una macchina.
Infine, l’idea che si possa arrivare a manipolare e plagiare la natura, osando desacralizzarla anche nella sua dimensione germinale, è per noi un atto di sfrontata disumanità, che testimonia la hybris di una scienza oramai in piena deriva morale. Gli scienziati che vogliono ridurre il mondo a materia inerte da sezionare sono i nuovi "sacerdoti" della modernità, il clero del cinico disincanto che uccide ogni valore umano e spirituale.
Stiamo allegramente danzando sull’orlo di un abisso eppure sembra che in pochi se ne accorgano. Forse domani potremo dare alle nostre bestie di allevamento (o ai nostri uomini da allevamento?) degli alimenti più efficienti, ma questo a prezzo dell’innesco di un meccanismo irreversibile, i cui effetti nel futuro ci sono del tutto sconosciuti.

Marco Ferrari

 
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