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Rivolte anti-banche e disinformazione PDF Stampa E-mail

1 aprile 2009

 

 
Il PdL e la democrazia sondaggista PDF Stampa E-mail

31 marzo 2009


 
Contro Bankestein/3 PDF Stampa E-mail

27 marzo 2009

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Il vizio originario: il denaro

La pubblicazione del nostro Appello contro la Dittatura Bancaria e Tecnofinanziaria ha acceso un dibattito che è andato ben oltre questo blog e ha coinvolto un notevole – in proporzione alle nostre possibilità di diffusione – numero di persone. Non sono ovviamente mancati coloro che hanno scritto che il signoraggio è un’invenzione di pazzi complottisti, utilizzando argomenti che non mi sono però parsi assolutamente in grado di scalfire le fondamenta del marchingegno illustrato tra gli altri da Auriti, Saba, Della Luna, Galloni, etc. Non è quindi sulle loro obiezioni che reputo utile soffermarsi, bensì su un rilievo avanzato da una persona che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente e che stimo anche per la sua acutezza e lucidità intellettuale. Scrive Enrico Caprara in un suo intervento su questo blog: "Mi spiace ma non mi sento di sottoscrivere questo appello. Io sono molto semplicemente contrario all'idea del denaro - e credo così di essere d'accordo con Massimo Fini. Con queste prese di posizione si avalla invece l'idea del denaro, solo lo si vorrebbe porre in un'altra prospettiva tecnica. Io vado anche oltre: penso che l'idea del denaro - con tutto ciò che ne consegue, ovvero la situazione attuale - discenda inevitabilmente dall'idea di scambio. Ritengo perciò si debba abolire l'idea di scambio. Questa abolizione può effettuarsi solo nella comunità fondata sul dono gratuito. Naturalmente questa mia posizione può essere tacciata di utopismo. Si può controbattermi che per realizzare qualcosa bisogna essere anche pragmatici. Solo che il territorio del pragmatismo è già interamente occupato, con totale controllo vittorioso, dall'ideologia borghese. Pensare di combattere l'ideologia borghese con atteggiamenti pragmatici vuol dire aver già perso in partenza. Questo sistema lo si può combattere solo con l'utopia".        
Non è una riflessione, lo dico subito, che ha intaccato la mia convinzione circa l’opportunità e la bontà dell’iniziativa che abbiamo intrapreso con l'appello, perché ritengo che i primi passi da muovere per l’annientamento di questo assurdo e disumano modello socioeconomico partano dall’individuazione delle sue principali armi da combattimento. Tuttavia giudico le parole di Caprara un monito importante per chi pensa – noi di Movimento Zero non siamo tra questi – che la lotta al Sistema si esaurisca sul terreno delle iniziative concrete ed immediate, che basti cambiare una legge (o una Costituzione) per dichiararsi vincitori sul nemico. L’aggancio con tematiche d’attualità è utile ed opportuno, ma la nostra rimane comunque una lotta ideale. Il mostro bancario  non è il padre, ma solo uno dei figli (tra i più importanti, questo sì) del modello di sviluppo che ha reso l’Uomo la ruota di un ingranaggio dominato dall’economia e dalla tecnologia, schiavo del materialismo e del consumismo, spogliato del proprio ruolo di protagonista sociale e politico, prigioniero di ritmi e dogmi artificiosi e innaturali.
Noi non puntiamo semplicemente a nazionalizzare la Banca Centrale restituendo al popolo la sovranità monetaria e vogliamo che questo sia solo il primo passo per arrivare a quell’orizzonte ideale così ben illustrato da Caprara con le sue parole. Non commetteremo l’errore di confondere una battaglia con la guerra, ma dobbiamo comunque continuare a volare alto, anche in quel terreno dell’Utopia (ma chi è più utopista di colui che crede che questo sia un Sistema che possa reggere a lungo, addirittura all’infinito?) che giustamente ci è stato indicato.

Andrea Marcon 
 
Laico, non laicista PDF Stampa E-mail
27 marzo 2009
 

 
Innanzitutto confesso il mio pregiudizio di fondo: sono stato un reperto archeologico anticlericale e ancora adesso sogno meravigliose chiese romaniche e gotiche traformate in granai.
Malgrado questo, cercherò di spogliarmi da questo retaggio polveroso e anacronistico per riflettere sulle parole espresse da Luciano Fuschini nel suo articolo su Ratzinger apparso in questo blog.
Mi considero laico, o meglio a-confessionale. Credo alla piena autonomia decisionale dello Stato sulle questioni che riguardano lo Stato, qualsiasi forma abbia, sic et simpliciter. Non mi interessa la declinazione in –ismo, nel senso che alla sacralità del dogma religioso non intendo contrapporre la sacralità dell’autodeterminazione ultrarazionale da offrire urbi et orbi.
Se mi sembra assolutamente evidente la mancanza di obiettività del Papa nel discutere di contraccezione è altrettanto evidente che non mi possa soddisfare neppure il Cecchi Paone che pontifica incensando il profilattico come scudo totale da ogni male passato, presente e futuro. Anche perché ridurre il dibattito epidemiologico africano al condom è becera contestualizzazione eurocentrica, da carro allegorico del Gay pride.
In molte aree del pianeta c’è un rifiuto del presidio contraccettivo che è culturale e non certo religioso, e l’urgenza è in primo luogo igienico-sanitaria.
Detto questo, Fuschini dipinge la chiesa cattolica come la grande sconfitta. Sconfitta dal meccanicismo e dalla secolarizzazione.
Io credo che l’istituzione Chiesa si sia autosecolarizzata: nel corso degli anni la mutazione genetica ha trasformato questa istituzione in lobby, inserita e pienamente integrata in un mondo di derivazione assolutamente –ista, per dirla alla Fuschini.
La Chiesa ha di fatto mutuato ogni aberrazione del sistema: banche, politica pre e post bellica, finanza, economia, merceologia. Cercando, paradossalmente, di oscurare la propria autosecolarizzazione con la sovraesposizione del messaggio confessionale, della parola che parla allo spirito rinnegando e rigettando il corpo.
Caro Fuschini, condivido: nessuna demonizzazione di Ratzinger e nessuna santificazione di Woitila, il papa che fu nemico della teologia della liberazione, quindi modernista. A questo punto, però, mi piacerebbe proporre un’ulteriore riflessione agli amici di Movimento Zero: può un agnostico, a-confessionale  avere diritto di cittadinanza nel movimento? Si può disprezzare il pensiero unico, la modernità, gli eccessi del raziocinio ed essere laici? Si può aderire ad una secolarizzazione della vita civile e respingere il simulacro del materialismo? Oppure bisogna ricorrere all’animismo e al pensiero panpsichico per acquisire credibilità?

Mauro Maggiora
 
Il lato occulto del potere PDF Stampa E-mail
24 marzo 2009
 
 
Alla fine del Settecento, dopo la caduta della Serenissima Repubblica di Venezia, la penisola Italiana è diventata una terra con una sovranità iperlimitata. Questo percorso era già iniziato alla metà del Cinquecento. Le ragioni sono molteplici e stanno scritte nei libri di storia. L'unità d'Italia sotto la spinta piemontese è qualcosa di ben poco epico, e gli interessi del grande capitale della Savoia che hanno fatto da cornice al processo di unificazione dell'Italia liberale sono ugualmente scritti sui libri, a patto che si consultino quelli seri e rigorosi. Il Paese si è poi avviato alla dittatura sotto l'occhio benevolo dei grandi proprietari terrieri, della grande industria e della grande finanza, della monarchia nonché di amplissimi settori della Chiesa, che hanno dialogato col potere fascista fino a quando è convenuto. Se a seguito del secondo conflitto mondiale l'Italia fosse divenuta comunista, lo stivale degli affari e dell'intrallazzo si sarebbe riunito all'ombra della falce e del martello.
La Storia però ha preso un'altra direzione. E se vogliamo capire le storture portanti che hanno plasmato la storia che per noi conta, quella dal 1945 in poi, occorre guardare a quegli eventi. La cacciata dei nazisti tedeschi e dei fascisti è stata opera militare degli alleati. La presenza e l'azione  dei partigiani è un fatto storico incontrovertibile. Una guerra civile di sponda è un altro fatto storico. Ma la forza indispensabile per la conclusione della guerra ce l'hanno messa gli Alleati. Americani in primis. I quali dalla fine degli anni Quaranta han chiesto pegno. Come? Obbligando de facto il governo italiano a mantenere segreti i protocolli operativi degli accordi bilaterali che per molti analisti e commentatori (andate su Google, la rete vi procurerà le fonti) sono incostituzionali. Obbligando il governo a tenersi le basi Usa. Potrei continuare ma non vado oltre per carità di patria.
Di più. Esistono centri di potere economici e politici, apparati occulti, organizzazioni più o meno segrete e flessibili che mantengono rapporti stabili con la loro controparte oltreoceano, sia essa lobby finanziaria, energetica, degli armamenti o tecno-militare. Questa sorta di incubatrice amorfa interloquisce col potere italiano e lo influenza. Tale rapporto si esplica anche con quello politico, con quello religioso, con quello economico, con quello mafioso, con quello sindacale. Questo soggetto amorfo probabilmente ha preso parte ad una o più delle cosiddette stragi di stato. Probabilmente ha infiltrato ed eterodiretto una o più organizzazioni terroristiche di destra come di sinistra. Probabilmente ha infiltrati in ambiti di primo piano della politica, della magistratura unitamente ad altri gangli vitali per il Paese. Nulla di nuovo sotto il sole. È la storia del lato invisibile del potere.
Io non ho mai amato questi centri occulti. Senz'altro perché d'istinto li rifiuto. Forse ne faccio anche una questione di valori. Ma soprattutto disprezzo questa schiatta di segaioli (alcuni rappresentanti della quale sono stati ben descritti nell'ultimo post di Massimiliano Viviani su questo blog) perché il potere in mano a lorsignori non ci conviene. Per la precisione, ci ha portato su un treno in corsa diretto al fosso, sul quale nemmeno loro, i profittatori del momento, hanno più i comandi.
Ho descritto questa struttura virtuale-reale, perché per una bizzarrìa della storia le trame di lorsignori si sono impigliate, forse per sbaglio, nella attività investigativa di uno sbirro high-tech in aspettativa che di mestiere fa il consulente informatico per la magistratura. Il signore si chiama Gioacchino Genchi. Rileggete con molta attenzione il post di Viviani. Se potere guardatevi o riguardatevi il film “Il Divo” sulla vita di Giulio Andreotti. Poi ascoltate questa lunga audio-intervista a Genchi. Poi rileggete questo post e tirate le vostre somme. Tutto ciò per dire che il caso Genchi non è una ordinaria storia di malaffare. Tutto ciò per dire che la vicenda di Tangentopoli, pur partita da dati indiziari rigorosi, è stata colta per sostituire un gruppo di ladri con un altro più silenzioso. Franza o Spagna basta che se magna. Anche sul Britagna.

Marco Milioni
 
Benedetto l'Africano PDF Stampa E-mail
24 marzo 2009
 

 
Quando i papi si pronunciano per la pace o contro la fredda logica del profitto, i loro sono Nobili Appelli, Mòniti da accogliere e meditare. Quando ripropongono una severa morale sessuale o parlano contro gli eccessi dello scientismo, devono starsene al loro posto senza interferire nelle leggi dello Stato Laico e Sovrano. E se li lasciassimo fare il loro mestiere senza strillare al leso laicismo e senza esaltarci per le alate parole?
Nel suo viaggio africano papa Ratzinger avrebbe potuto limitarsi ad ammonire sui rischi di una sessualità non regolata dalla morale, senza parlare esplicitamente del preservativo. Lo ha fatto con una scelta coraggiosa e forse provocatoria, sicuramente criticabile se si pensa a quale tragedia rappresenti l’Aids per l’Africa. La reazione era prevedibile. Mozioni di censura da cancellerie, centri studi, mass media, salotti radical-chic di mezzo mondo. Il giorno successivo il papa ha denunciato la rapacità delle multinazionali che non esitano a provocare guerre per impadronirsi delle risorse del continente. Un discorso da marxista-leninista. Silenzio. Silenzio assoluto dei servi dell’Impero, vale a dire la quasi totalità di coloro cui è concesso di parlare alle moltitudini. Balbettii da sinistra (sinistra?), evidentemente in imbarazzo dopo i clamori indignati di ventiquattr'ore prima.
Ognuno tenta di tirare la veste papale per trascinare il pontefice dalla propria parte, come se i papi fossero ancora decisivi, come se non fossero, in quest'ultimo scorcio di modernità, dei perdenti.
La Chiesa viene da tre secoli di battaglie contro gli illuminismi, i laicismi, i positivismi, gli storicismi, i relativismi, gli psicologismi, i sociologismi. Da quello scontro epico è uscita sconfitta. Vincente è la mercificazione di tutte le relazioni umane. Vincente è il laicismo, vincente è il progressismo, vincente è il materialismo consumista, vincente è il rivendicazionismo che conosce solo diritti e mai doveri.
Lo stesso Santo Sùbito, Woytila, il più popolare dei papi, era un perdente che non ha inciso minimamente sul corso delle vicende del suo tempo, checché se ne dica. Ne era consapevole, maschera sempre più tragica non solo per i segni della decadenza senile. Egli, che secondo i suoi apologeti avrebbe sconfitto il comunismo e fatto trionfare la Libertà, diceva con dolorosa consapevolezza che bisognava rievangelizzare il mondo. Quel mondo che doveva essere libero dopo la fine dell’Impero del Male, per lui era un mondo che aveva smarrito e dimenticato Cristo.
Santo Sùbito ha avuto qualche importanza solo per la Polonia. Ma anche nella sua Polonia gli animi che hanno ripudiato il comunismo erano protesi alle gioie dei viaggi all’estero senza restrizioni e alla fruizione facile del libero mercato della pornografia ben più che alla spiritualità del cattolicesimo.
Il papa polacco offrì l’occasione per convogliare le proteste contro il regime; fu il terminale delle manovre e dei finanziamenti della Cia per fare cadere quei muri, del resto già incrinati da cause che non erano le omelìe pontificie. La maschera tragica dei suoi ultimi anni svela che ne era consapevole e sapeva di essere votato alla sconfitta.
Oggi l’esposizione del crocefisso nei luoghi pubblici suscita un moto di fastidio, non nel Burundi ma in Spagna, in Francia, in Italia. E continuiamo a blaterare di invadenza clericale? Lasciamo che il papa tedesco levi il suo lamento contro il preservativo e contro le multinazionali, diamo il giusto rilievo a quelle parole fuori dal coro, lasciamo che si intrometta, sia il benvenuto. Il mondo comunque procederà per la sua strada come se non avesse parlato. Fu il destino del suo predecessore; è il suo destino.  

Luciano Fuschini
 
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