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Solo complottismo? PDF Stampa E-mail

29 Aprile 2020

 

Da Comedonchisciotte del 27-4-2020 (N.d.d.)

 

Un’intervista approfondita a 360 gradi dove viene analizzato ogni aspetto fondamentale del fenomeno coronavirus e dove vengono rivelati i suoi veri inquietanti obbiettivi. È quella che il colonnello Vladimir Vasilievich Kvachkov, già membro del Direttorato principale per l’informazione, l’apparato dei servizi segreti di intelligente militari russi, e delle Spetsnaz, le forze speciali russe, ha rilasciato al canale Studiya Rubezh. Kvachkov è stato già onorato dell’Ordine della Stella Rossa ai tempi dell’ex Unione Sovietica e dopo il crollo del Muro di Berlino con la nascita della Federazione russa è stato insignito di altre prestigiose onorificenze militari, quale l’ordine del coraggio. La disamina del militare esperto di intelligence è semplicemente disarmante. Il coronavirus non avrebbe in alcun modo le caratteristiche di una vera pandemia globale né quella di una epidemia mortale, ma sarebbe in realtà una operazione su scala mondiale scatenata dalle élite globaliste per arrivare al raggiungimento finale dei loro obbiettivi. Il colonnello non gira intorno alla questione e spiega subito la vera natura del coronavirus. “Il fenomeno coronavirus che viene falsamente definito una pandemia ha bisogno di essere esaminato dalla prospettiva delle potenze globali. È un fenomeno religioso, politico, finanziario, economico e nazionale. Permettetemi di dire che non c’è nessuna pandemia, è una menzogna, va considerata come una operazione strategica globale. È esattamente questo il modo in cui va pensata questa operazione. Questi sono ordini ed esercitazioni delle forze mondiali che sono dietro le quinte per controllare l’umanità.” L’umanità quindi non sarebbe in alcun modo di fronte ad un fenomeno di natura sanitario, ma piuttosto ad una vera e propria operazione terroristica per ridisegnare completamente la nuova mappa geopolitica del mondo. Il pianeta sostanzialmente, nel decennio che è appena iniziato, andrà incontro ad una radicale trasformazione e il coronavirus sarà il mezzo attraverso il quale le grandi élite globali che governano il mondo da dietro le quinte, per utilizzare una definizione ricorrente di Kvachkov, riusciranno a perseguire i loro obbiettivi.

 

Il primo importante fine delle grandi élite è quello della riduzione della popolazione mondiale. “E’ questo l’obbiettivo del coronavirus. Lo ripeterò ancora una volta, abbiamo poca fede in Dio e ancora meno nell’esistenza di Satana, il nemico della razza umana. L’obbiettivo delle forze sioniste e finanziarie mondiali dietro le quinte è la riduzione della popolazione mondiale. È la loro idea fissa, pensano che ci siano troppe persone nel mondo”. Come si vede, l’esperto di intelligence russo introduce anche un elemento di carattere escatologico nella sua analisi. La matrice ideologica che sosterrebbe le grandi élite internazionali sarebbe strettamente legata alla religione satanica, in antitesi ed acerrima nemica del cristianesimo. Il misterioso virus di Wuhan sarebbe il mezzo ideale per creare una sorta di società a due livelli, nella quale la classe media sostanzialmente uscirebbe di scena. Nel mondo post-covid, la piramide del potere infatti sarebbe composta da una élite che dispone di illimitati mezzi economici e finanziari, sotto la quale si trova una moltitudine di persone povere che farebbero fatica a ricevere i basilari mezzi per il sostentamento quotidiano. La globalizzazione quindi accelererebbe verso la sua ultima fase terminale per ampliare ancora di più le differenze socio-economiche a favore del vertice della piramide, ma non prima di aver ridotto consistentemente il numero di persone presenti sul pianeta, passaggio fondamentale per erigere il nuovo ordine globalista. “Dovrebbero esserci 100 milioni appartenenti alle élite, e un miliardo massimo di persone sulla Terra per servirli. Allora vivranno in abbondanza sulla Terra. Perché noi, il popolo, siamo troppi per le potenze mondiali dietro le quinte. Ecco perché il coronavirus e la crisi finanziaria emersa quasi immediatamente sono legate le une alle altre.” Il depopolamento non sarebbe infatti dovuto alla portata letale del coronavirus. Se si guarda infatti al conteggio ufficiale dei morti da coronavirus, anche considerando tutte le persone morte con altre gravi patologie, la percentuale in rapporto alla popolazione mondiale è solamente pari allo 0,0002%. Il vero fattore che porterebbe ad un abbattimento del numero di persone nel mondo verrebbe invece dagli effetti devastanti sull’economia globale che la quarantena forzata sta provocando. Nel solo caso dell’Italia, si pensi che la perdita di PIL sarebbe pari a -15% solamente nel primo semestre. Si tratta di una recessione senza precedenti nella storia del Paese. In questa nuova società quindi il welfare economico dell’Occidente sparirebbe definitivamente e si andrebbe incontro ad un processo di grecizzazione economica generalizzata. Kvachkov si sofferma anche a considerare la nuova condizione dell’ordine globalista. I cittadini non sarebbero più tali, non avrebbero in altre parole quei diritti politici che sono stati abituati a considerare imprescindibili nel corso della loro esistenza. Le masse sarebbero rimesse ai diktat e alle angherie delle grandi élite internazionali, ed è esattamente quanto si vede accadere in Italia in questo momento. Si assiste infatti alla fine dello Stato di diritto per come lo si conosceva e al tramonto dei diritti costituzionali fondamentali, sostituiti da ordini amministrativi in aperta violazione della carta costituzionale.

 

L’ex membro delle Spetsnaz ricorda che questo non è stato il primo tentativo per arrivare a questo obbiettivo e cita a questo proposito l’11 settembre. “Il primo tentativo di portare via quei diritti dal popolo è successo l’11 settembre 2001. Non molti sembrano ricordarlo che dopo il cosiddetto attacco contro le Torri gemelle, il Pentagono e la Casa Bianca negli USA, la guerra mondiale al terrorismo è stata dichiarata. Le potenze mondiali che sono dietro le quinte hanno creato gli eventi dell’11 settembre. Adesso hanno un’altra scusa per avere un controllo più grande e sovrastare l’umanità. Ecco perché sono venuti fuori con il coronavirus.” Se l’11 settembre è stato certamente il fattore scatenante tale da poter giustificare tutte le guerre degli Stati Uniti in Medio Oriente, il coronavirus in questo caso assumerebbe la stessa funzione a livello mondiale per poter erigere la società che hanno in mente le élite globaliste. Allora come oggi, i grandi poteri transnazionali avrebbero avuto un ruolo decisivo nella creazione di questi eventi, senza i quali sarebbe stato praticamente impossibile arrivare al passaggio successivo. A questo proposito, si ricordi un importante documento firmato dai neocon americani, dal titolo “Progetto per un nuovo secolo americano”. In questo manifesto del 1997, si parla esplicitamente della necessità di avere un “evento catalizzante catastrofico come una nuova Pearl Harbor” per poter giustificare le guerre del deep state di Washington in Medio Oriente. 3 anni dopo, diversi firmatari di quel documento, tra i quali Dick Cheney e Donald Rumsfeld, facevano il loro ingresso nella Casa Bianca e un evento catastrofico aveva effettivamente luogo, ovvero l’11 settembre. Ora per Kvachkov il coronavirus avrebbe la stessa funzione, ma su una scala di proporzioni ancora più vasta. “Riceviamo informazioni politiche di propaganda politica speciale, una sorta di psico-propaganda informativa. Si tratta di un’operazione psico-informativa speciale delle potenze mediatiche globaliste internazionali che sono al soldo delle potenze liberali sioniste che stanno creando questo terrore adesso. Adesso stanno vedendo chi obbedisce e chi no.” I media quindi in quest’ottica avrebbero avuto la funzione di sommergere la popolazione con messaggi terroristici senza dare spazio ad un serio contradditorio scientifico sulla effettiva pericolosità del Covid. Questa sarebbe solo la fase preliminare nella quale si verifica chi è disposto a sottomettersi al regime globalista e chi no. Per il colonnello, il prossimo obbiettivo sarebbe proprio la Russia, il Paese più disallineato alle grandi forze globaliste dove la crisi da coronavirus non avrebbe infatti avuto lo stesso impatto che sta avendo in Occidente.

 

Si può essere in disaccordo con l’analisi dell’esperto militare russo, ma molti elementi portati alla luce dall’ex membro del GRU, coincidono perfettamente con quanto sta accadendo. Il coronavirus si sta rivelando il mezzo ideale per ridisegnare completamente i rapporti di forza della società occidentale per come la si conosceva. Un mondo che assomiglia terribilmente a quanto descritto nel rapporto del 2010 pubblicato dalla famiglia Rockefeller, nel quale la pandemia è annunciata con largo anticipo e porta esattamente al tipo di sistema politico di cui parla il colonnello. L’ultimo passo è la costruzione di un governo unico mondiale nel quale i cittadini sono spogliati dei loro diritti e ridotti al rango di sudditi. Un sistema distopico folle che riflette una versione perversa e anticristiana dell’umanità. Un sistema che purtroppo sembra terribilmente vicino alla sua realizzazione definitiva.

 

Cesare Sacchetti

 

 
Logica ferrea PDF Stampa E-mail

28 Aprile 2020

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LE 20 CHIARISSIME REGOLE SUL CORONAVIRUS:

 

1. Non puoi uscire di casa per nessun motivo, ma se devi, allora puoi. 2. TUTTI I NEGOZI SONO CHIUSI! Tranne quelli aperti. 3. Non dovresti andare negli ospedali a meno che tu non debba andarci. Anche dal medico non puoi andare, purché tu non sia troppo malato. 4. Quando esci ricorda l'autocertificazione che è illegale ma obbligatoria. Se non ce l'hai però non è un problema perché te ne verrà fornita una al momento del controllo. 5. Le mascherine sono inutili! Però indossarne una può salvarti la vita. 6. I guanti non aiuteranno, ma possono comunque aiutare. 7. Questo virus se ne andrà in estate, ma forse resterà per sempre. Non ha ancora deciso. 8. Dovremo rimanere rinchiusi fino a quando non raggiungeremo l’immunità di gregge, che vuol dire contagiarci tutti, ma restando rinchiusi. 9. Stanno preparando il vaccino per dotarci degli anticorpi per un virus che muta e non genera anticorpi. Nel frattempo chi è guarito non può ammalarsi nuovamente, o forse sì. 10. Il virus non ha effetto sui bambini tranne quelli che colpisce. 11. Gli animali ce lo hanno trasmesso ma non si possono infettare ... tranne il gatto che è risultato positivo in Belgio a febbraio che non aveva letto l’ordinanza. 12. Avrai molti sintomi quando sei malato! Però puoi anche ammalarti senza sintomi…puoi anche avere sintomi senza stare male, o essere contagioso senza avere sintomi. A discrezione del malato. 13. Per non ammalarsi bisogna mangiare sano e fare esercizio fisico. Una bella corsa di dieci chilometri in un appartamento di sessanta metri quadrati è tonificante e sviluppa la fantasia. 14. È meglio prendere un po' d'aria fresca, ma se non hai il giardino o il balcone, lascia perdere. 15. Puoi farti consegnare il cibo dal ristorante a casa, che però potrebbe essere stato preparato da persone che non indossavano maschere o guanti. Quindi ti conviene far decontaminare il cibo fuori per tre ore, se non hai il cane che ti mangia tutto. 16. Il virus rimane attivo su diverse superfici per due ore. No, quattro ore. Come dice? Sei ore? Forza, chi offre di più? 17. Il virus si diffonde nell'aria per un metro, a volte due, ma se c'è vento forse di più. 18. Hai l'obbligo di restare chiuso in casa con i tuoi familiari ma non devi assolutamente farti trovare chiuso in macchina con i tuoi familiari. 19. Non abbiamo cure, tranne un medicinale contro i reumatismi ed uno contro il colera ... la scienza sta facendo passi da gigante! 20. Questo virus è mortale ma non troppo, tranne che a volte può portare ad un disastro globale. In Italia ha già fatto molte vittime, ma forse meno degli anni passati e comunque, se sei in una casa di riposo, SCAPPA!

 

Anonimo

 

 
Ritorno alla terra PDF Stampa E-mail

27 Aprile 2020

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Da Rassegna di Arianna del 25-4-2020 (N.d.d.)

 

Non poteva andare in altro modo, lo sapevamo perfettamente e lo diciamo da sempre: una società che adora il dio denaro, alla prima crisi crolla miseramente. La gente ha così fiducia in se stessa e nello Stato in cui vive, che svuota i supermercati presa dal panico; del resto, se si costruisce una società basata sulla dipendenza energetica e alimentare in primis, i risultati non potevano che essere questi catastrofici in cui veniamo privati anche delle libertà fondamentali. E perché siamo arrivati a questo punto? Per fare contenti i mercanti che ci vendono qualsiasi cosa e attraverso la pubblicità ci hanno fatto credere di essere nel paese dei balocchi dove tutto si può comprare all’infinito senza nessun problema di approvvigionamento, di inquinamento, di esaurimento risorse. Poi arriva una crisi qualsiasi, vera o presunta che sia, e l’intera Italia si ferma. E questa sarebbe la sicurezza, la modernità, il progresso tanto decantato?  Se fossimo in un paese che ha a cuore i propri abitanti, la prima cosa da fare da tempo sarebbe stata di garantire il più possibile proprio l’autosufficienza alimentare e energetica; ma, al contrario, nonostante l’Italia sia un paese dalle ricchezze immense in questi settori, siamo fortemente dipendenti sia dal punto di vista energetico che alimentare. Invece di darci più sicurezza ed autonomia, continuiamo a creare dipendenza e insicurezza. Costruiamo il metanodotto TAP riempiendoci di gas che viene dall’estero e scoppiamo di sole, facciamo arrivare cibo scadente e di bassissima qualità da tutto il mondo, quando in Italia, paese fertilissimo e baciato da una posizione geoclimatica eccezionale, si potrebbe produrre di tutto. Si spera quindi che non ci sia bisogno di ulteriori drammi per capire che la vera soluzione sta nell’aumentare il più possibile l’autosufficienza energetica e alimentare, ricostruendo i legami comunitari distrutti da un sistema che per guadagnare ci vuole tutti individualisti e dipendenti, con i pessimi risultati che si vedono in questi giorni. Ovvio quindi che bisogna collaborare e anche ripensare un graduale ma deciso ritorno alla terra, non solo per la pura e semplice sopravvivenza ma anche per la tutela, salvaguardia del territorio e delle basi della vita. E speriamo che finalmente la si smetta di dire che non è realistico coltivare la terra e ripopolare le campagne.

 

Ma elenchiamo ancora una volta il perché è necessario e possibile. 1) L’Italia è strapiena di posti abbandonati e campagne che vanno in rovina e i luoghi sono così tanti che sono ormai molte le proposte degli stessi Comuni per fare ritornare le persone, anche dando contributi, vendendo le case a un euro, ecc. E spesso chi ne approfitta? Gli stranieri che apprezzano ben più di noi le nostre meravigliose ricchezze. 2) Anche in città è possibile creare le condizioni di resilienza diminuendo drasticamente gli sprechi e creando orti ovunque sia possibile; certo bisognerà smettere di cementificare per speculare producendo edifici vuoti ma invece ridare alla città spazi verdi e coltivabili. Del resto non stiamo dicendo nulla di fantascientifico, dato che ormai già varie città al mondo si stanno orientando in questa inevitabile direzione. 3) In Italia si continua a cementificare e ci sono milioni di alloggi vuoti e tantissimi sono proprio in zone di campagna; non si può certo dire che non ci sia posto. 4) Per avere una buona produzione agricola non servono chissà quanti ettari e coltivare la terra non è più il massacro di fatica che ci raccontano i nonni. Con le varie tecniche e conoscenze di agricoltura biologica e naturale di tutti i tipi che stanno nascendo come funghi, la fatica si è ridotta di molto e le rese sono migliori dell’agricoltura chimica, soprattutto nei piccoli appezzamenti. Su questi aspetti si veda il bellissimo libro Abbondanza miracolosa che sfata tutti i falsi miti che dicono che l’agricoltura chimica sia più produttiva di quella biologica. 5) In Italia meno del 4% delle persone lavora nel campo agricolo e la stragrande maggioranza di questo 4% esercita una agricoltura di dipendenza totale dai combustibili fossili.  L’inversione di tendenza è quindi inevitabile se si pensa che fino agli anni Sessanta (non mille anni fa), le persone impegnate in agricoltura erano il 30%.

 

In merito all’autosufficienza energetica, un paese pieno di sole, dalle potenzialità geoclimatiche immense, è agonizzante, ancora attaccato alla flebo dei combustibili fossili che generano costi, rischi enormi, inquinamento e ci tengono dipendenti dall’estero. Sarà il caso di cambiare rotta? Ognuno di noi può ridurre drasticamente gli sprechi a parità di confort e potenzialmente autoprodursi l’energia che gli serve e anche in città si possono fare moltissimi passi avanti in questa direzione. Quindi agendo così non solo ridurremmo dipendenza, inquinamento e spese ma daremmo da lavorare a milioni di persone nei settori che sono per noi vitali come quelli agricoli ed energetici. Ritrovare poi il senso di comunità è la soluzione alla disperazione, solitudine, paura e senso di dipendenza. Ricostruire i legami comunitari significa anche far fiorire lo scambio, la conoscenza, la cultura e la resilienza cioè la capacità di reagire efficacemente a cambiamenti improvvisi. E tutto questo si può fare senza limitare le libertà di nessuno anzi esaltando la libertà, le qualità e l’intelligenza di ognuno. I soldi e le carte di credito potranno ben poco in situazioni di emergenza dove se non sai coltivare, se non sai produrti energia, rimani con i tuoi soldi in mano senza farci granché. Puoi provare a mangiarli o ad accenderci un fuoco ma non si avranno grossi risultati. E vista la situazione attuale, non sarà il caso di rivedere tutte quelle sicurezze che si stanno dimostrando totalmente illusorie e smettere di credere a coloro che ci dicono che bisogna crescere a tutti i costi? Ma quale crescita? Qui l’unica cosa importante che deve crescere sono le piante dei propri orti. Deve crescere la collaborazione, l’aiuto reciproco, devono crescere le idee, le soluzioni affinché tutti si possa vivere dignitosamente, liberi, in pace, salvaguardando l’ambiente e i nostri simili.

 

Paolo Ermani

 

 

 

 
Crisi della rappresentanza PDF Stampa E-mail

26 Aprile 2020 

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Da Appelloalpopolo del 24-4-2020 (N.d.d.)

 

L’elogio per i tecnici nominati da Conte un po’ mi preoccupa. La falsa convinzione, ingeneratasi in molti, del necessario predominio della scelta tecnica sulla scelta politica ha in verità radici profonde e si inquadra nel più generale risentimento – in questo caso leggasi sfiducia – verso l’azione dell’organo rappresentativo, o meglio in quella che è stata autorevolmente definita crisi della rappresentanza. In nome della tecnica si accetta di buon grado che i luoghi del compromesso politico, della decisione politica stessa, siano ormai altri rispetto alle sedi della rappresentanza.

 

Allo stesso tempo, la legge generale ed astratta diviene strumento obsoleto e allora si ricorre ad una sorta di generale delegificazione come prassi normativa, con la sostituzione di essa con il regolamento, sul presupposto che esso rechi una disciplina più snella e duttile. La crisi della rappresentatività si riflette allora in crisi del principio di legalità, il tutto nel nome di un neanche troppo chiaro principio di efficienza.

 

Tutto questo lascia campo, vere e proprie praterie sterminate di azione, al decisore tecnico (che in qualche modo è sempre e comunque portatore di interessi) nelle sue varie declinazioni, sia ora l’autorità amministrativa indipendente nata sul modello dell’agency americana, siano ora gli organismi sovranazionali non rappresentativi (di cui l’UE è piena di esempi), siano infine i comitati di “esperti economisti” che dovrebbero guidare il decisore politico nella ricostruzione, come del caso. E non si dica che sia solo perché si tratta di decisioni complesse. Vi sono numerosi esempi dove il dibattito politico è chiamato ad affrontare temi complessissimi dal punto di vista economico (quando per stupidità non vi si rinuncia), si pensi alla politica pensionistica, o a quella monetaria (nei paesi che hanno ancora la loro sovranità ovviamente). Il dibattito tecnico, anche per mezzo di consulenti ove sia necessario, deve essere affrontato nelle sedi della rappresentanza, o perlomeno così dovrebbe essere in una democrazia parlamentare. Ecco perché sono preoccupato. Non sembra ancora destarsi la coscienza dei cittadini su questa prassi deplorevole, anche se appare a chi scrive abbastanza semplice constatare che qualsiasi decisione adottata da pubblici poteri ha natura politica e affidare la sua elaborazione ad un comitato tecnico costituito ad hoc, cui segue solo la pedissequa approvazione, ha il solo scopo di sottrarre la decisione al dibattito parlamentare, di sacrificare la democrazia in virtù di un non dimostrato principio di efficienza. Detto altrimenti, il ricorso alla tecnocrazia si traduce in un macabro espediente di deresponsabilizzazione e nell’imposizione di scelte comunque politiche che, in linea di principio, fanno gioco solo a chi ha il potere di rappresentare i propri interessi.

 

Americo Marini

 

 
I cigni neri e chi li cavalca PDF Stampa E-mail

25 Aprile 2020

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Senza il virus quest'anno sarebbe accaduto lo stesso qualcosa di grosso. A chi segue la geopolitica, la finanza e le relazioni internazionali da anni, non affidandosi solo alla narrazione mainstream ma sapendo trovare le proprie fonti affidabili ed alternative, non era di certo sfuggito il fatto che il mondo del 2019 era entrato in uno stato di entropia totale, quasi vicino al punto di rottura. L' economia mondiale, mai per altro del tutto ripresasi dopo la crisi dei subprime culminata con la crisi dei debiti sovrani del 2008-12, stava mostrando evidenti segni di avvitamento e di fiacca, a cui si univa un disordine bancario e finanziario che raramente si era visto nella Storia contemporanea. Ancora ad autunno 2019 quando Wuhan per molti era una città sconosciuta, circolavano insistenti voci di una nuova spettacolare crisi economico-finanziaria prevista non oltre l'estate 2020. Diversi fondi speculativi avevano infatti puntato, entro l'estate 2020, su un potenziale crollo dei mercati. E difficilmente chi manovra tali fondi si lancia in simili azzardi da corse dei cavalli. Molto difficilmente. O meglio, quando il banco è truccato, lo fanno pure i bookmaker all' ippodromo…Il senso di disordine e di entropia era addirittura estremo a livello ecologico: il degrado e gli incendi apocalittici in Congo, Amazzonia, Borneo e Australia, in simultanea, unito a invasioni di cavallette in Africa e Medio Oriente, erano uno spettacolo degno da libro dell’Esodo. A livello geopolitico le tensioni tra Russia e NATO, la situazione in Siria, i flussi migratori ormai fuori controllo, la guerra dei dazi iniziata da Trump erano tutti segnali di un quadro in rapido e costante disfacimento.

 

Insomma, come sogliono dire gli inglesi, "qualcosa era nell' aria". Se non il virus sarebbe successo qualcosa di diverso ma non per questo meno simpatico. Di certo la globalizzazione aveva i giorni contati e lo sapevano. Solo che non sapevano come venirne fuori senza troppi scossoni. Per loro, ovvio. In questo contesto un banalissimo contatto tra due animali selvatici in un mercato di Wuhan è stato il "cigno nero" che ha chiuso un'epoca della Storia, tenendo una netta linea divisoria tra "prima e dopo". La Storia è piena di tali cigni neri e non avvengono mai per complotti, mai a tavolino, non esiste insomma un "duca Frittella" che cospira nell' ombra per scalzare dal trono re Soldino I di Bancarotta (se mi si permette questa reminiscenza di un simpatico fumetto degli anni '80). Non esistono i duca Frittella, dietro i cigni neri. I cigni neri avvengono banalmente o per caso o per opera di atti di oscuri personaggi ben lontani dal Potere che nel migliore dei casi sono marionette di burattinai di second'ordine.  Nel 1788 fu una perturbazione grandinigena ad accelerare i tempi degli Stati Generali e della rivoluzione in Francia. Nel 1346 fu un anonimo soldato di un khanato asiatico a manovrare la catapulta in Crimea che gettò nel campo genovese alcuni morti di peste: tre anni dopo l'Europa usciva dal Medioevo con un cataclisma di Peste Nera che fa sembrare Covid-19 uno starnuto di un gatto. Il 28 giugno 1914 fu il figlio 19enne di un oscuro postino d' un villaggio bosniaco, certo Gavrilo Princip, a tirare due colpi di pistola che cambiarono letteralmente un mondo, un'epoca, una mentalità, una civiltà politica. I duca Frittella sono però bravissimi a cavalcare i cigni neri a loro comodo e piacimento: questo è il problema. E lo fanno pure oggi, aiutati dalla tecnica e dal "Progresso".

 

Diciamo che se ne approfittano, ci giocano dentro alla grande e vogliono vedere quanto la corda può venir tesa senza spezzarsi. Al momento gli riesce bene se gli italiani hanno perfino rinunciato alla figura del nonno. Hanno proibito ai nonni di vedere i nipoti e sta bene a tutti la cosa. Qualcuno ha detto per un anno, chi per due anni. Chi per sempre (a leggere tra le righe, si intende...non detto direttamente ma fatto capire). E i genitori e i nonni stanno ad applaudire. Intanto pare che il mondo di ieri non manchi proprio.  Allora erano tutti sfizi lo stadio, i ristoranti, i locali, le movide, gli aperitivi. Sconcerta l'atteggiamento dei giovani. Dove sono? Io non li vedo neppure in strada.  Spariti tutti gli over 30. Volatilizzati. Dove sono? Che fanno? Che dicono? Che pensano? Hanno obbedito con una docilità sconcertante. A questo punto locali, discoteche, aperitivi, etc erano solo dei tappabuchi per colmare esistenze vuote.

 

E veniamo alla conclusione. La famosa App... perché nel "dopo" qualcosa non sarà tolto.  E resteranno queste App. Io sinceramente mi stupisco di chi solo ora ha lasciato cadere il prosciutto dagli occhi. Ma come? Sino a ieri lo smartphone era la protesi della mano, la scatola nera digitale della esistenza...e la App non va bene adesso? Da anni navigano sui social, mettono in vetrina le loro vite, dicono praticamente tutto agli algoritmi e mettono in piazza vita morte miracoli dei cui dati sensibili nessuno si è mai preoccupato...e ora saltano su che la App viola la privacy e la democrazia. A costoro andrebbe fatta la stessa domanda che un anonimo funzionario comunista osò fare a Krusciov nel XX Congresso del PCUS durante la requisitoria contro Stalin: "Compagno Krusciov, ma tu dov' eri??".

 

Fino a ieri a incensare le app, l e start up, la tecnoscienza e oggi no, contrordine compagni, Stalin era malvagio. Scusate, ma dove eravate prima? Ormai è troppo tardi, bisognava svegliarsi prima. A me la App fa un baffo. Posso scaricarla senza problemi. Al massimo vedranno che andrò a zappare l'orto e siccome chi zappa l'orto oggi è un retrogrado luddista, si faranno quattro risate e scuotendo la testa diranno: lasciamolo nel suo brodo, quel fessacchiotto. Auguro buona fortuna invece a tutti coloro che nel Sistema sino a ieri ci hanno vissuto come oche all' ingrasso inconsapevoli. Buona fortuna: ne avrete bisogno, vi ruberanno tutto e vi devasteranno. Vi stravolgeranno nel lavoro, nei ritmi quotidiani, in tutto, lavorerete alle 4 del mattino per rispettare il distanziamento, coi turni stravolti. Per tutti niente sabati e niente domeniche. Casa lavoro casa lavoro e tasse, perché anche quando uscirete avrete le tasche vuote. Volete essere furbi? Vendete tutto, licenziatevi, comprate un terreno in campagna e ricavatene orti ben coltivati con un pollaio, dandovi alla vita campestre e rurale.

 

Simone Torresani

 

 
Cinque primati PDF Stampa E-mail

24 Aprile 2020

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Mi auguro che l'Italia non chiuda questa triste storia con cinque primati, tra i paesi occidentali (l'oriente lo lascio agli orientali e ai "veri" rossobruni):

 

il primo paese a chiudere; l'ultimo a riaprire; quello con il maggior numero di morti in rapporto alla popolazione; quello con il maggior numero di divieti, in gran parte incostituzionali ma non contestati da nessun partito di governo o di opposizione; l'unico in cui gli studenti, dalle elementari alle superiori, saranno tutti promossi.

 

Se dovesse accadere, una discussione su noi stessi dovremo farla.

 

Stefano D’Andrea

 

 
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