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Schedatura globale PDF Stampa E-mail

10 Luglio 2017

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Da Rassegna di Arianna dell’8-7-2017 (N.d.d.) 

 

Ciascuno di noi è consapevole di quanto sia labile il confine fra informazioni e controllo e intuisce come gli strumenti tecnologici di nuova generazione, telecamere, lettori digitali, scanner dell'iride e via discorrendo possano al tempo stesso garantire maggiore sicurezza, ma anche ledere profondamente la nostra privacy. Il sogno di chi gestisce la società globalizzata e globalizzante è senza dubbio quello di averci tutti schedati e sotto controllo come i cittadini di Person of interest. Lì si tratta in fondo di fantascienza, ma anche il confine fra finzione e realtà sembra farsi ogni giorno più labile, soprattutto quando entrano in gioco attori come l'Onu ed il Progetto Agenda 21 ...

 

Dichiarandosi sconcertata del fatto che attualmente nel mondo 1.1 miliardi di persone siano prive di documenti che comprovino la propria identità (e senza neppure immaginare che per molti di essi come ad esempio le popolazioni indigene possa andare benissimo così) l'Onu ha dichiarato di lavorare in collaborazione con Microsoft e Accenture alla creazione di un sistema globale che entro il 2030 sarà in grado di fornire un'identità legale digitale ad ogni abitante del pianeta. Durante l’incontro tenutosi il 19 giugno a New York di ID2020, vertice delle Nazioni Unite dedicato alla legalizzazione dell’identità digitale, con la presenza di ONG, imprese tech e autorità governative è già stato sviluppato un prototipo del nuovo documento che "finalmente" dovrebbe garantire a tutti un diritto umano fondamentale come quello all'identità che notoriamente, ci sentiamo di aggiungere, ciascuno di noi non possiede in mancanza di un qualcosa di tangibile che comprovi la nostra esistenza sul globo terracqueo. Il nuovo documento digitale alloggerà naturalmente su un cloud e conterrà oltre ai dati anagrafici i dati medici, quelli bancari, quelli concernenti l'istruzione e anche i dati biometrici relativi alle impronte digitali, caratteristiche dell'iride e del viso. La sua sicurezza sarà garantita dalla tecnologia blockchain e sarà consultabile attraverso qualsiasi network digitale compresi i cellulari. La giustificazione addotta dalla classe dirigente di Agenda 21 e dell'Onu per sostenere un'iniziativa di tale portata è naturalmente quella di aiutare un sesto della popolazione mondiale attualmente privo di un documento che ne attesti l'identità, semplificando di fatto la vita di profughi e rifugiati, come affermato dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. Il fatto che poi all'interno dell'operazione si proceda a schedare con lo stesso metodo anche gli altri cinque sesti della popolazione mondiale che di documenti ne hanno già a profusione o alcuni milioni di popolazioni indigene incontattate che anche senza documenti potrebbero dare lezioni al mondo intero in quanto ad identità e dignità, rappresenta naturalmente solo un fatto del tutto casuale.

 

Marco Cedolin

 

 
Educazione al dolore PDF Stampa E-mail

9 Luglio 2017

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L'educazione è sempre stata anche, forse soprattutto, educazione al dolore. Educazione (anche) al dolore erano l'Iliade o l'Eneide. Ed educazione al dolore erano I ragazzi della via Pal, il libro Cuore, Senza famiglia o La capanna dello Zio Tom.

 

L'educazione al riso non è educazione. Il riso è divertimento, è il giusto divertere, ossia deviare, ogni tanto, dalla via della vita. Pinocchio forse non educa al dolore, ma certamente non educa al riso. E Cappuccetto rosso, Pollicino, Hansel e Gretel o la volpe e l'uva e il lupo e l'agnello, se non erano educazione al dolore, certamente non erano educazione al riso.

 

Ho il sospetto che l'umanità pagherà molto caro l'abbandono dell'educazione al dolore e l'insistere nell'educazione al riso. L'educazione al dolore ha radici che si perdono nella notte dei tempi e trova quindi fondamento nella struttura psichica profonda.

 

Stefano D’Andrea

 

 
Clearing House PDF Stampa E-mail

8 Luglio 2017

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Da Clarissa del 30-6-2017 (N.d.d.)

 

Forse non tutti sanno che una davvero ingente massa di prodotti finanziari, genericamente noti come "derivati", grava sull'economia mondiale: un derivato viene definito come "un contratto fra due o più parti contraenti il cui valore appunto deriva dal valore futuro di un bene, di un indice di riferimento o di un soggetto finanziario". Sono diversi i tipi di derivati, dai più noti futures ai meno noti forward contracts, options, warrants, swaps. Molti di questi contratti sono gestiti all'interno di borse regolamentate, ma la stragrande maggioranza no: sono i cosiddetti scambi over the counter, noti con la sigla OTC, che sfuggono quindi a qualsiasi tipo di controllo da parte delle cosiddette istituzioni finanziarie. La stima del volume complessivo di questi prodotti oscilla tra i 630mila miliardi e 1,2 milioni di miliardi di dollari, rispetto ad un prodotto interno lordo mondiale di 78mila miliardi di dollari, tanto per avere un riferimento all'economia reale. Gli effetti che queste armi della speculazione finanziaria possono avere sull'economia reale lo abbiamo già sperimentato nel 2008, dato che proprio derivati come i collateralized debit obligations (CDO: in sostanza derivati che incorporavano mutui di clienti ad altissimo rischio) ed i credit default swaps (CDS: in sostanza derivati che scommettevano sulla possibilità che un'azienda o un Paese fallisse...) sono stati all'origine della crisi finanziaria mondiale innescatasi quell'anno. Warren Buffet, uno dei tre uomini più ricchi del mondo, che di certo se ne intende, ha infatti definito i derivati così: "secondo me, sono un'arma di distruzione di massa finanziaria, che comporta rischi che, anche se latenti, sono potenzialmente letali".

 

La premessa era d'obbligo per parlare di uno dei meno noti aspetti degli strani rapporti tra Unione Europea e Regno Unito, e per comprendere meglio la fuoriuscita di quest'ultimo Stato dall'organizzazione comune europea. Pochi infatti sanno che la potentissima London Stock Exchange, la Borsa di Londra, possiede, oltre alla "nostra" Borsa di Milano, anche una società che si chiama London Clearing House (LCH): questa è una società finanziaria specializzata nell'attività di clearing house (spesso tradotto in italiano come "camera di compensazione"), che il glossario della Borsa italiana definisce così: "soggetto che è controparte automatica di tutti i contratti stipulati in un mercato al fine di limitare il rischio di inadempimento". In sostanza un intermediario garante del buon fine di transazioni finanziarie internazionali. Il dizionario opportunamente aggiunge che la garanzia sul buon fine delle transazioni viene assicurata in due modi: "la limitazione e la selezione dei soggetti ammessi al mercato (e, quindi, ad avere rapporti con la clearing house) e la raccolta e la gestione dei margini di garanzia versati dai soggetti ammessi al mercato". Comprendiamo quindi l'importanza condizionante e strategica di questa istituzione finanziaria: essa infatti non ha solo il potere di indicare chi può o non può effettuare transazioni sui mercati finanziari, ma allo stesso tempo si fa pagare questa garanzia. È il caso di aggiungere che questa istituzione è di natura assolutamente privatistica ed agisce sulla base del riconoscimento ad essa prestato, fra gli altri, dai governi e dalle banche: LCH conta infatti fra i suoi membri ben 259 fra le principali banche del mondo, fra cui alcune italiane. Ebbene, proprio LCH, fra i molti "prodotti" finanziari di cui intermedia gli scambi, ha anche la cosiddetta moneta comune europea, l'euro, della quale gestisce i tre quarti delle transazioni in derivati, in questo caso swap monetari: inventato nel 1998 dal signor Blythe Masters, della banca JP Morgan, è questo un prodotto che, come molti derivati, è stato ideato per garantirsi contro il rischio di indesiderate variazioni di un tasso di interesse, del valore di una moneta o delle variazioni al ribasso del prezzo di una merce. Ma nella realtà questo "prodotto finanziario" viene utilizzato dagli operatori della speculazione sfruttando il cosiddetto "effetto leva": è possibile infatti, per esempio, depositare un margine di garanzia pari a 10, per "giocare" con un sottostante (valute internazionali in questo caso, ma anche grano, petrolio, azioni, ecc.) che ha un valore di 100 o 1.000. Se vinco, porto a casa guadagni stratosferici, anche cento, mille volte superiori al margine che ho depositato. Se invece mi va male, le perdite possono essere pesantissime. Tornando a LCH, scopriamo che questa società della Borsa di Londra tratta ogni giorno oltre 850 miliardi di dollari di swaps in euro, che corrispondono a ben i tre quarti dell'intero mercato mondiale swap in euro: come dire che Londra controlla la più parte della speculazione sull'euro a livello mondiale. Il secondo operatore mondiale di swap in euro è Eurex, una società simile per molti aspetti a LCH, la cui proprietà è però detenuta dalla Borsa di Francoforte. Pochi sanno che proprio negli ultimi anni, prima ancora che si avviasse il processo di distacco della Gran Bretagna dall'Unione Europea, per ben tre volte la Borsa di Londra e quella di Francoforte hanno tentato di realizzare un'unificazione, mediante la fusione appunto fra la London Stock Exchange e la Deutsche Börse, un'operazione finanziaria dal valore di 29 miliardi di euro, che avrebbe portato anche all'unificazione delle società di clearing house delle due borse. Con una non casuale coincidenza, proprio il 29 marzo 2017, lo stesso giorno cioè in cui il governo britannico ha annunciato ufficialmente l'apertura della Brexit, l'Unione Europea ha respinto formalmente, per bocca della commissaria alla concorrenza della UE, Margrethe Vestager, in una conferenza stampa a Bruxelles, la fusione fra le due grandi borse, fra l'altro a motivo del monopolio che si sarebbe stabilito nella gestione dei cosiddetti portafogli a reddito fisso, vale a dire le obbligazioni ed i pronti contro termine, cioè alcuni degli strumenti più comuni anche della gestione del debito pubblico degli Stati europei - senza ovviamente fare cenno al mercato swap, che, come sappiamo, è fuori dal controllo delle istituzioni politiche.

 

Cosa accadrà a questo punto? La risposta è abbastanza semplice, e certo altrettanto abbastanza inquietante. Il cosiddetto "mercato" della speculazione sta già dicendo no all'ipotesi di una clearing house basata sul continente europeo: la International Swaps and Derivatives Association ha spiegato infatti che lavorare con una clearing house all'interno della UE costerebbe agli operatori un 15-20 per cento in più, con un aumento dei costi di 160 miliardi di dollari, secondo Clarus Financial Technology. È quindi interessante constatare che, pur dopo la Brexit, avremo un mercato speculativo sull'euro controllato per tre quarti da una City resa sempre più forte dalla completa autonomia politica britannica: anche da questo si può comprendere come l'euro in luogo di essere possibile strumento della sovranità europea sia sempre più moneta al servizio della speculazione finanziaria internazionale.

 

G. Colonna

 

 
Appello ai giovani PDF Stampa E-mail

7 Luglio 2017

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Da Comedonchisciotte del 5-7-2017 (N.d.d.)

 

Francamente non mi sento molto avvinto dalla discussione sullo ius soli. Intanto non mi piacciono le ciance sul diritto (o i diritti, al singolare o al plurale che dir si voglia). Inoltre, il gioco è fatto apposta per distrarre dalle questioni più rilevanti, in particolare una: non ci si vuol liberare di vecchie diatribe, di vecchie ideologie, di divisioni dei tempi che furono. Sono ancora utili al potere di gruppi ormai corrotti e abbastanza delinquenziali come quelli ancora in sella in questo nostro mondo “occidentale”. Cominciamo con ordine. Intanto, senz’altro, il discorso su questo diritto di cittadinanza è condotto dalla “sinistra” con i soliti metodi da imbroglioni. In generale essi negano l’automatismo della nascita; cercano di sostenere che si tiene conto anche dei problemi culturali sollevati dallo schieramento opposto a tale progetto di legge. A me sembra piuttosto evidente che se uno ha la cittadinanza non appena fa “uè, uè!”, uscito dal grembo materno, sia in atto un automatismo indiscutibile. Mi sbaglierò, ma non riesco a vedere altri fattori che rendano diversa e più complessa tale attribuzione. Inoltre, altro squallido inganno è il racconto sull’“integrazione”. Non si integra nulla se c’è una mescolanza incongrua, una reale melassa, di provenienze culturali, di tradizioni plurisecolari, di modi di vita e di strutture relazionali sociali abissalmente differenti. Non c’entra nulla il razzismo, altro cavallo di battaglia dei “sinistri”, degli “antifascisti” per i quali è fascista (nero o rosso, mentre essi sono arcobaleno) chiunque osi pensare in modo diverso dal loro. Non credo che a nessuno venga in testa di sostenere che è di “razza inferiore” il popolo cinese, con una storia e civiltà perfino più antiche della nostra. Ciò non toglie che in ogni dove siano andati, i cinesi hanno creato delle “china town”, delle comunità ben chiuse atte a conservare la loro identità d’antica tradizione. E per quanto mi riguarda, apprezzo nella sostanza la loro scelta, non vedo perché dovrebbero partecipare alla creazione di “maleodoranti intrugli” di culture con millenni di storia del tutto differente. Semmai l’amicizia, lo scambio, l’arricchimento reciproco possono avvenire se ognuno è geloso portatore delle proprie prerogative e costumi, di modi di comportarsi e anche di pensare che mantengono viva la propria diversità rispetto agli altri con cui si entra in interrelazione, in tal caso proficua. Tale flusso migratorio è iniziato in seguito alla strategia del caos usata dall’establishment Usa rappresentatosi in Obama; caos creato soprattutto nelle zone a sud e sud-est dell’Europa, in particolare dopo la cosiddetta “primavera araba” del 2011 (fatta passare per rivolta di masse popolari tese a ripristinare la “democrazia”), appoggiata in pieno dai servi europei “di sinistra” e perfino da forze residue e ormai ridicole di presunti antimperialisti, gli orfani di un terzomondismo fallimentare fin quasi dall’inizio. Quel vertice statunitense (con alcuni paesi arabi amici, allora Arabia Saudita e Qatar insieme, e perfino con l’appoggio di un paese come la Turchia che poi ha mutato almeno in parte la sua posizione) ha tentato soprattutto la divisione dell’islamismo, liquidando per questo scopo regimi amici dell’occidente (tipo quelli egiziani e tunisini di Mubarak e Ben Ali). Persino Gheddafi non era così nemico come si diceva; basti ricordare i colloqui tra il leader libico e Blair nel 2004 e gli accordi tra polizia libica e quella inglese. Per giungere all’obiettivo prefissosi – e cercare soprattutto di liquidare il regime di Assad, uno dei punti forti della Russia nella zona – si è arrivati a finanziare gruppi radicali dell’islamismo poi indicati come terroristi e combattuti, ma sempre con molta moderazione finché è rimasto presidente Obama. Quella politica, che sembrava aver ottenuto anche qualche successo (e proprio in Siria) tramite l’enorme confusione cui ha dato origine, ha infine mostrato molti limiti e dato avvio alla massiccia migrazione verso l’Europa (e soprattutto l’Italia), adesso divenuta imbarazzante perfino per chi l’ha promossa, ma specialmente per i servi europei “di sinistra” in pieno appoggio agli Usa obamiani. In Italia, proprio in questi giorni in seguito alla débacle elettorale dei governativi (ma anche e forse soprattutto per la crescita dell’astensionismo, manifestazione di irritazione e disaffezione verso gli attuali scadenti gruppastri che pensano di fare politica), la “sinistra” ancora in maggioranza in Parlamento aveva mutato un po’ il suo atteggiamento dichiarando che non è più sostenibile l’ondata di immigrati. Adesso è tornata in sostanza all’“accogliamo tutti”, i porti non si chiudono. Meglio non fare attenzione alla comicità (che non fa ridere per nulla) della dirigenza UE. Consideriamo alcune falsità che raccontano per cercare di far “digerire” alla popolazione una simile “invasione”.

 

Il primo appello è stato all’umanità, alla necessità di salvare quelli che fuggivano dalla guerra o dalla miseria e fame, ecc. In questa pantomima sono stati aiutati da uno dei peggiori Papi (forse il peggiore) che la Chiesa abbia mai nominato. Quest’anno, se non erro, ricorre il cinquantenario del dramma del Biafra (ci si documenti in merito come meglio si crede). Ricordo i filmati e le foto di quelle masse umane; sembrava di vedere i sopravvissuti di Auschwitz, Mauthausen, ecc. Adesso sui barconi, nei centri di accoglimento e via dicendo, vediamo in netta prevalenza migliaia di giovani maschi perfettamente in carne e vigorosi. La minoranza di donne è pur essa in prevalenza formata da giovani con una carnagione assai luminosa. Sappiamo inoltre che hanno tutti o quasi pagato cifre considerevoli per prendere il mare. E sarebbero questi gli sfortunati e miserabili che non potevano più (soprav)vivere nei loro paesi? Altra “piacevolezza”: verrebbero a colmare i vuoti creati dalla scarsa figliolanza caratterizzante i paesi più sviluppati e in particolare il nostro. Allora dobbiamo pensare bene del Duce che dava sussidi (e “colonie estive” al mare e ai monti) a chi incrementava la “produzione” di figli. Sarebbe dunque stato lungimirante, o meschini farabutti che giocate agli “antifascisti” quando vi fa comodo accusare di fascismo chi vi combatte perché siete quanto di peggio abbia prodotto questa società ormai fortemente malata. Poi ancora: gli immigrati ci pagano le pensioni (vedere quanto dice l’ “intelligentissimo” presidente dell’INPS); senza di loro più nessun emolumento ai nostri vecchi e ai meno vecchi che diventeranno pensionati in futuro. Mentitori dalla faccia di tolla! Stanno crescendo in misura esponenziale i mendicanti (neri in specie) che si vedono ad ogni angolo e che costituiscono, salvo che per i ciechi, una fitta rete organizzativa indubbiamente gestita da mascalzoni nostrani. I quali sono quasi tutti appartenenti alle associazioni di “assistenza”, in genere di “sinistra” (anche “estrema, radicale”). Intendiamoci bene. Ci sono moltissimi extracomunitari (di varie parti del mondo) che comunque vivono e lavorano qui e sui quali non c’è proprio nulla da dire (né tanto meno da ridire). Stiamo parlando però del fenomeno più recente che si sta verificando soprattutto in seguito alla strategia americana dell’era obamiana e che riguarda in particolare l’Africa (soprattutto del nord) e il Medioriente. È questo a creare una situazione del tutto abnorme. Decine di migliaia di nuovi arrivati lavorano in nero a 3 euro all’ora. E pagano i contributi pensionistici? Lo ripeto: le organizzazioni delinquenziali sfruttatrici degli immigrati (a partire dalle ONG che vanno a raccoglierli in mare) sono quasi tutte “a sinistra”, molto “umanitarie”. E sanno benissimo che tali immigrati non servono a pagarci le pensioni; sono invece future masse di elettori per i banditi che ci s-governano. E si potrà magari, se fosse necessario, utilizzarli in parte quali bande di violenti per pestare e terrorizzare chi si oppone al più grande flagello dei nostri tempi, rappresentato dai governanti europei (e italiani). Adesso però ci sono sintomi di malessere e anche di rabbia presso masse di cittadini che potrebbero finalmente voltare le spalle a questi lazzaroni, malgrado essi abbiano in mano tutti i principali mezzi di informazione e di manipolazione per influenzare l’opinione pubblica. Allora subito un’altra commedia: parole “ferme” del governo italiano sulla “insostenibilità” della situazione (solo adesso, dopo le elezioni?). Altrettanto dal presdelarep. La UE risponde con solo apparente comprensione, ricordando che si deve anche essere “umani” e salvare la vita ai derelitti. Una volta tanto siamo obbligati a dare ragione a Macron, che si defila dalla UE e ricorda che sono stati accettati in stragrande maggioranza, soprattutto in Italia, “migranti economici”, non certo politici o in fuga dalla guerra e da possibili persecuzioni ed eccidi. Ecco che balza fuori, in misura moderata, la verità di questa migrazione. Cioè verità circa la natura dei migranti – per la maggior parte (la stragrande maggioranza) in buone condizioni economiche, di salute, di sicurezza anche a casa loro – che vengono qui, approfittando della strategia obamiana, causa del disastro in Africa e Medioriente, convinti di trovare migliori condizioni di vita e di traffici vari, sperando in certi casi perfino di arricchirsi. Sono stati ingannati, indubbiamente; stanno male una volta qui arrivati, d’accordo; sono alla fine ampiamente sfruttati da individui con maggiore dimestichezza di queste nostre società in degrado criminale. Tuttavia, la maggior parte non è costituita da “disperati”. Arrivano perché speranzosi di migliorare le condizioni di vita, comunque non disastrose per buona parte di loro nemmeno nei paesi da cui giungono. Appunto, come dice Macron, sono “migranti economici”, altro che poveri disgraziati e perseguitati verso cui chinarsi misericordiosi. Basta menzogne e fine della pietà. Che Bergoglio se li prenda tutti in Vaticano e non rompa più gli “zebedei”. Del resto, già mentre scrivevo queste righe, la “fermezza” del governo è andata a farsi benedire con le precisazioni di Delrio, con lo sciocco buonismo di sindaci tipo Sala, quello di Bergamo e gli altri sempre di “sinistra”. Quanto all’Europa, è ormai palese che non ha alcuna intenzione di darsi da fare per aiutarci realmente. Anche perché possiamo essere certi che i nostri “sinistri” si sono già telefonati con i dirigenti UE; e hanno spiegato che sono costretti a fingere un po’ di durezza (solo verbale e a mezza bocca, mentre l’altra metà riafferma ormai le solite “menate”) perché la popolazione sta dimostrando una crescente “irrequietezza” e le elezioni sono comunque non lontane anche se si andasse al 2018. […] Attendendo l’ulteriore riunione degli infami “europei” a Tallinn e dette queste poche verità, in realtà semitali, bisogna andare a quelle totali e pienamente dispiegate. […]

 

Mi permetto di dubitare assai che, fra un quinquennio (e credo perfino di esagerare), vi sarà ancora l’emergenza affannosa relativa alle migrazioni degli ultimi due-tre anni; diminuiranno nel contempo nettamente anche i pericoli di attentati sanguinosi. Tanto meno mi convincono le previsioni secondo cui a metà secolo o poco dopo la popolazione nera e araba sarà quasi la metà (se non ancora di più) di quella europea; e l’islamismo eguaglierà o supererà il cristianesimo. Il fenomeno vissuto ultimamente dipende dalla strategia statunitense della presidenza Obama. È stato messo in sordina quel gruppo denominato Al Qaeda (che sembrava più adatto a operare in area asiatica o giù di lì) mentre si è creato il Califfato dell’Isis (un quasi Stato persino, a differenza di Al Qaeda) con l’appoggio pressoché aperto di Qatar e Arabia Saudita; ed anche della Turchia per un certo periodo di tempo (quando ha cominciato a tirarsi un po’ indietro, sappiamo quel che ha dovuto subire, perfino un tentativo di colpo di Stato; vero o artefatto, chissà). Alle loro spalle stavano gli Usa (appunto obamiani) che, facendo irritare Israele, hanno tentato varie vie per mettere musulmani contro altri musulmani (dividendo ancor più Turchia e Iran, già divise in quanto subpotenze concorrenziali in quell’area). Sono persino stati liquidati regimi filo-“occidentali” (in Egitto, Tunisia e soprattutto in Libia con il massimo di caos qui creato). Si è tentato di completare l’opera abbattendo Assad in Siria, ma la Russia ha stoppato il tentativo. L’Isis, però, è adesso in forte crisi e sono convinto che entro poco tempo sarà solo in grado di esercitare un “terrorismo” endemico tipo Al Qaeda. Non verrà forse del tutto eliminato; agli Usa (anche se Trump restasse e si consolidasse) potrebbe non andare bene una completa sparizione di tale “terrorismo”. Tuttavia, si cercheranno comunque (Trump o non Trump) altre vie al momento non facilmente prevedibili. Intanto, si comincia a tener conto di aver troppo trascurato il Sud America. Oltre a ciò, ci si è resi conto che non vale la pena di indebolire Israele, pur sempre perno della sfera d’influenza statunitense in quella zona; e con riflessi precisi in Europa. Sono proprio le forze al governo da queste “nostre parti” a mostrare sempre più la corda e l’incapacità di gestire adeguatamente la politica internazionale. Sono favorite dall’altrettale limitatezza strategica delle forze di opposizione; soprattutto di quelle dette “populiste”, che avrebbero il compito assai importante di perseguire una reale autonomia del proprio paese nel multipolarismo in futura accentuazione. Anche se tornasse al potere l’establishment americano che ha sostenuto la Clinton, muterà sicuramente la strategia della potenza “occidentale” predominante; e si troveranno in difficoltà gli attuali scriteriati e abominevoli vertici della UE e delle varie forze “europeiste” (mi riferisco all’attuale europeismo di coloro che hanno svenduto l’Europa, l’hanno ridotta a un colabrodo). Esse si sono aggrappate alla migrazione selvaggia – frutto della strategia obamiana – convinti di poterla sfruttare in vario modo per conservare un potere ormai marcio. […] Siamo ancora indietro, ma i tempi matureranno in non troppi anni futuri. Bisogna però che soprattutto alcuni gruppi di più giovani, mentalmente liberi dalle pesanti ideologie del secolo scorso, creino nuove organizzazioni politiche realmente autonomiste e capaci di corretta analisi critica del passato (perché non deve in ogni caso essere persa la memoria storica) per affrontare la nuova epoca che avanza a grandi passi. Sembra indispensabile un gran repulisti di tutti coloro che ci stanno attualmente sulle spalle e distruggono ogni nostro futuro. Bisogna che cada ogni pietà verso chi va eliminato per la nostra salvezza e “resurrezione”. Quindi, cari giovani, al lavoro! C’è un mondo vecchio da affrontare e seppellire con una spietatezza esemplare; ed uno nuovo che attende la vostra opera. Non sarà facile, ma bisogna cominciare a riunirsi e a discutere delle nuove strategie (in specie a livello internazionale) da porre in atto.

 

 Gianfranco La Grassa

 

 
Gli USA sono al servizio di Israele PDF Stampa E-mail

5 Luglio 2017

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Da Comedonchisciotte del 3-7-2017 (N.d.d.)

 

Sono sedici anni che gli Stati Uniti sono in guerra in Medio Oriente e Nord Africa, spendendo trilioni, commettendo crimini di guerra e mandando milioni di rifugiati in Europa. Contemporaneamente Washington dice di non potersi permettere le obbligazioni di Social Security e Medicare o di non poter finanziare un servizio sanitario nazionale. Considerando le enormi esigenze che non possono essere soddisfatte a causa del massiccio costo di queste guerre, si potrebbe pensare che il popolo americano si chieda lo scopo di queste. Cosa si sta realizzando a questi enormi costi? Le esigenze domestiche sono trascurate in modo che il complesso militare/sicurezza possa ingrassare sui guadagni di guerra. La mancanza di curiosità da parte del popolo americano, dei media e del Congresso sullo scopo di queste guerre, fondate interamente su menzogne, è straordinaria. Qual è il motivo di tale incredibile disinteresse per lo spreco di soldi e vite? I cittadini sembrano accettare queste guerre in quanto risposta del governo all’11 settembre. Il che è anche peggio, dato che Iraq, Libia, Siria, Yemen, Afghanistan ed Iran (non ancora attaccato ma minacciato e sanzionato) non hanno nulla a che fare col 9/11. Ma questi paesi sono musulmani, e il regime Bush e i media presstitute sono riusciti ad associare l’11 settembre con gli islamici in generale. Se gli americani e i loro “rappresentanti” al Congresso capissero per cosa si fanno le guerre, forse si opporrebbero. Perciò dirò il motivo della guerra in Siria e della futura in Iran. Pronti?

 

Ci sono tre ragioni per cui Washington (non l’America ma Washington, che non riflette l’America) fa guerra in Siria. La prima ha a che fare con i profitti del complesso militare. Quest’ultimo è una combinazione di potenti interessi privati e governativi che necessitano di una minaccia per giustificare un budget che supera il PIL di molti paesi. La guerra svolge questo compito, e per essa si stanziano enormi somme pagate dai contribuenti, che sono vent’anni che vedono salire i propri debiti. La seconda ragione ha a che fare con l’ideologia neocon dell’egemonia mondiale americana. Secondo i neoconservatori, che sono tutto tranne che conservatori, il crollo del comunismo e del socialismo significa che la Storia ha scelto il “capitalismo democratico”, che non è né democratico né capitalistico, come il sistema socioeconomico-politico mondiale: è dunque responsabilità di Washington imporre l’americanismo in tutto il mondo. Paesi come la Russia, la Cina, la Siria e l’Iran, che respingono l’egemonia americana, devono essere destabilizzati in quanto ostacoli all’unilateralismo yankee. La terza ragione ha a che fare col fatto che Israele ha bisogno delle risorse idriche del Libano meridionale. Due volte Israele ha inviato l’esercito ad occupare quella regione e per due volte è stato cacciato dagli Hezbollah, milizia sostenuta da Siria e Iran. Per dirla tutta, Gerusalemme sta usando l’America per eliminare i governi siriano e iraniano, che forniscono sostegno militare ed economico agli Hezbollah. Se i fornitori di Hezbollah venissero eliminati dagli americani, gli israeliani potrebbero occupare il sud del Libano, proprio come hanno fatto con la Palestina e parti della Siria. Ecco i fatti: per 16 anni l’insopportabile popolo americano ha consentito al governo corrotto di Washington di buttare trilioni di dollari necessari a livello nazionale, ma assegnati ai profitti del complesso militare, al servizio dei neocon e di Israele. La democrazia americana è chiaramente una farsa. Serve tutti, tranne gli americani. Quali saranno le probabili conseguenze? Il best case scenario è povertà per tutti, il peggiore è l’armageddon nucleare. Washington ignora totalmente alcuni fatti incontrovertibili. L’interesse di Israele a rovesciare Siria ed Iran è totalmente incompatibile con l’interesse russo di impedire l’invasione del jihadismo nel proprio paese ed in Asia centrale. Di conseguenza, Israele ha messo gli U.S.A. in diretto conflitto militare con Putin. Gli interessi finanziari del military/security complex americano di circondare la Russia con siti missilistici sono incompatibili con la sovranità di quel paese, così come lo è l’enfasi neocon sull’egemonia mondiale statunitense.

 

Trump non controlla Washington. Il complesso citato (vedasi il discorso di Eisenhower), la lobby israeliana ed i neocon sì. Questi tre gruppi sovrastano il popolo americano, privo di voce in capitolo. Tutti i parlamentari che hanno parlato male di Israele sono stati sconfitti nella loro campagna di rielezione. Questo è il motivo per cui se Israele vuole qualcosa, questa passa all’unanimità al Congresso. Come pubblicamente dichiarato dall’ammiraglio Tom Moorer, capo delle operazioni navali e chairman dei Joint Chiefs of Staff: “Nessun presidente americano può andar contro Israele”. Israele ottiene ciò che vuole, a prescindere dalle conseguenze per l’America. L’ammiraglio Moorer aveva ragione. Gli Stati Uniti ogni anno danno ad Israele abbastanza soldi per acquistarne il governo. E quelli lo fanno. Il governo americano risponde molto più ad Israele che al proprio popolo. I voti di Camera e Senato lo dimostrano. Incapace di resistere ad un paese minuscolo, Washington pensa di poter travolgere Russia e Cina. Continuare a provocarle è evidente segno di demenza. Invece di intelligenza vediamo hybris e arroganza, segni distintivi degli stupidi. Il pianeta ha invece bisogno di leader occidentali intelligenti, con coscienza morale, che rispettino la verità e che comprendano i limiti del proprio potere.

 

Paul Craig Roberts (traduzione a cura di HMG)

 

 
QE for people PDF Stampa E-mail

4 Luglio 2017

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Da Comedonchisciotte del 2-7-2017 (N.d.d.)

 

Innanzi tutto spieghiamo che cos’è il Quantitative Easing for People, campagna promossa da Positive Money che anche noi di Moneta Positiva stiamo portando avanti in Italia, è una manovra di politica economica che crea denaro per darlo direttamente all’economia reale e/o agli Stati, anziché a banche e mercati finanziari. La maggior parte degli esperti economici sostiene che ciò non è possibile perché l’articolo 123 del TFUE lo impedisce, perché dice che “Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca centrale europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate «banche centrali nazionali»), a istituzioni, organi od organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali“. In realtà l’attuale Quantitative Easing , che Mario Draghi sta autorizzando, è comunque un “acquisto di titoli di stato“, solo che non è vietato dall’art. 123 perché non è “diretto“, ma avviene “indirettamente” sul mercato secondario anziché su quello primario. Come a dire che io non ti sto prestando soldi, se compro il contratto di mutuo che hai stipulato con qualcun altro! Tra l’altro non è la BCE che ha poi effettivamente acquistato i titoli di stato italiani, ma la Banca d’Italia, che oggi ne detiene circa 400 mld di euro, facendo in fondo quello che faceva prima del famigerato divorzio del 1981 tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia, cioè la prestatrice di ultima istanza, solo che lo fa in modo “indiretto” acquistando i titoli di stato sui mercati secondari per non violare l’art.123 del TFUE. In sostanza la Banca d’Italia può acquistare il debito italiano con denaro creato dal nulla, sia attraverso il QE ma anche nell’ambito delle proprie attività di investimento ordinario; infatti oggi detiene circa 400 mld di euro di titoli di stato italiani. Questo significa che essendo la Banca d’Italia una istituzione di diritto pubblico che svolge le sue funzioni per conto dello Stato, girandogli la maggior parte dei suoi utili, questi 400 mld di euro non sono da considerare un vero e proprio debito pubblico. Infatti in un eventuale bilancio pubblico consolidato tra Stato e Banca d’Italia, questo debito verrebbe cancellato.

 

Quindi il Quantitative Easing è una manovra che in sostanza “presta” comunque soldi agli Stati, ma “indirettamente”, acquistando titoli di stato solo sui mercati secondari. Questo è il problema, i soldi creati dal nulla con il QE finiscono solo nel settore finanziario, cioè nelle mani di quel 1% della popolazione più ricca, nella speranza che prima o poi ne possano beneficiare a cascata anche il restante 99% della popolazione più povera. Ma non è così. […] L’esperienza ci dimostra che il settore finanziario, dopo aver ricevuto questa abbondante iniezione di liquidità, non distribuisce a cascata questo denaro al resto della popolazione, ma finisce per arricchirsi sempre di più a scapito di tutti gli altri. Se vogliamo risolvere il problema, il denaro creato con il Quantitative Easing o con altre modalità, deve essere utilizzato “for People”, cioè dato direttamente ai cittadini e/o agli Stati, per finanziare direttamente l’economia reale e lo sviluppo economico. Ma la BCE può fare il QE for People ?

 

Peter Praet, membro del Comitato esecutivo della BCE, ha così risposto alla domanda se la BCE potrebbe stampare assegni e inviarli alla gente: “Sì, tutte le banche centrali possono farlo. È possibile emettere moneta e distribuirla alle persone. Questo è “Helicopter Money”. L’Helicopter Money darebbe alla gente una parte del valore attuale netto del signoraggio futuro, il profitto che si realizza sulle future banconote.” […]  L’attività di emissione monetaria di banconote da parte della BCE produce un utile, chiamato signoraggio secondario, che viene in prima istanza distribuito dalla BCE alle Banche Centrali Nazionali, che poi lo girano agli Stati, che sono i titolari ultimi della sovranità monetaria. L’attività di emissione di monete metalliche, invece, produce un signoraggio primario che viene percepito direttamente dagli Stati che coniano queste monete, visto che sono di loro proprietà. Quindi visto che l’attività di emissione monetaria della BCE produce un reddito, di cui però sono titolari gli Stati e quindi i cittadini, la risposta alla domanda è sì, la BCE può fare il QE for People perché i titolari della sovranità monetaria sono lo Stato e quindi i cittadini. Infatti creare denaro e distribuirlo ai cittadini equivale ad anticipare la distribuzione di questo reddito futuro, cioè del signoraggio che verrà generato dalle future emissioni monetarie, come ha dichiarato Peter Praet. Questo perché, più in generale, solo lo Stato ha il potere ed il diritto di creare denaro dal nulla per “spenderlo” o “distribuirlo” direttamente nel sistema economico, senza prestarlo e senza interessi. La BCE può solo “prestare” il denaro che crea, e sempre per conto degli Stati che sono gli unici soggetti che hanno il potere di conferire ad un qualsiasi strumento il valore “a corso legale”. Oppure può distribuire agli Stati, attraverso le loro Banche Centrali Nazionali, il reddito che realizza con questa attività di emissione monetaria.

 

In definitiva le soluzioni per fare arrivare denaro all’economia reale, come ormai sostengono quasi tutti, vista l’inefficacia delle politiche di austerity, sono solo le seguenti: cancellazione del debito pubblico detenuto dalle Banche Centrali; utilizzare la sovranità monetaria degli Stati per creare denaro. Il debito pubblico degli Stati detenuto dalle Banche Centrali Nazionali non è in sostanza un vero e proprio debito, e la sua cancellazione è un fatto meramente contabile. Nei fatti può avvenire in diversi modi : come affermato dalla BCE nel documento n.169 dell’aprile 2016, dal titolo “Profit distribution and loss coverage rules for central banks“, nota n.7 a pagina 14, le Banche Centrali “sono protette contro l’insolvenza a causa della loro capacità di creare denaro e possono perciò operare con patrimonio netto negativo“; visto che nel bilancio consolidato degli Stati, questo debito può essere cancellato, non considerare questa parte nel calcolo del debito pubblico o del rapporto debito/PIL, ad esempio in Italia cancellando i 400 mld di euro di titoli detenuti da Banca d’Italia, il debito pubblico scenderebbe a circa 1.800 mld di euro ed il rapporto debito/PIL si avvicinerebbe al 100% e si potrebbe abbassare ulteriormente; lo Stato emette biglietti di stato di pari importo al debito da cancellare, che vanno a sostituire in modo definitivo i Titoli di Stato presenti nell’attivo del bilancio della Banca d’Italia. Tutte queste soluzioni hanno una caratteristica in comune, non modificano in alcun modo la situazione nell’economia reale in questo sono solo un fatto contabile. Sono solo un fatto contabile, a dimostrazione che il debito pubblico non è mai un problema per uno Stato, anche nell’Eurosistema, e che le politiche di austerity non sono assolutamente necessarie. È chiaro che per attuare queste soluzioni, serve la volontà politica di farlo, ma non è necessario modificare gli attuali Trattati Europei e/o uscire dall’euro. Abbiamo già dimostrato più volte che gli Stati sono ancora i titolari della sovranità monetaria, e la possono esercitare in vari modi: emissione di monete metalliche superiori a 2 euro, valide solo nell’ambito del territorio nazionale; emissione di biglietti di stato, che sono una fattispecie giuridica diversa dalle banconote, validi solo nell’ambito del territorio nazionale; emissione di moneta elettronica, secondo l’art.114 bis del Testo Unico Bancario, che assegna anche agli Stati la capacità di creare moneta elettronica; emissione di moneta fiscale, perché gli Stati hanno sempre la possibilità di creare strumenti utilizzabili per ridurre le tasse. Ovviamente il denaro dovrà essere utilizzato per creare sviluppo economico, piena occupazione e equa distribuzione della ricchezza, non certo per favorire le banche, le multinazionali, i settori finanziari, la corruzione e gli sperperi. È chiaro però che per attuare queste soluzioni serve un Governo capace oltre che onesto, che abbia la volontà politica di creare la giusta quantità di denaro per utilizzarlo nel modo migliore. Ma non è strettamente necessario modificare gli attuali Trattati Europei e/o uscire dall’euro.

 

L’Associazione Moneta Positiva queste cose le dice ormai da tempo, e sfidiamo chiunque a smentire le nostre affermazioni su come eliminare il debito pubblico o su come lo Stato possa utilizzare la propria sovranità monetaria per creare denaro direttamente per l’economia reale. Il tempo di dichiarare che lo Stato non può creare denaro, giustificandosi con la firma dei Trattati Europei e con l’euro, è finito. Decidiamoci, se siamo uno Stato, allora possiamo ancora creare denaro. Perché solo lo Stato ha il potere di creare strumenti monetari a corso legale, utilizzabili nella nostra economia nazionale. Il denaro in un sistema economico non può essere creato solo dalle banche private con i prestiti, come sta avvenendo oggi, perché altrimenti aumentano in modo esponenziale i debiti pubblico e privato, e si creano continuamente solo bolle immobiliari e speculative. Il valore ad una moneta non deriva dal sistema bancario che lo genera, ma dal patrimonio umano, storico, culturale ed ambientale che abbiamo creato e che siamo potenzialmente ancora in grado di generare. La nostra vera ricchezza sono le risorse umane ed ambientali che abbiamo, ma noi le stiamo sprecando per mancanza di soldi, l’unico strumento che può essere creato dal nulla senza difficoltà. Quindi un avvertimento a tutte le forze politiche: non ci venite ancora a raccontare che non ci sono i soldi e che bisogna fare ulteriori sacrifici. I soldi si possono creare e vengono anche oggi creati in grandi quantità, solo che finiscono in mano al 1% della popolazione più ricca, mentre al 99% viene chiesto sempre e solo di fare sacrifici. Alle prossime elezioni politiche, noi cittadini dovremo essere attenti alla corretta valutazione degli schieramenti e delle proposte, che saranno sostanzialmente caratterizzati da due diverse visioni della società e dell’economia: quelli che vogliono il denaro sia creato solo per il sistema bancario e finanziario, mentre noi cittadini dobbiamo proseguire con le politiche di austerity e la disoccupazione; quelli che vogliono il denaro sia creato solo per l’economia reale, per aumentare il benessere di tutti e non solo di pochi privilegiati, con politiche di sviluppo economico e di piena occupazione, ovviamente ecosostenibili. In pratica le forze politiche dovranno dichiarare in maniera esplicita se il denaro deve essere di proprietà delle banche, permettendo loro di crearlo a vantaggio di quel 1% di popolazione che si arricchisce sempre di più, o deve essere di proprietà dei cittadini, permettendo solo allo Stato di crearlo e di utilizzarlo a favore del 99% di popolazione sempre più povera. Noi riteniamo che lo Stato debba avere gli strumenti per raggiungere finalmente gli obiettivi individuati in modo chiaro dall’art.3 comma 3 del Trattato dell’Unione Europea: “L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi (ndr cioè inflazione vicina al 2%), su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.” Più che cambiarli, i Trattati Europei, bisognerebbe applicarli alla lettera. Alle prossime elezioni non si faranno sconti a nessuno, prenderemo in considerazione la possibilità di votare solo per chi dichiara in modo chiaro ed esplicito che il denaro deve essere creato dallo Stato per conto dei cittadini. Perché la moneta è di proprietà dei cittadini e deve essere libera dal debito, quindi se proprio vogliamo proseguire a fare un “Quantitative Easing“, dovrete specificare che dovrà essere decisamente “for People“, e non solo per banche e mercati finanziari.

 

Fabio Conditi

 

 
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