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Silenzio colpevole PDF Stampa E-mail

31 Ottobre 2019

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Da Rassegna di Arianna del 29-10-2019 (N.d.d.)

 

Il senatore Alberto Bagnai ha organizzato a Montesilvano un convegno euro critico (“Euro, mercati, democrazia“)  che ha  avuto notevole successo: due giorni con più di 700 partecipanti, 16 relatori, 9 sessioni, molto seguito anche sul web. Speciale successo ha riscosso l’intervento del professor Carlo Galli, filosofo ed economista, docente di DOTTRINE POLITICHE all’università di Bologna (Dipartimento di Storia, Culture, Civiltà dell’Università di Bologna). Uomo della cultura di sinistra (è stato nel PD, anche parlamentare, poi in LEU), situato nei piani alti di quella cultura (Il Mulino, Fondazione Gramsci, edizioni Laterza) ha espresso idee come queste – che raccolgo dai commenti degli ascoltatori. Frasi da scolpire nel marmo.

 

 “Descrivere il mondo globalizzato come un mondo privo di centri di potere sovrano è mentire” […]  “Senza la sovranità si è ampiamente esposti alla guerra. ”Il liberismo negli anni 90 era tutto un “segui il tuo sogno“. Dopo il 2008 ha preso un’altra piega, è diventato un “come ti sei permesso di fare dei debiti”.  “Parlare di #sovranità vuol dire parlare di democrazia, cioè essere signori del proprio destino. Che non vuol dire vivere in una bolla, senza vedere che cos’è il mondo e come funziona. Ma non introiettare l’idea che tutto è già stato deciso” “Sposando l’euro sposi il concetto che i salari devono essere bassi. Ti sei chiuso dentro e hai buttato via la chiave” “Noi non abbiamo mai avuto nella nostra storia un vincolo così cogente come l’euro. Mai” “chi parla di Europa ti vuole dominare” “Si esiste politicamente solo per far tornare i conti, i conti pubblici, ed incrementare a dismisura gli introiti privati ​​di pochi che ci stanno guadagnando”. […] “Il neoliberismo è un’ideologia che nega di esserlo […].

 

 Il titolo della conferenza del professor Galli è stato “Perché non possiamo non dirci sovranisti”.  Galli è l’autore di un saggio, pubblicato dal Mulino, che ha titolo: Sovranità.  Ecco il risvolto: Sovranità: disprezzarla, o deriderla: è l’imperativo politicamente corretto delle élite intellettuali mainstream. Chi evoca quel concetto che sta al cuore della dottrina dello Stato, del diritto pubblico, della Costituzione e della Carta dell’Onu, è ormai considerato un maleducato, un troglodita: compatito e schernito come chi cercasse di telefonare in cabine a gettoni, quando non demonizzato come fascista. Sovranità è passatismo o tribalismo, nostalgia o razzismo, goffaggine o crimine. E sovranismo è sinonimo di cattiveria. Queste pagine autorevoli ci mostrano che le cose non stanno così, che per orientarsi si deve uscire dai luoghi comuni e dalle invettive moralistiche. E che il ritorno della sovranità è il segno dell’esigenza di una nuova politica.

 

Questo organizzato da Bagnai è esattamente il tipo di convegni che dovrebbero essere organizzati continuamente, per alzare il livello politico-culturale della istanza popolare e sovranista, e non abbandonarla agli insulti della sinistra che l’accusa di tribalismo o crimine.  Quando la Lega di Salvini era al governo, avrebbe dovuto organizzare un convegno simile, in veste ufficiale, a cui avrebbe dovuto invitare la dozzina e di grandi economisti stranieri di indiscusso prestigio che hanno scritto libri e articoli a dimostrare che l’euro è un disastro anti-umano: da Ashoka Mody a Paul Krugman a Paul de Grauwe ad Adam Tooze.  Questo avrebbe costretto i media a registrare che la critica all’euro non viene dalle pance dei bruti salviniani, non è un rigurgito di tribalismi, ma ha una dignità culturale e un fondamento nel diritto (anzi “é” il fondamenbto del diritto) e solida giustificazione anche sul piano economico-scientifico.

 

Ora, Salvini né la Lega, al governo, hanno fatto nulla di simile.  Anzi di più: mi sembra di capire che questo convegno, che il senatore Bagnai ha fatto dietro casa sua, l’ha fatto a sua cura e a spese sue e dei suoi estimatori, con i fondi raccolti dalla sua associazione A/simmetrie, a cui si invita a versare il 5 per mille. Ovvio che del convegno di Montesilvano i media abbiano potuto tacere, come di un fatterello locale: con 700 partecipanti.  Gli stessi giornalisti che si accalcano uggiolando alla Leopolda, quando chiama Renzi. La cosa non mi stupisce più di tanto, anche se non cesso di scandalizzarmi, da vecchio giornalista: nella mia generazione “bucare” una simile notizia sarebbe stata comunque una cosa di cui vergognarsi, e di cui si sarebbe stati derisi dai colleghi. Ma questo non è il peggio. Non solo non mi pare di aver visto la Lega aderire a questa iniziativa –  il cui decisivo valore politico  dovrebbe saltare all’ occhio    ma  mi pare  che nessun leghista ne  abbia  nemmeno preso atto, dalle  potenti  regioni  che governano.  In fondo, forse, è meglio così, per il buon nome dell’iniziativa, anche se   i leghisti dirigenti, e specie il gruppo chiamato “La Bestia” da cui Salvini si fa dettare le strategie – avrebbero imparato molti argomenti e idee ad ascoltare.   Voglio dire soprattutto se, prossimamente, una Lega con il 38 % dei voti potrà andare davvero al governo: con quale preparazione? Con quali idee? Con quali progetti? Dai facebook di Salvini non ne risulta mai una. Bravissimo a fare le campagne elettorali (ho appreso che in Umbria ha fatto 56 comizi!)  titillando “la pancia del paese”, se va al governo, lui e la Lega devono rendersi conto della responsabilità che si assumono, e della forza dei nemici che hanno – e di cui hanno già clamorosamente sottovalutato forza, astuzia, potere in tutti gli apparati pubblici e mediatici, in Europa come in Italia. Devono imparare, per situarsi al disopra delle pance. Altrimenti, la prossima “vittoria” sarà un’altra occasione clamorosamente persa.

 

Maurizio Blondet

 

 
Nessun autentico ripensamento PDF Stampa E-mail

30 Ottobre 2019

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Da Comedonchisciotte del 28-10-2019 (N.d.d.)

 

I risultati delle elezioni in Umbria mi sembrano emblematici su più fronti. In primo luogo, sono una risposta piuttosto chiara a quella parte di commentatori di genio che scrollano il capo sconsolati di fronte al ‘cripto-fascismo’ degli Italiani. Che in una regione governata ininterrottamente da sinistra o centrosinistra per decenni la Destra vinca con 20 punti di distacco (e affluenza al 65%) dovrebbe mettere a tacere queste letture di comodo. Temo però che ciò sia un’illusione. Quei soggetti sinistro-liberali, ‘astuti come cervi’ (cit. Amici Miei), hanno infatti come stabile chiave di lettura politica della storia la Sfiga. Capita, ahimé, che il destino ti mandi una generazione di malvagi in terra, e quando succede non c’è niente da fare. Così, a fine ‘800 compaiono dal nulla i malvagi imperialisti, dopo la prima guerra mondiale compaiono dal nulla i malvagi fascisti, ed oggi (in Italia, come in tutto l’Occidente) compaiono dal nulla le malvagie Destre Populiste. Nel frattempo noi, quelli buoni, amanti del mercato e del progresso, avevamo fatto tutto giusto e non possiamo rimproverarci nulla. Ma contro il Destino che vuoi fare?

 

Purtroppo la sclerotizzazione politica del centrosinistra (che siano il PD o il M5S di Fico è uguale) è una sclerotizzazione ideologica profonda, che ostacola ogni autentico ripensamento, ogni tentativo di riformulazione delle basi (perché di questo si tratta). Come gli Scolastici davanti alle scoperte di Galileo, temono che se metti in discussione un mattone l’intero edificio gli crolli addosso: e il problema è che si sono insediati comodamente troppo a lungo in una verità consuetudinaria per riuscire anche solo ad immaginare da che parte cominciare un ripensamento. Perciò gli spazi per proposte politiche che rompano l’inerzia di un sistema al collasso finiscono per essere appaltate alla Destra, che non ha bisogno di impegnarsi in formulazioni troppo elaborate per apparire più realistica e propositiva. Questa paralisi mentale prima ancora che operativa è evidente se si guarda alla breve favola del governo Conte bis da agosto ad oggi. Era partito con un qualche seguito e qualche speranza. – Dopo tutto molti vedono chi è Salvini, e checché ne dicano i giornali di CSX, non è che gli italiani siano consistentemente ‘di destra’. Sono, questo sì, consistentemente stufi marci del nulla stagnante e decadente in cui sono immersi da decenni. – Dopo una partenza accettabilmente ottimistica si è cominciato a discutere del primo e fondamentale tema (quello che Salvini aveva lasciato sul piatto come polpetta avvelenata), ovvero la manovra finanziaria. E qui la spinta ottimistica si è schiantata subito. La scommessa sul Conte bis in salsa sinistro-europeista era che, grazie al famoso ‘cambiamento del vento in Europa’, ci sarebbero stati finalmente spazi per un rilancio consistente di investimenti e consumi. Tutte le mancanze e tutto il reliquario ideologico obsoleto del CSX gli sarebbero stati condonati di fronte a una svolta economica. Ma ciò che è venuto fuori dalla montagna della ‘rinnovata simpatia europea’ è stato un imbarazzante topolino (sbandierato come “manovra responsabilmente espansiva”). Eh, niente, a questo punto i giochi sono fatti. Le carte da giocare per uscire dal pantano sono state giocate e hanno mostrato di essere scartine. Il governo si illude di poter giocare una partita di lungo periodo, ma difficilmente troverà condizioni più favorevoli di adesso per operare con incisività. E in ogni caso, il vero problema è che non vedono proprio la necessità di farlo, né hanno idea di cosa inventarsi per farlo. Dunque la prospettiva di medio termine è che si barrichino a Palazzo Chigi, in attesa degli eventi e sperando di non finire i viveri prima dell’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Ma un paio di tuonate come quella umbra e qualunque barricata andrà a rotoli.

 

Se l’intera scommessa consiste nel ‘porre un argine a Salvini’ costi quel che costi, si tratta di una scommessa già perduta, per cui è iniziato il conto alla rovescia.

 

Andrea Zhok

 

 
Continua l'attacco alla Siria PDF Stampa E-mail

29 Ottobre 2019

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Da Comedonchisciotte del 27-10-2019 (N.d.d.)

 

Anche se Trump ha ordinato un ritiro parziale del migliaio circa di truppe americane presenti sul territorio siriano (cosa che, ai sensi del diritto internazionale, costituisce di fatto un’occupazione militare illegale) i funzionari statunitensi e il presidente stesso hanno ammesso che alcuni di loro rimarranno in loco. E rimarranno sul suolo siriano non per garantire la sicurezza di qualche gruppo di persone, ma piuttosto per mantenere il controllo dei giacimenti di petrolio e di gas. L’esercito americano ha già ucciso centinaia di Siriani e, probabilmente, anche alcuni russi, proprio per non lasciarsi sfuggire le riserve petrolifere siriane. L’ossessione di Washington per il rovesciamento del governo siriano è dura a morire. Gli Stati Uniti continuano a fare di tutto per impedire a Damasco di riprendere il proprio petrolio ed anche la regione con la maggior produzione cerealicola, per privare il governo dei relativi proventi ed impedirgli così il finanziamento delle opere di ricostruzione.

 

Il Washington Post aveva fatto notare nel 2018 che gli Stati Uniti e i suoi alleati Curdi stavano occupando militarmente una massiccia “fetta del 30% della Siria, dove probabilmente era localizzato il 90% della produzione petrolifera d’anteguerra.” Ora, per la prima volta, Trump ha apertamente confermato gli ulteriori motivi imperialisti dietro al mantenimento di una presenza militare americana in Siria.

 

“Vogliamo tenerci il petrolio,” ha confessato Trump in una riunione di governo del 21 ottobre. “Forse manderemo lì una delle nostre grandi compagnie petrolifere perché faccia le cose nel modo giusto.” Tre giorni prima, il presidente aveva twittato: “Gli Stati Uniti hanno messo al sicuro il petrolio.” […]

 

Il New York Times aveva confermato questa strategia il 20 ottobre. Citando un “alto funzionario amministrativo,” il quotidiano aveva riferito: “Il presidente Trump è favorevole ad un nuovo piano del Pentagono per mantenere un piccolo contingente di truppe americane nella Siria orientale, forse circa 200 uomini [un piano strategico che ricorda quello del Gen. Custer N.D.T.], per combattere lo Stato Islamico e bloccare l’avanzata del governo siriano e delle forze russe nei contesi giacimenti petroliferi della regione.… Un vantaggio secondario sarebbe quello aiutare i Curdi a mantenere il controllo dei giacimenti petroliferi nei territori ad est, ha detto il funzionario.” Trump ha poi esplicitamente ribadito questa politica, il 23 ottobre, in una conferenza stampa alla Casa Bianca sul ritiro dalla Siria. “Abbiamo messo in sicurezza il petrolio (in Siria) e quindi un piccolo numero di truppe statunitensi rimarrà nell’area dove c’è il petrolio,” ha detto Trump. “E lo proteggeremo. E decideremo cosa farne in futuro.” Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Mark Esper (ex vicepresidente delle relazioni con il governo per l’importante azienda bellica Raytheon, prima di essere promosso da Trump a capo del Pentagono) ha chiarito l’attuale politica americana sulla Siria in una conferenza stampa del 21 ottobre: “Abbiamo truppe nelle città del nord-est della Siria situate in prossimità dei campi petroliferi. Le truppe in quelle città non sono attualmente in fase di ritiro.

 

… Le nostre forze rimarranno nelle città che si trovano nelle vicinanze dei campi petroliferi.“ Esper ha aggiunto che l’esercito americano “sta mantenendo un pattugliamento aereo a copertura di tutte le nostre forze sul terreno in Siria.”

 

A differenza di Trump, Esper ha offerto un pretesto a giustificazione della continua occupazione militare americana dei giacimenti petroliferi siriani. Ha insistito sul fatto che i soldati americani rimangono per aiutare le forze democratiche siriane curde (SDF) a mettere in sicurezza le risorse petrolifere, per impedire agli Jihadisti dell’ISIS di prenderne il controllo. Ciò ha portato i principali media corporativi, come la CNN, a riferire che: “Il Segretario alla Difesa afferma che alcune truppe statunitensi rimarranno temporaneamente in Siria per proteggere i giacimenti petroliferi dall’ISIS.” Ma qualsiasi osservatore che avesse analizzato attentamente le affermazioni di Esper durante la sua conferenza stampa sarebbe stato in grado di rilevare il vero obiettivo dietro la persistente presenza americana nella Siria nord-orientale. Come affermato da Esper, “Uno degli obiettivi di questa forze [statunitensi], che collaborano con l’SDF, è negare l’accesso a quei campi petroliferi all’ISIS e ad altri che potrebbero beneficiare delle entrate ricavabili da essi.”

 

 E “altri che potrebbero beneficiare delle entrate ricavabili da essi” è un indizio ben preciso. In effetti, Esper usa questo linguaggio, “ISIS ed altri,” ancora due volte nel corso della sua argomentazione. Chi esattamente Esper intenda per “altri” è chiaro: la strategia degli Stati Uniti è quella di impedire al governo siriano riconosciuto dalle Nazioni Unite e alla maggioranza della popolazione siriana che vive sotto il suo controllo di riconquistare i propri giacimenti petroliferi e raccoglierne i frutti.

 

L’esercito americano ha già massacrato centinaia di persone per continuare a mantenere il controllo dei campi petroliferi siriani Questa non è solo un’ipotesi. La CNN lo aveva chiarito quando aveva riportato quanto segue in un passaggio innegabilmente brutale, citando anonimi funzionari militari statunitensi: “Da tempo l’esercito statunitense dispone di consiglieri militari aggregati alle forze democratiche siriane nell’area prossima ai giacimenti petroliferi siriani di Deir Ezzoir,  fin da quando l’area era stata strappata all’ISIS. La perdita di quei giacimenti petroliferi aveva privato l’ISIS di un’importante mezzo di sussistenza, la prima fonte di introiti che aveva differenziato l’organizzazione dagli altri gruppi terroristici.

 

I giacimenti petroliferi sono patrimoni che erano stati a lungo ricercati anche dalla Russia e dal regime di Assad, che è a corto di soldi dopo anni di guerra civile. Sia Mosca che Damasco sperano di utilizzare le entrate petrolifere per aiutare la ricostruzione della Siria occidentale e rafforzare la tenuta del regime.

 

Nel tentativo di impadronirsi dei campi petroliferi, i mercenari russi avevano attaccato la zona, portando ad uno scontro che aveva visto decine se non centinaia di mercenari russi uccisi dagli attacchi aerei statunitensi, un episodio che Trump aveva pubblicizzato come prova della sua determinazione contro la Russia. L’attacco aveva contribuito a dissuadere le forze russe e quelle del regime dal ripetere simili azioni per la riconquista dei giacimenti petroliferi. Le forze statunitensi nei pressi dei giacimenti petroliferi rimangono al loro posto e alti funzionari dell’esercito avevano precedentemente detto alla CNN che [questi uomini] sarebbero stati probabilmente gli ultimi a lasciare la Siria.” La CNN ha quindi riconosciuto che le forze armate statunitensi avevano ucciso addirittura “centinaia” di combattenti sostenuti dalla Siria e dalla Russia che cercavano di accedere ai giacimenti petroliferi della Siria. Avevano massacrato questi combattenti non per ragioni umanitarie [sic], ma per impedire al governo siriano di utilizzare “le entrate petrolifere per aiutare la ricostruzione della Siria occidentale.” Questa scioccante e palese ammissione è uno schiaffo in faccia al mito popolare secondo cui gli Stati Uniti starebbero mantenendo le truppe in Siria per proteggere i Curdi da un attacco della Turchia, un membro della NATO. L’articolo della CNN era un apparente riferimento alla Battaglia di Khasham, un episodio poco noto ma importante nella guerra per procura internazionale che imperversa ormai da otto anni contro la Siria. La battaglia si era svolta il 7 febbraio 2018, quando l’esercito siriano e i suoi alleati avevano lanciato un attacco per tentare di recuperare gli importanti giacimenti di petrolio e di gas del governatorato siriano Deir ez-Zour, che erano stati occupati dalle truppe americane e dai loro mercenari curdi. Il New York Times sembrava tutto contento, mentre riportava la notizia che l’esercito americano aveva massacrato 200-300 combattenti, dopo ore di “spietati attacchi aerei da parte degli Stati Uniti.”

 

Il Times aveva ripetutamente sottolineato che Deir ez-Zour è “ricca di petrolio” e aveva citato funzionari statunitensi anonimi, secondo cui molti dei combattenti massacrati erano cittadini russi della società militare privata Wagner Group. Questi anonimi “funzionari dell’intelligence americana” avevano detto al Times che i presunti combattenti russi erano “in Siria per impadronirsi dei giacimenti di petrolio e di gas e proteggerli per conto del governo di Assad.” Il Times aveva osservato che le forze operative speciali statunitensi della JSOC stavano collaborando con le forze curde in un avamposto vicino all’importante impianto siriano per l’estrazione di gas della Conoco. L’SDF a guida curda aveva strappato questa struttura all’ISIS nel 2017 con l’aiuto dell’esercito americano. Il Wall Street Journal aveva scritto all’epoca che “l’impianto è in grado di produrre quasi 450 tonnellate di gas al giorno” e che era una delle principali fonti di finanziamento dell’ISIS. Il giornale aveva aggiunto: “Le forze democratiche siriane guidate dai Curdi, sostenute dagli attacchi aerei della coalizione statunitense, stanno facendo a gara con il regime del presidente Bashar al-Assad per la conquista dei territori nell’est della Siria.” […] Per il governo siriano, riprendere il controllo delle proprie riserve di petrolio e di gas nella parte orientale del paese è cruciale per il finanziamento degli sforzi di ricostruzione e dei programmi sociali, specialmente in un momento in cui le soffocanti sanzioni statunitensi e dell’UE hanno paralizzato l’economia, portato a carenze di carburante e gravemente danneggiato la popolazione civile. Gli Stati Uniti mirano ad impedire a Damasco la riconquista di un territorio redditizio, privandola delle risorse naturali, dai combustibili fossili ai generi alimentari di base. Nel 2015, l’allora presidente Barack Obama aveva schierato truppe statunitensi nella Siria nord-orientale per aiutare le milizie curde delle Unità di Protezione Popolare (YPG) a combattere l’ISIS. Quella che era iniziata con qualche decina di unità delle forze operative statunitensi si era rapidamente trasformata in [una forza di occupazione] di circa 2000 uomini, in gran parte di stanza nella Siria nord-orientale. Dal momento che queste truppe statunitensi avevano consentito allo YPY di riprendere all’ISIS quella parte del paese, si era di fatto consolidato anche il controllo di Washington su quasi un terzo del territorio sovrano siriano, territorio che, guarda caso, comprende il 90% delle risorse petrolifere e il 70% della produzione cerealicola della nazione. Successivamente, gli Stati Uniti avevano costretto lo YPG a guida curda a rinominarsi come SDF, usandolo poi come forza mercenaria per cercare di indebolire il governo siriano e i suoi alleati, Iran e Russia. A giugno, Reuters aveva confermato che le autorità curde avevano accettato di sospendere la vendita di cereali a Damasco, su richiesta del governo degli Stati Uniti. Grayzone ha riferito come il Center for a New American Security, un importante think tank del Partito Democratico finanziato dal governo degli Stati Uniti e dalla NATO, avesse proposto di utilizzare “l’arma del grano” per ridurre alla fame la popolazione civile siriana.

 

Un ex ricercatore del Pentagono, diventato membro anziano del think tank, aveva dichiarato apertamente: “Il grano sarà un’arma di grande efficacia nella prossima fase del conflitto siriano.” Aveva poi aggiunto: “Potrà essere usata per esercitare pressioni sul regime di Assad e, tramite il regime, sulla Russia, per costringerla a concessioni nelle trattative diplomatiche in sede ONU.” […] Anche se Trump si è impegnato a riportare a casa i soldati statunitensi e a porre fine alla loro occupazione militare nel territorio siriano (che è illegale ai sensi del diritto internazionale) è evidente che [in Siria] la guerra globale per il cambio di regime continua. La brutale guerra economica contro Damasco si sta intensificando, non solo attraverso le sanzioni ma anche con il furto delle risorse naturali della Siria da parte delle potenze straniere.

 

Ben Norton (tradotto da Markus)

 

 
Il merito nella Costituzione PDF Stampa E-mail

28 Ottobre 2019

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"I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti negli studi". Ciò che oggi è chiamato merito, per i costituenti era "capacità": soltanto i capaci avevano diritto di accedere ai gradi più alti degli studi.

 

Nel campo degli studi, dunque, il merito contava e contava molto. Soltanto che il merito (allora chiamato capacità, ossia l'intelligenza, l'eloquio, le conoscenze, ecc.) non era sufficiente.  Serviva anche essere "meritevoli" ossia lavorare, faticare studiare moltissimo, per mettere a frutto la capacità (oggi merito). Solo coloro che fossero al contempo capaci e meritevoli ("i capaci e meritevoli" non i capaci e i meritevoli) avevano diritto di accedere ai gradi più alti degli studi.

 

Quanta severità socialista si annida nella nostra Costituzione, oscurata oggi dal buonismo neoliberale.

 

Stefano D’Andrea

 

 
Invertire la rotta prima che sia troppo tardi PDF Stampa E-mail

27 Ottobre 2019

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La barca su cui l’intera umanità è salita, non solo gli Italiani, è destinata ad affondare. Non è corretto affermare che “il mondo è cambiato e non possiamo farci nulla” perché il mondo cambia solo se gli esseri umani vogliono cambiarlo. Non è corretto affermare “la storia segue il suo corso ed è irreversibile” perché la storia la fanno i popoli. È altresì errato sperare in un “deus ex machina” che intervenga a modificare il cammino intrapreso e fornisca la soluzione ai problemi, perché il destino, seppur influenzato da eventi indipendenti dalla volontà di ciascuno di noi, resta comunque nelle nostre mani. L’essere umano, si sa, è imperfetto, ma grazie al libero arbitrio spetta ad ogni individuo decidere se essere avido, opportunista, individualista ed egocentrico oppure sostenitore della giustizia sociale, dell’uguaglianza dei diritti e dei doveri, compassionevole.

 

La storia ci insegna che chi detiene il potere ha sempre interesse a mantenere le classi subordinate nell’ignoranza e nella povertà. E così è sempre stato, eccezion fatta per quel periodo successivo alla seconda guerra mondiale durante il quale i paesi occidentali si dotarono di leggi costituzionali in cui venivano affermati i principi di uguaglianza di diritti e doveri per i cittadini e che portarono per decenni un benessere diffuso. Ma chi detiene il potere mal sopporta di concedere ad altri l’opportunità di poter usufruire del cosiddetto “ascensore sociale“ e rischiare che il proprio potere possa essere condiviso e sminuito. Quella a cui stiamo assistendo è una lotta di classe dall’alto verso il basso. E chi sta in alto parte sempre avvantaggiato. Un’ élite, accumulatrice ossessivo-compulsiva di capitali, sta giocando sporco, con la complicità di personaggi provenienti dal suo feudo piazzati in posti chiave e da politici-fantoccio addomesticati ad arte. Hanno i mass media dalla loro parte che facilitano l’indottrinamento, insieme alla scuola, delle masse e dei giovani.

 

Negli ultimi 40 anni ci hanno convinti a desiderare e consumare di tutto e di più, ad amare noi stessi sopra tutti e sopra tutto. Con il motto “uno su mille ce la fa” ci hanno costretti a diventare competitivi anche a discapito della vita altrui. Ci hanno convinto che gli altri 999 sono dei falliti e non meritano nulla. Ci hanno impoverito, depredato e non solo economicamente. Hanno demolito valori fondamentali per il vivere sociale, ci hanno catalogato in gruppi e messi gli uni contro gli altri con artifizi fantasiosi con cui ci martellano per mezzo di spot pubblicitari, messaggi fuorvianti da personaggi dello spettacolo e informazioni manipolate. “Restiamo umani” gridano. Non si può restare umani quando si lotta per la sopravvivenza. Ce lo hanno insegnato loro ad avere paura di tutti e di tutto. Ci hanno insegnato loro a odiare.

 

Dobbiamo raggiungere la consapevolezza che il mondo può cambiare solo se noi lo vogliamo, e possiamo farlo solo se ritorneremo ad occuparci della politica che inevitabilmente condiziona le nostre vite e se ci uniremo contro quell’1% che è sì molto potente, ma è pur sempre l’1%. Dobbiamo valutare attentamente, con spirito critico epurato da guru, propaganda e tifoserie, chi meriterà di rappresentarci nelle istituzioni e tornare a riporre fiducia a chi riterremo possa meritarla. Il percorso di cambiamento è lungo e difficile, ma dobbiamo intraprenderlo ora. Se non invertiremo la rotta per le prossime generazioni non sarà più sufficiente trovare consolazione e dimenticare i problemi con un apericena o un weekend a Londra. Alle prossime generazioni dell’essere umano, e sto parlando dei nostri nipoti, di umano non resterà più niente.

 

Fiorella Susy Fogli

 

 
Rossobruno non una parolaccia PDF Stampa E-mail

25 Ottobre 2019

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Da Rassegna di Arianna del 23-10-2019 (N.d.d.)

 

Che significa "rossobruno"? Dipende, perché il termine viene usato in molti modi, ma quel che importa più che la definizione di "rossobruno" è il problema che questo termine solleva sotto il profilo politico-culturale, giacché non raramente "rossobruno" designa non chi è "nero" dentro ma "rosso" fuori, bensì chi non si riconosce né in una sinistra che è la guardia bianca del grande capitale e che usa l'antifascismo come una foglia di fico per coprire le proprie vergogne, né in una destra "nazional-populista" che ciancia di popolo ma che idolatra la società di mercato e che all'universalismo astratto della sinistra sa solo contrapporre una sorta di nazional-liberalismo così becero e anacronistico da non differenziarsi dall'antisocialismo e da una forte avversione nei confronti del Pubblico e dello Stato.

 

Insomma, se "rossobruno" denota chi si ispira a principi politico-economici tipici della tradizione socialista europea che ambisce ad incastonare il mercato in un complesso ventaglio di istituzioni politiche, sociali, giuridiche e culturali affinché sia al servizio dell'intera comunità, e a principi etico-politici tipici di una certa destra "conservatrice" europea che mirano a rafforzare il legame comunitario senza annullare il "valore esistenziale" del singolo, allora a mio avviso il termine , anche se discutibile, non denota nulla di negativo.

 

Fabio Falchi

 

 
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