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Il fallimento dell'Illuminismo PDF Stampa E-mail

24 Maggio 2020

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Da Rassegna di Arianna del 22-5-2020 (N.d.d.)

 

Lo spirito dell’Illuminismo al suo nascere si potrebbe riassumere, senza pretese di riduzionismo, col motto “Tutto dubitare, tutto criticare”. La critica è proprio uno degli aspetti centrali del movimento illuminista, che promosse sin dal principio l’azione di critica ad ogni realtà, in particolare alla Verità e alle sue definizioni dogmatiche, con l’intento preciso di decostruire gli assiomi granitici della Tradizione del tanto detestato ancien regime. Tutti i paradigmi del passato dovevano essere messi sotto il vaglio del dubbio cartesiano, spinti al limite estremo della incredulità e poi essere o scartati definitivamente come obsoleti, o rielaborati secondo i dettami della scienza della Ragione, assunta quale sorta di nuova religione, preambolo dello Scientismo che nel corso del XIX secolo sarà causa di ingenti disastri a tutto il pensiero.

 

Ebbene, nel trambusto dell’oggi post-moderno, la dittatura del pensiero unico pare aver superato persino i pilastri della rivoluzione dei lumi: non è più consentito criticare niente e nessuno, o meglio niente e nessuno che appartenga al diktat proveniente dall’unico Ministero della Verità di orwelliana memoria. La narrazione che diffondono è l’unica che può godere di attendibilità, secondo il criterio di applicazione del bollino con la data di scadenza definito lì per lì dal mercato dei favori dei colletti bianchi, e guai a chi osa non rispettare i proclami e non si attiene alle norme dell’igiene mentale pubblica stabilita. La programmazione neurolinguistica di questi nuovi sacerdoti della tecnoscienza, che trova fondamento storico in quella medesima révolution dei filosofi francesi che ha tanto cambiato il mondo e la Storia, ora mette al bando persino lo spirito critico, imponendo i nuovi dogmi. Un paradosso davvero buffo, forse; eppure la litania è sempre la solita e i potenti della terra sanno bene che la ciclicità delle leggi di Giustizia prima o poi fa ricadere su tutti il giusto compenso. Per governare, in fin dei conti, è necessario cambiare ogni tanto i volti e le targhette degli uffici, ma la matrice ideologica soggiacente resta sempre la medesima. La caccia all’eretico prosegue. Oggi i malcapitati dovrebbero forse cucirsi una mascherina con una toppa, un colore o delle iniziali che li potessero identificare quali stregoni delle fake news e degli alchimisti del complotto, promotori di un pensiero alternativo non in linea con l’ortodossia della maggioranza. Un pensiero, appunto, critico, che preferisce illuministicamente parlando verificare con la propria esperienza e con la libertà della propria ragione quale è la verità e cosa è meglio scegliere per il proprio bene, difendendo magari le proprie idee a costo del martirio sociale. Il totalitarismo democratico, forte della sua psicopolizia, è sempre pronto a ricevere ordini dal Grande Fratello che osserva scrupolosamente gli individui atomizzati e ove trova una deviazione interviene subito con metodi di rieducazione tirannica senza precedenti. D’altronde, il dubbio è pericoloso perché contagioso e potrebbe aumentare il dissenso o peggio ancora la ribellione, ed i potenti sanno molto bene che una massa è più forte di pochi malvagi, ed hanno paura, motivo per cui si ingegnano costantemente per soggiogare e controllare le vite delle persone nell’interminabile liberticidio.

 

Chissà cosa direbbe Voltaire, noto per l’aforisma «Non sono d’accordo con la tua opinione, ma darei la vita perché tu la possa dire», davanti a questo scempio. Non c’è più religione e non c’è più nemmeno Illuminismo, che ha fallito, la ragione umana è caduta in quelle tenebre che generano mostri e i demoni della notte siedono sui troni dei governi in pieno giorno. Eppure, ci era stato tutto predetto.

 

Adesso è il tempo per tentare una rivoluzione, finché ce ne è di tempo e ancora possiamo pensare, prima che gli orchi di Mordor, come scriveva Tolkien, corrano a prenderci. Osare mettere in dubbio il pensiero unico, tentare, provare, sperimentare, vivere. Perché, in fin dei conti, come diceva sempre Voltaire «Il dubbio è scomodo ma solo gli imbecilli non ne hanno».

 

Lorenzo Maria Pacini

 

 
Xylella Fastidiosa č il vero nemico PDF Stampa E-mail

23 Maggio 2020

 

Negli ultimi due mesi e mezzo, mentre più di mezza Europa e tutta l'Italia se ne stava chiusa in casa rincretinita dalla paura di Sars Cov 2 (o Covid19), un virus che alla fine si sta dimostrando meno letale e devastante di quel che si pensasse, una seconda epidemia è avanzata silenziosamente nelle nostre campagne, portata da alcuni insetti vettori, quali la mosca sputacchina: Xylella Fastidiosa. La quale ormai non è soltanto una questione salentina: sta virando, il batterio gram-negativo responsabile del disseccamento rapido degli ulivi e di altre 100 specie di piante, tra cui mandorli, lavande, rosmarino, peschi, albicocchi, oleandri, agrumi vari e quant' altro sia verso nord che verso ovest, mettendo a rischio tutta la Puglia, il Molise, la Basilicata e la Calabria. Inoltre sono aumentati i focolai scoperti in Costa Azzurra, Nizzardo, Corsica, Spagna, Isole Baleari mentre casi isolati si segnalano in Portogallo. Le notizie dalla Grecia sono contrastanti, ma pare al momento non vi sia pericolo. Al momento... Simulazioni e studi approfonditi della PNAS -Accademia statunitense delle scienze- e della Università olandese di Wegeningen affermano che entro mezzo secolo, se non contenuta con provvedimenti drastici ed energici, il batterio provocherà danni incalcolabili al patrimonio arboreo di Spagna, Francia, Italia e forse altre nazioni Mediterranee.  Senza contare alcuni campanelli d'allarme, come piante ornamentali attaccate in Belgio e Germania negli ultimi mesi.

 

Il danno economico, quantificato a 15 miliardi di euro in Spagna, quasi 6 in Italia (solo nella subregione salentina, in 7 anni,  xyella ha mandato a spasso 5.000 persone e provocato un miliardo e trecento milioni di danno), circa 5 miliardi nel caso dovesse colpire la Grecia, sarebbe ancora ben poca cosa rispetto all' impatto ecologico, culturale, turistico ed immobiliare: già nelle zone colpite maggiormente il prezzo dei terreni è sceso e il mercato immobiliare dei fabbricati rurali, sino a poco fa ricercati per progetti anche lussuosi, è ai minimi storici. Soprattutto nelle regioni mediterranee e costiere, sottoposte a siccità strutturali come clima, il danno potrebbe riverberarsi sugli stessi terreni. Pericolo di aridità, perdita del bioma, salinizzazione dei suoli e quant' altro oltre ad una perdita ancor maggiore: quella di un patrimonio materiale ambientale e paesaggistico unico ed inestimabile, eredità trasmessa di generazione in generazione e simbolo di una identità collettiva.

 

I danni alla filiera alimentare, perché qui non si parla solo di insaporire il sugo della pasta, l'insalata o la cotoletta, ma come ripetiamo xylella colpisce oltre 100 specie, tra cui molte di frutta, rischierebbe di essere un duro colpo irreversibile: prodotti come agrumi, pesche, vino, olio e quant'altro, prodotti genuini ed essenziali per la nostra alimentazione, rischierebbero impennate di prezzi e penuria. Come si ripete,  mentre la gente se ne stava in casa istupidita dal terrorismo mediatico per una pandemia che di fatto ne ha il solo nome, in quanto diffusa in ogni dove, ma i cui tassi di letalità e mortalità sono anni-luce distanti dalla spagnola (qui parliamo di qualche milione di infetti in tutto il Pianeta- e per giunta l' 85% asintomatici  o paucisintomatici- dopo 6 mesi ; la spagnola in due anni, con una popolazione mondiale tre volte e mezzo inferiore, ne infettò il 40%, provocando circa 55 milioni di morti) una seconda epidemia e ben più grave come conseguenze ha avanzato. Per 5 km in ciascuno dei punti cardinali...mentre noi eravamo sprangati in casa a fare non si sa cosa, se non videoparty, canti al balcone o a seguire in tv le equazioni sul calcolo della probabilità di venir infettati da un tizio che sputa o tossisce a 20 metri di distanza. Sprangati noi e sprangati gli agricoltori, i primi a dover uscire per fare le buone pratiche agricole che sono, da secoli, le naturali difese contro i batteri e i killer delle piante ed invece...solo in Meridione, ad esempio, a metà aprile, epoca propizia, il 75% dei terreni non aveva ancora ricevuto potature, falciature e quant' altro. Tutti chiusi in casa. Poi si lamentano che il ministro regolarizza i clandestini.

 

Solamente nel 2019, cioè ieri, l'EFSA, l'ente della sicurezza alimentare in Europa e quindi istituto ben alieno dalle partigianerie proprio perché agenzia di una UE già orrenda e partigiana di suo, ha dichiarato che "xylella fastidiosa è il nemico pubblico numero uno dell'Europa". Avete capito bene, razza di minchioni che indossate la mascherina in automobile da soli quando non sussiste alcun obbligo di farlo (informatevi, è così: in auto soli non c' è obbligo) come se Covid-19 fosse il fallout radioattivo di una centrale nucleare che viaggia nell' aria? Avete capito, voi che vi fate la doccia di Amuchina dieci volte al giorno anche in casa da soli? Xylella fastidiosa è il nemico pubblico numero uno dell'Europa, non Covid-19 e lo ha detto una agenzia emanazione dell'Europa che tanto vi piace. Perché da Covid-19 si guarisce nella stragrande maggioranza dei casi e conoscendo ora meglio il virus, prendendolo in tempo, si limitano i danni e il numero confortante dei letti vuoti in terapia intensiva, il loro calo quotidiano ne è la prova, ma da xylella fastidiosa il patrimonio arboreo non guarisce...in certi casi, è vero, con gli innesti specie agli ulivi se presi in tempo, la pianta si rigenera, ma per quanto? E non è sempre possibile farlo. Voi dovreste levarvi il sonno non per un virus come tanti nella storia umana e neppure tra i più pericolosi -a cui tra qualche anno ne seguiranno purtroppo altri, è la storia dell'uomo a dirlo, è storiaccia vecchia di sempre- ma per xylella fastidiosa.

 

Dovreste fare pressione sui governi per contrastare xylella fastidiosa, pretendere dalla Mediaset e dalla Rai programmi a tutto spiano su xylella fastidiosa, inondare il web di meme su xylella fastidiosa, pretendere politiche drastiche, militari, aggressive, contro xylella fastidiosa. Poi infine fare un'altra cosa.

 

Siccome Covid-19 ha dimostrato che Stati e banche centrali europee che piangevano miseria si sono improvvisamente ritrovati con una valanga di denaro così, all' improvviso, nata dal nulla (ma come? I soldi non c' erano, sono nati dall' albero del campo dei Miracoli? Li ha piantati Pinocchio, su consiglio del Gatto e della Volpe?), siccome con Covid-19 si è visto che non servono gare di appalto, burocrazia asfissiante, permessi geologici, valutazioni statiche per costruire ospedali ex novo -li si fanno anzi alla velocità supersonica in tre, quattro giorni, altra sorpresa- e ciliegina sulla torta si è visto che mettere in quarantena 60 milioni di cristiani e chiudere quasi tutte le industrie, aziende, negozi è cosa facilissima, perché serve un Dpcm di due paginette scritto in venti minuti, forse allora voi dovreste pretendere la stessa solerzia e velocità di contrasto per fermare e contenere xylella fastidiosa, il nemico pubblico numero uno. Il re è nudo, il velo è caduto, si è visto che quando lo Stato ha voglia di fare le cose e di gran fretta, la burocrazia va a farsi benedire e pare proprio non esistere. Il problema è serissimo e non riguarda solo chi ha un fondo agricolo, riguarda tutti noi, senza settore primario non c' è vita. Svegliamoci una buona volta, con Covid-19 il Pianeta ci ha parlato. Sta a noi ora ascoltarlo, se non vogliamo in futuro prendere non il cartellino giallo ma quello rosso.

 

Simone Torresani

 

 
Sotto pelle PDF Stampa E-mail

 

22 Maggio 2020

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Da Rassegna di Arianna del 16-5-2020 (N.d.d.)

A quanto pare, l’avvento del microchip sembra essere imminente anche in Italia. Si era già parlato in altri precedenti contributi di questa tecnologia e delle sue implicazioni per la privacy, ma ora sembra essere arrivato il momento di preoccuparsi per il suo prossimo arrivo nella Penisola. Eric Larsen, presidente di Biohax Italia, la società svedese che è stata tra le prime a brevettare l’uso di questo dispositivo, sarebbe già in fase di trattativa avanzata con il ministero della Salute italiano per dare il via all’uso di questa tecnologia. La prima fase prevedrebbe il suo innesto in 2500 persone tra Roma e Milano nei primi 6-8 mesi dal via libera al suo utilizzo. La notizia, ignorata dai media italiani, è stata riportata dal canale di informazione Euronews, un network direttamente finanziato dalla stessa Commissione europea. La Biohax sta già producendo questi dispositivi in Svezia e il loro uso nel Paese scandinavo sta diventando sempre più frequente. Il piccolo apparecchio viene inserito sotto la mano e tramite questo si possono acquistare beni o servizi, passandolo sotto il Pos, ad esempio, oppure si può aprire lo sportello della propria vettura. Tutto questo in Svezia già sta accadendo e potrebbe avverarsi molto presto anche in Italia. Jowan Österlund, uno degli sviluppatori della tecnologia per Biohax International, ne descrive l’utilizzo in termini entusiastici. “Si tratta semplicemente di eliminare il bisogno di portarsi dietro il portafogli, il portachiavi, tutti questi elementi scollegati che creano solo rischi: se li perdiamo, perdiamo la nostra identità.” A molti sarà capitato di perdersi il portafogli o le chiavi di casa, ma è difficile pensare che per eliminare questi “rischi” a qualcuno sia mai venuto in mente di impiantarsi un microchip nella propria mano. Le chiavi si possono rifare così come i documenti, ma per Österlund sarebbe meglio sostituire questi strumenti tradizionali con questa tecnologia che servirà appunto a creare un’identità elettronica. Quello che non menziona l’imprenditore svedese è che dal momento che si decide di ricorrere al microchip, l’identità umana rischia di sparire sostituita da una artificiale e digitalizzata controllata da una centrale operativa esterna. Ma Larsen non è solo in trattativa con il governo italiano. Il presidente di Biohax Italia infatti sta discutendo anche con Vodafone e Paypal per fare in modo che il microchip divenga sempre più frequente nel sistema dei pagamenti. L’idea è quella di sostituire i tradizionali mezzi di pagamento con il dispositivo elettronico che trasmetterà la quantità di valuta necessaria per fare una transazione, passando la mano sotto un sensore digitale. Viene in mente a questo proposito la criptovaluta digitale brevettata dalla Microsoft di Bill Gates che funziona esattamente in questo modo. Il brevetto di questa invenzione, numero 060606, farebbe in modo che una centrale operativa versi alle persone connesse una data quantità di moneta. Il fatto che sia stato scelto una sequenza numerica che contiene tre sei è piuttosto significativo se si pensa che questi tre numeri nelle sacre scritture evocano il numero della Bestia, che è appunto 666. La Bestia descritta nell’Apocalisse di Giovanni è una sorta di tiranno a capo di un governo globale totalitario che non ammetterà il dissenso e imporrà a tutti l’uso di un marchio. L’apostolo descrive in maniera molto precisa a cosa servirà questo marchio. “Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.” Il marchio viene apposto sulla mano destra o sulla fronte e senza di questo sarà impossibile vendere e comprare, esattamente come potrebbe avvenire per il microchip innestato sotto la mano senza il quale non si potranno fare le transazioni ordinarie.

Da tempo le élite manifestano il desiderio di eliminare il contante e il coronavirus è il pretesto ideale per raggiungere questo obbiettivo. Dombrovskis, vicepresidente della Commissione UE, ha raccomandato caldamente l’utilizzo di pagamenti digitali senza alcun contatto fisico. L’apparecchio sottocutaneo sembra perfetto in questo senso anche come mezzo per ricevere accreditamenti di valuta digitale. La criptovaluta di Bill Gates funzionerebbe proprio così. La centrale operativa distribuirebbe alle persone che sono connesse al sistema una determinata quantità di moneta. Il denaro digitale sarà versato in base alle attività svolte da una persona, come andare a lavorare oppure guardare la pubblicità in TV, seguendo l’esempio citato dagli sviluppatori della Microsoft. Chi non sarà connesso al sistema, non riceverà soldi e non potrà praticamente né vendere né comprare. Può quindi il microchip essere il marchio profetizzato da Giovanni? La risposta va lasciata alla coscienza dei lettori, ma non si può fare a meno di notare che la descrizione fatta nella Bibbia di questa tecnologia assomiglia terribilmente a quella del microchip.

L’identità digitale non consentirà solamente di registrare le informazioni di una persona su questo apparecchio elettronico. Consentirà anche di scrivere tutta la storia sanitaria di un individuo sul dispositivo. È esattamente quanto sta accadendo con l’iniziativa ID2020 finanziata lautamente da Bill Gates e Rockefeller. Il microchip infatti permetterebbe di conoscere lo stato di salute di una persona in tempo reale e persino di somministrarle vaccini in formato digitale come sta avvenendo in Texas, dove sono stati utilizzati senzatetto come cavie. Lo stesso Österlund ha confermato che la Biohax sta lavorando per fare in modo che siano contenute su questo strumento tutte le informazioni sulla salute di una persona. In altre parole, il microchip è semplicemente uno strumento per acquisire il controllo dell’intera umanità. Attraverso la sua imposizione, gli uomini non sarebbero altro che automi nelle mani del sistema. Non si potrà comprare senza di esso. Non si potrà avere accesso ad un ospedale né spostarsi liberamente sul proprio territorio. La popolazione mondiale sarà completamente dominata dalle élite transnazionali. Il controllo della popolazione è il mezzo attraverso il quale personaggi come i Rockefeller, come auspicato da loro stessi, sperano di poter costruire un mondo fondato sul dominio delle organizzazioni sovranazionali e sulla scomparsa degli stati nazionali. Tutto sembra andare in questa direzione e le considerazioni geopolitiche iniziano ad assumere delle implicazioni bibliche ed escatologiche sempre più difficili da essere ignorate.

Cesare Sacchetti

 
Un MES camuffato PDF Stampa E-mail

21 Maggio 2020

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Da Rassegna di Arianna del 19-5-2020 (N.d.d.)

 

 

 

L'argomento del giorno è indubbiamente il documento franco-tedesco che propone l'istituzione di un Recovery Fund da 500 miliardi, da raccogliere (nel corso di tre anni) tramite l'emissione da parte della Commissione europea di titoli di debito comune. Quei fondi potranno poi essere versati ai singoli Stati membri sotto forma di trasferimenti dal bilancio europeo (dunque a fondo perduto) e non di prestiti. Tutto bene, dunque? Non necessariamente. Innanzitutto, come abbiamo detto più volte, l'emissione di titoli comuni non rappresenta di per sé un'innovazione rivoluzionaria: già lo fa il Meccanismo europeo di stabilità (MES), per intenderci. Per quanto riguarda la questione dei "trasferimenti a fondo perduto", è presto per cantare vittoria. Se è vero, infatti, che i singoli Stati non saranno chiamati a rimborsare individualmente le somme ricevute, è altrettanto vero che però tutti gli Stati membri saranno chiamati a rimborsare (in base al PIL) il debito comune emesso dalla Commissione. E questo comporterà ovviamente trasferimenti significativi da parte dei maggiori Stati della UE, inclusa l'Italia, attraverso un maggiore prelievo fiscale. Dunque alla fine, come vale oggi per il bilancio europeo, a determinare se un paese ci avrà guadagnato o meno dal Recovery Fund sarà il saldo finale tra la somma che avrà ricevuto dal fondo in questione e la somma che invece sarà chiamato a metterci dentro. Tanto per capirci: anche oggi l'Italia riceve finanziamenti "a fondo perduto" dalla UE, ma il suo saldo complessivo è negativo, il che vuol dire che l'Italia versa più soldi di quanti ne riceva dall'Europa.

 

Inoltre i fondi non saranno certo incondizionati: come recita il documento franco-tedesco, i finanziamenti «si baseranno su un chiaro impegno da parte degli Stati membri a perseguire politiche economiche virtuose e un ambizioso programma di riforme». Ora, che "politiche economiche virtuose" sia sinonimo di austerità fiscale e "ambizioso programma di riforme" sia sinonimo di controriforme neoliberiste ormai lo sanno anche i bambini. D'altronde Manfred Weber, capogruppo tedesco del Partito Popolare Europeo (PPE), l'ha detto chiaramente in un'intervista alla Repubblica l'altro giorno: «Siamo disposti ad aiutare finanziariamente l'Italia per evitare l'Italexit, ma vogliamo controllare come Roma usa i soldi». Insomma, a ben vedere questo Recovery Fund - che comunque deve ancora passare per le forche caudine dei paesi del nord - assomiglia tanto al MES.

 

Thomas Fazi

 

 
Un esperimento ampio PDF Stampa E-mail

20 Maggio 2020

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Da Comedonchisciotte del 18-5-2020 (N.d.d.)

 

Ciò che colpisce nelle reazioni ai dispositivi di eccezione che sono stati messi in atto nel nostro paese (e non soltanto in questo) è l’incapacità di osservarli al di là del contesto immediato in cui sembrano operare. Rari sono coloro che provano invece, come pure una seria analisi politica imporrebbe di fare, a interpretarli come sintomi e segni di un esperimento più ampio, in cui è in gioco un nuovo paradigma di governo degli uomini e delle cose. Già in un libro pubblicato sette anni fa, che vale ora la pena di rileggere attentamente (Tempêtes microbiennes, Gallimard 2013), Patrick Zylberman aveva descritto il processo attraverso il quale la sicurezza sanitaria, finallora rimasta ai margini dei calcoli politici, stava diventando parte essenziale delle strategie politiche statuali e internazionali. In questione è nulla di meno che la creazione di una sorta di “terrore sanitario” come strumento per governare quello che veniva definito come il worst case scenario, lo scenario del caso peggiore. È secondo questa logica del peggio che già nel 2005 l’organizzazione mondiale della salute aveva annunciato da “due a 150 milioni di morti per l’influenza aviaria in arrivo”, suggerendo una strategia politica che gli stati allora non erano ancora preparati ad accogliere. Zylberman mostra che il dispositivo che si suggeriva si articolava in tre punti: 1) costruzione, sulla base di un rischio possibile, di uno scenario fittizio, in cui i dati vengono presentati in modo da favorire comportamenti che permettono di governare una situazione estrema; 2) adozione della logica del peggio come regime di razionalità politica; 3) l’organizzazione integrale del corpo dei cittadini in modo da rafforzare al massimo l’adesione alle istituzioni di governo, producendo una sorta di civismo superlativo in cui gli obblighi imposti vengono presentati come prove di altruismo e il cittadino non ha più un diritto alla salute (health safety), ma diventa giuridicamente obbligato alla salute (biosecurity).

 

Quello che Zylberman descriveva nel 2013 si è oggi puntualmente verificato. È evidente che, al di là della situazione di emergenza legata a un certo virus che potrà in futuro lasciar posto ad un altro, in questione è il disegno di un paradigma di governo la cui efficacia supera di gran lunga quella di tutte le forme di governo che la storia politica dell’occidente abbia finora conosciuto. Se già, nel progressivo decadere delle ideologie e delle fedi politiche, le ragioni di sicurezza avevano permesso di far accettare dai cittadini limitazioni delle libertà che non erano prima disposti ad accettare, la biosicurezza si è dimostrata capace di presentare l’assoluta cessazione di ogni attività politica e di ogni rapporto sociale come la massima forma di partecipazione civica. Si è così potuto assistere al paradosso di organizzazioni di sinistra, tradizionalmente abituate a rivendicare diritti e denunciare violazioni della costituzione, accettare senza riserve limitazioni delle libertà decise con decreti ministeriali privi di ogni legalità e che nemmeno il fascismo aveva mai sognato di poter imporre. È evidente – e le stesse autorità di governo non cessano di ricordarcelo – che il cosiddetto “distanziamento sociale” diventerà il modello della politica che ci aspetta e che (come i rappresentati di una cosiddetta task force, i cui membri si trovano in palese conflitto di interesse con la funzione che dovrebbero esercitare, hanno annunciato) si approfitterà di questo distanziamento per sostituire ovunque i dispositivi tecnologici digitali ai rapporti umani nella loro fisicità, divenuti come tali sospetti di contagio (contagio politico, s’intende). Le lezioni universitarie, come il MIUR ha già raccomandato, si faranno dall’anno prossimo stabilmente on line, non ci si riconoscerà più guardandosi nel volto, che potrà essere coperto da una maschera sanitaria, ma attraverso dispositivi digitali che riconosceranno dati biologici obbligatoriamente prelevati e ogni “assembramento”, che sia fatto per motivi politici o semplicemente di amicizia, continuerà a essere vietato. In questione è un’intera concezione dei destini della società umana in una prospettiva che per molti aspetti sembra aver assunto dalle religioni ormai al loro tramonto l’idea apocalittica di una fine del mondo. Dopo che la politica era stata sostituita dall’economia, ora anche questa per poter governare dovrà essere integrata con il nuovo paradigma di biosicurezza, al quale tutte le altre esigenze dovranno essere sacrificate. È legittimo chiedersi se una tale società potrà ancora definirsi umana o se la perdita dei rapporti sensibili, del volto, dell’amicizia, dell’amore possa essere veramente compensata da una sicurezza sanitaria astratta e presumibilmente del tutto fittizia.

 

Giorgio Agamben

 

 
Dall'oro al piombo PDF Stampa E-mail

19 Maggio 2020

 

Tratti di arco degli ultimi 60 anni. Tratti di cosa siamo stati capaci partendo dalle migliori intenzioni.

 

Tutto è partito in data Berkley University, Beat generation, Movimento hippie, Pop Art, ’68, ’77, Compromesso storico, Brigate Rosse, il qualunquismo.  L’interruzione concretizzata in quei comportamenti, in quelle scelte, tendenze, idee e aspirazioni aveva tutta la ragione storica e dignità di ciò che esiste. Aveva tutta la necessità di fiorire.  Ha avuto molti meriti civili, culturali, ambientali, e politici. Ha sfondato le porte serrate dietro le quali si nascondeva il potere ottuso del bigottismo filogovernativo, del suo indottrinamento tout court. Come se esistesse una grande legge invisibile chiamata del ciclo dell’avanguardia, quelle buone intenzioni tutte dedicate all’uomo, tutte critiche nei confronti di un sistema imperniato sull’avere, su valori non più rispettabili, si fecero travolgere ed integrare dall’onda di ritorno di quanto avevano creduto d’avere scansato.

 

Tutto era proseguito poi in data Stragi di Stato, Corruzione, Milano da bere, Edonismo, Opulenza. Il processo avanzava facile: scivolava giù dalla china. Quella che prima, dal lato opposto, avevano scalato i padri. Sulla quale si erano ammazzati di fatica ed erano anche morti per dare ai figli il meglio di se stessi. I figli dei fiori, posate le casacche frangiate, avevano indossato camicie a polsini per guidare banche e multinazionali. La normalità dell’uniformità era tornata. Con l’arma potenziata della tv ne avrebbe permesso ora un controllo maggiore. La sola stravaganza era l’individualismo. Cacio sui maccheroni. Qualcuno, a volte, si chiede con che sentimenti possano i nostri nonni guardare dove il progresso li ha portati, ci ha portati. Anche loro saranno sorpresi di vedere tanto disastro nonostante l’impegno che ci avevano messo. Il mostro della normalità si è così nutrito e ingrassato con i suoi stessi anomali foruncoli. E li ha digeriti. Le sue feci ci circondano ora in un orrifico e pestilenziale abbraccio dal quale, incredibile ma vero, verrebbe da dire, appare impossibile liberarsi: ci sono ancora quelli che l’ha detto il telegiornale; che diffondono a pieni polmoni il loro pensiero senza avvederne la corrispondenza con quello unico.

 

Il riassunto dell’epopea del crollo può stare in quella frase? Certamente no, per i fideisti che vedono complottismo in chi pronuncia qualche pensiero critico. Certamente sì, per chiunque sia in grado di compiere la medesima sintesi. Per chiunque abbia lo spazio per comporre la stessa collana di eventi storici. Per chiunque possa ripercorrere la filologia che dall’oro ci ha portati al piombo. Sì, il 1964 era stata una data d’avvio di grandi progetti. Ai suoi autori non servivano pianificazioni, ma partecipazione creativa. Da quello spirito comune sarebbero emerse realtà complici, coniugabili e desiderabili. Tutte orientate a saltare al di là del crepaccio storico che avevano provocato.  Non è andata proprio così. Non siamo stati all’altezza di gestire una nuova cultura. Ma siamo stati capaci di distruggere il buono di quella vecchia, al quale non avevamo fatto caso. Valori che avevano retto le identità degli individui dai tempi andati e lontani, erano stati semplicemente dimenticati.  Così ora siamo qui senza comunità cui riferirsi, senza criterio con cui educare i figli. Siamo qui, sul punto di morire con una sola certezza. Noi nati in quella data, daremo ai nostri figli qualcosa di peggio del Vietnam, del razzismo, della guerra fredda. Gli lasceremo una terra stracciata e rabberciata a pezze di burocrazia, una società allo sbando ma definitivamente controllata, una dote piena di preoccupazioni e vuota di futuro, un’idea di democrazia che è ormai solo il succedaneo formale di una bella promessa, un’opera d’arte senza bellezza, incorniciata dalle feci della globalizzazione. Avevamo l’oro evangelico dell’ingenuità, l’abbiamo trasformato in satanico piombo dell’avidità.

 

Lorenzo Merlo

 

 
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