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Solo propaganda PDF Stampa E-mail

5 Luglio 2021

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 Da Comedonchisciotte del 27-6-2021 (N.d.d.)

Oramai la propaganda trasuda da qualsiasi cosa i media trasmettano, dai telegiornali, ai telefilm, alla pubblicità dei dentifrici, per non parlare dei talk show. Tanto che non si avverte più nemmeno l’incoerenza più stridente. Recentemente si è parlato molto della guerra tra Israele e Palestina (Striscia di Gaza? Hamas? Come bisogna chiamarla? Io la chiamerei guerra civile), il che fa venire in mente alcune considerazioni. Secondo l’ideologia obbligatoria ufficiale noialtri italiani dobbiamo accettare di buon grado e con animo grato che il paese venga progressivamente invaso da un’immigrazione di massa africana e medio orientale, cioè, in prospettiva, che da qui a pochi anni (un paio di generazioni? Tre?), questo paese non esista più come un’Italia abitata da gente di cultura e tradizione italiana, ma divenga un luogo anonimo a popolazione mista (fate conto Detroit), probabilmente a prevalenza culturale islamica con tutti i mutamenti di costume che ne conseguono, senza più un’identità che la diversifichi dal Belgio o dalla Svezia, che a loro volta saranno nelle stesse condizioni. Proprio come l’ideologia obbligatoria ufficiale, che qualifica come fascista e razzista chiunque abbia dubbi in proposito, auspica e impone. D’altra parte Israele è curiosamente esentato da tutto ciò. Israele può (e deve), rimanere uno stato ebraico, cioè abitato da persone di sangue puro (e, presumibilmente, superiore), confinando quelli che di sangue puro non sono, in apposite aeree recintate, formalmente extraterritoriali, affinché il sangue puro ebraico continui ad avere la maggioranza e Israele rimanga tale. Il tutto è reso ancora più fantasticamente incoerente dal fatto che Israele non esiste da duemila anni, come piacerebbe far credere, ma dal non lontano 1948: prima di allora quelle terre non erano disabitate, ma appartenevano proprio a quella gente ora rinchiusa nei recinti, che non può più rientrarci, altrimenti inquina il sangue puro. Perciò la televisione ci insegna che Israele, per difendere la propria sacra esistenza come stato nazionale di sangue puro, può e deve, sia pure a malincuore, uccidere e fare la guerra. Per difendersi, certo. Noi italiani, invece, che non occupiamo terre rubate ad altri nel 1948, ma stiamo in questo luogo da tanto tempo che non sono più neppure conoscibili coloro ai quali le abbiamo eventualmente sottratte, dobbiamo non di meno accettare, e a breve termine, la prospettiva di una dissoluzione culturale, senza alcuna difesa o opposizione, stando bene attenti, a casa nostra, a non discriminare a nostro vantaggio.

Perché loro, che quelle terre le hanno occupate da una generazione, possono difenderle e noi, che siamo qua da sempre, no? Alla fine siamo arrivati a dar ragione al Metternich: l’Italia è un’espressione geografica. Ma perché, allora continuiamo a definire il nostro patrimonio culturale, senza peraltro portare prova alcuna, il più importante del mondo? Nostro di chi?

Daniele Vannini

 
Dalla disperazione nasce la speranza PDF Stampa E-mail

3 Luglio 2021

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Negli ultimi mesi la cronaca nera sta registrando, con una frequenza allarmante, episodi che nelle strade italiane un tempo erano impossibili se non inconcepibili, episodi tipici della società americana e non di un Paese profondamente di cultura europea come il nostro: solo nelle ultime 4 settimane in una borgata romana un uomo ha ucciso due bambini e il loro nonno senza ragione, quindi a Roma stazione Termini un ghanese ha minacciato di ammazzare passanti (senza ragione) dando in escandescenze, quindi nel bolognese un adolescente ha ucciso una sua coetanea: ovviamente senza ragione, manco ha saputo giustificarsi dinnanzi agli inquirenti.

Liquidare il tutto gridando al "migrante pericoloso" (il ghanese) o al "malato mentale" ha lo stesso significato del proverbio che fu tanto caro a Mao Zedong: "Se allo stupido indichi la luna col dito, lo stupido osserva il dito, non la luna". Qui non c' entrano né ghanesi, né passaporti, né perizie psichiatriche, spesse volte usate come comodo alibi per giustificare l'ingiustificabile. Forse su dieci episodi simili un colpevole (massimo due) è pazzo, ma gli altri otto o nove sono capaci di intendere e di volere. Questi sono omicidi e crimini puramente nichilisti, specchio della deriva totalmente nichilista imboccata dalla estrema decadenza della nostra civiltà e che in una società ormai ridotta a poltiglia di massa come quella italiana (europea, occidentale) altro non faranno, in futuro, che intensificarsi.  La diagnosi del male è stata approfondita più volte, ripetere le cause sarebbe noioso, questo è il tempo di analizzare la eziologia e di azzardare cure sperimentali.

Per due grandi studiosi di sociologia e psichiatria come Eugenio Borgna e Umberto Galimberti (testa pensante che ha il solo difetto di scrivere per un rotocalco turbomondialista) una delle cause principali va ricercata nella "distruzione del futuro positivo". Il ragionamento è questo, grossomodo: siamo figli della civiltà greco-romana ma ancor di più della civiltà cristiana e la civiltà cristiana -che permea nel pensiero anche chi cristiano dice di non essere- si basa su una tripartizione del tempo: il passato della colpa, il presente della redenzione e il futuro dell'ottimismo.

Per secoli e secoli di cristianesimo, insomma, il presente doveva essere il tempo della purificazione personale in attesa di un futuro migliore. La Modernità dapprima in sordina e la post-modernità poi, in maniera ancor più eclatante, oltre ad aver totalmente ridotto al silenzio il passato, che da tempo della colpa è giunto ad essere tempo della rimozione -scollegandoci dunque ad esso- hanno finito per guastare il presente stesso, con la "morte di Dio" (Nietzsche) e cancellare il futuro dell'ottimismo. La "società della ipertecnica"(Galimberti) che non corrisponde totalmente alla tecnologia seppur da essa permeata, ha quale caposaldo una iper-razionalità che tende a decostruire per ricostruire solo a propria immagine e somiglianza, in base ad un utilitarismo funzionale soltanto ai propri ingranaggi. Se questo meccanismo permette da un lato all' ingranaggio di funzionare, per rovescio della medaglia non dà alcun fine, alcuno scopo di essere e di agire a uomini e donne, che diventano puri meccanismi sempre più fluidi, liquidi e labili. "Quando il futuro non è più una promessa positiva, mancano gli scopi, manca il senso, ecco che mancano le risposte ai perché" chiosa Borgna nel suo dialogo con Galimberti e il "perché" più grande è la domanda: "perché devo stare a questo mondo?".

Di mio aggiungo questo esempio, applicabile all' "hic et nunc" che stiamo vivendo: vi è una campagna martellante, specie presso i giovani -la fascia più delicata e sensibile al nichilismo- affinché si facciano il vaccino. Apro e chiudo la polemica dicendo che il vaccino dovrebbe essere solo su base volontaria, non rompo le palle a chi vuol farselo purché non rompano le palle a quelli che hanno deciso di non farlo, secondo il loro libero arbitrio. Secondo questa campagna persuasiva e melliflua i giovani dovrebbero farsi il vaccino...per riprendere, semplicemente, a fare quello che facevano sino a marzo 2020, cioè gli utili idioti del consumismo funzionale alla società ipertecnica. Al di là del fatto che si voglia farlo o meno, nessuno ha mai spiegato a questi giovani -per una buona parte impauriti, conformisti, confusi, che proprio bene non stanno- quale dovrebbe essere l'orizzonte oltre il vaccino, quale lo scopo, quale la meta da raggiungere, il futuro da conquistare, la stabilità e l'armonia da cogliere. L' unica cosa che si coglie è quella di un ritorno a libertà ottriate che dovrebbero invece essere naturali, ma chiudiamo il capitolo per non uscire dal seminato.

E si ritorna sempre alla domanda da un miliardo di euro: che fare? Borgna e Galimberti, nel loro dialogo, rispondono dicendo di "coltivare l'amore e l'empatia e di conoscere noi stessi, riscoprendo le parti irrazionali insite nell' essere umano". È una risposta certamente non sbagliata ma troppo generica e più adatta al singolo che alla società nel suo complesso. Una integrazione a tale quesito potrebbe scaturire dall'asserzione sociologica che negli ultimi secoli ad ogni trasmutazione della struttura sociale non è mai corrisposto, sino ai tempi nostri, una cancellazione dei valori supremi: nel passaggio dall' Ancien Regime alla Rivoluzione e poi alle Rivoluzioni Industriali prima maniera, mutavano le gerarchie e i rapporti di forza del potere, si poteva essere "sudditi" o "cittadini", formalmente uguali o ineguali dinnanzi alla legge ma concetti quali onore, rispetto, senso del dovere, parola data, onestà, lealtà, dignità e coraggio erano solidi e radicati sia ai tempi di Luigi XVI che delle acciaierie Krupp ad Essen durante la Prima Guerra Mondiale (il 1914 fu uno dei grandi spartiacque storici). Nel suo utilitarismo funzionale all' ingranaggio, la società iper-razionale ed iper-tecnica ha spazzato via pure questi valori atemporali ed eterni. Mai come oggi, allora, servirebbe una élite di pensiero e di comportamento che alla positività del futuro sappia unire il saggio concetto di senso del limite di derivazione greca, unito a tutti gli elementi e valori più volte citati: non è il tempo delle prediche ma quello degli esempi che devono essere colti ed introiettati, anche se i tempi saranno lunghi e quasi nessuno di noi vedrà l'aurora.

Il nichilismo deriva dal latino "nihil", nulla: è un enorme spazio vuoto che risucchia (come il "Nulla" de "La storia infinita " di Michael Ende, che è tutto tranne un romanzetto per adolescenti come qualcuno erroneamente potrebbe pensare) e il "Nulla" va riempito per poter essere neutralizzato. Di esempi, di valori, di contenuti. Affinché si possano trovare le risposte ai perché. Sta a noi farlo, provare a farlo, è un compito arduo e disperato, ma come scrisse Bernanos" è dalla disperazione che nasce la speranza".

Simone Torresani

 
L'attacco finale PDF Stampa E-mail

2 Luglio 2021

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 Da Comedonchisciotte del 28-6-2021 (N.d.d.)

Multinazionali, Gotha della finanza, Massoneria, case regnanti e Chiesa post-Conciliare hanno stretto un’alleanza di ferro per acquisire un sempre maggior potere, a danno dei popoli. Contro i pericoli insiti nel progetto mondialista, l’antropologa Ida Magli ci aveva già messi in guardia sin dal 2010, anno in cui la Bur pubblicò il suo illuminante saggio intitolato La Dittatura europea. Fra i grandi burattinai che muovono i fili delle sorti umane, figurano i vari Attali, Bezos, Elkann, Gates, Musk, Sassoon, Schwab, Soros, Rothschild, Rockefeller, Warburg, Zuckerberg, etc. Costoro posseggono immensi capitali, grazie ai quali si sono assicurati il controllo dei mezzi di informazione, l’industria cinematografica, le agenzie pubblicitarie… Così manipolano l’opinione pubblica, orientano il consenso popolare, manovrano elezioni, allo scopo di costruire governi-fantoccio, confezionati ad hoc per soddisfare i loro desiderata. Benché agiscano da furfanti, i signori delle banche, della guerra, del petrolio, della farmaceutica amano autodefinirsi filantropi. Tiranni del pensiero unico, si fingono paladini della democrazia, e se ne servono invece come di un cavallo di Troia, per esercitare un liberismo sfrenato e inasprire la sorveglianza sulla popolazione. Questi filibustieri cosmopoliti e pedo-satanisti si appoggiano a una rete di organismi incaricati di dare piena e fedele esecuzione all’agenda mondialista: Bilderberg, Trilateral, Aspen Institute, Gruppo dei Trenta, Club di Roma, Banca Centrale, Fondo Monetario Internazionale, Federal Reserve, ONU, NATO, OMS, FDA, EMA, CDC, AIFA, Commissione Europea, Corte Internazionale dell’Aja e, dulcis in fundo, World Economic Forum, per citarne solo alcuni. Con il ricorso a conflitti scellerati, attentati terroristici, privatizzazioni selvagge, embarghi arbitrari, minacce, rappresaglie, leggi inique, norme assurde, creazione di trust in paradisi fiscali e in virtù di false emergenze sanitarie che si reggono su dati fasulli, paura gonfiata ad arte, protocolli criminali e corruzione mirata, rapinano le ricchezze dei singoli Stati e stabiliscono equilibri geo-politici a loro convenienti.

 Il Sars Cov 2 potrebbe essere una chimera, cioè un virus ingegnerizzato, costruito nel laboratorio di Wuhan. L’ipotesi, sostenuta fin da subito dal Nobel per la Medicina Luc Montagnier, in sostanza è stata ora confermata anche dall’immunologo statunitense Antony Fauci. La Covid, a ogni modo, ha funzionato da catalizzatore e da acceleratore per alcuni eventi dalla portata storica, tutti in linea con gli interessi delle élite globaliste e con i traguardi da esse perseguiti. Ne citiamo cinque:

I) Il Nuovo Ordine Mondiale è infine diventato una realtà. Nel 2020 le Costituzioni di oltre un centinaio di Paesi sono cadute in sincrono, come tanti birilli. Nello stesso momento, con le medesime modalità, e da oltre un anno, miliardi di persone sono state poste agli arresti domiciliari, hanno subito misure da Stato di polizia: multe, TSO, divieto di circolare, libertà negate, diritti calpestati, repressione, censura, Parlamenti esautorati. II) Lo stato di emergenza ha paralizzato le attività lavorative e bersagliato le piccole e medie imprese, favorendo i colossi di Wall Street. Nel primo trimestre ‘21, l’utile de “i magnifici 6” – Apple, Amazon, Facebook, Google, Microsoft e Netflix – rispetto allo stesso periodo del 2020, è più che raddoppiato, con un balzo da 36,99 a 76,3 miliardi di dollari. Per non parlare dei guadagni da capogiro conseguiti da Big-Pharma. III) Con il Recovery Fund, i giovani europei sono stati schiacciati sotto il macigno di un debito mostruoso, che non potrà essere ripagato prima del 2050 e presumibilmente, per l’incremento dei tassi di interesse, sarà anzi destinato a ingrossarsi nel tempo o forse a diventare perpetuo. IV) Mentre la popolazione mondiale era confinata nelle proprie case, ovunque si è registrata un’impennata nell’installazione di antenne 5G. E il lancio in orbita di satelliti Starlink della SpaceX di Elon Musk, per estendere l’Internet globale anche alle aree più remote del pianeta, procede a pieno ritmo. Al momento la flotta conta 1.500 unità. Ma è stata ottenuta l’autorizzazione a rendere operativi altri 12.000 dispositivi. La sorveglianza sulla popolazione mondiale diventerà così più omogenea e capillare. V) Sono state approntate le condizioni per introdurre una “nuova normalità”. Con il Great Reset, cui a Davos nel gennaio ‘21 è stato dedicato l’incontro annuale fra i potenti della Terra, si è sferrato l’attacco finale all’architettura sociale dell’Occidente. Nel mirino, le identità, la cultura, la lingua, la logica. E, soprattutto, l’infanzia. L’isolamento sociale planetario coatto sembra preludere a un inquietante processo di mutazione antropologica. La quarta rivoluzione industriale, entrata di prepotenza nella storia, ne ha già modificato il corso. Si prevede che la digitalizzazione porterà alla perdita di 800 milioni di posti di lavoro. Altro che aiuti alle attività sofferenti: le più recenti linee-guida fissate dal Gruppo dei Trenta parlano piuttosto di “distruzione creativa”, un piano spietato, diretto a spazzare via le “aziende zombie”, in tal modo i cinici e bari decisori globali definiscono bar, ristoranti, palestre, negozi, locali di intrattenimento, operatori del turismo e dello spettacolo, come spiega Pietro Ratto nel suo recente studio dedicato alle Lobby. L’umanità verrà traghettata, suo malgrado, verso la china della depopolazione e della decrescita felice. Scuola e lavoro si svolgeranno perlopiù a distanza. Le automobili viaggeranno senza conducente. Il medico di famiglia lascerà il posto alla tele-medicina. Tante professioni spariranno, sostituite da efficienti sistemi informatici. O verranno affidate a intelligenze artificiali.

Ma l’umanità dovrà fare i conti anche con realtà mefistofeliche come l’editing del DNA, la bio-ingegneria, la cibernetica, la robotizzazione, le nanotecnologie. E dovrà cimentarsi con scenari distopici quali il transumanesimo, gli embrioni sintetici da staminali, la vita generata dai metalli, i chip impiantabili nella corteccia cerebrale, il controllo di neuroni da remoto. Non si tratta di fantascienza ma di soluzioni cui la scienza, asservita ai poteri forti, lavora da decenni. L’essere umano, come noi lo conosciamo, sarà insomma esposto al rischio estinzione.

Morta la giustizia, corrotta la magistratura, disattesi i Trattati Internazionali, per educare i sudditi all’obbedienza oggi intanto si è spianata la strada ai trattamenti sanitari obbligatori e alle terapie sperimentali. In un quadro di questo genere, non c’è dunque da stupirsi se la correlazione fra reazioni avverse o decessi da sieri genici viene puntualmente negata, minimizzata, sottaciuta. Non c’è da stupirsi se il sito europeo Eudra Vigilance per la farmacovigilanza sugli effetti indesiderati dei cosiddetti vaccini risulta di difficile accesso, farraginoso, poco trasparente. Non c’è da stupirsi se le case farmaceutiche non si assumono responsabilità per i cocktail micidiali che ci iniettano in vena. Non c’è da stupirsi se le vaccinazioni sono gestite dall’esercito e le analisi dei vaccini da parte di laboratori di ricerca indipendenti sono impedite. I buoi al macello vanno tenuti nell’ignoranza. E nel terrore. Se per caso qualcuno osa dissentire protestare ribellarsi, allora c’è sempre la macchina del fango, la gogna mediatica, la riprovazione sociale, gli algoritmi a bannare la contro-informazione. Ammazzare il pensiero critico è una priorità. Perché il peggio, purtroppo, deve ancora venire.

Per capire che cosa ci aspetta nel medio termine, non serve però la sfera di cristallo. È sufficiente osservare quanto accade ora in Cile, dove il 75% degli abitanti ha già ricevuto la prima dose di vaccino anti-Covid e il 58% anche la seconda, eppure si è già tornati all’incubo del confinamento in “zona rossa”. I vaccini infatti, ormai è dimostrato, non solo non prevengono il contagio ma anzi lo diffondono. Con l’aggravante delle varianti. Del resto la Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen ci ha avvertiti: “L’Europa si prepari a un’Era delle Pandemie.” I nostri aguzzini, talvolta, si mostrano compassionevoli: se non altro si prendono la briga di comunicarci il martirio orchestrato per noi.

Lidia Sella

 
Uomini e topi PDF Stampa E-mail

1 Luglio 2021

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 Da Rassegna di Arianna del 28-6-2021 (N.d.d.)

Secondo Bacone vi sono tre modi di accostarsi allo studio della realtà. Uno è quello della formica, empirico, tipico di chi semplicemente accumula dati, informazioni. Un altro è quello dogmatico, simile all’azione del ragno che trae da sé stesso, dalle proprie fantasie o speculazioni, tutto ciò che gli importa sapere. Infine v’è l’ape, che raccoglie il polline dell’esperienza e lo elabora dentro di sé, lo sottopone ai succhi digestivi della logica, fino a trarne il miele di una conoscenza reale. La scienza moderna è di fatto un maestoso alveare in cui, grazie alla ricerca e alla collaborazione di tanti operosi cervelli, si produce la pappa reale della verità.

Spesso inattese scoperte nascono attingendo a fiori nascosti, lungo sentieri inesplorati. Ad esempio, la scienza avrebbe sicuramente ignorato l’oscura Bertha Hegel se per alcuni anni non fosse stata cuoca e governante del grande Richard Wagner. Pare che il compositore amasse particolarmente una zuppa di cavoli e rape che Bertha gli preparava. Non vi sono dubbi sul fatto che Wagner, dopo aver mangiato detta zuppa, compose alcune delle sue pagine più felici: l’impetuosa Cavalcata delle Walkirie, la struggente Morte di Isotta. Alcuni ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università del Michigan hanno perciò ipotizzato una relazione tra questi ortaggi e l’ispirazione musicale. Gli esperimenti condotti finora sui topi, ai quali per mesi è stata somministrata giornalmente un’abbondante razione di cavoli e rape, ancora non consentono conclusioni certe. I roditori manifestano solo un insolito meteorismo, ma secondo gli psicologi questo rappresenterebbe una rudimentale elaborazione di forme musicali. Da questi primitivi incunaboli dell’arte di produrre suoni si arriverebbe secondo loro, attraverso una lenta evoluzione, ai sublimi capolavori di Bach, Mozart ecc. Ulteriori studi potranno indicarci come trarre da questa teoria utili applicazioni nell’insegnamento della musica.

Di grande interesse per l’arte sono anche i test condotti sui topi da un’équipe di medici e psicologi dell’Università del Minnesota. La loro ricerca ha preso l’avvio da un lavoro dello psichiatra Reginald Keynes, volto a stabilire una correlazione tra il Giudizio Universale di Michelangelo e i reumatismi che affliggevano l’artista. Secondo lo studioso inglese, il grande affresco rappresenterebbe una sublimazione dei dolori correlati alla patologia del Buonarroti. Per trovare conferma a tale ipotesi sono stati posti sotto osservazione due gruppi di ratti, gli uni sani, gli altri isolati in ambienti umidi e malsani, per produrre in loro l’insorgere di sintomi reumatici. A entrambi è stato poi permesso di zampettare tra inchiostri di diverso colore, creando spontanee espressioni pittoriche. L’analisi delle opere così ottenute ha evidenziato l’emergere di tendenze stilistiche diverse, più impressionistiche nei topi sani, più classiche e severe nei topi reumatici, forse a causa delle loro oggettive difficoltà motorie. Gli scienziati stanno ora vagliando i risultati per verificare analogie e differenze con la Cappella Sistina e la pennellata michelangiolesca. Vorrei prevenire le obiezioni di chi trovasse crudeli tali esperimenti. A prescindere dalla loro indubbia importanza scientifica, basta pensare ai flagelli causati dai topi – saccheggi di derrate alimentari, terribili pestilenze, orripilazione di donne indifese – per capire che torturare o uccidere questi animali non è che un equo contrappasso, un parziale risarcimento per i danni subiti. Il topo ha contratto un debito inestinguibile con l’uomo e deve pagare. D’altro canto, se la scienza soffrisse di tenerezze animaliste, non avremmo mai beneficiato del trapianto di organi, della chirurgia estetica o delle vaccinazioni di massa. Fortunatamente non si sono posti tali scrupoli gli scienziati dell’Università del Michigan, che hanno provocato in alcuni topi l’infarto del miocardio e indotto in altri l’arresto cardiocircolatorio tramite soffocamento. Ne dà notizia una prestigiosa rivista, “Proceedings of the national academy of sciences of the United States“, pubblicando uno studio dal titolo “Surge of neurophysiological coherence and connectivity in the dying brain”. Ovviamente non si è trattato solo di una curiosa derattizzazione. Lo scopo era di registrare l’attività cerebrale in topi clinicamente morti. Questo ha permesso di scoprire che in stato di morte clinica il loro cervello emette ancora intensi segnali elettrici. Per la precisione si tratta di onde gamma, onde ad alta frequenza che si pensa concorrano alla percezione cosciente. Questo dimostrerebbe che, prima di spegnersi per sempre, la coscienza dei ratti si accende di ultimi misteriosi bagliori. Gli elettrodi hanno registrato una significativa vitalità neuronale proprio sopra la corteccia prefrontale, nella zona deputata alla visione, il che farebbe supporre che quei topi, benché privi di funzioni vitali, stessero osservando qualcosa. Non possiamo certo dedurne che abbiano visto il film della loro vita, incontrato parenti defunti o guardato ratti che volavano come angeli. Possiamo però capire perché alcune persone clinicamente morte e poi rianimate raccontino di strane visioni, di luci e di incontri con esseri disincarnati. I tracciati cerebrali di questi topi chiariscono finalmente il misterioso fenomeno delle cosiddette esperienze di pre-morte o Near Death Experience, rendendo superflua ogni congettura irrazionale e misticheggiante. Ora sappiamo che quei racconti sono semplici allucinazioni, effetti di un’ipossia cerebrale, di alterazioni chimico-elettriche del cervello riscontrabili anche nei topi. Le NDE trovano così una solida spiegazione scientifica, senza ricorrere ad assurdità come corpi eterei, anime immortali o metafisici aldilà. Sperando che a qualcuno non venga in mente di attribuire un’anima anche ai topi.

Sulla scorta di metodologie scientifiche altrettanto ineccepibili si stanno aprendo nuovi fruttuosi orizzonti anche nella comprensione dei fenomeni religiosi. In questo ambito di ricerche, un gruppo di neurologi dell’Università di New York ha recentemente dimostrato che l’esperienza mistica non è altro che un fenomeno di natura epilettoide. Così si spiegherebbe, ad esempio, la visione avuta da Saulo sulla via di Damasco. I colloqui tra Maometto e l’arcangelo Gabriele rientrerebbero invece in un quadro schizofrenico. Secondo gli psicanalisti, la fenomenologia mistica poggerebbe su problemi psicosessuali inseriti in una struttura isterica della personalità. Questo sarebbe spesso causa di drammatiche somatizzazioni, come le stimmate di un Francesco d’Assisi o la trasverberazione (trafittura del muscolo cardiaco) di una Teresa d’Avila. Mentre il misticismo cattolico si spiegherebbe dunque come sublimazione di un erotismo represso, in ambito protestante – Lutero, Zwingli, Calvino – sembrerebbe accertato un legame tra dottrina della predestinazione e sensi di colpa associati a episodi infantili rimossi, sfocianti nell’adulto in turbe depressive. La neuro-scienza privilegia tuttavia riferire tali esperienze a patologie dei lobi temporali. Alle obiezioni di tipo filosofico o culturale risponde non con argomenti astratti ma con l’evidenza di concreti e rigorosi test clinici. È stato dimostrato infatti come alcuni topi, sottoposti a elettro-stimolazione di specifiche aree cerebrali, cadano in stati stuporosi simili al deliquio estatico e alcuni di loro vengano seguiti poi dalle altre cavie come leader carismatici. Soggetti umani sui cui è stato condotto lo stesso esperimento hanno udito voci misteriose e visto luci o apparizioni immaginarie. In seguito ai fenomeni psichici così indotti, un rabbino ebreo ha fondato una setta shintoista riformata mentre un cuoco cinese intende ricostruire il Tempio di Salomone a Pechino. In altri casi la conversione è meno radicale; alcuni riferiscono di contatti con gli extraterresti, altri diventano vegetariani o decidono di cambiar sesso. Ancora non si è trovata una spiegazione a questa disparità di reazioni. Ma la maggioranza della comunità scientifica è persuasa che dipendano da anomalie o disfunzioni organiche. Questa conclusione è avallata anche dal Cicap, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, o sulle Pseudoscienze. Organismo che svolge un’encomiabile opera di demistificazione, lottando con zelo quasi religioso contro ogni forma di illusione e di credenza, alla ricerca di quei trucchi che la nostra stessa mente continuamente usa per ingannarci. Irriducibile avversario della Maya, delle apparenze ingannevoli. Il Cicap ci ricorda che tutto nell’universo è effetto di cause fisiche scientificamente dimostrabili e misurabili. Se oggi qualcosa sembra sfuggire a questa regola è solo per un limite, in futuro certamente superabile, delle nostre conoscenze. Le visioni metafisiche, religiose e spirituali sono solo i fatiscenti relitti dell’ignoranza passata, o una grossolana confusione tra la realtà e i nostri desideri. È essenziale educare i bambini fin dalla più tenera infanzia a questa visione, che definirei ‘cicapismo’; a guardare il mondo attraverso occhi lucidi, non col filtro distorto di fiabe e narrazioni immaginarie. Abituarli a un’osservazione obiettiva e scientifica dei fatti, perché siano un domani individui razionali che ‘cicapiscono’ il mondo.

Vorrei a tal proposito segnalare un’altra notizia sorprendente che arriva dall’Università del Colorado. Un gruppo di neuroscienziati di varia nazionalità sembra aver trovato la risposta a una domanda fondamentale: come nasce il linguaggio? Gli studiosi si dicono certi che il complesso fenomeno della parola derivi dalla conformazione muscolare dell’apparato fonatorio. Quest’ultimo determinerebbe la creazione di specifiche aree nervose e cerebrali deputate alla parola, benché ancora non sia chiaro come fibre muscolari e onde elettriche si trasformino in discorsi di senso compiuto. Per trovare una risposta, gli scienziati hanno sottoposto i topi a chirurgia plastica della laringe e a stimolazioni elettriche in precisi punti del cervello, osservando se ciò li porti a creare frasi coerenti. I suoni emessi dai topi restano al momento incomprensibili. Nonostante si facciano molte ipotesi a riguardo, gli analisti non sono ancora riusciti a ordinare gli squittii in campi semantici definiti. Secondo gli esperti ci vorranno non meno di cinque anni per giungere a conclusioni plausibili. A quel punto gli scienziati del Michigan e del Colorado, unendo gli sforzi, potranno farsi narrare dai topi le loro avventure ai confini della vita.  Quello che possiamo fin da ora affermare con certezza è che la letteratura, la poesia e le varie forme del linguaggio, sono solo epifenomeni di cariche elettriche cellulari.

Per concludere, vorrei accennare a un’importante ricerca finanziata dal Governo americano presso la prestigiosa Harward University, da cui emerge la stretta relazione tra ormoni sessuali e ipofisari e il comportamento sociale. Il 56% dei topi trattati con overdose ormonali manifesta infatti un aumento della funzione copulatoria e dell’aggressività. Nel 58% dei casi si è notato un rafforzamento del legame tra le madri e la prole. Queste percentuali sono indubbiamente significative. Dimostrano che l’uomo, come il topo, è solo un complesso meccanismo biochimico, un sistema di fisiologiche ruote dentate che ingranano una nell’altra. Il valore di queste ricerche è incalcolabile. Esse dimostrano che la fede, l’amore, l’arte, la poesia, sono puerili illusioni, sogni consolatori. Attraverso la neuro-topologia e la bio-topologia, scienze della corrispondenza tra i comportamenti e precise zone del sistema nervoso, cui afferiscono specifici processi chimici, si può risalire all’origine di ogni nostra funzione morale, affettiva, intellettuale. Ciò può apparire arido e deprimente. Ma compito della scienza è spiegare, non soddisfare aspettative romantiche. Chi cerca la verità saprà quindi, come un’ape laboriosa, estrarre da questi studi il succo dolce della conoscenza, far tesoro di ciò che i topi ci insegnano. Dobbiamo capire che ogni sevizia inflitta ai topi per scopi scientifici è un passo in avanti per l’umanità. Usando i topi come lampade possiamo far luce sui misteri della vita. Senza di loro saremmo ancora avvolti dalle tenebre della superstizione. Non esitiamo dunque a provare su di loro gli effetti di virus e vaccini, di agenti tossici e mortali, radiazioni e campi magnetici, stress e dolore. Solo così potremo costruire una società più sana e consapevole. La dignità del topo sta dunque tutta nella sua utilità scientifica e nel profitto che l’uomo può trarne. Certo, nessuno può negare che la sperimentazione su soggetti umani sarebbe più sicura e rapida. Il secolo scorso gli scienziati tedeschi proposero infatti di usare come cavie gli individui di razza ebraica, giudicandoli per molti versi simili a topi. Noi sappiamo che alla base di questa parzialità di vedute, assolutamente ascientifica, v’erano fattori storici e ideologici. Ma oggi, liberi da pregiudizi di razza o religione, noi possiamo vedere in ogni uomo una potenziale cavia per i nostri esperimenti medici e scientifici. È perciò motivo di grande soddisfazione per uno scienziato vedere una folla di volonterosi cittadini che sgomitano, fanno code estenuanti, si espongono ai rischi di farmaci sperimentali di cui non si conoscono le possibili conseguenze, per avere il privilegio di far da cavie e rendersi utili alla società. Questo apre nuovi orizzonti al progresso scientifico, mettendo finalmente su un piano di uguale dignità uomini e topi.

Livio Cadé

 
Terra contro mare PDF Stampa E-mail

29 Giugno 2021

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 Da Rassegna di Arianna del 27-6-2021 (N.d.d.)

Quando Serse, il Re dei re, decide di invadere la Grecia si trova davanti ad un primo ostacolo: attraversare con il suo immenso esercito l’Ellesponto -lo Stretto dei Dardanelli-. Il sovrano persiano ordina la costruzione di un lungo ponte di barche, che viene spazzato via dalle onde, egli decide allora di punire il mare per l’insolenza verso il grande re di Persia e decreta una pena esemplare: l’Ellesponto dovrà essere fustigato. A raccontarcelo è Erodoto nelle sue Ίστορίαι, dove viene narrato l’intero svolgimento delle guerre persiane. Nell’opera emerge particolarmente la differenza di valori culturali che separa il mondo greco, riunito sotto l’egida dell’Impero Ateniese e la Persia: se i Greci infatti si battono da uomini liberi, per difendere la propria patria e le proprie istituzioni democratiche, l’esercito di Serse è composto da sudditi, obbligati ad seguire gli ordini e le manie di grandezza di un autarca. Nulla di diverso in realtà dalla dialettica che oggi viene espressa fra il cosiddetto Occidente, in capo agli USA, “campione” della liberal-democrazia e dei diritti e le potenze orientali, Russia e Cina, descritte come post-democrazie autoritarie.

Nelle  Ίστορίαι possiamo trovare molti elementi che sembrano sussurrare alla nostra attualità, probabilmente perché le contingenze geografiche spesso sono immutabili o perlomeno assimilabili e tendono a realizzare anche sistemi valoriali e istituzionali strettamente correlati. La caratteristica principale che si presenta come costante nella Storia e che anche Erodoto ci presenta è l’antagonismo fra Imperi Marittimi e Imperi Continentali. I primi, come Atene, costruiscono la propria supremazia sul controllo delle rotte commerciali e su una dominazione soft, segnata da alleanze e da punti di appoggio discontinui, atti a mantenere la supremazia navale. I secondi invece necessitano di continuità territoriale e spesso hanno territori molto vasti e caratterizzati da una grande demografia, nonché da un altro numero di risorse interne ai propri confini. Obbiettivo di entrambi è però avere la possibilità di muoversi e commerciare liberamente da un capo all’altro dello spazio di momentanea maggiore centralità, arrivando spesso a contendersene i terminali geografici. Al centro del conflitto greco-persiano troviamo infatti il controllo delle poleis elleniche dell’Asia Minore, cadute sotto il dominio della Persia, ma reclamate e sobillate nelle rivolte dai greci. Anche nell’atto stesso della fustigazione dell’Ellesponto, a volerne trarre un insegnamento geopolitico, emerge la ricerca di continuità territoriale da parte dell’impero continentale Persiano e la sua difficoltà nel rapportarsi al mare. Sarà proprio sulle acque, d’altronde, nella battaglia di Salamina che i Greci invertiranno l’esito del conflitto, infliggendo una decisa sconfitta alla flotta persiana. Senza volerlo Erodoto nella sua narrazione, nel manifestare la superiorità navale dei greci e nel sottolineare i costanti tentativi di Serse di modificare la geografia per non incorrere nell’ostacolo marittimo, anticipa le teorie alla base della geopolitica moderna. Nel 1890 l’ammiraglio statunitense Alfred Thayer Mahan pubblica The Influence of Sea power upon History: 1660-1783, dove, partendo da un’attenta analisi storiografica, descrive la centralità del potere marittimo quale elemento fondante dell’egemonia globale dell’Impero Britannico.

Mahan legge quale principale costante storica la contrapposizione che si viene a creare fra Imperi del Mare e Imperi Continentali, osservando come i primi presentino maggiori punti di forza. Le contingenze geografiche nella sua analisi diventano quindi particolarmente influenti sui processi storico-politici, segnando le movenze degli attori nazionali sullo scacchiere globale. Per Mahan infatti gli imperi marittimi tendono a coalizzarsi contro quelli terrestri.

Per meglio comprendere cosa spinga a tale contrapposizione è utile abbinare il pensiero di un altro nume tutelare della moderna geopolitica: Halford Mackinder.

Nel 1904 alla Royal Geographical Society presenta il suo articolo “The Geographical Pivot of History”, dove viene espresso il concetto di Heartland (cuore della terra).

Tale area, fondamentale per la dominazione globale, viene identificata nei territori centrali della penisola eurasiatica, totalmente sotto il controllo dell’impero russo. La lezione di Mackinder è lapalissiana “Chi controlla l’heartland controlla il mondo”, a patto però che disponga dei necessari sbocchi per esprimere il potenziale interno.

Attorno al cuore della terra troviamo infatti il cosiddetto Rimland, caratterizzato da paesi fondamentali, per il proprio sviluppo e la propria posizione, come terminali strategici. Ciò che un impero marittimo, basato sulla discontinuità e sul controllo delle vie di comunicazione marittime, deve impedire, per mantenere la propria egemonia, è che una potenza continentale possa collegare l’heartland al rimland e quindi sostanzialmente avere libertà di movimento e di commercio, con soluzione di continuità territoriale, da un capo all’altro di quella che Mackinder chiama Isola Mondo, identificato come il continente eurasiatico. Il potere marittimo diventa quindi la risposta, funzionale ed efficace come evidenziato da Mahan, al potere continentale.

É proprio internamente a questa contrapposizione che, secondo lo storico militare Virgilio Ilari, nasce il moderno Occidente. Tutti i conflitti degli ultimi duecento anni sarebbero infatti da ascrivere ad un grande conflitto, a fasi alterne più o meno latente, fra l’Impero russo e l’Impero britannico – e successivamente americano-.

Il primo asse occidentale nasce infatti sulla alleanza, dopo secoli di ostilità, fra l’Inghilterra e la Francia, nella necessità di impedire alla Russia di trovare quella continuità territoriale fra i due capi dell’isola mondo tanto temuta. L’attuale Occidente – nel quale gli americani hanno sostituito gli inglesi come egemoni- e le attuali dispute geopolitiche non sarebbero che il seguito di questo grande conflitto – che Ilari fa risalire precisamente al 1763, anno della fine della Guerra dei Sette Anni– del mondo anglosassone contro quello russo. Fra un impero marittimo, discontinuo e quindi necessitato a presentarsi come liberale nell’ottica di costruire e mantenere alleanze, e Imperi continentali (oggi Russia e Cina) a cui non occorre lo strumento liberal-democratico per mantenere il controllo di territori già sotto il loro controllo. L’incubo peggiore per gli Stati Uniti oggi è infatti un possibile asse Berlino-Mosca-Pechino, ovvero il realizzarsi del collegamento dell’heartland ai due terminali opposti dell’isola mondo. Nulla di diverso dalle paure britanniche di più di un secolo fa, basate esattamente sulla necessità di sventare un’asse russo-germanico che fosse capace di connettere il cuore dell’Impero Russo allo sviluppo tecnologico-militare della Germania. Anche la Belt and Road Initiative (la “Nuova Via della Seta”) non è altro che il tentativo per mano cinese di costruire quella continuità territoriale che dalle coste dell’Indo-Pacifico arrivi direttamente nel cuore della penisola europea: motivo principale per cui gli USA non possono permettere che il progetto abbia successo, tentando in qualsiasi modo di screditare e ostacolare l’iniziativa.

Lorenzo Giardinetti

 
Destra e sinistra: copia e incolla PDF Stampa E-mail

28 Giugno 2021

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 Da Rassegna di Arianna del 24-6-2021 (N.d.d.)

I politicanti hanno l’abitudine di (far finta di) litigare. Destra contro sinistra, come sono diverse! E il popolo deve prendere parte per una di esse. Il guaio è che spesso il popolo ci crede. Nel secolo scorso c’erano i “due grandi partiti”, “le due grandi ideologie” in contrapposizione. Nel mondo: Stati Uniti e Unione Sovietica, entrambi pieni di bombe, missili e aerei, sufficienti per distruggere sette volte tutto il Pianeta. Che differenze fra loro, che lotta! Il capitale da una parte, i proletari dall’altra. Vediamo un po’ cosa volevano, la destra e la sinistra. 

La destra: nata in Occidente, figlia della Rivoluzione industriale, illuminista, modernista, scientista, progressista, seguace del positivismo, fanatica dell’economia, con il mito del lavoro, convinta che il mondo naturale è tutta roba a nostra disposizione e che l’industria e la tecnologia porteranno tanti beni e oggetti da rendere felice tutta l’umanità, eliminando le altre culture umane, arretrate e primitive.

Vediamo invece le caratteristiche della sinistra, la sua nemica: nata in Occidente, figlia della Rivoluzione industriale, illuminista, modernista, scientista, progressista, seguace del positivismo, fanatica dell’economia, con il mito del lavoro, convinta che il mondo naturale è tutta roba a nostra disposizione e che l’industria e la tecnologia porteranno tanti beni e oggetti da rendere felice tutta l’umanità, eliminando le altre culture umane, arretrate e primitive.

Mi accorgo ora che potevo risparmiarmi la digitazione, bastava un copia-incolla. Potevo usare un nome solo: l’Industrialismo, che ha prodotto tanta infelicità, ha distrutto la Natura e sta rivelando il suo fallimento. Anche da parte di molti cosiddetti ecologisti radicali, si continua a ripetere che la causa di tutti i guai è il capitalismo, o il liberismo: è una visione troppo limitata e limitante. Non è sufficiente: ci vuole una visione molto più ampia. Tutta la civiltà industriale è un fenomeno sostanzialmente impossibile, perché incompatibile con il Sistema Biologico Terrestre, che è il sistema molto più grande di cui comunque fa parte.

Nel frattempo molti dei cosiddetti “potenti della Terra”, quelli dei “poteri forti”, vengono presi dal delirio di onnipotenza, che, se non sbaglio, è una patologia psichiatrica…E qualcuno ha quasi 90 anni.

Guido Dalla Casa

 
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