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Bufale e diversivi PDF Stampa E-mail

5 Maggio 2018

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Da Comedonchisciotte del 3-5-2018 (N.d.d.)

 

L’angolazione a cui dovrebbe interessare particolarmente guardare non è solo la natura delle azioni condotte dalle potenze uccidentali, dai loro protagonisti e dai gruppi di potere che li sostengono. Non è neanche in prima istanza il giudizio da dare sulla classe politica italiana, sulle forze economiche che ne determinano il comportamento e sui media che ne sostengono la linea. È la sostanziale omologazione che unisce e confonde tutti questi soggetti. Basta un minimo di maieutica per estrarre dal sincronismo con cui operano, da Renzi o Orlando a Di Maio attraverso Bersani, Fratoianni, sociali avvizziti in basso a sinistra, da Repubblica e l’Espresso a Il Manifesto o il Fatto Quotidiano, da Mattarella a Bergoglio, da Confindustria ai sindacati, la constatazione di una sintonia strategica. Quella della visione del mondo atlantico-israeliana: i buoni in questa metà dell’emisfero Nord, tutti i cattivi concentrati nell’altra metà e, disseminata in tutto l’emisfero Sud, una mescolanza di brutti, sporchi, cattivi da abbattere, e poveracci disperati da soccorrere a proprio merito e profitto. […]

 

Il 30 gennaio del 1972 ero a Derry e vidi 14 giovani e vecchi falciati dai parà della Regina senza che ci fosse stata, tra 20mila famiglie manifestanti per elementari diritti civili, sociali, nazionali, un’ombra delle provocazioni poi attribuite da Londra e media a fantasmatici “terroristi dell’IRA”. L’unico fastidio che ai vecchi lupi mannari colonialisti poterono dare quei “terroristi” fu quando il loro capo a Derry, il 19enne Martin McGuinness, mio amico per una vita, mi trafugò verso Dublino e poi Roma, consentendo così al mio materiale audiovisivo della strage di mostrarla al mondo e sbugiardare assassini e mandanti. Chi mi è compagno nella Terza Età e chi le si avvicina ricorderà come quella carneficina, di “appena” 14 persone, gelò, commosse e infuriò l’opinione pubblica nel mondo, come suscitò riprovazione e condanna in tutti gli ambienti politici e mediatici, come strappò alla “madre della democrazia moderna” il velo di una probità presuntamente acquisita dopo i secoli del più feroce colonialismo della Storia, di cui Churchill, spargitore di sangue e macerie in quattro continenti, fu degnissimo e fiero epigono. Altro che Hitler. Con Gaza e i cecchini di Tsahal, educati da una società degenerata ad esultare per il gol della pallottola che spacca il cranio a un ragazzetto, non c’è stato niente del genere. Ed è cento volte peggio di Derry, per dimensioni e continuità di genocidio strisciante. Ma niente del genere si vede da 17 anni per una brutale occupazione degli uccidentali in Afghanistan (ora, per distrarre dalla lotta di liberazione dei Taliban, diretta contro occupanti e loro sguatteri hanno infiltrato anche qui i loro mercenari jihadisti facendone il pretesto per continuare a stare addosso all’Iran e al Pachistan e a ingigantire con l’oppio i profitti dei loro mandanti). Ci pensano i Giordana e Battiston, del Manifesto, a dare la linea al resto della compagnia a forza di donne oppresse dal burka e di società civile che vuole la pace (mica la liberazione nazionale) e per la quale invasori e guerriglia sono tutti uguali. I taliban un po’ meno. Niente di paragonabile alla risposta ai bruti di Londra del 1972 s’è neanche visto per i giochi di guerra con cui anglo-franco-americani e razzisti monetnici israeliani garantiscono la loro bonanza futura, con vie del gas e del petrolio e trampolini geostrategici per ulteriori macelli militari, nella regione mediorientale. Missili contro centri di ricerca di antidoti ai veleni di rettili, apocalisse di missili su centri militari di Aleppo e Homs per insegnare agli iraniani che vadano a fare solidarietà internazionalista da un’altra parte. Pirateria di una protervia senza precedenti, in violazione urlante del diritto internazionale, della Carta dell’ONU, di ogni convenzione ginevrina sui diritti umani e sulla conduzione di guerre e occupazioni.

 

Viene alla luce del sole la bufala dell’avvelenamento degli Skipras a Salisbury, i due si riprendono (probabilmente era tutta una finta), ma vengono sequestrati e negati ai contatti esterni, il gas nervino risulta ignoto ai russi, ma famigliare ai britannici, è sempre più evidente che l’operazione è da attribuire ai servizi uccidentali per l’ennesima provocazione anti-russa. Tonfo colossale, ma la vicenda sparisce dai radar. Sempre di veleni farlocchi, o caricabili su altri da quelli indicati, si tratta a Douma. Ormai è un rosario di verità la successione di testimonianze di giornalisti, cittadini del luogo, ispettori dell’organizzazione ONU per le armi chimiche: la pantomima per cui si è andati a bombardare la Siria, prima che i controllori arrivassero per controllare (ovviamente), valeva quella che ha fatto passare per ribelli democratici e pacifici, i manifestanti made in Usa, Turchia, Cecenia, Marocco, della “primavera siriana” nel 2011 e seguenti. O quella che ha voluto fare dell’agente in servizio permanente effettivo del Mossad-Cia, Al Baghdadi, il nuovo Osama, minaccia mortale dell’Occidente e, come il precedente, destinato a eliminazione finta sicura, vera di una sua comparsa, come quella di Abottabad, Pakistan, nel momento in cui, come Obama col vecchio socio Osama, Trump, o chi per lui, decidesse che sia arrivato il tempo per fregiarsi di una medaglia. Tutti questi sono crimini di guerra, contro l’umanità, megagalattiche prese per il culo della gente nel mondo intero, mostruosità di ferocia, cinismo, passi demenziali verso il baratro, ma chi se ne cale? […]

 

Il primo meccanismo del depistaggio è il silenziatore. Pensate che qualcuno si sia attenuto al principio di causa ed effetto, al più elementare cui prodest, a qualche motivo per cui, improvvisamente, la trimurti Usa, UK, Francia, più il licantropo israeliano, si siano lanciati con i missili sulla Siria, abbiano rinfocolato, con la grottesca esibizione del saltimbanco Netaniahu sull’imminente atomica iraniana, la prospettiva di guerra generale? Che abbia preso in considerazione motivazione interne? Esterne? A dispetto del crollo dell’enorme montatura del Russiagate, demolito dalla scoperta, da parte del Comitato Intelligence del Congresso, di un’operazione dei servizi britannici e del FBI, messa in atto con il contributo di 50 milioni di dollari del noto George Soros e di altri 7 tycoon miliardari di New York e California, Trump a casa sua è nelle pesti. Gli danno giù tutti: FBI, Cia e le altre agenzie, la cupola finanz-militare, i media, la conventicola hillariana e neocon, potente più che mai. La May non sta meglio: ridicolizzata dalla cantonata Skipras-gas nervino, in difficoltà tra i suoi e odiata in Europa per la Brexit, è messa all’angolo da un rinato Labour con Corbyn che promette di scompaginare gli assetti istituzionali, economici, sociali e…militari. A Macron, gioiellino atlantico-sionista confezionato dalla Cia su ordine della Cupola, brucia l’intera terra francese sotto ai piedi con la rivolta di quasi ogni categoria sociale, le università, i trasporti, le fabbriche e l’incubo maggio-De Gaulle all’orizzonte. La regola del diversivo esterno, in termini di qualche crisi possibilmente bellica, fatto passare per minaccia alla collettività, è in casi come questi quasi l’unica via d’uscita dall’impasse. Diverso è il discorso per Netanyahu che può, sì, contare sulla compattezza della sua base sociale per le imprese criminali che va compiendo senza soluzione di continuità. Ma, a casa sua, si trova braccato da una magistratura abbastanza indipendente che non esonererà né lui, né la virago con cui ha commesso una sfilza di reati di corruzione e ladrocinio che gli fanno intravvedere il gabbio. Mentre fuori, c’è da stornare l’attenzione dalle periodiche battute di caccia ai civili palestinesi che turbano quel settore dell’opinione mondiale che sfugge alle manipolazioni propagandistiche iniettate dallo Stato più terrorista del mondo e perfino l’ONU e, strumentalmente, la solitamente complice Amnesty International (c’è un limite al proprio discredito).

 

Non contenti di infierire sui vivi, gli israeliani riescono a violentare anche i cadaveri. Nella fattispecie quello di Gino Bartali, di cui mi vanto essere stato tifoso, anche perché staffetta partigiana che, tra i tanti nascosti e salvati grazie ai messaggi da lui trafugati in bicicletta, ha salvato anche ebrei. Ne hanno fatto, a sua insaputa (e avrebbe reagito con sdegno), cittadino onorario dello Stato terrorista e infanticida, a ulteriore scherno della morale e della dignità umana, come traditi dai miserabili che da quel Mordor hanno voluto far partire il Giro d’Italia. Ai lati della strada, con i volti girati dall’altra parte, gli uomini, le donne, i ragazzi uccisi a Gaza. Bartali non è riuscito a salvarli.

 

Gli obiettivi esterni della rinnovata e più diretta aggressione di questi tentacoli della piovra mondialista non hanno bisogno di essere ricordati. E chi si illudeva di poter cantare vittoria, insieme ad Assad e al più valoroso popolo del mondo in questo momento, per via di alcune riconquiste territoriali, dovrebbe constatare che Nike ha, sì, le ali, ma, priva di testa, non si può sapere dove guarda e verso dove vola. Quello che vediamo nelle lande devastate che sorvola è un paese a pezzi che, incredibilmente, dopo 7 anni, non si rassegna e arrende, sul quale aumenta a dismisura il carico di morte e distruzione da parte di una coalizione, Usa-UK-Francia-Nato-Petromonarchie-Israele, sempre più salda e determinata a ottenere lo squartamento di questo formidabile caposaldo antireazionario e antimperialista. L’obiettivo finale resta la Russia, massima barriera al mondialismo e, come conferma l’ennesima buffonesca sceneggiata di Netanyahu, la Siria deve morire per sgomberare la strada verso Libano e Tehran.

 

Torniamo alla premessa iniziale: il sincronismo-sintonia dei media di destra e sinistra. Cosa ha prevalso su schermi e paginoni in queste temperie che travolgono la vita di vasti strati di umanità e pianeta? Di ogni. Dallo sfessante chiacchiericcio sui destini governativi della nazione, al bullismo cyber e no, alla minaccia del rinascente fascismo, dall’uragano anti-maschio “metoo”, alla nobiltà solidaristica dei trafficanti Ong nel Mediterraneo. Ma soprattutto concorde è stato l’utilizzo dello schermo curdo su carneficine a Gaza, spropositi anti-iraniani di Trump e Netanyahu, apocalissi missilistiche, genocidio in Yemen, schianto definitivo delle bufale chimiche in Inghilterra e Siria. Paginoni curdi di Chiara Cruciati (”il Manifesto”) di esaltazione di una nazione negata, per quanto modello di ogni virtù, di cui questa apologeta si affanna a rivendicare una vittoria sull’Isis semmai attribuibile a siriani e bombe Usa, e a metterne in vetrina fantasiosi multinazionalità, femminismi, ecologismi, democraticismi. Narrazioni sui giornaloni di volontari italiani, tipo brigate di Spagna, reduci dagli eroici combattimenti con i curdi. Trasmissioni come quelle sugli angeli curdi del buonista sorosiano di prima classe Diego Bianchi, detto Zoro, quello dall’insopportabile faccione eternamente in primo piano, in virtù di una perversa concezione estetico-narcisista. Alla distrazione di massa dalle nequizie sopra elencate di chi ci governa e di chi li fa governare, si aggiunge, secondo i canoni della deontologia giornalistica italiota, l’occultamento di alcuni dettagli. Che il Kurdistan iracheno, già tranquillo, benestante e autonomo sotto Saddam, è un patriarcale feudo di narcos e contrabbandieri sotto totale controllo israeliano. Che dei curdi si vanta un valore combattente che alla prova dei fatti si è sciolto come neve al sole nella fuga da Afrin e nella battaglia per Kobane e Raqqa si è fatto fanteria mercenaria degli Usa, per poi ritrovarsi congiunta ai resti dell’Isis recuperati dagli americani e uniti alle milizie di ventura curde nella feroce pulizia etnica di terre siriane. Che i curdi hanno dichiarato ufficialmente la loro alleanza con Israele e l’Arabia Saudita. Vera e propria marmaglia al soldo dei nazionicidi che imperversano in Medioriente e nel mondo.

 

Resta da dire della commedia del tagliagole israeliano sull’atomica iraniana in progress. C’è qualche giornalista che, fregiandosi a ragione della qualifica, vi abbia detto che i documenti esibiti in tv dall’inquisito per ruberie Netanyahu e che vorrebbero dimostrare come Tehran stia di nascosto preparando l’atomica, risalgano in effetti a prima del 2003? E che si tratti di vecchi documenti sottratti all’AIEA? E che quei disegni di razzi in grado di trasportare ordigni nucleari furono fatti da scienziati, in termini puramente di ricerca, prima di quell’anno e prima che l’Iran firmasse, diversamente dal golem nucleare Israeliano, il trattato di non proliferazione? C’è soprattutto qualche Leonardo Coen, Furio Colombo, Chiara Cruciati, Guido Calderon, il russofobo di sinistra Yuri Colombo (vedi l’egemonia della lobby tra Fatto Quotidiano e Manifesto) che vi abbia ricordato come da allora l’agenzia per il controllo del nucleare AIEA abbia ininterrottamente visitato i siti iraniani e confermato che l’uranio veniva arricchito solo al 20%, per fini energetici e medici (per l’atomica serve al 90%). E che, poi, dopo il trattato JCPOA con Usa e UE, ora morituro per volere israelo-saudita-Usa, l’Iran ha demolito la massima parte delle sue centrifughe e dei suoi siti (purtroppo, Ahmadinejad non l’avrebbe mai permesso). E, infine, che mezza dozzina di scienziati del nucleare civile iraniani sono stati assassinati dal Mossad? Sarebbe stato giornalismo. Che non c’è. Elementare, Watson.

 

Fulvio Grimaldi

 

 
Ercolani e Fusaro discutono il '68 PDF Stampa E-mail

4 Maggio 2018

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Da Rassegna di Arianna del 2-5-2018 (N.d.d.)  

 

[…] Qui di seguito, alcune domande che sono state rivolte a Paolo Ercolani e Diego Fusaro, di cui fin da ora si evince la marcata differenza di vedute rispetto al Sessantotto (e non solo).

 

1) Come potrebbe definire in poche, semplici parole il fenomeno del ’68? Inoltre, secondo lei possiamo parlare del ’68, inteso come annata, o di un arco più lungo che parte dal ’67 e arriva fino al ’79?

 

FUSARO: In poche parole io considero il ’68 come un momento di ammodernamento del capitalismo, e dunque, come una fase di emancipazione non dal bensì del capitalismo, che passa da una fase borghese, conservatrice e repressiva ad una fase caratterizzata da una liberalizzazione integrale dei consumi e dei costumi. Si tratta di un capitalismo permissivo e lasco, gauchiste e di sinistra, dove tutto diventa possibile. Sono i prodromi della società di consumo integrale di cui oggi siamo abitatori. Il ’68 ha spianato la strada a un nuovo capitalismo. Il ’68 coincide non con un anno, ma con un arco di tempo molto diversificato a seconda della città considerata. ERCOLANI: È stato l’ultimo grande moto rivoluzionario internazionale. Il 1848 del XX secolo. […]

 

2) Lo scorso anno Pierluigi Bersani ha rilasciato un’intervista in cui si dichiarava stupito dell’assenza di un nuovo sessantotto. Quanto, aldilà del giudizio storico, è presente la spinta movimentista di quegli anni e quanto è possibile un fenomeno di simile portata?

 

FUSARO: Resto allibito dalle parole di Bersani, dato che oggi viviamo in un pieno ’68 di liberalizzazione individualistica integrale, in cui la nuova figura dell’emancipazione non è più quella marxiana dell’emancipazione di classe contro il capitalismo, ma è la figura, dal ’68 ad oggi – e siamo ancora nel ’68, questo il mio punto di vista – dell’oltreuomo nietzschiano post-borghese e post-proletario a volontà di potenza consumistica illimitata. Quindi siamo nel ’68, e mi spiace che Bersani non l’abbia capito ancora, ma forse in ragione del fatto che il partito che la sua area politica di riferimento rappresenta è fautrice e vettore di questa liberalizzazione individualistica e privatistica dell’esistenza. ERCOLANI: Oggi è impossibile. E questa impossibilità si spiega proprio con la sconfitta del Sessantotto. Non c’è una teoria critica, manca un’analisi delle contraddizioni sociali, e soprattutto la mente e la mentalità collettiva è stata omologata e addormentata da decenni di tv e di industria della comunicazione. Ha trionfato il “sonno della ragione” di cui parlava Horkheimer. Un popolo addormentato non può risvegliare alcuna rivolta.

 

3) Per Toni Negri il sessantotto ha avuto il merito di aver rivelato le contraddizioni insite nella società capitalista di un’Italia in pieno sviluppo, si ritrova in questa affermazione?

 

FUSARO: No, non mi ritrovo affatto in questa come in altre considerazioni di Toni Negri. Mi pare anzi che il ’68 abbia contribuito a nascondere le contraddizioni, nella misura in cui la contraddizione per i sessantottini era non la società classista capitalistica ma il mondo borghese dove c’era un’autorità, un mondo valoriale, la figura del padre che vennero abbattuti. E che cosa trionfò? Trionfò la merce come sola autorità rimanente, quindi si aprì la strada al turbo-capitalismo liberal libertario odierno. Quindi, non sono affatto d’accordo con Toni Negri. ERCOLANI: È una delle poche affermazioni di Toni Negri con cui mi trovo d’accordo. Ma credo sia riduttiva. Basti solo pensare che il Sessantotto è stato il primo grande movimento, nonché l’unico, ad aver pesantemente contestato da Sinistra un Pci che si era genuflesso alla logica capitalista e alla spartizione del potere con la Dc e con i partiti della prima repubblica. Abbandonando fin da allora le classi sociali più deboli al loro destino. Oggi ne vediamo i risultati.

 

4) Qual è il rapporto tra la contestazione giovanile del ’68, e soprattutto la sua componente libertaria, e l’attuale società post-moderna che, per dirla con De Benoist, ha rimosso ogni senso e forma del limite?

 

FUSARO: Lo diceva, oltre a De Benoist, anche il mio maestro Costanzo Preve. Il ’68 ha aperto all’odierna società liberal-libertaria in cui non c’è più alcun limite, ogni inviolabile viene violato e tutto deve essere rimesso alla volontà di potenza consumistica dell’individuo che non ha più autorità ed è nietzscheanamente vivente nell’epoca della morte di Dio. ERCOLANI: Ci sono delle similitudini di facciata, ma niente più. Il Sessantotto è stato l’ultimo grande movimento moderno. Per esempio nella misura in cui si ispirava a pensatori seri e sistematici, pensiamo alla Scuola di Francoforte. Ma anche nella misura in cui ha cercato un’alleanza col movimento operaio. Il postmoderno è una sciagura che si è imposta anche sul Sessantotto, non un suo prodotto.

 

5) Considera importante, nell’ottica del ’68 la cosiddetta battaglia di Valle Giulia? È per lei un fatto di importanza relativamente limitata, un’occasione mancata o qualcosa di più?

 

FUSARO: Se per Valle Giulia intendete lo scontro tra forze dell’ordine e studenti, non lo vedo affatto come un momento importante. Credo che Pasolini avesse ragione e torto insieme. Ragione perché coloro che manifestavano erano dei libertari ultra capitalisti pronti a integrarsi nella società dei consumi, nel torto perché i poliziotti, che certo erano figli di proletari, non stavano certo difendendo il passaggio ad una società emancipata, ma stavano difendendo il vecchio capitalismo repressivo di tipo borghese. Quindi da questo punto di vista non sto con Pasolini, per quanto capisca quanta ragione vi sia in quello che diceva. ERCOLANI: Valle Giulia è stato un episodio come altri. Nel paese delle stragi di Stato, dell’accordo mafia-grande industria del Nord fin dall’unificazione italiana, delle evidenti collusioni fra politica, criminalità organizzata e poteri deviati (nazionali e internazionali), concentrarsi sugli episodi di indubbia violenza che caratterizzarono il Sessantotto mi sembrerebbe alquanto riduttivo, per non dire pretestuoso. Non voglio sembrare cinico, ma ditemi voi se c’è stato un solo grande movimento rivoluzionario che non abbia contemplato episodi di violenza. Cristianesimo compreso.

 

6) che cosa è mancato affinché studenti e operai d’avanguardia si unissero in un autentico partito marxista-leninista per dare l’assalto decisivo al sistema e allo Stato capitalista?

 

FUSARO: è mancato un quadro teorico generale di orientamento. Non si è compreso, salvo rari casi, come Pasolini in Italia e Clouscard in Francia, che cosa realmente fosse il ’68, cioè un momento di ammodernamento ultra-capitalistico della vecchia società borghese, in cui il riferimento non era più Marx, Lenin, Gramsci ma diventava Nietzsche inteso come teorico dell’oltreuomo a consumo illimitato. ERCOLANI: Fondamentalmente due cose. La prima riguarda la teoria. Nelle decine di volumi di opere di Marx ed Engels mancava la “pars construens”, cioè come si sarebbe dovuta organizzare una società comunista dopo che il comunismo avesse trionfato. Lo stesso Lenin, dopo aver preso il potere in Urss, dichiarò che non vi erano istruzioni in tal senso. La seconda riguarda il contesto internazionale: l’Italia era una colonia americana, il frutto di una spartizione del mondo avvenuta fra Urss e Usa. Questi ultimi non avrebbero mai consentito la presa di potere da parte di un movimento comunista o socialista. Il Pci lo sapeva bene, infatti si adeguò fin dall’immediato dopoguerra, limitandosi a un ruolo di puntello critico e, per quello che era possibile, migliorativo del sistema capitalista.

 

7) Paolo Mieli e Lanfranco Pace (ex Potere Operaio), Lucia Annunziata, Renato Mannheimer e Michele Santoro (ex UCI (m-l) – Servire il popolo), Pierluigi Battista, Gianni Riotta, Giampiero Mughini e Riccardo Barenghi (ex “Manifesto”), Adriano Sofri, Enrico Deaglio, Gad Lerner, Paolo Liguori, Toni Capuozzo, Carlo Panella e Lidia Ravera (ex Lotta Continua). Alberto Asor Rosa, Mario Tronti e Massimo Cacciari (ex “Quaderni Rossi” e “Classe operaia”), Mario Capanna (ex MS), Paolo Flores D’Arcais (ex sedicente “IV Internazionale”), e Toni Negri, Oreste Scalzone, Franco Piperno e Massimiliano Fuksas (ex Potere Operaio). Paolo Gentiloni, Pier Luigi Bersani, Aldo Brandirali, Barbara Pollastrini e Nicola Latorre, tutti ex UCI (m-l) Servire il popolo: come si spiega il fatto che i protagonisti di quella stagione siano oggi nei posti di comando di quell’apparato che volevano distruggere?

 

FUSARO: Guarda, non saprei come commentare questi personaggi. Citerò i versi di Shakespeare “più delle erbacce puzzano i gigli marciti” ERCOLANI: Ce lo spiegò a suo tempo il sociologo Roberto Michels con la sua “teoria ferrea dell’oligarchia”, quella per cui in ogni movimento, anche il più egualitario e democratico, tende necessariamente a prodursi un’oligarchia di leader e figure carismatiche. È fisiologico. Il fatto che molti di questi occupino oggi posizioni di potere, ha a che fare con le vicende personali, che non sono mai un buon metro per giudicare i fenomeni storici. Possono solo servire a valutare la coerenza dei singoli, ma non mi risulta che la coerenza sia una delle virtù umane più diffuse…

 

8) L’Autonomia teorizzava la distruzione di ogni forma di mediazione: la rappresentanza parlamentare, la rappresentanza sindacale e così via. Tutte queste cose – secondo i teorici dell’autonomia – imbrigliavano e sottomettevano le spinte proprie di autovalorizzazione e autorganizzazione della classe lavoratrice. Non crede che, in una sorta di eterogenesi dei fini, queste teorie abbiano in qualche modo aperto alla cancellazione di qualsiasi forma di potere politico detenuto dalla classe lavoratrice e la distruzione del welfare state?

 

FUSARO: Certamente, il ’68 è stata una grande rivoluzione colorata, la prima rivoluzione colorata. L’esempio massimo dell’eterogenesi dei fini di vichiana memoria. Nella sua essenza ha favorito il superamento del capitalismo borghese, ma non in vista della società emancipata gramscian-marxiana, bensì in vista dell’open society popperiana e sorosiana a scorrimento illimitato delle merci senza più radici etiche, per dirla con Hegel, come i sindacati e tutte le altre forme di corpi intermedi che limitavano e contenevano la bestia selvaggia del mercato. In definitiva, il ’68 ha aperto la strada alla società liberal-libertaria integrale odierna. ERCOLANI: A me viene solo in mente che la Storia si ripete sempre due volta, la seconda in forma di farsa. Basti pensare che, oggi, il primo partito italiano si fonda proprio sulla “disintermediazione” e sulla presunta eliminazione di ogni forma di mediazione fra i cittadini e il governo. Per il resto, la vostra domanda mi fa solo pensare che la classe lavoratrice non ha mai detenuto il potere, né mi sembra possibile che possa mai detenerlo. A meno di non diventare un’altra cosa, perché il Potere è un virus potentissimo che trasforma anzitutto chi lo detiene.

 

 

 

 
Chimica mortifera PDF Stampa E-mail

3 Maggio 2018

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Da Comedonchisciotte dell’1-5-2018 (N.d.d.)

 

L’umanità intera rischia attualmente l’esposizione ad agenti chimici tossici praticamente dappertutto, allo stesso modo del Cappellaio Matto del famoso Alice nel Paese delle Meraviglie. E magari, come risultato, perderà qualche rotella e diventerà orribilmente, terribilmente malata. Dalla primavera del 2018 l’EPA (United States Environmental Protection Agency – Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti) deciderà se rischiare il massacro degli uccelli, delle api e degli altri impollinatori, che hanno una funzione determinante in agricoltura, aumentando allo stesso tempo le probabilità di insorgenza di malattie croniche nella popolazione. Il problema che si nasconde dietro tutto questo flirtare con malattie, infermità, dolore e morte è la regolamentazione (o meglio la sua mancanza) dei pesticidi chimici. Nel frattempo, su scala planetaria, dopo decenni di eccessi, il pianeta gorgoglia e affoga, sommerso da una marea di prodotti chimici, in lungo e in largo, in alto, fin sul Monte Everest (arsenico e cadmio) e in profondità, nei calamari intrisi di PCB della Fossa delle Marianne, luminescenti e tossici. Questo articolo tratta solo di un numero piccolissimo delle follie chimiche che minacciano il mondo e che costituiscono l’argomento di migliaia di articoli scientifici sui potenziali pericoli per la salute, di cui il grande pubblico è però assolutamente all’oscuro. Perciò, la tesi principale qui è: involontariamente la società si sta avvelenando da sola.

 

Le prove aneddotiche basterebbero già da sole ad allarmare, ma, cosa ben più grave, diversi studi scientifici dimostrano che esistono legami veri, effettivi e diretti fra i pesticidi e le malattie croniche umane. Sfortunatamente, le malattie croniche sono già a livelli epidemiologici molto alti, mai visti prima! Ma nessuno ha mai pubblicamente collegato i prodotti della chimica alle malattie croniche. La verità è seppellita in studi scientifici che nessuno, al di fuori dei ricercatori, legge o capisce. Di conseguenza, si può solo sperare che l’articolo che state leggendo abbia assolutamente torto riguardo al collegamento fra prodotti chimici e malattie croniche. Ma chi può esserne certo? Ed è questo l’aspetto che va sottolineato: nessuno sa al 100% se l’umanità si sta avvelenando da sola o no, ma bisogna notare che le prove sono praticamente schiaccianti. Inoltre, ci sono prove che le agenzie predisposte alla vigilanza hanno preferito guardare ai dati sbagliati, avvelenando inutilmente specie innocenti, non prese di mira direttamente, portando quasi all’estinzione di specie che sono fondamentali per la produzione agricola e l’alimentazione umana. L’inutile esposizione agli agenti che sono causa di malattie croniche è una tragedia di proporzioni immani. Per esempio: un recente studio della Rand Corporation riferisce che il 60% degli Americani soffre di una patologia cronica e il 40% di due o più patologie. “Quasi 150 milioni di Americani soffrono di almeno una patologia cronica, circa 100 milioni ne hanno più di una.” (Fonte: Chronic Conditions in America: Price and Prevalence, Rand Review, July 2017). Questa epidemia virtuale di malattie croniche che attraversa l’America porta con sé una serie di domande. Una vita normale può essere afflitta da malattie irreversibili, come artrite, asma, cancro, fibrosi cistica, diabete, patologie cardiache, obesità, osteoporosi, Alzheimer e Parkinson? È normale o c’è qualche maligna causa esterna all’opera? Chiaramente, non sembra naturale che 150 milioni di persone, su una popolazione di 320 milioni, soffrano di una qualche forma di patologia cronica. Che cosa sta succedendo? Malattie croniche come le patologie cardiovascolari ed il diabete di tipo 2 sono di solito considerate correlate allo stile di vita. Questo perché alcune caratteristiche del proprio modo di vivere, come l’inattività, la dieta ed il fumo influenzano significativamente il protoplasma umano. Ma, c’è qualcos’altro alle spalle di questa tragedia in atto? Le probabilità ci dicono che la risposta è un sonoro “si!”. In tutto e per tutto gli Americani dipendono, per la protezione dai composti chimici pericolosi, dall’Agenzia per la Protezione Ambientale (Environmental Protection Agency – EPA). A questo proposito, l’EPA sta attualmente prendendo in considerazione la possibilità di approvare il pesticida Thiamethoxam, consentendone l’irrorazione su 165 milioni di acri di frumento, orzo, mais, sorgo, erba medica, riso e patate. ll Thiamethoxam, un insetticida, è un neonicotinoide. Secondo un importante studio: “I neonicotinoidi sono composti che agiscono sul sistema nervoso di insetti, esseri umani ed altri animali.” (Fonte: Jennifer Hopwood, et al, How Neoticotinoids Can Kill Bees, 2° Ed. The Xerses Society for Invertebrate Conservation, 2016). […] Quando si usano prodotti chimici per eliminare dei parassiti specifici, ha senso uccidere anche api, vermi, farfalle ed altre specie viventi che sono la struttura portante di ogni ecosistema essenziale all’alimentazione umana, alla salute ed al benessere? […] Secondo un importante rapporto delle Nazioni Unite del 2017: “L’uso eccessivo dei pesticidi è assai dannoso per la salute umana, per l’ambiente, ed è fuorviante asserire che essi siano vitali per garantire la sicurezza alimentare… L’esposizione cronica ai pesticidi è stata correlata al cancro, alla malattia di Alzheimer ed al Parkinson, alle disfunzioni ormonali, ecc.” (Fonte: UN Human Rights Experts Call for Global Treaty to Regulate Dangerous Pesticides, UN News, March 7, 2017). Prima dell’anno 2000 i prodotti a base di neonicotinoidi venivano usati ma erano scarsamente conosciuti. Da allora sono diventati l’insetticida agricolo più usato in tutto il pianeta. Nonostante l’universalità del loro utilizzo, le problematiche connesse alla tossicità sull’uomo attraverso l’ingestione di frutta e verdura irrorata con questi agenti chimici sono ancore in parte sconosciute. Tutto ciò è sconfortante. Nel frattempo, le api e gli altri impollinatori stanno morendo come... beh, come farfalle. Così, pesticidi progettati per eliminare i parassiti delle coltivazioni stanno, di fatto, uccidendo gli insetti che impollinano le coltivazioni. Pensateci: 1000 studi indipendenti hanno trovato “prove schiaccianti che correlano l’uso dei pesticidi al declino delle popolazioni di api, uccelli, vermi, farfalle, ed altri esseri viventi.” Vergognosamente, sembrerebbe proprio che l’umanità stia uccidendo la base (stessa) della catena alimentare, così come viene riportato da diversi lavori sulla pressoché totale sparizione, a livello mondiale, di diverse specie di insetti impollinatori. […] L’Imidacloprid è un altro insetticida della classe dei neonicotinoidi, ma viene usato per gli insetti succhiatori, le termiti, gli insetti del terreno ed i parassiti degli animali domestici. Secondo un importante studio: “In molte aree di agricoltura intensiva l’acqua di superficie è contaminata da Imidacloprid. Come risultato, anche gli insetti non-bersaglio sono esposti per lunghi periodi ad una sostanza estremamente tossica, che può provocare una massiccia mortalità degli insetti stessi ed una rottura della catena alimentare… Il rischio dell’Imidacloprid è stato completamente sottostimato, con conseguenze catastrofiche…” (Fonte: Henk A. Tennekes, The Importance of Dose-Time-Response Relationships for Hazard Identification and Limitation of Animal Experiments, Journal of Toxicology, Vol. 1, Issue 5 – August 2017) Lo studio di Tennekes parla di una “rottura della catena alimentare” causata da un insetticida. Questo è il primo esempio di molti studi che raramente appaiono sui media mainstream, anche se il loro messaggio è di importanza fondamentale, per la qualità della vita ed anche della morte. […]

 

Nel frattempo, la dispersione massiva di sostanze chimiche nell’ecosistema è un fenomeno relativamente nuovo, che riguarda soprattutto gli ultimi decenni e che non è ancora stato testato correttamente per eventuali effetti collaterali pericolosi. E qui sta il problema: allo stesso modo degli isotopi radioattivi, come quelli rilasciati dall’impianto nucleare di Fukushima, che si accumulano lentamente nel corpo umano, con un (tipico) effetto di latenza, le sostanze chimiche (disperse) nell’ambiente fanno la stessa cosa. Quando si manifesta il problema è però troppo tardi. Si è già perso il controllo. Gli studi che abbiamo menzionato, sembrano in qualche modo, ma non con certezza assoluta, confermare i tremendi risultati dello studio Rand, dove si parla di 150 milioni di Americani sofferenti di almeno una patologia cronica. Comunque, la questione di vita e di morte del secolo rimane sempre: l’eccessiva esposizione agli agenti chimici è la causa delle malattie croniche o c’è qualcos’altro che interferisce con l’organismo umano? Nessuno lo sa con certezza. Ma c’è una moltitudine di lavori scientifici che, sfortunatamente, raccolgono la polvere sugli scaffali o sono nascosti all’interno dei computer, lontani dalla vista del pubblico, che mostrano le prove di un legame diretto. Tuttavia, a livello di media mainstream, nessuno ha ancora collegato i vari puntini, in modo che anche il grande pubblico possa rendersene conto. […]

 

Robert Hunziker (Traduzione di MARKUS)

 

 
Omicidi mirati PDF Stampa E-mail

2 Maggio 2018

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Da Comedonchisciotte del 30-4-2018 (N.d.d.)

 

Circa due mesi fa una notizia ha sconvolto il mondo. Sergej Skripal, ex spia russa che faceva il doppio gioco a beneficio del Regno Unito, è stato avvelenato insieme alla figlia Yulia in un parco di Salisbury. Le autorità britanniche hanno subito puntato il dito contro la Russia ed espulso decine di diplomatici russi come forma di ritorsione per il tentato omicidio. A far infuriare Londra è stato il tentato omicidio (si sa che l’occidente è molto sensibile al valore della vita umana), ma soprattutto l’idea che la Russia avesse osato agire su suolo britannico. Poche settimane dopo si è verificato un altro omicidio, questa volta riuscito. In una strada di Kuala Lumpur, in Malesia, dodici proiettili hanno colpito il dottor Fadi al Batsh, ingegnere elettronico del campo profughi di Jabaliya, a Gaza. I due sicari erano in sella a una moto. Prima è stato detto che si trattava di una Bmw. Poi è arrivata la correzione, era una Kawasaki. Al Batsh aveva tenuto una lezione all’università e, secondo le fonti, si occupava dello sviluppo di armi per conto di Hamas. Tutti gli occhi si sono rivolti subito verso Israele. Eppure nessuno stato ha pensato di espellere un singolo diplomatico israeliano dal suo territorio e nessuno ha criticato Tel Aviv. Per il mondo non è successo nulla. Al Batsh non stato assassinato. La sovranità della Malesia non è stata violata. In fondo perché dovremmo paragonare una spia russa a un ingegnere palestinese, o la sovranità britannica a quella della Malesia?

 

Il sistema dei due pesi e due misure è apparso ancora una volta in tutta la sua evidenza: quello che va bene per Israele è assolutamente vietato per gli altri, perfino per la Russia. I russi sono famosi per i loro omicidi con il veleno. Israele invece è l’unica democrazia del mondo, quindi può anche usare il veleno (come nel tentato omicidio del leader di Hamas Khaled Meshal nel 1997). Israele ha mantenuto una falsa ambiguità sulla vicenda, ma le strizzate d’occhio, gli accenni, le allusioni, i sorrisi e le spacconate non lasciano alcun dubbio: i bravi ragazzi del Mossad hanno colpito ancora. Il ministro Yoav Galant ha dichiarato: “Daremo la caccia a tutti, li seguiremo all’altro capo del mondo”. Israele ha apprezzato questo atto di coraggio, come apprezza sempre l’omicidio degli arabi, soprattutto quando non avviene alla luce del sole, dall’assassinio mirato di Abu Jihad, ucciso a Tunisi nel 1988 davanti alla moglie e ai figli, passando per Sheikh Ahmed Yassin (ucciso a Gaza nel 2004) e Yahya Ayyash (ucciso a Gaza nel 1996) fino a tutti gli omicidi all’estero: un ingegnere palestinese specializzato nei droni a Tunisi, uno scienziato nucleare a Teheran, un alto ufficiale di Hezbollah a Beirut, Samir Kuntar a Damasco e Mahmoud al Mabhuh a Dubai. La Bulgaria è famosa per gli assassini che usano punte di ombrelli avvelenate, ma gli agenti segreti vestiti da tennisti a Dubai sono eroi. Tutti questi atti sono omicidi e gli autori sono assassini su commissione. Qualcuno potrebbe sostenere che gli omicidi fossero giustificati, che abbiano permesso di salvare vite umane o che le vittime meritassero di morire. Ma ciò non toglie che si tratti di omicidi. Gli assassini camminano tra noi. Alcuni hanno fatto carriera.

 

Magari alcuni omicidi rappresentano la realizzazione di fantasie malate. Alcuni erano superflui, perché ogni vittima lascia il posto a un sostituto, solitamente più estremista di chi l’ha preceduto. Tutti gli altri sono semplicemente stupidi. Uccidere Khalil al Wazir, conosciuto anche come Abu Jihad – un gesto considerato il massimo dell’audacia (nel suo letto a Tunisi) e che ha comportato l’omicidio di uno degli importanti leader palestinesi che avrebbero potuto diventare partner di un negoziato – è stata un’idiozia. Moshe Yaalon continua a vantarsene ancora oggi. Israele è orgoglioso di lui. È il genere di omicidio (punizione, deterrenza, prevenzione o vendetta) che di solito viene eseguito dalle famiglie mafiose. Al Batsh probabilmente si occupava dello sviluppo di armi, ma difficilmente possiamo sostenere che meritasse di morire per questo. Nessuno dei fanatici nei mezzi d’informazione e nell’opinione pubblica ha la minima idea di quale fosse il suo lavoro e se meritasse la morte. Non c’è e non ci sarà traccia di un dibattito pubblico sulla vicenda. Possiamo fidarci ciecamente del Mossad. Migliaia di ingegneri israeliani stanno sviluppando armi molto più pericolose e devastanti degli aquiloni di Hamas. Anche loro meritano di morire? I palestinesi avrebbero ragione a volerli uccidere? Uno stato che invia squadroni della morte all’altro capo del mondo non è qualcosa di cui essere orgogliosi. Alla fine queste persone sono soltanto killer su commissione.

 

Gideon Levy (traduzione di Andrea Sparacino)

 

 
Lasciare che la decomposizione prosegua PDF Stampa E-mail

1 Maggio 2018

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Da Rassegna di Arianna del 23-4-2018 (N.d.d.)

 

Si moltiplicano gli episodi di studenti, in genere delle prime classi, cioè adolescenti o preadolescenti, che offendono, minacciano, picchiano, umiliano i loro professori. Ma anche di genitori che aggrediscono i docenti. Sono solo le manifestazioni più appariscenti di una questione che solo apparentemente riguarda la scuola e i giovani, o in particolare l’Italia, ma si innesta nella profonda decadenza del mondo occidentale, il suo lento e inesorabile marcire. Dove tout se tient.

 

1. Il crollo del principio di autorità. Da troppi decenni, direi anzi da un paio di secoli, abbiamo privilegiato la libertà sull’autorità. Ma la libertà è la cosa più difficile da gestire. Del resto l’autorità non esisterebbe da millenni se non fosse necessaria alla convivenza sociale. Lo sapevano molti dei nostri maggiori, da Platone a Dostoevskij, pensatori di cui oggi è perfin difficile immaginare l’esistenza, in un mondo che non pensa più se non in termini scientifici, tecnologici, quantitativi. 2. La graduale scomparsa della famiglia come nucleo essenziale di una comunità, scomparsa che si lega ad un individualismo senza più freni e inibizioni. 3. La necessità assoluta dell’apparire per poter essere in una società dove ci sentiamo tutti omologati, tutti dei ‘nessuno’. Non è certamente un caso che i fenomeni di bullismo, scolastico e non scolastico, non abbiano, agli occhi di chi li compie, valore di per sé ma solo se visualizzati nel mondo globale. 4. Lo strapotere della tecnologia che ha preso il posto dell’umano. Dai robot alle macchine che si guidano da sole a tutto l’enorme complesso dell’intelligenza artificiale. Gli adolescenti poiché più fragili ma quindi anche più sensibili, sono solo la spia più evidente di una tragedia che ci coinvolge e ci travolge tutti.

 

Rimontare la china, a questo punto, è impossibile. Bisogna lasciare che il corpo malato si decomponga ulteriormente fino a diventare cadavere. Solo allora si potrà ricominciare.

 

Massimo Fini

 

 
Chi vuole sabotare l'economia nazionale PDF Stampa E-mail

30 Aprile 2018

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Da Comedonchisciotte del 28-4-2018 (N.d.d.)

 

Il Fondo Monetario Internazionale di Washington, con la sua nota storia di sabotaggi e saccheggi delle economie dei paesi sottomessi attraverso le sue ricette economiche deliberatamente errate, torna ad occuparsi dell’Italia raccomandando di aumentare le tasse sul risparmio, sulla casa, sui consumi per alleggerire quelle sul lavoro. È la medesima ricetta che il FMI attraverso il governo Monti impose nel 2011, producendo il crollo del PIL, del mercato immobiliare e dei consumi, in particolare svalutando il patrimonio immobiliare italiano di circa il 30%, ossia di oltre 2000 miliardi di euro. Più tasse su risparmio, immobili e consumi comportano riduzione della domanda interna e fuga dei risparmi e degli investimenti verso l’estero. Ecco l’obiettivo del Fondo Monetario Internazionale. Pensateci bene: se grazie alla riduzione delle tasse sui redditi di lavoro vi ritrovate con più reddito disponibile e insieme con un’IVA più alta, con tasse patrimoniali aggiuntive sulla casa e sugli investimenti immobiliari, che cosa fate? Non vi viene certo voglia di aumentare i consumi e gli investimenti di risparmio. Invece vi viene voglia di portare i soldi all’estero. E se invece il taglio delle tasse sul lavoro vi consente semplicemente di ottenere un impiego sufficiente a mantenervi coi magri salari che oggi vengono concessi, che cosa comprate? Comprate i prodotti che costano poco venduti nei discount, prodotti che vengono dall’estero, quindi i vostri soldi egualmente finiscono all’estero. Come con le rimesse degli immigrati. Tutto contribuisce a decapitalizzare l’Italia. Tutto questo porta a minor domanda di beni e servizi prodotti in Italia, quindi a recessione indotta dal calo della domanda interna e degli investimenti interni. Al contrario, da sempre, ciò che fa ripartire l’economia, l’occupazione, i consumi, e soprattutto la domanda di beni e servizi prodotti nel paese, è il mercato immobiliare, le costruzioni, l’arredamento, l’impiantistica, la progettazione, etc. L’Italia ha avuto i suoi migliori periodi di espansione quando avveniva proprio questo, l’investimento nel mattone da parte delle famiglie e delle imprese, che poi usavano i beni immobili come garanzia accettata dalle banche per finanziare l’acquisto di beni di consumo e strumentali, l’apertura di nuove aziende, la crescita. Ma le banche accettavano in garanzia i beni immobili quando gli immobili non erano tartassati dal fisco.

 

È questo il senso malizioso della politica raccomandata dal Fondo Monetario Internazionale in passato come oggi: sabotare l’economia nazionale, impoverire, trasformare radicalmente l’Italia in territorio decapitalizzato e indebitato, passivo serbatoio di manodopera mal pagata (alimentato da scadente immigrazione) e sfruttata a disposizione della grande industria straniera, soprattutto tedesca, che si trattiene tutto il profitto della filiera. Un paese schiavo del debito pubblico e privato, gestito da una classe dirigente ad alta vocazione parassitaria alleata con gli interessi stranieri e che trae il grosso dei suoi consensi dalle regioni e dalle categorie che vivono di trasferimenti a carico delle aree produttive.

 

Questo è lo spirito del governo servile che si sta cercando di impiantare a Palazzo Chigi con un inciucio M5S-PD. Il M5S ormai, al di là dei suoi programmi, deve la sua forza elettorale a un voto motivato in gran parte da aspettative assistenzialistiche (reddito di cittadinanza, rectius di sussidio a chi risulta disoccupato, trasferimenti meridionalisti), quindi è legato a quelle aspettative; anche il PD deve la sua residua forza a categorie ampiamente improduttive e ai legami col mondo bancario. La sinergia tra questi due partiti sarà quindi necessariamente nel senso di aumentare la tassazione e i trasferimenti, oltre che di obbedire alle richieste della c.d. Europa e dei c.d. mercati. E di proteggere il passato bancario di molti uomini del PD […]

 

Marco Della Luna

 

 
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