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L'Europa non sa cosa vuole PDF Stampa E-mail

13 Luglio 2017 

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Da Rassegna di Arianna del 10-7-2017 (N.d.d.)

 

Se Italo Svevo l’avesse conosciuta, dell’Europa unita avrebbe detto ciò che diceva (“La coscienza di Zeno”) della vita in generale: non è né bella né brutta, è originale. E uno dei tratti più peculiari di questa nostra Europa è di affermare con estrema serietà una cosa salvo poi fare, non si sa bene se per passione o per necessità, l’esatto contrario. Come si è puntualmente visto anche all’ultimo G20, quello di Amburgo, officiato dalla cancelliera Angela Merkel. Molti si sono attardati ad analizzare se avesse vinto il toro Donald Trump o la torera Merkel. In realtà non c’è stata corrida, perché gli Usa, la Cina, la Russia hanno una politica (più o meno illuminata, più o meno condivisibile, più o meno efficace) mentre l’Europa ne ha una, nessuna, centomila. Prendiamo alcuni dei temi più caldi e vediamo.

 

IL PROTEZIONISMO: pare che Trump abbia messo a segno un buon punto facendo inserire nel comunicato finale una sorta di autorizzazione a “misure difensive” (leggi: dazi) negli scambi commerciali. Strilli e strepiti in Europa dove però, senza tanti comunicati, sono già in vigore 41 dazi commerciali punitivi, 18 dei quali solo contro la Cina e la sua politica di dumping dei prezzi. Nell’ultima polemica, quella sull’acciaio cinese, è addirittura successo che la Commissione Commercio Internazionale dell’Europarlamento abbia chiesto a grande maggioranza (33 sì contro 3 no e 2 astenuti) di inasprire le misure contro la Cina comunque già previste dalla Commissione europea. Adesso, temendo che gli Usa di Trump facciano la stessa cosa con noi (si parla di dazi tra il 20 e il 25% sull’acciaio europeo) e per le stesse ragioni (difesa della produzione autoctona e dei posti di lavoro), ci diciamo disposti ad alzare le barricate e a difenderci in ogni modo.

 

IL TERRORISMO: anche qui l’Europa ha due facce (almeno), ma se non altro non è l’unica. Nella dichiarazione d’intenti che ha chiuso il G20 si dichiara con grande solennità di voler lottare contro il terrorismo internazionale e di voler bloccare le sue fonti di finanziamento. Se il tema non fosse così tragico, si potrebbe pensare a una barzelletta. Solo qualche giorno prima del G20, la responsabile della Ue per la politica estera, Federica Mogherini, aveva incontrato Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, ministro degli Esteri del Qatar. E a lui aveva detto: “L’Europa ha sempre avuto buoni rapporti con i Paesi del Golfo Persico e vuole continuare ad averli in futuro”. Fuori dal gergo della diplomazia, ciò significa che l’Europa non vuole schierarsi né con l’Arabia Saudita né con il Qatar nella disputa che li oppone. Il problema è che sappiamo con scientifica certezza che sia il Qatar sia l’Arabia Saudita finanziano il terrorismo sunnita. Così come sappiamo che Donald Trump ha appena venduto pacchi enormi di armi americane sia ai sauditi sia ai qatarioti, cosa che peraltro fanno anche Francia, Regno Unito e Italia, mentre la Germania si contenta di vendere know how militare. […] Quindi, per l’ennesima volta, il terrorismo e i suoi finanziatori vogliamo combatterli, ma solo a parole.

 

LA RUSSIA: l’ultimo e recentissimo Consiglio Europeo ha rinnovato, in automatico e per sei mesi, le sanzioni contro la Russia. Però con Vladimir Putin tutti parlano e firmano contratti appena possono. Di più: lo Zar ha incontrato Donald Trump e i due, che si sono annusati e piaciuti, hanno persino discusso della possibilità di cooperare “per la stabilità della Siria”, organizzando insieme delle no fly zone. Applausi. Anche se due giorni prima lo stesso Trump, in un Paese oggi assai “pesante” nella Ue come la Polonia, aveva definito pericolosa e aggressiva la politica russa, dicendosi disposto a studiare con i polacchi un sistema per reagire. Applausi anche lì. Come si dice: la Ue ci è o ci fa? D’altra parte, ripetiamolo, non siamo soli: il Putin che non può metter piede nel G7 è lo stesso Putin che fa la star al G20, che peraltro rappresenta l’85% dell’economia mondiale. Una logica in tutto questo ci sarà, ma è difficile vederla.

 

I MIGRANTI: anche lì, una molto nobile riconferma degli obiettivi sanciti dal Global migration compact lanciato dall’Onu, il documento che prevede un contributo alla risoluzione del problema anche da parte dei Paesi lontani dalle aree di crisi e meno investiti dai flussi migratori. Sarà. Forse i Paesi molto lontani ci daranno una mano. Il problema è che, soprattutto in sede europea, sono i Paesi molto vicini a defilarsi e a lasciare il cerino acceso in mano all’Italia e alla Grecia, cioè agli approdi cui il famigerato Regolamento di Dublino lascia tutto l’onere dell’accoglienza. Regolamento che doveva essere cambiato al Consiglio europeo di cui sopra e invece niente. Condivisione dell’onere a cui tutti, in Europa, fanno marameo, come il fallimento del piano di redistribuzione di 160 mila migranti arrivati in Italia e Grecia dimostra. Mano che arriva, sì, ma sotto forma di schiaffone, come quando il presidente francese Macron si mette a filosofare di “migranti economici” e “richiedenti asilo” (ottimo sistema per non far nulla) o come quando l’Austria manda i blindati al confine del Brennero (una farsa, ma di non poco significato). Per cui, ancora una volta, non è il mondo che ce l’ha con l’Europa. Non è Trump che vince o Putin che bara. È che l’Europa non sa più chi è. Quindi non sa nemmeno che cosa vuole.

 

Fulvio Scaglione

 

 
Tutto come prima PDF Stampa E-mail

12 Luglio 2017

 

Da Rassegna di Arianna del 10-7-2017 (N.d.d.)

 

Poche parole. Un puro viatico estivo per salutarci e riprendere poi, se Dio vorrà, le nostre periodiche meditazioni. Abbiamo assistito a “grandi eventi”, o così è parso, o così ci è stato detto. C’è stato il “Vertice europeo” di Tallin sui migranti: tutto è più o meno rimasto come prima: l’Italia si terrà i suoi arrivi soprattutto dall’Africa; l’Europa praticamente se ne disinteresserà per la semplice ragione che l’Europa unita non c’è e l’Unione Europea è ormai la prima a saperlo e ad agire di conseguenza. C’è stato il “G20” che si è concluso con un nulla di fatto incentrato sulla plateale, disonesta, inutile stretta di mano fra Trump e Putin sulla base di un Accordo sul Nulla. Non esiste difatti nessuna possibilità di accordo. I “Grandi”, a cominciare dai due Leaders del Cremlino e della Casa Bianca, sanno bene che ormai i politici sono ridotti a “comitato d’affari” delle poche decine di lobbies internazionali che guidano il mondo e che ne gestiscono il disordine (a partire dal cosiddetto terrorismo internazionale) in modo da assicurarsi al di sopra di esso, e con l’alibi della necessità di combatterlo, i loro profitti. Tutto resterà come prima. Le grandi potenze nucleari continueranno a denunziare il pericolo nucleare nordcoreano in realtà molto limitato in quanto esso costituisce la foglia di fico dei loro ricchi affari e del vero, effettivo pericolo costituito dai loro superarmamenti e dalle loro allarmanti intenzioni (e stendiamo un velo su chi continua a parlare anche del pericolo costituito dall’Iran).

 

L’erosione di quel che resta dell’”ordine” del Vicino Oriente, in realtà già compromesso da un secolo dopo i trattati di Parigi e la costruzione degli stati arabi artificiali che avrebbero dovuto servire a suo tempo al neocolonialismo anglofrancese e che gli statunitensi hanno ereditato peggiorandone la gestione, peggiorerà fino ad arrivare a quel che troppi vogliono: la ridefinizione in senso etnoculturale di quello che un tempo era l’artificiale sistemazione nazionale. In altri termini, ad esempio, l’Iraq sarà prima o poi smembrato in tre, magari con qualche marchingegno formale (una riforma istituzionale in senso federalistico, ad esempio): l’importante è che nasca nel centro Iraq una repubblica arabo-sunnita rigorosamente antisciita e anti-iraniana, che ospiti centri militari NATO muniti di testate nucleari puntate contro Teheran; poi, quanto alla Siria, il suo smembramento salverà comunque Assad, magari con la rifondazione di una provincia alawita (c’era già negli Anni venti) occidentale che, comprendendo la costa, salvaguardi il diritto della marina russa di tenersi le basi di Tartus e di Lattakieh, come tutti gli uomini liberi del mondo auspicano in quanto la presenza militare russa nel Mediterraneo è comunque un salutare contrappeso alla pervasiva presenza della NATO, cioè degli USA e dei suoi alleati-ascari (italiani compresi).

 

Continuerà anche l’esodo dall’Africa, la cui origine profonda sta in realtà nel seguente paradosso: il continente africano è il più ricco del mondo in termini di suolo e di sottosuolo; il diritto internazionale e la carta dei Diritti dell’Uomo recitano concordi che le risorse della terra appartengono, area per area, ai popoli che la abitano; questo sacrosanto principio è di fatto violato dallo sfruttamento gestito dalle lobbies multinazionali che si spartiscono le risorse africane in combutta con i vari governi locali corrotti che esse sostengono da anni e con la copertura delle potenze internazionali Membri Permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU che garantiscono lo status quo gestendo con sistematica oculatezza il loro “diritto di veto” a qualunque risoluzione ONU volta a cambiare in qualche modo la situazione a favore dei popoli africani. Tutto ciò genera concentrazione della ricchezza, aumento esponenziale della miseria, fame e carestia (privatizzazione dell’acqua, monocolture industriali redditizie solo per chi le gestisce come l’ananas o il caffè, sconvolgimento del suolo a causa dello sfruttamento intensivo del sottosuolo, deforestazione, diminuzione a picco delle possibilità di lavoro e di sopravvivenza). Distinguere ormai tra “rifugiati” che hanno diritto d’asilo e profughi che semplicemente fuggono da paesi dove la sopravvivenza è diventata impossibile è cosa palesemente assurda: ma i politici e i media hanno dai loro superiori, i gestori delle lobbies, l’obbligo di continuar a recitare il mantra dell’impossibile contenimento spostato in Africa: magari con la creazione di Lager nel sud della Libia, come auspicato anche da alcuni irresponsabili che seggono nel Consiglio dei Ministri della repubblica italiana.

 

Ma noi c’indigniamo dinanzi allo spettacolo di estremisti di sinistra e di destra che, in concordia discors, contestano e assalgono il “G 20”. E io mi chiedo: dinanzi all’arroganza e alla violenza del “Pensiero Unico” ormai retto a sistema di governo universale attraverso le periodiche kermesse dei finti Padroni del Mondo che si riuniscono platealmente per ubbidire agli autentici padroni del mondo ben nascosti alla loro ombra, e tutto ciò senza nessuna possibilità di un’opposizione legale che verifichi le loro scelte, – la commedia sul libero scambio e  quella sul clima, con relative sceneggiate inconcludenti, ne sono prove -, c’è davvero alternativa alla protesta violenta?

 

Franco Cardini

 

 
Uccide di pił la sovra-nutrizione PDF Stampa E-mail

11 Luglio 2017

 

Da Comedonchisciotte dell’8-7-2017 (N.d.d.)

 

E dove stanno gli altri decreti Ministra Minestra? Se vogliamo fare i pagliacci diciamocelo, se invochiamo la scienza e la Pubblica Salute è un’altra cosa. Cos’è una morte prevenibile? È un umano che per una causa del tutto eliminabile dalla sua vita, ha finito per crepare. Conta se ha un anno e mezzo o 65? Sì nella sfera affettiva umana, e solo fino a un certo punto. No nella sfera della razionalità. La morte per una causa prevenibile del tuo bambolotto tenero appena nato, dopo una tosserellina e una febbriciattola, è devastante. Ma nella mia vita ho visto infinite volte famiglie, mogli, mariti, figli squarciati per sempre dalla morte di un caro a 65 anni per, ad esempio, un infarto. La classica telefonata che arriva a una donna che la sera doveva uscire per una pizza con marito e amici, e dall’altra parte “Pronto, sono il maresciallo Frantoni… lei è la moglie del signor Luca Alberti?” e una lama ti apre a metà, letteralmente. Luca Alberti era quel gioviale vicino di casa da sempre soprannominato ‘l’Albertone’ perché non pesò mai nella vita meno di 125 kili, oggi era 138. Nella sfera razionale, un pargolo (non vaccinato) che muore un martedì mattina, di colpo o dopo quella che sembrava all’inizio una banale febbre ma era morbillo, e ‘l’Albertone’, sono identici. Sono morti. Un Ministro della Sanità non può commuoversi e straziarsi per un piccolino, e sbattersene di un adulto. Come gli animalisti che si straziano per la baby foca con gli occhioni alla Disney, ma se ne sbattono il cazzo di milioni di sorci sterminati ogni giorno nelle città. Allora Ministra Minestra, vediamo due dati:

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dice che nel 2015 i bambini morti al mondo per morbillo sono stati 134.200, non specifica se vaccinati o meno. Certi studi sostengono che la grande maggioranza non erano vaccinati. Quella che è forse la più prestigiosa pubblicazione scientifica del mondo, il The Lancet, c’informa che nello stesso anno più di 3.000.000 di umani, inclusi bambini e adolescenti, sono morti di obesità da sovra-nutrizione. Questo ‘olocausto’ supera oggi di tre volte, TRE VOLTE, i morti di fame nel mondo. Allora, cara Ministra Minestra, dato che io e lei siamo concordi nel fatto che un dicastero alla Sanità non può fare, o meno, le lacrimucce a seconda che un decesso abbia il pannolino o la cravatta, a quando un decreto legge sull’obbligo di controllo della nutrizione dei bambini fin dall’adolescenza? Tre milioni all’anno, Ministra Minestra. Per i lettori, solo per dire che:

 

A) Se un Ministro fa una legge che permette ai genitori di RESTRINGERE IL MERCATO DEI VACCINI CHE VALE DAI 35-50 MILIARDI DI DOLLARI ALL’ANNO, quel Ministro viene mangiato vivo dalla lobby di Big Pharma. B) Se un Ministro fa una legge che obbliga i genitori a RESTRINGERE IL MERCATO ALIMENTARE DEL MEGA AGRI-MEAT-BUSINESS, quel Ministro viene mangiato vivo dalla lobby alimentare. Indovinate come legifererà un Ministro della Salute nel caso A) & B)*

 

* Risposta, non farà un assoluto cazzo in entrambi i casi, solo che i morti per cibo in eccesso sono migliaia di volte quelli per apparente carenza di vaccinazioni. E allora la proteggiamo o no la Salute Pubblica, o siamo dei clown venduti alle lobby? La posizione di Barnard sui vaccini è che IL DIBATTITO SCIENTIFICO VA RIAPERTO, PERCHÉ È STATO TACITATO TROPPO IN FRETTA. IO NON SONO UN TALEBANO PRO-ANTI-VACCINI.

 

 Paolo Barnard

 

 
Schedatura globale PDF Stampa E-mail

10 Luglio 2017

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Da Rassegna di Arianna dell’8-7-2017 (N.d.d.) 

 

Ciascuno di noi è consapevole di quanto sia labile il confine fra informazioni e controllo e intuisce come gli strumenti tecnologici di nuova generazione, telecamere, lettori digitali, scanner dell'iride e via discorrendo possano al tempo stesso garantire maggiore sicurezza, ma anche ledere profondamente la nostra privacy. Il sogno di chi gestisce la società globalizzata e globalizzante è senza dubbio quello di averci tutti schedati e sotto controllo come i cittadini di Person of interest. Lì si tratta in fondo di fantascienza, ma anche il confine fra finzione e realtà sembra farsi ogni giorno più labile, soprattutto quando entrano in gioco attori come l'Onu ed il Progetto Agenda 21 ...

 

Dichiarandosi sconcertata del fatto che attualmente nel mondo 1.1 miliardi di persone siano prive di documenti che comprovino la propria identità (e senza neppure immaginare che per molti di essi come ad esempio le popolazioni indigene possa andare benissimo così) l'Onu ha dichiarato di lavorare in collaborazione con Microsoft e Accenture alla creazione di un sistema globale che entro il 2030 sarà in grado di fornire un'identità legale digitale ad ogni abitante del pianeta. Durante l’incontro tenutosi il 19 giugno a New York di ID2020, vertice delle Nazioni Unite dedicato alla legalizzazione dell’identità digitale, con la presenza di ONG, imprese tech e autorità governative è già stato sviluppato un prototipo del nuovo documento che "finalmente" dovrebbe garantire a tutti un diritto umano fondamentale come quello all'identità che notoriamente, ci sentiamo di aggiungere, ciascuno di noi non possiede in mancanza di un qualcosa di tangibile che comprovi la nostra esistenza sul globo terracqueo. Il nuovo documento digitale alloggerà naturalmente su un cloud e conterrà oltre ai dati anagrafici i dati medici, quelli bancari, quelli concernenti l'istruzione e anche i dati biometrici relativi alle impronte digitali, caratteristiche dell'iride e del viso. La sua sicurezza sarà garantita dalla tecnologia blockchain e sarà consultabile attraverso qualsiasi network digitale compresi i cellulari. La giustificazione addotta dalla classe dirigente di Agenda 21 e dell'Onu per sostenere un'iniziativa di tale portata è naturalmente quella di aiutare un sesto della popolazione mondiale attualmente privo di un documento che ne attesti l'identità, semplificando di fatto la vita di profughi e rifugiati, come affermato dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. Il fatto che poi all'interno dell'operazione si proceda a schedare con lo stesso metodo anche gli altri cinque sesti della popolazione mondiale che di documenti ne hanno già a profusione o alcuni milioni di popolazioni indigene incontattate che anche senza documenti potrebbero dare lezioni al mondo intero in quanto ad identità e dignità, rappresenta naturalmente solo un fatto del tutto casuale.

 

Marco Cedolin

 

 
Educazione al dolore PDF Stampa E-mail

9 Luglio 2017

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L'educazione è sempre stata anche, forse soprattutto, educazione al dolore. Educazione (anche) al dolore erano l'Iliade o l'Eneide. Ed educazione al dolore erano I ragazzi della via Pal, il libro Cuore, Senza famiglia o La capanna dello Zio Tom.

 

L'educazione al riso non è educazione. Il riso è divertimento, è il giusto divertere, ossia deviare, ogni tanto, dalla via della vita. Pinocchio forse non educa al dolore, ma certamente non educa al riso. E Cappuccetto rosso, Pollicino, Hansel e Gretel o la volpe e l'uva e il lupo e l'agnello, se non erano educazione al dolore, certamente non erano educazione al riso.

 

Ho il sospetto che l'umanità pagherà molto caro l'abbandono dell'educazione al dolore e l'insistere nell'educazione al riso. L'educazione al dolore ha radici che si perdono nella notte dei tempi e trova quindi fondamento nella struttura psichica profonda.

 

Stefano D’Andrea

 

 
Clearing House PDF Stampa E-mail

8 Luglio 2017

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Da Clarissa del 30-6-2017 (N.d.d.)

 

Forse non tutti sanno che una davvero ingente massa di prodotti finanziari, genericamente noti come "derivati", grava sull'economia mondiale: un derivato viene definito come "un contratto fra due o più parti contraenti il cui valore appunto deriva dal valore futuro di un bene, di un indice di riferimento o di un soggetto finanziario". Sono diversi i tipi di derivati, dai più noti futures ai meno noti forward contracts, options, warrants, swaps. Molti di questi contratti sono gestiti all'interno di borse regolamentate, ma la stragrande maggioranza no: sono i cosiddetti scambi over the counter, noti con la sigla OTC, che sfuggono quindi a qualsiasi tipo di controllo da parte delle cosiddette istituzioni finanziarie. La stima del volume complessivo di questi prodotti oscilla tra i 630mila miliardi e 1,2 milioni di miliardi di dollari, rispetto ad un prodotto interno lordo mondiale di 78mila miliardi di dollari, tanto per avere un riferimento all'economia reale. Gli effetti che queste armi della speculazione finanziaria possono avere sull'economia reale lo abbiamo già sperimentato nel 2008, dato che proprio derivati come i collateralized debit obligations (CDO: in sostanza derivati che incorporavano mutui di clienti ad altissimo rischio) ed i credit default swaps (CDS: in sostanza derivati che scommettevano sulla possibilità che un'azienda o un Paese fallisse...) sono stati all'origine della crisi finanziaria mondiale innescatasi quell'anno. Warren Buffet, uno dei tre uomini più ricchi del mondo, che di certo se ne intende, ha infatti definito i derivati così: "secondo me, sono un'arma di distruzione di massa finanziaria, che comporta rischi che, anche se latenti, sono potenzialmente letali".

 

La premessa era d'obbligo per parlare di uno dei meno noti aspetti degli strani rapporti tra Unione Europea e Regno Unito, e per comprendere meglio la fuoriuscita di quest'ultimo Stato dall'organizzazione comune europea. Pochi infatti sanno che la potentissima London Stock Exchange, la Borsa di Londra, possiede, oltre alla "nostra" Borsa di Milano, anche una società che si chiama London Clearing House (LCH): questa è una società finanziaria specializzata nell'attività di clearing house (spesso tradotto in italiano come "camera di compensazione"), che il glossario della Borsa italiana definisce così: "soggetto che è controparte automatica di tutti i contratti stipulati in un mercato al fine di limitare il rischio di inadempimento". In sostanza un intermediario garante del buon fine di transazioni finanziarie internazionali. Il dizionario opportunamente aggiunge che la garanzia sul buon fine delle transazioni viene assicurata in due modi: "la limitazione e la selezione dei soggetti ammessi al mercato (e, quindi, ad avere rapporti con la clearing house) e la raccolta e la gestione dei margini di garanzia versati dai soggetti ammessi al mercato". Comprendiamo quindi l'importanza condizionante e strategica di questa istituzione finanziaria: essa infatti non ha solo il potere di indicare chi può o non può effettuare transazioni sui mercati finanziari, ma allo stesso tempo si fa pagare questa garanzia. È il caso di aggiungere che questa istituzione è di natura assolutamente privatistica ed agisce sulla base del riconoscimento ad essa prestato, fra gli altri, dai governi e dalle banche: LCH conta infatti fra i suoi membri ben 259 fra le principali banche del mondo, fra cui alcune italiane. Ebbene, proprio LCH, fra i molti "prodotti" finanziari di cui intermedia gli scambi, ha anche la cosiddetta moneta comune europea, l'euro, della quale gestisce i tre quarti delle transazioni in derivati, in questo caso swap monetari: inventato nel 1998 dal signor Blythe Masters, della banca JP Morgan, è questo un prodotto che, come molti derivati, è stato ideato per garantirsi contro il rischio di indesiderate variazioni di un tasso di interesse, del valore di una moneta o delle variazioni al ribasso del prezzo di una merce. Ma nella realtà questo "prodotto finanziario" viene utilizzato dagli operatori della speculazione sfruttando il cosiddetto "effetto leva": è possibile infatti, per esempio, depositare un margine di garanzia pari a 10, per "giocare" con un sottostante (valute internazionali in questo caso, ma anche grano, petrolio, azioni, ecc.) che ha un valore di 100 o 1.000. Se vinco, porto a casa guadagni stratosferici, anche cento, mille volte superiori al margine che ho depositato. Se invece mi va male, le perdite possono essere pesantissime. Tornando a LCH, scopriamo che questa società della Borsa di Londra tratta ogni giorno oltre 850 miliardi di dollari di swaps in euro, che corrispondono a ben i tre quarti dell'intero mercato mondiale swap in euro: come dire che Londra controlla la più parte della speculazione sull'euro a livello mondiale. Il secondo operatore mondiale di swap in euro è Eurex, una società simile per molti aspetti a LCH, la cui proprietà è però detenuta dalla Borsa di Francoforte. Pochi sanno che proprio negli ultimi anni, prima ancora che si avviasse il processo di distacco della Gran Bretagna dall'Unione Europea, per ben tre volte la Borsa di Londra e quella di Francoforte hanno tentato di realizzare un'unificazione, mediante la fusione appunto fra la London Stock Exchange e la Deutsche Börse, un'operazione finanziaria dal valore di 29 miliardi di euro, che avrebbe portato anche all'unificazione delle società di clearing house delle due borse. Con una non casuale coincidenza, proprio il 29 marzo 2017, lo stesso giorno cioè in cui il governo britannico ha annunciato ufficialmente l'apertura della Brexit, l'Unione Europea ha respinto formalmente, per bocca della commissaria alla concorrenza della UE, Margrethe Vestager, in una conferenza stampa a Bruxelles, la fusione fra le due grandi borse, fra l'altro a motivo del monopolio che si sarebbe stabilito nella gestione dei cosiddetti portafogli a reddito fisso, vale a dire le obbligazioni ed i pronti contro termine, cioè alcuni degli strumenti più comuni anche della gestione del debito pubblico degli Stati europei - senza ovviamente fare cenno al mercato swap, che, come sappiamo, è fuori dal controllo delle istituzioni politiche.

 

Cosa accadrà a questo punto? La risposta è abbastanza semplice, e certo altrettanto abbastanza inquietante. Il cosiddetto "mercato" della speculazione sta già dicendo no all'ipotesi di una clearing house basata sul continente europeo: la International Swaps and Derivatives Association ha spiegato infatti che lavorare con una clearing house all'interno della UE costerebbe agli operatori un 15-20 per cento in più, con un aumento dei costi di 160 miliardi di dollari, secondo Clarus Financial Technology. È quindi interessante constatare che, pur dopo la Brexit, avremo un mercato speculativo sull'euro controllato per tre quarti da una City resa sempre più forte dalla completa autonomia politica britannica: anche da questo si può comprendere come l'euro in luogo di essere possibile strumento della sovranità europea sia sempre più moneta al servizio della speculazione finanziaria internazionale.

 

G. Colonna

 

 
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