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Una strada praticabile e onesta PDF Stampa E-mail

6 Maggio 2020

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La condizione drammatica in cui vengono a trovarsi le imprese nell’attuale contingenza, potrebbe essere affrontata in due modi: 1) la moneta fiscale per chi ha crediti e vuole spenderli per pagare i debiti. I creditori di queste imprese potrebbero accettarli per pagare debiti fiscali, creando una catena di scambi, potenzialmente non tanto piccola. La CMC (Cooperativa Muratori e Cementisti, un colosso dell’edilizia) rischiò di fallire per mancanza di liquidità perché lo Stato ritarda di anni il pagamento dei suoi debiti per grandi opere. Molte piccole e medie imprese si trovano nelle stesse condizioni. In concreto, lo Stato con la moneta fiscale pagherebbe i propri debiti alle imprese le quali con quella valuta, purché accettata, potrebbero pagare i propri debiti privati a creditori che a loro volta la utilizzerebbero per onorare i propri debiti nei confronti del fisco. Un circuito virtuoso sul quale la BCE non avrebbe nulla da obiettare; 2) le imprese dovrebbero ripensare a ciò che producono e a quanto e come producono. Vanno verso l'automazione generalizzata quando invece si dovrebbe procedere con uso di manodopera che si sta liberando e che riusciamo solo a sussidiare con redditi di emergenza e cassa integrazione. Penso a due settori in particolare: quello agricolo e quello del dissesto idrogeologico. Per il primo, come si può non vedere che si regge sull'occupazione di migranti trattati peggio degli schiavi? Al Sud solo 800.000 persone tornano al lavoro dal 4 maggio, quando è ripartita la produzione dopo la lunga clausura. Il settore agricolo e non più solo turistico darebbe lavoro immediato anche se stagionale. Chi raccoglierà fagiolini e fragole? A settembre saremo alla fame per mancanza di prodotti. Il 50% dei giovani è a spasso. Loro possono lavorare nei campi ma occorre fornirli di un buono stipendio, di case in cui possano vivere bene il tempo libero. Abbiamo case a volontà, ma si favoriscono i proprietari. Per il secondo, occorre considerare che un piano di grandi investimenti pubblici e privati per lavori di consolidamento e risistemazione del territorio, unica via per mettere in relativa sicurezza intere aree, comporterebbe l’impiego di numerosa manodopera.

 

Questo pavido Governo non farà nulla, ma attenzione al fatto che neppure la destra andrà al di là della propaganda. Abbiamo giovani ventenni e trentenni che non vogliono studiare e non vogliono o non possono lavorare. Abbiamo vecchi che rischiano di non poter percepire la pensione a lungo, per mantenerli ancora. Siamo in una situazione di grande emergenza. Indichiamo una strada praticabile e onesta, che non sia cioè il furto e la droga. Indichiamo le campagne e non le città, miglioriamo le condizioni di lavoro, e tanto altro...

 

Daniela Salvini

 

 
Covida PDF Stampa E-mail

5 Maggio 2020

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Da Comedonchisciotte del 3-5-2020 (N.d.d.)

 

Ormai anche i meno intellettualmente dotati cominciano ad intuire (“capire” in Italia è una parola grossa) che i cambiamenti indotti dalla “emergenza sanitaria” non sono che un pretesto per imporre un rimodellamento sociale profondo. Si sa, quando le religioni latitano abbondano i profeti -specialmente in cattiva fede- e così si sprecano gli sproloqui su come sarà questa vita che ci attende. Seguitemi nel ragionamento: non ci vuole Einstein per comprenderlo, ma un’intelligenza appena superiore a quella che rendeva idonei per le compiante scuole differenziali. Prendiamo il caso dei ristoranti. Imporre le regole del cosiddetto “distanziamento sociale” riduce in modo sensibile il numero dei coperti, con la conseguenza che i soli locali a potersi permettere di rimanere su piazza saranno quelli di alta fascia, con prezzi inaccessibili ai più. I ricchi potranno passare le serate in ristoranti dall’atmosfera esclusiva; gli altri al massimo ambire ad una “quattro stagioni” da asporto, consegnata a domicilio fredda il sabato sera. La stessa logica si applica ai voli aerei e, in generale, ai mezzi di trasporto. Il ridotto numero di passeggeri renderà assai più cari i biglietti: le compagnie low cost spariranno e viaggiare tornerà ad essere un lusso. I poveri (che ora includeranno la ex classe media) non mangiano fuori e non viaggiano. La gara di ostentazione di status attraverso le vacanze esotiche a lungo raggio resterà un ricordo, affidato agli scatti della vecchia macchinetta digitale e alle rate ancora da pagare per estinguere il prestito contratto per l’occasione. E per i “nuovi poveri” (ottimo nome anche per un gruppo musicale, dal sicuro avvenire) non ci saranno neppure seconde case, rese insostenibili dalla tassazione, dalle limitazioni agli spostamenti, dalle regole che proibiscono inquinamento e consumo di suolo. Insomma, ci saranno solo due grandi classi: ricchi e non abbienti (o meglio, miserabili). Aristocrazia di due secoli or sono e miserabili di due secoli fa. Un ossimoro del “progresso”: un ritorno al passato con mezzi modernissimi. Il mondo sarà ridisegnato a beneficio di ricchi e ultraricchi. E non è difficile immaginare i centri storici delle città d’arte riservati solo alla super-classe mondiale, appannaggio e meta esclusiva di un nuovo Grand Tour aggiornato su scala globale: un inverno a Dubai e una primavera a Venezia, e magari grazie all’alta velocità, ogni tanto un salto a Parigi per un aperitivo. Chiamerei questa nuova esistenza (per i più in-esistenza) “covida” (nella sua versione covida-19, in attesa che l’autunno prossimo ci venga rilasciata la -20 e così via, con continui aggiornamenti che seguiranno quelli delle emergenze sanitarie e dei relativi vaccini, in uno schema che replica il familiare avvicendarsi dei sistemi operativi in informatica).

 

La covida è il contrario della movida. Mentre l’una allude al movimento e scatenamento orgiastico, la seconda è rattenuta dentro i nostri appartamenti-loculi con l’unico sfogo di uscire sul terrazzo per cantare, o in sempre più occasioni, per buttarsi di sotto. Chiusi in casa a vedere la vita (dei VIP) scorrere sui teleschermi o sui rotocalchi, la nostra esistenza si trasformerà in una planetaria sala d’attesa di parrucchiere per signora. Ammanniti di un misero sussidio di disoccupazione, alcuni potrebbero persino essere abbacinati dall’illusorio privilegio del non fare nulla. E scambiare la prigionia per agio e comodità. Ignorando, però, il dettaglio più importante: ormai disoccupati e inutili, saremo eliminati quanto prima. Sporchiamo ed inquiniamo: chi ha progettato tutto questo, pretende un mondo verde e pulito. Tutto per sé, perché “gli spetta di diritto”. Mentre -a ben vedere – noi di diritto non ne abbiamo più nemmeno uno. Mi piacerebbe poterlo spiegare alle cavie di laboratorio in mascherina che vedo attorno, prigioniere di terrore indotto sperimentalmente e disposte a concedere tutto per un pezzetto di formaggio e per un’ora d’aria. Mi piacerebbe, ma ho perduto la speranza. Perché, come affermava Benjamin Franklin: “Those who would give up essential Liberty, to purchase a little temporary Safety, deserve neither Liberty nor Safety”, ovvero:

 

«Coloro che rinunciano alla Libertà per acquistare un po’ di Sicurezza temporanea, non meritano né Libertà, né Sicurezza».

 

Accattone il Censore

 

 
Tecnica come strumento fondamentale del potere PDF Stampa E-mail

4 Maggio 2020

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Tra le considerazioni e le ipotesi che, a questo punto, si possono fare a proposito del virus e delle situazioni che ne sono conseguite, da parte mia non escluderei intanto con troppa nettezza che possa trattarsi di un virus prodotto deliberatamente. Anche considerandolo ad ogni modo spontaneo, alcuni spunti mi sembrano avere una certa evidenza. Un primo è la paradossale posizione in cui è posta la Scienza. Deve essere una comune verità a priori che la Scienza sa tutto. La Scienza Medica non sa però trovare un vaccino, bisogna quindi farne a meno. In compenso, dobbiamo tenerci le misure restrittive indicate dalla Scienza Socio-Sanitaria, dai comitati tecnico-scientifici, dalle istituzioni scientifiche sovranazionali, perché la Scienza sa tutto, e se dovessimo contestarle potremmo essere considerati degli squilibrati. O magari, addirittura, salterà fuori che l'unico "vaccino" possibile contro il virus è un microchip. Dopo un adeguatamente lungo periodo di emergenza magari ci diranno: siete liberi di scegliere… preferite continuare a rimanere nelle restrizioni o farvi intromettere un microchip nell'organismo? Un altro aspetto che si evidenzia, connesso al precedente, è la caratteristica tecnico-autoritaristica ormai assunta dalla politica. Il rapporto dei politici con i cittadini si riduce al riuscire a farsi eleggere, dopo di che i provvedimenti avranno un'origine e una indiscutibilità tecnica, alla quale ci si dovrà solamente piegare. E in relazione alla questione della Tecnica, si potrebbe notare come la situazione di questo virus forse segna un momento di passaggio epocale: quello tra una fase che ha visto il Denaro come strumento fondamentale del Potere, ad una fase in cui il Potere cercherà di usare la Tecnica come strumento fondamentale. Questo Potere, per il quale una piccola parte dell'umanità sta cercando ormai di porre alla propria completa mercé tutta la grande parte rimanente, ha potuto realizzarsi nel contesto di una civiltà tecnica, industriale e quindi monetaria. D'altra parte, anche prescindendo dal considerare un Potere agente dentro la situazione del virus, la forma di civiltà tecnoindustriale mostra con evidenza le proprie influenze negative su questa situazione. Il degrado ambientale prodotto da questa civiltà favorisce certamente la diffusione del virus; il degrado umano prodotto da questa civiltà - degrado fisico, psichico, spirituale - rende le persone più vulnerabili.

 

Da queste problematiche si esce a mio parere solo uscendo dalla forma di civiltà tecnoindustriale. Passando dalla civiltà globale tecnoindustriale alle comunità locali tendenzialmente autarchiche, caratterizzate da un livello tecnico quanto più basso possibile, non invasivo e distruttivo, comprensibile e gestibile dal basso; da un controllo che le persone abbiano sulla propria vita economica; da una partecipazione effettiva di ciascuno all'andamento complessivo. Il modo di vita autarchico (autarchico economicamente, culturalmente, spiritualmente) contrapposto al modo di vita tecnoindustriale, ha il proprio valore di per sé, anche indipendentemente dalla situazione politica generale in cui può venire a trovarsi: è il modo di vita in cui l'essere umano può cercare di realizzarsi autenticamente, in cui le caratteristiche del Bene possono cercare di preservarsi. Forse è questo tutto quel che si può fare. O forse sarà giusto e necessario "fare politica". Cercare, partendo da quelle posizioni, di determinare una situazione generale. Questo vorrebbe dire rivolgere, nella contingenza, le capacità tecniche complesse ad alcuni settori particolari, come le comunicazioni e gli armamenti, specialmente quelli nucleari. Si tratta di vedere, realisticamente, qual è il significato degli armamenti oggi. Pensare di "vincere una guerra" di tipo generale è oramai un'assurdità. Il significato di un armamento oggi è quello di poter distruggere il Pianeta o comunque l'umanità. Chi voglia fare politica oggi senza considerare questo è meglio che lasci stare - e, come ho detto sopra, è magari la scelta giusta. L'unica possibilità - abbastanza remota - di evitare la distruzione totale è che un popolo solido spiritualmente, o che abbia comunque espresso una classe dirigente tale, sia convinto a fare anche il passo estremo; un passo che gli eserciti del Potere globale occulto, dell'avidità satanica, di ciò che sta già portando alla distruzione del Pianeta e dell'umanità, non avranno mai il coraggio di fare direttamente.

 

Enrico Caprara

 

 
Le tre fondamenta dell'UE PDF Stampa E-mail

3 Maggio 2020

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Da Appelloalpopolo del 17-4-2020 (N.d.d.)

 

Non è possibile comprendere il verificarsi degli eventi politici del nostro Paese se non si comprendono quali siano le fondamenta sulle quali poggia l’intera costruzione europea. Sono fondamenta solidissime che si articolano attorno a un triplice interesse che potremmo definire “trinitario”, nella misura in cui l’uno discende dall’altro pur essendo indipendenti tra loro, che dà forma a un unico soggetto chiamato Unione europea. È dunque fondamentale comprendere la natura di questo interesse “trinitario” per evitare di cadere nell’idea assurda che possa esistere “un’altra” Unione europea, diversa da quella che conosciamo. Il triplice interesse su cui poggia l’intera costruzione è il seguente:

 

1. L’interesse originario: è l’interesse americano, che ha dato origine al progetto il cui scopo era, ed è, quello di incatenare la Germania riunificata all’interno della costruzione europea sotto l’egida del fedele scudiero francese, al fine di evitare possibili e pericolosi spostamenti a est della riunificata Repubblica federale di Germania. 2. L’interesse derivato: è l’interesse tedesco, sorto in un secondo momento in sede di trattativa franco/americano-tedesca sull’istituzione dell’Unione europea, a seguito della quale sono state imposte le regole economiche di matrice tedesca che conosciamo e che permettono alla Germania e al suo piccolo impero di prosperare. Sia chiaro, l’unione monetaria stessa di per sé offriva un vantaggio alla macchina mercantilista tedesca (si ricordi l’esito del precedente Sme), tuttavia non sufficiente per convincere la Germania a cedere senza combattere. Per questo la Germania ha ottenuto Maastricht, perché era l’interesse originario USA che spingeva affinché la Germania si convincesse ad accettare un progetto nato contro di lei. 3. L’interesse minoritario: è l’interesse della classe borghese dominante dei paesi vassalli (cosiddetti “periferici”), legato al vincolo esterno che le consente di mantenere lo status quo e di prosperare da rentier capitalist, grazie alla gabbia deflazionista tedesca. L’Italia è la capofila dei paesi vassalli.

 

Ora, nessuno di questi tre interessi verrà mai meno. Non quello ‘originario’, perché per quanto l’Ue rappresenti per gli americani un grosso problema in una delle regioni più importanti del loro impero, fonte di tensioni tanto regionali quanto globali, il rischio di vedere la Germania scivolare nell’area di influenza russo-cinese rappresenta un problema decisamente superiore. Non quello ‘derivato’, perché per quanto i tedeschi sappiano che l’Ue sia nata per ingabbiarne la sovranità, ad oggi dominano economicamente il progetto e sono in grado di offrire il massimo vantaggio per il proprio apparato industriale-borghese, circostanza che gli garantisce stabilità interna senza minarne eccessivamente la sovranità, offrendo loro in aggiunta un piccolo giardino da colonizzare e sul quale estendere la propria influenza. Infine, non quello ‘minoritario’ dei paesi vassalli. La classe borghese di questi Paesi sa perfettamente che solamente con il manganello europeo è oggi in grado di restare al potere e mantenere lo status quo. Ergo, qualsiasi cosa accada, qualsiasi violenza fosse imposta alla propria popolazione, è comunque preferibile rispetto all’uscita dal progetto. Possono minacciare, possono sbattere i pugni, possono cercare alleanze tra gli altri vassalli, ma non romperanno mai. Fra i tre soggetti portatori di interessi (franco-americano, tedesco e élite borghesi dei paesi vassalli) quelli che hanno minor interesse (rispetto agli altri due) al mantenimento del progetto, benché a primo impatto possa sembrare controintuitivo, sono proprio coloro che attualmente appaiono quali maggiori beneficiari, ossia i tedeschi. Il motivo lo si ricava dalla spiegazione precedente: la Germania è il maggior beneficiario (cit. Prodi) fintantoché permangono le condizioni che l’hanno convinta ad accettare il progetto e in assenza delle quali avrebbe tutto da perdere. Per questa fondamentale ragione la Germania può permettersi di non cedere mai. Sa perfettamente che alla fine di ogni trattativa saranno sempre gli altri due portatori di interesse a cedere. Per questo avremo il Mes. Indipendentemente da qualsiasi dichiarazione, opinione di Governo, partiti o popolo, l’Italia cederà al Mes. Tuttavia, un modo per aprire la gabbia c’è. È bene avere chiaro però che l’unico modo perché la gabbia si apra è che venga meno uno dei tre interessi:

 

1. Perché venga meno l’interesse originario dovrebbero verificarsi delle condizioni che rendano per gli americani meno doloroso consentire uno scivolamento a est della Germania piuttosto che una penetrazione delle forze nemiche (Russia e Cina) all’interno del continente europeo, per via di un eccessivo indebolimento dello stesso. Benché questo scenario sia paventato ogni 3×2 dai nostri media di regime, ad oggi ha poche o nulle possibilità di verificarsi. Altra eventualità è che lo scudiero del progetto, la Francia, sia costretto a pagare un prezzo troppo alto. In questo caso un eventuale venir meno dell’interesse originario francese potrebbe rendere insostenibile il progetto. 2. Se le circostanze portassero l’interesse derivato tedesco a perdere di forza. Questo può succedere qualora degli shock esterni, come una grave crisi economica, rendano il progetto instabile a tal punto da mettere la Germania di fronte alla scelta tra una definitiva cessione di sovranità (vedasi strumenti quali Eurobond o simili) o la rottura. 3. Se l’interesse minoritario della classe dominante dei paesi vassalli venisse colpito. In altre parole, se il progetto diventa tanto punitivo da colpire anche gli interessi dei rentier (tradotto: cosa me ne faccio di una gabbia deflazionista se non ho più profitti da lucrare?). Scenario ad oggi lontano dal verificarsi. L’alternativa è rappresentata dalla perdita del controllo sul potere politico da parte della classe dominante (tradotto: sale al potere qualcuno che vuole rompere lo status quo). Questo scenario deve essere costruito.

 

Bernardo Delle Chiaie

 

 

 

 
Una voce dal FSI PDF Stampa E-mail

2 Maggio 2020

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Da Appelloalpopolo del 30-4-2020 (N.d.d.)

 

Sei di destra o di sinistra? Periodicamente mi viene posta questa domanda, di fronte alla non facile ascrivibilità del piccolo partito di cui faccio parte alle due etichette politiche per eccellenza. Per provare a rispondere, bisogna innanzitutto chiarire che si intende con destra e sinistra. Questa classificazione nasce ai tempi della Rivoluzione Francese, quando alla sinistra di chi presiedeva l’Assemblea si sedevano quelli più inclini al cambiamento e a destra quelli più restii. Quindi conservatori a destra e progressisti a sinistra. Ovviamente i contenuti sono cambiati nel corso dei secoli. Nell’Ottocento chi voleva il cambiamento voleva un’economia più libera dal controllo dei Re e dei nobili che possedevano la terra, quindi la sinistra era liberale e solo parzialmente democratica, visto che voleva dare il diritto di voto solo a chi pagava un certo livello di tasse, possedendo quindi un’attività che lo portava ad identificare i suoi interessi nel liberismo economico, mentre la destra difendeva la società tradizionale coi duchi, i marchesi e le principessine. Nel Novecento le cose cambiano perché i nuovi ricchi, banchieri e industriali, hanno praticamente tolto il potere ai Re e ai nobili, mentre si affacciano a reclamare i loro diritti, sia di votare che di vivere meglio, le classi lavoratrici fino ad allora subalterne. A questo punto quindi chi vuole il cambiamento non è più liberale, ma socialista: non vuole più che lo Stato “lasci fare” in economia, ma che intervenga e non per garantire la conservazione del potere dei più ricchi, ma per garantire uguaglianza sostanziale. Quindi adesso è la destra ad essere liberale, per conservare il potere di chi lo ha preso nel secolo precedente: quella che era sinistra diventa destra. Le cose cambiano ancora negli ultimi 40 anni, dopo un secolo in cui praticamente il Mondo si è spostato a sinistra, con l’estensione del diritto di voto a tutti nei Paesi democratici, l’esplosione del ruolo dello Stato nell’economia e una generale emancipazione delle classi un tempo subalterne, che accedono sia a standard di vita migliori sia alle pari opportunità di studio, professionali ecc.

 

Negli ultimi 40 anni si torna indietro: si rivà verso il liberismo, con la ritirata dello Stato a vantaggio dei privati e una ripresa delle disuguaglianze. Lo si fa con una novità rispetto al passato: la rimozione delle frontiere, che mette in concorrenza gli Stati nell’attirare chi investa, facendo a gara a chi è più liberista, cioè a chi disturba meno il “conducente” (cioè il capitalista), e al tempo stesso spinge i lavoratori a spostarsi da un Paese a un altro alla ricerca delle condizioni migliori per sé ma andando a indebolire le posizioni dei lavoratori che già vivono nel Paese di destinazione. Ma chi le porta avanti queste politiche? Tutti, sia la destra che la sinistra, quindi sono due sinistre se si prende come riferimento che sono entrambe per cambiare le cose, o al contrario due destre se si prende come riferimento che sono per riportare le cose a come erano prima, fatto sta che sono la stessa cosa. Ecco, noi come Fronte Sovranista Italiano dissentiamo da questo ritorno all’indietro, considerando sempre validi i principi espressi dalla Costituzione italiana anziché quelli dei Trattati europei (liberisti). Quindi potreste etichettarci come “destra”, perché siamo per conservare quello che era il progetto nato dopo la guerra dai partiti democratici che hanno scritto la Costituzione, o come “sinistra”, perché siamo per cambiare rispetto alla direzione degli ultimi 40 anni. Sicuramente siamo socialisti.

 

Ci sono poi altre distinzioni su cui si usa in genere far correre il confine fra destra e sinistra. Una è quella secondo la quale la destra rappresenterebbe i lavoratori autonomi e la sinistra i dipendenti. Noi non possiamo accettare di rappresentare gli uni piuttosto che gli altri, visto che i loro interessi coincidono: un autonomo ha interesse che un dipendente abbia soldi in tasca da spendere, un dipendente ha interesse che un autonomo non chiuda la sua attività. Gli interessi di entrambi, dipendenti e autonomi dal reddito mediobasso (e anche dei piccoli risparmiatori), sono contrapposti a quelli di chi maneggia i grandi capitali o percepisce megastipendi. Un’altra (che hanno sempre in bocca Berlusconi, Salvini e compagnia) sarebbe che “la sinistra è statalista”, cosa che come abbiamo visto un tempo era vera. In questa accezione noi siamo “sinistra”, in quanto vogliamo un ruolo forte dello Stato nell’economia, che investa in settori strategici (abbiamo visto di recente con la pandemia l’importanza di avere una Sanità attrezzata e anche un’industria medico-farmaceutica nazionale) o dove la libera concorrenza non sia possibile (abbiamo visto col tragico crollo del ponte di Genova cosa possa succedere a lasciare la gestione a chi deve distribuir utili agli azionisti) e possa attuare politiche di sostegno all’economia quando serve, come adesso, senza chiedere il permesso ai mercati. Un’ulteriore differenza sarebbe nell’essere la sinistra globalista e la destra a favore dei confini. In questo caso noi saremmo “destra” perché riteniamo che i confini non siano residui del passato utili solo a far scoppiar guerre, ma strumenti per regolare e disciplinare i flussi di persone, merci e capitali in un’ottica di interesse generale e collettivo, anziché di parte. Tuttavia va sottolineato come i Paesi socialisti in realtà siano stati sempre i primi a controllare le loro frontiere sia in entrata che in uscita, in quanto se vuoi creare un’area dove le leggi del mercato siano soggette a delle regole, quest’area dev’essere necessariamente delimitata (come un campo di gioco), mentre sono i grandi capitali, che spostano sedi fiscali e stabilimenti produttivi alla ricerca delle migliori condizioni, a reclamarne la rimozione.

 

Andrea Alquati

 

 
Scientismo e gnosi PDF Stampa E-mail

1 Maggio 2020 

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Da Rassegna di Arianna del 29-4-2020 (N.d.d.)

 

Nella cultura moderna si aggira, come uno spettro instancabile, l’espressione di un sogno antichissimo dell’uomo, quello di assumere il controllo della situazione, di impadronirsi dei segreti del mondo e dell’esistenza e di farsi Dio di sé stesso. Questo è lo spettro dello gnosticismo, una dottrina secondo cui l’essere umano, attraverso un particolare tipo di conoscenza, è in grado di porsi al di sopra della natura e di dominarla con l’ausilio della scienza e della tecnologia. Basti guardare alla cultura scientista che pervade la nostra società. Tale cultura assolutizza il valore della conoscenza scientifica e svaluta tutte le altre forme del conoscere lasciando l’essere umano in balia del potere della tecnologia. La scienza è diventata la nuova fede e ha rimpiazzato ogni altro tipo di sapere che al suo confronto appare non scientificamente verificabile e dunque incerto, inutile e vano. Tutto ciò nonostante il sapere scientifico abbia, per sua natura, un carattere relativista e una base instabile e precaria, che lo portano ad essere soggetto a periodiche revisioni e cambiamenti di paradigma. Come ogni tipo di sapere infatti, il sapere scientifico è variabile. Si sviluppa e si cristallizza all’interno di un quadro di riferimento o di un paradigma concettuale che offre una visione globale del mondo in cui si opera e si indaga, che permette di inscrivere le conoscenze acquisite tramite l’esperienza o l’apprendimento e che influenza non solo il modo in cui le domande vengono formulate ma anche come devono essere interpretati i risultati delle indagini, come devono essere condotti gli esperimenti e come devono essere elaborate le possibili risposte al problema. In altre parole, il paradigma scientifico costituisce e delimita il campo, la logica e la prassi della ricerca stessa.

 

Una delle conseguenze della scientizzazione del sapere moderno è il ritorno alla gnosi, una forma di conoscenza che ha origini antichissime ma che è tutt’altro che sepolta e che è caratterizzata da una sorta di improvvisa e divina illuminazione che permette di cogliere la realtà profonda dell’essere per poi dominarla. Lo gnostico, come lo scienziato, ritiene di essere in possesso di un sapere di tipo esclusivo ed elitario. Tuttavia, a differenza dello scienziato, non pensa solo di poter governare il mondo ma anche di poterlo salvare. Lo gnostico ritiene infatti di poter prendere il posto di Dio, di estirpare il male del mondo e di renderlo un paradiso terrestre. Ma la fede nella conoscenza scientifica e nel progresso rappresentano davvero l’unico mezzo di salvezza? L’uomo può davvero sostituirsi a Dio e alla natura attraverso il controllo totale sulla natura stessa e il superamento della propria materialità? E, con quali conseguenze? Lo scientismo è intrinsecamente incapace d cogliere la dimensione spirituale dell’uomo e di rispondere alle domande esistenziali sul senso dell’esistenza che attanagliano l’essere umano dalla notte dei tempi. Questa dottrina priva l’uomo delle sue certezze come la fede e le istituzioni di riferimento, abbandonandolo a un disagio esistenziale totalmente privo di ogni significato in un mondo dove tutto è artificiale. Lo scientismo neanche pone le domande fondamentali sul senso dell’esistenza dato che, per definizione, si occupa di ciò che è finito e materiale. Lo gnosticismo moderno viene a colmare il vuoto lasciato dallo scientismo che ha sbarrato la porta a ogni metafisica.

 

Il danno che scientismo e gnosticismo arrecano alla cultura e alla spiritualità è duplice: da un lato, sbarrano la strada alla vera metafisica, censurando, disprezzando e rifiutando l’autentica ricerca di senso, fatta con gli strumenti concettuali adatti; dall’altro, sostituiscono ad essa una pseudo metafisica, elaborata da menti antimetafisiche e negate alla metafisica, capaci di ragionare solo sul come delle cose e giammai sul loro ultimo perché. Quanti medici si chiedono non come si debba combattere una certa patologia, ma perché essa sia insorta proprio in quell’organismo e in quel momento? Pochissimi; quasi nessuno. Sono riduzionisti e materialisti per formazione, mentalità, abito e consuetudine. Figuriamoci se sono adatti a porsi la domanda delle domande, che è la domanda di senso. Se lo fanno, e qualche volta lo fanno, le risposte che formulano sono addirittura imbarazzanti per la loro miseria e ristrettezza. Il nostro mondo assomiglia a quello immaginato dal britannico Huxley. Egli immaginava infatti un mondo impeccabile da un punto di vista utilitaristico, ma sterile, freddo ed insopportabilmente inautentico e innaturale il cui leitmotiv  è il disprezzo per tutto ciò che è naturale, per ciò che è immune dalla manipolazione e dal dominio umano. L’abbandono fiducioso nella volontà divina è stato rimpiazzato dall’esperienza umana e dalle manifestazioni aberranti del nuovo dio umano: manipolazione genetica, bioingegneria, clonazione, crollo del senso etico, corruzione, etc. Come ben spiegato da Carpenter “L’etica è stata ricondotta a questioni di utilitarismo ed ereditarietà dell’esperienza. L’economia è stata spogliata di tutti i nessi riconducibili al sentimento di giustizia fra uomo e uomo, alla compassione, all’altruismo e all’istinto di solidarietà, ed è stata fondata sul suo fattore di livello più basso: l’egoismo. Alla biologia è stato tolto ogni concetto correlabile con il principio di vitalità nelle piante, negli animali e negli uomini; il ‘sé’ in questo caso è stato messo da parte ed è stato fatto uno sforzo per ridurre questa disciplina scientifica a questioni di affinità chimiche e cellulari, protoplasmi e leggi dell’osmosi. A loro volta, le affinità chimiche e tutti i meravigliosi fenomeni della fisica sono stati ridotti a interazioni fra atomi in movimento; e il movimento degli atomi (così come il volo dei corpi celesti) è stato ridotto alle leggi della dinamica”.

 

Il nuovo mondo, un mondo che doveva essere perfetto, non offre altro che disperazione, controllo e soggezione

 

Beatrice Mantovani

 

 
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