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Sinistra e Comunismo PDF Stampa E-mail

17 Giugno 2020

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Quando Marco Rizzo, l’ultimo leader di un comunismo italiano ridotto ai minimi termini, viene definito “di sinistra”, si ribella precisando: “io non sono di sinistra, io sono comunista”.  Evidentemente vuole prendere le distanze dalla sinistra dei diritti individuali, dei matrimoni fra gay e fra lesbiche, delle quote rosa, dell’apertura delle frontiere, del cosmopolitismo, e vuole farlo in nome della fedeltà al marxismo.

 

Questa espulsione dal marxismo dell’attuale sinistra è fondata? Già nel marxismo dei fondatori esistevano equivoci. Per Marx ed Engels la famiglia non era la struttura basilare e naturale fondativa della comunità, bensì una costruzione culturale, un fenomeno storico che in quanto tale poteva e doveva essere superata. Lo Stato non era una struttura meta-storica che ogni comunità umana deve creare nei suoi primordi per garantire la coesione del gruppo, il premio al merito e la punizione alla colpa. Anch’esso è un’istituzione segnata dagli interessi di classe. Nel comunismo realizzato lo Stato si estingue e la comunità si autogoverna. Il diritto non è ciò che discrimina fra un Bene e un Male ontologicamente fondati, ma è sempre la legge del più forte, la codificazione degli interessi di classe predominanti nelle varie epoche storiche. La religione non si fonda su un istintivo anelito umano verso l’Oltre, ma è oppio dei popoli, strumento di dominio nell’asservimento delle coscienze.

 

Tutto ciò delinea un’ideologia libertaria, anarcoide, e il libertarismo è niente altro che il versante più radicale del liberalismo. Pertanto non è corretto contrapporre il marxismo alle istanze estreme del liberalismo che, non dimentichiamolo, nell’Ottocento era considerato una dottrina rivoluzionaria, sovvertitrice delle istituzioni. Nel Manifesto firmato da Marx ed Engels c’è anche l’esaltazione della borghesia imperialista che conquistando il mondo abbatteva antichi regni, vecchie strutture feudali, il passatismo delle superstizioni e dei rapporti sociali ingessati in un immobilismo di caste e pregiudizi. Quelle pagine esaltano il progresso portato dalla civiltà borghese, laica, liberale. Il fatto che nel pensiero di Marx ed Engels il trionfo della borghesia capitalista fosse solo una tappa di un processo storico che avrebbe portato al comunismo, non toglie l’impressione di un’adesione ai valori di un progressismo liberale che dunque non è affatto estraneo al marxismo.

 

Tuttavia esiste un altro aspetto della teoria. È il marxismo che teorizza la dittatura del proletariato quale strumento necessario per superare le divisioni di classe e creare le premesse per il comunismo; è il marxismo che in polemica con gli anarchici afferma il valore insostituibile di un Partito della classe operaia che orienti e educhi. In Lenin quel partito assumerà l’aspetto dell’avanguardia giacobina di rivoluzionari di professione. Anche in un pensatore marxista più raffinato, come Gramsci, la conquista del potere, pur non avendo le caratteristiche di una vampata rivoluzionaria guidata da una minoranza “giacobina” di rivoluzionari di professione, è pur sempre la conquista di un’egemonia, sia pure di tipo culturale ma sempre l’egemonia di una visione del mondo sulle altre, non il pluralismo di concezioni che si confrontano dialetticamente alternandosi al governo. Questa dimensione del marxismo, egemonica, intransigente, rivolta alla dittatura del proletariato e all’affermazione del valore dell’organizzazione e di una gerarchia disciplinata, è estranea al liberalismo ed è la concezione dominante nel comunismo quale si cercò di realizzare nel Novecento in URSS, nella Cina di Mao e in altre esperienze europee ed extraeuropee. Quel comunismo era anche severamente moralista nei costumi. In tutti i Paesi comunisti l’omosessualità era condannata e la morale sessuale era severa. Nelle sezioni dei partiti comunisti anche dell’Occidente veniva nominata una Commissione di Probiviri il cui scopo era di vigilare sui comportamenti degli iscritti e dei militanti. Anche una relazione extraconiugale era severamente redarguita.

 

Questo aspetto duro, intransigente, moralistico, collettivista del marxismo, è entrato in crisi col libertarismo anarcoide del Sessantotto e infine si è dissolto col crollo dei regimi comunisti. Allora è riemerso l’altro aspetto del marxismo, quello libertario, quello che teorizza la dissoluzione della famiglia borghese, che privilegia i diritti dei singoli rispetto ai doveri verso la comunità, quello che vede nella morale religiosa soltanto un ostacolo all’affermazione di sé. Ecco allora che la sinistra dei matrimoni gay, delle quote rosa, della demolizione delle frontiere, non è estranea ad almeno uno degli aspetti del pensiero socialista in genere e marxista in particolare.

 

Sviscerando ulteriormente il senso della precisazione di Rizzo e portandola sul terreno più specificamente politico, va detto che l’ispirazione liberal-libertaria delle sinistre europee dopo il crollo dell’URSS non è solo l’adesione a un’ideologia liberale. È anche e soprattutto la piena accettazione dell’europeismo e dell’atlantismo, la subordinazione alla NATO e il silenzio sulle ragioni vere delle guerre imperialiste dietro il paravento delle “missioni umanitarie”, è l’adesione convinta alla logica del libero mercato. In questo senso Rizzo ha pienamente ragione di indignarsi col suo netto distinguo.

 

Resta il fatto che l’equivoco era già incistato nel marxismo storico. Per questo, nel mondo in cui non si distingue fra cosmopolitismo e internazionalismo, nel mondo del predominio della finanza, nel mondo della dissoluzione dei valori tradizionali e delle identità nazionali, una destra estrema, identitaria, indipendentista e orientata in modo socialisteggiante, una destra comunque anch’essa nettamente minoritaria, appare più credibile tra le formazioni politico-culturali che tentano di proporre alternative a un sistema in piena decadenza. La soluzione vera sarebbe liberarsi dei vecchi condizionamenti e prospettare un comunitarismo attento ai temi della difesa dell’ambiente, della rivalutazione dell’agricoltura e della vita dei borghi, della riorganizzazione del lavoro in una società in cui produzione e servizi saranno affidati ai robot, di un nuovo umanesimo minacciato dall’invasività dei microchip e dell’automazione. Nemmeno la destra antisistema appare all’altezza di un tale compito. Deciderà la forza delle cose, come sempre.

 

Luciano Fuschini

 

 
Sanificare tutto PDF Stampa E-mail

16 Giugno 2020

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Da Rassegna di Arianna del 14-6-2020 (N.d.d.)

 

Scusate se insisto, ma la violenta offensiva contro il passato, le statue e i personaggi storici è la prosecuzione della follia totalitaria e sanitaria con altri mezzi. Ed è l’applicazione retroattiva dei codici sanitari imposti dalla nuova religione. Cosa vogliono fare coloro che chiedono di abbattere monumenti e cancellare la toponomastica, riscrivere la storia e rimuovere chiunque abbia detto, fatto, scritto qualcosa che contravviene al catechismo presente sul razzismo, i neri, i gay, e così via? Cosa vuol ottenere la legge, criticata pure dai vescovi, contro l’omotransfobia che colpisce pure i reati d’opinione? Vogliono sanificare. Sanificare è il verbo giusto che riassume questi assalti alla realtà, alla libertà, alla memoria storica. Compiere una gigantesca opera di disinfestazione per depurare/epurare la storia, i suoi eredi e ogni difformità rispetto agli standard ideologici in uso. Codice rosso. Sanificare è la nuova religione della purezza e la nuova traduzione della redenzione: se vogliamo liberarci dal male, dobbiamo compiere quest’opera di sanificazione. Naturalmente non tutto l’Apparato concorda con le punte estreme di questa ondata psicosanitaria che colpisce Colombo, Montanelli, i cioccolatini moretti e Via col vento… Ma quelle avanguardie di fanatici sono la punta estrema di una nuova religione che ridisegna l’umanità, la realtà, la vita, la civiltà, attraverso nuove profilassi, nuovi divieti e prescrizioni, nuove reti di protezione, nuove mascherine e museruole, nuove barriere di plexiglas applicate perfino alla mente. La dittatura sanitaria non distingue più tra il covid e il razzismo, concepiti entrambi come virus, manifestazioni della pandemia. È una profilassi estesa a dismisura, col relativo vaccino “antifa” obbligatorio, che non si allarga solo dall’America all’Europa, ma anche dal presente al passato, minacciando pure il futuro. […] Quando Mao Tse Tung fece la Rivoluzione culturale, che sarebbe poi costata decine di milioni di morti, deportati e rieducati, disse che avrebbe sradicato ogni passato dalla Cina e avrebbe fatto del suo paese una grande “pagina bianca”. Così i talebani con le statue di Buddha abbattute, i terroristi islamici contro Palmira (ma a volte anche gli americani con le loro bombe umanitarie su Ninive, Bagdad, Damasco, e ieri su città d’arte ricche di storia). Radere al suolo, fare tabula rasa sono gli atti supremi di questa religione sanitaria che vuole purificare, sanificare, azzerare ogni cosa. La damnatio memoriae, l’iconoclastia e l’epurazione che si abbatte contro i grandi del passato, peccatori ante litteram contro il codice rosso religioso-sanitario, ci fa inorridire e anche preoccupare per gli sviluppi futuri e le ricadute sulla vita quotidiana. Ogni grandezza è disconosciuta se si adottano quei filtri e quelle barriere imposti da giudici dementi ed arroganti; capolavori, grandi imprese ed eccellenze condannati all’oblio e alla rimozione forzata.

 

Ma quali sono i meccanismi pseudologici della sanificazione? Ne avrei individuati tre. Il primo procedimento possiamo chiamarlo reductio: isolare nella vita di un personaggio una frase, un episodio, un aspetto riprovevole, scorretto se non imperdonabile e nel nome di quel particolare dettaglio della vita, dell’opera, dell’ingegno, prescindendo dal contesto, si cancella l’intero e si maledice tutto il resto, fino ad abbattere o decapitare la sua memoria. Il secondo procedimento si riassume in un’operazione: negatio. È il negazionismo di ogni altro valore, realizzazione, eccellenza, genialità, nel nome del moralismo medico-legale o religioso-giudiziario; non c’è nulla al di sopra del canone e dell’osservanza integrale del codice rosso della purezza. Puoi essere il più grande artista ma non conta se maltrattavi una donna o un gay, se sfruttavi un nero, se insolentivi un rom o un ebreo. L’arte, la storia, la letteratura, l’estetica devono indossare i guanti, la mascherina, la cintura di sicurezza. Vagoni di artisti e poeti maledetti gettati nel rogo della vergogna e dell’oblio, peggio che ai tempi della caccia alle streghe. Non c’è capolavoro che regga di fronte all’infrazione commessa: distruggete Aristotele che difendeva lo schiavismo e considerava le donne inferiori; abolite Dante che dannava all’inferno i “pederasti”, era guerrafondaio e maltrattava i giudei. Il terzo procedimento alla base della religione sanitaria si può riassumere nella parola chiave: dilatatio. Estendere la morale del presente al passato, giudicare parole, atti e giudizi di altre epoche con gli occhi, le parole e i pregiudizi del nostro momento, applicare il vigente codice ideologico a tutte le epoche precedenti, che avevano altre visioni del mondo, renderlo retroattivo e assoluto. È la presunzione che la civiltà, l’età della ragione e dell’umanità sia cominciata solo con noi, siamo superiori a tutti i predecessori; il resto è barbarie, preistoria animalesca, età oscura del peccato. Il presente dilatato all’infinito.

 

Le tre operazioni censorie – reductio, negatio e dilatatio – costituiscono il protocollo sanitario della nuova religione totalitaria. Il suo fine è la cancellazione della realtà e la camicia di forza, la camera sterile, fino all’eliminazione degli incurabili e di chi non si adegua. Chi aderisce alla nuova religione acquisisce automaticamente il diritto di giudicare la restante umanità e tutta l’umanità passata alla luce del suo credo e chiedere di sanzionarla. Alla fine dobbiamo solo ringraziare l’incoerenza e l’inefficacia, la viltà e l’ignoranza, se la sanificazione non arriva fino in fondo, passando dal totalitarismo morale al totalitarismo applicato. Almeno per ora si limitano a sparare cazzate…

 

Marcello Veneziani

 

 
Squadrismo culturale PDF Stampa E-mail

15 Giugno 2020

 

Da Appelloalpopolo del 13-6-2020 (N.d.d.)

 

La recente impennata di aggressioni dei liberal ai danni della produzione culturale del passato, non è qualcosa di liquidabile scherzandoci sopra, né una faccenda “sovrastrutturale” di importanza secondaria e meno che meno un’espressione folkloristica della dialettica politica. Tutte le possibili ed eventuali sottovalutazioni del fenomeno, costituiscono un macroscopico errore di valutazione.

 

Siamo di fronte, invece, a un’azione di squadrismo culturale volta ad azzerare l’autonomia della sfera artistica da quella politica. Ma soprattutto, si sta legittimando presso l’opinione pubblica una visione totalitaria volta a cancellare la memoria del passato al fine di uniformare quest’ultimo all’ideologia del presente: un paradigma che, da sempre, accompagna tutte le dottrine politiche collegate alle dittature.

 

Come per tutte le forme di violenza squadrista nella storia, questa prassi diviene oggi possibile perché si è venuta a creare una costellazione di rapporti di potere che la protegge e la legittima: istituzioni, media e sistema giuridico-penale. In un contesto del genere, non si possono ripetere gli errori del secolo scorso, ovvero reagire allo squadrismo quando ormai i rapporti di potere sono definiti. Questa visione totalitaria va contrastata materialmente fin da subito, chiarendo che le concezioni anti-democratiche non sono legittimate a esistere all’interno d’un sistema democratico: la feccia liberal di oggi, che vuole obliterare la memoria storica e la cultura, va dunque ricacciata nelle fogne come la feccia nazista di ieri che inscenava i roghi dei libri.

 

Riccardo Paccosi

 

 
Operazione di ingegneria sociale PDF Stampa E-mail

14 Giugno 2020

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Da Rassegna di Arianna del 12-6-2020 (N.d.d.)

 

“La storia c’insegna che l’umanità evolve in misura significativa solo quando ha davvero paura … Una pandemia di grandi dimensioni farà quindi nascere … molto più rapidamente di quanto avrebbe fatto la sola ragione economica … un vero governo mondiale.” — Jaques Attali, 06/05/2009

 

Mentre questa pazza primavera volge finalmente al termine e il mondo occidentale è ancora intento a leccarsi le ferite dopo uno dei periodi più traumatici della storia recente, i potenti del pianeta stanno già pensando a come trarre vantaggio dall’emergenza in corso. “Mai lasciare che una buona crisi vada sprecata” — recita il vademecum del buon governante — e allora poco male le centinaia di migliaia di morti, o i milioni di persone che hanno perso il lavoro e sono ora ridotte sul lastrico: la pandemia potrebbe rivelarsi una straordinaria occasione per ripensare il mondo dalle sue stesse fondamenta. A chiamare all’appello miliardari e filantropi da ogni angolo del globo ci ha pensato nientemeno che l’eterno erede al trono britannico, il principe Carlo. La scorsa settimana, nel discorso inaugurale per il lancio de “Il Grande Reset”, un’iniziativa da lui promossa al World Economic Forum di Davos, Carlo ha parlato di “un’opportunità d’oro per ricavare qualcosa di buono da questa crisi. Le sue ripercussioni senza precedenti” — ha detto il principe — “potrebbero rendere la gente più ricettiva a grandi visioni di cambiamento.” Carlo è da tempo in isolamento precauzionale dopo aver contratto a marzo una forma lieve di Covid-19. Durante l’emergenza sanitaria si è anche molto temuto per la vita di suo padre, il quasi centenario principe Filippo che, nonostante le tante voci che lo davano per morto, sarebbe invece ancora vivo e vegeto in compagnia della consorte, la regina Elisabetta. Riguardo a Filippo, è perlomeno una curiosa coincidenza il fatto che egli in passato avesse più volte confidato alla stampa di volersi “reincarnare sotto forma di un virus mortale” per “risolvere il problema della sovrappopolazione.”

 

Per i malpensanti la teoria del complotto è praticamente servita su un piatto d’argento: potremmo infatti avere a che fare con una tipica operazione di ingegneria sociale sul modello problema — reazione — soluzione. Come spiegato da Noam Chomsky nel suo “Media Control: The Spectacular Achievements of Propaganda” (2002), i mass media sono soliti concentrarsi su un problema specifico proprio per suscitare una forte reazione nell’opinione pubblica e prepararla così ad accettare una soluzione prestabilita. Ad esempio si può orchestrare una crisi economica per limitare i diritti civili ed imporre un regime di austerity. In tal caso il “problema” produce uno stato di incertezza ed ansietà generale che spiana la strada alla messa in atto della “soluzione” desiderata. Come diceva Attali, la paura gioca sempre un ruolo chiave nei cambiamenti sociali. Non è un caso che qui in Italia, negli anni di piombo, quello stesso modus operandi venne ribattezzato “strategia della tensione”: allora si trattava di organizzare atti terroristici e di attribuirli alla sinistra radicale con l’intento di fermare l’ascesa del partito comunista. Nel caso del virus odierno, esso potrebbe perfino esser stato ingegnerizzato in laboratorio per poi essere rilasciato al momento opportuno. Ad oggi però, non ci sono prove decisive per supportare una tesi del genere. Uno studio molto citato uscito su Nature a metà marzo riteneva “improbabile” che il nuovo coronavirus fosse di origine artificiale. Di contro, diversi scienziati di fama internazionale come il premio Nobel Luc Montagnier e Peter Chumakov dell’Accademia Russa delle Scienze hanno sostenuto che fosse il risultato di esperimenti da laboratorio. Il genetista israeliano Ronen Shemesh ha individuato una singolare mutazione, difficilmente evolutasi in natura, che renderebbe il nuovo virus particolarmente infettivo: “Se stessi cercando di progettare un ceppo virale con una maggiore affinità e potenziale infettivo per l’uomo, lo farei esattamente così”, ha di recente sostenuto in un’intervista. […] Per Schwab, “è arrivato il momento di un ‘grande reset’ del capitalismo” globale: “Tutti i paesi, dagli Stati Uniti alla Cina, devono partecipare, ed ogni industria, da quella del petrolio e del gas a quella tecnologica, devono essere trasformate … La pandemia ci ha mostrato quanto rapidamente possiamo effettuare cambiamenti radicali nel nostro stile di vita … e rappresenta una rara quanto stretta finestra di opportunità per riflettere, ripensare e riorganizzare il nostro mondo.” Ma cosa significa davvero tutto questo? L’agenda del Grande Reset è composta da tre parti principali, che chiameremo: Globalizzazione, Decarbonizzazione, Digitalizzazione. Globalizzazione: A causa delle drastiche misure di contenimento adottate nel tentativo di arginare la pandemia, l’economia mondiale ha subito una delle più drammatiche battute d’arresto della storia. Si stima che a livello globale, gli scambi commerciali diminuiranno di un terzo su base annua, e che il flusso di turismo internazionale potrebbe ridursi fino all’80% nello stesso periodo. Molti analisti, tra cui l’Economist, si sono domandati se un disastro del genere non possa mettere la parola fine sul processo di globalizzazione. Ma per il gruppo di Davos è vero il contrario: l’emergenza coronavirus sarà un’occasione per più e non meno globalizzazione. Certo la pandemia cambierà molte cose, e richiederà un nuovo approccio alle politiche commerciali e fiscali tra stati, ma alla fine dei conti la cooperazione internazionale ne uscirà rafforzata. A sentire loro, tutto questo sarà fatto nell’ottica di un mondo più equo e più giusto, dove finalmente si rimedierà all’inaccettabile disparità di ricchezza che vede oggi le otto persone più ricche del pianeta avere tanto quanto la metà più povera della popolazione mondiale messa assieme (circa 3 miliardi e mezzo di persone). Se una redistribuzione globale della ricchezza è sicuramente in programma, questa difficilmente andrà ad intaccare il monopolio delle grandi élites finanziarie. Come sappiamo dalle recenti rivelazioni dei Panama papers o dello scandalo Libor, i grandi gruppi bancari utilizzano metodi altamente sofisticati per nascondere i loro soldi nei paradisi fiscali o manipolare le quotazioni di mercato. Piuttosto, la redistribuzione economica comporterà ulteriori sacrifici per la classe media dei paesi ricchi, che dovranno abituarsi a livelli di consumo più bassi per permettere ai paesi poveri di svilupparsi. A livello nazionale, una tassa patrimoniale potrebbe essere imposta in modo progressivo per ripagare i debiti contratti nell’emergenza. Ma anche in questo caso ad essere colpiti sarebbero soprattutto i piccoli e medi imprenditori, i ricchi ma non i super-ricchi, per intenderci. Decarbonizzazione: da qualche anno ormai, il famigerato “cambiamento climatico” è sulla bocca di tutti. Per le Nazioni Unite, esso rappresenta “la più grande minaccia alla salute umana della storia” e “la maggiore minaccia per la sicurezza globale”. Già prima dello scoppio della pandemia, il Fondo Monetario Internazionale aveva parlato di una “crisi che richiede azioni immediate da parte di tutti i livelli di governo” e la Banca Mondiale aveva stanziato 50 miliardi per promuovere una nuova “finanza climatica”. Pochi ricorderanno che lo scorso gennaio Greta Thunberg si era presentata a Davos per sensibilizzare le élites sulle tematiche ambientali. Uno dei mentori della giovane attivista svedese, Al Gore, lavora da anni per promuovere la sua versione di “capitalismo sostenibile”, di recente popolarizzato sotto il nome di “Green New Deal”. Di cosa si tratta? In pratica di una transizione dal neoliberismo sfrenato degli ultimi decenni ad un sistema economico più regolamentato, dove i governi nazionali ma soprattutto le grandi organizzazioni transnazionali come l’FMI devolvono i loro finanziamenti in modo selettivo a quelle imprese che rispettano certi parametri ecologici. E fin qui verrebbe da dire: meglio di niente! Ma il problema è più profondo. Il modello proposto ha radici nel concetto di “modernizzazione ecologica” ideato da un gruppo di sociologi già dagli anni ’80 e ’90. Per costoro, l’unica via d’uscita dalla crisi ecologica è di progredire ulteriormente nel processo di modernizzazione verso una sorta di “iper-industrializzazione green” capace di ridurre il proprio impatto ecologico attraverso tecnologie innovative ed una gestione più efficiente. In altre parole, l’establishment tecno-corporativo vorrebbe raddrizzare i problemi creati in decenni di cattiva gestione attraverso una nuova serie di misure tecno-corporative. E questo ci porta al terzo punto: Digitalizzazione.

 

Il terzo e ultimo punto dell’agenda del “Grande Reset” promuove infatti il concetto di “Quarta Rivoluzione Industriale”. Con esso si intende una svolta del sistema industriale verso una completa digitalizzazione sia della catena produttiva sia di quella per la distribuzione di beni e servizi. L’emergenza sanitaria è vista come un’occasione per velocizzare tale processo. Nelle parole di Schwab: «Durante la crisi del Covid-19, aziende, università ed altri hanno unito le forze per sviluppare sistemi di diagnosi, terapie e possibili vaccini; costruire centri diagnostici; creare meccanismi per rintracciare le infezioni; e fornire telemedicina. Immaginate cosa sarebbe possibile se questo tipo di sforzi congiunti fossero compiuti in ogni settore.» […] La Quarta Rivoluzione Industriale si basa su unità produttive smart, definite smart factories, e reti di gestione e distribuzione anch’esse smart, definite smart grids. L’idea di fondo è massimizzare l’efficienza produttiva e di consumo. Grazie alla robotica, ai sensori di nuova generazione, all’intelligenza artificiale e all’uso integrato dei big data, ogni aspetto della nostra vita sarà monitorato ed ottimizzato. Ecco alcuni dei punti salienti: Identità digitale e biometrica per tutti. Moneta digitale con sistemi di pagamento contactless. Internet delle cose: ogni oggetto d’uso quotidiano sarà collegato alla rete. Realtà aumentata: sempre nuovi dispositivi elettronici ci guideranno nello svolgimento delle attività quotidiane

 

E questo sarebbe solo l’inizio. La tecnologia infatti non si limiterebbe a trasformare il mondo intorno a noi e gli oggetti che utilizziamo, ma andrebbe progressivamente a modificare anche il nostro corpo e la nostra mente, fino a sostituirli del tutto. Questa è l’essenza dell’ideologia transumanista, che da tempo ormai è diventata la religione ufficiale della Silicon Valley. Gente come Elon Musk sta già lavorando per interfacciare il nostro cervello con delle reti neurali artificiali tramite un chip impiantato nella testa. […] I prossimi anni saranno decisivi, perché le élites intendono sfruttare questa crisi per imporre al mondo una svolta epocale nella direzione che abbiamo visto. E in mancanza di un’alternativa culturale dal basso tale processo raggiungerà ben presto il punto di non ritorno, e diventerà irreversibile. La risposta alla deriva tecnocratica e transumanista non può risolversi in un rifiuto totale della tecnologia di stampo neo-luddista con visioni nostalgiche di paradisi perduti e idilliche simbiosi con la natura. Piuttosto, è necessario elaborare una visione alternativa del futuro. […] Più che di nuove tecnologie infatti, abbiamo bisogno di nuovi valori. Come diceva Indira Gandhi già nel lontano 1972: “La civiltà industriale ha promosso il concetto di uomo efficiente … che prezzo dobbiamo pagare oggi per quella efficienza, e non è sconsideratezza un termine più appropriato per definire un tale comportamento? … L’inquinamento non è un problema tecnico. Il problema non sta tanto nella scienza o nella tecnologia di per sé quanto nel senso dei valori del mondo contemporaneo … Dobbiamo riconsiderare le basi stesse su cui sono fondate le nostre rispettive società civili e gli ideali da cui sono sostenute. Se deve esserci un cambiamento di mentalità, un cambiamento di direzione e dei metodi di funzionamento, non sarà un’organizzazione o uno stato — non importa quanto ben intenzionati — a poterlo realizzare.”

 

Federico Pecchini

 

 
Il piano Colao PDF Stampa E-mail

13 Giugno 2020

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Da Rassegna di Arianna dell’11-6-2020 (N.d.d.)

 

Le grandi manovre politiche degli ultimi mesi indicano l'orizzonte che attende il paese. Il "piano Colao", elaborato su mandato della maggioranza di governo, con la specifica benedizione di PD e Italia Viva, è una collezione di idee estratte dai ruggenti anni '90. Il senso complessivo è: Solo l'impresa privata produce valore, lo stato deve limitarsi a non porre impedimenti (no responsabilità penale per Covid contratto su lavoro, lasciare campo libero alle autocertificazioni) e ad aiutare l'impresa privata a fare profitto, perché poi ne beneficerà automaticamente l'intero paese (trickle-down economics is back). Prendendo a titolo di esempio le idee per Istruzione, Ricerca e Sviluppo (su cui mi esprimo per maggiore prossimità), troviamo mescolata fuffa allo stato puro ("partnership per upskilling"? "modernizzazione del sistema della ricerca"?), con idee stantie che hanno già avuto modo di fare danni nel recente passato, come la famosa "individuazione di poli di eccellenza scientifica", che hanno già alimentato la concentrazione dell'attività di ricerca in aree sempre più ristrette, creando le condizioni per il deperimento della maggior parte delle università verso mere 'teaching universities'. O ancora, il supporto ad una "istruzione terziaria professionalizzante" (perché il sogno di ciascuna impresa da sempre è di avere ingranaggi pronti all'impiego, che sanno già proprio quello che serve a te, senza dover spendere soldi per onerosi corsi introduttivi o apprendistati).

 

Questo è quello che ha partorito progettualmente il governo. Più precisamente, il compromesso tra le forze di maggioranza sembra essere stato: PD e Italia Viva hanno contribuito nominando la banda Colao, Conte e il M5S hanno contribuito mettendo nel cassetto quelle proposte (e, almeno di ciò, vanno ringraziati). Quanto all'opposizione, ciò che salta agli occhi è il colossale riposizionamento del suo maggiore partito, la Lega, che dopo essersi proposta per un annetto come Lega nazionale, dando l'impressione di alimentare un'istanza di unità nazionale e popolare, è ritornata all'ovile neoliberista della tutela dei centri produttivi padani.

 

Per un breve periodo Salvini si è proposto come difensore della Patria e del Popolo (con quanta credibilità, è un'altra storia), salvo poi riprendere le gloriose bandiere classiche dell'antistatalismo e del liberismo. (Naturalmente, visto che Salvini era stato anche prima un sostenitore della Flat Tax, il sospetto che non si fosse allontanato troppo da casa era presente ai più accorti anche prima, ma ora il figliol prodigo è rientrato senz'altro nelle sue casematte brianzole e tutto è di nuovo chiaro.)

 

Il quadro complessivo è dunque abbastanza semplice: le principali forze della maggioranza e dell'opposizione condividono un vetusto e fallimentare paradigma liberista, che detterà l'agenda degli interventi nei mesi a venire. La crisi in corso (e in accelerazione) abbatterà ogni residua resistenza, perché una volta che hai impostato il discorso assumendo che "solo l'impresa privata produce valore", ad ogni problema si potrà rispondere dicendo che la soluzione sta nello stimolare gli 'spiriti vitali' delle imprese, nel 'togliere lacci e lacciuoli', nel 'lasciar fare al mercato', nell'aiutare il mercato nel duro compito di fare profitti. Il noto vicolo cieco della storia recente verrà imboccato una volta di più. Eh, sì, ci aspettano anni entusiasmanti.

 

Andrea Zhok

 

 
Senza precedenti PDF Stampa E-mail

12 Giugno 2020

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Da Comedonchisciotte del 9-6-2020 (N.d.d.)

 

C’è una seria crisi sanitaria che deve essere adeguatamente risolta e questa è la priorità numero uno. Ma c’è un altro importante aspetto che deve essere affrontato.

 

Milioni di persone hanno perso il lavoro e i risparmi di una vita. Nei paesi in via di sviluppo prevalgono povertà e disperazione. Mentre il lockdown è presentato all’opinione pubblica come l’unico modo di risolvere una crisi sanitaria globale, i suoi devastanti effetti economici e sociali sono disinvoltamente ignorati. La verità inconfessata è che il nuovo coronavirus fornisce un pretesto ai potenti interessi finanziari e ai politici corrotti per precipitare l’intero mondo in una spirale di disoccupazione di massa, di bancarotta e di estrema povertà. Questo è il vero ritratto di ciò che sta capitando. La povertà è in tutto il mondo. Mentre la carestia sta esplodendo nei paesi del terzo mondo, più vicino a casa, nel paese più ricco al mondo, “milioni di americani disperati aspettano in lunghe affollate file per l’elemosina “, una foto illustra file lunghe chilometri formatesi la scorsa settimana fuori dalle mense dei poveri e degli uffici di collocamento negli Stati Uniti . In India: “il cibo sta scomparendo, …(la gente) si chiude nelle baraccopoli troppo impaurita per uscire, torna a casa o viene intrappolata nelle azioni repressive in strada, In India ci sono stati 106 morti di coronavirus fino ad oggi, e per guardare le cose nella giusta prospettiva, 3000 bambini indiani muoiono di fame ogni giorno”. Da Mumbai a New York City. È questa la “Globalizzazione della Povertà”. La produzione è ferma. Fame in Asia ed in Africa. Carestia negli Stati Uniti.  Tutti i paesi ormai sono paesi del Terzo Mondo. È questa la riduzione al terzo mondo (terzomondializzazione) di quelle che sono considerate nazioni sviluppate ad alto reddito.

 

E che cosa succede in Italia? La gente sta restando senza cibo. Alcune inchieste confermano che la mafia sta ricevendo localmente più appoggio locale del governo, distribuendo cibo gratuito alle famiglie povere in quarantena che sono rimaste al verde. (The Guardian) La crisi mette insieme la paura e il panico nei confronti del Covid-19 ed un sofisticato processo di manipolazione economica. Incominciamo ad esaminare le conseguenze che riguardano i paesi in via di sviluppo. Prima qualche richiamo storico. […]

 

L‘egemonia del dollaro è stata imposta. Con l’aggancio del debito al dollaro, alla fine nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo l’intero sistema monetario nazionale era “dollarizzato.” Massicce misure di austerità hanno portato al collasso dei salari reali. Sono stati imposti programmi di privatizzazione radicali. Queste riforme economiche mortali, applicate in favore dei creditori, hanno dato il via invariabilmente al collasso economico, alla povertà e alla disoccupazione di massa.

 

[…] Oggigiorno il meccanismo che scatena la povertà ed il collasso economico è fondamentalmente diverso e sempre più sofisticato. Lo sviluppo della crisi economica del 2020 è connesso alla logica della pandemia del Covid-19: non c’è bisogno che il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale negozino una riforma strutturale del debito con i governi nazionali. Ciò che si è verificato durante la crisi del Covid-19 è una “Riforma Globale” nella struttura dell’economia mondiale. In un colpo solo questa Riforma Mondiale (GA- Global Adjustment) origina un processo mondiale di fallimenti, disoccupazione, povertà e totale disperazione. Come funziona? Il lockdown è presentato ai governi Nazionali come l’unica soluzione per risolvere la pandemia dovuta al Covid-19. E questo diventa una decisione politica che se ne frega di distruggere l’economia e delle conseguenze sulla società.  Non c’è bisogno di riflettere o di analizzare le probabili conseguenze. I corrotti governi nazionali sono obbligati ad adeguarsi. La chiusura parziale o totale dell’economia di una nazione è innescata con l’applicazione delle cosiddette linee guida dell’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO) che riguardano il lockdown ma anche il commercio, le restrizioni all’immigrazione e ai trasporti e così via. Potenti istituzioni finanziarie e gruppi lobbistici che comprendono Wall Street, il World Economic forum (WEF), la fondazione di Bill e Melinda Gates sono intervenuti per definire le azioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riguardanti la pandemia del Covid-19.

 

Il lockdown, insieme alla riduzione del commercio e dei trasporti aerei ha creato le condizioni di partenza. Questa chiusura delle economie nazionali è stata avviata in tutto il mondo a cominciare dal mese di marzo ed ha colpito contemporaneamente un largo numero di paesi in tutte le più grandi regioni del mondo. Nella storia del mondo è una cosa senza precedenti. Perché i leader di vertice hanno lasciato che questo succedesse? Le conseguenze erano scontate. Questa operazione di chiusura colpisce le linee di produzione e di rifornimento di beni e servizi, le attività di investimento, l’export/import, il commercio all’ingrosso e al minuto, gli acquisti dei consumatori, la chiusura delle scuole, dei collegi e delle università, delle istituzioni di ricerca eccetera. Di conseguenza porta quasi immediatamente alla disoccupazione di massa, al fallimento delle piccole e medie aziende, al collasso del potere d’acquisto, diffonde povertà e carestia. Qual è l’obiettivo nascosto di questa ristrutturazione dell’economia globale? Quali sono le conseguenze? Cui prodest?

 

La destabilizzazione delle piccole e medie aziende in tutte le aree di più grande attività economica compresi l’economia dei servizi, dell’agricoltura e della produzione industriale, facilita di conseguenza l’acquisizione da parte dei grandi gruppi delle imprese fallite. Permette di derogare ai diritti dei lavoratori e destabilizza il mercato del lavoro. Crea disoccupazione di massa. Comprime i salari e il costo del lavoro tanto nei cosiddetti paesi sviluppati ad alto reddito quanto nei paesi in via di sviluppo impoveriti. Conduce all’aumento del debito esterno. Di conseguenza facilita le privatizzazioni. Non c’è bisogno di sottolineare che questa operazione di riforma globale è molto più dannosa del programma di riforma strutturale a livello di stati che propongono il Fondo Monetario Mondiale e la Banca Mondiale…È il neoliberismo all’ennesima potenza. In un colpo solo, nel corso degli ultimi mesi, la crisi del Covid-19 ha contribuito ad impoverire una larga parte della popolazione mondiale. E pensate un po’ chi viene in soccorso? Il FMI e la Banca Mondiale. […]

 

L‘obiettivo finale è far crescere moltissimo il debito estero denominato in dollari. […]

 

Non vi sono condizioni su come voi spendete denaro. Ma questo denaro aumenta il debito complessivo e richiede un rimborso. I paesi sono già in una camicia di forza. L’obiettivo è che soddisfino pienamente le richieste dei creditori.  Questa è la soluzione neoliberista applicata a livello globale. Nessun risanamento economico reale, più povertà e disoccupazione in tutto il mondo. La “soluzione” diventa la “causa”. Che dà inizio ad un nuovo processo di indebitamento, e contribuisce ad un’escalation del debito.  Più si presta e più si costringono i paesi in via di sviluppo ad allinearsi politicamente. In definitiva è questo l’obiettivo del decadente Impero Americano. La verità non detta è che 1000 miliardi di dollari delle istituzioni di Bretton Woods hanno il compito di aumentare il debito estero. Nei recenti sviluppi i ministri della Finanza del G20 hanno deciso di mettere in sospeso il rimborso delle obbligazioni di restituzione del debito dei paesi più poveri del mondo. La cancellazione del debito non è stata presa in esame, anzi è proprio l’opposto. La strategia consiste nell’aumentare il debito. È importante che i governi dei paesi in via di sviluppo prendano una posizione ferma contro l’”operazione di salvataggio” del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.

 

Una crisi fiscale senza precedenti si sta sviluppando a tutti i livelli di governo. Con alti livelli di disoccupazione nei paesi sviluppati gli incassi di tasse sul reddito sono perlomeno a un punto morto. Nel corso degli ultimi due mesi i governi nazionali si sono indebitati sempre di più. Di conseguenza i governi dell’ovest, come anche i partiti politici sono sempre più sotto il controllo dei creditori che alla fine dettano legge. A tutti i livelli i governi sono caduti nella stretta mortale del debito. Il debito non può essere ripagato. Negli Stati Uniti il deficit federale “è aumentato del 26% fino ai 984 miliardi di dollari dell’anno fiscale 2019, il più alto negli ultimi sette anni”. E questo è solo l’inizio. Nei paesi occidentali si è verificata una colossale espansione del debito pubblico. Che viene usato per finanziare i salvataggi, le elargizioni alle multinazionali, nonché per le reti di sicurezza sociale per i disoccupati. La logica dei salvataggi per molti aspetti è simile a quella della crisi economica del 2008 ma su una scala molto più ampia. Per ironia, nel 2008 le banche degli Stati Uniti erano sia i creditori del governo federale USA, sia i fortunati beneficiari: l’operazione di salvataggio era finanziata dalle banche con la prospettiva di “salvare le banche”. Vi sembra contraddittorio?

 

Alla fine la crisi farà accelerare la privatizzazione dello Stato. I governi nazionali saranno sempre più sotto la stretta di Big Money. All’orizzonte vi è in vari Paesi la privatizzazione di fatto dell’intera struttura dello Stato, paralizzato dalla crescita dei debiti, a tutti i livelli di governo, sotto il controllo di potenti interessi finanziari. Sarà comunque conservata la finzione di “governi sovrani” che servono gli interessi degli elettori. Il primo livello di governo che subirà le privatizzazioni saranno i municipi (molti dei quali sono già parzialmente o completamente privatizzati, come per esempio Detroit nel 2013). I miliardari americani potrebbero essere indotti a comprare una intera città. Molte grandi città sono già sul punto di fare bancarotta (questa non è affatto una novità). La città di Vancouver è pronta per essere privatizzata: “il sindaco di Vancouver ha già detto che ha paura che la sua città faccia bancarotta.” (Le Devoir, 15 Aprile 2020) Nelle più grandi città d’America la gente semplicemente non è in grado di pagare le tasse: il debito di New York City per l’anno fiscale 2019 è uno sbalorditivo ammontare di 91,56 miliardi di dollari, un aumento del 132% rispetto all’anno fiscale 2000. A loro volta anche i debiti delle persone in America sono andati alle stelle. “Le famiglie americane collettivamente hanno un debito verso le carte di credito di circa 1000 miliardi di dollari”. Nessun provvedimento si sta prendendo negli Stati Uniti per ridurre i tassi di interesse sul debito delle carte di credito.

 

Il lockdown impoverisce sia i paesi sviluppati sia quelli in via di sviluppo e distrugge letteralmente le economie nazionali. Destabilizza l’intero panorama economico. Compromette le istituzioni sociali comprese le scuole e le università. Spinge le piccole medie e aziende verso la bancarotta. Che tipo di mondo ci aspetta?

 

Si sta costruendo un diabolico “Nuovo Ordine Mondiale” come ipotizzava Henry Kissinger? […]

 

La natura di questa crisi è stata largamente male interpretata. Alcuni intellettuali progressisti adesso dicono che questa crisi costituisce una sconfitta del neoliberismo.” Spalanca un nuovo inizio”. Alcuni vedono questo come un potenziale punto di svolta che apre un’opportunità per ”costruire il socialismo” o ricostruire la socialdemocrazia” in conseguenza del Lockdown. L’evidenza conferma ampiamente che il neoliberismo non è stato sconfitto. È proprio l’opposto. Il capitalismo globale ha consolidato le sue posizioni. La paura ed il panico prevalgono. Si sta privatizzando lo Stato. C’è una tendenza verso forme di governo autoritario. Questi sono gli argomenti che noi dobbiamo affrontare. Quella storica opportunità di opporsi alle strutture potenti del capitalismo globale, compreso l’apparato militare degli Stati Uniti e della NATO – resta da affermare con fermezza alla fine del lockdown.

 

Michel Chossudovsky

 

 
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