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Il nodo centrale PDF Stampa E-mail

23 Maggio 2021

 Da Appelloalpopolo del 21-5-2021 (N.d.d.)

È incredibile come stiano usando i vaccini di multinazionali stramiliardarie come alternativa alla sanità pubblica che hanno distrutto e vogliono continuare a distruggere. E nessuno parla di questo nodo centrale, cioè la sanità pubblica. Questo che stiamo vivendo da più di 30 anni è un indirizzo ideologico-politico-economico iperdogmatico. L’UE è stata edificata su questo indirizzo ideologico, l’UE è questo indirizzo ideologico. E non torneranno indietro. Ci avevano avvertito i nostri padri costituenti, ce lo avevano spiegato chiaramente. Ma li abbiamo considerati vecchi, troppo vecchi e invece erano avanti, troppo avanti! Gli europeisti, invece, che si fingono giovani, ci hanno riportato all’ ‘800! E adesso siamo dentro un processo irreversibile. Non si può modificare l’UE da dentro. Continueranno a smantellare l’apparato statale italiano, il welfare, venderanno il patrimonio pubblico, seppelliranno definitivamente la Costituzione e la bandiera italiana.

Non c’è altro modo per opporsi che combattere per distruggere l’UE costruendo nuovi partiti, non movimenti, ma partiti veri, popolari, costituzionali, strutturati e solidi, come non ce ne sono da 40 anni, isole su cui salvarsi da questa epoca fluida che ci fa vivere come in un perenne naufragio. Ma nessuno vuole farlo, perché costa fatica. Sono tutti quanti persi nell’individualismo-narcisismo-egocentrismo e nell’immobilismo fatalista in cui questo sistema ci ha gettati e agitati dal vento qualunquista delle piazze. So benissimo che queste parole per la maggior parte delle persone risulteranno complottiste, negazioniste, rossobrune, fasciste e tutto il corollario da replicanti delle stronzate che sentono in tv. Che epoca che stiamo vivendo, anzi che stiamo subendo, sopravvivendo…terrificante! Che senso ha vivere così, “deambulando come prostitute in un mondo senza marciapiedi”?

Alessandro Ape

 
SpecificitÓ di Gaza PDF Stampa E-mail

22 Maggio 2021

È notizia fresca un (ennesimo) "cessate il fuoco" tra Hamas ed Israele e i nostri lettori, nei giorni precedenti, hanno avuto modo di leggere diverse opinioni sull' annosa ed infinita "questione palestinese". Intendiamoci, per sgomberare il campo da equivoci, che in questo complicato ginepraio alla luce dei fatti si deve anzitutto condannare fermamente l' uso spropositato della forza da parte dello Stato d' Israele e le politiche dei governi israeliani che da quattordici anni a questa parte, erroneamente credendo di risolvere il problema, in realtà non fanno altro che esasperarlo ed alimentarlo in un circolo vizioso in cui non si riesce a vedere la fine e che si autoalimenta in continuazione, d'altronde si dubita che con Netanyahu premier si possa in qualche modo mutare rotta e una delle soluzioni a questa contesa infinita (che un tempo scaldava e appassionava il mondo, specie nell' era dei due blocchi contrapposti, mentre oggi suscita pigolii e timidi interventi) sarebbe davvero la suddivisione in due Stati, suddivisione buona in teoria ma in pratica bloccata da due scogli: lo status di Gerusalemme e il problema del rientro dei profughi.

Lasciamo stare però le eventuali soluzioni secondo la formula "Due Stati" e concentriamoci piuttosto su quello che è il problema attuale da risolvere, il nodo da sciogliere: lo status di Gaza. Ritengo che una delle tante cause sia la situazione non definita e controversa di Gaza. In pratica, cosa è oggi come status giuridico internazionale la Striscia di Gaza, questo territorio costiero di 360 kmq lungo 40 km e largo in media 10, con 1.800.000 abitanti, di cui 1.250.000 profughi? Non è niente. O meglio si tratta di una "zona grigia", non definita o se preferite "un buco nero". Si tratta di un'area, di un territorio reclamato dall' Autorità Nazionale Palestinese, governato de facto da Hamas, ufficialmente sgomberato da installazioni militari e colonie israeliane dal "Piano di Disimpegno Unilaterale" proposto da Sharon nel giugno 2004, approvato dal Parlamento e messo in pratica nell' agosto 2005 allorché 9.000 coloni israeliani sparsi in 21 insediamenti vennero evacuati con la forza militare.

Per chiarire meglio la situazione, ricordiamo che dagli Accordi di Oslo (1993-94) sino appunto al ritiro unilaterale deciso da Sharon, quindi per una decina d' anni, la Striscia fu amministrata congiuntamente alla Cisgiordania da funzionari, governo e polizia dell'ANP legati ad Al-Fatah. La Striscia passò sotto il controllo dell'ANP e nei primi anni Novanta anzi fu scelta da Yasser Arafat come capitale della Palestina, prima della decisione del trasferimento, pochi anni dopo, a Ramallah in Cisgiordania. I guai per Gaza iniziarono con le elezioni palestinesi di fine 2006 in cui Hamas stravinse nella Striscia mentre al -Fatah, braccio politico storico dell'ANP, fece il pieno di consensi in Cisgiordania. Nacque una situazione delicatissima che dopo un tentativo fallito di coesistenza al potere sfociò, nel giugno 2007, in una vera e propria guerra civile nella Striscia tra miliziani di Al-Fatah e le brigate militari di Hamas, con la vittoria di queste ultime, la conquista del palazzo governativo e la cacciata di tutti i funzionari di al-Fatah (alcuni vennero proprio liquidati, in tutti i sensi). La vittoria di Hamas, il suo controllo nella Striscia, suscitò allarme in Israele in quanto Hamas è considerata organizzazione terroristica. Nacque ben presto un embargo, un blocco: Israele militarmente non occupa Gaza e dintorni, ma controlla almeno 6 su 7 valichi di accesso, controlla lo spazio aereo e quello costiero, decide quali beni e merci possono entrare e in che numero possono entrare, la povertà a Gaza dilaga, i livelli di disoccupazione giovanile sono da record, l' economia arranca -funziona solo l' edilizia e non si dura fatica a capirne la ragione, in una catena di lanci di missili e rappresaglie quasi perenni-lo stato di prostrazione e di frustrazione si può immaginare, da qui la radicalizzazione di buona parte della popolazione e l'appoggio ad Hamas, da qui la crisi umanitaria (quasi 8 gazawi su 10 vivono grazie agli aiuti umanitari), i tunnel clandestini, lo stillicidio: l' embargo, lungi dal fiaccare Hamas, lo ha rafforzato e contribuisce a un circolo chiuso e autodistruttivo senza fine.

Ricapitolando, Gaza non è sotto occupazione militare israeliana ma allo stesso tempo Israele ne controlla lo spazio aereo e i confini marittimi e terrestri, nonché gli scambi commerciali e l'entrata di beni e merci; è un territorio governato da Hamas ma Hamas in quanto considerata organizzazione terroristica non è riconosciuta dai governi stranieri; de jure sarebbe parte dello Stato di Palestina gestito dalla ANP ma de facto la ANP a Gaza non governa e decide un bel nulla, il presidente dell' ANP Mahmud Abbas e il premier palestinese Mohammed Shtayyeh sono contestati e non riconosciuti, in loro vece vi sono rispettivamente Azuz Duwaik e Ismail Haniyeh: il primo deve la sua nomina ad Hamas, il secondo è uno dei leader principali dell' organizzazione. Secondo le autorità israeliane  Gaza è un territorio indipendente  governato da una organizzazione legata al terrorismo e in guerra contro Israele; Hamas risponde dicendo di essere un "territorio autonomo" parte della Palestina in stato d' assedio da parte d' Israele; per l' ANP invece lo stato è di "semi-occupazione" di una parte del suo territorio sul quale tuttavia riconosce tra le righe di non avere autorità (la posizione ufficiale infatti parla di "affermazione da parte del partito di Hamas, con un governo semi-autonomo"). Non serve aggiungere altro.

Ancor prima di pensare di risolvere la ormai ultracentenaria questione palestinese, si dovrebbe ragionare e cercare di capire il vero status di Gaza dal punto di vista internazionale e sciogliere questo pericoloso nodo gordiano talmente equivoco ed intricato da giustificare tutto quel che sta accadendo, vera e propria chiave di lettura dei conflitti dal 2007 ad oggi. Dubitiamo largamente che Netanyahu possa recidere la matassa con un colpo di spada così come dubitiamo possano farlo i leader di Hamas. Al netto di tutto, l'embargo di Israele -causa prima del potenziamento di Hamas e della radicalizzazione- deve essere condannato e denunciato da chiunque, sino alla sua cancellazione. Il torto, ora, è dalla parte di Israele e di Netanyahu (anche se i palestinesi non sono stinchi di santo, ma questa è un'altra storia).

Simone Torresani

 
Il "cigno nero" non Ŕ il Covid PDF Stampa E-mail

21 Maggio 2021

 Da Appelloalpopolo del 18-5-2021 (N.d.d.)

Dunque, la notizia sarebbe questa: come se non bastasse il covid, un altro elemento sta per scuotere fortemente l’intera economia mondiale, ed è l’aumento generalizzato delle materie prime. Stiamo parlando di tutte le materie prime, vale a dire non solo di quelle che servono a produrre – che so – i microprocessori (anche se è bene ricordare che i microprocessori non servono solamente per far funzionare i computer, ma anche, tanto per dirne una, per l’industria automobilistica, il che ha già portato al fermo produttivo di alcuni stabilimenti in Europa): no, sono aumentate proprio tutte le materie prime, lo zinco, il ferro, il legno, eccetera eccetera. Ora, come è normale che sia, questo aumento delle materie prime si sta per riverberare sui costi di un sacco di settori. Per parlare del mio (che è affine all’edilizia), si incomincia a sentir parlare di aumenti fino al 20% del costo del materiale per fare i cappotti termici delle case, per esempio; oppure sull’acquisto (e dunque a cascata: sul noleggio) dei ponteggi, i cui costi stanno aumentando perché come detto sale il prezzo della materia prima usata per fabbricarli (e il tutto, sia detto anche qui per inciso, si ripercuoterà anche sul discorso dell’ ecobonus del governo, sapete no, la possibilità di portare in detrazione il costo dei lavori di ristrutturazione)…

Bene. Cioè, male. Comunque questo aumento generalizzato è dovuto ad una serie di fattori concomitanti. Da una parte, i lockdown praticati in diverse parti del mondo hanno certamente avuto un ruolo nella misura in cui lo stop and go delle attività, con il suo grado di incertezza, ha mandato in tilt un po’ tutti i produttori, che ad un certo momento non hanno più capito come gestire la situazione. Dall’altra parte c’è un altro fattore, legato (tanto per cambiare) alle Borse: pare infatti che la bolla dei costi sia stata in parte generata anche da una bolla speculativa, a sua volta determinata dal fatto che tutta la liquidità accumulata in questo ultimo decennio di crisi nera dal famoso 1% della popolazione mondiale (rappresentato dai grandi fondi di investimento, dalle compagnie assicurative, dalle banche, dai rentiers, in una parola: dai ricchi), liquidità che non sapeva più dove andare perché con i tassi di interesse ai minimi storici non c’è mai nulla di sufficientemente redditizio per gente che guadagna speculando in Borsa anziché lavorando come tutti noi comuni mortali, ha incominciato a riversarsi proprio sulle scommesse dei cosiddetti futures delle materie prime. Naturalmente, come accade spesso alla gente di cui sopra (che è gente a cui in fondo piace vincere facile), la profezia si è rivelata auto-avverante e quindi la scelta vincente, tanto più che con assoluta sicurezza si poteva contare sulla ripartenza a breve della Cina, che effettivamente adesso in parecchi settori sta facendo letteralmente incetta delle materie prime che gli servono proprio per ripartire (ed ora la ripresa cinese sta per essere seguita a ruota anche da quella degli Stati Uniti), cosa questa che, come è ovvio, già da sola sarebbe bastata ad innescare la fiammata di cui stiamo parlando.

Insomma, cortocircuito. Ed ecco qual è il punto: siamo sicuri che quello a cui siamo di fronte sia il famoso “cigno nero”, espressione che rimanderebbe ad un evento inaspettato capace di determinare conseguenze talmente rilevanti che sono in grado di cambiare il corso della Storia? Ovvero, siamo sicuri che si possa parlare in questi termini a proposito del Covid? Mi spiego. Come detto, la teoria che porta il nome di questo animale viene chiamata in causa tutte le volte che si verificano eventi assolutamente imprevisti, che però dovrebbero possedere anche una seconda caratteristica: quella di essere estremamente divergenti rispetto alla norma, cosa che però non gli impedirebbe di giocare un ruolo molto più importante della massa degli eventi ordinari. Ora, questo si può dire per la cosiddetta “pandemia” di Covid19, e della crisi economica da essa generata? Sicuramente sulle prime parecchie persone risponderebbero di sì, ma a ben vedere è davvero così? Proviamo a ragionare. Incominciamo dall’elemento di ordine strettamente sanitario. Ebbene, lasciate perdere per un momento il vostro vissuto di cittadini del XXI sec. abituati a vivere consumando serenamente immersi in un eterno presente; ma, se è pur vero che nel 2019 un evento simile non se lo sarebbe aspettato nessuno, a mente fredda dovremmo riconoscere che tutto questo casino non lo sta provocando il povero virus, che non è neppure lontanamente paragonabile non dico alla epidemia di peste bubbonica che nel Trecento uccise almeno un terzo della popolazione del continente europeo e più del 10% della popolazione mondiale, ma neppure alla spagnola, che in termini assoluti uccise molte più persone, ma a causa dell’aumento della popolazione non arrivò neppure alla metà di quella percentuale. Già, perché la prima causa del dramma che stiamo vivendo va ravvisata nella sciagurata gestione dell’emergenza da parte di governi che hanno completamente perso la bussola, dato che continuano a cercare di fermare i contagi con misure inefficaci come le chiusure, il coprifuoco, e con dei vaccini sperimentali che anche secondo la stessa Aifa non servono allo scopo (il che equivale a cercare di fermare le onde piantando chiodi sul bagnasciuga), anziché fare qualcosa che sarebbe immediatamente alla nostra portata: potenziando la risposta sul fronte delle terapie di cura, da adottare tempestivamente prima che le persone si aggravino e vengano ospedalizzate in condizioni ormai critiche (e varrà la pena di ricordare una volta di più che le terapie, delle varianti del virus – a differenza dei vaccini – se ne fregano, nel senso che ad oggi non sono state riscontrate minori percentuali di efficacia del plasma o dell’eparina rispetto alla variante inglese, brasiliana o indiana).

Ciò detto e tornando alla crisi economica, adesso forse apparirà più chiaramente quello che cercavo di dire, e cioè: vi sembra che quello a cui stiamo assistendo a latere di una emergenza sanitaria che avremmo potuto affrontare in maniera diversa e senz’altro più razionale, sia una dinamica divergente rispetto alla massa degli eventi ordinari, capace di cambiare il corso della Storia? Oppure, lasciando perdere i discorsi su una Quarta Rivoluzione Industriale che punti sulla digitalizzazione e sulla «sostenibilità» ambientale (che altro non è se non la scusa per dare una verniciata di verde ad un settore che risente profondamente della crisi dei consumi come quello dell’automotive), non è che l’ennesimo cortocircuito a livello produttivo di un sistema (quello del finanz-capitalismo neoliberista) in cui siamo nuovamente immersi fino al collo oramai da più trent’anni, e che funziona con queste modalità (cioè male) da sempre, in quanto di per sé stesso estremamente vulnerabile ad ogni scossone, basato così com’è basato sulla massima libertà di circolazione di merci e capitali e sul profitto fine a sé stesso? E il bello – si fa per dire – è che qualcuno a distanza di 100 anni ancora pretende di dipingerlo come Progresso, o meglio come l’unico sistema possibile (“è la Globalizzazione neoliberista, signora Tina, non ci sono alternative”) … Non proprio un cigno nero questa crisi, insomma; piuttosto il solito mostro assetato di sacrifici umani, più simile ad un Moloch o a un T-Rex.

Luca Russi

 
Il disastro prossimo venturo PDF Stampa E-mail

19 Maggio 2021

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 Da Appelloalpopolo del 17-5-2021 (N.d.d.)

Non si può uscire dalla crisi continuando a seguire le stesse ricette che l’hanno prodotta. La principale attività dei giornali in questo periodo è quella di spargere ottimismo: Recovery Fund, PIL in crescita, soldi a go-go per tutti. Questo pare promettere il futuro degli italiani. Al contrario, quello che dovremo affrontare nei prossimi mesi è probabilmente la peggiore crisi dal dopo guerra, i cui effetti saranno ancora più devastanti anche perché la maggior parte delle persone, sommerse dalla propaganda liberista, non la vedrà nemmeno arrivare. Qualche dato per capire meglio.

– Il PIL 2020 italiano è diminuito del 8,9% che tradotto in valore significano circa 160 miliardi. Se le stime per il 2021 sono corrette, il PIL 2021 riprenderà meno della metà di quanto perso in precedenza. In solo due anni perdiamo 250 miliardi di PIL rispetto al trend già non brillante che avevamo negli anni precedenti. Detto così forse non è abbastanza chiaro. Magari risulta più chiaro spiegando che in due anni ogni cittadino ha perso mediamente 4.200 Euro! – Nel corso del 2020 circa 2,7 milioni di persone hanno chiesto la moratoria o sospensione del mutuo per un valore nominale di oltre 300 miliardi. Non ci vuole un economista per capire che quest’ultimo dato indica con chiarezza che quando terminerà la Cassa integrazione, che oggi dà una fonte di reddito a tanti lavoratori, e verrà trasformata in licenziamento, una parte rilevante di quei mutui non potrà essere ripagata, con le ovvie ripercussioni sui bilanci delle banche. – Molte attività commerciali stanno già scomparendo e le piccole e medie imprese non sempre hanno a disposizione tesoreria sufficiente per ripartire. Per questo migliaia di aziende rischieranno la bancarotta e gli imprenditori che hanno rilasciato garanzie personali (fideiussioni) potranno perdere gli immobili acquistati con tanti sacrifici. – Secondo le ultime stime, in Italia si contano 5 milioni di piccole e medie imprese (Pmi). Nel 2020, a causa dell’effetto combinato del Covid e del crollo dei consumi, ne sono scomparse circa 300.000. Secondo uno studio di Fondazione studi dei consulenti del lavoro nell’indagine “Crisi, emergenza e lavoro nelle Pmi”, due imprese su dieci di quelle tuttora in attività potrebbero chiudere nel 2021. Stiamo parlando del 20 per cento del tessuto produttivo di un paese come l’Italia, che si regge proprio sulla piccola e media impresa. Una strage. – Il debito pubblico è già arrivato oltre 2600 miliardi e certamente il necessario supporto ad imprese e famiglie in questo momento di crisi non potrà che farlo incrementare ancora.

Questi i dati reali. Cosa succederà? Niente che non si sia già visto. Per sostenere un debito pubblico così alto dei paesi dell’Eurozona, la BCE non potrà che mantenere a lungo i tassi d’interesse su livelli molto bassi. Il problema nascerebbe se da Cina e USA la ripresa economica fosse molto forte e portasse ad un rialzo dell’inflazione e soprattutto ai rialzi dei prezzi sulle materie prime. In questo caso la pressione si trasferirebbe sul tasso di cambio dell’Euro e probabilmente avremmo anche una inflazione importata che metterebbe a rischio la politica espansiva di BCE. In prospettiva la crisi economica produrrà una esplosione del debito pubblico che, per essere rimborsato, stanti le norme sul patto di stabilità, non potrà che essere controbilanciato da un aumento della pressione fiscale che darà il colpo finale, soprattutto alle PMI.

In sintesi, il panorama italiano è quello di un forte depauperamento del tessuto industriale e di una crescita ulteriore della pressione fiscale. Dal lato dei lavoratori la disoccupazione non potrà che mantenersi su livelli elevatissimi stante la morte di tante piccole imprese, che potrà essere compensata unicamente dalle imprese orientate all’export. Ma la disoccupazione crescente metterà anche a rischio il rimborso di prestiti e mutui alle famiglie: di conseguenza, avremo anche un peggioramento dei bilanci bancari. Vie di uscita semplici non ce ne sono. Quella seguita dai liberisti sarà un ulteriore attacco al patrimonio pubblico italiano ed al poco welfare che è rimasto. Prepariamoci a risentire parlare di sanità troppo costosa, di privatizzazioni, di cessioni di beni pubblici. L’altra soluzione è di uscire dalla UE e dall’Eurozona, riprendere in mano le leve della politica fiscale e monetaria e in questo modo cercare di strappare il nostro Paese dal declino cui è sicuramente destinato seguendo le politiche che negli ultimi 30 anni le idee liberiste e la UE ci hanno imposto. Non ha senso continuare a seguire ricette economiche che hanno prodotto il disastro della nostra economia.

Diego Muneghina

 
Abbecedario di lacrime PDF Stampa E-mail

18 Maggio 2021

Il degrado ambientale, sociale, individuale che tutti abbiamo contribuito a realizzare negli ultimi 50 anni di attività predatoria è sufficiente per comprendere che nessuna volontà politica vuole porvi rimedio. Non resta che sedersi in riva al fiume e guardare passare il cadavere di ciò che avevamo creduto immortale. Il crollo è inevitabile, ma tra le macerie certamente ci sarà modo di riannodare il filo rosso dello spirito della bellezza.

Ci sono articoli di scienziati e Università, ci sono libri di studiosi e ricercatori che espongono grafici e andamenti, che espongono elenchi di dati relativi a quanto qui sotto accennato. Non sono stato a copiarli, non ho voluto utilizzarli. Non servono più. Non aggiornano il discorso, non creano più informazione. Chiunque, establishment e persone comuni, di qualunque fazione, sanno già come stanno le cose. Chi detiene il potere della comunicazione dirige il discorso a favore dello status quo decorato da qualche ricamo ecologista da una parte e chi ha osservato dove ci ha portato la politica del progresso dall’altra battagliano ad armi impari. La lotta è iniziata tardi? No. Chi lotta ora ha a sua volta alimentato il problema. Nella sua bolla edonistica ha, a sua volta, dato colpi d’ascia al ramo sul quale siamo tutti seduti. Nelle crisi si creano sinapsi d’intelligenza e di consapevolezza che stravaccati sul divano del comfort prima di tutto, non hanno humus per fiorire. Resta da vedere quanto sarà lungo il crollo e quanto la comunicazione riesca a far seguitare le persone a dissanguare il pianeta. A dissanguare se stesse in nome di briciole di stipendio, di promozione, di pensione, di benefit, di carriera, di premi e riconoscimenti. I giochi sono fatti. Qualcuno sopravviverà. Qualcuno avrà le occasioni per erigere una società a misura d’uomo.  Dunque, chi volesse assumersi la responsabilità di come stanno andando le cose sa che fare: non gli servono strumenti affilati di dati e grafici. Basta che, nella sua misura, esprima il problema. Ma non più come una questione personale, generata dall’indignazione per lo sfregio morale cui assistiamo da decenni. Piuttosto come un problema dell’umanità di cui farsi individualmente carico. È quanto ha fatto e detto Cristo. Che ne valga la pena di considerare la sua parola? Abbecedario di lacrime è un parziale elenco di voragini ognuna delle quali provocate con ferma determinazione da uomini come noi.

Mare. La pesca predatoria praticata in tutto il mondo ha un valore di devastazione dell’ecosistema numerose volte superiore a quello del versamento in mare di tutti i disastri petroliferi. È superiore al danno provocato dalla deforestazione e a quello della cementificazione. Ma non sono né disastri, né danni. Entrambi i termini – per quanto grevi – implicano la possibilità di un rimedio. Nel caso della pesca industriale la distruzione dell’ecosistema che si è compiuta in questi ultimi 50 anni non lascia scampo alla catastrofe ambientale, non solo marina. Nessuna politica sarà in grado di sottrarci al destino nero al quale siamo stati consegnati dall’avidità delle persone nell’incantesimo del potere del denaro. Cielo. Una trama di elettromagnetismo tesse l’atmosfera alterando il campo geomagnetico bussola degli animali migratori e delle orbite delle particelle bioatomiche. Le deviazioni magnetiche comportano crescenti comportamenti anomali e suicidi degli animali e alterazioni individuali la cui valenza sarà prima o poi rilevata. Clima. Le emissioni antropiche sono filtrate dal messaggio del sostenibile, dell’economia circolare, dell’impatto zero. Solo bugie politiche per lasciar fare. Nonostante l’esigenza di salvaguardare la natura sussista indipendentemente dai cambiamenti climatici – l’ontologia predatoria e distruttiva della logica del profitto del capitalismo sarebbe sufficiente – sostanzialmente non si muove una foglia nella boscaglia oscura dei trattati e delle loro ratifiche. Gli ultimi pagheranno il conto per primi. Terra. Vorrei sentire la risposta dei capitalisti, dei celebratori dello status quo di questo sistema sociale, di chi non sa ancora di vedere il mondo dal suo antropocentrismo, di chi è iscritto al WWF, di chi lotta per l’ambiente, di chi parla di sostenibilità, di impatto zero, di economia circolare e quella dei cristiani, con il loro uomo che domina la natura. Vorrei sentire i cultori del progresso, quelli che pensano di poter chiudere il discorso con il loro “se poi hai mal di denti, lo rifiuti il progresso?” Vorrei chiedere loro se hanno idea quanto siano lontani dalla dignità della terra. Vorrei chiedere loro se hanno mai sentito la terra. Finché la terra, l’aria e l’acqua varranno zero, finché dipenderanno dal mercato, qualunque risposta non sarà che la marca di una distanza che sarà sempre infinita dalla terra. Plastiche. Un’area del nord Atlantico, più vasta della superficie della Francia, è occupata da plastiche e microplastiche. Per circa la metà si tratta di reti da pesca industriale. Metalli. Resti di scarti di produzioni industriali e radioattive finiscono nel terreno e nelle falde acquifere del mondo. Tutto il ciclo alimentare ne è coinvolto. Allevamenti. Il cibo e le condizioni di allevamento industriale rappresentano un apice d’intelligenza disponibile solo entro una concezione dell’uomo come superiore e possessore del mondo. Presuppone la risibilità della dignità che meritano gli esseri senzienti. Allude ad una cultura che non è la sola disponibile come vogliono farci credere. E siccome pare la sola disponibile, significa che sono riusciti a farcelo credere. Demografia. Nonostante la questione della sovrappopolazione sia prioritaria a tutti gli altri problemi socio-ambientali e abbia carattere esiziale più di quanto non sia nelle disponibilità degli altri gorghi di spregio della vita che le intelligenti politiche dell’Occidente hanno messo in essere, la faccenda demografica non è presente su nessun tavolo a noi disponibile. Forse i filantropi del mondo se ne stanno occupando. Tenersi pronti ad accettare una buona uscita in cambio di qualche promessa che i nostri nipoti ritireranno all’opportuno sportello del banco dei pegni. Che la filiera presunta pandemia da Covid-19/terrore di morte/vaccinazioni a tappeto/altre pandemie previste/scontate vaccinazioni a tappeto sia un progetto – o lo sia divenuto – anche per la questione demografica? Accumulo rifiuti. Mafie e governi fanno affari con i rifiuti del consumismo, dell’obsolescenza, della rincorsa all’effimero, all’accumulo, alla quantità. Le mafie ci guadagnano denaro e, con loro, i regimi collusi. Gli stati ci guadagnano smaltendo dal proprio territorio le scorie tossiche e invasive. Poi vanno in tv a vantare primati e successi. Pil. Basato sul conteggio economico quale presunta espressione dello stato di salute di un paese. Stare a precisarne quanto abbia formato fior di bocconiani, loro consimili e tutti gli altri e, contemporaneamente, quanto abbia deformato la percezione del giusto e del bene, è divenuto ormai superfluo. Tuttavia l’evidenza di dover aggiornare il concetto con contenuti più umanistici, pare non pervenuta ai piani alti del palazzo. Giornalismo. Non sanno più come barricarsi. Qualcuno di loro prova ancora a colpevolizzare chiunque faccia vero giornalismo. Intanto racimolano qualche clic con video amatoriali e gossip o elemosinando qualche lira d’abbonamento pietosamente concessa dagli ultimi di questa generazione. Quelli che una volta compravano il giornale. Nel frattempo obbligano ad assistere a offensive pubblicità in forma di stalking per vedere le loro futili notizie, magari precedute dall’avvertenza che potrebbero urtare la nostra sensibilità. Non sanno cosa sia la dignità e il rispetto. E non lo sanno in cambio di qualche lira. Se fossero in cima con me, per una volta nella vita, al gioco dalla torre non esiterei. Se casta è, sia anche feccia. Opulenza. Andiamo a dormire senza sonno, a mangiare senza fame, ad amare senza sentimento. L’orologio detta il ritmo. Notte e giorno, luce e buio, astri e cosmo non ci dicono più nulla. L’energia sottile del mondo è messa a tacere, oppure in bocca ai ciarlatani. Il bene della frugalità è lasciato ai presunti pauperisti. Tutto va al rovescio tranne che per generare malessere e malattie, violenza e alienazione. Ma non fa niente, al primo languore non avremo che da aprire il frigo, che da mettere mano al portafogli, che da metterlo a tacere con merendine e snack. La pubblicità lo dice. E ancor prima il nostro presunto ma inalienabile diritto a considerarlo un effetto da eliminare. Così, giovani e non, seduti per l’happy hour credono di vivere la vita. Consumismo. Le case sono piene di oggetti. Si scopre di avere questo e quello aprendo antine secondarie. Non ci si ricordava di avere già quanto nuovamente acquistato. C’è il problema di buttare via il lettore VHF, del tutto funzionante. Davanti alle pubblicità che invitano a nuovi acquisti nessun rigurgito in noi, nessun senso di offesa di umana dignità profanata, sventrata, violentata. Né davanti alle politiche della ripresa, impostata sui consumi. Quale capitalismo potrà risolvere i problemi che ha creato? Quale cultura del consumismo potrà disintossicarci dall’assuefazione al consumo? Scientismo. Religione alla quale non sappiamo di avere aderito. Ma sappiamo bene perpetuarne il dogma: la scienza è la sola verità. La razionalità il solo modo per valutare il mondo, l’analisi il solo modo per conoscerlo. Covid-19. Vaccinato! Scusate, ma di cosa siete contenti? Pensate di essere immuni? Se sì, a tempo indeterminato? Il virus muta, altri vaccini saranno necessari. Vi credete non più infettivi? Avete mai letto nulla, che non sia dai tg, sulle controindicazioni a breve e a lungo termine? “Il vaccino è sicuro” poi hanno dovuto ammettere effetti collaterali. Ma prima erano tutti ciarlatani quelli che parlavano degli aspetti nascosti dei vaccini. Hanno sbagliato terapia e hanno così ucciso migliaia di persone. Hanno vietato le autopsie, fonte inestimabile di informazioni per conoscere ciò di cui non si sapeva nulla. Medici hanno curato con efficacia secondo protocolli extragovernativi, ma sotto l’egida ministeriale della vigile attesa non sono mai stati ascoltati. Perché accondiscendete ad affermare l'idea che il covid-19 sia mortale per chiunque, che non si possa curare a domicilio? La presunta pandemia ha una mortalità inferiore all’1%. Percentuale in buona misura occupata da persone la cui salute era già più o meno compromessa. Portate le maschere nonostante all’aperto non sia obbligatorio, né strumentale alla prevenzione. Avete mai letto nulla sulla dimensione sperimentale del vaccino che vi rende cavie da laboratorio sociale? Non avete avvertito le paurose contraddizioni ministeriali alle quali abbiamo assistito in questo anno e passa? Non sapete delle ordinarie censure nei confronti di fonti di informazioni diverse dalle governative? Non sapete che hanno bloccato voci banali, senza motivo pertinente? Non capite che significa? Perché volete partecipare ad una società sempre più controllata, irreggimentata, uniformata? Perché tutta questa prostrazione?  Sicurezza. Avanti dritti senza ostacolo alcuno, guidati dal vessillo della société sécuritaire. La sicurezza come diritto, l’assunzione di responsabilità come scarto. Anche le valanghe e le frane avranno il colpevole. Ma il rischio è ineludibile. Chi vende sicurezza vende morte. Tutti in coda per acquistare strumenti di controllo e assicurazioni. Tutti in coda ad accusare. Tutti al lavoro per aumentare la dipendenza da norme e tecnologia, ignari di buttare il bambino con l’acqua sporca. Sì il bambino, la misura d’uomo, la capacità di muoversi secondo sentire non solo secondo sapere. La più idonea a creare la miglior sicurezza disponibile. Scuola. Nessuna presenza nel percorso scolastico che alluda all’intento di formare persone compiute, in grado di assumersi la responsabilità dei propri sentimenti, di riconoscersi attraverso il corpo che non sia solo strumento di vanità o vergogna. Nonché di generare nelle persone la fioritura del seme dell’equilibrio, della fiducia in se stessi, della certezza della propria creatività. Tutto lo spazio è preso a far ingollare dati e nozioni la cui sola funzione è creare automi pronti alla silente irreggimentazione. Pronti a farsi vanto di essere i migliori e a vergognarsi di se stessi se peggiori. Pronti alla guerra tra poveri. Debito pubblico. Nessuna politica potrà risanarlo. Esso è strumentale al sistema. Con esso si tesse la rete che ha legato mani e piedi tutte le intenzioni di buona politica. I passacarte mezzobusto ancora leggono le veline sulla riduzione del debito pubblico o sulla ripresa. Lo fanno con enfasi, naturalmente tacendo la circoscritta e strumentale contabilità dalla quale emerge. Fumo negli occhi.  Disoccupazione. La crescita demografica e l’automazione, la distruzione delle piccole economie e la grande distribuzione, la delocalizzazione e il costo della mano d’opera, il fu articolo 18, sono alcuni binomi ossimorici che da soli bastano per cessare di dare ascolto alle menzogne delle politiche contro la disoccupazione. Attendere il sussidio e stare buoni. Se a noi pare imperdonabile, a quelli che verranno dopo sembrerà una fortuna. Mafie. La disponibilità di denaro permette azioni di controllo e dominio che possono sedersi al tavolo con la presunta legalità e trattare alla pari. Se business is business, in bocca a scellerati che si muovono per cavilli e avvocati tirapiedi entro i termini della legge, poteva essere bandiera della quale vantarsi alla faccia di qualunque dimensione di solidarietà sociale, ora, in bocca a criminali – spesso le medesime persone – rende più chiaro cosa implichi l’aver lasciato al liberismo il dominio del mondo. In bocca a uomini potenti si capisce cosa implichi aver pompato l’individualismo, avere creduto di poter fare a meno della natura organica, bioregionalistica, delle comunità.  Salute. Il passaporto sanitario impone la coercizione di sottostare a imposizioni che riguardano la salute, quindi il corpo, quindi la persona. In nome di una presunta salute sociale, saremo controllati. E in nome del controllo saremo tenuti a bada, con le buone e con le cattive. Nanotecnologia. Se ora parte dell’attuale generazione si interroga sull’opportunità di impiegare, di farsi iniettare strumenti che passano come servizio individuale e pubblico, come salvaguardia della salute, le prossime non avranno nulla da obiettare a nascere sotto una regia che ne conoscerà e controllerà ogni singolo gesto, per rendere soddisfatte le persone, diranno e faranno credere, ma soprattutto per controllarle. Se prima eravamo dubbiosi consumatori da conquistare, ora siamo merce da mercato, dati, quantità, ricchezza per chi detiene i nostri interessi, gusti, orientamenti. Cultura. La vulgata dello tsunami illuminista ha lasciato una melma scientista che tutto pervade a partire dal pensiero. Il filo-razional-individuo non è più in grado di elaborare il mondo per quello che sente. Quello che gli viene detto come verità ha sostituito la sua autonomia con strati di superstizione. “La scienza ci dice che il border collie sente da lontano”. È quanto dice una pubblicità di questi giorni per cibo per cani. Società. La dimensione dei problemi sociali è crescente per cause endemiche al sistema del progresso senza fine, del capitalismo e del materialismo e per cause individuali. Alienazione, precarietà, insicurezza, dipendenza, inconsistenza politica sono parte della ricetta mortifera che ognuno è costretto quotidianamente ad assumere. Le fasce inferiori del largo strato dei poveri – che include coloro che si credono fuori dal problema, un tempo detti borghesia – non hanno neppure la transitoria e fugace illusione di poter, in futuro, esorcizzare il problema e venirne fuori. La barriera valoriale che aveva resistito alle politiche economiche che ci hanno cresciuti – solo argine morale che avrebbe permesso di trarre la forza per raschiare il fondo del barile – si è liquefatta. L’individuo non è che un peso specifico da spostare a seconda della necessità della scacchiera… di una partita giocata da altri. Infrastrutture. Cedono i plafoni degli asili. Cadono cavalcavia, ponti, viadotti delle autostrade, delle statali, delle provinciali. Cedono piloni. Cadono città terremotate e i tardi alloggi ormai fatiscenti non possono essere lasciati perché la politica non ha permesso l’intervento di bonificazione delle abitazioni. Nubifragi travolgono paesi per l’irruenza delle acque che qualcuno aveva creduto di poter imbrigliare definitivamente. Eros. Ora siamo qui senza vitalità. Siamo colmi d’ansia e paure. Siamo nella condizione opposta a quella per la quale siamo nati. Non servono grafici dell’andamento di suicidi e psicopatologie, né esperti che ci chiedano se sentiamo ancora qualche emozione, né quando abbiamo urlato l’ultima volta. Basta la nostra onestà intellettuale e inettitudine spirituale a renderci consapevoli che non ci alzeremo dal divano, che non cesseremo di essere indulgenti nei nostri confronti e privi di pietà nei confronti degli altri. L’eros ce lo siamo giocato con la delega della democrazia e della salute, della cultura e dello scopo della vita. Lo abbiamo barattato in cambio di un piatto di lenticchie. Precarietà. Che tipo di terreno sociale diviene disponibile quando manca il lavoro, quando è precario, quando è flessibile, quando sei in esubero? Che tipo di progetti di vita sussistono nella nuova normalità dell’incertezza mescolata di paura, censura, criminalizzazione del dissenso, celebrazione dello scientismo, oscuramento della verità? Controllo. Un numero crescente di persone consapevoli del delirio che imperversa nella politica non può essere sottostimato dagli interessati allo status quo. Nessuno di noi, singolo o gruppo accetterebbe di vedere le proprie strade invase da colonne di mezzi maleodoranti. Nessuno accetterebbe di sottoscrivere di buttare al macero valli, coste, beni culturali, pianure. Nessuno voterebbe per vedere pubblicità al posto di natura lungo le strade. Ma un passo alla volta l’abbiamo accettato zitti e muti.

Vengono e verranno messe in campo tecniche e modalità imbonitorie per contenere una rabbia che, a mezzo del web, ancora si potrebbe infiammare. Le conseguenze, saranno una repressione e una censura di livello superiore all’attuale. L’azione ribelle al massimo sveglierà qualche altra coscienza e provocherà qualche altra reazione. La controreazione dei divanisti si ritorcerà contro chi avrà tentato di deviare il corso satanico di questa storia. Lo vediamo già ora con un apparentemente innocuo esempio. Basta andare in giro senza mascherina per vedere le persone saltare sull’altro marciapiede, spesso lanciando insulti. Il più frequente è stupido. La potenza di fuoco di ogni ordine di arma è incommensurabile alla nostra capacità di immaginarla. Lentamente, come un’ameba ingloberà e metterà a tacere il dissenso. Lo emarginerà. Lo comprerà. Lo eliminerà come già, con pochi mesi di telegiornali, ci ha dimostrato che non è neppure difficile.

Lorenzo Merlo

 
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17 Maggio 2021

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 DICHIARAZIONE UFFICIALE DELL’AMBASCIATRICE DELLA PALESTINA IN ITALIA

Da Rassegna di Arianna del 15-5-2021 (N.d.d.)

Intristisce vedere diversi leader politici italiani mostrare la propria solidarietà a Israele senza spendere una parola sulle sue responsabilità per quello che sta accadendo in questi giorni in quell’area. Chiunque abbia letto i giornali nelle ultime settimane sa che la miccia è stata accesa dalla repressione israeliana durante le celebrazioni del Ramadan, dalla pulizia etnica che Tel Aviv porta avanti a Gerusalemme Est Occupata, e dal boicottaggio delle elezioni palestinesi, derivante dalla proibizione di far votare i cittadini di questa città, la legittima capitale dello Stato di Palestina, dove la violenza e le provocazioni delle forze di occupazione e dei coloni hanno raggiunto livelli mai visti, fino a profanare i luoghi sacri. Per non parlare del silenzio davanti alle continue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale accertate ripetutamente dall’ONU, e dell’inerte indifferenza di fronte all’occupazione e alle sue conseguenze: l’espandersi delle colonie illegali, la demolizione delle case palestinesi, le detenzioni arbitrarie, le uccisioni ingiustificate, le condizioni di vita miserabili alle quali sono condannati i palestinesi, l’Apartheid, l’impossibilità di avere un proprio Stato. Insomma, ci saremmo aspettati di vedere questi leader in piazza per chiedere la fine dell’occupazione, non per sostenere un’occupazione illegale. Manca poi qualsiasi apprezzamento per lo sforzo della leadership palestinese di resistere a tutto questo in modo pacifico. I palestinesi uccisi dagli ultimi bombardamenti israeliani su Gaza sono ad oggi 83. 17 erano bambini e 7 donne. I feriti 487. Si tratta di un’aggressione militare che traumatizza ulteriormente una popolazione già bersagliata, fatta di 2 milioni di persone che vivono da 14 anni sotto assedio, separati dal resto del mondo e vulnerabili alla macchina da guerra della potenza occupante, senza la protezione internazionale di cui hanno disperato bisogno e che il diritto internazionale umanitario conferisce loro. Appare evidente come non possa esserci alcuna giustificazione per simili attacchi indiscriminati contro una popolazione civile; eppure, nemmeno questo, per molti, merita un commento. Resta il fatto che non ci sarà mai pace senza giustizia, e senza un deciso appoggio internazionale al popolo palestinese e alle sue legittime rivendicazioni. Se il sostegno internazionale non arriva, è comprensibile che un popolo oppresso provi ad esercitare il proprio diritto all’autodifesa. Ma la speranza è che questo aiuto arrivi. Per questo ringraziamo di cuore tutte le associazioni, i movimenti e le forze politiche italiane che, in controtendenza, hanno scelto di stare dalla parte giusta, mostrando a noi palestinesi, alle vittime anziché ai carnefici, una vicinanza davvero preziosa in un momento così drammatico.

Abeer Odeh

 
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