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L'autodeterminazione dei popoli non un diritto naturale PDF Stampa E-mail

23 Settembre 2017

 

 

Da Appelloalpopolo del 20-9-2017 (N.d.d.)

 

Non si può essere né contrari né favorevoli all’autodeterminazione dei popoli, nelle forme della indipendenza da uno Stato o della autonomia dentro il medesimo. È infatti raro che su un territorio, la Sardegna, la Sicilia, il Veneto, la Padania o la Catalogna, vi sia il 100% di persone che desiderano l’indipendenza o l’autonomia. Esistono in genere procedure costituzionali per ottenere l’autonomia e raramente potrebbero esistere anche procedure costituzionali per ottenere l’indipendenza. Al di fuori di queste forme, che prevedono la volontà di organi che rappresentano tutto il popolo dello Stato, non la semplice volontà maggioritaria dei residenti nel territorio abitato da autonomisti o indipendentisti, non vi è alcuna possibilità di ottenere l’indipendenza o l’autonomia legittimamente. La rivoluzione è necessaria. Fuori dalle norme costituzionali indipendenza ed autonomia si ottengono soltanto con il sangue. Non vi è nulla di anomalo. Se una minoranza o una maggioranza di coloro che abitano un territorio, dimostra di essere disposta a sacrificare decine o centinaia o migliaia o decine di migliaia o centinaia di migliaia di vite fino a quando lo Stato non accetta la richiesta di indipendenza o di autonomia, allora gli autonomisti o indipendentisti sono rivoluzionari vincitori. Se invece non sono capaci o lo Stato è più capace di resistere di quanto gli autonomisti o gli indipendentisti siano in grado di insistere, allora autonomisti e indipendentisti sono rivoluzionari che perderanno la loro rivoluzione e passeranno la vita in galera.

 

La cosa più insensata è credere nel diritto naturale all’autodeterminazione dei popoli. Esiste l’interesse del popolo generale (il popolo dello Stato al quale si chiede l’autonomia o l’indipendenza) a tutelare le minoranze o maggioranze che sono sul territorio del quale si chiede l’autonomia o l’indipendenza e che sono contrarie all’autonomia e all’indipendenza. E questo interesse (nonché quello delle minoranze o maggioranze contrarie), sotto il profilo dell’inesistente diritto naturale, non vale meno di quello degli indipendentisti e degli autonomisti. Al di fuori delle procedure costituzionali, l’indipendenza e l’autonomia si conquistano soltanto con il sangue e a decidere è il campo di battaglia. Tutto il resto è ideologia per deficienti, per buonisti o per rivoluzionari da tastiera.

 

Se talvolta la guerra civile non si verifica e la rivoluzione non è necessaria, ciò accade soltanto perché lo Stato, attaccato da indipendentisti e autonomisti, è in un momento storico di grande difficoltà (ex repubbliche dell’URSS dopo la caduta del muro di Berlino e Slovenia all’inizio della crisi Jugoslava). Nessuno dunque ha torto o ragione a priori. La ragione risiede nella capacità di sacrificio e di violenza delle due parti. Chi ne ha di più avrà ragione.

 

Stefano D’Andrea

 

 

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