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Immensa capacitÓ repressiva PDF Stampa E-mail

30 Marzo 2018

 

Da Rassegna di Arianna del 28-3-2018 (N.d.d.)

 

Uno dei più cospicui fenomeni del nostro tempo è il gigantesco e industrioso cantiere del pensiero unico globalizzato – con i suoi committenti, architetti, sacerdoti guardiani – che serve a rendere prevedibili e direzionabili i comportamenti sociali nel mondo super-accelerato e conflittuale in cui viviamo. Il capitalismo finanziario globale, manovrando l’industria culturale (entertainment compreso), che esso in buona parte possiede, ha creato un’ortodossia, un pensiero obbligato, mainstream, scientifically correct, che delegittima, isola o criminalizza – cioè praticamente scomunica, espelle dalla società conformata –  non solo il pensiero divergente dall’ortodossia, ma la stessa libera indagine scientifica, economica e storiografica, al riguardo di alcune cose fondamentali per indirizzare secondo i suoi piani il corso della trasformazione della società. Queste cose sono: certe vicende storiche, certi aspetti dell’economia, l’integrazione europea, l’euro, l’immigrazione, l’islam, le diversità etniche, l’identità sessuale; e, da ultimo, le asserite efficacia e innocuità dei vaccini obbligatori.

 

Su queste cose sono state costruiti protected beliefs, credenze protette, nel senso che il dissenso rispetto all’ortodossia, e la stessa libera indagine scientifica e storica di quelle credenze, sono sanzionati con la delegittimazione morale, il boicottaggio della carriera, la discriminazione amministrativa, l’esclusione dai media, dall’insegnamento, dall’editoria, quando non anche da conseguenze penali. I dati di fatto in contrasto con l’ortodossia vengono taciuti all’opinione pubblica, soprattutto nei campi chiave per l’orientamento del pensiero e della sensibilità collettivi, della concezione generale della realtà, del consenso politico, della legislazione e della giurisdizione. Anche la ricerca scientifica è condizionata, limitata e incanalata attraverso il controllo finanziario della stampa specialistica, delle università, della ricerca, dell’editoria. Si è così ottenuto una sostanziale limitazione della libertà di ricerca, di insegnamento, di informazione pubblica, che previene grande parte del possibile dissenso. L’imposizione di un’ortodossia è incompatibile con la scienza, perché la scienza procede proprio per continua revisione, verificazione, falsificazione, ed è incompatibile con l’indiscutibilità. L’ortodossia serve a proteggere dal controllo scientifico le credenze che sostengono posizioni di privilegio e sfruttamento. Il sistema oggi dominante, cioè il capitalismo finanziario, ha la sua ortodossia e i suoi guardiani. Le posizioni politiche che mettono in luce e contestano il trend di progressivo trasferimento dei redditi e della ricchezza dai lavoratori alla finanza improduttiva sono tutte etichettate come populiste-estremiste, se non peggio, mentre sono definiti di sinistra partiti, come il PD in Italia, che difendono la concentrazione dei redditi e del potere politico nelle mani dei grandi banchieri, quando non sono addirittura diretti da figli di discutibili banchieri. […] I cleri di molte civiltà si arricchivano e acquisivano potere politico facendo credere al popolo che, per far sì che gli dèi mandassero la pioggia e proteggessero dalle pestilenze e dalle carestie, bisognasse fare grandi donazioni in sacrificio ai templi e obbedire ai grandi sacerdoti. Oggi, la credenza istituzionalizzata, cioè la religione della scarsità della moneta e della indispensabilità per gli Stati di indebitarsi per finanziarsi, svolge una funzione analoga.

 

Bene spiega Diego Fusaro, col suo breve saggio Pensare Altrimenti, che il capitalismo finanziario, per realizzare se stesso, ossia il proprio sistema di profitto, in modo ottimale, ha necessità di farsi pensiero totalitario, unico, quindi di eliminare ogni identità umana differenziale e ogni valore diverso da quelli di scambio, così come ogni vincolo morale, comunitario, etnico, culturale, spirituale e ogni concezione alternativa dell’uomo e dell’ordinamento esistente, perché ostacolerebbero la onnimercificazione e la immediatezza del business, che vuole che ogni qualità sia riducibile a quantità, e che tutto e tutti siano costantemente disponibili on line per le operazioni di mercato (e di sorveglianza) – in un processo di omogeneizzazione e riduzione del qualitativo al quantitativo che ha un effetto ultimamente entropizzante e mortifero, cioè nullificante (illumina l’accostamento che Fusaro fa di questo processo all’avanzare del Nulla che divora il fantastico mondo del famoso film La Storia Infinita). Per compiere tale eliminazione, ha pianificatamente portato avanti, soprattutto nei c.d. gloriosi 30 anni della grande crescita e redistribuzione economica apparentemente democratica, la demolizione della consapevolezza di classe attraverso il consumismo: col quale le classi subalterne hanno assimilato i valori di quelle dominanti e si sono moralmente neutralizzate nonché politicamente castrate. Al contempo ha portato avanti la demolizione, relativizzazione, inversione dei valori e delle istituzioni tradizionali assieme a un complesso processo di censura e tabuizzazione del dissenso, del pensiero diverso (circa le cose che contano, soprattutto degli scopi dell’esistenza), delle stesse parole che servono per esprimere la critica al capitalismo finanziario. Imperialismo, colonialismo, plutocrazia, conflitto servi-padroni, sono vocaboli fondamentali per rappresentarsi le operazioni e le realtà del nostro mondo (un mondo in cui le guerre di conquista per il petrolio e altre risorse, soprattutto statunitensi e francesi, e per l’imposizione del dollaro come moneta obbligata degli scambi di materie prime, vengono legittimate come esportazione della democrazia, lotta al terrorismo e tutela dei diritti dell’uomo). Parole necessarie anche per concepire e comunicare un dissenso dal modello che le esprime. Quindi sono state tolte dalla comunicazione per l’opinione pubblica, e sostituite con altre parole opportunamente scelte. È un’operazione analoga a quella della neolingua (newspeak) orwelliana in 1984: invertire il significato delle parole, restringere il lessico per ridurre i concetti e le idee e produrre così il consenso al sistema. […]

 

Con l’ideologia gender, introdotta sin dal 1996 anche attraverso l’Unione Europea, persino dati di fatto biologici, come la dualità dei sessi, vengono negati e tabuizzati in quanto dati di natura, immodificabili, e convertiti in convenzioni-costruzioni volontarie, ossia in prodotti, così da creare il mercato dei trattamenti per sviluppare un gender o l’altro o ambo o nessuno (mi riferisco sia a trattamenti ormonali per sospendere la sessuazione nei fanciulli rinviandola a quando potranno scegliere se diventare maschi o femmine, sia ai condizionamenti psicologici per indurre identificazioni e prassi di “gender” divergenti dall’appartenenza sessuale biologica).

 

La “destra del capitale” (come la chiama Fusaro), dalla sua posizione di infrastruttura (in senso marxiano), si serve di una censoria “sinistra del costume” (ottusa o mercenaria) che è stata allocata negli spazi e gli organi “culturali” (sovrastruttura) per oscurare, delegittimare, criminalizzare e attaccare, talvolta persino con la violenza fisica, i critici strutturali del modello capitalista suddetto, vantandosi antifascista ma di fatto esercitando, in modo tipicamente fascista,  la proscrizione e repressione dei critici del sistema, senza confronto nel merito ma semplicemente mediante accuse di immoralità, estremismo, populismo o irrazionalismo, nonché di fake news. Ma questo metodo non sempre funziona: le votazioni politiche del 4 Marzo 2018 hanno dimostrato che larga parte dell’elettorato ha rigettato la propaganda istituzionale pro-immigrazione e pro-eurocrazia. […] La popolazione, in grande maggioranza, tende ad adattarsi cognitivamente, moralmente ed emotivamente allo stato di fatto della realtà, ai rapporti di potere effettivi, come pure spiega Fusaro citando Etienne de la Boétie, sostanzialmente perché pensare l’ingiustizia del potere che si subisce rende il subirlo più afflittivo e tormentoso, senza apportare vantaggi. Grazie a tutto quanto sopra indicato, l’industria culturale del capitalismo finanziario (analogamente ma assai più efficacemente di ogni altro totalitarismo precedente, teocratico, comunista o fascista che fosse) ha costruito e imposto una sua ortodossia, ha fabbricato un consenso-legittimazione democratico-giuridico (nel che nuovamente si palesa che i principi di democrazia e legalità sono impotenti)  e ha ottenuto che il logos dissenziente (la consapevolezza dell’ingiustizia-illogicità-contradditorietà-infelicità del sistema in atto e della progettabilità di sistemi diversi) possa costituirsi e circolare solamente tra pochi intellettuali indipendenti, marginali al potere, e non possa estendersi a formare un movimento politico consistente. Del resto, una consapevolezza dissenziente diffusa e un ampio movimento politico di contestazione del sistema capitalistico-finanziario, quand’anche si costituissero, non avrebbero la capacità di produrre altro che qualche attrito, qualche difficoltà in più per quel sistema, cioè non avrebbero la possibilità di cambiarlo con un altro; e ciò sia perché la capacità repressiva del medesimo, col suo apparato mediatico-militare-istituzionale, è immensa; […] più di ogni altro sistema produce e distribuisce mezzi monetari, cioè il motivatore universale, quella cosa per ottener la quale quasi tutti fanno quasi tutto; e per giunta produce i mezzi monetari con operazioni contabili che indebitano verso di esso, con interesse composto, le persone, le aziende, i governi (denaro-debito). Quindi, nel finanziare il corpo sociale, cioè nel dargli il denaro di cui questo necessita per funzionare, al contempo lo indebita verso di sé, creandogli la necessità di prendere ulteriore denaro a prestito per pagare gli interessi passivi, in un processo di indebitamento crescente (c.d. “debito infinito”), che lo rende crescentemente dipendente dai produttori della moneta, cioè dai vertici del sistema capitalistico-finanziario. È un fattore matematico ineliminabile. E questa dipendenza è divenuta non solo economica, nel tempo, ma anche politica, emana le direttive, detta le leggi, ed è il fondamento del potere politico dei Geldgeber (datori di denaro), o più esattamente Geldmacher (produttori di denaro – è questo il core business del settore bancario), sulle nazioni indebitate. Siamo evidentemente in presenza di un piano politico di lungo termine, ovviamente non dichiarato e non proposto al pubblico dibattito né menzionato o menzionabile nei programmi elettorali dei partiti politici. Un piano di indebitamento progressivo a fine di potere politico e di esautorazione delle istituzioni pubbliche. Un piano che si basa sul fatto che gli utenti del credito (cittadini, aziende, amministratori, politici) si accontentano di risolvere il problema finanziario immediato col richiedere e ottenere un nuovo finanziamento, volta dopo volta, e non considerano l’effetto cumulativo macroeconomico del finanziarsi ripetutamente a credito nel lungo e lunghissimo termine, mentre questo effetto è l’obiettivo del piano in esame. Un piano che viene nascosto, dai suoi stessi esecutori, dietro i precetti della lotta al debito pubblico, dell’avanzo primario e della virtuosità di bilancio – precetti la cui applicazione ha infatti aumentato l’indebitamento pubblico verso la comunità bancaria internazionale, come volevano i loro fautori. Indebitamento che, su scala mondiale, supera i 260.000 miliardi di dollari […] Insomma, il social control è l’obiettivo di fondo dell’oligarchia finanziaria globale, mentre il profitto monetario è solo uno strumento – del resto, non potrebbe essere un fine, dato che, come spiego altrove (Euroschiavi, Cimiteuro, Oltre l’agonia), la produzione di profitto monetario è una cosa che quell’oligarchia oggi può fare senza limiti oggettivi o vincoli con mezzi elettronico-contabili, mentre il gestire un mondo in preda a squilibri e conflitti crescenti è molto più impegnativo e richiede, appunto, il passaggio in corso dalla società finanziarizzata alla società amministrata zootecnicamente. All’atto pratico, lo spazio di libertà degli uomini è sempre stato proporzionale alla loro capacità fisica e mentale di resistere alla tendenza a controllarli e sfruttarli da parte del potere costituito. Ossia, la libertà individuale è un rapporto tra la forza di controllo dall’alto e quella di resistenza ad essa dal basso. Oggi la tecnologia sta moltiplicando la prima rispetto alla seconda in ogni campo, da quello della comunicazione a quello dell’elettronica e della biochimica. Gli spazi di libertà vanno ad azzerarsi.

 

Marco Della Luna

 

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