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Il governo non il potere PDF Stampa E-mail

1 Dicembre 2018

 

Da Rassegna di Arianna del 26-11-2018 (N.d.d.)

 

I poteri che non amano i giornali sarebbero i Cinque Stelle e i leghisti al governo? Il quotidiano La Repubblica è alla testa di una mobilitazione in difesa della libertà di stampa. E ovviamente sì, la domanda è retorica e la risposta offerta è che i Luigi Di Maio e i Matteo Salvini – in conseguenza della strategia promozionale lanciata da Mario Calabresi, il direttore – sono i nemici dell’informazione: “Il potere non ama chi lo contesta”. Non un giornale qualunque, dunque, ma La Repubblica – un apparato di egemonia nel nocciolo del sistema delle egemonie finanziarie, culturali e sociali dell’élite qual è la fu bellissima testata fondata da Eugenio Scalfari – pone al centro della discussione pubblica una legittima polemica politica ma per farne una battaglia di marketing. Chiamando a raccolta – ieri, al teatro Brancaccio – le proprie firme per un evento romantico, sentimentale e frou-frou, Repubblica svela a se stessa la menzogna delle menzogne come il sorcio in bocca allo Spirito del tempo. Ebbene sì, al netto delle divergenze in tema di governo, c’è un dato di realtà inoppugnabile. Ancora prima che essere nemici dell’informazione, di certo una cosa non sono né i Cinque Stelle e neppure i Leghisti: non sono i poteri.

 

L’attuale contesto storico, nell’esempio italiano, è quello di un governo che s’insedia a Palazzo Chigi per trovare all’opposizione, più che forze parlamentari, il “Potere”, quello che non ama chi lo contesta e combatte chiunque, in forza di un consenso popolare, gli sottragga poi spazio di decisione. Com’è accaduto da quel 4 marzo in poi quando il “Potere” non ha amato da subito il governo gialloverde al punto di scatenargli contro tutte le cartucce a disposizione, quelle che sono in dotazione dell’establishment, dalle istituzioni sovranazionali al configuratore unico chiamato a legittimare e delegittimare qualunque A e qualsiasi BA. Grillini e barbari, oggi al governo, infatti non hanno lo charme e l’efficacia di parola dell’avvenente macchina di dettatura dell’informazione laureata in genere e di Repubblica in specie; non hanno i congiuntivi, sbagliano le cravatte ma neanche le competenze vere sono poi riconosciute da chi decide la legittimità della doxa altrui se le facce e le voci della scena pubblica avversa al “Potere” – dal professore Antonio Maria Rinaldi a Francesca Donato – vengono ridicolizzate o criminalizzate. Qualcuno dovrebbe davvero spiegare perché un Massimo Recalcati, star di Repubblica, è filosofo e Diego Fusaro – a leggere le sentenze della stampa laureata, tutta, con tutti contro di lui – invece, no.

 

Il discorso forse sta scivolando altrove ma quel che preme nell’attualità – dopo quel 4 marzo, ma anche dopo la Brexit, dopo Trump e alla luce di quel che accade a Parigi adesso – è che tutto il cambiamento, tutto il sottosopra, tutto il nuovo, trova strada malgrado l’informazione “laureata”. Barbari e grillini hanno vinto le loro elezioni, infatti, avendo tutti i giornali e tutte le trasmissioni contro. Come continuano ad averli contro ancora oggi. E ha ragione Calabresi: il “Potere” non ama chi lo contesta. Più che uno slogan, un lapsus. Il famoso bue che dice cornuto all’asino.

 

Pietrangelo Buttafuoco

 

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