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L' "universalismo morale" in frantumi PDF Stampa E-mail

7 Luglio 2019

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Da Rassegna di Arianna del 5-7-2019 (N.d.d.)

 

Quanto segue è semplicemente un'opinione, un'opinione che mi sentirei di sostenere con una messe di indizi, ma non pretendo che sia niente di più che un'opinione. Guardando la storia corrente dall'alto, nella modesta misura in cui ciò può essere tentato, quello che mi par di scorgere e su cui scommetterei tutto, è un processo, appena iniziato e di lungo periodo, in cui assisteremo al collasso dei capisaldi istituzionali forgiati dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il processo invero è già avviato da tempo, almeno a partire dall'uscita americana dagli accordi di Bretton Woods, ma dopo la crisi del 2008 ha subito una repentina accelerazione. Siamo di fronte ad un periodo storico in cui molte delle fragili convenzioni che si sono costruite come 'diritto internazionale' e come pretese di internazionalizzazione della giustizia nella forma degli apparati delle Nazioni Unite andranno esplicitamente in frantumi.

 

Il sistema di ciò che è stato fatto passare per 'diritto internazionale' dopo il 1945, e che di fatto era semplicemente la registrazione dei rapporti di forza vigenti, è da tempo in crisi, e palesemente non è in grado di riformarsi (basta vedere la struttura del Consiglio di Sicurezza dell'ONU). Al tempo stesso ci sono due processi in corso a livello planetario, che non permettono allo status quo di sopravvivere semplicemente nella propria inerzia. In primo luogo abbiamo un gran numero di processi di erosione o compromissione delle risorse disponibili dovuta ai processi di crescita economica continuativa e compulsiva.  Questo processo ha aspetti di 'depauperamento' e aspetti di 'intossicazione': risorse vengono distrutte con rapidità maggiore di quanto possano essere rimpiazzate, e simultaneamente gli scarti della produzione nelle loro varie forme producono danni collaterali sempre più sistematici in termini ambientali. In secondo luogo, abbiamo un processo di crescita demografica esplosivo e lasciato ai soli meccanismi di tipo malthusiano, meccanismi che in un mondo iperconnesso difficilmente possono avere gli esiti previsti dai modelli malthusiani ortodossi (ridimensionamento locale della popolazione su numeri compatibili con le risorse a causa di decessi in loco).  Le attuali pressioni migratorie sono dunque solo un timido inizio.

 

L'insieme di questi meccanismi manderà in frantumi in tempi credo alquanto rapidi, tutte le residue fragili pretese di 'universalismo morale'. (Quando le autorità americane, ripetutamente, asseriscono che "in ogni caso gli standard di vita della popolazione americana non sono negoziabili", è già stato detto tutto l'essenziale, sia pure in una forma inesplicita). Il mondo che ci aspetta è un mondo con pochissimo spazio per cortesie e riguardi, un mondo senza paracadute, un mondo in verità storicamente del tutto consueto, ma desueto per chi ha vissuto l'illusione 'diritto-universalista' dell'ordine mondiale a guida USA. In questo mondo, non l'unico, ma sicuramente l'imprescindibile baluardo al divenire mezzi sacrificabili delle ambizioni altrui sono e saranno sempre di più quelle recenti costruzioni storiche che chiamiamo 'stati-nazione', costruzioni istituzionali che uniscono, in un ambizioso e geniale progetto sociale, l'affezione e la forza astratta (lo spirito della 'famiglia' e della 'società civile', direbbe Hegel). In questo mondo, che sta già bussando alle nostre porte, continueranno a vivere con dignità solo coloro i quali riusciranno a far funzionare al meglio delle loro possibilità gli stati nazione.  Tutte le fantasie istituzionali intarsiate di auspici, tutti i sogni irenici, tutti i vagheggiamenti ideali privi di radicamento storico e antropologico andranno (stanno già andando) in frantumi. Chi sarà capace di stringersi in vincoli di lealtà nel nome di un progetto nazionale comune, quelli potranno poi, forse, anche pervenire ad alleanze tra pari con altre nazioni, per mutuo beneficio, tenendo così la testa al di sopra dell'onda in arrivo. Tutti gli altri saranno solo naufraghi alla deriva.

 

Andrea Zhok

 

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