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SocietÓ e ComunitÓ PDF Stampa E-mail

20 Giugno 2020

 

Io penso da tempo, e di questa cosa sono sempre più convinto, che una delle nuove contrapposizioni e dicotomie (eliminate ormai le logore "destra e sinistra") dovrebbe essere quella tra "società" e "comunità". Di primo acchito parrebbe una banalità ma non lo è, perché è immensa la confusione sotto il cielo e troppo spesso accade che i due sostantivi vengano presi, generalizzando parecchio e creando così una confusione ancor maggiore, come sinonimi. Nulla di più sbagliato, nulla di più pericoloso da pensare. Società e comunità non sono sinonimi ma antonimi. Buona cosa sarebbe recuperare il pensiero di un grande sociologo tedesco del XIX secolo, che nelle sue opere non fu mai troppo tenero con la Modernità: parlo di Ferdinand Tonnies e della sua opera magistrale intitolata "Comunità e Società". Tonnies -nato nel 1855, morto nel 1936- scrisse questo trattato verso il 1888 e fu scritto guarda caso per superare un'altra contrapposizione che all'epoca veniva sentita come superata, quella cioè tra organicismo (società organica) e contrattualismo. Eliminando alla base questi due concetti, Tonnies introdusse la contrapposizione tra Società (in tedesco, Gesellschaft) e Comunità (Gemeinschaft) come uniche grandi organizzazioni sociali umane. Essendo fondata sul senso di appartenenza, la comunità per Tonnies ha una durata illimitata nel tempo, esclusiva e intima. Le sue forme embrionali nascono nella famiglia, a partire dal rapporto madre-figli che poi si estende a tutto il resto della parentela e si espande, ancor di più, ai rapporti di vicinato a loro volta parte più ampia dei rapporti cittadini o di villaggio: d'altronde, in epoca preindustriale, anche le città non erano forse la somma di numerosi grossi villaggi, identificati con i "quartieri" o i "rioni"? Comunità è senso di appartenenza e condivisione a una stessa famiglia, la quale si ramifica poi nel vicinato solidificandosi nella condivisione dello stesso luogo ove si vive, per culminare e sublimarsi nei rapporti dello spirito con l'amicizia. Il tutto crea un insieme organico ed esclusivo ove gli esseri umani sono tra loro simili - e non uguali.

 

Tutti questi fattori non esistono nella Società, che per Tonnies non è un semplice insieme di norme e di regole collettive e condivise. No, non è questa la definizione di Società. La Società è un costrutto ove gli individui sono in perenne tensione tra loro, ogni intrusione nella sfera privata da parte di altri viventi nello stesso luogo e anche famiglia viene vista come una intollerabile aggressione della sfera privata e base fondamentale di ogni rapporto è lo scambio in denaro. Certamente ne consegue che ad ogni scambio in denaro si crea un flusso mediante cui qualcuno si arricchisce, a scapito di altri che si impoveriscono relativamente e non sempre il flusso può essere reinvertito sino ad un equilibrio. Se Tizio compra una tavola da surf  in un negozio di articoli sportivi arricchisce il negoziante perché quegli ha  -poniamo- un margine di guadagno del 50% sull' oggetto preso all' ingrosso a prezzo di fabbrica e rivenduto al dettaglio, ma non è detto che il negoziante Caio  per "ricambiare il piacere" vada a comprare il formaggio del caseificio ove lavora l' acquirente Tizio…Per Tonnies, a chi vende insomma non importa nulla del compratore quale individuo, ma la sua unica e sola preoccupazione è che possa sganciare le banconote o non abbia il bancomat bloccato. Naturalmente un simile apparato si può reggere solo con un corpus di regole e norme minuziose, ma dire che una Società è solo questo corpus non è vero, è riduttivo e fuorviante. Il sunto dell'opera è che la Comunità è un organismo vivente mentre la Società è un puro aggregato meccanico. La Società è tipica del mondo moderno e industriale e postindustriale, la Comunità al contrario ha sempre trovato la sua sublimazione in ogni civiltà preindustriale.

 

Quanto al "comunitarismo", io credo che questo spirito lo si possa recuperare oltre che riscoprendo un grandissimo sociologo e pensatore quale il Tonnies anche buttando a mare il tossico del pensiero illuminista che ha mostrato il passato come un qualcosa di "oscuro" e di "torbido", prima che i Lumi delle magnifiche sorti e progressive spandessero la luce nel tunnel. Troppo spesso si ode la frase del tipo: " con lo sviluppo tecnologico, con la tecnologia, con la postmodernità non è possibile tornare a una forma comunitaria". Perché non si può recuperare lo spirito comunitario nell' epoca delle App sullo smartphone? Chi lo dice? Dove sta scritto? Certo che si può recuperare, qualora si decidesse di mettere l' Uomo -con la maiuscola obbligatoria- al centro della scena e di rimettere la Tecnica, la Tecnologia, l' Economia -anche queste con la maiuscola, quali entità divinizzate oggigiorno- al posto secondario dove sono sempre state relegate in epoche più sagge. Sia chiaro: un neoumanesimo in cui l'Uomo recuperi in dignità e comunità, non un delirio di onnipotenza sul creato. Un neoumanesimo olistico oserei dire, in cui l'Uomo recuperato possa ritrovare un rapporto armonioso con la biosfera e l'ecologia e la Natura. Un vero rinnovamento andrebbe dunque iniziato eliminando un mucchio di zavorra ideologica e cambiando il pensiero a 360 gradi e sarebbe lo stesso un lavoro di lunga durata, di generazioni. Urgono capi e pensatori preparati, solidi. Ma in giro non se ne vedono. E così continua la lenta agonia.

 

Simone Torresani

 

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