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Non la fine del mondo PDF Stampa E-mail

27 Febbraio 2021

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Ho ricevuto nel Bosco la visita di altri due piccioni viaggiatori: il primo proveniva da Roma e mi ha raccontato che il governo dell' ennesimo "uomo della Provvidenza", ossia Mario "Il Taciturno" Draghi (pare in letargo, è tanto zitto che a volte si dubita pure della sua esistenza) è una continuazione del Conte-bis: avanti a suon di DPCM liberticidi e anticostituzionali stillicidio devastante di chiusure e aperture, nessun cambio di passo sulla gestione della pandemia a parte la presa in giro di prorogare il cambio di colore delle Regioni di 24 ore: capirai, da lunedì anziché domenica, sai che passo avanti. Si continua con la pagliacciata dei falsi ristori e con la stanca commedia del poliziotto buono /poliziotto cattivo: solo che ora i ruoli sono sostenuti da Salvini e Zingaretti. Se la montagna ha partorito questo topolino, tanto vale ripetere le parole che l'ex imperatore Ferdinando I d' Austria -forzato nel 1848 ad abdicare in favore di Francesco Giuseppe- pronunciò dopo la sconfitta di Sadowa e la perdita del Veneto nella guerra del 1866 contro Italia e Prussia: "C'era bisogno di farmi abdicare? Anch' io sarei stato capace di perdere battaglie e province!". Per liquidare l'Italia, sarebbe insomma andato benissimo Giuseppe Conte. Altri cinque, sei mesi così e stavolta la crisi italiana sarà irreversibile, da encefalogramma piatto: o la situazione si sblocca in estate, o in autunno il “la fine delle trasmissioni” sarà inevitabile.

Il secondo piccione invece ha fatto un lungo viaggio: è giunto addirittura da Israele. E udite udite: mi ha raccontato che Israele, Paese deplorevole quanto si vuole coi palestinesi e nella politica estera ma indubbiamente un Paese serio e affidabile ed efficiente (cioè l'opposto di noi) in nemmeno tre mesi ha vaccinato 6 milioni di abitanti su 7, di cui ben il 49% ha già ricevuto le canoniche due dosi e il restante 51% calcola di riceverne o la seconda o la prima almeno entro il primo di aprile. Infatti mentre il "Taciturno" prosegue sulla falsariga del disastro dei predecessori, Netanyahu riapre tutto: cinema, teatri, sale concerto, scuole, ristoranti, eventi culturali, forse più in là anche gli stadi. A Gerusalemme e Tel Aviv i primi concerti stanno facendo "sold out", ristoranti e cinema il pienone, toccasana per l'economia e il lavoro. Tutto bene quel che finisce bene?  Non proprio, perché il colombo aveva in serbo, per ultimo, una notiziona: il governo israeliano ha emanato il "Green Pass", una applicazione tipo passaporto sanitario e solo chi mostra sul telefonino il "Green Pass" (o il foglio di vaccinazione) può usufruire di cinema, ristoranti, teatri, musei e altri luoghi. E non solo: sia ben chiaro che la fruizione di tali luoghi deve avvenire "secondo rigidi protocolli di sicurezza sanitaria" ossia con mascherina, gel, distanziamento. E non finisce qui: il "Green Pass" durerà sei mesi. E poi? Che succederà? Un continuo rifare dosi e passaporti vaccinali?  Sempre con mascherina, gel, distanziamento?  Chiedo sinceramente: vogliamo la normalità di Israele? Seguiamo Israele e seguiamo anche le notizie dalla Gran Bretagna, che si appresta a seguire i numeri di Israele e ha elaborato una mappa di riaperture da concludersi il 21 giugno, sempre che anche a Londra non si ripeta lo scherzetto che il "Taciturno" ha fatto ai gestori degli impianti di sci. Ma quale Speranza, a decidere è il "Taciturno" e siccome non ha parlato, chi tace acconsente. Fatto sta che Israele e Gran Bretagna sono due spie, due avanguardie, di come evolveranno le cose.

Come volevasi dimostrare, non è la "fine del mondo" ma la "fine di un mondo": ora, mettiamo in chiaro che nessuno sano di mente vorrebbe ritornare alla normalità precovid del 2019 -anche se in giro, specie ed incredibilmente dalle nostre parti, dal nostro lato della barricata, sono in troppi coloro che la rimpiangono- e proprio questo "nuovo mondo", che non è quello delle congiure del Reset, del confinamento in casa permanente e quant'altro, del microchip sottopelle e del vaccino a dot quantici con messaggi subliminali da remoto e condizionamento comportamentale, questo "nuovo mondo", dicevo, dovrebbe servire a noi da stimolo per inserirci in una ottica di alternativa. Una alternativa, però, che non si limiti solo a criticare il nuovo o a rimpiangere un vecchio che non tornerà più ma una alternativa che sia una sana, accesa, vigorosa palestra di idee per un "nuovo" diverso da quello che si sta delineando. Nel "nuovo mondo" saremo semplicemente un poco più controllati (dal pericolo terrorismo passeremo a quello dei virus e batteri), con meno privacy, più digitalizzati, più distanziati e asociali (nihil novi sub solis, lo eravamo già da almeno vent' anni), un poco più rincoglioniti e meno svegli, un poco più pecoroni e conformisti, più precari e più spaesati che oggi. In compenso leggermente più tutelati da sussidi e redditi di base, non per filantropia ma per convenienza di governi che vorranno evitare rivolte. Insomma non un quadro idilliaco ma neppure l'Apocalisse paventata da alcuni. Anche il modo di viaggiare e di lavorare sarà diverso: turismo breve a mobilità ridotta e massiccio ricorsi allo smart working. All'estero si parla addirittura di staycation, ossia di vacanze a brevissimo raggio in combinazione con lo smart working. Saranno i soliti processi che dapprima inizieranno in sordina, poi avranno aumenti esponenziali. Eppure certi concetti chiave come i cambiamenti di lavorare e la mobilità ridotta -che non è una iattura, ma un vantaggio per noi e per l'ecosistema- se ben cavalcati e analizzati e studiati potrebbero veramente portare a vantaggi. Insomma, quale deve essere ora il nostro compito? Restare sempre nel Bosco, ma stavolta facendo un paio di passi verso il limite del Bosco: muoversi un poco, insomma, restare nascosti a vista ma iniziare a studiare, analizzare, osservare, proporre, cavalcare tutta quella catena di eventi di cambiamento per cercare di scrivere una nuova narrazione: a vantaggio dell'Uomo, a vantaggio della comunità, dell'ambiente, del benessere collettivo e tutto questo con la consapevolezza di lanciare idee e proposte che difficilmente saranno godute da noi. Essere degli iniziatori, dei precursori.

Iniziamo dunque a rispolverare i binocoli, a inviare in avanscoperta i piccioni viaggiatori, a osservare, analizzare, scrutare quel che succede "là fuori" e poi a trasformarci in una vivace palestra di idee. Sempre, per il momento, restando tra le fronde ben nascosti, ma intanto abbiamo fatto un passo in avanti. Nel mio piccolo, contribuirò a breve con alcuni articoli, partendo dalla mobilità ridotta e a come usarla a nostro vantaggio e benessere.

Simone Torresani

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