La sovranitÓ Ŕ nelle Costituzioni

14 Ottobre 2018 

 

Da Appelloalpopolo dell’11-10-2018 (N.d.d.)

 

Che il politicamente corretto possa connotare negativamente il termine “populista”, lo capisco, poiché tale appellativo, in effetti, non nasce neutro, ma deriva dal sostantivo “populismo” e si intreccia a filo doppio con il concetto di demagogia, disposizione politica che incarna una deriva corrotta e perversa della democrazia. Il populista scavalca e vanifica la mediazione parlamentare ed istituzionale per fare appello diretto al ventre del popolo, ai suoi appetiti, assecondandone gli umori e incoraggiandone istinti e pulsioni, al fine di incanalarle nella direzione plebiscitariamente a sé più utile. Che, invece, sempre il politicamente corretto colori di tinte negative l’aggettivo “sovranista” e il sostantivo “sovranismo” va a cozzare in modo davvero ridicolo e maldestro col buon senso comune e con le fondamenta stesse della cultura giuridica costituzionalista e politologica, in forza della sacralità del concetto di “sovranità popolare”, architrave della democrazia e, perciò stesso, scolpito nel primo articolo della nostra Costituzione (nonché sancito in altre tradizioni costituzionali).

 

Il cortocircuito ideale si afferma nel momento in cui, con la determinazione spasmodica di delegittimare efficacemente gli oppositori, un prepotere sempre più rabbioso e scompostamente in affanno, ossessionato dalla propria insopprimibile messa in discussione e dal proprio vuoto di autorevolezza, cerca di sferrare istericamente morsi e zampate, come se non ci fosse un domani, o come se quel domani potesse realmente sorgere all’insegna di un ipotetico, quanto mitologico, nuovo ordine. Quel che è sicurissimo è che sulle menzogne non si può puntellare nulla di duraturo. Non si può, per capirci, sostenere guerre per esportare la democrazia e nello stesso tempo sconfessarne il cuore stesso, demonizzandolo nevroticamente… Aveva ragione Hannah Arendt, in fondo: il male è banale! Per questa semplice ragione, chi si illude di edificare castelli sulle nuvole, dalle nuvole precipiterà nel vuoto, sfracellandosi da sé.

 

Marcello Vezzoli

 

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