Ogni intesa con Trump carta straccia

27 Agosto 2019

 

Da Rassegna di Arianna del 17-8-2019 (N.d.d.)

 

Comprereste un’auto usata da quest’uomo? Era la famosa frase appiccicata ai candidati alla Casa Bianca nella campagna del 1960 e che finì ironicamente sul poster di Nixon. Dal presidente americano Donald Trump nessuno vuole comprare un’auto usata, né i cinesi, né gli iraniani e neppure forse Kim Jong-un, quello messo peggio di tutti, alla guida di una Corea del Nord atomica e missilistica ma quasi al collasso economico per le sanzioni. Eppure la Corea del Nord è l’unico Paese al mondo ad avere emesso un francobollo celebrativo in onore di Trump e Kim dopo l’incontro al 38° parallelo. Non si può credere a Trump perché dice un sacco di balle. Nel suo ultimo discorso, in cui ha affermato che l’Iran degli ayatollah è pronto a negoziare con lui, ha dichiarato che con l’accordo del 2015 voluto da Obama gli Usa hanno dato a Teheran 150 miliardi di dollari. Non è vero, non hanno dato neppure un centesimo. Quelli erano asset iraniani congelati da decenni che stavano nelle banche internazionali di molti Paesi come la Cina o nelle casse delle società che erano in affari con l’Iran ed erano stati bloccati a causa delle sanzioni. Trump da due o tre anni continua ripetere questa sciocchezza: dei 100 miliardi di soldi iraniani congelati in varie parti del mondo, negli Usa ce ne erano circa 12 e nessuno di questi quattrini apparteneva allo stato americano o a istituzioni governative ma costituivano transazioni in gran parte petrolifere risalenti in qualche caso al 1979. Gli Stati Uniti come Paese non hanno restituito neppure un dollaro agli ayatollah e Trump lo sa perfettamente ma continua a reiterare la stessa storiella per giustificare di avere stracciato, senza alcun motivo se non le pressioni saudite e israeliane, un accordo sul nucleare multilaterale firmato sotto l’egida delle Nazioni Unite. Appare sconcertante che nessuno chieda a Trump di dare consistenza alle sue affermazioni: si può discutere sulle opinioni ma le cifre sono cifre e lui continua a falsificarle in maniera grossolana. È chiaro che nessuno intende comprare un’auto usata da quest’uomo con il quale però sia la Cina che l’Iran che la Corea del Nord debbono per forza negoziare. Nessuno si fida di lui ma è ugualmente obbligato a salire su un’auto che potrebbe fermarsi dopo pochi chilometri: fuor di metafora significa che ogni intesa con l’inquilino della Casa Bianca potrebbe rivelarsi carta straccia. L’incertezza sui mercati è determinata da diversi fattori, il rallentamento della crescita, la questione dei dazi con la Cina, ma una cosa è certa: Trump non agisce per dare stabilità all’economia mondiale, anzi cerca di destabilizzarla perché ritiene che gli Usa abbiano solo da guadagnare dalle difficoltà economiche degli altri, spinti a cedere alle convulsioni dell’inquilino delle Casa Bianca.

 

L’idea di Trump - così viene percepita- non è quella di fare degli accordi ma di imporre le sue condizioni: strangolare l’economia dell’Iran con le sanzioni, costringere i cinesi a rallentare la crescita e l’acquisizione di nuove tecnologie, portare la Corea del Nord a dipendere da Washington e mettere pressione all’Europa dopo la Brexit. Quello che può cedere è proprio Kim Jong-un perché non esita a imporre condizioni durissime a una popolazione tenuta ostaggio di una dittatura ferrea. E tutto questo a Trump piace assai.

 

Anche l’Italia ci è cascata nelle bugie del presidente americano e da lui ha comprato non solo un’auto usata ma pure a pedali. Davvero sconveniente visto che Marchionne con l’intesa Fiat-Chrysler aveva salvato anche l’industria automobilistica di Detroit. L’auto di Trump si chiama Libia. Aveva promesso al premier Conte la “cabina di regia” nell’ex colonia - cosa che del resto aveva fatto anche Obama con Renzi - ma al momento buono ha sostenuto Haftar, filo-Macron, contro il governo di Tripoli appoggiato dal governo italiano. In cambio, e senza ottenere nulla di concreto, gli italiani hanno congelato i loro affari con l’Iran grazie anche alle manovre di Salvini e della Lega, assai sensibili alle richieste americane e israeliane. La nostra politica estera va avanti così, pedalando a vuoto. Altro che sovranismo.

 

Alberto Negri

 

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