Non ci sarÓ reazione popolare

13 Luglio 2020

 Da Appelloalpopolo dell’11-7-2020 (N.d.d.)

L’Istat fotografa l’accentuazione delle divisioni di classe nella società italiana, in seguito alla pandemia. Eppure, siamo solo all’inizio. E questo per le seguenti ragioni:

a) a solo un mese dalla riapertura, non è possibile sapere quante attività imprenditoriali e quanti esercizi commerciali chiuderanno; b) gli interventi cosmetici del governo, come quelli che hanno interessato noi Partite Iva, da agosto cesseranno; c) secondo un sondaggio del Sole24Ore, un terzo di coloro che avevano risparmi e che vi hanno attinto per sopravvivere in questi mesi, si ritroveranno col conto corrente prosciugato.

Ma non ci sarà alcuna reazione popolare perché – a dispetto dei negazionisti della politica (prevalentemente di sinistra) che sostengono una lettura della presente fase in chiave esclusivamente tecnico-sanitaria – questi mesi hanno visto un immenso lavoro di irreggimentazione ideologica dell’opinione pubblica da parte di media mainstream, istituzioni nazionali e soggetti sovranazionali. La certezza della passività e dell’acquiescenza da parte del popolo, è fornita dai seguenti aspetti, alcuni vigenti altri affluenti:

a) nessun partito politico e nessun sindacato intendono promuovere un’autentica mobilitazione sociale; b) le proteste dei lavoratori che si sono susseguite in questi mesi hanno testardamente e ottusamente proseguito nella lotta settoriale senza mai neppure ipotizzare una mobilitazione congiunta dei numerosi settori colpiti; c) le realtà politiche di destra presenti in queste mobilitazioni – come i gilet arancioni – svolgono un ruolo di gatekeeper del dissenso, poiché ingabbiano l’insorgenza sociale in linguaggio e concetti da trogloditi senza presentare alcuna soluzione concreta ai problemi posti; d) le realtà politiche di sinistra presenti in queste mobilitazioni – come sindacati e centri sociali – svolgono anch’esse un ruolo di gatekeeper del dissenso, poiché impediscono che il tema delle risorse necessarie a fronteggiare l’emergenza sociale, si convogli verso una contestazione ai vincoli di bilancio e di emissione monetaria dell’Unione Europea; e) il dissenso sociale viene altresì egemonizzato dalla sinistra per distrarre l’attenzione su altri temi; negli Stati Uniti, mentre aumenta di diversi milioni il numero dei disoccupati, la protesta di piazza è convogliata verso le statue di Cristoforo Colombo; in Italia, si sta preparando una nuova “emergenza migranti” finalizzata ad avviare una nuova fase deregolazionista, come quella del 2013, per ciò che concerne la gestione dei flussi e che occulti l’emergenza sociale in corso; f) l’annunciata seconda fase della pandemia a settembre od ottobre vedrà tutti i media, tutti i partiti e un’ampia parte dell’opinione pubblica concentrati a indicare, come causa dell’acuirsi del disagio sociale, coloro che non avrebbero seguito le norme di sicurezza da giugno in poi.

Dunque, non solo si prospetta uno scenario devastante per le esistenze materiali di milioni di persone, ma si determinerà – anzi si sta già determinando- un’impossibilità di discutere e ragionare a causa di un dibattito pubblico artatamente pervaso dall’infame e menzognera diade categoriale destra-sinistra.

Queste considerazioni non nascono dalla volontà di deprimersi e di deprimere, bensì aggiornano al tempo presente l’imperativo etico leopardiano del fuoriuscire dalle illusioni e dell’osservare “l’arido vero” senza indulgere in fantasie vuotamente rassicuranti e lenitive. Solo prendendo atto dell’oggettiva impossibilità a reagire nel presente, insomma, si possono creare le precondizioni soggettive per poter reagire nel prossimo futuro.

Riccardo Paccosi

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