La solitudine degli "arrivati"

9 luglio 2007

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Il 27 giugno 2006, nel bel mezzo dei Mondiali di Germania, Gianluca Pessotto fu ritrovato davanti alla sede della Juventus giacente a terra in condizioni gravissime. Fu chiaro sin da subito che la dinamica dell'incidente fu la caduta da una finestra dell'abbaino del palazzo, ma il ritrovamento di un rosario in mano all'ex calciatore fece sospettare che la causa non doveva essere incidentale, bensì un tentativo di suicidio. Portato in ospedale in condizioni disperate, è tuttavia riuscito quasi miracolosamente a rimettersi del tutto e a ritornare in salute. A un anno di distanza Pessotto parla per la prima volta ai quotidiani e rivela il suo stato d'animo, sebbene non ricordi praticamente nulla delle dinamiche dell'accaduto. Dinanzi a fatti del genere, di una tale gravità ed efferatezza, di persone ricche e famose che solitamente vengono considerate inattaccabili dagli abissi della vita, lo stupore porta a pensare a problemi evidenti e precisi, affettivi o di lavoro. Ma per Pessotto le cose sono un po' diverse, e tremendamente sincere. Come è possibile infatti che un dirigente di uno dei club più prestigiosi del mondo, in condizioni economiche solide ed invidiabili (ex calciatore di livello nazionale), stimato ed apprezzato nell'ambiente, con una carriera piena di soddisfazioni alle spalle (4 scudetti, una champions league, una coppa intercontinentale ecc), felicemente sposato con due figlie, con una moglie che gli ha dimostrato sempre affetto e dedizione nei momenti più difficili, con amici che gli volevano bene, concepisca un gesto tanto disperato ed esplicito? Lo chiarisce egli stesso: "Un buio tremendo, senza speranza. La solitudine più profonda che si possa immaginare". Certo, dietro vi sta un malessere personale, Pessotto è ora in analisi da uno specialista, ma sarebbe ipocrita considerarlo un disagio puramente individuale. In realtà siamo di fronte a un problema sociale diffusissimo, in una società che ha tra i suoi punti di debolezza più terribili e degradanti la recisione della comunità e delle relazioni umane. Pessotto sarà pure clinicamente depresso, ma io credo che egli sia fondamentalmente sano nella testa e nello spirito. Non è il "male oscuro", quello che anche in passato coglieva artisti e poeti malinconici, ma il disagio disperato di un uomo inserito, concreto e pratico, che una società senz'anima ha tradito portandolo al suicidio. E una società senz'anima è appunto una società suicida.

Massimiliano Viviani

Commenti
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sillarion@libero.it
Marco Ferrari (IP:87.8.89.25) 09-07-2007 10:18

Ottimo articolo Max!!!
armando (IP:87.7.112.57) 09-07-2007 22:16

Bellissimo articolo.
Fra le altre cose mi ha colpito il fatto che quando si Ŕ buttato aveva in mano un rosario.
Ha ragione Massimo Fini quando dice che siamo affamati di ideali e di valori. Questa societÓ materialista ci ha rubato anche l'anima.
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